L’epoca
in cui viviamo è stata definita da molti studiosi
post-moderna e post-razionale. Quello che secondo noi, in accordo con
Wilber, la caratterizza, pur se tra mille contraddizioni e regressioni,
è il bisogno di sintesi e di integrazione. Questo indica che
una parte importante dell'umanità si sta evolvendo dal
livello in cui la coscienza è identificata con
l'ego-razionale verso il livello o fulcro della visione logica o
pensiero integrativo (Wilber la chiama la coscienza del centauro,
utilizzando questa figura mitica che ha la parte superiore del corpo di
un uomo e quella inferiore di un cavallo per indicare la sintesi di
corpo-mente, il superamento della dualità e
dell’opposizione).
L’umanità
ha vissuto per millenni in un universo
percepito sulla base di dualità in conflitto, in particolare
maschile e femminile, materia e spirito, corpo e mente. In Occidente
per circa millesettecento anni si è priviliegiato il
maschile e lo spirito, la via ascendente e ascetica fino a una radicale
inversione di tendenza che dall’Illuminismo in poi ha dato la
supremazia alla materia e al corpo, al Ciò, e ha eliminato
spirito e spiritualità, interiorità e
profondità dalla scena ( la visione del mondo flatland,
appiattita, senza spessore di Wilber). Per quanto riguarda il
femminile, si può dire che è iniziato negli
ultimi quarant’anni il faticoso recupero del punto di vista e
della voce delle donne in un mondo da cui erano state in vario modo
escluse.
Ken
Wilber si è fatto il portavoce di questo bisogno di nuovi
modelli e visioni del mondo integrali, dedicando a esso negli ultimi
anni l’intera sua opera di ricerca ed elaborazione teorica.
Egli propone l’integrazione di quadranti, livelli e linee
evolutivi, la psicologia e la spiritualità, la scienza e la
religione, la destra e la sinistra, il maschile e il femminile,
l’Oriente e l’Occidente. Integrare sembra
l’arduo compito di questa epoca, superare le divisioni. Gran
parte della grande crisi che viviamo è proprio dovuta alla
transizione faticosa tra un modo di vedere il mondo che non soddisfa
più, che è solo fonte di confusione e sofferenza
e la difficoltà di gestazione e di nascita di una nuova
visione del mondo integrale. Anche perché le spinte
regressive sono molto forti, basti pensare agli innumerevoli conflitti
sparsi per il mondo che manifestano visioni del mondo di tipo
etnocentrico, tribale, razzista e mitico-religioso
Infatti,
se il centro di gravità dell'umanità che si trova
al livello razionale-egoico sembra spostarsi faticosamente verso il
livello della visione logica integrativa con una morale mondocentrica
planetaria , ci sono percentuali elevate di popolazioni che si trovano
a vari altri livelli, non solo razionale ma anche mitico-razionale,
mitico e anche magico.
Wilber
nella Introduzione al Volume 7 dei suoi Collected Works cita il lavoro
di Don Beck e Christopher Cowan chiamato Spiral Dynamics. Questi
ricercatori hanno adottato una sequenza di otto stadi evolutivi
dell’umanità (simili a quelli di Wilber tranne per
il fatto che gli stadi spirituali non vengono considerati) e hanno
valutato sia la percentuale della popolazione mondiale che si trova a
ogni livello sia la percentuale di potere sociale che ogni livello
detiene.
Secondo
Beck e Cowan, il 40% della popolazione mondiale, con 30% di potere
sociale, si trova a livello di “regole
conformiste”: la vita ha un senso, una direzione, uno scopo
determinato dal collettivo. E’ il livello delle antiche
nazioni, con concezioni paternalistiche e gerarchie rigide, legge e
ordine; spesso la religione come appartenenza mitica, ma può
anche essere secolare e atea. Invece la mentalità
scientifica, che ha superato la visione del mondo
collettiva/conformista e pensa in termini individualistici, raggiunge
il 30% della popolazione mondiale e detiene 50% del potere sociale. Si
tratta della visione del mondo uscita dall’Illuminismo, il
mondo è una macchina razionale con leggi naturali che
possono essere imparate. Le leggi della scienza regolano la politica.
l’economia e gli eventi umani.
La
visione del mondo “ecologica”, (primo stadio della
visione logica) che è contro le gerarchie, pluralistica,
multiculturale, pone enfasi sulla relazione e sul dialogo, sui
sentimenti e il prendersi cura, ecc. (con tutti gli aspetti anche
negativi criticati d Wilber di riduzionismo sottile, la rete della
vita, Gaia e la teoria dei sistemi sbandierati come nuova
spiritualità, mentre la spiritualità come
profondità e interiorità viene negata) ha una
percentuale di 10% della popolazione con il 15% di potere.
La
visione logica matura, che è quella cui ci riferivamo
all’inizio, include e abbraccia i vari contesti e culture e
comincia a integrarli in sistemi olarchici che includono i vari livelli
di sviluppo sia interno (coscienza) che esterno (materia), sia nella
dimensione verticale che in quella orizzontale (gerarchica e
eterarchica. Vi ricordate gli oloni? anche Beck e Cowan vi si
riferiscono). Si tratta di una visione a molti livelli, molte
dimensioni, molte modalità che passa dal relativismo
pluralistico del livello precedente all’integralismo
universale. Così si passa allo stadio della visione logica
media e della visione logica compiuta, quest’ultima
corrisponde al centauro di Wilber. Per ora, secondo Beck e Cowan,
questi due livelli di visione logica rappresentano solo l’1%
della popolazione con 5% di potere. Il centauro solo lo 0,1% e
rappresenta l’avanguardia del prossimo salto evolutivo
dell’umanità.
Ma
torniamo alla questione dell’integrazione di materia e
spirito, via che sale e via che scende. L’evoluzione avviene,
abbiamo detto più volte, attraverso il movimento di
trascendere e includere, il livello più elevato trascende e
include il meno elevato, non lo nega né lo reprime. Solo uno
sviluppo patologico procede in questo modo. Purtroppo è
successo che molti cammini spirituali abbiano negato la natura. Vediamo
rapidamente come è andata per capire la necessità
di integrazione e superamento della eventuale dissociazione.
Verso
il sesto secolo prima di Cristo, chiamato periodo assiale, si produsse
un salto nello sviluppo evolutivo dell’umanità.
Saggi come Parmenide, Platone, Gautama il Buddha, Lao Tzu e
più tardi Gesù di Nazareth, scoprirono che
andando oltre il livello psichico e sottile potevano arrivare alla
identità causale con lo Spirito: l’atman e Brahman
sono uno, Io e il Padre siamo uno, il sé separato si
dissolve nel Vuoto. Questo passaggio dalla più alta Forma
della Coscienza (livello sottile) alla pura Coscienza Senza Forma,
rappresenta una conquista enorme della coscienza umana che è
alla base delle più grandi tradizioni spirituali del mondo
che ancora danno i loro meravigliosi frutti.
La
scoperta del livello causale e del Senza Forma dietro il mondo delle
Forme, ebbe però una conseguenza spiacevole, quella di
sviluppare, in generale, un disprezzo e un rifiuto per il mondo delle
forme, per la manifestazione, per la vita. Così
l’obiettivo divenne raggiungere un paradiso che non
è sulla terra, il nirvana separato dal samsara, un regno che
non è di questo mondo. Si cercava la pura cessazione dei
fenomeni, nirvikalpa samadhi, l’assorbimento estatico senza
forma. Questa è la via che sale, pura Ascesa e rifiuto del
mondo, ricerca oltramondana. Tutto ciò che è di
questo mondo, sesso e quindi donna, soldi, carnalità,
desiderio, natura, era bollato come illusione, peccato, ignoranza. Le
religioni di quel periodo, in Oriente e in Occidente erano dominate da
questo approccio che rifiutava il mondo e la vita e predicava ascetismo
e rinuncia, ed erano generalmente misogine. Si trattava di un profondo
dualismo che opponeva spirito e materia e corpo, il mondo manifesto
allo Spirito senza forma.
Finché
nel II secolo dopo Cristo, ci fu un altro salto evolutivo nei livelli
di coscienza più avanzati dell’epoca che permise
di oltrepassare il livello causale. Lo Spirito in alcuni individui
eccezionali cominciò a riconoscere la sua stessa condizione
Non Duale. I maggiori rappresentanti di questa nuova svolta
nell’evoluzione della coscienza furono Nagarjuna, fondatore
della scuola buddhista Madyamika, in Oriente e il neoplatonico Plotino
in Occidente. La visione Non Duale la troviamo sintetizzata
nell’affermazione che si trova nel Sutra del Cuore che
costituisce l’essenza del Buddhismo Mahayana:
“Ciò che è Forma non è altro
che Vuoto, e ciò che Vuoto non è altro che Forma.
Plotino affermò, a sua volta che i Molti sono una
manifestazione dell’Uno, non sono separati dall’Uno.
Malgrado
Plotino e altri mistici occidentali non duali, la Chiesa cattolica ha
sempre difeso l’approccio ascetico del regno che non
è di questo mondo, ma le correnti platoniche e neoplatoniche
si sono mantenute in modo sotterraneo, sono state ispiratrici dello
sfolgorante risveglio dell’Umanesimo e del Rinascimento con
Marsilio Ficino, Pico della Pirandola, Giordano Bruno. Riscoprire
Platone e contrapporlo ad Aristotele e alla scolastica significa
riscoprire la vita, la creatività, la bellezza dopo una
mortificazione ascetica di molti secoli. L’aspirazione a una
riunificazione della via che sale e della via che scende trova poi una
sua alta espressione negli Idealisti come Fichte, Schelling e Hegel. In
Oriente la visione non duale è alla base del Buddhismo
Mahayana, del Vedanta, dello Shivaismo del Kashmir, del Buddhismo
Vajrayana o Tantra. Il Tantra non duale fiorì tra il 700 e
il 1000 in India e da lì si diffuse Tibet, Corea, Giappone,
Cina. Anche in Oriente venne compreso a un certo punto che la Grande
Catena dell’Essere non è statica, ma si evolve nel
tempo, e un grande esempio di questa visione è lo Yoga
Integrale di Aurobindo e Mère.
Per
noi oggi si tratta di integrare la visione idealistica e neoplatonica
della Grande Catena dell’Essere, come Spirito-in azione, con
la comprensione scientifica moderna dell’evoluzione e con la
visione delle scuole non duali. Questo è un approccio
integrale che è ancora all’inizio, ma che cresce e
si sviluppa rapidamente e a cui Wilber ha dato un contributo senza
precedenti..
Ci
sono certamente molti ostacoli a questo approccio, come si deduce dalla
bassissima percentuale di persone nel mondo che esprimono questa
esigenza, ma è indubbio che ci muoviamo in questa direzione.
In
questo contesto ci sembra necessario menzionare almeno un ostacolo che
affligge molte ricercatori spirituali e che concerne la relazione tra
psicologia e spiritualità. Wilber lo descrive nel suo libro
One Taste, chiamandolo scuola del “bypass
spirituale”. Si tratta dell’atteggiamento di chi
crede che se si trova il Sé Superiore, o Dio o lo Spirito,
tutti gli altri problemi si risolveranno da soli, che si tratti di
soldi, di lavoro, di relazioni affettive, di problemi familiari.
Purtroppo certe forme della new age hanno favorito questo atteggiamento
che può essere definito come approccio di tipo
magico/narcisistico ( e chi di noi non ha avuto almeno una fase nel suo
cammino in cui non abbia manifestato questo atteggiamento?).
Per
di più è particolarmente facile cadere
nell’inganno quando si segue un cammino spirituale non duale.
In queste tradizioni si sostiene che lo stato non duale è la
coscienza che è presente in ogni momento, in questo preciso
momento, e quindi proprio ora può essere realizzata. Proprio
perché è sempre già presente,
è possibile, attraverso pratiche meditative e altre tecniche
come il rebirthing transpersonale, avere delle esperienze dello stato
non duale. La parola “esperienza” non è
appropriata perché nello stato non duale non
c’è più né chi sperimenta,
né la cosa che viene sperimentata, né
l’atto di sperimentare. E’ piuttosto la
realizzazione di ciò che prima non vedevamo anche se era
presente.
La
questione è che realizzando la coscienza non duale ci si
sente come liberati dal livelli inferiori del corpo-mente. Ma questi
livelli non scompaiono, ci si ammala ancora, ancora si viene licenziati
e si divorzia. Raggiungere i livelli più elevati non
significa che i livelli inferiori spariscano e neppure che si sia
capaci automaticamente di gestirli in modo diverso. I livelli inferiori
continuano a essere necessari al nostro benessere e quindi non possono
essere trascurati, essi sono proprio il mezzo per esprimerci nel mondo
e ci permettono di manifestare la comprensione spirituale che abbiamo
realizzato.
Un
altro aspetto della questione è che per raggiungere un
livello superiore non è necessario la perfetta padronanza
dei livelli inferiori. Abbiamo già visto che ci sono
differenti linee evolutive che possono svilupparsi in modo
relativamente autonomo. Così si può raggiungere
anche uno stato non duale, ma questo non vuol dire che non continuiamo
a soffrire di una nevrosi o di un qualsiasi altro disturbo emozionale o
affettivo, ma, poiché non siamo più identificati
con il corpo-mente, possiamo pensare che non sia più
necessario occuparsene.
Ma
gli altri che sono intorno a noi si renderanno conto della nostra
nevrosi o del nostro problema e se parleremo loro delle meraviglie
dello stato non duale, penseranno che dopo tutto non è che
ci sia servito molto. Questo perché il nostro corpo-mente
non trasformato non è un veicolo adeguato per comunicare
agli altri quello stato. Quindi, è necessario prendere in
considerazione i livelli inferiori perché possa emergere un
vero approccio integrale. E’ quanto si propone, per esempio,
lo Yoga Integrale di Aurobindo che sostiene la necessità
della discesa dell’energia e della luce dalle alte vette
della realizzazione spirituale per illuminare tutti i livelli inferiori
fino all’inconscio e la materia
“subconscia”. “La conoscenza ultima
è quella che percepisce e accetta Dio
nell’universo e Dio al di là
dell’Universo, come lo yoga integrale che avendo trovato il
Trascendente, può ritornare nell’universo e
possederlo, conservando il potere di discendere come quello di salire
la grande scala dell’esistenza.” (La Sintesi dello
Yoga)