A.R.A.T ( Associazione Rebirthing ad Approccio Transpersonale )
Dott.ssa GIOVANNA VISINI
Via G.B. Moroni 22, 20146 Milano - Tel. 02-4523842 Cell. 338-2124389
Website: http://www.rebirthing-milano.it E-mail: giovannavisini@tiscali.it

Di cosa si tratta | Testimonianze | Biografia | Bibliografia | Link Utili | Download | Newsletter | Sito Associazione.
 

 
   
 
Lineamenti di una Psicologia Integrale

Compendio del mio modello psicologico

(Onde, Correnti, Stati, Io)

di Ken Wilber

Traduzione libera dall'inglese di G.Visini

Sommario:

Sembra che esista un consenso generale, anche se non del tutto unanime, sul fatto che la mente non possa essere ridotta al cervello e viceversa. Questo saggio sostiene, appunto, che mente e il cervello debbano essere inclusi entrambi in una teoria della coscienza che voglia essere genuinamente integrale. Per facilitare quest’integrazione, il saggio presenta i risultati di un’ampia gamma di ricerche interculturali sul versante “mente” dell’equazione mente/cervello, indicando che i fenomeni mentali che è necessario considerare in una teoria integrale includono i livelli di sviluppo o onde della coscienza, le linee di sviluppo o correnti della coscienza, gli stati di coscienza e l’io (o sistema dell’io). Viene presentato uno “schema generale” di questi vari fenomeni, scelti tra più di un centinaio di sistemi psicologici orientali e occidentali. Viene proposto, inoltre, che questo “schema generale” sia considerato come una specie di sommario dell’aspetto “mente” dell’integrazione cervello/mente. Il saggio si conclude con una disamina del “problema di difficile soluzione”, di come, cioè, si possano integrare mente e cervello in modo da generare una teoria della coscienza più integrale.

In conclusione, presento una sintesi abbastanza esaustiva del mio modello psicologico, o lineamenti di una psicologia integrale.


Introduzione

E’ davvero sorprendente la quantità di teorie e di ricerche che oggi hanno per oggetto lo studio della coscienza, soprattutto se teniamo conto dell’indifferenza che aveva contrassegnato le decadi passate. Per quanto incoraggiante sia questo rinnovato interesse per lo studio della coscienza, penso, tuttavia, che alcuni importanti aspetti che riguardano il ruolo e la natura della coscienza siano ancora assenti dal dibattito generale. In questo saggio, io vorrei, quindi, delineare ciò che credo sia un modello integrale della coscienza, non per condannare gli altri approcci, ma per suggerire modi in cui il loro importante contributo possa essere arricchito ulteriormente dalla considerazione di queste aree ignorate.

Questo è il seguito di un saggio precedente (“Una teoria Integrale della Coscienza”, Wilber, 1997b). (1) Poiché questo testo è anche una sintesi di prove e argomentazioni sviluppate altrove, citerò qui soltanto raramente le fonti; i miei lavori, cui si fa riferimento in questo articolo, riportano in modo molto ampio le fonti originali, così i lettori interessati potranno utilizzare quei riferimenti per risalirvi. (Mi rendo conto che non includere i riferimenti originali in quest’articolo – sono migliaia – non è un buon servigio per i lettori, ma farlo avrebbe comportato un proibitivo allungamento del testo. Ho adottato un compromesso e ho aggiunto alcune poche citazioni rappresentative in ognuna delle aree trattate.)

La maggior parte delle ricerche sulla coscienza si concentra su quegli aspetti che hanno una qualche sorta di evidente relazione con il cervello fisico, come nell’ambito della neurofisiologia, della psichiatria biologica e delle neuroscienze. Mentre sembra esserci un consenso, seppure difficoltoso, sul fatto che la coscienza (o la mente) non possa essere completamente ridotta ai sistemi fisici (o cervello), non vi è ancora un accordo diffuso su quale sia la loro esatta relazione (“il problema di difficile soluzione”). Quest’articolo inizia cercando di fornire un compendio di quegli aspetti del versante “mente” dell’equazione mente/cervello che è necessario portare sul tavolo dell’integrazione.

Integral Psychology (Wilber, 2000b) ha messo a confronto più di un centinaio di psicologi dello sviluppo – Est e Ovest, antichi e moderni – e ha creato da questo confronto uno “schema generale” dell’intero spettro della coscienza umana, usando ciascun sistema per riempire il gap lasciato dagli altri. Questo modello generale, sebbene sia soltanto uno strumento euristico e non una lettura di “come stanno le cose”, suggerisce un “catalogo a spettro intero” dei tipi e modi della coscienza disponibili sia per gli uomini che per le donne. Questo catalogo può, quindi, rivelarsi utile nel momento in cui ricerchiamo una teoria “cervello/mente” che renda giustizia a entrambi i lati dell’equazione – il cervello e la mente – poiché possiamo ragionevolmente aspettarci che quanto segue includa gran parte degli aspetti “mente” che devono essere considerati e anche degli aspetti “cervello” derivati dalle neuroscienze, in modo da arrivare a un qualche tipo di solido e comprensivo modello di coscienza.

Dopo aver delineato questo “catalogo a spettro intero” della mente, presenterò la mia proposta di un modello che cerca di integrare mente e cervello, cultura e sistemi sociali. In altri termini, presenterò in modo sintetico una versione di una teoria della coscienza più comprensiva e integrale che combina il catalogo della mente a spettro intero (o schema generale) con i risultati attuali delle neuroscienze, come le ricerche sul cervello e i fattori culturali e sociali che sembrano avere un ruolo fondamentale nella coscienza.

Cominciamo con il catalogo dell’intero spettro degli stati mentali: la conclusione delle comparazioni interculturali presentata in Integral Psychology è che ci sono almeno cinque componenti principali della psicologia umana che è necessario includere in ogni teoria veramente comprensiva: i livelli di sviluppo della coscienza, le linee di sviluppo della coscienza, gli stati di coscienza normali e alterati, l’io o sistema-dell’io, e ciò che io chiamo i quattro quadranti (che includono cultura e visioni del mondo, neurofisiologia e scienze cognitive, e sistemi sociali). Vediamoli nell’ordine.

Livelli o Onde

Non tutte le componenti della psiche mostrano uno sviluppo, ma molte di esse lo fanno, e questi aspetti o stadi evolutivi devono essere considerati. Non costituiscono l’intera storia della psiche, ma ne rappresentano una parte importante. Viviamo in un universo che si evolve, e queste correnti di evoluzione operano anche nelle menti umane.

Ci sono prove abbondanti che alcuni aspetti della cognizione, della morale, della psicosessualità, dei bisogni, delle relazioni oggettuali, delle abilità motorie e delle acquisizioni linguistiche procedono secondo stadi evolutivi, in modo molto simile a quella in cui una ghianda si dispiega in una quercia attraverso una serie di fasi processuali (Alexander and Langer, 1990; Loevinger, 1976; Wilber, 2000b). Questi stadi o livelli di sviluppo non sono quei fenomeni rigidi e lineari come i pioli di una scala che i loro critici hanno voluto rappresentare, ma appaiono come onde fluide che scorrono e si sovrappongano (Beck and Cowan, 1996).

Io utilizzo tre termini - strutture, livelli e onde – per descrivere queste pietre miliari dello sviluppo. “Struttura” indica che ogni stadio ha uno schema olistico che vincola tutti i suoi elementi in un tutto strutturato. “Livello” significa che questi schemi tendono a dispiegarsi secondo una sequenza relazionale, in cui ogni onda successiva trascende e include le sue precedenti (proprio come le cellule trascendono ma includono le molecole, che trascendono ma includono gli atomi, che trascendono ma includono i quark). E “onda” indica che questi livelli sono comunque qualcosa di fluido e scorrevole; le dimensioni superiori non sono poste sopra quelle inferiori come i pioli di una scala, ma le abbracciano e le avvolgono (come le cellule abbracciano le molecole che abbracciano gli atomi). Questi stadi di sviluppo appaiono come sfere concentriche di sempre maggiore inclusione e capacità olistica.

Qual è l’esatta natura di questi livelli nella psiche umana? Essi sono fondamentalmente, livelli di coscienza, che sembrano estendersi lungo l’intero spettro dal subconscio, al conscio al superconscio (Murphy, 1992; Wade, 1996; Wilber, 1986, 2000b) (2) Questo spettro globale della coscienza è ben conosciuto dalle più importanti tradizioni di saggezza del mondo, dove una versione di esso appare come la Grande Catena dell’Essere che, viene affermato, spazia dalla materia al corpo alla mente all’anima e allo spirito (Smith, 1976). Grande Catena è, forse, una definizione non del tutto appropriata. Non si tratta, infatti, di una catena lineare, ma di una serie di sfere racchiuse una nell’altra: viene detto che lo spirito trascende ma include l’anima, che trascende ma include la mente, che trascende ma include il corpo, che trascende ma include la materia. In accordo con questa visione, è più accurato utilizzare la definizione “Grande Campo dell’Essere”. Alcuni pensatori moderni accettano l’esistenza di materia, corpo e mente, ma rifiutano anima e spirito. Essi preferiscono, di conseguenza, pensare i livelli di coscienza come stadi che procedono, per esempio, dal preconvenzionale al convenzionale al postconvenzionale. Posso sostenere gli aspetti essenziali della mia visione utilizzando uno qualsiasi di questi livelli, ma poiché tratterò anche di stati spirituali o “superconsci”, assumiamo per ora semplicemente che l’intero spettro della coscienza spazi dal prepersonale al personale al transpersonale (Murphy, 1992; Walsh, 1999).(3)

Basandosi su vari tipi di prove interculturali, molti studiosi hanno proposto di dividere questo spettro totale della coscienza in sette colori, onde o bande (come i sette chakra); altri suggeriscono di considerarne dodici (Aurobindo e Plotino); alcuni ne presentano un numero maggiore (per esempio vari testi contemplativi molto conosciuti. Vedi Wilber, 2000b, per più di cento modelli di livelli della coscienza, presi da fonti premoderne, moderne e postmoderne). Lo spettro somiglia molto a un arcobaleno: possiamo legittimamente dividere e suddividere i colori dell’arcobaleno nel numero di sfumature che vogliamo.

Io utilizzo spesso nove o dieci livelli di base o onde della coscienza (che sono variazioni di materia, corpo, mente, anima e spirito), poiché le prove suggeriscono che queste onde di base sono ampiamente universali o generalmente simili nelle loro caratteristiche profonde dovunque esse appaiano (per esempio, la mente umana, in qualsiasi luogo appaia, ha la capacità di formare immagini, simboli e concetti. I contenuti di queste immagini e simboli variano da cultura a cultura, ma la capacità in quanto tale è universale (Arieti, 1967; Beck et al., 1996; Berry et al., 1992; Gardiner et al., 1998; Shaffer, 1994; Sroufe et al., 1992). Questa posizione generale è chiaramente affermata da Berry et al. (1992), quando sintetizza le ricerche esistenti: “ Cross-cultural Psychology è una visione d’insieme molto esaustiva degli studi interculturali in molte aree importanti: sviluppo psicologico, comportamenti sociali, personalità, cognizione, percezione, e copre teoria e applicazioni circa acculturazione, gruppo etnici e minoritari, lavoro, comunicazione, salute e sviluppo nazionale. Inserito in un contesto ecologico e culturale, quest’approccio vede lo sviluppo e il dispiegarsi del comportamento umano come il risultato di influenze ecologiche e sociopolitiche, e adotta una posizione “universalista” per quanto riguarda la gamma di similarità e differenze del comportamento umano nelle varie culture: si assume che i processi psicologici di base siano comuni alla specie, caratteristiche umane condivise, ma che la cultura introduca delle variazioni in queste similarità basiche sottostanti.” (tratteremo di questo più avanti come i “quattro quadranti”). (4)

Tutte queste varie codificazioni dei livelli di sviluppo ci appaiono, tuttavia, come semplici istantanee del grande arcobaleno della coscienza prese da varie angolazioni e usando differenti macchine fotografiche, e tutte, ciascuna a suo modo, sembrano essere utili. Si tratta di semplici categorizzazioni create dagli esseri umani; ma ognuna di esse, se accuratamente supportata da prove, può fornire importanti ingredienti per un modello più integrale.

Il fatto che questi livelli, onde o sfere concentriche siano disposti lungo un grande arcobaleno o spettro non significa che una persona si muova realmente attraverso queste onde in modo meccanicamente lineare o sequenziale, passando con un tonfo dal corpo alla mente all’anima e allo spirito. Questi sono semplicemente alcuni dei livelli basici della coscienza che sono potenzialmente disponibili. Ma un individuo possiede molte differenti capacità, intelligenze e funzioni, ciascuna delle quali può dispiegarsi attraverso i livelli di sviluppo con differente gradualità – e questo ci porta alla nozione di molti moduli indipendenti esistenti nella psiche umana, che io chiamo anche linee o correnti.

Linee o Correnti

Le prove empiriche suggeriscono che attraverso i livelli di sviluppo o onde della coscienza, si muovono varie linee evolutive o correnti (come cognizione, morale, affetti, bisogni, sessualità, motivazione e identità. Vedi Gardner, 1983, Loevinger, 1976, Wilber, 1997a, 2000b). Sembra, inoltre, che in ogni determinata persona alcune di queste linee possano essere altamente sviluppate, altre poco (o persino patologicamente) sviluppate, e altre ancora del tutto non sviluppate. L’insieme dello sviluppo, insomma, è qualcosa che appare molto disuguale e complesso!

La ragione sembra essere che molte linee evolutive sono in una certa misura moduli indipendenti, e questi moduli possono svilupparsi, e di fatto si sviluppano, in modi relativamente indipendenti (ma non totalmente indipendenti). (5) Ognuno di questi moduli si evolve probabilmente come risposta a una serie di compiti specifici (per esempio, cognizione del mondo esterno, bisogni e desideri in ambienti differenti, comunicazione linguistica, meccanismi di scarica sessuale, ecc.). Vi è un’enorme mole di teorie e ricerche sulla modularità (pro e contro), sebbene essa sia generalmente accettata nella letteratura psicologica. (6)

Secondo queste ricerche, una persona può essere a un livello di sviluppo relativamente alto in alcune linee (come la cognizione), a un livello medio in altre (come la morale), e a un livello basso in altre ancora (come la spiritualità). Dunque, non vi è niente di lineare per quanto riguarda l’insieme dello sviluppo. Si tratta di un affare totalmente individuale e personale (anche se molte linee evolutive in quanto tali si dispiegano in modo sequenziale).

La critica più comune al mio modello è che si tratti di un modello lineare, un punto di vista che non sostengo da vent’anni. E per quanto riguarda la spiritualità? Si dispiega anch’essa necessariamente per stadi? La mia risposta è, ancora una volta, assolutamente no. Ma prima di vedere perché, parliamo degli stati di coscienza.

Stati di Coscienza

Molti stati di coscienza ci sono familiari. Per esempio, la veglia, il sogno e il sonno profondo. Questi sono alcuni degli stati “normali” o “ordinari”. Alcuni degli stati “alterati” o “non ordinari” sembrano includere esperienze di vetta, esperienze religiose, stati indotti con droghe, stati olotropici e stati meditativi o contemplativi (Goleman, 1988; Grof, 1998; Tart, 1972). Ci sono prove inoppugnabili del fatto che una persona in pratica a qualsiasi stadio o livello di sviluppo può avere uno stato alterato o esperienza di vetta – inclusa un’esperienza spirituale (Wilber, 1983, 2000b). Dunque, l’idea che le esperienze spirituali siano disponibili soltanto a livelli di sviluppo più alti non è corretta. Gli stati stessi mostrano raramente uno sviluppo, e il loro prodursi è spesso fortuito; tuttavia essi sembrano essere tra le esperienze più profonde in cui gli esseri umani si siano mai imbattuti. Ovviamente, quegli importanti aspetti della spiritualità che implicano stati alterati non seguono nessun tipo di evoluzione lineare, sequenziale o per stadi.

Quali tipi di stati più elevati possiamo incontrare? Un numero considerevole di comparazioni interculturali (Forman, 1990, 1998a; Murphy, 1992; Smart, 1984; Smith, 1976; Walsh, 1999; Wilber, 2000b), prese nel loro insieme, suggeriscono che ci sono almeno quattro stati di coscienza più elevati o transpersonali, che io chiamo psichico, sottile, causale e non duale. (Come vedremo tra poco, quando questi stati temporanei diventano tratti permanenti, gli stati transitori si convertono in strutture di coscienza permanenti; io chiamo le strutture permanenti, livelli o onde con quegli stessi quattro nomi.)

Brevemente, lo stato psichico è un tipo di misticismo della natura (in cui gli individui riferiscono un’esperienza fenomenologica di essere uno con l’intero mondo naturale e sensoriale; per esempio, Thoreau, Whitman. E’ chiamato “psichico”, non perché vi accadano eventi paranormali – anche se esistono prove che talvolta questo succede – ma perché sembra che vi sia una comprensione accresciuta del fatto che ciò che appare come un mondo puramente fisico è di fatto un mondo psicofisico, dove le capacità consce, psichiche o noetiche fanno intrinsecamente parte del tessuto dell’universo, e questo spesso risulta in una concreta esperienza fenomenologica di unità con il mondo naturale; vedi Fox, 1990). Lo stato sottile è un tipo di misticismo della divinità (in cui le persone riferiscono l’esperienza di essere uno con la fonte o il fondamento del mondo naturale sensoriale; per esempio, S.ta Teresa d’Avila, Hildegarda di Bingen). Lo stato causale è un tipo di misticismo senza forma (in cui le persone fanno esperienza della cessazione, o immersione nella coscienza non manifesta e senza forma; per esempio, The Cloud of Unknowing, Patanjali, pseudo-Dionigi; vedi Forman, 1990). Lo stato non duale è un tipo di misticismo integrale (che è sperimentato come l’unione di manifesto e immanifesto, o l’unione di Forma e Vuoto; per esempio, Lady Tsogyal, Sri Ramana Maharshi, Hui Neng; vedi Forman, 1998b).

Ho indicato in Integral Psychology (Wilber, 2000b), che questi stati sono apparentemente tutti variazioni degli stati naturali di veglia, sogno e sonno profondo – il che sembra spiegare perché una persona in pratica a ogni stadio di sviluppo possa sperimentare uno qualsiasi di questi stati non ordinari (dal momento che ogni persona, persino un infante, veglia, sogna e dorme profondamente). Tuttavia, affinché questi stati temporanei diventino tratti o strutture permanenti devono entrare nel flusso dello sviluppo (vedi sotto). Naturalmente, la maggior parte delle persone considera l’esperienza degli stati di sogno o di sonno profondo meno reale dello stato di veglia; con una pratica meditativa prolungata, si può entrare in questi stati con completa consapevolezza e con un’espansione della coscienza, dopo di che si accede ai loro più elevati segreti (Deutsche, 1969; Gyatso, 1986; Walsh, 1999).

In molte tradizioni di saggezza si afferma che i tre grandi stati normali (veglia, sogno e sonno profondo) corrispondono ai tre grandi corpi o regni dell’essere (grossolano, sottile e causale): sia nel Vedanta che nel Vajrayana, per esempio, si afferma che i corpi sono i supporti energetici della mente o stato di coscienza corrispondente (cioè, ogni modalità mentale ha un corpo corrispondente, e questo preserva l’unità mentecorpo a tutti i livelli). Il corpo grossolano è il corpo in cui facciamo esperienza dello stato di veglia; il corpo sottile è il corpo in cui facciamo esperienza dello stato di sogno (e anche certi stati meditativi, come il savikalpa samadhi e lo stato del bardo, cioè lo stato simile al sogno che, si afferma, esiste tra due rinascite); e il corpo causale è il corpo in cui facciamo esperienza dello stato di sonno senza sogni (e anche nirvikalpa samadhi e lo stato senza forma) (Deutsche, 1969; Gyatso, 1986).

Il punto è che, secondo queste tradizioni, ogni stato di coscienza ha un corpo corrispondente che è “fatto” da vari tipi di energia grossolana, sottile e molto sottile (o “vento”), e questi corpi o energie “sostengono” i corrispondenti stati della mente o della coscienza. In un certo senso, possiamo parlare di corpomente grossolano, di corpomente sottile e di corpomente causale (utilizzando il termine “mente” nel senso più lato di “consapevolezza” o “coscienza”).(7) Il punto importante, che io accetto provvisoriamente per questo “schema generale” è semplicemente che ogni stato di coscienza è sostenuto da un corpo corrispondente, quindi la coscienza non è mai puramente disincarnata.(8)

La Relazione di Strutture e Stati

Un modo di considerare le prove sin qui disponibili è quello di dire, come strumento euristico, che gli stati di coscienza (con i loro corpi o regni corrispondenti) contengono varie strutture di coscienza. Per esempio, lo stato di veglia può contenere la struttura preoperativa, la struttura operativa concreta, la struttura operativa formale, eccetera. Nel Vedanta, queste strutture o livelli di coscienza sono note come kosha (o rivestimenti).

Per il Vedanta, i tre corpi/stati principali sostengono cinque strutture principali. Si afferma che il corpo sottile, sperimentato nello stato di sogno (e nel regno del bardo, in savikalpa samadhi, ecc.) sostenga tre principali kosha o strutture della coscienza – pranamayakosha (l’élan vitale), manomayakosha (la mente convenzionale) e vijnanamayakosha (la mente più elevata e illuminata). Il corpo/stato di veglia grossolano sostiene annamayakosha (il rivestimento fatto di cibo, o la mente fisica), e il corpo/stato senza forma causale sostiene anandamayakosha (il rivestimento o struttura della coscienza fatto di beatitudine, o mente trascendente).

La ragione per cui sia il Vedanta che il Vajrayana sostengono questo è che, per esempio, ogni notte quando voi sognate (quando siete nel corpo sottile), avete accesso ad almeno tre strutture principali (potete sperimentare l’élan vitale sessuale – pranamayakosha – immagini e simboli mentali –manomayakosha – e la mente più elevata o archetipica –vijnanamayakosha. Vale a dire che lo stato di sogno può contenere tutti e tre questi livelli/strutture, ma voi non avete esperienza del corpo grossolano, del regno sensorio motorio o del mondo fisico grossolano, essi, infatti, non sono presenti direttamente. Nel sogno voi esistete fenomenologicamente in un corpo sottile che fa esperienza delle (tre) strutture della coscienza sostenute da quel corpo sottile e contenute in quello stato.

In breve, ogni grande stato di coscienza (come lo stato di veglia o di sogno) può contenere molte differenti strutture o livelli di coscienza. Queste strutture, livelli, o onde, come suggerito sopra, coprono l’intero spettro , e includono molti di quelle strutture o stadi che sono stati spesso studiati in modo approfondito dagli psicologi evolutivi occidentali, come le strutture-stadi dello sviluppo cognitivo, morale, dell’ego (per esempio, Cook-Greuter, 1990; Gilligan, 1990; Graves, 1970; Kegan, 1983; Kohlberg, 1981; Loevinger, 1976; Piaget, 1977; Wade, 1996). Quando, per esempio, Spiral Dynamics (un modello psicologico sviluppato da Beck e Cowan, 1996, basato sulle ricerche di Clare Graves) parla di meme rosso, di meme blu, di meme arancione, eccetera, si tratta di strutture (o livelli) di coscienza.

Perché tutte queste distinzioni apparentemente banali sono importanti? Una ragione è che riconoscere la differenza tra stati di coscienza e strutture di coscienza ci permette di capire in che modo una persona, a qualsiasi struttura o stadio di sviluppo, possa nondimeno avere una profonda esperienza di vetta di stati più elevati e transpersonali – per la semplice ragione che ogni persona veglia, sogna e dorme profondamente (e quindi ha accesso a questi stati e regni più elevati della coscienza sottile e causale, non importa quanto “basso” sia il loro stadio o livello generale di coscienza). Tuttavia, i modi in cui le persone fanno esperienza e interpretano questi stati e dimensioni più elevati dipenderà largamente dal livello (o struttura) del loro sviluppo. Ritorneremo tra poco su quest’importante tema.

Stati Fenomenici

Per concludere, continuando con questo metodo euristico, diciamo che all’interno delle strutture di coscienza principali ci sono vari stati fenomenici (gioia, felicità, tristezza, desiderio, ecc.). In breve, un modo di concettualizzare questi fatti è quello di dire che all’interno dei grandi stati di coscienza ci sono strutture di coscienza all’interno delle quali ci sono stati fenomenici.(9)

Bisogna notare che né gli stati di coscienza né le strutture di coscienza sono esperiti direttamente dagli individui(10), mentre gli individui esperiscono direttamente gli stati fenomenici. Le strutture di coscienza, d’altro lato, sono dedotte dall’osservazione del comportamento di numerosi soggetti. In seguito, si desumono le regole e i modelli che emergono da vari tipi di comportamenti cognitivi, linguistici, morali, ecc. Queste regole, modelli o strutture appaiono molto reali, ma essi non sono percepiti direttamente dal soggetto (proprio come le regole della grammatica sono raramente percepite in forma esplicita da coloro che parlano nella loro lingua madre, anche se le stanno seguendo).

Questa è la ragione per cui le strutture della coscienza non sono quasi mai riconosciute dalla fenomenologia che esamina il flusso corrente della coscienza e, quindi, trova soltanto gli stati fenomenici. Questo è visibilmente un limite molto importante di praticamente tutte le forme di fenomenologia. Cioè, la fenomenologia di solito si concentra sugli stati fenomenici e quindi fallisce nel riconoscere l’esistenza delle strutture della coscienza. Quindi, se voi osservate introspettivamente gli stati del corpo e della mente, non vedrete mai qualcosa che si annuncia come “pensiero morale dello stadio-4” (Kohlberg); e non troverete neppure qualcosa chiamato “stadio conformista” (Loevinger); e non individuerete “lo stadio relativistico” (Graves). Il solo modo in cui potete riconoscere queste strutture intersoggettive è di osservare l’interazione di un gran numero di soggetti, e quindi ricercare regolarità nel comportamento che rivelano che essi stanno seguendo modelli, regole o strutture intersoggettive. Questo indica che la fenomenologia è un utile, anche se limitato, aspetto di una metodologia più integrale.(11)

 

 


©2007-2008 Giovanna Visini - Ultimo aggiornamento: 01/12/2007