Filippo
Falzoni Gallerani, che ha sviluppato in Italia la scuola di Rebirthing
Transpersonale, sostiene, già da molti anni, la relazione
che esiste tra gli attacchi di panico e le alterazioni della
respirazione (vedi il suo libro Rebirthing Transpersonale Ed. Rusconi
1996).
Recentemente,
ricercatori dell’Ospedale San Raffaele di Milano hanno
confermato le convinzioni del dott. Falzoni, basate sulla sua
esperienza più che ventennale circa l’efficacia
del respiro per risolvere questo disturbo. Dopo dieci anni di ricerca,
al San Raffaele hanno stabilito che i soggetti che soffrono di panico
manifestano una reazione all’eccesso di anidride carbonica.
La soluzione proposta è quella di utilizzare un farmaco per
inibire i ricettori cerebrali dell’anidride carbonica, come
cura “momentanea e sintomatica”.
Il
dott. Falzoni, nel brano Gli attacchi di panico e il Rebirthing (che
potete leggere sul sito www.rebirthing-italia.com) sottolinea i limiti
dell’approccio medico tradizionale: “Non si tiene
conto di molti fattori, come il fatto che l’eccesso di
anidride carbonica dovuta a una cattiva respirazione è
spesso associata a emozioni trattenute e blocchi energetici
(…); inoltre non sono neppure approfonditi i meccanismi
dell’iperventilazione (che nelle sue prime fasi, ad esempio,
provoca un momentaneo aumento dell’anidride carbonica e
successivamente un suo abbassamento)”.
Nel
libro citato, Falzoni chiarisce la relazione tra attacco di panico e
respirazione: “Al contrario di quanto si era creduto,
[l’attacco di panico] non consiste in
un’espressione acuta d’ansia, ma in un disturbo a
sé stante. In anni di pratica, si è costatato che
le sensazioni scatenanti i casi di panico avevano molti punti in comune
con quelle indotte dall’iperventilazione, e che esisteva
un’evidente relazione tra gli attacchi di panico e le
alterazioni del respiro. Si è notato che gli stessi sintomi
dell’iperventilazione (capogiro, formicolio alle mani, timore
di perdere il controllo emotivo, respiro affannoso, oppressione,
vertigine, paura ed eventuale tachicardia) sorgono con estrema
facilità in coloro che, senza esserne coscienti, si trovano
in condizione di subventilazione. Per questi soggetti è
sufficiente un breve periodo di tensione psicologica per indurli
all’irrigidimento muscolare che inibisce la respirazione
completa e, dopo un certo tempo che il soggetto respira al di sotto di
una soglia ottimale, è predisposto a fenomeni di
“iperventilazione spontanea” ogni volta che si
trova in circostanze che lo inducono ad ampliare la respirazione anche
solo parzialmente. Gli attacchi di panico molto spesso insorgono
così.
(…)Grazie
all’esperienza accumulata seguendo centinaia di casi
similari, si può sostenere che cause e sintomi degli
attacchi di panico verrebbero definitivamente curati se la terapia si
incentrasse sulle radici del problema: lavorando cioè per
sbloccare la respirazione e non per limitarla o inibirla. Invece di
rallentare e ridurre la respirazione intenzionalmente o tramite
l’assunzione di farmaci, si dovrebbe riconoscere che proprio
essa è il mezzo di cura naturale, e che la guarigione viene
dal favorire questo fenomeno. Si deve perciò insegnare al
soggetto a respirare affinché egli impari, con appropriati
esercizi, a eliminare lo stato di subventilazione causata, ancora una
volta, da quella tensione muscolare che la scuola bioenergetica
definisce ‘corazza psicosomatica’."
Sappiamo
che gli attacchi di panico sono in aumento e che, secondo
l’Organizzazione Mondiale della sanità, ne soffre
attualmente circa il 20 per cento della popolazione . Individuato il
meccanismo biologico ed energetico e riconosciuto, grazie a Filippo
Falzoni, il grande contributo dato dal Rebirthing alla risoluzione di
questo disturbo, sembra importante approfondire alcuni aspetti
psicologici e ambientali che lo caratterizzano. Nella letteratura
medica e psicologica sull’argomento si trovano, infatti,
menzionate sia le alterazioni del respiro sia le problematiche relative
alla paura in generale e alla paura di morire e al confronto con la
morte in particolare, ma, che io sappia, non è mai stato
fatto il tentativo di approfondire la relazione che esiste tra i vari
fattori che caratterizzano i DAP e di trovare significati
più comprensivi, tenendo conto della
inseparabilità di corpo e mente/psiche.
Quando
questo disturbo viene affrontato, non soltanto con la riduzione
farmacologica del sintomo (raramente avviene la sua totale
eliminazione, oltre al fatto che si instaura una dipendenza), ma
utilizzando metodi come il Rebirthing Transpersonale,
l’attacco di panico si rivela come la somatizzazione di un
complesso insieme di problematiche, di cui una componente fondamentale
risulta essere una profonda “insicurezza
ontologica”, la presenza del confronto con la morte e
quell’area di esperienze chiamate tradizionalmente di
“morte e rinascita”.
Nell’ambito
protetto di una seduta di respirazione, il soggetto vive
consapevolmente i propri sintomi e permette che, attraverso il respiro
e l’energia attivata dal respiro, si manifestino
completamente sia i disturbi psicosomatici sia i blocchi e le emozioni
a essi connessi. Si registra, allora, molto frequentemente
l’emersione di ricordi traumatici relativi sia alla propria
nascita biologica sia, in generale, a tutte quelle esperienze
stratificatesi nel tempo che hanno una connotazione di paura
esistenziale connessa a un cambiamento di situazione o a una
trasformazione dello stato di coscienza. Troviamo spesso, associati a
questi vissuti, il rifiuto dei propri limiti e fantasie
“eroiche” su se stessi uniti al sentimento di
inadeguatezza, il pensiero della morte e la paura di morire, pensieri
catastrofici e pessimismo, con le conseguenti risposte difensive di
bisogno esasperato di controllo, percezione del mondo come ostile e
minaccioso, impossibilità a lasciarsi andare, permanente
stato di stress e di tensione psicofisica.
Il
confronto con i contenuti inconsci, la disidentificazione da essi e la
successiva integrazione porta non solo alla scomparsa dei sintomi, ma a
una riorganizzazione e armonizzazione della personalità, a
un nuovo equilibrio tra mente e corpo e al recupero del contatto con la
dimensione più profonda dell’essere, il
Sé, osservatore e testimone della personalità
psicofisica, che viene percepito, al tempo stesso, come fondamento e
come scopo del nostro essere nel mondo.
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La sofferenza come paura del
cambiamento.
Il caso di Marco. Morte e
rinascita.