A.R.A.T ( Associazione Rebirthing ad Approccio Transpersonale )
Dott.ssa GIOVANNA VISINI
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La Nuova Era Integrale

Avanguardia Evolutiva e Sistema

Operativo Integrale

di Ken Wilber - (Stralcio A: dal Libro "Kosmic Karma" di prossima pubblicazione)

Traduzione libera dall'inglese di G.Visini

Parte IV. Fatti e Interpretazioni (Sezione A)

Due sono i contributi fondamentali delle epistemologie postmoderne (Nietzsche, Heidegger, Gadamer, Foucault, Derrida, Lyotard): da una parte, esse hanno introdotto verità straordinariamente importanti nell’ambito dell’epistemologia umana e, dall’altra, hanno creato in questo campo una confusione quasi insanabile. Qualsiasi approccio metodologico integrale e pluralista deve allora trovare il modo per onorare le intuizioni sempre valide del postmodernismo, evitando le dannose confusioni che lo hanno inevitabilmente accompagnato.

La controversia più importante tra le epistemologie postmoderne e quelle moderne/premoderne ruota intorno al seguente dilemma: se si debba assegnare la palma della verità al relativismo o all’universalismo – oppure, ma è la stessa cosa, se siano più importanti i fatti o le interpretazioni. L’impostazione stessa della controversia dimostra che essa si colloca pressoché interamente all’interno del paradigma del primo-ordine (cioè, la “macchina” di produzione di dati del primo-ordine) – la disputa coinvolgeva, infatti, le essenze blu, gli universali arancioni e i pluralismi verdi, dove ciascuno considerava vero se stesso e falsi gli altri. Un paradigma turchese del secondo-ordine permette, invece, un modo molto più proficuo di procedere, illuminando le verità parziali contenute in ciascuna di quelle posizioni e, poi, ricollocandole in un modello più integrale e compassionevole; questo modello esprime l’auto-riflessione del momento turchese come parte della comprensione che la matrice AQAL ha di se stessa. In questo modo vedremo che la controversia non è tra fatti e interpretazioni, ma coinvolge, invece, la comprensione di come fatti e interpretazioni siano entrambi dimensioni integrali di questo e di ogni momento.

Personalmente, non conosco altri approcci che, si avvicinino all’elaborazione di un modello che integri le verità delle visioni premoderne, moderne e postmoderne. Al contrario, gli approcci oggi esistenti tendono a scegliere uno di questi momenti (premoderno, moderno e postmoderno) e a condannare violentemente gli altri – un esempio vivente, purtroppo, di una mentalità del primo-ordine ancora in guerra con i vicini. Vediamo se noi riusciamo a introdurre un momento integrale del secondo-ordine che onori i precedenti, ricollocandoli in uno schema più ampio, uno schema che recuperi le loro pretese di verità, limitandone però la portata. Liberando, infatti, ciascuno di essi dal loro assolutismo, le loro verità parziali sempre valide potranno essere registrate, incluse e abbracciate nel dispiegamento di questo momento che avanza rapidamente verso la sua realizzazione.

Una visione d’insieme: Il Pluralismo Integrale Rivoluzionario

Abbandoniamo, ora, la disamina della natura del karma kosmico nei quattro quadranti e analizziamo, un po’ più da vicino, quelle metodologie che appaiono più adeguate a svelare/attivare i quadranti. I quadranti, ricordiamolo, non sono altro che variazioni delle prospettive che sono radicate in tutte le principali lingue naturali: la prima persona (singolare: io, plurale, noi); la seconda persona (singolare: tu; plurale: voi, noi); e la terza persona (singolare: lui, lei, ciò; plurale: essi, esse, loro). Noi spesso li sintetizziamo con io, noi, ciò, essi (o più semplicemente io, noi e ciò).

Il punto è che ognuna di queste prospettive incorpora una dimensione particolare dell’essere-nel-mondo. Inoltre, ognuna di queste dimensioni dell’essere-nel-mondo (o ognuno di questi quadranti) può essere avvicinata attraverso differenti forme di indagine. Queste indagini differenti – dalla fenomenologia, all’ermeneutica, all’indagine collaborativa, alla teoria dei sistemi – svelano aspetti differenti del kosmo, ma ogni approccio tende a scambiare il suo angolino per la totalità, ignorando e negando, così, le importanti realtà degli altri quadranti (senza menzionare che il fatto stesso di credere all’esistenza di altri quadranti viene visto di solito come la manifestazione di qualche terribile patologia).

In altri termini, per quanto importanti, tutte queste metodologie tendono a essere cieche di fronte alle realtà degli altri quadranti. Noi vogliamo rivolgere la nostra attenzione proprio a questa storica cecità che opera ancora come una diffusa abitudine kosmica, perché questa cecità ha bisogno di un movimento sostenuto di trascendenza e di novità creativa per poter sfuggire ai pregiudizi ereditati. Chiamiamo questo pregiudizio assolutismo di un quadrante, sia che esso appaia nel positivismo, nella fenomenologia o nel postmodernismo.

Se mai entreremo in quell’era integrale che rappresenta l’avanguardia evolutiva, allora sarà di grandissimo aiuto riuscire a prendere in considerazione e superare questo diffuso assolutismo di un quadrante. Un passo significativo in questa direzione può essere fatto riconoscendo semplicemente le importanti verità offerte da ciascuna delle principali forme di indagine (invece che condannarle tutte tranne la propria).

In breve, ecco quello che suggeriamo: empirismo e comportamentismo riguardano primariamente le modalità dell’essere-nel-mondo della terza-persona singolare (A/D); introspezione e fenomenologia riguardano primariamente le modalità dell’essere-nel-mondo della prima-persona singolare (A/S); ermeneutica e indagine collaborativa riguardano primariamente le modalità dell’essere-nel-mondo della seconda-persona plurale e della prima-persona plurale (B/S); e le scienza ecologiche, il funzionalismo strutturale e la teoria dei sistemi riguardano primariamente i modi dell’essere-nel-mondo della terza-persona plurale (B/D). Naturalmente, sono disponibili moltissimi altri tipi di indagine, ma quelli che abbiamo menzionato sono tra quelli storicamente più significativi e saranno, quindi, l’oggetto di una nostra breve analisi.

Se mettiamo insieme questi modi di indagine in un modello, svelato e attivato dalla cognizione turchese, otteniamo quello che chiamiamo pluralismo metodologico integrale che incarna il lato pratico della Post-Metafisica Integrale.

Se mai entreremo in quell’era integrale che rappresenta l’avanguardia evolutiva, sarà probabilmente sotto la bandiera del pluralismo metodologico integrale. Clare Graves definisce la trasformazione dal primo al secondo ordine, “un memorabile salto di significato”, poiché, mentre i meme del primo-ordine sono convinti che la loro visione del mondo sia l’unica valida, la coscienza del secondo-ordine riconosce totalmente e onora le verità parziali di tutte le visioni del mondo. In altri termini, il salto dal primo al secondo ordine è un salto dalla parzialità al pluralismo integrale e all’olismo.

Concretamente, questo vuol dire che tutti i modi parziali dell’indagine umana improvvisamente assumono una profonda rilevanza in quanto tessere importanti delle più vasto puzzle kosmico, ognuna delle quali ha qualcosa di straordinariamente significativo da comunicarci. Il pluralismo metodologico integrale diventa, allora, la bandiera di questo memorabile salto di significato.

Naturalmente, vi sono molte altre vie attraverso cui la coscienza del secondo-ordine comincerà a raggiungere un numero sempre più vasto di membri di ogni società data, ma qui stiamo discutendo della punta culminante dello sviluppo, ovvero di un’era integrale che rappresenta l’avanguardia evolutiva. Come ha sottolineato Goldstone, è stato verificato empiricamente che la leadership dell’élite è un prerequisito delle rivoluzioni. Affinché queste rivoluzioni (o anche riforme) siano di natura autenticamente verticale e portatrici di trasformazione, un quinto fattore è necessario – si tratta, in particolare, di un aumento di Eros o profondità in uno dei quadranti – e, poiché l’élite all’avanguardia oggi è verde (e lo è stato per 20 anni), ne consegue che il quinto fattore in questo caso significa un paradigma giallo, o una ingiunzione e una pratica sociale integrali, e la pratica attuale del pluralismo metodologico integrale è organicamente adatta a quella funzione.

In breve, maggiore è il numero degli esseri umani che si impegnano in un pluralismo metodologico integrale – la cui natura essenziale è di riconoscere, onorare e includere tutte le genuine modalità dell’indagine umana - più grande sarà la probabilità che l’avanguardia della configurazione AQAL in quella cultura subisca una crisi di legittimazione, seguita da “un memorabile salto di significato” dalla coscienza del primo-ordine alla coscienza del secondo-ordine, con la possibilità che la coscienza e la cultura di questa avanguardia si diffonda in seguito a più ampi segmenti della società in generale.

Ogni Metodologia Attiva una Dimensione dell’Essere-nel-Mondo

Ognuna delle metodologie (empirismo, indagine collaborativa, teoria dei sistemi) sono, di fatto, tipi di pratiche o ingiunzioni – in tutti i casi, non riguardano soltanto ciò che gli esseri umani pensano, ma ciò che fanno – e, di conseguenza, quelle pratiche producono, attivano e illuminano una particolare dimensione del loro essere – comportamentale, intenzionale, culturale e sociale. Per esempio, la forma genuina dell’indagine partecipativa e collaborativa – nella quale due o più soggetti di consapevolezza entrano in un circuito di orizzonti condivisi e, quindi, producono uno spazio di intenzionalità, significati e comprensione reciproca che si sovrappongono – la forma genuina di questa pratica di ingiunzione permette, attiva, produce la dimensione intersoggettiva degli individui stessi. (Per questa ragione, forme diverse di praxis generano theoria diverse.)

Sotto il potenziale di attivazione delle varie forme di pratica (fenomenologia, empirismo, ermeneutica, investigazioni ecologiche, pratiche contemplative), sono energizzate varie dimensioni di un olone: esse “si accendono” in una risonanza vibratoria, attivando lo spazio concreato anche dal soggetto che investiga (spazio che però non è creato unicamente dal soggetto), e si manifestano nell’apertura creata, in parte, dalla forma di indagine.

Di conseguenza, quando assumo la posizione in prima-persona nei confronti di questo momento, io accendo la dimensione soggettiva dell’essere-nel-mondo, molti aspetti della quale sono svelati dalla fenomenologia introspettiva. Quando assumo la posizioni in seconda-persona, accendo le dimensioni intersoggettive dell’essere-nel-mondo, di cui molti aspetti sono svelati dall’ermeneutica e dalle indagini collaborative. Quando assumo la prospettiva in terza-persona nei riguardi di questo momento, accendo le dimensioni oggettive (interoggettive) dell’essere-nel-mondo. (Discuteremo molti esempi di questo tra breve.)

Questa è la ragione per cui nessuna di queste dimensioni (ovvero, nessuna di queste occasioni in uno qualsiasi dei quadranti) è semplicemente preesistente o predeterminata, non se ne sta là fuori in attesa di essere scoperta – ma queste dimensioni non sono neppure totalmente create dal soggetto o dall’intersoggettività che investiga (questa non è altro che la patologia del postmodernismo). Come abbiamo visto, alcuni aspetti di queste dimensioni (o realtà, in generale) sono dati – cioè, essi preesistono rispetto alla coscienza del soggetto che investiga. Questi dati o a priori kosmici includono le varie abitudini kosmiche e l’eredità quadratica che abbiamo già discusso. Lo abbiamo espresso in questi termini: l’a priori o il dato preesistente in cui si radica questo momento è la matrice AQAL del momento precedente, che arriva sulla scena come un dato (un’eredità proveniente dal momento precedente), ma che non esiste mai semplicemente come un dato preesistente, poiché è assunto, trasceso e incluso, trasformato e rielaborato dalla matrice AQAL di questo momento, visto che l’auto-organizzazione attraverso l’auto-trascendenza si dispiega creativamente momento-dopo-momento.

 

 


©2007-2008 Giovanna Visini - Ultimo aggiornamento: 01/12/2007