| Indagine
Ricostruttiva
Questa
è una prospettiva tipicamente whiteheadiana (ma che diventa
non solo whiteheadiana, se la trasformiamo da una formulazione
incompleta in una completa o quadratica – vedi sotto); vale a
dire che l’intero momento precedente dello spazio AQAL
è trasmesso allo spazio AQAL di questo momento come un a
priori, sebbene questo spazio, quando era emerso originariamente nel
momento precedente, era emerso in parte come libertà
creativa (non determinata né preesistente), ma una
libertà che, quando è trasmessa al momento
successivo, lo è come determinismo (che il momento
successivo deve includere, sotto pena di patologia, e, in seguito, deve
trascendere aggiungendo la sua propria libertà creativa che
non è determinata dal momento precedente).
Questi
dati kosmici preesistenti includono (oltre ad altri elementi che
discuteremo) l’intero mondo delle attualità
passate – cioè, tutte le occasioni attuali che
sono già emerse (un’emergenza plasmata
dall’intero spazio AQAL in cui sorge), un’emergenza
creativa che è trasmessa, poi, ai momenti successivi come
influenza causale, risonanza morfica, causazione formativa,
unificazione prensiva, contesto culturale, memoria sociale, impronte
morfogenetiche, modelli profondi, onde di sviluppo, ecc. Questi tipi di
eredità sono dati: sono trasmessi dal passato al presente, e
preesistono a qualsiasi consapevolezza di essi da parte del soggetto
(sebbene quando emersero originariamente, erano essi stessi concreati
dalla soggettività che è parte, in ogni momento,
della matrice AQAL. Vale a dire che questi dati non sono preesistenti
alla soggettività e alla sua interpretazione,
poiché la soggettività è una delle
quattro dimensioni di ogni occasione attuale; invece, questi dati sono
preesistenti alla soggettività di questo momento, non alla
soggettività del momento precedente, che ha contribuito a
crearli. Ma il punto è questo: una volta depositato,
l’intero spazio AQAL del momento precedente è
trasmesso allo spazio AQAL di questo momento come un dato che
è preesistente a ogni tipo di registrazione da parte di
questo momento; è, cioè, preesistente alla
soggettività, all’oggettività,
all’intersoggettività e
all’interoggettività di questo momento –
ma non del momento precedente, sebbene il momento precedente abbia
ricevuto a sua volta i suoi dati a priori, e così via).
Di
conseguenza, il solo modo in cui i soggetti di questo momento possono
illuminare riflessivamente la loro storia di attualità
passate è attraverso l’indagine ricostruttiva (in
ogni quadrante). Indagine ricostruttiva significa che un soggetto o
vari soggetti cercano di esaminare le attualità dello loro
esistenza investigando queste realtà dopo che esse sono
già emerse. Un’indagine ricostruttiva (in ogni
quadrante) è, quindi, essenzialmente
un’investigazione a posteriori sulle realtà
precedentemente emerse. Non è un’investigazione a
priori su strutture predeterminate (è la ragione per cui ci
distacchiamo da Platone, Hegel, Plotino, Husserl e Aurobindo
– e questo, ripetiamo, fa parte del passaggio a una posizione
post-metafisica), anche se le attualità passate che
investighiamo ora, appaiono come a priori, perché sono
abitudine kosmiche ora preesistenti (per questo la metafisica le ha
scambiate erroneamente per strutture ontologicamente preesistenti,
invece di riconoscerle come abitudini kosmiche organiche, che non sono
trasmesse dal senzatempo al tempo, come pensò la metafisica,
ma dal passato temporale al presente temporale).
L’indagine
ricostruttiva non è in alcun modo l’unico tipo di
indagine possibile. E’ semplicemente una versione
dell’investigazione di ciò che è stato
in quanto influisce su ciò che è. Non copre
indagini che implicano ciò che dovrebbe essere (indagini
morali, etiche, normative); o indagini estetiche (arte, espressione
artistica, auto-espressione); o pratiche più apertamente
interpretative (letterarie, espressive); e neppure indagini esplorative
su realtà non ancora emerse su larga scala, che si stanno
appena formando all’estremo, leggero, creativo margine
dell’evoluzione, solo per menzionare alcuni degli altri tipi
di investigazione possibile. Quindi, per il fatto che mettiamo
l’accento sull’importanza dell’indagine
ricostruttiva, non pensiamo che essa sia l’unico approccio
alla realtà: è soltanto uno dei molti strumenti a
disposizione del pluralismo metodologico integrale. Ma è uno
strumento fondamentale, perché ci aiuta a determinare quale
onda di coscienza (per esempio, rossa, blu, arancione) sia stata
depositata come abitudine kosmica, e quali onde si stiano ancora
formando – e quindi ci permette di procedere con un approccio
post-metafisico ai livelli di coscienza, un approccio che
può indicare l’esistenza di queste onde di
coscienza senza ricorrere a postulati ontologici e metafisici, ma
semplicemente a modelli morfogenetici e abitudini
dell’evoluzione (senza negare, comunque,
l’esistenza di potenzialità più elevate
disponibili attraverso l’auto-trascendenza, sebbene queste
potenzialità più elevate non siano ancora
diventate forme consolidate su larga scala, e, dunque, la loro
esplorazione rimanga personale e individuale, anche se assolutamente
reale). In
breve, l’indagine ricostruttiva è un tipo di
indagine che esamina la natura del momento presente osservando i
momenti passati che hanno portato alla sua forma e al suo contenuto
presenti. I vari tipi di indagine ricostruttiva nei quattro quadranti
includono per esempio: la scienza ricostruttiva o scienza
evoluzionistica (nel B/D), l’antropologia (B/D),
l’ermeneutica genealogica (B/S), lo strutturalismo dello
sviluppo (B/D), l’indagine psicoanalitica (A/S),
l’archeologia (B/D) e la genealogia (BS/BD) foucaultiane, la
storia culturale interpretativa (B/S), l’evoluzione dei
sistemi ecologici (B/D), l’evoluzione stellare (B/D), la
speciazione biologica (B/D), la psicologia evoluzionistica (A/D), i
punti di biforcazione nei sistemi dinamici caotici e complessi (B/D), e
così via. Queste indagini ricostruttive essenzialmente
“dissotterrano” e “scoprono”
vari aspetti delle attualità passate degli oloni
investigati, e possono farlo perché queste
attualità passate sono dati preesistenti a questo momento.
Non sono strutture ontologiche platoniche, ma abitudini kosmiche:
tuttavia, sono preesistenti a questo momento. Sono dati in senso
Whiteheadiano – occasioni attuali fossilizzate, ora
“afferrate” dai loro discendenti, per i quali sono
interne in quanto unificazione prensiva, ed esterne nella riflessione
interpretativa (per questo saltano lo spartiacque kantiano della
cosa-in-sé e non presentano nessun dilemma epistemologico
fondamentale, vedi sotto). 18
Il
punto centrale della questione, però, è questo:
sebbene queste attualità passate siano dati preesistenti a
questo momento, la loro scoperta non lo è. Vale a dire che
– proprio come avviene per qualsiasi altro momento nello
spaziotempo (passato, presente, futuro) – il venire-in-essere
di questo momento è un affare AQAL: è plasmato da
fattori che appartengono ai quattro quadranti (e le loro onde, correnti
e stati preesistenti). Questo significa che la scoperta delle
attualità passate, che sono dati fossilizzati, avviene
inevitabilmente in unione con la libertà creativa e
l’interpretazione di questo momento. Non vi è
nessun modo riflessivo di cogliere le attualità passate se
non attraverso un’indagine che includa le interpretazioni
delle attualità passate. Le attualità passate,
come dati, sono ripiegati totalmente all’interno delle
unificazioni prensive preriflessive di questo momento; ma possono
essere portati alla luce soltanto da una indagine ricostruttiva
riflessiva che inevitabilmente aggiunge le sue dimensioni
interpretative (soggettive e intersoggettive). Quindi, le
attualità passate, come dati, non vengono mai scoperti nella
loro forma originaria; sono spazi AQAL precedenti che, se sono
“dissotterrati” riflessivamente, lo sono, di fatto,
soltanto dallo spazio AQAL di questo momento, una scoperta questa che
colora lo spazio precedente con le aggiunte e le interpretazioni di
questo momento (che è esattamente ciò che ha
fatto lo spazio AQAL precedente prima di essere trasmesso a questo
momento come un dato). Sebbene l’intero kosmo del momento
precedente ci venga trasmesso come un dato e, nella sua
totalità, sia “sentito”
dall’interno nella mia prensione presente (cioè,
nella mia unificazione prensiva presente, pre-riflessiva), in nessun
momento scopriamo riflessivamente un mondo esclusivamente preesistente.
Questo
significa, allora, che non entriamo mai in contatto con la
cosa-in-sé? Che noi non entriamo mai in contatto con nessun
dato preesistente? No, al contrario: l’a priori passato
è ora interno al momento presente come un costituente
attuale del sentimento (prensione, percezione) di questo momento, e
quindi ciò che state sentendo in questo momento
è, in parte, la cosa-in-sé del momento
precedente, ora ripiegata totalmente nel vostro essere. Dire che non
è possibile separare completamente i dati passati dalle
elaborazioni presenti non significa che la cosa-in-sé sia
epistemologicamente e ontologicamente dissociata e per sempre
inaccessibile (questa comprensione whiteheadiana sfugge, quindi,
all’incubo kantiano). Anche
se possiamo, in un certo senso profondo, sentire la
cosa-in-sé, non possiamo conoscerla cognitivamente; possiamo
sentirla, non pensarla. Sebbene la cosa-in-sé sia ripiegata
completamente nell’unificazione prensiva di questo momento o
significato-sentito, se cerchiamo, ex post facto, di riflettere su quel
dato passato e di ricostruirlo, inevitabilmente aggiungiamo
l’interpretazione di questo momento ai dati di quel momento.
La riflessività in quanto tale si autoesclude dalla
cosa-in-sé. Quando la cosa-in-sé emerse
creativamente, non era un dato preesistente. Quando è
“dissotterrata” non è un dato
preesistente. Non c’è modo di trovare da qualche
parte un mondo che sia meramente preesistente.
Questo
non significa che, allora, la nostra ermeneutica ricostruttiva, la
fenomenologia ricostruttiva, e le scienza ricostruttive non servano a
niente – esse sono, al contrario, straordinariamente
importanti in quanto sono un aspetto di una più trasparente
auto-comprensione. C’è da dire, però,
che le indagini ricostruttive non svelano mai la cosa-in sé
(sebbene, se condotte correttamente, siano guidate dalla
cosa-in-sé, siano guidate, cioè, dai dati o
eredità fattuali o abitudini kosmiche del passato che
influiscono causalmente sul presente attraverso la risonanza morfica,
la causazione formativa, l’unificazione prensiva, la memoria
culturale, ecc.). Quando scopriamo un mondo, siamo immersi in una
miscela di dati preesistenti e di interpretazioni presenti.
Fatti
e Interpretazioni Sono Connaturali al Kosmo
Dire
che il momento presente è una miscela di dati passati e
interpretazioni presenti non significa negare l’esistenza di
nessuno dei due. Il grande genio di Whitehead comprese che
“fatti e interpretazioni” “sono la stessa
cosa in quanto sono un “includere e trascendere”.
Il momento precedente è trasmesso come fatto, dato, a priori
al momento presente che aggiunge la sua creatività,
interpretazione, e trascendenza – una matrice AQAL che
è poi passata, come fatto, alla matrice del momento
seguente. Le interpretazioni di oggi diventano i fatti di domani in
quanto eredità kosmica. 19 Questo
è vero in tutte le direzioni, verso l’alto e verso
il basso della scala evolutiva. Come abbiamo spesso sottolineato,
persino gli elettroni devono interpretare il loro ambiente, e persino i
quark possiedono un’intersoggettività. La faccenda
non è semplicemente che gli atomi
“sentono” i loro predecessori (alla Whitehead), ma
che ogni momento AQAL comprende i suoi predecessori: i quattro
quadranti comprendono i loro predecessori in tutta la scala evolutiva
verso il basso (ritorneremo su questo importante punto tra breve e
considereremo i modi in cui è possibile andare
considerevolmente oltre la nozione di prensione di Whitehead, pur
includendola molto volentieri).
Anche
quando si tratta degli esseri umani, ci sono i dati a priori e ci sono
la nostre interpretazioni presenti di quei dati. La grande (e in un
certo senso unica) controversia tra la modernità e la
postmodernità è stata sempre questa: quanto peso
dobbiamo dare a ognuno di questi momenti, ai fatti e alle
interpretazioni? La modernità (e l’Illuminismo)
sostenne strenuamente che vi è soltanto un mondo
preesistente di fatti. Il paradigma fondamentale
dell’Illuminismo era il paradigma della riflessione (o
“lo Specchio della Natura”) –
cioè, la realtà è data oggettivamente
(il mondo della natura che vediamo là fuori è una
realtà preesistente riflessa o rappresentata nelle leggi
universali della natura) – e quindi la corretta epistemologia
consiste nel tracciare una mappa accurata o rappresentazione del
territorio preesistente. Solo i dati sono reali: solo i fatti esistono.
La
postmodernità, come per una violenta reazione a quella
sciocchezza, si spostò all’estremo opposto e
tirò fuori un’altra assurdità: non ci
sono fatti, solo interpretazioni: la postmodernità non si
è limitata a dire “ci sono i dati, ma la loro
scoperta è per molti versi interpretativa” Disse
semplicemente: “Non ci sono dati da nessuna parte, ci sono
solo interpretazioni e costruzioni sociali”. In altri
termini, al posto del processo di rottura-con-continuità di
Whitehead (o trascendi e includi), il postmodernismo sostenne una
visione del tipo nient’altro-che-rotture:
nient’altro che fratture, disgiunzioni sproporzionate,
frammenti, frantumi, come se il Kosmo fatto a pezzi procedesse momento
per momento ad alienare e negare il suo passato.
Quindi,
la modernità pretese “non ci sono interpretazioni,
solo fatti”; e la postmodernità pretese
“non ci sono fatti, solo interpretazioni”. Non
è necessario dirvi che, secondo la mia opinione, sono
entrambi pezzi importanti, anche se parziali, del puzzle.
C’è bisogno, naturalmente, di una posizione
integrale-aprospettica che incorpori e onori gli importanti momenti di
verità dei due approcci alle attualità passate,
evitando i loro rispettivi assolutismi di un quadrante (il modernismo
illuminista ha privilegiato il quadrante A/D; e il postmodernismo il
quadrante B/S). 20 Entrambi scelsero il loro modo preferito di
essere-nel-mondo e pretesero che quello fosse l’unico modo
valido di essere-nel-mondo. |