A.R.A.T ( Associazione Rebirthing ad Approccio Transpersonale )
Dott.ssa GIOVANNA VISINI
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La Nuova Era Integrale

Avanguardia Evolutiva e Sistema

Operativo Integrale

di Ken Wilber - (Stralcio A: dal Libro "Kosmic Karma" di prossima pubblicazione)

Traduzione libera dall'inglese di G.Visini

Parte IV. Fatti e Interpretazioni (Sezione B)


Interpretazioni nei Due Sensi

Ci siamo concentrati finora sull’indagine che riguarda le attualità passate (o quegli aspetti di cui possiamo ragionevolmente dire che preesistono nei quattro quadranti); non abbiamo ancora parlato dell’indagine relativa alle potenzialità future, che include l’investigazione sull’estrema e appena accennata propaggine del dispiegamento evolutivo che sta avvenendo oggi; cioè, l’investigazione sugli eventi che stanno appena emergendo; l’investigazione sul numero infinito di forme differenti di interpretazione che emergono momento dopo momento; l’investigazione sulle componenti trascendenti di ogni prensione; l’investigazione sulle realtà che sono concreate dal modo stesso con cui si investiga; l’investigazione sugli stati più elevati che sono già presenti come dimensioni generali – per esempio la veglia, il sogno e il sonno profondo – ma non sono ancora emerse su larga scala e non hanno ancora assunto forme specifiche come abitudini kosmiche e stadi specifici; e l’investigazione su tutto quello che concerne ciò che chiamiamo dati involutivi, o realtà che sembrano essere presenti fin dai primordi dell’evoluzione (come la matematica, certe leggi fisiche, ogni forma genuinamente archetipica, il gradiente morfogenetico dell’Eros, e così via. Se qualcuna di queste realtà esista, o non ne esista nessuna, sarà discusso più avanti).

Ora parleremo, appunto, dell’indagine che riguarda quelle occasioni che, in un certo senso, sono preesistenti all’indagine come occasioni attuali: cioè, l’universo AQAL del momento precedente e qualsiasi sua abitudine kosmica duratura che si ripeta in questo momento. Questa è la ragione per cui chiamiamo questi tipi di indagine indagini ricostruttive, che si tratti di scienza ricostruttiva (per esempio, fisica, biologia evoluzionistica); o di fenomenologia e introspezione ricostruttive (per esempio, l’indagine della psicologia del profondo sui sentimenti passati repressi); o di ermeneutica ricostruttiva (l’investigazione circa la storia del significato in una cultura); o di antropologia ricostruttiva (investigazione sulle tracce materiali storiche e preistoriche del divenire umano), ecc.

E la domanda è: quale parte della nostra conoscenza è basata su questi fatti e dati preesistenti (trasmessi a questo momento attraverso l’eredità kosmica), e quale parte è basata sull’interpretazione presente di quei fatti (che trascende qualsiasi dato passato e non può essere trovata nel mondo dei fatti)?

In altri termini, la difficoltà è come determinare quale parte delle nostre indagini ricostruttive sia più vicina ai fatti che cerchiamo di ricostruire al meglio delle nostre possibilità, e quali parti rappresentino principalmente le interpretazioni o le cattive interpretazioni che noi aggiungiamo a quei fatti. Questo è un tema difficile, ma è uno di quei temi che un approccio AQAL può contribuire a illuminare più correttamente. (Vedi: Sidebar A: “Who Ate Captain Cook? Integral Historiography in a Postmodern Age” pubblicato sul sito wilber.shambala.com.)

Vorrei fare alcune osservazioni su questa delicata questione basandomi sulla nostra discussione circa il karma kosmico. L’idea generale è, in realtà, molto semplice, per lo meno teoricamente: più le attualità passate si ripetono, più diventano abitudini kosmiche fissate e radicate - e più continuano, quindi, a esistere come dati, come fatti, trasmessi al futuro; inoltre, più a lungo le attualità passate esistono, più diventano ostinate, resistendo strenuamente alle cattive interpretazioni.

Per esempio, quando gli atomi emersero originariamente, la loro emergenza fu in parte determinata dai loro dati passati (quark, elettroni, protoni, ecc. che già esistevano – cioè, la matrice AQAL che esisteva precedentemente), ma la loro emergenza fu anche, in parte, un fenomenale salto di novità creativa (cioè, questa emergenza creativa fu un nuovo momento interpretativo che non poteva essere ridotto a nessuno dei dati preesistenti). Quanto più cresceva il numero di elettroni, protoni e neutroni che seguivano quelle impronte morfogenetiche e si riunivano in atomi, tanto più le forme stesse degli atomi diventavano abitudini kosmiche radicate. A un certo punto, gli aspetti creativamente interpretativi delle formazioni atomiche cominciarono a declinare, e le dimensioni formali degli atomi si stabilizzarono come abitudini kosmiche trasmesse a tutti i momenti successivi.

Oggi questi elementi atomici sono più di 100 e sono componenti stabili di tutti gli oloni successivi della dimensione materiale. In altri termini, nel mondo odierno, gli atomi sono diventati un’abitudine kosmica così profondamente radicata che nessun emergente creativo nella dimensione manifesta può fare a meno di includerli. Questo significa che gi atomi sono diventati una profonda caratteristica del Kosmo trasmessa a tutte le occasioni future, che devono trascendere-e-includere le forme atomiche (o cessare di esistere). Di conseguenza, queste configurazioni atomiche profonde o formali resistono strenuamente alle re-interpretazioni dello spazio AQAL (nei due sensi: gli atomi stessi hanno smesso di aggiungere nuovi emergenti interpretativi alle loro forme basiche – come direbbe Whitehead, rispetto a questo la loro novità creativa è adesso vicina allo zero – e anche noi, esseri umani, abbiamo uno spazio di manovra molto limitato nelle nostre interpretazioni degli aspetti formali degli atomi).

E’ un punto molto importante dire nei due sensi, perché mette in luce due tipi fondamentali di interpretazione presenti nel Kosmo. Il primo e più importante è che l’interpretazione è un aspetto intrinseco dei quadranti di Sinistra di tutti gli oloni, verso l’alto e verso il basso. Cioè, la prensione di ogni momento dato contiene un elemento di novità creativa e di libertà interpretativa, che non può essere ridotto ai dati e fatti a priori del momento precedente, o essere da essi spiegato (e “libertà interpretativa” significa che il modo in cui un olone sente il suo passato non è contenuto completamente nel suo passato). Come abbiamo detto, persino gli elettroni devono interpretare il loro ambiente – per non menzionare i batteri, i vermi e i lupi.

Le interpretazioni, quindi, sono intrinseche alle dimensione soggettiva e alla dimensione intersoggettiva dell’essere-nel-mondo (tanto verso l’alto quanto verso il basso nella scala evolutiva). Noi spesso mettiamo l’accento sull’importanza dell’intersoggettività nell’interpretazione (e quindi, per abbreviare, spesso consideriamo l’interpretazione come la quintessenza del quadrante B/S, e continueremo a farlo), ma tutte le dimensioni interiori hanno un momento di libertà interpretativa (sebbene mai in modo dissociato dagli altri quadranti).

La prensione quadratica di questo momento è, quindi, un amalgama, una miscela inseparabile di fatti intrinseci e di intrinseche interpretazioni. La prensione quadratica di questo momento, cioè, include i dati fattuali di questo momento più l’interpretazione di questo momento sui dati di questo momento. La somma totale o amalgama di questi fatti-e-interpretazioni (cioè, la matrice AQAL di questo momento) è trasmessa poi come FATTO, alla prensione quadratica del momento successivo, che poi aggiunge i suoi propri fatti e interpretazioni, che poi insieme, in quanto amalgama, è trasmessa come FATTO al momento successivo, che poi INTERPRETERA’ questo e tutti gli altri FATTI in modi che non sono contenuti in quei FATTI (e questa è la ragione per cui questo momento trascende e include i precedenti).

In breve, il/i FATTO/I del momento precedente più i fatti-e-interpretazioni di questo momento sono trasmessi, in un amalgama prensivo, al momento successivo come nuovo FATTO (cioè come nuova somma totale delle attualità passate divenute dati), che ora è disponibile per nuove interpretazioni, che possono diventare nuovi fatti… Come abbiamo detto, le interpretazioni di oggi diventano parte dei fatti di domani come eredità kosmica.

Il secondo tipo di interpretazione intrinseca al Kosmo segue dalla prima: gli oloni si “afferrano” (nel senso whiteheadiano di sentirsi, percepirsi) reciprocamente, e, quindi, devono interpretare mutuamente le loro interpretazioni. Il primo tipo di interpretazione è parte semplicemente della libertà creativa intrinseca a ogni olone (cioè, ogni olone deve interpretare, in una certa misura, il momento presente); il secondo tipo è ciò che accade quando un olone cerca in modo specifico di interpretare un altro olone. Potremmo dire che qui è dove il gioco interpretativo diventa rischioso.

Questo è un argomento molto complesso. Dirò soltanto che, proprio perché l’interpretazione del primo tipo è intrinseca al Kosmo, anche l’interpretazione del secondo tipo lo è. Ogni volta che un olone ne incontra un altro, si tratta di un affare quattro-quadranti-verso-quattro-quadranti: ogni olone incontra l’altro non solo come un fatto dato o un oggetto in terza-persona, ma come una questione interpretativa in prima-e-seconda-persona. Il cervo che guarda il cacciatore deve interpretare le azioni del cacciatore, e non semplicemente reagire a ognuna di esse come, diciamo, un masso che cade. Proprio perché tutti gli oloni (in tutte le direzioni, verso l’alto e verso il basso) contengono un momento di sensibilità, devono interpretare i loro ambienti e quindi interpretare mutuamente le loro interpretazioni.

Non c’è bisogno di dire che interpretazioni adeguate richiedono, di conseguenza, traduzioni della stessa profondità. Se un olone cerca di interpretare un altro olone di maggiore profondità, qualcosa certamente andrò perduto nella traduzione. Anche questo è un argomento molto complesso, quindi, per i momento, notiamo semplicemente il punto e andiamo avanti.

Quando arriviamo agli oloni umani, le loro capacità linguistiche ampliano e complicano enormemente le interpretazioni (nei due sensi). Il postmodernismo, naturalmente e comprensibilmente, era ossessionato dall’esorbitante mistero dell’interpretazione dell’Altro: come possiamo, noi umani, persino iniziare un simile compito? Il postmodernismo rispose generalmente: non possiamo – è basicamente impossibile interpretare adeguatamente un Altro culturale; e ci siamo ritrovati con culture incommensurabili, con pratiche linguistiche incompatibili, stili di vita incomunicabili, e frammenti pluralistici in ogni dove. A conti fatti, il postmodernismo semplicemente ha esagerato, e quando Derrida ammise (in Positions) che “il significante trascendente esiste” il gioco del postmodernismo estremo aveva ormai finito la sua corsa, sebbene lasciasse l’ambiente accademico nel mezzo di una crisi di legittimazione che deve ancora essere superata.

Non è necessario seguire il postmodernismo fin nelle sue posizioni estremistiche per poter essere d’accordo con le sue straordinariamente importanti, anche se molto parziali, verità di cui la principale è: l’interpretazione è intrinseca al Kosmo (è questo il vero significato dell’affermazione “non esiste nulla all’infuori del testo”). Il postmodernismo, naturalmente, si riferisce soltanto al secondo tipo di interpretazione che abbiamo discusso sopra, e particolarmente nella sua forma umana – cioè, gli esseri umani sono creature linguistiche e quindi devono interpretare qualsiasi cosa entri nel loro mondo, poiché i “limiti del mio linguaggio sono i limiti del mio mondo”. Ma questa visione, presa in e per se stessa, non ha finalmente alcun senso (ed è infatti auto-contraddittoria), a meno che non sia inserita direttamente nel primo tipo di interpretazione, vale a dire che tutti gli oloni, dall’alto verso il basso, hanno una componente interpretativa intrinseca alla loro costituzione propria. Una volta che l’interpretazione è adeguatamente situata in una configurazione AQAL, le verità parziali del postmodernismo assumono il loro giusto e importante posto in un approccio più integrale.

Quindi abbiamo due tipi di interpretazioni intrinseche al Kosmo. Possiamo chiamarle interpretazione primaria (inerente ai quadranti di Sinistra di tutti gli oloni) e una interpretazione incrociata (quando un olone cerca di interpretarne un altro).

Torniamo adesso alla questione che stavamo trattando, cioè che più ciascun momento interpretativo è antico, minore è lo spazio di manovra lasciato nella sua costituzione. Come dicevamo, quando noi esseri umani odierni investighiamo gli atomi aggiungiamo le nostre interpretazioni; ma le nostre interpretazioni hanno un impatto relativamente piccolo su queste abitudini kosmiche profondamente radicate, e per questa ragione le cattive interpretazioni incrociate sono decisamente respinte dalle azioni degli stessi atomi (per questo la falsificabilità è spesso - ma non sempre – uno dei principali criteri usati dalla scienza ricostruttiva: la falsificabilità è il rifiuto di una cattiva interpretazione incrociata da parte dell’Altro che è coinvolto nell’interpretazione).

Parte di quello che la nostra indagine ricostruttiva disseppellisce o svela riguarda alcuni schemi di base, caratteristiche profonde, o abitudini kosmiche radicate (come appaiono in qualsiasi quadrante). Questi schemi profondi sono quelle attualità passate così continuamente ripetute da rendere le onde di probabilità strettamente localizzate, per cui la nostra scienza ricostruttiva può aggiungere soltanto poche variazioni interpretative a questi fatti ora stabilizzati (e più antica è l’abitudine, minore è il margine di manovra lasciato nella sua onda di probabilità: i fatti diventano più ostinati – quindi, meno aperti alle interpretazioni – sebbene nella loro formazione originaria includessero intrinsecamente momenti interpretativi di soggettività e di intersoggettività nella loro costituzione propria; non avviene mai che i fatti siano meramente fattuali). Ma più l’olone è stabilizzato, minore è lo spazio di manovra lasciato nelle sue caratteristiche essenziali.

Questa è la ragione per cui abbiamo affermato che soltanto gli schemi profondi o le caratteristiche profonde sono ereditati dagli oloni collettivi. Gli schemi profondi sono ciò che tutti gli oloni di quella classe avevano in comune quando emersero originariamente, e quindi quegli schemi formarono un forte campo morfico collettivo; mentre le caratteristiche superficiali – o ciò che solo pochi oloni hanno fatto – non erano abbastanza forti per essere trasmesse collettivamente (sebbene esse siano assunte dagli individui stessi nelle loro prensioni e nei campi morfici individuali).

Naturalmente c’è un tipo di spettro, un’olarchia, degli oloni collettivi – individui, famiglia, gruppo, cultura, nazione, pianeta, ecc. Il punto è che c’è un karma individuale, un karma familiare, culturale, nazionale, ecc.; e quegli schemi profondi, non le caratteristiche superficiali, sono ereditati dai membri di quelle famiglie, gruppi, nazioni, ecc. Da notare che la maggior parte degli schemi ereditati collettivamente non sono universali, ma sono invece circoscritti a un piccolo gruppo, sottocultura o cultura. Soltanto poche caratteristiche profonde sono universali o planetarie, ma la scoperta di questi schemi universali può essere realizzata soltanto attraverso un’indagine ricostruttiva condotta dall’onda gialla o da una più elevata, poiché implica schemi universali che sono invisibili ai meme del primo-ordine. Ritorneremo su questi importanti punti tra breve.

 


©2007-2008 Giovanna Visini - Ultimo aggiornamento: 01/12/2007