La Grande Catena dell’Essere e l’Evoluzione in Ken Wilber

di Giovanna Visini

Il metodo e la scuola di Rebirthing Transpersonale, sviluppati in Italia dal dott. Filippo Falzoni Gallerani, si fondano, dal punto di vista teorico, sulla Psicologia Transpersonale e sull’opera di Ken Wilber, che della psicologia transpersonale è stato uno dei massimi esponenti mondiali.

    Il lavoro di Wilber ha assunto dal 1995 in poi una dimensione così vasta che trascende ormai l’ambito strettamente psicologico e transpersonale. Egli, infatti, a “transpersonale” preferisce ormai il termine “integrale”. E’ questa una indicazione del fatto che il suo pensiero ha raggiunto una capacità di sintesi che abbraccia molte discipline e ambiti di ricerca. Il suo geniale contributo consiste soprattutto, a mio parere, nell’avere elaborato un metodo e un modello di conoscenza veramente olistico che riesce a rendere conto delle inesauribili interrelazioni che collegano tutti gli aspetti dell’universo, soggettivi e oggettivi, interiori ed esteriori.

    Egli ha dato un nuovo e originale impulso alla conoscenza nel senso più ampio e puro del termine, fornendo nuove chiavi di interpretazione e comprensione del cosmo e dell’essere umano. I suoi ultimi e più interessanti libri sono purtroppo solo in inglese. Anche per questo mi sembra che possa essere utile pubblicare su questo sito alcuni testi da me scritti in questi anni, perché contengono in modo sintetico, semplificato e spero fedele alcuni aspetti fondamentali del pensiero di Wilber.

    Si consiglia di leggere nell’ordine i brani:

    1) La Grande Catena dell’Essere

    2) Aggiornamenti teorici sulla psiche

    3) Spiritualità ed evoluzione della coscienza

    L’importanza dell’opera di K. Wilber

    Il lavoro di Ken Wilber degli ultimi anni è stato un enorme sforzo di sintesi del sapere occidentale e della saggezza orientale che spazia praticamente in tutte le discipline e si fonda sulle teorie, le concezioni e le intuizioni delle menti più insigni che l’umanità abbia prodotto. Lo scopo è da una parte quello di ricostituire una visione unitaria del mondo e di noi stessi, visione che nel corso dei secoli si è frammentata perdendo di vista connessioni e relazioni reciproche, dall’altra e come conseguenza della prima, riconciliare scienza e spiritualità.

    Da una concezione del mondo come organismo che ha prevalso in Occidente fino alla rivoluzione scientifica, si è passati a quella del mondo come macchina per usare i termini di C. Merchant ( nel suo libro La morte della natura). E’ stato un percorso evolutivo inevitabile. Ma oggi è tempo di integrazione.

    Siamo nella fase post-razionale e post-moderna, anche se questo per il momento è soprattutto causa di confusione. Non ci sono più i punti di riferimento imposti da autorità collettive per definire valori e giudizi, per l’etica e per l’estetica, predomina il soggetto individuale e tutto sembra ridursi a opinioni che si equivalgono. Possiamo dire, certo generalizzando, che ci è più difficile vedere il mondo diviso in opposti ben congegnati: bene/male, primitivo/civilizzato, destra/sinistra politica, bello/brutto, giusto/ingiusto, maschile/femminile, mente/corpo, materia/spirito. Il bianco e il nero sono diventati meno distinti, sembra che predomini il grigio. E noi ci sentiamo un po’ persi. Era un percorso inevitabile anche questo, certamente un’evoluzione. Infatti, il mondo cambia contemporaneamente alle visioni del mondo e al nostro livello di consapevolezza. Ma non è che una tappa. La confusione indica che c’è bisogno di andare oltre questo che viene chiamato pluralismo o multiculturalismo verso una maggiore, sempre maggiore integrazione.

    L’opera di Wilber è un contributo immenso per la comprensione e per l’azione in qualsiasi campo si operi. Per me è stata fonte di chiarimenti insperati, di intuizioni, di sistematizzazioni di concetti ed esperienze compresi e vissuti, ma che a volte entravano in conflitto tra di loro, non trovando la loro giusta collocazione in un modello coerente. Non sempre sono d’accordo con tutte le sue affermazioni, in particolare per quanto riguarda il patriarcato e la condizione delle donne, ma è tale l’importanza e la genialità del suo lavoro che lo ritengo un punto di riferimento imprescindibile per tutti coloro che si occupano della psiche e della coscienza e per tutti coloro che sono interessati alla conoscenza di sé e del mondo. In America la diffusione e l’utilizzazione delle sue teorie avviene anche in ambiti come la politica, l’educazione, la gestione delle imprese, la cooperazione con i paesi in via di sviluppo

    Il mio interesse si rivolge più specificamente all’evoluzione dell’Io e alla relazione tra psiche e spirito. Questo è fondamentale per una maggiore comprensione del Rebirthing come metodo che opera sia per il benessere fisico e psichico, sia come propulsore di crescita spirituale.

    Teoria evoluzionistica dei sistemi. Oloni e gerarchia

    Il nucleo delle grandi religioni del mondo e delle tradizioni di saggezza consiste nel ritenere che tutte le manifestazioni dell’Universo siano interrelate e collegate in modo ordinato. Le moderne teorie dei sistemi sono scienze della totalità e della connessione con in più la nozione dell’evoluzione, cioè l’idea che i vari fenomeni che costituiscono la realtà crescono ed si evolvono.

    I grandi ambiti in cui si manifesta l’evoluzione sono stati definiti in modo diverso dai vari studiosi: materiale, biologico e storico; fisico, biologico e psicologico; materia, vita e mente. Teilhard de Chardin e Wilber utilizzano i termini fisiosfera (dal greco fysis, natura, materia), biosfera (dal greco bios,vita) e noosfera (dal greco nous, mente). C’è poi la teosfera (la dimensione spirituale). Le scienze sistemiche evoluzionistiche sono d’accordo nel sostenere che esiste un legame tra questi ambiti, non per quanto riguarda i contenuti che possono essere diversi, ma perché essi manifestano le stesse leggi generali e gli stessi modelli dinamici.

    La filosofia, le religioni e le tradizioni spirituali dai tempi di Platone e Aristotele fino grosso modo all’Illuminismo, hanno sostenuto che questi grandi “regni”, la materia, la vita e la mente, erano manifestazioni dello Spirito, una manifestazione continua e interconnessa, la Grande Catena dell’Essere che si svolge senza rotture e interruzioni dalla materia, alla vita, alla mente, all’anima e allo spirito. Questa concezione è stata la visione del mondo della maggior parte dell’umanità civilizzata durante la maggior parte della sua storia; la troviamo alla base delle concezioni di filosofi come Platone, Plotino, Schelling, Hegel, nelle grandi religioni e filosofie dell’ Oriente e dell’Occidente (Aurobindo, Nagarjuna, il Vedanta, il Buddhismo, lo Yoga, la Kabbalah ecc.).

    Questa visione del mondo olistica cominciò a essere messa in discussione e a venire abbandonata con l’apparire della scienza moderna dal XVII secolo in poi. La scienza che si sviluppò prima delle altre fu la fisica che prendeva come oggetto delle sue investigazioni la fisiosfera, cioè la materia inanimata. La fisiosfera appariva come un enorme meccanismo governato dalle leggi di causalità e per di più un meccanismo che era destinato a esaurirsi. Il secondo principio della termodinamica era inesorabile: i processi fisici si muovono sempre da una grado maggiore di ordine a un grado minore di ordine.

    In realtà alcuni fenomeni si comportano veramente in modo deterministico e meccanicistico e alcuni si esauriscono definitivamente. Ma questo è un aspetto parziale della faccenda. Ci sono aspetti meno grossolani e più sottili della fisiosfera che non si comportano così e sono questi aspetti sottili che permettono di stabilire la connessione con la biosfera.

    Wallace e Darwin cominciarono a criticare questa concezione della fisiosfera come un meccanismo la cui freccia del tempo va verso un unica direzione, quella dell’esaurimento. Essi, infatti, dedicarono i loro studi all’evoluzione nella biosfera attraverso la selezione naturale e trovarono uno scenario molto differente. La nozione di evoluzione, come sviluppo irreversibile attraverso il tempo poteva contare su precedenti illustri, come Eraclito, Aristotele e Schelling. Furono però Wallace e Darwin a organizzare questa teoria in un modello scientifico basato su osservazioni empiriche.

    Il concetto di selezione naturale è stato ridimensionato dalla scienza attuale ed è considerato valido per i macrocambiamenti, ma non per i microcambiamenti. Comunque l’aspetto importante del lavoro di Darwin fu l’affermazione della continuità della vita. Questa concezione era già fondamentale nella visione della Grande Catena dell’Essere. Era una novità, però, affermare che i vari anelli della Catena non erano stati “creati” una volta per tutte, tutti insieme, ma si erano evoluti duranti lunghi periodi di tempo. C’erano già stati altri in passato che avevano tentato un dispiegamento nel tempo della Grande Catena, Leibniz per esempio, e poi Schelling e Hegel.

    Ma è stato il meticoloso lavoro di Darwin ad affermare in modo inconfutabile l’esistenza dell’evoluzione nella biosfera. E Darwin, e molti altri dopo di lui, notarono che nella biosfera la freccia del tempo non si comporta come nella fisiosfera. Qui la freccia del tempo procede irreversibilmente verso una direzione ben precisa, quella della maggiore differenziazione/integrazione, maggior organizzazione strutturale, maggior complessità. Va dal meno ordinato al più ordinato quindi in direzione opposta alla freccia del tempo della fisiosfera.

    A questo punto fisiosfera e biosfera si separarono, sebbene i metodi per studiarle fossero simili, basati sull’osservazione empirica, la misurazione, la formazione di teorie e la sperimentazione rigorosa, esse risultavano incompatibili.

    Un’altra difficoltà era la relazione di fisica e biologia con la noosfera stessa, con la mente, i valori, i giudizi e la storia. Nella primitiva concezione della Grande Catena dell’Essere, materia, vita e mente erano viste come aspetti perfetti e continui della sovrabbondanza dello Spirito da cui fluivano. Esse erano relazionate tra di loro in modo organico come manifestazioni o emanazioni del Divino. Ma con la separazione dei tre grandi ambiti, gli anelli dell’intera Catena cominciarono a essere ognuna una sfera alienata dall’altra, la materia morta e inerte da una parte, il corpo vitale da un’altra e la mente disincarnata da un’altra ancora.

    Ci furono immediatamente tentativi per correre ai ripari, per tornare a unificare il mondo. Alcuni tentarono di ridurre la mente e il corpo a varie combinazioni della materia (Hobbes, La Mettrie). Altri di fare l’opposto: elevare la materia e il corpo allo stato di fatti mentali (Berkeley). Il “dualismo” di Cartesio cercò di salvare la mente dalla sua riduzione a mero meccanismo materiale, ma considerò tutto la biosfera come un orologio meccanico, salvando solo la noosfera (Cogito, ergo sum). Questi tentativi non funzionarono non a causa della separazione tra corpo e mente, che esisteva almeno da quando l’essere umano aveva cominciato a pensare, ma dalla separazione tra corpo, cioè vita, e materia e questa era una separazione portata dallo sviluppo recente della scienza biologica.

    La fisiosfera mostrava una tendenza all’autodistruzione, la biosfera creava continuamente se stessa e la vita. Un vero dilemma. Le scienze relative a questi “regni”, fisica e biologia, si separarono. Si separano anche scienze naturali e scienze umane. Il mondo della materia fu visto come il mondo dei fatti “obiettivi” non influenzati dalla storia e dalla mente; la noosfera, come il regno dei valori, della morale e della cultura creata dalla storia. La biologia oscillava tra le due, ora presentava la vita come un meccanismo, ora la interpretava come slancio vitale incarnato.

    Solo nel tardo XX secolo è stato possibile risolvere la questione delle due frecce del tempo e quindi richiudere il baratro che si era aperto tra la materia e la vita. Quello che ha permesso di superare la frattura tra fisiosfera e biosfera è stata la capacità di scoprire e studiare gli aspetti più sottili della materia che originariamente erano rimasti celati. Si è trovato che quando il processo materiale diventa molto caotico e “lontano dall’equilibrio” esso tende per un suo potere intrinseco a sfuggire al caos trasformandolo in ordine, anzi in un ordine più elevato e più strutturato.

    Anche questi sistemi aperti e lontani dall’equilibrio hanno una freccia del tempo, ma essa si presenta puntata nella stessa direzione della freccia dei sistemi viventi, verso più ordine e maggior organizzazione strutturale. Il mondo materiale, questa è la grande scoperta recente, è capace di autorganizzazione molto prima della comparsa della vita, anzi è proprio questa tendenza all’autorganizzazione della materia che prepara le condizioni per la complessa autorganizzazione che chiamiamo vita. In questo campo lo studio e la ricerca è ancora in corso. Ma certamente è già stato dimostrato che non c’è un salto insormontabile tra materia e vita, ma che ci sono dei ponti. La continuità è stata ristabilita, quella continuità che la Grande Catena dell’Essere aveva affermato intuitivamente.

    Le nuove scienze che si occupano di questi sistemi auto-organizzantisi sono note collettivamente come “scienze della complessità” e includono la teoria generale dei sistemi, la cibernetica, la termodinamica del non equilibrio, la teoria delle catastrofi, la teoria del caos, la teoria del sistema autopoietico, la teoria dei sistemi dinamici, e molte altre. In generale ci si può riferire a esse come “teoria evoluzionistica dei sistemi”.

    Secondo questa teoria esistono leggi o modelli basici che si applicano in modo generale ai tre grandi ambiti dell’evoluzione: la materia, la vita e la mente ed è possibile parlare di una “unità della scienza”. In altre parole si è scoperto che ogni cosa è connessa a ogni cosa, la Grande Catena dell’Essere diventa una realtà scientifica e non solo religiosa.

    Per comprendere appieno quali sono le leggi principali che regolano la fisiosfera, la biosfera e la noosfera, dobbiamo prima spiegare due concetti che vengono utilizzati nella teoria evoluzionistica dei sistemi e anche nella moderna psicologia: il concetto di olone e quello di gerarchia . Olone è un termine introdotto dallo studioso Arthur Koestler riferendosi a ciò che essendo un tutto in un contesto è contemporaneamente una parte in un altro contesto. Vedremo che praticamente tutti i fenomeni sono oloni.

    Gerarchia, sebbene abbia assunto con il tempo una valenza negativa associata all’idea di abuso di potere, in realtà viene dal greco hieros, sacro, e arché, principio, governo, e si riferiva originariamente ai nove ordini celesti con i serafini e i cherubini in alto e gli arcangeli e gli angeli in basso.

    Oggi usiamo questo temine nell’ambito delle ricerche in esame per significare l’ordine in cui si dispongono classi di eventi secondo le loro caratteristiche olistiche. In una sequenza evolutiva ciò che si presenta come tutto a un livello diventa parte di un tutto più vasto e più complesso nel livello seguente. Per esempio la sequenza: atomo, molecola, cellula, tessuto, organo. L’atomo è un tutto con le proprie caratteristiche che diventa parte di un tutto più grande che è la molecola che ha le sue caratteristiche e che è parte di un tutto più grande, e così di seguito.

    Questi oloni sono ordinati gerarchicamente, dal più semplice al più complesso, dal meno comprensivo al più comprensivo. Una gerarchia normale, non patologica, è semplicemente una serie di oloni che mostrano un accrescimento della loro capacità di integrare altri oloni che diventano i loro sub-oloni. Una cellula contiene molecole e atomi e particelle subatomiche, è quindi più comprensiva di un molecola che contiene solo atomi e particelle subatomiche.

    Questo è molto importante perché si applica sempre, quindi anche all’evoluzione dell’Io e al funzionamento della psiche e una mancanza di comprensione di questo concetto di base può essere fonte di grandi errori di comprensione.

    Il concetto di gerarchia è irrinunciabile perché altrimenti invece di “tutti” organici avremmo mucchi, ammassi disordinati. Un aspetto molto importante della gerarchia è che essa è asimmetrica, cioè il processo si sviluppa in una sola direzione e non all’inverso, la ghianda cresce fino a diventare quercia e non viceversa, gli atomi si raggruppano in molecole ma non viceversa.

    A livello cognitivo, la consapevolezza si sviluppa gerarchicamente (come sappiamo dalla psicologia evolutiva) dalle immagini, ai simboli, ai concetti, ecc. In ogni campo possiamo applicare questo principio. Inoltre la teoria dei sistemi dice che all’interno di ogni livello nessuno degli elementi è particolarmente importante, tutti concorrono alla salute del livello “tutto” più grande (eterarchia, dal greco eteros, altro). Ma quel “tutto” di ordine più elevato può esercitare un’influenza e un controllo sui livelli più bassi (gerarchia).

    La mente che è un livello più comprensivo rispetto al corpo può controllare il corpo, come di fatto avviene. Poiché tutte le gerarchie sono composte da oloni, la gerarchia viene chiamata, dopo Koestler, olarchia.

    La gerarchia può diventare patologica, ma non lo è per sua natura. Se il livello superiore può esercitare un’influenza e un controllo sui livelli inferiori, esso può anche dominare e persino reprimere i livelli inferiori. Questo genera gravi problemi sia a livello individuale che sociale. Proprio perché il mondo è organizzato in modo olarchico, perché contiene livelli dentro livelli dentro livelli, come le scatole cinesi o le bambole russe, le cose possono andare male e la difficoltà o la patologia che si è prodotta a un dato livello può riverberare attraverso l’intero sistema.

    Non si può eliminare l’olarchia, ma si può neutralizzare l’olone che ha smesso di comportarsi come una parte e ha abusato del suo potere. Così le varie psicoterapie e i metodi come il Rebirthing mirano a integrare ciò che è represso e rifiuta di tornare a essere parte dell’olone superiore, nella medicina si cerca di eliminare gli oloni cancerogeni che invadono un organo, nelle rivoluzioni democratiche si combatte contro gli oloni fascisti che opprimono il corpo sociale. E così via.

    Oltre alla gerarchia patologica c’è anche l’eterarchia patologica (l’eterarchia è il funzionamento che troviamo all’interno di ogni livello, cioè orizzontalmente). Essa si produce quando vi è fusione di quel livello con l’ambiente, quando quel livello annulla la propria identità, quando perde se stesso negli altri. Mentre in una gerarchia patologica un olone assume il dominio auto-affermativo a scapito degli altri, cioè non si considera un tutto/parte, ma solo un tutto (solo diritti, nessun dovere potremmo dire), l’eterarchia patologica si manifesta quando gli oloni individuali perdono la loro identità e la loro particolarità in una fusione indifferenziata. Questi oloni si considerano solo parte. Quindi non relazione, ma dissoluzione.

    Provate a considerare che anche l’essere umano è un olone, tutto/parte, sempre tutto/parte, e vi risulterà evidente la tensione che spesso esiste in una relazione, per esempio affettiva, tra la possibilità che si installi una gerarchia patologica (Io, Io, Io) o una eterarchia patologica (Tu,Tu,Tu). E, inoltre, culturalmente, si è voluto considerare maschile il funzionamento dell’olone come tutto e femminile quello come parte con tutte le disastrose implicazioni che conosciamo e di cui ancora soffriamo.

    La moderna scienza dell’evoluzione ha definito alcune “tendenze dell’evoluzione”, cioè modelli o principi comuni che operano tanto nella fisiosfera, che nella biosfera e nella noosfera. E’ importante comprendere, al fine di “aggiornare” la nostra visione del mondo, che la realtà non è composta da cose o processi, da atomi o da quark, non è composta da tutti, non è composta da parti. E’ composta da tutto/parti, da oloni. E questo è valido per gli atomi, le cellule, i simboli, le idee, il linguaggio, la psiche, i livelli di sviluppo della coscienza. Ora questo è vero infinitamente sia verso l’alto che verso il basso, sia verso le galassie che verso le particelle subatomiche.

    Principi basici o tendenze dell’evoluzione

    Wilber ha sintetizzato alcuni principi o leggi, sottolineando che si tratta di principi fondamentali, basici, molto generali proprio perché possono essere applicati a tutti i sistemi. Sono un minimo comune denominatore, quindi non colgono le particolarità che sono specifiche di ogni livello. La fisiosfera, la biosfera e la noosfera seguono questi principi in quanto sono formate da oloni, ma gli oloni che hanno vita fanno anche altre cose che gli oloni senza vita non fanno, per esempio la riproduzione sessuale; a livello della noosfera gli oloni hanno aggiunto altre funzioni che non si trovano nei livelli precedenti, per esempio il pensiero, il linguaggio, la creazione artistica.

    Questi principi sono per noi essenziali perché gettano una nuova luce su molte problematiche dello sviluppo della psiche e della coscienza, fornendo dei punti di riferimento teorici molto utili che aiutano a sistematizzare tante conoscenze e intuizioni sparse nelle varie scuole e discipline e a evitare errori interpretativi. Vediamoli, quindi, brevemente:

    1) La realtà come un tutto non è composta da cose o processi, ma da oloni, cioè di tutti che sono anche parti di altri tutti, senza limiti né verso il basso né verso l’alto. Questo elimina l’opposizione tra atomisti e olisti e tra materialisti e idealisti. Gli atomisti dicono che le cose sono composte da “tutti” isolati che interagiscono attraverso il caso. Gli olisti dicono che tutte le cose sono interconnesse, sono parti o fili di una rete. Ma non ci sono tutti o parti, ma tutto/parti. I materialisti dicono che la realtà è composta da quark, adroni, scambi subatomici, ecc.; gli altri che è composta da idee e pensieri, anche questo non è corretto. La realtà è composta da tutto/parti nei vari grandi ambiti dell’evoluzione.

    2) Il secondo principio afferma che gli oloni manifestano quattro capacità fondamentali: auto-preservazione, auto-adattamento, auto-trascendenza e auto-dissoluzione. L’auto-presenvazione si riferisce al suo essere un “tutto”. Per continuare a essere un tutto, deve mantenere la propria identità e la propria iniziativa, la propria autonomia e capacità di azione di fronte al condizionamento ambientale che altrimenti lo annulla. Questa forma individuale o “struttura profonda” corrisponde all’entelechia aristotelica e sta alla base dell’impulso all’ “individuazione” che troviamo nella psicologia di Jung e nella Psicosintesi.

    L’olone è non solo un tutto, ma anche una parte. Come parte di un tutto più vasto deve essere capace di adattarsi all’ambiente, agli altri oloni. Se non riuscisse in questo processo di “comunione” con ciò che lo circonda, sarebbe anche in questo caso annullato. Identità (agency) e comunione o relazione (communion) sono due opposte tendenze dell’olone, entrambe necessarie, che devono essere gestite senza eccessi né in un senso né nell’altro. Le patologie possibili sono: troppa preservazione della propria identità e iniziativa porta alla repressione e all’alienazione; troppa comunione e appiattimento sull’ambiente porta alla fusione e all’indifferenziazione. Se l’olone fallisce nel mantenimento della sua identità o della sua comunione si dissolve nei suoi sub-oloni. Questa polarità la troviamo espressa nei principi taoisti di Yang (identità/azione/iniziativa) e Yin (compassione, comunione), anche considerati tradizionalmente come il principio maschile e femminile. In ambito psicologico si tratta della dinamica sempre presente dell’Io in relazione al Tu.

    Queste prime due tendenze dell’olone sono orizzontali. Operano invece in senso verticale le altre due. L’auto-trascendenza è il movimento verso livelli più alti e più inclusivi, l’auto-dissoluzione verso quelli inferiori. L’evoluzione stessa può essere definita come “un processo di trascendenza che incorpora ciò che è stato raggiunto e quindi aggiunge in modo sorprendente nuovi componenti”.

    Infatti c’è consenso ormai nel ritenere che la selezione naturale di Darwin si applica a mutazioni già avvenute, che non possono essere spiegate con la semplice casualità. Questi salti (come il passaggio dalla zampa all’ala) vengono chiamati “evoluzione quantica” o evoluzione emergente. Cioè c’è discontinuità (la vita non può essere ridotta alla materia e la mente alla vita) e c’è continuità perché l’evoluzione si muove secondo schemi comuni ai diversi ambiti.

    Questa creatività evolutiva fa sì che dall’unione di qualcosa con qualcos’altro , per esempio un atomo di ossigeno e due atomi di idrogeno, emerga un nuovo olone che prima non c’era, una molecola di acqua. C’è stata non solo somma, ma trasformazione creativa.

    Gli oloni possono anche scomporsi. L’auto-dissoluzione avviene tendenzialmente seguendo la stessa sequenza verticale che l’aveva formato. Per esempio, cellula, molecola, atomo, particelle subatomiche. Come abbiamo detto un olone che non riesce a mantenere il suo modello proprio, cioè la sua azione/identità nel tempo, o la sua relazione con l’ambiente che è comunione nello spazio, viene distrutto.

    3) Gli oloni emergono. Questo significa che gli oloni che “emergono”, proprio per l’auto-trascendenza che è creatività, sono in un certo senso nuovi. In questo processo si producono totalità mettendo insieme parti (il caso della molecola di acqua citata prima). Per questo un olone non può essere ridotto ai suoi sub-oloni, il tutto non è uguali alla somma delle parti. Analizzare il tutto scomponendole nelle sue parti costituenti può essere un procedimento valido, ma così, bisogna esserne consapevoli, si hanno le parti non la totalità. La totalità dell’olone non può essere trovata in ognuna delle sue parti. Eppure questo è stato il metodo riduzionistico che da Descartes in poi ha costituito il limite della scienza occidentale.

    Il fatto che emergano implica la non determinazione, quindi anche livelli di libertà, perché l’emersione non è determinata dal passato. Infatti sembra oggi accertato che il determinismo esiste come un caso limite quando la capacità dell’olone di auto-trascendersi è vicina allo zero o quando si fa determinare (cioè rinuncia alla propria auto-trascendenza) dall’indeterminazione di un olone più elevato. La creatività non il caso è la stoffa dell’Universo e la creatività è un altro nome dello Spirito.

    4) Gli oloni emergono in modo olarchico, cioè in modo gerarchico. Come abbiamo visto olarchia è il termine che Arthur Koestler usa per gerarchia di oloni, che vuol dire soltanto “ordine di totalità in aumento”, come la serie atomo, molecola, cellula, organo; oppure lettere, parole, frasi, paragrafi. L. von Bertalanffy, il teorico della Teoria Generale dei Sistemi afferma: “La realtà, nella concezione moderna, appare come uno straordinario ordine gerarchico di entità organizzate che passano, in una sovrapposizione di molti livelli, dal sistema fisico, al chimico, al biologico, al sociologico. Questa struttura gerarchica e questa combinazione in sistemi di ordini sempre più elevati è una caratteristica della realtà come un tutto ed è di fondamentale importanza specialmente in biologia, psicologia e sociologia”.

    5) Ogni olone emergente trascende ma include i precedenti. Questo è un principio importantissimo per comprendere lo sviluppo psicologico e l’evoluzione dell’Io dai livelli meno complessi ai più complessi, così come la formazione di eventuali patologie. Le cellule dunque trascendono, ma includono le molecole che trascendono, ma includono gli atomi. La mente trascende ma include la vita che trascende ma include la materia. Gli oloni precedenti vengono preservati e inclusi, ma viene negata la loro separatezza. Gli oloni inferiori sono contenuti nei superiori, ma i superiori non sono contenuti negli inferiori. Gli atomi di idrogeno e di ossigeno sono contenuti nella molecola d’acqua, ma la molecola d’acqua non è contenuta negli atomi.

    Questo è il principio centrale della teoria dei sistemi e dell’olismo in generale: che nuovi livelli di organizzazione vengono in essere e questi nuovi livelli non possono essere ridotti alle loro parti più piccole, le trascendono, ma le includono, poiché gli oloni più piccoli rimangono come componenti dei nuovi oloni.

    Se un particolare tipo di olone viene distrutto, per esempio tutte le molecole dell’Universo, tutti gli oloni superiori saranno distrutti, per esempio tutte le cellule e gli organismi, ma non tutti gli oloni inferiori, per esempio gli atomi e le particelle subatomiche. Questa regole è valida per tutti i livelli, per tutte le olarchie. E’ la regola già enunciata da Aristotele per cui le totalità dipendono dalle parti, ma non viceversa, E’ proprio questo che crea una gerarchia di oloni.

    Se tutte le forme di vita venissero distrutte, cioè la biosfera, la fisiosfera (il regno della materia) continuerebbe a esistere, come è esistito miliardi di anni prima che la vita facesse la sua comparsa. Ma se distruggi la fisiosfera distruggi immediatamente la biosfera. Così la noosfera, che nell’evoluzione è apparsa per ultima, è un olone più inclusivo e più elevato della biosfera, che trascende e include la biosfera. Se viene distrutta la biosfera viene automaticamente distrutta la noosfera, cioè le menti umane.

    Quindi la serie di oloni ordinati gerarchicamente sulla base della maggiore inclusività è: fisiosfera contenuta nella totalità superiore biosfera contenuta a sua volta nella totalità superiore noosfera.

    Un altro aspetto importante di questo principio è il seguente. Tutti i livelli di organizzazione olistica portano allora al seguente fenomeno generalmente osservato: la nuova e più comprensiva totalità può limitare fino a un certo punto la indeterminazione (cioè organizza la libertà) dei suoi oloni inferiori.

    E’ questa quella che viene chiamata in generale “influenza diretta verso il basso”) Per esempio come sottolinea Rupert Sheldrake: “I campi morfogenetici (oloni) delle molecole restringono il numero delle configurazioni atomiche che ci sarebbe da aspettarsi sulla base dei calcoli che partono dalle strutture probabilistiche di atomi liberi.” E ancora: “Lo sviluppo dei tessuti organici è inerentemente indeterminato sotto molti aspetti, come viene constatato quando essi vengono isolati e fatti crescere in culture; in condizioni normali l’indeterminazione viene ristretta dai campi di livello superiore dell’organo. Quindi a ogni livello nei sistemi biologici, come nei sistemi chimici, le unità morfiche in isolamento hanno più indeterminazione di quella che hanno quando sono parti di unità morfiche di livello più elevato.”

    6) L’olone inferiore organizza la possibilità del superiore; l’olone superiore organizza la probabilità dell’inferiore. Quando un olone viene in essere oltrepassa in vari modi differenti i dati del livello inferiore. Ma anche se oltrepassa (cioè trascende) non viola le leggi e i modelli del livello inferiore. Il nuovo olone non può essere determinato dal livello inferiore, ma non può ignorare il livello inferiore. Il mio corpo segue la legge di gravità, la mia mente segue altre leggi, per esempio quelle del linguaggio o della sintassi, ma se il mio corpo cade in un burrone la mia mente va con lui. Questo è ciò che si intende quando si dice che l’inferiore stabilisce la possibilità del superiore, cioè il contesto più ampio all’interno del quale l’olone più elevato dovrà operare, ma nel quale non è confinato. E. Laszlo uno dei teorici della teoria evoluzionistica dei sistemi dice: “L’evoluzione dei sistemi fisici materia-energia stabilisce il contesto e specifica le regole del gioco per l’evoluzione della specie biologiche, mentre l’evoluzione biologica stabilisce l’ambito e specifica le regole del gioco per l’evoluzione dei sistemi socioculturali”.

    Circa la seconda parte del principio che afferma che l’olone più alto restringe la probabilità del più basso, ci si riferisce a quanto affermato nel principio 5, cioè alla limitazione dell’indeterminazione del più basso. Sempre Sheldrake: “… dei molti possibili modelli di eventi che avrebbero potuto succedere, alcuni diventano ora molto più probabili di altri, hanno più possibilità di accadere, come risultato dell’ordine imposto dai campi di livello più alto”.

    7) Il numero di livelli che sono compresi in una gerarchia determina se essa è “profonda” o “piatta”, mentre il numero di oloni compresi in ogni livello costituisce la sua “quantità” o estensione. Per esempio, possiamo dire arbitrariamente che gli atomi hanno una profondità di 3 (dal momento che essi comprendono un livello 1 di protoni/neutroni/elettroni e un livello 2, il nucleo). Quando nell’Universo vi erano solo atomi e non ancora molecole, gli atomi avevano una profondità ridotta di 3 e una enorme quantità, milioni di milioni di milioni. Quando apparvero le molecole, esse avevano una profondità maggiore di 4 e all’inizio una quantità molto ridotta che poi crebbe rapidamente.

    Spesso questi due concetti di profondità e quantità vengono confusi e questo provoca molti errori, per esempio nell’ecologia e tra i sostenitori del cosiddetto “nuovo paradigma” o della “rete della vita”. Queste teorie considerano Gaia e la biosfera come più complesse perché più vaste quantitativamente rispetto alla mente e alla noosfera. Pensano che la noosfera sia contenuta nella biosfera e non viceversa. Quello che non viene sufficientemente compreso è che l’evoluzione si svolge secondo una forma a piramide, con alla base gli oloni con grande quantità ma poco complessi (per esempio gli atomi) e, via via, con oloni che hanno sempre più profondità (cioè comprendono più livelli) ma sono in minor quantità, come afferma il principio 8.

    8) Ogni successivo livello di evoluzione produce una maggiore profondità e una minore quantità o estensione. Poiché gli oloni inferiori sono componenti del superiore, non ci possono essere oloni superiori che hanno una quantità maggiore della quantità dei suoi componenti. Ci sono meno organismi che cellule, meno cellule che molecole, meno molecole che atomi, meno atomi che particelle subatomiche. Ognuno ha una maggiore profondità (più livelli sotto di sé) ma una estensione/quantità minore. Un olone superiore trascende e include gli inferiori, ha più profondità, ma la taglia della popolazione che ha più profondità diminuisce rispetto a quella dei sub-oloni. Il numero dei tutti sarà sempre inferiore al numero delle parti indefinitamente. Il numero degli oloni mentali è inferiore al numero degli oloni viventi che è molto inferiore al numero degli oloni materiali.

    Questa è la piramide dello sviluppo di E. Laszlo. In questa piramide la profondità verticale diventa maggiore mentre si passa dalla materia, alla vita, alla mente (e potremmo aggiungere allo Spirito) mentre la larghezza orizzontale diminuisce. La saggezza delle grandi tradizioni, che A. Huxley chiamava “la filosofia perenne” sostiene che la realtà è una grande olarchia di esseri e livelli di coscienza, che vanno dalla materia alla vita alla mente e allo Spirito, in cui ogni dimensione trascende e include le dimensioni precedenti in una Grande Catena che è meglio rappresentata come una serie di cerchi concentrici o sfere concentriche, una all’interno dell’altra come scatole cinesi.

    In effetti la profondità di un olone indica il suo livello di coscienza. Maggior profondità è uguale a maggior livello di coscienza. Quindi questo processo evolutivo dalla materia alla vita alla mente allo Spirito è un processo evolutivo verso livelli di coscienza sempre più ampi e comprensivi. Lo Spirito trascende tutto e include tutto, è insieme l’obiettivo e il sostrato dell’intera manifestazione. E’ la meta e allo stesso tempo ciò che permette che il viaggio inizi e si compia.

    Ma queste considerazioni non si trovano nella Teoria dei Sistemi. Come dice Wilber, la scienza oggettiva può solo prendere in considerazione le leggi basiche che sono all’opera senza contraddizioni nei tre ambiti che la scienza riconosce. materia, vita e mente. Quindi in un certo senso si tratta di leggi “riduttive”, inoltre la scienza non prende in considerazione la possibilità di dimensioni oltre la mente razionale, cioè quelle spirituali. Tuttavia, per noi che siamo interessati non solo alla “esteriorità” dei fenomeni, ma anche alla “interiorità”, cioè alla coscienza e ai suoi livelli transpersonali, non solo all’oggetto ma al soggetto, è necessario ampliare la visione proposta dall’olismo scientifico con l’olismo che da millenni viene insegnato dalle tradizioni spirituali.

    Ritornando alle quattro tendenze degli oloni: identità/azione e relazione/comunione; auto-trascendenza e auto-dissoluzione, Wilber introduce i concetti di traduzione (che si riferisce ai cambiamenti nella dimensione orizzontale) e di trasformazione (che si riferisce ai cambiamenti nella dimensione verticale).

    Per comprendere questi concetti bisogna introdurre un aspetto importante della visione scientifica postmoderna che ci dice che il mondo oggettivo non si offre esattamente alla percezione come “preconfezionato” , cioè come dato una volta per tutte, ma che il mondo si forma contemporaneamente insieme alla percezione del soggetto.

    Gli oloni secondo la loro capacità, selezionano e danno forma a una moltitudine di stimoli che passano accanto a loro. La loro risposta non corrisponde mai semplicemente a qualcosa che si trova “lì fuori”. Essi registrano e rispondono solo a ciò che corrisponde alla coerenza della loro “struttura profonda”, o identità/azione. Gli oloni quindi “traducono” la loro realtà in accordo con i modelli della loro identità/azione, cioè le loro coerenti strutture profonde. Gli stimoli che non si adattano alla loro struttura profonda non vengono registrati, potrebbero anche non esistere.

    Per esempio gli elettroni registrano e rispondono a molte forze fisiche, ma non reagiranno alla lettura di un libro; oppure una lucertola che non ha possiede il sistema limbico, sede delle emozioni, non reagirà alle nostre carezze, mentre un cane sì. Questo processo di “traduzione” è orizzontale in relazione all’ambiente e si basa sulla auto-preservazione dell’olone, cioè della sua identità.

    La “trasformazione” avviene invece in senso verticale, è auto-trascendenza (il cui opposto, come abbiamo visto, è l’auto-dissoluzione). Emergono nuove forme di identità/ azione e questo apre tutto un mondo nuovo di stimoli che prima per l’olone non esistevano. Il nuovo olone può rispondere a mondi più “profondi” e comprensivi, che contengono più livelli. Si schiudono nuove modalità di “traduzione” della realtà. Questi nuovi mondi non sono collocati da qualche parte diversa. Essi esistono semplicemente come percezione più ampia e profonda degli stimoli disponibili in questo mondo. Essi possono apparire un “altro mondo” agli oloni più bassi, meno profondi, ma sono a tutti gli effetti “questo mondo” per gli oloni che li percepiscono.

    Possiamo comprendere come questa concezione getti una nuova luce su quello che succede con la progressiva evoluzione della coscienza. A ogni tappa, la percezione coglie stimoli che prima, pur presenti, non esistevano per quel determinato olone. A livelli diversi di evoluzione della coscienza, e abbiamo detto che coscienza è uguale a profondità, corrispondono, come vedremo diverse concezioni del mondo. La maggior profondità dell’olone, acquisita attraverso una trasformazione, fa evolvere. Non è che esiste un mondo dato in anticipo che vediamo man mano in modo differente. Insieme all’Universo che si dispiega e si evolve, arrivando a conoscere se stesso sempre più pienamente e con sempre maggiore coscienza, emergono nuovi mondi. Diversi modi di percepire il mondo creano mondi diversi, non sono solo lo stesso mondo visto in modo differente. Questo è uno dei grandi contributi della teoria della conoscenza post-razionale e postmoderna alla comprensione della realtà.

    Nella visione scientifica prodotta dall’Illuminismo, il cosiddetto paradigma della rappresentazione, si ritiene che esista un Io, un soggetto da una parte e il mondo empirico dall’altra. La conoscenza valida consiste nel tracciare mappe il più corrette possibili di questa realtà data in anticipo. Se la mappa è accurata allora corrisponde e questa è la verità scientifica. Si tratta di un approccio, non sbagliato, ma riduttivo e limitato. Ci sono voluti secoli per accorgersi di questo. Il problema fondamentale era che questo paradigma lascia fuori il soggetto, colui che traccia le mappe, l’Io.

    L’Io era pensato, da Descartes in poi, come qualcosa di disincarnato, sospeso, fuori dalla storia che poteva con obiettività osservare e misurare il mondo dei fenomeni e conoscerli. Ma colui che traccia le mappe non è un’entità neutra, porta invece se stesso nella mappa che traccia. La scienza postmoderna è stata unanime ad attaccare questa visione di una natura empirica da rispecchiare o rappresentare il più fedelmente possibile. Kant, Hegel, Schopenheuer, Nietzsche, Heidegger, fino ai costruttivisti (il primo Foucault, Darrida) per citarne alcuni, tutti hanno attaccato questo modo di concepire la conoscenza, questa omissione del soggetto. L’Io non è al di fuori dell’evoluzione e della storia, ha le sue strutture, le sue caratteristiche, uno sviluppo, e tutto questo ha un’influenza sull’oggetto che viene osservato e su come può essere osservato. Questo è una gran contributo della scienza post-illuministica, postmoderna degli ultimi cinquant’anni. L’Io e il Mondo non sono dati in anticipo, preconfezionati, ma esistono in contesti che hanno storia, antecedenti, sviluppo.

    L’Io cambia, non è sempre uguale a se stesso, e, in quanto soggetto che traccia le mappe, traccia mappe molto diverse nelle varie fasi della sua evoluzione. Fu Hegel che introdusse questa idea dello sviluppo del soggetto nella filosofia occidentale dopo che Kant aveva aperto la strada. E Nietzsche porterà questa comprensione fino alle sue estreme conseguenze criticando la tesi portante di tutto il pensiero occidentale che afferma la verità della rappresentazione, che invece è sempre una falsificazione.

    La teoria di Santiago elaborata dagli studiosi di neuroscienze Humberto Maturana e Francisco Varela afferma appunto che “la cognizione non è una rappresentazione di un mondo indipendente, predeterminato, ma consiste piuttosto nel generare un mondo. Ciò che viene generato da un particolare organismo nel processo della vita non è il mondo, ma un mondo, un mondo che dipende sempre dalla struttura dell’organismo. (…) Maturana e Varela non sostengono che al di fuori di noi ci sia il vuoto dal quale creiamo materia. Esiste un mondo materiale, ma non possiede alcuna caratteristica predeterminata. Gli autori della teoria di Santiago non affermano che ‘nulla esiste’; affermano che non esiste ‘neanche una cosa’ che sia indipendente dal processo di cognizione. Non ci sono strutture che esistano oggettivamente; non c’è alcun territorio predeterminato di cui possiamo tracciare una mappa: è l’azione stesso del tracciare una mappa che genera le caratteristiche del territorio”.

    A livello psicologico, oltre che filosofico ed epistemologico, questa concezione ha implicazioni di vastissima portata e permette di capire meglio cos’è l’ego, l’Io e la Coscienza, come vedremo. C’è da sottolineare che la visione psicologica dell’essere umano espressa nelle grandi tradizioni spirituali, per esempio nelle Upanishad, come anche nel Cristianesimo, sostengono da millenni esattamente questo: che noi non percepiamo la Realtà, ma la nostra realtà, che tra noi e la Verità ci sono i filtri dei nostri condizionamenti, dei nostri pensieri, emozioni, ricordi, desideri. La Libertà, il Risveglio, lo sciogliersi dal velo fascinoso di Maya, dall’Illusione, è cogliere la Realtà direttamente e questo coincide immediatamente con Essere la Realtà.

    Quindi, a ogni livello evolutivo, l’olone agisce orizzontalmente come tutto agendo secondo la sua identità o struttura profonda e come parte in relazione/comunione con l’ambiente che in base alla sua struttura profonda percepisce. Ma l’evoluzione avviene attraverso trasformazioni delle strutture profonde in senso verticale, come la molecola d’acqua che emerge dall’unione degli atomi di idrogeno e ossigeno e che ha una struttura profonda differente dagli atomi che la compongono. Quindi l’evoluzione non è addizioni di parti, ma “auto-organizzazione attraverso auto-trascendenza”.

    9) Se si distrugge un tipo di olone, si distruggeranno tutti gli oloni superiori ma nessun olone inferiore. Ne abbiamo già parlato. Ma precisiamo meglio e approfondiamo. Come abbiamo visto più un olone procede nella serie evolutiva, maggior profondità acquisisce, cioè include sempre più livelli come suoi sub-oloni. Ora distinguiamo i concetti di fondamentale e significante. Più un olone è fondamentale meno è significante. Un olone che ha poca profondità è più fondamentale per l’Universo perché esso costituisce il componente di molti altri oloni, per esempio l’atomo. Ma pur essendo fondamentale, perché distruggendolo si distruggerebbero molti oloni superiori di una sequenza olistica, è meno significante perché abbraccia come suoi componenti molto poco Universo.

    10) Le olarchie coevolvono. Gli oloni non evolvono isolatamente perché non esistono oloni isolati, ci sono contesti, all’interno di contesti, all’interno di contesti infinitamente verso il basso e verso l’alto. Questo è ciò che si intende per “coevoluzione”. Cioè l’unità di evoluzione non è un olone isolato, ma un olone e il suo inseparabile ambiente.

    In altri termini come un olone è tutto/parte così è sempre identità/azione in relazione/comunione; a livello psicologico diremmo un Io in relazione a un Tu. L’olone individuale e quello sociale evolvono insieme, microcosmo e macrocosmo evolvono insieme. (Il fisico austriaco E. Jantsch nel suo libro “The self-organizing Universe” ha studiato questa relazione tra micro e macro strutture. Questo libro presentò negli anni settanta una prima sintesi dei modelli di auto-organizzazione. L’opera di Jantsch è stata ripresa e rielaborata alla luce degli ulteriori sviluppi della matematica della complessità, della teoria del caos e della teoria dell’”autopoiesi” di Maturana e Varela). Anche se un olone esiste in modo inseparabile dal suo ambiente sociale, il fattore che lo definisce è la sua particolare forma o struttura profonda, la sua identità/azione.

    11) Il micro si trova in una relazione di scambio con il macro a tutti i livelli della sua profondità. Così in un essere umano il corpo fisico esiste in un sistema di relazione con altri corpi fisici, per esempio in termini di gravitazione, forze materiali, luce, calore, acqua, ecc. Inoltre si riproduce fisicamente attraverso la produzione e consumazione di cibo, attraverso il lavoro sociale organizzato in una economia dove è possibile lo scambio di beni materiali. L’umanità a livello biologico si riproduce attraverso relazioni emozionali e sessuali e un adeguato ambiente sociale. Dipende dalle relazioni con gli altri sistemi biologici e dagli scambi armoniosi con la biosfera. Il livello mentale è in continua relazione e scambio con l’ambiente culturale e simbolico e soprattutto con gli altri esseri umani, scambio che è mediato dalle tradizioni, dalle istituzioni di ogni particolare società in modo che la società stessa si riproduce nella noosfera.

    12) Questo è uno dei principi più importanti. L’evoluzione ha una direzionalità, uno scopo. Quindi non è casuale. La freccia del tempo dell’evoluzione che era stata riconosciuta all’inizio solo come esistente nella biosfera viene comprese dalla scienza della complessità come presente nei tre regni dell’evoluzione. Questa direzionalità va nel senso dell’aumento della complessità, della differenziazione/integrazione, della organizzazione/strutturazione, dell’autonomia relativa, e come aumento dello scopo/telos. Questo non vuol dire che non avvengano regressioni e dissoluzioni. Ma, secondo la scienza, l’evoluzione ha un fine generale, una direzione globale che è quella di aumentare la profondità, attraverso la differenziazione e l’integrazione.

    L’aumento dello scopo/telos significa che la struttura profonda di un olone, la sua identità/azione, agisce come un magnete, un attrattore per l’attualizzazione di quell’olone nel tempo – spazio. Così operano a livello della fisiosfera gli attrattori caotici della Teoria del Caos, che sono strutture ordinate complesse che costringono il comportamento di sistemi apparentemente casuali e imprevedibili. Il codice genetico della ghianda ha la quercia inscritta in esso e, attraverso processi di traslazione orizzontale e trasformazione verticale, il seme si dispiega nell’albero in modo olarchico.

    Anche la mente ha un telos. Anche la psiche ha una direzionalità, altrimenti non potrebbe diventare bloccata, malata. Questo riconoscono tutte le psicologie che contemplano uno sviluppo o evoluzione. La psicoanalisi, la Psicosintesi, la psicologia evolutiva tutte indicano che la psiche si muove sempre verso maggiore profondità e complessità, verso un fine che è diverso per ogni teorico e rappresenta il contesto oltre il quale secondo il suo punto di vista è impossibile andare, altre il quale non ci può più essere espansione, crescita, ampliamento.

    Per Freud si trattava dell’ego integrato e dell’organizzazione genitale adeguata; per Piaget il pensiero operazionale-formale; per la Psicosintesi il Sé transpersonale; per Teilhard de Chardin la Coscienza Cristica. In ognuno di questi punti di vista c’è una parte di verità: ognuno si riferisce a diversi livelli della Grande Catena dell’Essere in cui ogni olone è sottoposto a due tensioni. Come un tutto ha una autonomia relativa, una relativa libertà e felicità. Ma come parte è alienato, scollegato da quei contesti che sono inaccessibili alla sua percezione. Soffre di incompletezza, sente i limiti dei propri confini finché non riesce a raggiungere un più vasto e profondo contesto o livello.

    Questa è la spinta dell’evoluzione. Wilber nel suo libro “Il progetto Atman”, presenta questo bisogno di sempre maggiore profondità e coscienza, dalla materia, alla vita, alla mente, allo Spirito nel senso di questa tensione e insoddisfazione. Dimentichi come siamo della nostra vera natura, ci perdiamo, continuando a cercare nei posti sbagliati l’acqua che potrebbe dissetarci. “A ogni stadio del processo di ritorno dello Spirito verso se stesso noi (voi e io) ricordiamo magari vagamente, magari in modo intenso, che un tempo fummo consciamente una cosa sola con il Divino. (…) In realtà potremmo presumere che tutte le cose intuiscono, a un livello o a un altro, che il loro fondamento è lo Spirito stesso. Tutte le cose sono spinte, stimolate, trascinate per esprimere questa comprensione. Ciò nonostante, prima del risveglio divino, si cerca lo Spirito in un modo che di fatto ne impedisce la realizzazione. (…) Il progetto Atman: il tentativo di trovare lo Spirito in modi che lo impediscono e impongono gratificazioni sostitutive”.

    E’ in questo modo che i “fini” delle varie concezioni o visioni (funzionamento sessuale, ego integrato, affermazione personale, fino al Sé e alle dimensioni traspersonali, ecc.) vanno visti come tappe evolutive in una sequenza olarchica che implica un continuo processo di integrazione e trascendenza. Ognuno di esse non è il punto finale, la conclusioni della storia. Questo permette di integrare teorie e scuole che sembrano dire cose diverse solo perché si riferiscono a diversi livelli di evoluzione.

    Possiamo pensare alla Catena dell’Essere espressa come i sette chakra, che sono appunto una sequenza olarchica che esprima l’evoluzione della coscienza dai livelli più semplici e meno complessi di tipo materiale e biologico (impulsi, istinti di sopravvivenza, fame, sesso, cibo, paura) ai chakra più elevati e con maggiore profondità (che dal livello dell’Ego razionale si evolvono progressivamente verso la conoscenza superiore intuitiva e le dimensioni transpersonali). Da un livello di integrazione e trascendenza maggiore si possono abbracciare i livelli inferiori che diventano parti, sub-oloni. E inoltre non ci può essere fine della storia perché non c’è mai un Tutto che non sia anche Parte, dovunque verso il basso e dovunque verso l’alto.

    Un altro aspetto importante di questo fondamentale principio riguarda l’aumento già menzionato dell’autonomia relativa. Se l’animale ha una maggiore autonomia relativa rispetto alla pianta perché, per esempio, può muoversi, l’essere umano raggiunge un livello molto elevato di relativa autonomia, l’autonomia è sempre relativa perché l’olone non è mai solo un tutto (autonomia) ma sempre anche una parte (relativa). In realtà non c’è mai totale autonomia perché siamo immersi in contesti che sono immersi in contesti.

    Per esempio siamo immersi nell’inconscio e per raggiungere una vera autonomia bisogna integrare Ego e inconscio. Ma siamo anche immersi in strutture linguistiche che determinano il senso senza che ne siamo consapevoli; le strutture linguistiche sono a loro volta immerse nel contesto delle visioni del mondo, e queste visioni sono parti dei grandi contesti rappresentati dalle pratiche sociali che si sono formate attraverso i secoli. Studiosi come Heidegger Gebser, Marx, Habermas, Foucault, Freud, hanno espresso, ognuno nel suo ambito, questi concetti.

    Inoltre tutto questo esiste nel più vasto contesto dello Spirito, secondo affermano filosofi come Shelling, Hegel, Plotino. Quindi contesti dentro contesti. Ogni volta che ci muoviamo da un contesto a uno superiore, ogni volta che ci identifichiamo con un livello più profondo ( per esempio quando l’Io non è più identificato con il corpo e i suoi impulsi, né con le emozioni ma con la mente o Ego razionale, se tutto è andato bene e nel processo non sono avvenute dissociazioni e repressioni) abbiamo raggiunto un prospettiva più ampia, abbiamo approfondito la nostra percezione, abbiamo una maggiore autonomia relativa, una maggiore libertà.

    E più si sale di livello più l’autonomia aumenta, sia che pensiamo alla serie fisiosfera, biosfera, noosfera, teosfera in senso di evoluzione filogenetica, sia che pensiamo alla serie dei sette chakra, o alla serie che rappresenta l’evoluzione della coscienza individuale, in senso ontogenetico, che va dalla sensazione, percezione, impulso fino all’emozione, ai simboli, ai concetti, al pensiero razionale analitico, al pensiero integrativo, ecc. con corrispettive visioni morali, capacità affettive, visioni del mondo, interrelazioni e così via. Vedremo questo in dettaglio in altri scritti. Adesso ci preme sottolineare che con l’evoluzione aumenta l’autonomia relativa e la libertà.

    Aggiorniamo la Grande Catena dell’Essere

    Utilizzare la Grande Catena dell’Essere presente in tutte le grandi tradizioni si saggezza e spirituali dell’Occidente e dell’Oriente è un modo semplice e comprensibile di presentare l’approccio integrale o olistico alla realtà. La Grande Catena comprende in forma semplificata la serie: materia, vita, mente/psiche, anima, spirito e ognuno di questi campi o livelli ha almeno una “disciplina” particolare che se ne occupa: la fisica, la biologia, la psicologia, la religione, il misticismo.

    Wilber ha ampliato la tradizionale Catena dell’Essere, materia, corpo, mente, anima e spirito, includendo: materia (fisico); corpo (sensazione, percezione, impulso, emozione); mente (immagine, simbolo, concetto, regola, pensiero formale, visione-logica); anima (psichico, sottile); spirito (causale, non duale). In questo modo sono stato incorporate nei livelli più bassi della Catena le conoscenze delle scienze occidentali, soprattutto per quanto riguarda la psicologia evolutiva e cognitiva. Inoltre Wilber ha notato e corretto alcune inadeguatezze della Grande Catena alla luce dei contributi dati dalla scienza all’evoluzione della coscienza e dell’Universo.

    Nella tradizionale Grande Catena la “mente” era sempre intesa come la capacità razionale o logica, mentre i livelli pre-razionali erano praticamente ignorati. Così tutto ciò che non era razionale veniva considerato trans-razionale (come avviene anche spesso nella psicologia del profondo di Jung). L’esplorazione dei livelli pre-razionali è stata un contributo fondamentale della psicologia evolutiva infantile e anche dell’antropologia e dell’etnologia.

    Quindi in tutte le tradizioni spirituali (Cristianesimo, Induismo, Buddismo, Sufismo, Taoismo, sciamanesimo, ecc.) si è quasi sempre caduti nell’errore di confondere gli stadi pre-razionali con gli stadi trans-razionali, dal momento che non si faceva distinzione tra i livelli magico e mitico e i livelli psichico e sottile. Distinzione che, peraltro, è spesso difficile operare in modo netto, proprio perché per l’onnipresenza dello Spirito a tutti i livelli come loro “essenza” o “quiddità” si può facilmente sfondare dal magico nello psichico e dal mitico nel sottile e addirittura saltare a livelli anche più elevati. Quando si ha, per esempio, una visione della Madonna si tratta di una esperienza del livello mitico o sottile?

    Il modo più corretto per affrontare il problema deve tenere conto del livello di evoluzione della coscienza della persona che ha la visione. Il contatto con un archetipo superiore del livello sottile viene tradotto secondo le strutture superficiali della mia cultura e delle mie credenze in una visione che ha le sembianze delle Madonna se sono cattolico. Se fossi un partecipante dei Misteri Eleusini avrei probabilmente identificato la figura femminile con la Grande Madre Demetra. Ma l’archetipo proveniva dalle stesse regioni sottili. Quello che è importante è il mio livello di coscienza in termini cognitivi e morali.

    Se mi trovo al livello razionale di tipo illuministico, considero un tale avvenimento come un’allucinazione o un disturbo mentale poiché penso che credere in tutto ciò che non può essere osservato e misurato sperimentalmente dalla scienza è pura superstizione o follia; se sono a un livello cognitivo pre-razionale con una morale sociocentrica e convenzionale, cioè mi identifico con la cultura e la religione del mio gruppo o del mio paese e considero tutti gli altri come nemici e infedeli, allora leggerò l’esperienza come una conferma che la mia religione è quella vera, l’unica e tutti devono convertirsi o saranno eliminati.

    Se sono a un livello post-razionale, per esempio visione-logica (che è il primo livello in cui viene trasceso l’insieme “mente-corpo”, è olistico e capace di operare l’integrazione degli opposti) posso avere visioni di Iside, della Madonna, di Kali e considerarle come manifestazioni dell’archetipo dell’energia creatrice femminile che può assumere varie forme a seconda dei contesti e delle culture. Se sono oltre il livello sottile, allora qualsiasi manifestazione anche quella numinosa degli archetipi superiori del sottile la considererò come un oggetto della mia coscienza e una forma da trascendere per realizzare il Divino senza forma, il Non Duale.

    Non distinguere chiaramente gli stadi pre e trans-razionali genera una ulteriore confusione. Diventa, infatti, difficile rendersi conto delle psicopatologie che sono connesse ai primi stadi di sviluppo della psiche infantile. In particolare le psicosi, i disordini borderline e narcisistici e le psiconevrosi. La mancata distinzione tra stati transpersonali di unione mistica, o di trascendenza dell’ego o di samadhi e gli stati patologici di fusione, di non differenziazione tra me e ciò che non è me, stati in cui l’io empirico non si è ancora strutturato, è estremamente dannosa, e può portare, come è successo, a ridurre ogni mistico e ogni santo a uno psicopatico e viceversa.

    La Grande Catena è stata vista inoltre come data una volta per tutte, senza movimento nel tempo. L’evoluzione era sconosciuta alle grandi tradizioni del passato essendo uno dei massimi contributi della scienza moderna occidentale alla comprensione dell’universo e della vita. L’evoluzione che viene fatta iniziare con il Big Bang, corrisponde al dispiegarsi della Grande Catena dalla materia, alla vita, alla mente. Restano fuori le dimensioni spirituali non riconosciute dalle scienza.

    La sequenza olarchica (cioè una serie di livelli sempre più complessi e ordinati gerarchicamente) presente nella Grande Catena: dalla materia alla vita alla mente all’anima e allo spirito, riguardava essenzialmente lo spettro della coscienza interiore. Alla luce delle nostre conoscenze attuali, questo non è più sufficiente. Ogni livello verticale della Grande Catena deve essere integrato con le dimensioni orizzontali dei quattro quadranti, che vedremo in dettaglio tra breve. Bisogna, cioè, aggiungere allo spettro soggettivo della coscienza, gli aspetti correlati che sono oggettivi ed esterni: il cervello, le visioni del mondo culturali intersoggettive e i sistemi sociali ed economici collettivi. Tutti aspetti misconosciuti dalle tradizioni che si basavano in passato sulla Grande Catena.

    Lo sviluppo della conoscenza e del sapere in tanti ambiti delle scienze moderne rendono necessario questo “aggiornamento” e integrazione della visione tradizionale che altrimenti non può sostenere le critiche che dall’Illuminismo in poi le sono state avanzate fino a farla cadere in un quasi totale oblio dopo che era stata la visione del mondo dominante per millenni.

    I Quattro Quadranti

    Wilber è arrivato ai Quattro Quadranti dopo un grande travaglio e molto lavoro, come racconta nel suo diario One Taste. La prima formulazione completa dei quadranti si trova nel libro Sex, Ecology and Spirituality un tomo di più di 800 pagine di cui A Brief History of Everything costituisce una sintesi semplificata. Analizzando praticamente tutto lo scibile umano, dalla teoria dei sistemi all’ecologia, dall’ecofemminismo alla filosofia, dalla psicologia alla sociologia, dalle grandi religioni alle tradizioni spirituali, dal vijnana buddista ai kosha vedantini, Aurobindo e Plotino, e poi Piaget, Marx, Maslow, Assagioli, la Kabbala, Habermas, Kohlberg, Gilligan, ecc., Wilber si rese conto che tutti usavano olarchie, che lo facessero coscientemente o no. Gerarchie nello sviluppo della materia e della vita, nello sviluppo cognitivo, morale, dei bisogni, nello sviluppo psicologico e spirituale, nello strutturalismo, nella linguistica. Olarchie ovunque. Centinaia e centinaia di mappe olarchiche.

    Tutte sembravano simili, avevano somiglianza innegabili, ma erano anche in contrasto, differivano, si contraddicevano. Ma a poco a poco emerse un modello per organizzarle, per renderle compatibili, integrarle. Esse si riferivano a quattro diversi tipi di olarchia. Nessuno lo aveva mai capito e detto prima. Tutte quelle mappe olarchiche avevano ognuna a che fare con uno specifico territorio e in tutto si trattava di quattro territori. I Quattro Quadranti. Questi quattro quadranti, così come Wilber li presenta, danno solo un’indicazione, non sono esaustivi e in effetti già molti studiosi li stanno utlizzando nei loro ambiti di ricerca sviluppandoli, arricchendoli, adattandoli.

    I quadranti sono uno strumento formidabile per comprendere come si manifesta la realtà. Oloni che evolvono verticalmente attraverso il procedimento differenzia-trascendi-includi e in quattro direzioni orizzontali: soggettivo individuale, oggettivo individuale; soggettivo collettivo; oggettivo collettivo. Cioè ogni olone ha un interno e un esterno nelle sue due forme individuale e collettivo.

    Vediamo l’olone individuale nelle sue forme interiore ed esteriore. Wilber pone nel Quadrante Alto/Destra l’olarchia come viene presentata in un testo classico di biologia. Ogni livello trascende e include il precedente e segue i principi o leggi che regolano l’evoluzione degli oloni. Nel Quadrante Alto/Sinistra vengono riportati i tipi di coscienza soggettiva interna corrispondente a ogni livello esterno. La parte Alto/Sinistra indica come l’olone si presenta dall’interno e la parte Alto/Destra come appare dall’esterno. Come appare all’esterno è l’aspetto oggettivo, come si presenta dall’interno è l’aspetto soggettivo. Da notare che alla scienza empirica, obiettiva non interessa la coscienza interiore. L’irritabilità, cioè la capacità di rispondere attivamente a uno stimolo, comincia con le cellule.

I QUADRANTI DI WILBER

ALTO/SINISTRA                      ALTO/DESTRA

individuale/interno                      individuale/esterno

1- prensione                                  1-atomi

2-prensione                                   2-molecole

3-irritabilità                                   3-cellule procarioti

4-irritabilità                                   4-cellule eucarioti

5-sensazioni rudimentali              5-organismi metabolici(piante)

6-sensazione                                 6-organismi proto-neuronali(celenterati)

7-percezione                                 7-organismi neuronali (anellidi)

8-percezione/impulso                  8-corda neuronale (pesci, anfibi)

9-impulso/emozione                    9-tronco encefalico (rettili)

10-emozione/immagine               10-sistema limbico(paleomammiferi)

11-simboli                                      11-neocorteccia (primati)

12-concetti                                    12-neocortecciacomplessa (umani)

Nei quadranti inferiori sono descritti gli aspetti collettivi: quello interno si trova nel Quadrante Basso/Sinistra, corrisponde all ‘ evoluzione culturale, e quello esteriore o esterno nel Quadrante Basso/Destra, corrisponde all’ evoluzione sociale ed economica:

BASSO/SINISTRA                     BASSO/DESTRA

collettivo/interno                         collettivo/esterno

1-2-fisico/pleromatico                  1-2-galassie/pianeti

3-protoplasmatico                        3-sistema Gaia

4-vegetativo                                  4-ecosistema eterotrofo

5-6-locomotorio                           5-6–società con divisione del lavoro

7-uroborico                                   7-gruppi/famiglie

8-tifonico                                                 “

9-arcaico                                        9-tribù

10-magico                                      10-villaggio tribale

11-mitico                                        11-prima organizzazione statale/impero

12-razionale                                    12-nazione/stato

13-centaurico                                  13-organizzazione planetaria

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La Dott.ssa Giovanna Visini riceve su appuntamento nel suo studio a Milano in via G.B. Moroni, 22.

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