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Evolutivi della Spiritualità Sembra
che tutte le strutture della coscienza si dispieghino generalmente in
una sequenza evolutiva o a stadi, e, come sostengono praticamente tutti
gli studiosi dei processi evolutivi, gli stadi in quanto tali non
possono essere saltati (Combs, 1995; Cook-Greuter, 1990; Gilligan,
1990; Kegan, 1983; Loevinger, 1976; Wade, 1996). Per esempio, nella
linea cognitiva, troviamo gli stadi sensorio/motorio, preoperativo,
operativo concreto, operativo formale, visione-logica o pensiero
integrale, ecc. I ricercatori concordano in modo unanime che nessuno di
quegli stadi può essere saltato, perché ognuno
incorpora i suoi predecessori nella sua stessa costituzione
(così come le cellule contengono le molecole che contengono
gli atomi, e non si può passare dagli atomi alle cellule
saltando le molecole). Non
è possibile saltare uno stadio in nessuna delle linee
evolutive, e non è possibile avere una “esperienza
di vetta” di stadi più elevati relativi a quella
data linea. Una persona che si trova allo stadio preoperativo non
può avere un’esperienza di vetta dello stadio
operativo formale. Una persona allo stadio morale 1 di Kohlberg non
può avere un’esperienza di vetta dello stadio
morale 5. Una persona allo stadio animistico di Graves, non
può avere un’esperienza di vetta dello stadio
integrato, ecc. Non soltanto questi stadi sono in qualche modo
comportamenti appresi, ma essi sono anche cumulativi, cioè
quelli che seguono incorporano e abbracciano i precedenti, e questo
preclude qualsiasi possibilità di effettuare salti.
Ma
i tre grandi stati (di veglia, sogno e sonno profondo) rappresentato
dimensioni o regni generali di essere e conoscenza cui è
possibile accedere praticamente a ogni stadio di sviluppo di qualunque
linea – per la semplice ragione che l’individuo
veglia, sogna e dorme, anche nel periodo prenatale (Wilber, 1997a,
2000b). Quindi, gli stati di coscienza grossolano, sottile e causale
sono disponibili in pratica ad ogni stadio/struttura di sviluppo.
Tuttavia,
il modo in cui questi stati alterati saranno sperimentati (e potranno
esserlo) dipende preminentemente dalle strutture (stadi) di coscienza
che si sono sviluppate nell’individuo (Wilber, 1983, 2000b).
Come vedremo, gli individui agli stadi, per esempio, magico, mitico e
razionale possono tutti avere un’esperienza di vetta della
dimensione sottile, ma il modo in cui questa dimensione sottile
è sperimentata e interpretata dipende in larga misura dalle
strutture della coscienza che sono disponibili per accogliere
l’esperienza.
(Una
precisazione tecnica: io chiamo “psichico” il
livello più basso della dimensione sottile; e chiamo
“non duale” l’unione del vuoto causale
con tutte le forme. Questo ci dà i quattro principali stati
transpersonali che ho menzionato: psichico, sottile, causale e non
duale; ma essi sono tutti variazioni degli stati normali disponibili
per tutti gli individui, e questa è la ragione per cui sono
accessibili quasi a ogni stadio dello sviluppo. Vedi Integral
Psychology, Wilber, 2000b, per un’esaustiva trattazione di
questo tema.)
Le
prove attestano che, generalmente in caso di prolungate pratiche
contemplative, una persona può convertire questi stati
temporanei in tratti o strutture permanenti, che significa che essi
hanno accesso a queste grandi dimensioni in un modo più o
meno continuo e conscio (Shankara, 1970; Aurobindo, 1990; Walsh, 1999).
Nel caso della dimensione sottile, per esempio, questo significa che
una persona comincia di solito ad avere sogni lucidi (che sono analoghi
al savikalpa samadhi – o meditazione stabile sulle forme
sottili) (LaBerge, 1985); e con riferimento alla dimensione causale,
quando una persona raggiunge stabilmente quell’onda/livello
rimane tacitamente conscia anche durante il sonno profondo senza sogni
(una condizione nota come turiya permanente, coscienza costante,
permanenza del soggetto, testimone ininterrotto, analoga al nirvikalpa
samadhi, o meditazione stabile senza forma) (Alexander and Langer,
1990). Spingendosi ancora oltre quel livello, il causale senza forma
trova l’unione con l’intero mondo della forma, una
realizzazione nota come non duale (sahaja, turiyatita, bhava)
(Alexander and Langer, 1990; Wilber, 1999a). In
ciascuno di questi casi, quelle grandi dimensioni (psichica, sottile,
causale, non duale) non sono più sperimentate semplicemente
come stati, ma sono invece diventate modelli o strutture della
coscienza permanentemente disponibili – e questa è
la ragione per cui, quando esse diventano una competenza permanente, io
uso i termini di livello (struttura o onda) psichico, sottile, causale
e non duale. L’uso di questi quattro termini (psichico,
sottile, causale, non duale) per coprire sia le strutture sia gli stati
ha portato alcuni critici a credere che io stessi confondendo strutture
e stati, ma non è affatto così.(12) La
domanda importante diventa allora: questi quattro stati, quando si
convertono in strutture permanenti, mostrano un’evoluzione a
stadi? Si tratta di veri e propri livelli della coscienza? Sotto molti
punti di vista, la risposta sembra essere
“sì” (di nuovo, non come se si trattasse
dei rigidi pioli di una scala, ma come onde fluide e scorrevoli). Per
esempio, una persona che raggiunge stabilmente (permanentemente) il
livello causale del testimone sperimenterà automaticamente
il sogno lucido (poiché essere stabilmente al livello
causale del testimone significa testimoniare tutto ciò che
emerge, e questo include gli stati sottili e di sogno), ma non
viceversa (cioè, qualcuno che raggiunga stabilmente la
consapevolezza sottile non raggiunge necessariamente il puro testimone
causale) – in altri termini, questa è una sequenza
per stadi (cioè, il causale è un livello
più elevato del sottile -–per esempio,
anandamayakosha è un livello più elevato di
vijnanamayakosha, o il sovramentale è un livello
più elevato della mente intuitiva, eccetera –
esattamente come sostengono le grandi tradizioni di saggezza; vedi
Smith, 1976; Walsh, 1999). Per
questa ragione Aurobindo dice, a proposito dei livelli/strutture
più elevati e transpersonali:
“L’evoluzione spirituale obbedisce alla logica del
dispiegarsi successivo; può raggiungere un nuovo decisivo
stadio fondamentale soltanto quando il precedente stadio fondamentale
sia stato sufficientemente conquistato: anche se certi stadi minori
possono essere saltati e come ingoiati da una rapida e brusca
ascensione, la coscienza deve tornare indietro per assicurarsi che il
terreno sorvolato sia saldamente annesso alla nuova condizione; una
grande e concentrata velocità (che è di fatto
possibile) non elimina gli stadi stessi o la necessità del
loro progressivo superamento” (Aurobindo, The Life Divine,
II, 26). Nell’insieme della sua opera, Aurobindo chiarisce
che non intende questo processo in modo rigido come se si trattasse di
una scala, ma piuttosto come abbiamo suggerito: una serie di onde della
coscienza sempre più sottili che si dispiegano, con fluide e
scorrevoli sovrapposizioni, e la possibilità sempre presente
di stati alterati non lineari. Ma questi stati possono diventare
strutture soltanto se “obbediscono alla logica
dell’evoluzione progressiva”, come tutti i veri
stadi fanno. La letteratura contemplativa del mondo intero, presa nel
suo insieme, è molto chiara su questo punto e, sotto questo
aspetto, diciamo legittimamente che queste strutture transpersonali
mostrano caratteristiche simili a stadi e livelli. (13)
Di
nuovo, questa non è l’intera storia della
spiritualità. Tra poco illustrerò il fatto che la
spiritualità viene definita di solito in almeno quattro modi
differenti (come i livelli più alti di ciascuna linea, come
una linea separata, come uno stato alterato, come una particolare
attitudine), e una teoria della spiritualità comprensiva e
integrale deve compassionevolmente includerle tutt’e quattro.
Quindi, gli aspetti evolutivi che abbiamo appena trattato non coprono
l’intera storia della spiritualità, anche se sono
visibilmente un’importante parte di questa storia.
Diamo
un esempio specifico: se ci concentriamo sulla linea di sviluppo
cognitiva, avremo questi livelli o onde generali nell’intero
spettro della cognizione: sensorio/motorio, preoperativo, operativo
concreto, operativo formale, visione logica o pensiero integrale,
psichico, sottile, causale e non duale. Questi nove livelli o strutture
generali sono chiamati da Aurobindo: sensorio/vitale, mente inferiore,
mente concreta, mente logica, mente superiore, mente illuminata, mente
intuitiva, sovramentale e supermente; e si stendono lungo un unico
arcobaleno dal più denso al più sottile fino al
fondamento ultimo di tutti i livelli. Le
rispettive visioni del mondo di queste nove strutture generali della
coscienza possono essere definite: arcaica, magica, mitica, razionale,
aprospettica, psichica (yogi), sottile (santi), causale (saggi) e non
duale (siddha) (Adi Da, 1977; Gebser, 1985; Wilber, 1996a, 1996b,
2000b).
Si
tratta di livelli della coscienza o strutture (stadi) durante il cui
dispiegarsi permanente nessuno stadio può essere facilmente
saltato; ma praticamente in ciascuno di questi stadi è
possibile avere un’esperienza di vetta degli stati psichico,
sottile, causale e non duale. Lo sviluppo integrale o complessivo
è, quindi, un processo continuo di conversione di stati
temporanei in tratti o strutture permanenti, e in questo sviluppo
integrale, non è possibile evitare nessuna struttura o
livello, o non vi sarà, per definizione, sviluppo integrale.
Sviluppo
Non Uniforme
Questo
non impedisce ogni genere di spirale, regressione, salti temporanei in
avanti grazie a esperienze di vetta, eccetera. Notiamo, per esempio,
che una persona al livello psichico può avere
un’esperienza di vetta dello stato causale, ma non avere un
accesso stabile a questa dimensione perché il suo sviluppo
permanente non ha ancora raggiunto il causale in quanto stadio (o
acquisizione permanente o struttura). Perché ciò
accada, deve attraversare la dimensione sottile (convertendola in uno
stadio oggettivo) prima di poter mantenere stabilmente la posizione del
testimone del causale (turiya), perché il testimone
permanente è, per definizione, continuamente consapevole di
tutto ciò che emerge – questo significa che il
sottile è diventato un modello o struttura permanentemente
disponibile nella coscienza. Quindi, gli stadi nello sviluppo
integrale, e sempre e in ogni caso, non possono essere saltati (anche
se non è necessario che siano padroneggiati completamente e
in modo perfetto, ma devono essere stabilizzati come una
capacità generale. Una persona che non può
testimoniare lo stato sottile, non può per definizione
testimoniare lo stato causale – ne consegue la natura
evolutiva per stadi di queste strutture più elevate, mentre
esse diventano acquisizioni permanenti). Vedi Appendice A.
Tuttavia,
quello che di solito succede é che, dal momento che questi
tre grandi dimensioni e stati (veglia/grossolano, sogno/sottile e senza
forma/causale) sono continuamente disponibili per gli essere umani, e
dal momento che, in quanto stati, se ne può fare esperienza,
fino a un certo punto, in modo indipendente uno dall’altro (e
possono persino, in certa misura, svilupparsi in modo indipendente,
vedi Wilber, 2000b), molte persone possono manifestare un notevole
grado di competenza in alcuni di questi stati/dimensioni (come la
meditazione senza forma nel causale), ma essere poco o patologicamente
sviluppati in altre linee (come la personalità frontale o
grossolana, lo sviluppo interpersonale, lo sviluppo psicosessuale, lo
sviluppo morale, ecc.). Il fenomeno del “Buddha di
pietra” – cioè, quando una persona
può rimanere per lunghi periodi in uno stato straordinario
di assorbimento senza forma – ed essere ancora poco o
patologicamente sviluppata in altre linee o dimensioni, è un
fenomeno estremamente comune, e avviene in gran parte perché
non si è intrapreso uno sviluppo integrale, e tanto meno lo
si è completato. Allo stesso modo, molti maestri spirituali
mostrano un elevato livello di competenza negli stati sottili, ma un
basso livello nel causale o nel grossolano, con risultati poco
equilibrati per loro stessi e per i loro seguaci.
In
breve, ciò che generalmente avviene è che lo
sviluppo è parziale o frammentato, e questo sviluppo
frammentato viene considerato come lo sviluppo spirituale normale e
naturale, e, quindi, a studenti e maestri viene richiesto di ripetere
quella frammentazione come prova del loro progresso spirituale.
Il
fatto che si possa accedere a questi tre grandi dimensioni/stati
separatamente; il fatto che molti scrittori contemporanei equiparino la
spiritualità soprattutto agli stati di coscienza alterati o
non ordinari (cosa che è spesso definita senza ironia la
quarta onda della teoria transpersonale); il fatto che le linee si
sviluppino generalmente in modo disuguale (così che una
persona può trovarsi a un alto livello di sviluppo in alcune
linee e a un livello basso o patologico in altre) – e che
questo avvenga veramente molto spesso – tutti questi fattori
hanno cospirato a offuscare questi importanti aspetti dello sviluppo
spirituale che, in realtà, mostrano fenomeni assimilabili a
un’evoluzione per stadi. La mia posizione è che
tutti questi aspetti della spiritualità (ne ho menzionati
quattro che spiegherò più avanti) devono essere
riconosciuti e inclusi in qualsiasi teoria della
spiritualità che voglia essere comprensiva, come in
qualsiasi pratica spirituale genuinamente integrale.(14)
Una
Griglia di Esperienze Religiose Se
combiniamo i livelli di sviluppo con gli stati di coscienza, e ci
rendiamo conto che una persona praticamente a qualsiasi livello o
stadio di sviluppo può avere esperienze di vetta o stati
alterati, otteniamo una griglia abbastanza ragguardevole di vari tipi
di esperienze spirituali e non ordinarie. Usiamo,
per esempio, i termini di Jean Gebser (1985) per alcuni livelli di
coscienza più bassi e intermedi: arcaico, magico, mitico,
razionale, aprospettico (vi sono strutture più elevate,
transpersonali, come abbiamo visto, ma limitiamoci a queste per
ora).(15) A questi cinque livelli aggiungiamo i quattro stati,
psichico, sottile, causale e non duale. La questione è che
una persona, qualunque sia il livello o struttura in cui si trova,
può avere un’esperienza di vetta di questi quattro
stati, e questo ci dà una griglia di venti tipi di
esperienze, spirituali, transpersonali, o non ordinarie (Wilber, 1983,
2000b).
Come
indicato sopra, la ragione per cui è possibile costituire
questa griglia è che il modo in cui gli individui
interpretano uno stato alterato dipende in parte del loro livello
generale di sviluppo. Per esempio, individui al livello mitico possono
avere un’esperienza di vetta dello stato psichico, ma essi in
generale interpreteranno quest’esperienza di vetta psichica
nei termini della loro struttura mitica. Così pure, vi
è un’esperienza magica di uno stato sottile,
un’esperienza mitica di uno stato sottile,
un’esperienza razionale di uno stato sottile; e lo stesso per
il causale e il non duale.(16) Mettendole tutte insieme, abbiamo una
griglia fenomenologica dei molti tipi di esperienze alterate, non
ordinarie e religiose accessibili a uomini e donne. Per maggiori
dettagli su questa griglia, vedi A Sociable God e Integral
Psychology.(17)
L’Io
Abbiamo
esplorato gli stati, le onde e le correnti. Dobbiamo ora occuparci
dell’ “io” (o sistema dell’io,
o senso dell’io), e, sebbene ci siano molti modi per
descriverlo, uno dei più utili è quello di
definirlo come ciò che cerca di integrare o equilibrare
tutte le componenti della psiche (cioè, l’io cerca
di integrare i vari stati, onde e correnti che sono presenti in una
persona) (Wilber, 1986, 1996c, 1997a, 2000b). Una
singolare constatazione circa i livelli, le linee e gli stati
è che in se stessi essi appaiono privi di un senso
dell’io intrinseco, e quindi l’io può
identificarsi con ognuno di essi (come indicato dagli antichi teorici
da Plotino a Buddha). Cioè, una delle principali
caratteristiche dell’io sembra essere la sua
capacità di identificarsi con le strutture di base o livelli
della coscienza, e ogni volta che lo fa, secondo questa concezione,
genera un tipo specifico di identità, con specifici bisogni
e spinte. L’io appare, quindi, come un sistema funzionale
(che include capacità quali l’identificazione, la
volontà, la difesa, la regolazione delle tensioni; vedi
Wilber et al., 1986), e anch’esso intraprende un suo proprio
sviluppo attraverso una serie di stadi o onde (come studiato da, per
esempio, Jane Loevinger, 1976; Robert Kegan, 1983; Susan Cook-Greuter,
1990). La differenza principale tra gli stadi dell’io e gli
altri stadi è che l’io ha il compito di
equilibrarli e coordinarli tutti. L’azione
di equilibrare, questa spinta a integrare le varie componenti della
psiche, sembra essere una caratteristica fondamentale
dell’io. La psicopatologia, per esempio, non può
essere compresa facilmente senza la considerazione di
quest’aspetto (Blank and Blank, 1974, 1979; Kohut, 1971,
1977). Non sono le strutture basiche della coscienza a diventare malate
o “rotte”. Esse o emergono o non emergono, e quando
emergono, esse generalmente funzionano bene (tranne se ci sono danni
organici al cervello). Per esempio, quando il pensiero operativo
concreto (“conop”) emerge nel bambino, emerge
più o meno intatto, ma ciò che il bambino fa con
quelle strutture è un’altra questione, e questo
coinvolge in modo specifico il sistema dell’io del bambino.
Poiché il bambino può prendere uno qualsiasi dei
contenuti della mente conop e reprimerlo, alienarlo, proiettarlo,
retrofletterlo, o mettere in atto numerosi altri meccanismi di difesa
(Vaillant, 1993). Questa è una malattia non della mente
conop, ma dell’io. (Ecco
un esempio estremo: uno psicotico può, tra altre cose,
immergersi temporaneamente in una dimensione sottile e di conseguenza
avere delle allucinazioni simili ai sogni. Non è la
dimensione sottile che funziona male, funziona bene; ma l’io
non può integrare queste dimensioni con le strutture
grossolane/frontali, e quindi soffre di una grave patologia. La
patologia non è del sottile, ma del sistema
dell’io e della sua mancata capacità di
integrazione.)
La
maggior parte delle psicopatologie (nelle dimensioni interiori)
sembrano implicare un tipo o un altro di mancata capacità di
differenziazione e integrazione dell’io – problema
questo che si produce durante ciò che può essere
chiamato fulcro dello sviluppo dell’io (Blank and Blank,
1974, 1979; Kegan, 1983; Wilber, 1986, 2000b).(18) Un fulcro si crea
ogni volta che l’io incontra un nuovo livello di coscienza.
L’io deve inizialmente identificarsi con questo nuovo livello
(essere immerso, essere in fusione con quel livello); in seguito si
disidentifica da quel livello (o trascende quel livello)
così da passare a un livello più elevato; quindi,
idealmente integra l’onda precedente con quella
più elevata.
Un
insuccesso di uno qualsiasi di questi passi in quel particolare fulcro
(mancata identificazione, mancata differenziazione, mancata
integrazione) produrrà una patologia; e il tipo di patologia
dipende sia da questo e sia dal livello della coscienza in cui il
fulcro si costituisce (Wilber et a., 1986). Se abbiamo nove generali
livelli o onde della coscienza (ciascuno dei quali ha un fulcro
corrispondente che si produce quando l’io si identifica con
quel livello) e ogni fulcro ha queste tre subfasi basiche (fusione,
trascendenza, integrazione), allora abbiamo una tipologia di circa
ventisette principali patologie dell’io (che spaziano da
psicotico, a borderline, a nevrotico, a esistenziale, a
transpersonale). Lontano dall’essere una tipologia meramente
astratta, ci sono copiosi esempi di ognuno di questi tipi di patologia
(Rowan, 1998; Walsh and Vaughan, 1993; Wilber, 1986, 2000b)(19)
Ancora
una volta, non si tratta di un tipo di classificazione rigida e
lineare. Le varie onde e fulcri in larga misura si accavallano; diverse
patologie e modalità di trattamento si sovrappongono
anch’esse molto spesso; e lo schema non è altro
che una generalizzazione. Tuttavia, esso contribuisce a sviluppare una
visione d’insieme più comprensiva delle patologie
e dei trattamenti, e come tale sembra costituire una parte importante
di una genuina psicologia integrale. La
natura fluida e mobile di tutti questi fenomeni mette in luce il fatto
che il sistema dell’io può essere più
efficacemente immaginato non come un entità monolitica, ma
come il centro di gravità di vari livelli, linee e stati,
tutti orbitanti intorno alla tendenza integrativa del sistema
dell’io (Wilber, 1997a, 2000b). Quando un aspetto qualsiasi
della psiche resta tagliato fuori da questa attività di
autorganizzazione, esso, per così dire, raggiunge una
velocità di fuga e rotea fuori dall’orbita,
diventando una sacca dissociata, frammentata, alienata della psiche. La
terapia, per quanto riguarda queste dimensioni interiori, implica
allora ricontattare, riconciliare, reintegrare, e “far
rientrare” questi elementi dissociati nell’orbita
dell’inclusione e dell’abbraccio del conscio. |