| Parte IV.
Fatti e Interpretazioni (Sezione B)
Interpretazioni nei Due Sensi
Ci
siamo concentrati finora sull’indagine che riguarda le
attualità passate (o quegli aspetti di cui possiamo
ragionevolmente dire che preesistono nei quattro quadranti); non
abbiamo ancora parlato dell’indagine relativa alle
potenzialità future, che include l’investigazione
sull’estrema e appena accennata propaggine del dispiegamento
evolutivo che sta avvenendo oggi; cioè,
l’investigazione sugli eventi che stanno appena emergendo;
l’investigazione sul numero infinito di forme differenti di
interpretazione che emergono momento dopo momento;
l’investigazione sulle componenti trascendenti di ogni
prensione; l’investigazione sulle realtà che sono
concreate dal modo stesso con cui si investiga;
l’investigazione sugli stati più elevati che sono
già presenti come dimensioni generali – per
esempio la veglia, il sogno e il sonno profondo – ma non sono
ancora emerse su larga scala e non hanno ancora assunto forme
specifiche come abitudini kosmiche e stadi specifici; e
l’investigazione su tutto quello che concerne ciò
che chiamiamo dati involutivi, o realtà che sembrano essere
presenti fin dai primordi dell’evoluzione (come la
matematica, certe leggi fisiche, ogni forma genuinamente archetipica,
il gradiente morfogenetico dell’Eros, e così via.
Se qualcuna di queste realtà esista, o non ne esista
nessuna, sarà discusso più avanti).
Ora
parleremo, appunto, dell’indagine che riguarda quelle
occasioni che, in un certo senso, sono preesistenti
all’indagine come occasioni attuali: cioè,
l’universo AQAL del momento precedente e qualsiasi sua
abitudine kosmica duratura che si ripeta in questo momento. Questa
è la ragione per cui chiamiamo questi tipi di indagine
indagini ricostruttive, che si tratti di scienza ricostruttiva (per
esempio, fisica, biologia evoluzionistica); o di fenomenologia e
introspezione ricostruttive (per esempio, l’indagine della
psicologia del profondo sui sentimenti passati repressi); o di
ermeneutica ricostruttiva (l’investigazione circa la storia
del significato in una cultura); o di antropologia ricostruttiva
(investigazione sulle tracce materiali storiche e preistoriche del
divenire umano), ecc. E
la domanda è: quale parte della nostra conoscenza
è basata su questi fatti e dati preesistenti (trasmessi a
questo momento attraverso l’eredità kosmica), e
quale parte è basata sull’interpretazione presente
di quei fatti (che trascende qualsiasi dato passato e non
può essere trovata nel mondo dei fatti)?
In
altri termini, la difficoltà è come determinare
quale parte delle nostre indagini ricostruttive sia più
vicina ai fatti che cerchiamo di ricostruire al meglio delle nostre
possibilità, e quali parti rappresentino principalmente le
interpretazioni o le cattive interpretazioni che noi aggiungiamo a quei
fatti. Questo è un tema difficile, ma è uno di
quei temi che un approccio AQAL può contribuire a illuminare
più correttamente. (Vedi: Sidebar A: “Who Ate
Captain Cook? Integral Historiography in a Postmodern Age”
pubblicato sul sito wilber.shambala.com.)
Vorrei
fare alcune osservazioni su questa delicata questione basandomi sulla
nostra discussione circa il karma kosmico. L’idea generale
è, in realtà, molto semplice, per lo meno
teoricamente: più le attualità passate si
ripetono, più diventano abitudini kosmiche fissate e
radicate - e più continuano, quindi, a esistere come dati,
come fatti, trasmessi al futuro; inoltre, più a lungo le
attualità passate esistono, più diventano
ostinate, resistendo strenuamente alle cattive interpretazioni.
Per
esempio, quando gli atomi emersero originariamente, la loro emergenza
fu in parte determinata dai loro dati passati (quark, elettroni,
protoni, ecc. che già esistevano –
cioè, la matrice AQAL che esisteva precedentemente), ma la
loro emergenza fu anche, in parte, un fenomenale salto di
novità creativa (cioè, questa emergenza creativa
fu un nuovo momento interpretativo che non poteva essere ridotto a
nessuno dei dati preesistenti). Quanto più cresceva il
numero di elettroni, protoni e neutroni che seguivano quelle impronte
morfogenetiche e si riunivano in atomi, tanto più le forme
stesse degli atomi diventavano abitudini kosmiche radicate. A un certo
punto, gli aspetti creativamente interpretativi delle formazioni
atomiche cominciarono a declinare, e le dimensioni formali degli atomi
si stabilizzarono come abitudini kosmiche trasmesse a tutti i momenti
successivi. Oggi
questi elementi atomici sono più di 100 e sono componenti
stabili di tutti gli oloni successivi della dimensione materiale. In
altri termini, nel mondo odierno, gli atomi sono diventati
un’abitudine kosmica così profondamente radicata
che nessun emergente creativo nella dimensione manifesta può
fare a meno di includerli. Questo significa che gi atomi sono diventati
una profonda caratteristica del Kosmo trasmessa a tutte le occasioni
future, che devono trascendere-e-includere le forme atomiche (o cessare
di esistere). Di conseguenza, queste configurazioni atomiche profonde o
formali resistono strenuamente alle re-interpretazioni dello spazio
AQAL (nei due sensi: gli atomi stessi hanno smesso di aggiungere nuovi
emergenti interpretativi alle loro forme basiche – come
direbbe Whitehead, rispetto a questo la loro novità creativa
è adesso vicina allo zero – e anche noi, esseri
umani, abbiamo uno spazio di manovra molto limitato nelle nostre
interpretazioni degli aspetti formali degli atomi).
E’
un punto molto importante dire nei due sensi, perché mette
in luce due tipi fondamentali di interpretazione presenti nel Kosmo. Il
primo e più importante è che
l’interpretazione è un aspetto intrinseco dei
quadranti di Sinistra di tutti gli oloni, verso l’alto e
verso il basso. Cioè, la prensione di ogni momento dato
contiene un elemento di novità creativa e di
libertà interpretativa, che non può essere
ridotto ai dati e fatti a priori del momento precedente, o essere da
essi spiegato (e “libertà
interpretativa” significa che il modo in cui un olone sente
il suo passato non è contenuto completamente nel suo
passato). Come abbiamo detto, persino gli elettroni devono interpretare
il loro ambiente – per non menzionare i batteri, i vermi e i
lupi. Le
interpretazioni, quindi, sono intrinseche alle dimensione soggettiva e
alla dimensione intersoggettiva dell’essere-nel-mondo (tanto
verso l’alto quanto verso il basso nella scala evolutiva).
Noi spesso mettiamo l’accento sull’importanza
dell’intersoggettività
nell’interpretazione (e quindi, per abbreviare, spesso
consideriamo l’interpretazione come la quintessenza del
quadrante B/S, e continueremo a farlo), ma tutte le dimensioni
interiori hanno un momento di libertà interpretativa
(sebbene mai in modo dissociato dagli altri quadranti).
La
prensione quadratica di questo momento è, quindi, un
amalgama, una miscela inseparabile di fatti intrinseci e di intrinseche
interpretazioni. La prensione quadratica di questo momento,
cioè, include i dati fattuali di questo momento
più l’interpretazione di questo momento sui dati
di questo momento. La somma totale o amalgama di questi
fatti-e-interpretazioni (cioè, la matrice AQAL di questo
momento) è trasmessa poi come FATTO, alla prensione
quadratica del momento successivo, che poi aggiunge i suoi propri fatti
e interpretazioni, che poi insieme, in quanto amalgama, è
trasmessa come FATTO al momento successivo, che poi
INTERPRETERA’ questo e tutti gli altri FATTI in modi che non
sono contenuti in quei FATTI (e questa è la ragione per cui
questo momento trascende e include i precedenti).
In
breve, il/i FATTO/I del momento precedente più i
fatti-e-interpretazioni di questo momento sono trasmessi, in un
amalgama prensivo, al momento successivo come nuovo FATTO
(cioè come nuova somma totale delle attualità
passate divenute dati), che ora è disponibile per nuove
interpretazioni, che possono diventare nuovi fatti… Come
abbiamo detto, le interpretazioni di oggi diventano parte dei fatti di
domani come eredità kosmica.
Il
secondo tipo di interpretazione intrinseca al Kosmo segue dalla prima:
gli oloni si “afferrano” (nel senso whiteheadiano
di sentirsi, percepirsi) reciprocamente, e, quindi, devono interpretare
mutuamente le loro interpretazioni. Il primo tipo di interpretazione
è parte semplicemente della libertà creativa
intrinseca a ogni olone (cioè, ogni olone deve interpretare,
in una certa misura, il momento presente); il secondo tipo è
ciò che accade quando un olone cerca in modo specifico di
interpretare un altro olone. Potremmo dire che qui è dove il
gioco interpretativo diventa rischioso.
Questo
è un argomento molto complesso. Dirò soltanto
che, proprio perché l’interpretazione del primo
tipo è intrinseca al Kosmo, anche
l’interpretazione del secondo tipo lo è. Ogni
volta che un olone ne incontra un altro, si tratta di un affare
quattro-quadranti-verso-quattro-quadranti: ogni olone incontra
l’altro non solo come un fatto dato o un oggetto in
terza-persona, ma come una questione interpretativa in
prima-e-seconda-persona. Il cervo che guarda il cacciatore deve
interpretare le azioni del cacciatore, e non semplicemente reagire a
ognuna di esse come, diciamo, un masso che cade. Proprio
perché tutti gli oloni (in tutte le direzioni, verso
l’alto e verso il basso) contengono un momento di
sensibilità, devono interpretare i loro ambienti e quindi
interpretare mutuamente le loro interpretazioni.
Non
c’è bisogno di dire che interpretazioni adeguate
richiedono, di conseguenza, traduzioni della stessa
profondità. Se un olone cerca di interpretare un altro olone
di maggiore profondità, qualcosa certamente andrò
perduto nella traduzione. Anche questo è un argomento molto
complesso, quindi, per i momento, notiamo semplicemente il punto e
andiamo avanti. Quando
arriviamo agli oloni umani, le loro capacità linguistiche
ampliano e complicano enormemente le interpretazioni (nei due sensi).
Il postmodernismo, naturalmente e comprensibilmente, era ossessionato
dall’esorbitante mistero dell’interpretazione
dell’Altro: come possiamo, noi umani, persino iniziare un
simile compito? Il postmodernismo rispose generalmente: non possiamo
– è basicamente impossibile interpretare
adeguatamente un Altro culturale; e ci siamo ritrovati con culture
incommensurabili, con pratiche linguistiche incompatibili, stili di
vita incomunicabili, e frammenti pluralistici in ogni dove. A conti
fatti, il postmodernismo semplicemente ha esagerato, e quando Derrida
ammise (in Positions) che “il significante trascendente
esiste” il gioco del postmodernismo estremo aveva ormai
finito la sua corsa, sebbene lasciasse l’ambiente accademico
nel mezzo di una crisi di legittimazione che deve ancora essere
superata. Non
è necessario seguire il postmodernismo fin nelle sue
posizioni estremistiche per poter essere d’accordo con le sue
straordinariamente importanti, anche se molto parziali,
verità di cui la principale è:
l’interpretazione è intrinseca al Kosmo
(è questo il vero significato dell’affermazione
“non esiste nulla all’infuori del
testo”). Il postmodernismo, naturalmente, si riferisce
soltanto al secondo tipo di interpretazione che abbiamo discusso sopra,
e particolarmente nella sua forma umana – cioè,
gli esseri umani sono creature linguistiche e quindi devono
interpretare qualsiasi cosa entri nel loro mondo, poiché i
“limiti del mio linguaggio sono i limiti del mio
mondo”. Ma questa visione, presa in e per se stessa, non ha
finalmente alcun senso (ed è infatti auto-contraddittoria),
a meno che non sia inserita direttamente nel primo tipo di
interpretazione, vale a dire che tutti gli oloni, dall’alto
verso il basso, hanno una componente interpretativa intrinseca alla
loro costituzione propria. Una volta che l’interpretazione
è adeguatamente situata in una configurazione AQAL, le
verità parziali del postmodernismo assumono il loro giusto e
importante posto in un approccio più integrale.
Quindi
abbiamo due tipi di interpretazioni intrinseche al Kosmo. Possiamo
chiamarle interpretazione primaria (inerente ai quadranti di Sinistra
di tutti gli oloni) e una interpretazione incrociata (quando un olone
cerca di interpretarne un altro).
Torniamo
adesso alla questione che stavamo trattando, cioè che
più ciascun momento interpretativo è antico,
minore è lo spazio di manovra lasciato nella sua
costituzione. Come dicevamo, quando noi esseri umani odierni
investighiamo gli atomi aggiungiamo le nostre interpretazioni; ma le
nostre interpretazioni hanno un impatto relativamente piccolo su queste
abitudini kosmiche profondamente radicate, e per questa ragione le
cattive interpretazioni incrociate sono decisamente respinte dalle
azioni degli stessi atomi (per questo la falsificabilità
è spesso - ma non sempre – uno dei principali
criteri usati dalla scienza ricostruttiva: la
falsificabilità è il rifiuto di una cattiva
interpretazione incrociata da parte dell’Altro che
è coinvolto nell’interpretazione).
Parte
di quello che la nostra indagine ricostruttiva disseppellisce o svela
riguarda alcuni schemi di base, caratteristiche profonde, o abitudini
kosmiche radicate (come appaiono in qualsiasi quadrante). Questi schemi
profondi sono quelle attualità passate così
continuamente ripetute da rendere le onde di probabilità
strettamente localizzate, per cui la nostra scienza ricostruttiva
può aggiungere soltanto poche variazioni interpretative a
questi fatti ora stabilizzati (e più antica è
l’abitudine, minore è il margine di manovra
lasciato nella sua onda di probabilità: i fatti diventano
più ostinati – quindi, meno aperti alle
interpretazioni – sebbene nella loro formazione originaria
includessero intrinsecamente momenti interpretativi di
soggettività e di intersoggettività nella loro
costituzione propria; non avviene mai che i fatti siano meramente
fattuali). Ma più l’olone è
stabilizzato, minore è lo spazio di manovra lasciato nelle
sue caratteristiche essenziali.
Questa
è la ragione per cui abbiamo affermato che soltanto gli
schemi profondi o le caratteristiche profonde sono ereditati dagli
oloni collettivi. Gli schemi profondi sono ciò che tutti gli
oloni di quella classe avevano in comune quando emersero
originariamente, e quindi quegli schemi formarono un forte campo
morfico collettivo; mentre le caratteristiche superficiali –
o ciò che solo pochi oloni hanno fatto – non erano
abbastanza forti per essere trasmesse collettivamente (sebbene esse
siano assunte dagli individui stessi nelle loro prensioni e nei campi
morfici individuali). Naturalmente
c’è un tipo di spettro, un’olarchia,
degli oloni collettivi – individui, famiglia, gruppo,
cultura, nazione, pianeta, ecc. Il punto è che
c’è un karma individuale, un karma familiare,
culturale, nazionale, ecc.; e quegli schemi profondi, non le
caratteristiche superficiali, sono ereditati dai membri di quelle
famiglie, gruppi, nazioni, ecc. Da notare che la maggior parte degli
schemi ereditati collettivamente non sono universali, ma sono invece
circoscritti a un piccolo gruppo, sottocultura o cultura. Soltanto
poche caratteristiche profonde sono universali o planetarie, ma la
scoperta di questi schemi universali può essere realizzata
soltanto attraverso un’indagine ricostruttiva condotta
dall’onda gialla o da una più elevata,
poiché implica schemi universali che sono invisibili ai meme
del primo-ordine. Ritorneremo su questi importanti punti tra breve.
|