A.R.A.T ( Associazione Rebirthing ad Approccio Transpersonale )
Dott.ssa GIOVANNA VISINI
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Tre principi utili per un approccio integrale
(The Many Ways We Touch)
Stralcio B: dal Libro “Kosmic Karma”
di KEN WILBER

Traduzione libera dall'inglese di G.Visini

Introduzione

Nello Stralcio A “La Nuova Era Integrale” del Volume 2 della Kosmos Trilogy abbiamo sottolineato il fatto che, nel mondo di oggi, meno del 2% della popolazione si trova a uno stadio o livello di coscienza che possiamo chiamare “integrale”. Se definiamo le onde generali dello sviluppo come tradizionale, moderna, postmoderna e integrale (con altre possibili onde più elevate), gli studiosi considerano che circa il 25% della popolazione è tradizionale, il 40% moderna, il 20% postmoderna e soltanto il 2% è integrale o più elevata.

 

Tuttavia, ricerche recenti hanno anche indicato che nel punto più alto dello sviluppo evolutivo c’è uno spostamento crescente di persone – nell’élite culturale, nei leaders di opinione, nei media, nelle arti, e nell’accademia in generale – e che porzioni importanti della popolazione postmoderna iniziano a muoversi verso livelli di coscienza integrali. Nelle scienze sociali e umane, per esempio, Jeffrey Alexander, forse il più eminente sociologo americano, ha identificato, nel periodo successivo alla Seconda Guerra Mondiale, tre fasi principali di sviluppo: funzionalismo (moderno), microsociologia (pluralista postmoderno), e una nuova terza fase: “un’era di sintesi”, cioè un’era integrale che si profila nel punto più alto del processo evolutivo che sta iniziando proprio ora.

 

Abbiamo anche visto come, storicamente, perché potesse avvenire qualunque tipo di genuina trasformazione – o qualunque tipo di vera “rivoluzione” – fosse necessario non solo che la rivoluzione fosse guidata da un’élite, ma che quell’élite avesse un nuovo paradigma. Questo significa che quella élite doveva avere, non una nuova teoria o visione del mondo, ma un nuovo tipo di pratica sociale, un nuovo modo di produzione e concrete ingiunzioni comportamentali o modelli sperimentali. Queste pratiche sociali, ingiunzioni o modelli – questi nuovi paradigmi e metodologie – generano, attualizzano, rivelano e illuminano nuovi tipi di esperienze, occasioni, dati e fenomeni. Attorno a queste nuove esperienze, dati o fenomeni, crescono in seguito nuove teorie, nuove visioni del mondo, nuove sovrastrutture. “Paradigma” si riferisce alle metodologie che attualizzano nuovi fenomeni, non soltanto alle teorie che cercano si spiegarli, sebbene i nuovi paradigmi e le nuove teorie entrino in gioco entrambi man mano che si dispiegano nuove e più elevate onde di coscienza.

 

Poiché esploreremo quale sia il significato di questi “nuovi paradigmi e nuove teorie”, presentiamo qui alcuni esempi che ne illustrano le implicazioni; ci concentreremo, in seguito, su come può configurarsi una “metodologia integrale” nell’era della sintesi che sta arrivando – e nei salotti integrali che stanno sbocciando in varie parti del mondo, crogioli di una coscienza che lotta per nascere.

 

(Per coloro che non hanno familiarità con il lavoro di alcuni dei principali teorici dell’evoluzione della coscienza – come Jean Gebser, James Mark Baldwin, Clare Graves, Jane Loevinger e Robert Kegan – ecco un breve sommario. Le ricerche indicano che, come tutti i sistemi naturali viventi, la coscienza può intraprendere un’evoluzione, uno sviluppo o un dispiegamento. Questi teorici credono che i livelli generali dell’evoluzione o del dispiegamento comprendono l’arcaico, il magico-tribale, il mitico-tradizionale, il moderno-razionale, il postmoderno-pluralista – che nel loro insieme sono chiamati spesso onde del “primo ordine” – e l’integrale-aprospettico – che è spesso chiamato “secondo ordine”. Ciascuna delle onde del primo ordine pensa che la sua visione del mondo e i suoi valori siano valori migliori o corretti; le onde del secondo ordine o integrali cercano di includere e integrare le verità parziali di tutte le onde del primo ordine. Poiché l’evoluzione della coscienza è ancora in corso, molti ricercatori alludono genericamente all’esistenza di onde del “terzo ordine”, che sono ancora più inclusive, ma che sono appena all’inizio della loro formazione. [Se utilizziamo i termini di Spiral Dynamics, sviluppati da Don Beck e Christopher Cowan e basati sul lavoro pionieristico di Clare Graves, queste onde sono approssimativamente i vMeme o “meme di valori” beige (arcaico), porpora e rosso (magico), blu (tradizionale), arancione (moderno), verde (postmoderno), giallo e turchese (secondo ordine).] Come menzionato prima, le ricerche empiriche provenienti da diverse fonti mostrano che, in questo paese, circa il 25% della popolazione adulta abbraccia valori tradizionali, 40% valori moderni, 20% postmoderni, e meno del 2% si attesta stabilmente ai livelli (onde) del secondo o del terzo ordine. Quando parliamo di “un’era integrale che si profila al punto più alto dell’evoluzione” ci concentriamo su questo 2%, soprattutto perché questa percentuale comincia ad aumentare sensibilmente – cosa che sembra stia accadendo esattamente con la nascente era della sintesi.)

 

Ma torniamo al tema: l’interazione reciproca tra teorie e paradigmi – la moderna rivoluzione quantistica in fisica, per esempio. Molti nuovi tipi di esperimenti (come quelli sulle radiazioni assorbite dai corpi neri) portarono infine alle ardite ipotesi sui quanti di Max Planck. Un nuovo modo di produzione dei dati fece emergere un mondo fenomenologico che non poteva più essere riflesso e concettualizzato adeguatamente dalle vecchie teorie, e quindi diventarono necessarie nuove teorie. Cioè, un nuovo modello (esperimento, ingiunzione, paradigma o pratica sociale) attivò e fece dischiudere ed emergere nuovi tipi di esperienze, percezioni o dati che non potevano essere adeguatamente spiegati o concettualizzati all’interno delle vecchie teorie (che erano invece adeguate a dar conto dei fenomeni emergenti dai modelli e paradigmi precedenti).

 

Le teorie e pratiche precedenti hanno guadagnato legittimità agli occhi della comunità scientifica impegnata in queste pratiche sociali (“scienza normale”), precisamente perché nei loro ambiti fenomenologici, quelle teorie e pratiche funzionavano, e funzionavano molto bene. Ma le nuove pratiche e le nuove teorie che crescevano e si moltiplicavano non potevano essere legittimate nell’ambito della vecchia impostazione, e quindi era inevitabile uno scontro tra il modello-visione del mondo scientifico precedente e il modello-visione del mondo scientifico nuovo. Un paradigma è un modo di produrre o generare fenomeni, una pratica sociale che attiva o fa emergere un nuovo mondo fenomenologico, e le teorie sono schemi post factum che cercano di spiegare e capire i mondi appena dischiusi. 1

 

Detto più semplicemente, una teoria è una mappa di un territorio, mentre un paradigma è in primo luogo una pratica che fa emergere un territorio. Il paradigma stesso, o pratica sociale, è chiamato “modello” o “ingiunzione” e la teoria è chiamata … teoria. Il punto è che le rivoluzioni del sapere sono generalmente combinazioni di nuovi paradigma-pratiche che fanno emergere un nuovo territorio fenomenologico, più nuove teorie e mappe che cercano di offrire qualche tipo di guida concettuale, delineando i contorni di questi nuovi territori così dischiusi e generati. Ma una nuova teoria senza una nuova pratica è semplicemente una nuova mappa senza un territorio reale, quello che chiamiamo generalmente “ideologia”.

 

Una rivoluzione scientifica è il risultato di nuovi paradigmi e nuove teorie che si accordano gli uni con le altre, e tutti sono ancorati, non in astrazioni, ma in pratiche sociali. Queste rivoluzioni sono sostenute inizialmente da un manipolo di individui che sono l’avanguardia, ma, se convalidate, questi nuovi modelli-visioni del mondo (paradigmi-e-teorie) sono accettati dalla più ampia comunità culturale o scientifica, diventando una nuova scienza “normale” o “legittimata”, che si stabilizza e continua finché un nuovo seccante insieme di dati non emerge e rifiuta di essere umiliato dallo schema di cose esistenti, e territori nuovi e prima d’ora mai emersi cominciano a brillare all’orizzonte del possibile.

 

Penso che un processo simile stia avvenendo oggi nei nascenti salotti integrali che si formano spontaneamente nel mondo. Prima di discutere questa ipotesi in dettaglio, vorrei darvi un altro esempio di rivoluzione del sapere, questa volta nel campo della politica.

 

L’emergere delle democrazie moderne, liberali e rappresentative in Occidente hanno implicato, oltre innumerevoli altre cose, un passaggio significativo per quanto riguarda i valori dal tradizionale al moderno, che specificamente iniziò in Europa intorno al 1600 e subì un’accelerazione fino a toccare un punto di crisi verso la metà del 1700. I valori tradizionali (blu, appartenenza mitica, convenzionale) tendevano a essere conformisti, etnocentrici, gerarchici, mitico-religiosi e gli individui che aderivano a quei valori si conformavano fortemente all’ordine esistente. I valori moderni, invece, tendono a essere egualitari (non gerarchici), individualistici (non conformistici), scientifici (non mitico-fondamentalisti), e tendono a valorizzare la parità (non la schiavitù).

 

Questo passaggio dal blu all’arancione, o dai valori tradizionali ai valori moderni, era stato preannunciato nei salotti, o “piccole riunioni di moderni” (la parola salon - salotto – è francese, ma quelle riunioni avvenivano anche in Inghilterra, Scozia, Germania e in altri paesi), dove la pratica sociale del dialogare in accordo ai valori arancioni era accuratamente esercitata. Cioè, la pratica del dialogo finalizzato alla comprensione reciproca, agli scambi reciproci, all’uguaglianza postconvenzionale e alla libertà, era applicata da piccoli gruppi di persone all’avanguardia. Si trattava di un discorso dialogico, relazionale, condiviso, intersoggettivo del livello/onda di coscienza arancione – una pratica sociale, paradigma, o ingiunzione di discorso dialogico all’interno di una sottocultura d’élite il cui centro di gravità era arancione o più elevato.

 

Questo nuovo modello o pratica sociale fece emergere un insieme di nuove esperienze, intuizioni, dati, illuminazioni e comprensione interpersonale, che nuove teorie politiche cercarono in seguito di catturare. Molte di queste nuove teorie di democrazia liberale condividevano l’idea che per integrare l’individuo e il sociale ci fosse un solo modo: che l’individuo sentisse di partecipare alle leggi che dovevano governare il suo comportamento. Negli Stati Uniti questo fatto fu popolarmente sintetizzato nella frase: “Niente tasse senza rappresentanza”, e questo significa in pratica che il popolo ha diritto a governarsi da sé. Questa nuova pratica di discorso dialogico e di autogoverno (chiamata generalmente “contratto sociale”) fu concettualizzata in vari modi da individui all’avanguardia come John Locke, Jean Jacques Rousseau, Thomas Paine, Thomas Jefferson, Immanuel Kant, James Madison.

 

Questo autogoverno non è un’esigenza sentita dal meme blu (che seguirà la legge se essa è parte della tradizione), e non è un’esigenza sentita dal rosso (che seguirà la legge se essa è espressione del capo che incarna il potere). Soltanto al livello arancione l’interiorità inizia a chiedere di partecipare alle leggi che regolano il suo comportamento.

 

(Naturalmente, molte altre ingiunzioni sociali erano parte del tetra-universo (tetra-worldspace) arancione, per esempio una base industriale. Fu questo uno dei principali fattori che contribuirono a ridurre il bisogno di schiavi e che fece diminuire l’importanza della forza fisica per avere successo nella sfera pubblica, preparando la strada e permettendo, di fatto, i vari movimenti di liberazione, come il femminismo e l’abolizionismo. Ma noi ci stiamo concentrando ora sul sottoinsieme di pratiche sociali o paradigmi che, all’interno dell’élite culturale emergente, stavano forgiando una nuova e rivoluzionaria forma di governo che tetra-interagiva con la nuova base tecno-economica).

 

In breve, da questo nuovo modello o pratica sociale del discorso dialogico arancione (che stava attivando e generando una nuovo insieme di esperienze, dati e fenomeni) scaturì in breve una nuova teoria di governo politico chiamato contratto sociale, la cui forma generale è: ogni legittimo sistema di governo è un contratto tra i governanti e i governati, in modo che entrambi governino con una forma di reciprocità. Questo, di solito, implica l’elezione dei governanti da parte dei governati, così che la sovranità resti, in ultima analisi, con il popolo che è governato. Tutte le democrazie rappresentative, liberali e industriali sono ancora oggi una forma o un’altra di contratto sociale, cui all’inizio fu aperta la strada in modo pionieristico, e in una forma micro-quadratica, da una piccola élite culturale all’avanguardia che stava forgiando un nuovo tipo di pratica sociale o paradigma incarnando, di fatto, quel livello di coscienza più elevato, più ampio, più profondo che si stava dispiegando.

 

 

La Grande Possibilità

 

E’ così avviene oggi con un’era integrale che si profila al punto più alto dello sviluppo evolutivo. Vi è, in effetti, la possibilità – e questa è per ora soltanto una tenue possibilità – che una nuova e più ampia onda di coscienza – un’onda integrale, un’era di sintesi – stia iniziando a emergere e prema contro le onde precedenti (tradizionale, moderna e postmoderna), gettando ognuna di esse (specialmente la postmoderna) in una crisi di legittimità circa la sua validità - una crisi di legittimità che può essere risolta soltanto da un aumento di autenticità, ovvero da una effettiva trasformazione nella nuova e più ampia onda evolutiva integrale.

 

Questa nuova evoluzione implicherà, per quanto riguarda la sua base paradigmatica, un insieme reale di pratiche sociali, non soltanto una nuova teoria, o un insieme di teorie. Come abbiamo visto in dettaglio nello Stralcio A (“La Nuova Era Integrale”) e come ho brevemente sintetizzato sopra, un paradigma è una pratica sociale o un’ingiunzione comportamentale, non una semplice teoria o una costruzione intellettuale (sebbene, naturalmente, teoria e pratica tetra-evolvano insieme). Di conseguenza, ogni nuovo paradigma includerà un insieme di modelli o pratiche – pratiche che, se contengono una maggiore profondità (o Eros) rispetto alle pratiche anteriori, getteranno i vecchi approcci in una crisi di legittimità che può essere risolta soltanto da una trasformazione verticale (“rivoluzionaria”) – come abbiamo detto, la crisi di legittimità può essere risolta soltanto da un aumento di autenticità. Quindi, un nuovo paradigma integrale sarà un nuovo insieme di ingiunzioni e pratiche, non semplicemente teorie, o visioni del mondo, o nozioni del tipo “Rete della Vita”; non concetti olistici, ma pratiche effettive.

Quali tipi di pratiche potrebbero essere precorritrici della rivoluzione integrale? Come potrebbero configurarsi queste nuove pratiche sociali?

 

 


©2007-2008 Giovanna Visini - Ultimo aggiornamento: 01/12/2007