A.R.A.T ( Associazione Rebirthing ad Approccio Transpersonale )
Dott.ssa GIOVANNA VISINI
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Tre principi utili per un approccio integrale
(The Many Ways We Touch)
Stralcio B: dal Libro “Kosmic Karma”
di KEN WILBER

 

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Parte I . Pluralismo Metodologico Integrale

 

 

Nell’esempio precedente sulle democrazie rappresentative e contratto sociale, abbiamo sottolineato due campi generali di pratiche sociali: una macro-pratica (o base tecno-economica) che include l’industrializzazione. L’industrializzazione, malgrado tutti i suoi patologici lati negativi, ha avuto tra le sue realizzazioni positive la diminuzione della richiesta di forza fisica nella sfera pubblica (e, di conseguenza, ha ridotto il ruolo del potere e della gerarchia basata appunto sulla forza fisica); questo ha tetra-sostenuto visioni del mondo che, per la prima volta nella storia, iniziarono a valorizzare pubblicamente la libertà e l’uguaglianza – e di fatto, si combatté e morì per questi valori nelle rivoluzioni. Su una scala più piccola o micro-scala, queste rivoluzioni sociali ebbero i loro pionieri in élites culturali le cui pratiche sociali includevano, per la prima volta nella storia in scala significativa, un discorso dialogico e comportamenti sociali che erano espressione dell’onda di probabilità arancione di consapevolezza postconvenzionale (dove “postconvenzionale” non significa postculturale o postsociale, ma si riferisce a forme post-tradizionali in ambito socioculturale). A questo punto, trattati teorici sul contratto sociale – scritti da Rousseau, Locke, Jefferson – contribuirono di fatto ad aumentare il numero di coloro che volevano sviluppare il nuovo paradigma o pratica su una scala più ampia, attraverso una rivoluzione se necessario (sebbene le riforme, se sono genuine - cioè se cavalcano la nuova onda di Eros – possano realizzare lo stesso aumento di autenticità attraverso metodi più tranquilli ma ugualmente efficaci).

 

Quali tipi di micro-pratiche dell’avanguardia evolutiva di oggi possono essere i precursori di un’onda integrale pronta a emergere su una scala più ampia? E’ ancora troppo presto per fare congetture, ma forse possiamo identificare alcune possibili caratteristiche.

 

Innanzitutto, a quanto sembra, sarebbe necessaria una metodologia (o paradigma) espansiva e inclusiva per generare i tipi di esperienza che potrebbero essere legittimati da una nuova onda integrale. Legittimità, come abbiamo visto nello Stralcio A, implica, tra l’altro, la “credibilità” di una visione del mondo (e quindi la probabilità che i suoi aderenti l’adottino). Ogni visione del mondo culturale (nel quadrante Inferiore/Sinistro) è accompagnata da una serie di paradigmi o pratiche sociali (nel quadrante Inferiore/Destro), e queste pratiche o ingiunzioni generano, attivano e fanno emergere i tipi di esperienza che si ritiene siano giuste, buone, corrette, o – in generale – valide, credibili e legittime (pratiche che sono poi codificate nella visione del mondo dominante, la quale a sua volta legittima le pratiche che sostengono quella visione del mondo, che regge i modi di pensare e i comportamenti di coloro che sono membri di una particolare cultura o sottocultura: tetra-legittimità).

 

Prima di procedere verso un qualche tipo di paradigma integrale, diamo uno sguardo al paradigma di base che dovrebbe essere sostituito da quello integrale, cioè l’onda postmoderna o pluralistica. Circa quattro decenni fa, la maggior parte dei paradigmi o pratiche sociali postmoderni (che incarnavano l’onda di probabilità pluralistica o verde) cominciarono a mettere in atto comportamenti sociali radicati in discussioni di gruppo che cercavano di includere ogni partecipante in un tipo di ascolto non giudicante; questo comportamento sociale generò esperienze collettive di solidarietà di gruppo e una critica dell’individualismo, con un forte accento posto sull’intersoggettività in tutte le sue forme e una condanna dell’empirismo e del soggettivismo; in ambito accademico, testi scritti o catene di significanti furono, conseguentemente, decostruiti in accordo con una pratica generale di invertire le gerarchie (ponendo il centro al margine e la periferia al centro) – quindi si decostruivano tutte le gerarchie dominanti portatrici di emarginazione, mentre si valorizzava nello stesso tempo il dispiegamento delle diversità); in accordo con questo, il comportamento deviante fu giudicato sulla base della forma non del contenuto.

 

Intorno a queste pratiche sociali specifiche, che emergevano tutte all’interno dello spazio di probabilità dell’onda pluralistica, germogliarono varie visioni del mondo che codificarono a livello concettuale quello che doveva essere legittimato in questa nuova dimensione (worldspace), mappe che aiutavano a trovare la strada in questo nuovo territorio. Cioè, la legittimità per l’onda verde includeva l’adozione di una visione del mondo che fosse: non gerarchica, non giudicante, non marginalizzante e che non costruisse scale di classificazioni. Aspetti positivi, come l’intersoggettività, potevano essere parte della legittimità, ma soltanto se si adattavano ai precedenti criteri di esclusione (per es. l’intersoggettività non poteva essere evolutiva).

 

I benefici degli aspetti “sani” dell’onda verde furono molteplici e profondi, per esempio le riforme ambientali e i movimenti per i diritti civili. Il lato oscuro fu che, come suggerisce la lista di ciò che definisce la legittimità, molte caratteristiche della legittimità verde consistevano in ciò che non era o non faceva (non era gerarchica, giudicante, non classificava, non…) Questa è la ragione per cui il suo paradigma principale, o ingiunzione sociale, era “decostruire” (o comunque si voglia chiamare un totale criticismo e spesso una condanna di tutto ciò che non era pluralismo. Che questo costituisse una contraddizione performativa – pluralismo significa accettare tutte le visioni del mondo e non attaccare la maggior parte di esse – fu generalmente trascurato). La de-costruzione (o demolizione) funzionò abbastanza bene, per lo meno all’inizio, perché i meme rosso, blu e arancione avevano costruito molte cose che avevano bisogno di essere non-costruite o demolite. Ma quando il lavoro di decostruzione nella sua forma sana terminò, c’era poco da mettere al suo posto in termini di ricostruzione, perché la costruzione effettiva richiede di poggiare su un sostegno concreto che questa forma di pluralismo non permetteva. Il fine partita del paradigma pluralista fu troppo spesso il comportamento sociale di una polizia del pensiero politicamente corretto, Inquisitori verdi, e boomeritis di vari tipi, tutti sgradevoli.

 

(I “boomeritis” sono caratterizzati da una “strana mescolanza di grande intelligenza e narcisismo autocentrato”. E’ un termine utilizzato da Wilber per quella malattia culturale e psicologica che è tipica della generazione del baby boom. Come prima generazione a sviluppare la visione del mondo multiculturale e ugualitaria, i “boomers” hanno creato quel contesto postmoderno in cui le credenze e le libertà dell’individuo riscuotono il massimo rispetto, spesso in modo indiscriminato, offrendo in questo modo un sicuro rifugio al narcisismo e all’autoindulgenza N.D.T).

 

Le pratiche sociali dell’onda integrale includeranno certamente gli aspetti sani dell’onda pluralistica (il trascendere-e-includere di Whitehead). Per esempio, una sana decostruzione (come preludio alla ricostruzione) continuerà probabilmente a giocare un ruolo centrale, come pure l’ermeneutica e l’indagine collaborativa. Ma l’ingrediente chiave delle pratiche sociali integrali scaturisce da ciò che forse è la principale caratteristica che definisce l’onda di probabilità integrale stessa.

 

Per essere più precisi, mentre tutte le onde di cultura e coscienza precedenti (tradizionale, moderna e postmoderna) credevano che i loro valori fossero gli unici validi e corretti, un’onda integrale riconosce l’importanza e la validità di tutti quei valori, non soltanto come storicamente appropriati (cosa che le altre onde riconoscono), ma come ingredienti intrinseci della spirale di crescita e di sviluppo odierna. Il meme arancione, per esempio, pretende di possedere verità universali, verità che coprono tutte le basi veramente importanti, ma rifiuta seccamente le verità del meme blu e inorridisce disgustato di fronte al pluralismo verde. Non va meglio con il pluralismo verde che pretende di essere inclusivo e non giudicante, ma che di fatto respinge apertamente i valori del meme rosso, respinge apertamente i valori del blu, e respinge apertamente i valori dell’arancione. Distinguendosi da tutte queste pratiche sociali che escludono, un’onda integrale cerca di riconoscere, onorare e includere realmente tutti quei valori nella spirale del suo stesso dispiegamento, così da riunire il meglio del premoderno, del moderno e del postmoderno, mentre non promette a nessuno di essi una fedeltà che escluda gli altri.

 

Che cosa significa questo per quanto riguarda le pratiche sociali? Se l’onda integrale include l’essenziale delle onde del primo-ordine (tradizionale, moderna e postmoderna) – e quindi procede oltre con l’emergere dei suoi caratteri originali – allora una pratica sociale integrale dovrà necessariamente includere ed esercitare tutte le importanti pratiche, ingiunzioni e metodologie delle onde del primo-ordine, ma ora inserite in uno schema integrale che includa i loro contributi la cui validità dura nel tempo, e trascenda invece le loro parzialità, assolutismi e pratiche di esclusione. 2

 

 

Il risultato sarebbe un insieme di paradigmi, ingiunzioni comportamentali, e pratiche sociali che potrebbe essere chiamato pluralismo metodologico integrale. “Integrale”, nel senso che il pluralismo non sarebbe un mero eclettismo o un’accozzaglia di paradigmi sconnessi, ma un meta-paradigma che intesse i suoi molti fili in un arazzo integrale, una unità-nella-diversità che non trascura né l’unità né la diversità. “Metodologico”, nel senso che si tratta di un vero paradigma o insieme di pratiche concrete e ingiunzioni comportamentali per far emergere un territorio integrale, non una mera teoria olistica o una mappa senza territorio. E “pluralismo”, nel senso che non c’è nessuna ingiunzione dominante o privilegiata (salvo quella di essere radicalmente e completamente inclusivo). A differenza del postmodernismo, che pratica un tipo di pluralismo escludente che condanna tutti gli altri valori del primo-ordine (per non menzionare i valori del secondo-ordine), il pluralismo inclusivo o integrale è un insieme di paradigmi comportamentali coscientemente adottati al fine di riconoscere – ed effettivamente trovare – le verità durevoli in assolutamente tutte le metodologie principali delle onde di probabilità del primo, del secondo e del terzo-ordine.

 

Il Pluralismo Metodologico Integrale (PMI) ha due componenti principali: quella paradigmatica e quella meta-paradigmatica. L’aspetto paradigmatico si riferisce all’attenta compilazione di tutti i principali paradigmi o metodologie praticati nei modi di indagine umana attualmente esistenti – cioè, le principali metodologie che sono attualmente accettate all’interno degli ambiti o discipline che sono loro propri. Abbiamo già dato (nello Stralcio A) una panoramica di molti di questi paradigmi fondamentali – e continueremo a esplorare i paradigmi “da includere” nel prosieguo della trattazione – ermeneutica, fenomenologia, comportamentismo, teoria dei sistemi, meditazione, indagine collaborativa, ricerca immaginativa, fisica quantistica, psicologia del profondo, biologia molecolare. Tutti i principali modi di indagine umana possiedono pratiche generali e ingiunzioni che attivano e illuminano vari tipi di esperienza, rivelazioni, dati, fenomeni che devono poi essere legittimati dalle varie discipline, e un Pluralismo Metodologico Integrale fa posto, quasi in senso letterale, a tutti questi modi principali di indagine.

 

In questa fase, non si cerca di giudicare se una pratica particolare o un paradigma debbano o non debbano essere inclusi nello schema. Il fatto è che questi paradigmi o pratiche esistono già, esseri umani nelle varie parti del mondo li stanno già praticando – uomini e donne che sono sinceramente convinti che queste pratiche fanno emergere qualcosa che ha valore per loro stessi e per gli altri – e, quindi, si tratta di pratiche che meritano un ascolto equanime nei forum o nei salotti integrali che iniziano ad auto-organizzarsi. La prima parte del PMI, quella paradigmatica, è, dunque, una compilazione rispettosa, senza giudizi, delle principali metodologie che attivano, illuminano e fanno emergere varie dimensioni (worldspaces) o modi di essere-nel-mondo. Questi sono i vari paradigmi e metodologie che già esistono e sono già messi in pratica da uomini e donne attenti e impegnati in tutto il mondo.

 

La seconda parte di un pluralismo metodologico integrale, la parte che evita che diventi un eclettismo del primo-ordine, è un insieme di pratiche meta-paradigmatiche che mette in relazione coscienziosamente i vari fili paradigmatici l’uno con l’altro. Detto semplicemente, il pluralismo metodologico integrale include una compilazione delle principali metodologie collaudate nel corso del tempo, e nello stesso tempo un insieme di pratiche che le intessono insieme o le integrano in modi di essere-nel-mondo che sono radicalmente non escludenti. Questo aspetto del PMI può essere sintetizzato così: “Tutti hanno ragione”.

 

(Detto in modo più tecnico, tale pratica meta-paradigmatica attiva una nuova dimensione sopra la dimensioni paradigmatiche attivate-individualmente, così che i loro fenomeni attivati-individualmente si sovrappongono, i loro orizzonti fatti emergere in qualche misura si fondono, così ci sono fenomeni attivati sopra fenomeni attivati – e, conseguentemente, c’è un nuovo territorio (o dimensione) di relazioni integrali emerso, illuminato e più profondamente dischiuso. In altri termini, si tratta di un paradigma di paradigmi, che significa, come ora sappiamo, una pratica di pratiche e non una teoria di teorie.)

 

Cercherò di delineare nel prosieguo del testo questi tipi di pratiche meta-paradigmatiche – e come vengano applicate a un individuo, a un gruppo, a un insieme di ricerche, a una società. Per ora, ecco qui una veloce anticipazione di ciò che potrebbe essere implicato. Ricordatevi, per favore, che a questo punto stiamo parlando di pratiche integrali al punto più alto dello sviluppo evolutivo, che spesso non ci riservano niente di più entusiasmante di arcani dibattiti accademici, esperimenti astrusi e fili del discorso organizzati intorno a questioni di metodologia, che sono molto tecnici e quindi molto noiosi. Queste metodologie integrali, quando saranno rifinite e snellite, e quando inizieranno a fuoriuscire dal contesto dei salotti integrali e a penetrare nella cultura in generale in modo più popolare, diventeranno certamente più semplici (e speriamo più interessanti) delle loro forme pionieristiche; possiamo fare una comparazione tra, per esempio, i computer portatili (che hanno oggi le dimensioni di una scatola di fiammiferi) e quelli di una volta (che avevano le dimensioni di una casa). Ma il punto è essenzialmente lo stesso: che tipo di pratiche costruisce ponti verso le altre pratiche?

 

Nella messa in opera di una ricerca, per esempio, le pratiche meta-paradigmatiche potrebbero implicare un “rilevamento simultaneo” (simultracking), in cui i fenomeni nelle varie dimensioni sono rilevati simultaneamente in accordo con le metodologie accettate di quelle dimensioni. Per esempio, durante un’indagine collaborativa (che attiva le dimensioni intersoggettive o del quadrante Inferiore/Sinistro dell’essere-nel-mondo), si rilevano simultaneamente i modelli di onde cerebrali dei partecipanti (che dischiudono aspetti delle dimensioni oggettive o del quadrante Superiore/Destro dell’essere-nel-mondo), e poi si cerca le correlazioni tra queste dimensioni. Questa pratica di “rilevamento simultaneo” è qualcosa che generalmente non sarebbe esercitata dai pluralisti postmoderni (che non credono nella scienza oggettiva) e neppure dagli scienziati (che non credono nel pluralismo). Prigionieri dei loro rispettivi assolutismi del quadrante, essi raramente comunicano.

 

In questo caso particolare, l’aspetto paradigmatico del PMI include entrambe quelle pratiche (non solo le teorie, ma le pratiche concrete di intraprendere un’indagine collaborativa e di effettuare un EEG per rilevare il modello di onde cerebrali), e poi il PMI aggiunge la seconda pratica meta-paradigmatica, cioè il “rilevamento simultaneo” (mettere in moto le due pratiche insieme e notare accuratamente qualsiasi correlazione) che è una pratica che può attualizzare, far emergere e illuminare le relazioni integrali tra vari oloni originariamente considerati discrete o persino non esistenti. In altre parole, questa pratica su un insieme di pratiche (o questo meta-paradigma su paradigmi individuali) fa emergere e illumina le interazioni reciproche tra occasioni attuali, e lo fa soltanto a partire da uno spazio che la teoria chiamerà in seguito onda di probabilità del secondo-ordine. Cioè, le pratiche meta-paradigmatiche possono essere espresse soltanto nell’ambito della dimensione della coscienza del secondo-ordine, che dischiude relazioni oloniche e integrali che erano operative, ma non visibili ai livelli del primo-ordine.

 

Da un punto di vista più personale, il PMI implica cose come la Pratica Trasformativa Integrale (PTI), nella quale l’intero spettro delle potenzialità umane è impegnato ed esercitato al fine di attualizzare e far emergere gli stati e stadi più elevati del potenziale umano, portando l’individuo attraverso la sua personale crisi di legittimità verso un aumento di autenticità. Nel sociale, questo implica affrontare i mali della società con un insieme integrale di strumenti, non con una serie frammentaria di miglioramenti che spesso creano tanti problemi quanti ne risolvono. Le soluzioni dei problemi sociali proposte dal secondo-ordine comportano indagini prolungate sui modi che permettono a ogni onda (porpora, rossa, blu, arancione, verde) di esplorare liberamente il suo potenziale ma con approcci che queste onde non costruirebbero se fossero lasciate alle pratiche di esclusione loro proprie. Nel contesto accademico, il pluralismo metodologico integrale permette la creazione non tanto di un numero maggiore di studi interdisciplinari (che confermano i reciproci pregiudizi del primo-ordine), quanto di studi trans-disciplinari (che attivano un nuovo territorio di spiegamento integrale dove prima c’erano rivalità).

In generale, detto nei termini del meme arancione, ogni tipo di Pluralismo Metodologico Integrale permette la creazione di una “cassetta degli attrezzi” multifunzionale per abbordare i complessi problemi di oggi – sul piano individuale, sociale e globale – con soluzioni più comprensive che hanno la possibilità di fare realmente la differenza. Oppure, utilizzando i termini del meme verde, un Pluralismo Metodologico Integrale permette che una ricca diversità di interpretazioni del testo della vita possa affermarsi in uno spazio di mutuo riconoscimento, senza marginalizzare nessuna interpretazione nel corso del processo.

Sul piano individuale, lo stesso approccio può essere applicato alla propria professione, trasformandola in una pratica di giurisprudenza integrale, medicina integrale, economia integrale, educazione integrale, politica integrale, ecologia integrale, psicoterapia integrale, pratica familiare integrale, e così via. Vedremo molti esempi andando avanti nel testo.

La maggior parte degli strumenti per fare questo già esistono (cioè, la parte “Pluralismo Metodologico” del Pluralismo Metodologico Integrale è già disponibile). Quello di cui c’è bisogno, almeno per cominciare, sono alcuni principi di integrazione per dare inizio alla parte “integrale” del PMI. Questi principi euristici suggeriscono metodi semplici per praticare sopra le pratiche già esistenti, trasformando rapidamente ogni pratica data in una pratica integrale. A mo’ d’esempio, diamo uno sguardo a tre di questi principi integrativi.

 


©2007-2008 Giovanna Visini - Ultimo aggiornamento: 01/12/2007