Ego, Mente e Anima

di Giovanna Visini

La maggior parte delle linee evolutive, come è provato dalle ricerche e dalle evidenze accumulate nelle scienze cliniche, psicologiche e contemplative, si evolvono seguendo la successione dei livelli di sviluppo (cioè, nella Catena dell’Essere: corpo, vita, mente, anima, spirito), tuttavia l’insieme dello sviluppo dell’Io non procede in un modo specificamente sequenziale, semplicemente perché l’Io è una combinazione di queste varie linee che possono produrre configurazioni infinite. Quindi, sebbene le linee seguano una evoluzione per stadi, non si può dire lo stesso per l’insieme della crescita individuale che è molto più complessa.

    L’introduzione delle linee evolutive insieme alla revisione e all’aggiornamento dei livelli o stadi, permette di integrare la Grande Catena dell’Essere delle tradizioni con gli sviluppi della psicologia e delle scienze cognitive. Questo è il senso del lavoro di Ken Wilber soprattutto nelle sue ultime opere.

    Infatti, come abbiamo visto, il recupero di questa visione, integrata con le moderne scoperte nei vari ambiti della scienza, permette di ricostituire una visione organica dell’Universo che, però, tenga conto della differenziazione dei Quattro Quadranti o Grandi Tre (scienza, morale/religione e soggettività) operata dalla coscienza nel suo stadio pienamente razionale (Vedi il brano in questo sito: La Grande Catena dell’Essere).

    Quindi, l’organicità dell’Universo che si vuole riscoprire/creare non è più il risultato della fusione e mancata differenziazione dei quattro quadranti, ma della loro reale integrazione (interno ed esterno, individuale e collettivo). Dopo che la differenziazione prodotta dall’Illuminismo è degenerata nella dissociazione e alienazione reciproca dei quadranti, c’è bisogno oggi di questa integrazione. La scienza non ci basta e la religione non soddisfa più le nostre esigenze di esseri razionali e postrazionali. Eppure gli interrogativi fondamentali su chi siamo, perché viviamo, soffriamo, moriamo sono sempre vivi dentro di noi e premono perché ci mettiamo alla ricerca delle risposte.

    Nel finalizzare la faticosa conquista della nostra suprema dignità di individui pensanti differenziati dall’ambiente naturale e culturale (il Ciò e il Noi), siamo andati troppo oltre perdendo la connessione con il Tutto e soprattutto dimenticandoci della interiorità, dell’esistenza dei valori, della profondità, del significato, della Coscienza e dello Spirito, in noi stessi, nella nostra vita e nel mondo.

    Wilber chiarisce che la Grande Catena dell’Essere delle tradizioni tende a confondere i livelli dell’Essere e i tipi di “autoidentificazione” o “identificazione dell’Io” a essi associati.

    Per esempio la mente è un livello della Grande Catena, ma è l’ego il tipo di Io generato quando la coscienza di sé si identifica con quel livello, cioè con la mente. Per di più, a questo livello, come ci insegna la Psicosintesi, il senso di sé o identità è frammentato in molteplici subpersonalità che esprimono parti di noi consce e inconsce spesso in conflitto fra loro e non armonizzate attorno a un centro di gravità stabile. La nostra epoca è caratterizzata prevalentemente da questa identificazione.

    Il sottile è un livello della Grande Catena, l’anima è l’Io generato quando la coscienza di sé si identifica con il sottile. Perciò se prendiamo i livelli della Grande Catena: corpo, mente, psichico/sottile, causale, i livelli dell’Io correlativi saranno: ego corporeo, ego, anima e Sé.

    Inoltre le tradizioni generalmente riconoscono che gli esseri umani hanno due sistemi principali di personalità: il frontale e lo psichico profondo/sottile. Aurobindo utilizza questi due concetti e troviamo i loro equivalenti nel buddhismo tibetano. Ora una visione semplicistica della cosa, che è quella delle tradizioni, direbbe che il frontale è associato al corpo e alla mente, mentre lo psichico profondo all’anima. Una specie di scala. Ma il frontale e lo psichico non sembrano essere due livelli successivi, ma due linee alquanto indipendenti. Quindi il loro sviluppo avviene parallelamente, non come se fossero uno in cima all’altro.

    Il frontale è la personalità orientata verso il mondo materiale, nel senso più ampio: l’ego o la personalità che considera prevalentemente il mondo dei sensi. L’essere frontale, in quanto linea, si sviluppa attraverso i livelli: materiale, emozionale-sessuale o pranico, mentale, e sfuma nello psichico. Cioè, per dirla in altri termini, lo sviluppo del frontale rappresenta l’evoluzione dell’Io o autoidentità attraverso i livelli inferioni e intermedi della Catena ( i primi quattro chakra). Le tradizioni affermano che, mentre il frontale si sviluppa in questa vita, lo psichico profondo si sviluppa tra le vite (bardo), ed è ciò che propriamente chiamiamo anima.

    Wilber, nel suo libro Il progetto Atman, riprende il modello tibetano secondo cui la psiche individuale o coscienza è composta da due essenze distinte: quella che si sviluppa durante una vita specifica, ma muore dopo la morte del corpo, e, all’interno di questa, l’essenza eterna, che dura finché non viene raggiunta l’Illuminazione, reincarnandosi vita dopo vita. Questa parte eterna corrisponde allo psichico profondo o anima. Aurobindo presenta una visione molto simile distinguendo la coscienza frontale che si sviluppa durante la vita e l’essere psichico profondo che si reincarna.

    Lo psichico profondo sembra essere presente in modo più attivo dalla concezione fino a un certo punto dello sviluppo frontale. E questo spiega, secondo Wilber, l’esistenza delle memorie prenatali, perinatali e neonatali e anche, eventualmente, i ricordi delle vite passate. Poiché il cervello e la personalità frontale non sono ancora sviluppati, allora, questi ricordi possono essere trasmessi solo da un substrato preesistente, cioè dallo psichico profondo, l’anima, ma vengono progressivamente dimenticati man mano che avanza lo sviluppo del frontale. Wilber parla di sviluppo a U nel senso che lo psichico profondo è presente nei primi stadi dello sviluppo del frontale, poi scompare o si indebolisce man mano che il frontale si rafforza, e quindi riappare negli stadi postrazionali.

    In generale, anche se lo psichico profondo è potenzialmente sempre presente, non ha un ruolo particolarmente attivo (tranne i casi in cui lo sviluppo frontale non riesce a indebolirlo, per esempio se nelle vite precedenti lo psichico profondo si è consolidato come livello, o quando viene riattivato attraverso pratiche meditative o di autoesplorazione come il rebirthing). Idealmente, quando lo sviluppo frontale termina il suo compito di adattare e orientare la coscienza nel mondo materiale, tridimensionale, esso può essere trasceso, allora comincia a emergere lo psichico profondo (quinto e sesto chakra), come livello transpersonale della coscienza che orienta la coscienza nella dimensione sottile. Ma, non dimentichiamo che possono esserci esperienze dell’emersione dello psichico profondo in qualsiasi momento.

    Tutto questo, in ogni caso, presuppone la nostra disponibilità a considerare che la nascita sia l’inizio dello sviluppo frontale, ma non l’inizio della coscienza stessa. Secondo le tradizioni infatti, prima della nascita, la coscienza ha attraversato la dimensione causale e quella sottile per poi incarnarsi nella materia e assumere un corpo. Nel modello che Wilber chiama “modello Tibetano-Aurobindo.Wilber II”, si assume che il più alto livello stabile di evoluzione raggiunto in una data vita sia inscritto nella parte eterna della coscienza e trasmesso, non come memoria ma come una tendenza, alla vita successiva.

    Questa visione aggiornata delle tradizioni spirituali considera, dunque, il frontale e lo psichico profondo come linee parallele e non solo come livelli o stadi della coscienza ordinati olarchicamente. Infatti la parallela presenza dell’anima come sempre accessibile anche se latente, permette di spiegare molti fenomeni che si verificano quando attraverso varie tecniche viene trascesa, prima temporaneamente e poi sempre più stabilmente, la coscienza frontale: intuizioni, insights, sincronicità, ispirazioni creative, ecc. L’anima manifesta il livello cognitivo sottile che include l’immaginazione, i sogni da svegli, la visualizzazione creativa, gli stati ipnagogici, gli stati eterici, le rivelazioni visionarie, le illuminazioni trascendentali, vari tipi di savikalpa samadhi.

    Nello psichico profondo troviamo la memoria delle vite passate e anche il senso della nostra vita, il “destino”, nel senso della psicologia junghiana, il daimon di cui parla Hillman nel suo libro Il codice dell’anima, in quanto realizzare la propria individualità in ogni vita è una tappa fondamentale dell’evoluzione degli oloni umani (e non), essere “se stessi” è necessario anche se viene trasceso e incluso nei livelli superiori di coscienza (Testimone, Non duale). Se il senso generale dell’Universo e della nostra vita è diventare sempre più coscienti (includere sempre più livelli, maggiore profondità) è anche vero che ognuno di noi, come essere umano particolare realizza questo scopo/telos secondo le sue proprie caratteristiche e storia individuale che a loro volta sono permeate dalle “tendenze” dell’anima.

    Oltre lo psichico c’è un altra linea, quella del Sé, associato al livello causale. Il Sé, o il Testimone transpersonale, non è, come l’ego e l’anima, una “personalità”, poiché non ha caratteristiche di nessuna tipo (è puro Vuoto, o Spirito, o pura Coscienza), è oltre la manifestazione e le dualità di ogni tipo. Ma in esso rimane un’ultima dualità: esso è Vuoto ancora separato dalla Forma, il Testimone è ancora separato da ciò che è testimoniato. Come tale, il Sé è l’origine del senso di sé separato, la sede della dualità più sottile, tra Colui che vede è ciò che è visto. E’ l’ultima barriera che separa dal Non duale.

    In ogni caso, il Testimone è presente in tutte le dimensioni inferiori e permette di liberarsene, di trascenderle. Come sappiamo ogni fase evolutiva trascende e include le precedenti, e l’aspetto del trascendere significa sempre la capacità del livello più alto di essere consapevole del più basso; questo “essere consapevole” è il potere del Testimone che si manifesta a ogni stadio dello sviluppo. Quindi il Testimone è presente a ogni livello come potere di crescere attraverso il trascendere, quindi il diventare più consapevoli. Tuttavia, si stabilizza come livello di coscienza solo nella dimensione causale. Infatti il Sé orienta la coscienza nella dimensione causale. come il frontale la orienta nella dimensione materiale e lo psichico profondo nel sottile.

    E’ di grande vantaggio considerare il frontale, l’anima/psichico profondo e lo spirito/Sé sia come dimensioni o livelli della Grande Catena dell’Essere (materia, corpo, mente, psichico, sottile, causale) sia come linee o correnti evolutive, per cui esse spesso si accavallano una sull’altra, perché hanno una relativa indipendenza come correnti che scorrono lungo i livelli della Grande Catena. Esse, come notiamo nell’esperienza, quotidiana possono coesistere e svilupparsi insieme, non necessariamente in modo lineare.

    Questo costituisce un’ulteriore chiarificazione della questione posta in un brano precedente (vedi: Spiritualità ed evoluzione della coscienza in questo sito) circa lo sviluppo spirituale come livello o come linea. Questione diventata ai nostri giorni veramente cruciale. Comprendiamo meglio ad esempio perché, sia a livello individuale che collettivo, ci possano essere persone e intere culture che mostrano avanzate capacità psichiche, indipendentemente dal livello del loro sviluppo complessivo (cioè delle altre linee: cognitiva, morale, affettiva, ecc.). Tuttavia, è necessario tenere sempre presente che, anche se le linee possono sovrapporsi una sull’altra, ogni linea individuale ha generalmente la sua sequenza di sviluppo che è universale e invariabile. Ma di questo abbiamo già parlato.

    Ci preme invece sottolineare qui, come questa visione dell’ego, dell’anima e dello spirito come linee di sviluppo sia particolarmente interessante per la teoria e la pratica del Rebirthing. Essa integra in modo molto efficace le tradizioni spirituali e la ricerca psicologica moderna e inoltre permette di dare conto di molti fenomeni con cui ci confrontiamo quotidianamente nel Rebirthing Transpersonale, senza per altro cadere in interpretazioni di tipo regressivo e pre-personale, invece che transpersonale. Questa visione dello sviluppo della coscienza che tiene conto della involuzione e dell’evoluzione (involuzione dal non duale e dal causale fino alla materia, cioè la via che scende; l’evoluzione, cioè il cammino inverso o la via che sale), è quella che fonda il Rebirthing Transpersonale come un metodo di integrazione di vari livelli e di varie linee nell’ambito della nostra crescita evolutiva.

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