A.R.A.T ( Associazione Rebirthing ad Approccio Transpersonale )
Dott.ssa GIOVANNA VISINI
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La Nuova Era Integrale

Avanguardia Evolutiva e Sistema

Operativo Integrale

di Ken Wilber - (Stralcio A: dal Libro "Kosmic Karma" di prossima pubblicazione)

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Indagine Ricostruttiva

Questa è una prospettiva tipicamente whiteheadiana (ma che diventa non solo whiteheadiana, se la trasformiamo da una formulazione incompleta in una completa o quadratica – vedi sotto); vale a dire che l’intero momento precedente dello spazio AQAL è trasmesso allo spazio AQAL di questo momento come un a priori, sebbene questo spazio, quando era emerso originariamente nel momento precedente, era emerso in parte come libertà creativa (non determinata né preesistente), ma una libertà che, quando è trasmessa al momento successivo, lo è come determinismo (che il momento successivo deve includere, sotto pena di patologia, e, in seguito, deve trascendere aggiungendo la sua propria libertà creativa che non è determinata dal momento precedente).

Questi dati kosmici preesistenti includono (oltre ad altri elementi che discuteremo) l’intero mondo delle attualità passate – cioè, tutte le occasioni attuali che sono già emerse (un’emergenza plasmata dall’intero spazio AQAL in cui sorge), un’emergenza creativa che è trasmessa, poi, ai momenti successivi come influenza causale, risonanza morfica, causazione formativa, unificazione prensiva, contesto culturale, memoria sociale, impronte morfogenetiche, modelli profondi, onde di sviluppo, ecc. Questi tipi di eredità sono dati: sono trasmessi dal passato al presente, e preesistono a qualsiasi consapevolezza di essi da parte del soggetto (sebbene quando emersero originariamente, erano essi stessi concreati dalla soggettività che è parte, in ogni momento, della matrice AQAL. Vale a dire che questi dati non sono preesistenti alla soggettività e alla sua interpretazione, poiché la soggettività è una delle quattro dimensioni di ogni occasione attuale; invece, questi dati sono preesistenti alla soggettività di questo momento, non alla soggettività del momento precedente, che ha contribuito a crearli. Ma il punto è questo: una volta depositato, l’intero spazio AQAL del momento precedente è trasmesso allo spazio AQAL di questo momento come un dato che è preesistente a ogni tipo di registrazione da parte di questo momento; è, cioè, preesistente alla soggettività, all’oggettività, all’intersoggettività e all’interoggettività di questo momento – ma non del momento precedente, sebbene il momento precedente abbia ricevuto a sua volta i suoi dati a priori, e così via).

Di conseguenza, il solo modo in cui i soggetti di questo momento possono illuminare riflessivamente la loro storia di attualità passate è attraverso l’indagine ricostruttiva (in ogni quadrante). Indagine ricostruttiva significa che un soggetto o vari soggetti cercano di esaminare le attualità dello loro esistenza investigando queste realtà dopo che esse sono già emerse. Un’indagine ricostruttiva (in ogni quadrante) è, quindi, essenzialmente un’investigazione a posteriori sulle realtà precedentemente emerse. Non è un’investigazione a priori su strutture predeterminate (è la ragione per cui ci distacchiamo da Platone, Hegel, Plotino, Husserl e Aurobindo – e questo, ripetiamo, fa parte del passaggio a una posizione post-metafisica), anche se le attualità passate che investighiamo ora, appaiono come a priori, perché sono abitudine kosmiche ora preesistenti (per questo la metafisica le ha scambiate erroneamente per strutture ontologicamente preesistenti, invece di riconoscerle come abitudini kosmiche organiche, che non sono trasmesse dal senzatempo al tempo, come pensò la metafisica, ma dal passato temporale al presente temporale).

L’indagine ricostruttiva non è in alcun modo l’unico tipo di indagine possibile. E’ semplicemente una versione dell’investigazione di ciò che è stato in quanto influisce su ciò che è. Non copre indagini che implicano ciò che dovrebbe essere (indagini morali, etiche, normative); o indagini estetiche (arte, espressione artistica, auto-espressione); o pratiche più apertamente interpretative (letterarie, espressive); e neppure indagini esplorative su realtà non ancora emerse su larga scala, che si stanno appena formando all’estremo, leggero, creativo margine dell’evoluzione, solo per menzionare alcuni degli altri tipi di investigazione possibile. Quindi, per il fatto che mettiamo l’accento sull’importanza dell’indagine ricostruttiva, non pensiamo che essa sia l’unico approccio alla realtà: è soltanto uno dei molti strumenti a disposizione del pluralismo metodologico integrale. Ma è uno strumento fondamentale, perché ci aiuta a determinare quale onda di coscienza (per esempio, rossa, blu, arancione) sia stata depositata come abitudine kosmica, e quali onde si stiano ancora formando – e quindi ci permette di procedere con un approccio post-metafisico ai livelli di coscienza, un approccio che può indicare l’esistenza di queste onde di coscienza senza ricorrere a postulati ontologici e metafisici, ma semplicemente a modelli morfogenetici e abitudini dell’evoluzione (senza negare, comunque, l’esistenza di potenzialità più elevate disponibili attraverso l’auto-trascendenza, sebbene queste potenzialità più elevate non siano ancora diventate forme consolidate su larga scala, e, dunque, la loro esplorazione rimanga personale e individuale, anche se assolutamente reale).

In breve, l’indagine ricostruttiva è un tipo di indagine che esamina la natura del momento presente osservando i momenti passati che hanno portato alla sua forma e al suo contenuto presenti. I vari tipi di indagine ricostruttiva nei quattro quadranti includono per esempio: la scienza ricostruttiva o scienza evoluzionistica (nel B/D), l’antropologia (B/D), l’ermeneutica genealogica (B/S), lo strutturalismo dello sviluppo (B/D), l’indagine psicoanalitica (A/S), l’archeologia (B/D) e la genealogia (BS/BD) foucaultiane, la storia culturale interpretativa (B/S), l’evoluzione dei sistemi ecologici (B/D), l’evoluzione stellare (B/D), la speciazione biologica (B/D), la psicologia evoluzionistica (A/D), i punti di biforcazione nei sistemi dinamici caotici e complessi (B/D), e così via. Queste indagini ricostruttive essenzialmente “dissotterrano” e “scoprono” vari aspetti delle attualità passate degli oloni investigati, e possono farlo perché queste attualità passate sono dati preesistenti a questo momento. Non sono strutture ontologiche platoniche, ma abitudini kosmiche: tuttavia, sono preesistenti a questo momento. Sono dati in senso Whiteheadiano – occasioni attuali fossilizzate, ora “afferrate” dai loro discendenti, per i quali sono interne in quanto unificazione prensiva, ed esterne nella riflessione interpretativa (per questo saltano lo spartiacque kantiano della cosa-in-sé e non presentano nessun dilemma epistemologico fondamentale, vedi sotto). 18

Il punto centrale della questione, però, è questo: sebbene queste attualità passate siano dati preesistenti a questo momento, la loro scoperta non lo è. Vale a dire che – proprio come avviene per qualsiasi altro momento nello spaziotempo (passato, presente, futuro) – il venire-in-essere di questo momento è un affare AQAL: è plasmato da fattori che appartengono ai quattro quadranti (e le loro onde, correnti e stati preesistenti). Questo significa che la scoperta delle attualità passate, che sono dati fossilizzati, avviene inevitabilmente in unione con la libertà creativa e l’interpretazione di questo momento. Non vi è nessun modo riflessivo di cogliere le attualità passate se non attraverso un’indagine che includa le interpretazioni delle attualità passate. Le attualità passate, come dati, sono ripiegati totalmente all’interno delle unificazioni prensive preriflessive di questo momento; ma possono essere portati alla luce soltanto da una indagine ricostruttiva riflessiva che inevitabilmente aggiunge le sue dimensioni interpretative (soggettive e intersoggettive). Quindi, le attualità passate, come dati, non vengono mai scoperti nella loro forma originaria; sono spazi AQAL precedenti che, se sono “dissotterrati” riflessivamente, lo sono, di fatto, soltanto dallo spazio AQAL di questo momento, una scoperta questa che colora lo spazio precedente con le aggiunte e le interpretazioni di questo momento (che è esattamente ciò che ha fatto lo spazio AQAL precedente prima di essere trasmesso a questo momento come un dato). Sebbene l’intero kosmo del momento precedente ci venga trasmesso come un dato e, nella sua totalità, sia “sentito” dall’interno nella mia prensione presente (cioè, nella mia unificazione prensiva presente, pre-riflessiva), in nessun momento scopriamo riflessivamente un mondo esclusivamente preesistente.

Questo significa, allora, che non entriamo mai in contatto con la cosa-in-sé? Che noi non entriamo mai in contatto con nessun dato preesistente? No, al contrario: l’a priori passato è ora interno al momento presente come un costituente attuale del sentimento (prensione, percezione) di questo momento, e quindi ciò che state sentendo in questo momento è, in parte, la cosa-in-sé del momento precedente, ora ripiegata totalmente nel vostro essere. Dire che non è possibile separare completamente i dati passati dalle elaborazioni presenti non significa che la cosa-in-sé sia epistemologicamente e ontologicamente dissociata e per sempre inaccessibile (questa comprensione whiteheadiana sfugge, quindi, all’incubo kantiano).

Anche se possiamo, in un certo senso profondo, sentire la cosa-in-sé, non possiamo conoscerla cognitivamente; possiamo sentirla, non pensarla. Sebbene la cosa-in-sé sia ripiegata completamente nell’unificazione prensiva di questo momento o significato-sentito, se cerchiamo, ex post facto, di riflettere su quel dato passato e di ricostruirlo, inevitabilmente aggiungiamo l’interpretazione di questo momento ai dati di quel momento. La riflessività in quanto tale si autoesclude dalla cosa-in-sé. Quando la cosa-in-sé emerse creativamente, non era un dato preesistente. Quando è “dissotterrata” non è un dato preesistente. Non c’è modo di trovare da qualche parte un mondo che sia meramente preesistente.

Questo non significa che, allora, la nostra ermeneutica ricostruttiva, la fenomenologia ricostruttiva, e le scienza ricostruttive non servano a niente – esse sono, al contrario, straordinariamente importanti in quanto sono un aspetto di una più trasparente auto-comprensione. C’è da dire, però, che le indagini ricostruttive non svelano mai la cosa-in sé (sebbene, se condotte correttamente, siano guidate dalla cosa-in-sé, siano guidate, cioè, dai dati o eredità fattuali o abitudini kosmiche del passato che influiscono causalmente sul presente attraverso la risonanza morfica, la causazione formativa, l’unificazione prensiva, la memoria culturale, ecc.). Quando scopriamo un mondo, siamo immersi in una miscela di dati preesistenti e di interpretazioni presenti.

Fatti e Interpretazioni Sono Connaturali al Kosmo

Dire che il momento presente è una miscela di dati passati e interpretazioni presenti non significa negare l’esistenza di nessuno dei due. Il grande genio di Whitehead comprese che “fatti e interpretazioni” “sono la stessa cosa in quanto sono un “includere e trascendere”. Il momento precedente è trasmesso come fatto, dato, a priori al momento presente che aggiunge la sua creatività, interpretazione, e trascendenza – una matrice AQAL che è poi passata, come fatto, alla matrice del momento seguente. Le interpretazioni di oggi diventano i fatti di domani in quanto eredità kosmica. 19

Questo è vero in tutte le direzioni, verso l’alto e verso il basso della scala evolutiva. Come abbiamo spesso sottolineato, persino gli elettroni devono interpretare il loro ambiente, e persino i quark possiedono un’intersoggettività. La faccenda non è semplicemente che gli atomi “sentono” i loro predecessori (alla Whitehead), ma che ogni momento AQAL comprende i suoi predecessori: i quattro quadranti comprendono i loro predecessori in tutta la scala evolutiva verso il basso (ritorneremo su questo importante punto tra breve e considereremo i modi in cui è possibile andare considerevolmente oltre la nozione di prensione di Whitehead, pur includendola molto volentieri).

Anche quando si tratta degli esseri umani, ci sono i dati a priori e ci sono la nostre interpretazioni presenti di quei dati. La grande (e in un certo senso unica) controversia tra la modernità e la postmodernità è stata sempre questa: quanto peso dobbiamo dare a ognuno di questi momenti, ai fatti e alle interpretazioni? La modernità (e l’Illuminismo) sostenne strenuamente che vi è soltanto un mondo preesistente di fatti. Il paradigma fondamentale dell’Illuminismo era il paradigma della riflessione (o “lo Specchio della Natura”) – cioè, la realtà è data oggettivamente (il mondo della natura che vediamo là fuori è una realtà preesistente riflessa o rappresentata nelle leggi universali della natura) – e quindi la corretta epistemologia consiste nel tracciare una mappa accurata o rappresentazione del territorio preesistente. Solo i dati sono reali: solo i fatti esistono.

La postmodernità, come per una violenta reazione a quella sciocchezza, si spostò all’estremo opposto e tirò fuori un’altra assurdità: non ci sono fatti, solo interpretazioni: la postmodernità non si è limitata a dire “ci sono i dati, ma la loro scoperta è per molti versi interpretativa” Disse semplicemente: “Non ci sono dati da nessuna parte, ci sono solo interpretazioni e costruzioni sociali”. In altri termini, al posto del processo di rottura-con-continuità di Whitehead (o trascendi e includi), il postmodernismo sostenne una visione del tipo nient’altro-che-rotture: nient’altro che fratture, disgiunzioni sproporzionate, frammenti, frantumi, come se il Kosmo fatto a pezzi procedesse momento per momento ad alienare e negare il suo passato.

Quindi, la modernità pretese “non ci sono interpretazioni, solo fatti”; e la postmodernità pretese “non ci sono fatti, solo interpretazioni”. Non è necessario dirvi che, secondo la mia opinione, sono entrambi pezzi importanti, anche se parziali, del puzzle. C’è bisogno, naturalmente, di una posizione integrale-aprospettica che incorpori e onori gli importanti momenti di verità dei due approcci alle attualità passate, evitando i loro rispettivi assolutismi di un quadrante (il modernismo illuminista ha privilegiato il quadrante A/D; e il postmodernismo il quadrante B/S). 20 Entrambi scelsero il loro modo preferito di essere-nel-mondo e pretesero che quello fosse l’unico modo valido di essere-nel-mondo.

 


©2007-2008 Giovanna Visini - Ultimo aggiornamento: 01/12/2007