Parte
IV. Fatti e Interpretazioni (Sezione A)
Due
sono i contributi fondamentali delle epistemologie postmoderne
(Nietzsche, Heidegger, Gadamer, Foucault, Derrida, Lyotard): da una
parte, esse hanno introdotto verità straordinariamente
importanti nell’ambito dell’epistemologia umana e,
dall’altra, hanno creato in questo campo una confusione quasi
insanabile. Qualsiasi approccio metodologico integrale e pluralista
deve allora trovare il modo per onorare le intuizioni sempre valide del
postmodernismo, evitando le dannose confusioni che lo hanno
inevitabilmente accompagnato.
La
controversia più importante tra le epistemologie postmoderne
e quelle moderne/premoderne ruota intorno al seguente dilemma: se si
debba assegnare la palma della verità al relativismo o
all’universalismo – oppure, ma è la
stessa cosa, se siano più importanti i fatti o le
interpretazioni. L’impostazione stessa della controversia
dimostra che essa si colloca pressoché interamente
all’interno del paradigma del primo-ordine (cioè,
la “macchina” di produzione di dati del
primo-ordine) – la disputa coinvolgeva, infatti, le essenze
blu, gli universali arancioni e i pluralismi verdi, dove ciascuno
considerava vero se stesso e falsi gli altri. Un paradigma turchese del
secondo-ordine permette, invece, un modo molto più proficuo
di procedere, illuminando le verità parziali contenute in
ciascuna di quelle posizioni e, poi, ricollocandole in un modello
più integrale e compassionevole; questo modello esprime
l’auto-riflessione del momento turchese come parte della
comprensione che la matrice AQAL ha di se stessa. In questo modo
vedremo che la controversia non è tra fatti e
interpretazioni, ma coinvolge, invece, la comprensione di come fatti e
interpretazioni siano entrambi dimensioni integrali di questo e di ogni
momento.
Personalmente,
non conosco altri approcci che, si avvicinino
all’elaborazione di un modello che integri le
verità delle visioni premoderne, moderne e postmoderne. Al
contrario, gli approcci oggi esistenti tendono a scegliere uno di
questi momenti (premoderno, moderno e postmoderno) e a condannare
violentemente gli altri – un esempio vivente, purtroppo, di
una mentalità del primo-ordine ancora in guerra con i
vicini. Vediamo se noi riusciamo a introdurre un momento integrale del
secondo-ordine che onori i precedenti, ricollocandoli in uno schema
più ampio, uno schema che recuperi le loro pretese di
verità, limitandone però la portata. Liberando,
infatti, ciascuno di essi dal loro assolutismo, le loro
verità parziali sempre valide potranno essere registrate,
incluse e abbracciate nel dispiegamento di questo momento che avanza
rapidamente verso la sua realizzazione.
Una
visione d’insieme: Il Pluralismo Integrale Rivoluzionario
Abbandoniamo,
ora, la disamina della natura del karma kosmico nei quattro quadranti e
analizziamo, un po’ più da vicino, quelle
metodologie che appaiono più adeguate a svelare/attivare i
quadranti. I quadranti, ricordiamolo, non sono altro che variazioni
delle prospettive che sono radicate in tutte le principali lingue
naturali: la prima persona (singolare: io, plurale, noi); la seconda
persona (singolare: tu; plurale: voi, noi); e la terza persona
(singolare: lui, lei, ciò; plurale: essi, esse, loro). Noi
spesso li sintetizziamo con io, noi, ciò, essi (o
più semplicemente io, noi e ciò).
Il
punto è che ognuna di queste prospettive incorpora una
dimensione particolare dell’essere-nel-mondo. Inoltre, ognuna
di queste dimensioni dell’essere-nel-mondo (o ognuno di
questi quadranti) può essere avvicinata attraverso
differenti forme di indagine. Queste indagini differenti –
dalla fenomenologia, all’ermeneutica, all’indagine
collaborativa, alla teoria dei sistemi – svelano aspetti
differenti del kosmo, ma ogni approccio tende a scambiare il suo
angolino per la totalità, ignorando e negando,
così, le importanti realtà degli altri quadranti
(senza menzionare che il fatto stesso di credere
all’esistenza di altri quadranti viene visto di solito come
la manifestazione di qualche terribile patologia).
In
altri termini, per quanto importanti, tutte queste metodologie tendono
a essere cieche di fronte alle realtà degli altri quadranti.
Noi vogliamo rivolgere la nostra attenzione proprio a questa storica
cecità che opera ancora come una diffusa abitudine kosmica,
perché questa cecità ha bisogno di un movimento
sostenuto di trascendenza e di novità creativa per poter
sfuggire ai pregiudizi ereditati. Chiamiamo questo pregiudizio
assolutismo di un quadrante, sia che esso appaia nel positivismo, nella
fenomenologia o nel postmodernismo.
Se
mai entreremo in quell’era integrale che rappresenta
l’avanguardia evolutiva, allora sarà di
grandissimo aiuto riuscire a prendere in considerazione e superare
questo diffuso assolutismo di un quadrante. Un passo significativo in
questa direzione può essere fatto riconoscendo semplicemente
le importanti verità offerte da ciascuna delle principali
forme di indagine (invece che condannarle tutte tranne la propria).
In
breve, ecco quello che suggeriamo: empirismo e comportamentismo
riguardano primariamente le modalità
dell’essere-nel-mondo della terza-persona singolare (A/D);
introspezione e fenomenologia riguardano primariamente le
modalità dell’essere-nel-mondo della prima-persona
singolare (A/S); ermeneutica e indagine collaborativa riguardano
primariamente le modalità dell’essere-nel-mondo
della seconda-persona plurale e della prima-persona plurale (B/S); e le
scienza ecologiche, il funzionalismo strutturale e la teoria dei
sistemi riguardano primariamente i modi dell’essere-nel-mondo
della terza-persona plurale (B/D). Naturalmente, sono disponibili
moltissimi altri tipi di indagine, ma quelli che abbiamo menzionato
sono tra quelli storicamente più significativi e saranno,
quindi, l’oggetto di una nostra breve analisi.
Se
mettiamo insieme questi modi di indagine in un modello, svelato e
attivato dalla cognizione turchese, otteniamo quello che chiamiamo
pluralismo metodologico integrale che incarna il lato pratico della
Post-Metafisica Integrale.
Se
mai entreremo in quell’era integrale che rappresenta
l’avanguardia evolutiva, sarà probabilmente sotto
la bandiera del pluralismo metodologico integrale. Clare Graves
definisce la trasformazione dal primo al secondo ordine, “un
memorabile salto di significato”, poiché, mentre i
meme del primo-ordine sono convinti che la loro visione del mondo sia
l’unica valida, la coscienza del secondo-ordine riconosce
totalmente e onora le verità parziali di tutte le visioni
del mondo. In altri termini, il salto dal primo al secondo ordine
è un salto dalla parzialità al pluralismo
integrale e all’olismo.
Concretamente,
questo vuol dire che tutti i modi parziali dell’indagine
umana improvvisamente assumono una profonda rilevanza in quanto tessere
importanti delle più vasto puzzle kosmico, ognuna delle
quali ha qualcosa di straordinariamente significativo da comunicarci.
Il pluralismo metodologico integrale diventa, allora, la bandiera di
questo memorabile salto di significato.
Naturalmente,
vi sono molte altre vie attraverso cui la coscienza del secondo-ordine
comincerà a raggiungere un numero sempre più
vasto di membri di ogni società data, ma qui stiamo
discutendo della punta culminante dello sviluppo, ovvero di
un’era integrale che rappresenta l’avanguardia
evolutiva. Come ha sottolineato Goldstone, è stato
verificato empiricamente che la leadership
dell’élite è un prerequisito delle
rivoluzioni. Affinché queste rivoluzioni (o anche riforme)
siano di natura autenticamente verticale e portatrici di
trasformazione, un quinto fattore è necessario –
si tratta, in particolare, di un aumento di Eros o
profondità in uno dei quadranti – e,
poiché l’élite
all’avanguardia oggi è verde (e lo è
stato per 20 anni), ne consegue che il quinto fattore in questo caso
significa un paradigma giallo, o una ingiunzione e una pratica sociale
integrali, e la pratica attuale del pluralismo metodologico integrale
è organicamente adatta a quella funzione.
In
breve, maggiore è il numero degli esseri umani che si
impegnano in un pluralismo metodologico integrale – la cui
natura essenziale è di riconoscere, onorare e includere
tutte le genuine modalità dell’indagine umana -
più grande sarà la probabilità che
l’avanguardia della configurazione AQAL in quella cultura
subisca una crisi di legittimazione, seguita da “un
memorabile salto di significato” dalla coscienza del
primo-ordine alla coscienza del secondo-ordine, con la
possibilità che la coscienza e la cultura di questa
avanguardia si diffonda in seguito a più ampi segmenti della
società in generale.
Ogni
Metodologia Attiva una Dimensione dell’Essere-nel-Mondo
Ognuna
delle metodologie (empirismo, indagine collaborativa, teoria dei
sistemi) sono, di fatto, tipi di pratiche o ingiunzioni – in
tutti i casi, non riguardano soltanto ciò che gli esseri
umani pensano, ma ciò che fanno – e, di
conseguenza, quelle pratiche producono, attivano e illuminano una
particolare dimensione del loro essere – comportamentale,
intenzionale, culturale e sociale. Per esempio, la forma genuina
dell’indagine partecipativa e collaborativa – nella
quale due o più soggetti di consapevolezza entrano in un
circuito di orizzonti condivisi e, quindi, producono uno spazio di
intenzionalità, significati e comprensione reciproca che si
sovrappongono – la forma genuina di questa pratica di
ingiunzione permette, attiva, produce la dimensione intersoggettiva
degli individui stessi. (Per questa ragione, forme diverse di praxis
generano theoria diverse.)
Sotto
il potenziale di attivazione delle varie forme di pratica
(fenomenologia, empirismo, ermeneutica, investigazioni ecologiche,
pratiche contemplative), sono energizzate varie dimensioni di un olone:
esse “si accendono” in una risonanza vibratoria,
attivando lo spazio concreato anche dal soggetto che investiga (spazio
che però non è creato unicamente dal soggetto), e
si manifestano nell’apertura creata, in parte, dalla forma di
indagine.
Di
conseguenza, quando assumo la posizione in prima-persona nei confronti
di questo momento, io accendo la dimensione soggettiva
dell’essere-nel-mondo, molti aspetti della quale sono svelati
dalla fenomenologia introspettiva. Quando assumo la posizioni in
seconda-persona, accendo le dimensioni intersoggettive
dell’essere-nel-mondo, di cui molti aspetti sono svelati
dall’ermeneutica e dalle indagini collaborative. Quando
assumo la prospettiva in terza-persona nei riguardi di questo momento,
accendo le dimensioni oggettive (interoggettive)
dell’essere-nel-mondo. (Discuteremo molti esempi di questo
tra breve.)
Questa
è la ragione per cui nessuna di queste dimensioni (ovvero,
nessuna di queste occasioni in uno qualsiasi dei quadranti)
è semplicemente preesistente o predeterminata, non se ne sta
là fuori in attesa di essere scoperta – ma queste
dimensioni non sono neppure totalmente create dal soggetto o
dall’intersoggettività che investiga (questa non
è altro che la patologia del postmodernismo). Come abbiamo
visto, alcuni aspetti di queste dimensioni (o realtà, in
generale) sono dati – cioè, essi preesistono
rispetto alla coscienza del soggetto che investiga. Questi dati o a
priori kosmici includono le varie abitudini kosmiche e
l’eredità quadratica che abbiamo già
discusso. Lo abbiamo espresso in questi termini: l’a priori o
il dato preesistente in cui si radica questo momento è la
matrice AQAL del momento precedente, che arriva sulla scena come un
dato (un’eredità proveniente dal momento
precedente), ma che non esiste mai semplicemente come un dato
preesistente, poiché è assunto, trasceso e
incluso, trasformato e rielaborato dalla matrice AQAL di questo
momento, visto che l’auto-organizzazione attraverso
l’auto-trascendenza si dispiega creativamente
momento-dopo-momento.