Parte
I . Pluralismo Metodologico Integrale
Nell’esempio
precedente sulle democrazie rappresentative e contratto sociale,
abbiamo sottolineato due campi generali di pratiche sociali: una
macro-pratica (o base tecno-economica) che include
l’industrializzazione. L’industrializzazione,
malgrado tutti i suoi patologici lati negativi, ha avuto tra le sue
realizzazioni positive la diminuzione della richiesta di forza fisica
nella sfera pubblica (e, di conseguenza, ha ridotto il ruolo del potere
e della gerarchia basata appunto sulla forza fisica); questo ha
tetra-sostenuto visioni del mondo che, per la prima volta nella storia,
iniziarono a valorizzare pubblicamente la libertà e
l’uguaglianza – e di fatto, si combatté
e morì per questi valori nelle rivoluzioni. Su una scala
più piccola o micro-scala, queste rivoluzioni sociali ebbero
i loro pionieri in élites culturali le cui pratiche sociali
includevano, per la prima volta nella storia in scala significativa, un
discorso dialogico e comportamenti sociali che erano espressione
dell’onda di probabilità arancione di
consapevolezza postconvenzionale (dove
“postconvenzionale” non significa postculturale o
postsociale, ma si riferisce a forme post-tradizionali in ambito
socioculturale). A questo punto, trattati teorici sul contratto sociale
– scritti da Rousseau, Locke, Jefferson –
contribuirono di fatto ad aumentare il numero di coloro che volevano
sviluppare il nuovo paradigma o pratica su una scala più
ampia, attraverso una rivoluzione se necessario (sebbene le riforme, se
sono genuine - cioè se cavalcano la nuova onda di Eros
– possano realizzare lo stesso aumento di
autenticità attraverso metodi più tranquilli ma
ugualmente efficaci).
Quali
tipi di micro-pratiche dell’avanguardia evolutiva di oggi
possono essere i precursori di un’onda integrale pronta a
emergere su una scala più ampia? E’ ancora troppo
presto per fare congetture, ma forse possiamo identificare alcune
possibili caratteristiche.
Innanzitutto,
a quanto sembra, sarebbe necessaria una metodologia (o paradigma)
espansiva e inclusiva per generare i tipi di esperienza che potrebbero
essere legittimati da una nuova onda integrale. Legittimità,
come abbiamo visto nello Stralcio A, implica, tra l’altro, la
“credibilità” di una visione del mondo
(e quindi la probabilità che i suoi aderenti
l’adottino). Ogni visione del mondo culturale (nel quadrante
Inferiore/Sinistro) è accompagnata da una serie di paradigmi
o pratiche sociali (nel quadrante Inferiore/Destro), e queste pratiche
o ingiunzioni generano, attivano e fanno emergere i tipi di esperienza
che si ritiene siano giuste, buone, corrette, o – in generale
– valide, credibili e legittime (pratiche che sono poi
codificate nella visione del mondo dominante, la quale a sua volta
legittima le pratiche che sostengono quella visione del mondo, che
regge i modi di pensare e i comportamenti di coloro che sono membri di
una particolare cultura o sottocultura: tetra-legittimità).
Prima
di procedere verso un qualche tipo di paradigma integrale, diamo uno
sguardo al paradigma di base che dovrebbe essere sostituito da quello
integrale, cioè l’onda postmoderna o pluralistica.
Circa quattro decenni fa, la maggior parte dei paradigmi o pratiche
sociali postmoderni (che incarnavano l’onda di
probabilità pluralistica o verde) cominciarono a mettere in
atto comportamenti sociali radicati in discussioni di gruppo che
cercavano di includere ogni partecipante in un tipo di ascolto non
giudicante; questo comportamento sociale generò esperienze
collettive di solidarietà di gruppo e una critica
dell’individualismo, con un forte accento posto
sull’intersoggettività in tutte le sue forme e una
condanna dell’empirismo e del soggettivismo; in ambito
accademico, testi scritti o catene di significanti furono,
conseguentemente, decostruiti in accordo con una pratica generale di
invertire le gerarchie (ponendo il centro al margine e la periferia al
centro) – quindi si decostruivano tutte le gerarchie
dominanti portatrici di emarginazione, mentre si valorizzava nello
stesso tempo il dispiegamento delle diversità); in accordo
con questo, il comportamento deviante fu giudicato sulla base della
forma non del contenuto.
Intorno
a queste pratiche sociali specifiche, che emergevano tutte
all’interno dello spazio di probabilità
dell’onda pluralistica, germogliarono varie visioni del mondo
che codificarono a livello concettuale quello che doveva essere
legittimato in questa nuova dimensione (worldspace), mappe che
aiutavano a trovare la strada in questo nuovo territorio.
Cioè, la legittimità per l’onda verde
includeva l’adozione di una visione del mondo che fosse: non
gerarchica, non giudicante, non marginalizzante e che non costruisse
scale di classificazioni. Aspetti positivi, come
l’intersoggettività, potevano essere parte della
legittimità, ma soltanto se si adattavano ai precedenti
criteri di esclusione (per es. l’intersoggettività
non poteva essere evolutiva).
I
benefici degli aspetti “sani” dell’onda
verde furono molteplici e profondi, per esempio le riforme ambientali e
i movimenti per i diritti civili. Il lato oscuro fu che, come
suggerisce la lista di ciò che definisce la
legittimità, molte caratteristiche della
legittimità verde consistevano in ciò che non era
o non faceva (non era gerarchica, giudicante, non classificava,
non…) Questa è la ragione per cui il suo
paradigma principale, o ingiunzione sociale, era
“decostruire” (o comunque si voglia chiamare un
totale criticismo e spesso una condanna di tutto ciò che non
era pluralismo. Che questo costituisse una contraddizione performativa
– pluralismo significa accettare tutte le visioni del mondo e
non attaccare la maggior parte di esse – fu generalmente
trascurato). La de-costruzione (o demolizione) funzionò
abbastanza bene, per lo meno all’inizio, perché i
meme rosso, blu e arancione avevano costruito molte cose che avevano
bisogno di essere non-costruite o demolite. Ma quando il lavoro di
decostruzione nella sua forma sana terminò, c’era
poco da mettere al suo posto in termini di ricostruzione,
perché la costruzione effettiva richiede di poggiare su un
sostegno concreto che questa forma di pluralismo non permetteva. Il
fine partita del paradigma pluralista fu troppo spesso il comportamento
sociale di una polizia del pensiero politicamente corretto, Inquisitori
verdi, e boomeritis di vari tipi, tutti sgradevoli.
(I
“boomeritis” sono caratterizzati da una
“strana mescolanza di grande intelligenza e narcisismo
autocentrato”. E’ un termine utilizzato da Wilber
per quella malattia culturale e psicologica che è tipica
della generazione del baby boom. Come prima generazione a sviluppare la
visione del mondo multiculturale e ugualitaria, i
“boomers” hanno creato quel contesto postmoderno in
cui le credenze e le libertà dell’individuo
riscuotono il massimo rispetto, spesso in modo indiscriminato, offrendo
in questo modo un sicuro rifugio al narcisismo e
all’autoindulgenza N.D.T).
Le
pratiche sociali dell’onda integrale includeranno
certamente gli aspetti sani dell’onda pluralistica (il
trascendere-e-includere di Whitehead). Per esempio, una sana
decostruzione (come preludio alla ricostruzione) continuerà
probabilmente a giocare un ruolo centrale, come pure
l’ermeneutica e l’indagine collaborativa. Ma
l’ingrediente chiave delle pratiche sociali integrali
scaturisce da ciò che forse è la principale
caratteristica che definisce l’onda di probabilità
integrale stessa.
Per
essere più precisi, mentre tutte le onde di cultura e
coscienza precedenti (tradizionale, moderna e postmoderna) credevano
che i loro valori fossero gli unici validi e corretti,
un’onda integrale riconosce l’importanza e la
validità di tutti quei valori, non soltanto come
storicamente appropriati (cosa che le altre onde riconoscono), ma come
ingredienti intrinseci della spirale di crescita e di sviluppo odierna.
Il meme arancione, per esempio, pretende di possedere verità
universali, verità che coprono tutte le basi veramente
importanti, ma rifiuta seccamente le verità del meme blu e
inorridisce disgustato di fronte al pluralismo verde. Non va meglio con
il pluralismo verde che pretende di essere inclusivo e non giudicante,
ma che di fatto respinge apertamente i valori del meme rosso, respinge
apertamente i valori del blu, e respinge apertamente i valori
dell’arancione. Distinguendosi da tutte queste pratiche
sociali che escludono, un’onda integrale cerca di
riconoscere, onorare e includere realmente tutti quei valori nella
spirale del suo stesso dispiegamento, così da riunire il
meglio del premoderno, del moderno e del postmoderno, mentre non
promette a nessuno di essi una fedeltà che escluda gli altri.
Che
cosa significa questo per quanto riguarda le pratiche sociali? Se
l’onda integrale include l’essenziale delle onde
del primo-ordine (tradizionale, moderna e postmoderna) – e
quindi procede oltre con l’emergere dei suoi caratteri
originali – allora una pratica sociale integrale
dovrà necessariamente includere ed esercitare tutte le
importanti pratiche, ingiunzioni e metodologie delle onde del
primo-ordine, ma ora inserite in uno schema integrale che includa i
loro contributi la cui validità dura nel tempo, e trascenda
invece le loro parzialità, assolutismi e pratiche di
esclusione. 2
Il
risultato sarebbe un insieme di paradigmi, ingiunzioni comportamentali,
e pratiche sociali che potrebbe essere chiamato pluralismo metodologico
integrale. “Integrale”, nel senso che il pluralismo
non sarebbe un mero eclettismo o un’accozzaglia di paradigmi
sconnessi, ma un meta-paradigma che intesse i suoi molti fili in un
arazzo integrale, una unità-nella-diversità che
non trascura né l’unità né
la diversità. “Metodologico”, nel senso
che si tratta di un vero paradigma o insieme di pratiche concrete e
ingiunzioni comportamentali per far emergere un territorio integrale,
non una mera teoria olistica o una mappa senza territorio. E
“pluralismo”, nel senso che non
c’è nessuna ingiunzione dominante o privilegiata
(salvo quella di essere radicalmente e completamente inclusivo). A
differenza del postmodernismo, che pratica un tipo di pluralismo
escludente che condanna tutti gli altri valori del primo-ordine (per
non menzionare i valori del secondo-ordine), il pluralismo inclusivo o
integrale è un insieme di paradigmi comportamentali
coscientemente adottati al fine di riconoscere – ed
effettivamente trovare – le verità durevoli in
assolutamente tutte le metodologie principali delle onde di
probabilità del primo, del secondo e del terzo-ordine.
Il
Pluralismo Metodologico Integrale (PMI) ha due componenti principali:
quella paradigmatica e quella meta-paradigmatica. L’aspetto
paradigmatico si riferisce all’attenta compilazione di tutti
i principali paradigmi o metodologie praticati nei modi di indagine
umana attualmente esistenti – cioè, le principali
metodologie che sono attualmente accettate all’interno degli
ambiti o discipline che sono loro propri. Abbiamo già dato
(nello Stralcio A) una panoramica di molti di questi paradigmi
fondamentali – e continueremo a esplorare i paradigmi
“da includere” nel prosieguo della trattazione
– ermeneutica, fenomenologia, comportamentismo, teoria dei
sistemi, meditazione, indagine collaborativa, ricerca immaginativa,
fisica quantistica, psicologia del profondo, biologia molecolare. Tutti
i principali modi di indagine umana possiedono pratiche generali e
ingiunzioni che attivano e illuminano vari tipi di esperienza,
rivelazioni, dati, fenomeni che devono poi essere legittimati dalle
varie discipline, e un Pluralismo Metodologico Integrale fa posto,
quasi in senso letterale, a tutti questi modi principali di indagine.
In
questa fase, non si cerca di giudicare se una pratica particolare o un
paradigma debbano o non debbano essere inclusi nello schema. Il fatto
è che questi paradigmi o pratiche esistono già,
esseri umani nelle varie parti del mondo li stanno già
praticando – uomini e donne che sono sinceramente convinti
che queste pratiche fanno emergere qualcosa che ha valore per loro
stessi e per gli altri – e, quindi, si tratta di pratiche che
meritano un ascolto equanime nei forum o nei salotti integrali che
iniziano ad auto-organizzarsi. La prima parte del PMI, quella
paradigmatica, è, dunque, una compilazione rispettosa, senza
giudizi, delle principali metodologie che attivano, illuminano e fanno
emergere varie dimensioni (worldspaces) o modi di essere-nel-mondo.
Questi sono i vari paradigmi e metodologie che già esistono
e sono già messi in pratica da uomini e donne attenti e
impegnati in tutto il mondo.
La
seconda parte di un pluralismo metodologico integrale, la parte che
evita che diventi un eclettismo del primo-ordine, è un
insieme di pratiche meta-paradigmatiche che mette in relazione
coscienziosamente i vari fili paradigmatici l’uno con
l’altro. Detto semplicemente, il pluralismo metodologico
integrale include una compilazione delle principali metodologie
collaudate nel corso del tempo, e nello stesso tempo un insieme di
pratiche che le intessono insieme o le integrano in modi di
essere-nel-mondo che sono radicalmente non escludenti. Questo aspetto
del PMI può essere sintetizzato così:
“Tutti hanno ragione”.
(Detto
in modo più tecnico, tale pratica meta-paradigmatica attiva
una nuova dimensione sopra la dimensioni paradigmatiche
attivate-individualmente, così che i loro fenomeni
attivati-individualmente si sovrappongono, i loro orizzonti fatti
emergere in qualche misura si fondono, così ci sono fenomeni
attivati sopra fenomeni attivati – e, conseguentemente,
c’è un nuovo territorio (o dimensione) di
relazioni integrali emerso, illuminato e più profondamente
dischiuso. In altri termini, si tratta di un paradigma di paradigmi,
che significa, come ora sappiamo, una pratica di pratiche e non una
teoria di teorie.)
Cercherò
di delineare nel prosieguo del testo questi tipi di pratiche
meta-paradigmatiche – e come vengano applicate a un
individuo, a un gruppo, a un insieme di ricerche, a una
società. Per ora, ecco qui una veloce anticipazione di
ciò che potrebbe essere implicato. Ricordatevi, per favore,
che a questo punto stiamo parlando di pratiche integrali al punto
più alto dello sviluppo evolutivo, che spesso non ci
riservano niente di più entusiasmante di arcani dibattiti
accademici, esperimenti astrusi e fili del discorso organizzati intorno
a questioni di metodologia, che sono molto tecnici e quindi molto
noiosi. Queste metodologie integrali, quando saranno rifinite e
snellite, e quando inizieranno a fuoriuscire dal contesto dei salotti
integrali e a penetrare nella cultura in generale in modo
più popolare, diventeranno certamente più
semplici (e speriamo più interessanti) delle loro forme
pionieristiche; possiamo fare una comparazione tra, per esempio, i
computer portatili (che hanno oggi le dimensioni di una scatola di
fiammiferi) e quelli di una volta (che avevano le dimensioni di una
casa). Ma il punto è essenzialmente lo stesso: che tipo di
pratiche costruisce ponti verso le altre pratiche?
Nella
messa in opera di una ricerca, per esempio, le pratiche
meta-paradigmatiche potrebbero implicare un “rilevamento
simultaneo” (simultracking), in cui i fenomeni nelle varie
dimensioni sono rilevati simultaneamente in accordo con le metodologie
accettate di quelle dimensioni. Per esempio, durante
un’indagine collaborativa (che attiva le dimensioni
intersoggettive o del quadrante Inferiore/Sinistro
dell’essere-nel-mondo), si rilevano simultaneamente i modelli
di onde cerebrali dei partecipanti (che dischiudono aspetti delle
dimensioni oggettive o del quadrante Superiore/Destro
dell’essere-nel-mondo), e poi si cerca le correlazioni tra
queste dimensioni. Questa pratica di “rilevamento
simultaneo” è qualcosa che generalmente non
sarebbe esercitata dai pluralisti postmoderni (che non credono nella
scienza oggettiva) e neppure dagli scienziati (che non credono nel
pluralismo). Prigionieri dei loro rispettivi assolutismi del quadrante,
essi raramente comunicano.
In
questo caso particolare, l’aspetto paradigmatico del PMI
include entrambe quelle pratiche (non solo le teorie, ma le pratiche
concrete di intraprendere un’indagine collaborativa e di
effettuare un EEG per rilevare il modello di onde cerebrali), e poi il
PMI aggiunge la seconda pratica meta-paradigmatica, cioè il
“rilevamento simultaneo” (mettere in moto le due
pratiche insieme e notare accuratamente qualsiasi correlazione) che
è una pratica che può attualizzare, far emergere
e illuminare le relazioni integrali tra vari oloni originariamente
considerati discrete o persino non esistenti. In altre parole, questa
pratica su un insieme di pratiche (o questo meta-paradigma su paradigmi
individuali) fa emergere e illumina le interazioni reciproche tra
occasioni attuali, e lo fa soltanto a partire da uno spazio che la
teoria chiamerà in seguito onda di probabilità
del secondo-ordine. Cioè, le pratiche meta-paradigmatiche
possono essere espresse soltanto nell’ambito della dimensione
della coscienza del secondo-ordine, che dischiude relazioni oloniche e
integrali che erano operative, ma non visibili ai livelli del
primo-ordine.
Da
un punto di vista più personale, il PMI implica cose come la
Pratica Trasformativa Integrale (PTI), nella quale l’intero
spettro delle potenzialità umane è impegnato ed
esercitato al fine di attualizzare e far emergere gli stati e stadi
più elevati del potenziale umano, portando
l’individuo attraverso la sua personale crisi di
legittimità verso un aumento di autenticità. Nel
sociale, questo implica affrontare i mali della società con
un insieme integrale di strumenti, non con una serie frammentaria di
miglioramenti che spesso creano tanti problemi quanti ne risolvono. Le
soluzioni dei problemi sociali proposte dal secondo-ordine comportano
indagini prolungate sui modi che permettono a ogni onda (porpora,
rossa, blu, arancione, verde) di esplorare liberamente il suo
potenziale ma con approcci che queste onde non costruirebbero se
fossero lasciate alle pratiche di esclusione loro proprie. Nel contesto
accademico, il pluralismo metodologico integrale permette la creazione
non tanto di un numero maggiore di studi interdisciplinari (che
confermano i reciproci pregiudizi del primo-ordine), quanto di studi
trans-disciplinari (che attivano un nuovo territorio di spiegamento
integrale dove prima c’erano rivalità).
In
generale, detto nei termini del meme arancione, ogni tipo di Pluralismo
Metodologico Integrale permette la creazione di una “cassetta
degli attrezzi” multifunzionale per abbordare i complessi
problemi di oggi – sul piano individuale, sociale e globale
– con soluzioni più comprensive che hanno la
possibilità di fare realmente la differenza. Oppure,
utilizzando i termini del meme verde, un Pluralismo Metodologico
Integrale permette che una ricca diversità di
interpretazioni del testo della vita possa affermarsi in uno spazio di
mutuo riconoscimento, senza marginalizzare nessuna interpretazione nel
corso del processo.
Sul
piano individuale, lo stesso approccio può essere applicato
alla propria professione, trasformandola in una pratica di
giurisprudenza integrale, medicina integrale, economia integrale,
educazione integrale, politica integrale, ecologia integrale,
psicoterapia integrale, pratica familiare integrale, e così
via. Vedremo molti esempi andando avanti nel testo.
La
maggior parte degli strumenti per fare questo già esistono
(cioè, la parte “Pluralismo
Metodologico” del Pluralismo Metodologico Integrale
è già disponibile). Quello di cui
c’è bisogno, almeno per cominciare, sono alcuni
principi di integrazione per dare inizio alla parte
“integrale” del PMI. Questi principi euristici
suggeriscono metodi semplici per praticare sopra le pratiche
già esistenti, trasformando rapidamente ogni pratica data in
una pratica integrale. A mo’ d’esempio, diamo uno
sguardo a tre di questi principi integrativi.