Quindi
un modello profondo è semplicemente un’onda di
probabilità. Le configurazioni profonde che sono
caratteristiche di quell’onda di probabilità sono
scoperte attraverso un’investigazione ricostruttiva della sua
esistenza ex post facto, e non sono qualcosa che possiamo dedurre, come
fanno Platone, Hegel o Aurobindo, prima del fatto. In altre parole,
dire che la coscienza si trova “al livello rosso”
significa soltanto che sta vibrando nello spazio di una particolare
onda di probabilità: dall’esterno, diciamo che
fluisce lungo un particolare campo morfogenetico che rappresenta la
probabilità di trovare certi tipi di comportamento in quel
punto dello spaziotempo; dall’interno, diciamo che il
sentimento/consapevolezza di quell’olone emerge in un
orizzonte di prensioni individuali e collettive, tali che la
probabilità di sentire un certo tipo di sentimenti
è molto elevata nell’ambito di quella particolare
onda.
Alcune
onde di probabilità sono così saldamente
depositate come abitudini kosmiche che la probabilità di
trovare un particolare tipo di olone in quello spazio si avvicina al
100 per cento. Questo avviene spesso nei sistemi fisici (dove, come ha
sottolineato Whitehead, è stato erroneamente scambiato per
puro determinismo); ma questo avviene abbastanza spesso anche ai
livelli più elevati (per esempio, la probabilità
di trovare certi tipi di oloni nell’ambito
dell’onda di probabilità rossa è, in
verità, molto elevata). Ma questo non deve offuscare il
fatto che gli stadi/onde dello sviluppo, in tutti i quadranti e fino al
tempo presente, sono emersi originariamente, in parte, come
novità creative e furono in seguito depositati come
abitudini, e di conseguenza non rappresentano rigidi schemi
deterministici, ma abitudini organiche che indicano la
probabilità di trovare un evento particolare in uno
spaziotempo particolare.
(Persino
un elettrone, dal punto di vista della meccanica quantistica, non
è una cosa preesistente, ma “una tendenza a
esistere”, la cui probabilità di essere trovato in
un particolare spaziotempo è data dal quadrato della
funzione d’onda di Schroedinger.)
Allora,
riassumendo, le configurazioni profonde di ogni olone (quark, atomo,
molecola, meme, ecc.) sono semplicemente tipi di eventi probabili
all’interno delle abitudini kosmiche già
depositate dalle emergenze creative passate. Queste onde di
probabilità non sono una sorta di strutture preesistenti
sparse da qualche parte là fuori, ma sono semplicemente i
campi generali morfogenetici che rappresentano la
probabilità di trovare un particolare evento in un
particolare punto dello spaziotempo nel dispiegarsi creativo della
matrice AQAL.
Quanto
alle caratteristiche superficiali di quegli eventi, esse sono
condeterminate non soltanto dalle abitudini kosmiche passate che
fissano i modelli generali di probabilità, ma dai fattori
effettivi che esistono nei quattro quadranti (prensioni esperenziali,
schemi comportamentali, sistemi sociali e contesti culturali. 9 Per
questo, ripetiamolo ancora, sebbene alcune onde di
probabilità (impronte morfogenetiche o schemi profondi)
siano ereditate dal passato in modo collettivo, la maggior parte delle
configurazioni superficiali non lo sono. 10
Ma
notate questo per favore: persino gli schemi profondi delle onde di
coscienza più elevate – cioè,
più elevate del meme verde – si stanno formando
ora; neppure quegli schemi sono predeterminati a priori. Naturalmente,
i pionieri della coscienza quali sciamani, santi e saggi si sono spinti
in quelle dimensioni e hanno lasciato tracce durevoli delle loro orme
morfiche, ma essi sono ancora così pochi e lontani
l’uno dall’altro da non rappresentare che scie
leggere e sottili sulla corrente dello spirito. Stati più
elevati della coscienza, onde più elevate della coscienza,
vette più alte delle possibilità umane: esistono,
in realtà, potenzialità più elevate
che sono virtualmente illimitate, ma sono solo questo, cioè
potenzialità non ancora formate, potenzialità che
non si sono ancora cristallizzate e fissate in abitudini kosmiche
disponibili in modo ampio e diffuso…
Come
abbiamo visto, l’avanguardia della novità creativa
si trova oggi intorno al meme giallo, il che significa che le
caratteristiche profonde dei meme dal beige al verde sono stati
già depositati come abitudini kosmiche – e
più antico è il meme, più è
stabilizzato e determinato. Quindi, oggi, le configurazioni profonde
dei meme fino al verde sono relativamente fissate e
“predeterminate”, non da archetipi eterni ma da
unificazioni prensive e risonanze morfiche provenienti dalle
novità creative passate ora consolidate in abitudini. In
altri termini, l’a posteriori di ieri è diventato
l’a priori di oggi. Ex post facto, possiamo tracciare la loro
emergenza con un’investigazione ricostruttiva che mostra che
quegli schemi sono stati depositati come abitudini; prima del fatto non
possiamo predire quegli schemi in nessun specifico dettaglio.
Questa
è la ragione per cui, anche se certe forme passate sono
relativamente date come abitudini, l’avanguardia evolutiva
non lo è. Per esempio, ciò che chiamiamo
l’estremità più alta del
“sottile” – il potenziale più
elevato della dimensione sottile – fra migliaia di anni
sarà stato probabilmente differenziato in una dozzina o
più di livelli effettivi, attualizzati, senza che sia
distinguibile alcun limite o confine: il culmine evolutivo dello
Spirito è spumeggiante, non ancora formato, caotico,
creativo, un gioco sfrenato che fa emergere la novità
creativa, una novità creativa che sarà infine
depositata come abitudine kosmica e che in seguito, a tutto lo sviluppo
successivo, apparirà come un dato a priori, anche se, per il
gioco misterioso e creativo dello Spirito, era stata originariamente
depositata come un a posteriori.
Di
conseguenza, anche le configurazioni profonde delle
potenzialità più elevate del meme verde non sono
livelli già formati, aprioristici e predeterminati, ma
potenzialità morfogenetiche che, quando cominciano a
cristallizzarsi, saranno plasmate da fattori presenti nei quattro
quadranti – e SE questi modelli profondi cominciano a
cristallizzarsi in un numero sempre maggiore di oloni nel mondo, si
consolideranno infine in modelli abituali profondi che saranno
ereditati dallo sviluppo seguente. Quegli stadi più elevati
(più elevati del verde) si trovano, in quanto stadi, nella
loro infanzia, disponibili in forme personali per gli individui
altamente evoluti, ma ancora in attesa della loro emergenza su larga
scala in modo da poter fissarsi come abitudine kosmica universalmente
lasciata in eredità al futuro.
(Come
possiamo parlare di livelli più elevati che sono disponibili
in forma individuale alle personalità altamente evolute
quando essi non sono ancora stabilizzati in forma collettiva? Vedi a
questo proposito: On the Nature of Post-Metaphysical Spirituality:
Response to Habermas and Weis, la traduzione dall’inglese
della parte che riguarda la risposta a Habermas la trovate su questo
sito; vedi anche l’importante nota 11. Torneremo su
quest’argomento di fondamentale importanza nel corso della
presente trattazione.)
Dopo
essersi formate in qualsiasi punto del dispiegarsi evolutivo, queste
abitudini kosmiche, diventano i modelli stabili che costituiranno i
subcomponenti di tutti le nuove emergenze creative. Per esempio, gli
atomi, che originariamente erano emersi in parte come novità
creative, si organizzarono in modelli abituali che poi divennero gli
ingredienti o subcomponenti delle molecole. Le forme di quelle
molecole, emerse anch’esse originariamente in parte come
novità creative, si stabilizzarono poi come modelli che
divennero gli ingredienti o i subcomponenti delle cellule, e
così via. Dopo essere emerso, il livello rosso divenne un
subcomponente dell’arancione, e così di seguito,
man mano che l’olarchia momento-dopo-momento si dispiega
(come indica Whitehead). Questa relazione
“trascendi-e-includi”, radicata nella prensione di
Whitehead, costituisce la base, per quanto riguarda il lato dei
sentimenti/consapevolezza, della gentile disposizione del Kosmo verso
complessità e profondità sempre maggiori, una
disposizione che con un altro nome è chiamata Eros.
Le
pressioni della selezione nello spazio AQAL: pretese di
validità nei quattro quadranti
Quando
ogni nuovo olone emerge, lo fa in uno spazio/contesto già
esistente – cioè emerge in uno spazio AQAL che ha
già vari tipi di onde, correnti, stati, sistemi, ecc.,
ciascuno con la sua eredità propria. (Ripetiamo che
l’a posteriori di ieri è diventato l’a
priori di oggi). Ogni nuovo olone che emerge, quindi, deve provare la
sua capacità di esistere e sopravvivere in questo spazio
già-esistente – deve
“ingranare” con la matrice AQAL che
già-esiste. E’ quindi sottoposto da parte della
selezione a varie pressioni (o pretese di validità) che
rappresentano i tipi di aggiustamento ai quali deve adattarsi per poter
sopravvivere. Naturalmente, l’olone non si limita ad
adattarsi: esso porta anche il suo momento di novità
creativa che va ben oltre l’aggiustamento alla matrice AQAL;
ma, se non riesce ad adattarsi almeno in una certa misura,
sarà semplicemente eliminato dalle pressioni della selezione
e non avrà la possibilità di esprimere o
trasmettere la sua creatività.
Poiché
ogni olone ha almeno quattro quadranti o quattro dimensioni di
essere-nel-mondo, e ognuna di queste dimensioni deve aggiustarsi con lo
spazio/contesto già- esistente, ci sono almeno quattro tipi
di pressioni da parte della selezione: ogni olone deve aggiustarsi in
una certa misura con il suo io, noi, ciò, essi/its. Quindi
ogni olone deve essere capace di registrare abbastanza accuratamente il
mondo esterno del “ciò/it”
(verità); ogni olone deve registrare abbastanza
accuratamente il mondo interiore
dell’“io” (veracità); deve
essere capace di adattarsi al suo sistema collettivo o sociale
dell’“essi/its” (adattamento funzionale);
e deve essere capace di accordarsi adeguatamente all’ambiente
culturale del “noi” (significato).
Queste
pretese di validità nei quattro quadranti
(ciò-verità, io-veracità,
essi/its-adattamento funzionale; noi-significato) non sono semplici
rappresentazioni, ma interazioni attivate in modo mutuamente
interrelato e reciprocamente impegnativo; queste pressioni della
selezione nei quattro quadranti si applicano a tutti gli oloni, dagli
atomi alle cellule, agli alberi, ai vermi, ai lupi, alle scimmie.
Qualsiasi olone che non riesca a superare adeguatamente queste
pressioni cessa semplicemente di esistere.
Questa
formulazione quadratica ci offre una maggiore comprensione della natura
delle relazioni tra le dimensioni soggettiva, oggettiva,
intersoggettiva e interoggettiva dell’esistenza. Sebbene, in
questa o in quell’occasione, ci capiti di mettere
l’accento sull’importanza dell’una o
dell’altra dimensione, soprattutto
l’intersoggettiva (che è spesso ignorata dalla
maggior parte dei teorici), la visione tecnicamente corretta
è che le quattro dimensioni emergono simultaneamente e
tetra-evolvono. Nessun quadrante è ontologicamente
precedente o primario. E nessun quadrante è di fatto
“in” o “all’interno”
di un altro quadrante. Gli oloni individuali non sono
“negli” oloni sociali, nel modo in cui i suboloni
sono negli individui composti (vedi On Critics, Integral Institute, My
Recent Writing, and Other Matters of Little Consequence, sul sito
www.wilber.shambala.com).
Quindi,
spesso diciamo che “l’intersoggettività
è il terreno su cui emergono sia il soggetto che
l’oggetto” - e questo esprime un importante punto,
ma è ancora soltanto una parte della storia integrale (una
parte che noi accentuiamo perché spesso è
ignorata). La storia completa è che il terreno
dell’emergenza non è
l’intersoggettività, ma è la
totalità della matrice AQAL. Questo significa che la matrice
AQAL del momento precedente è il terreno a priori su cui
emerge il momento presente (un campo che, se tutto va bene, il momento
presente abbraccerà e infine trascenderà nel
momento AQAL successivo). Ogni quadrante, dunque, trasmette al futuro
un retroterra di eredità (cioè, vi è
un karma kosmico quadrante dopo quadrante), e qualsiasi olone deve
aggiustarsi alle quattro pressioni della selezione o subire
l’annientamento. Non è che la dimensione
intersoggettiva ci sia prima e poi il soggetto e l’oggetto
saltino fuori da lì, il fatto vero è che ogni
olone ha quattro dimensioni che emergono simultaneamente e con le quali
deve ingranarsi fino a un certo punto significativo, altrimenti
l’olone non può sopravvivere nello spazio
già-esistente.
Chiaramente
questo significa che il campo intersoggettivo influenza le onde di
probabilità della forma di emergenza dell’olone;
ma questa influenza la esercitano anche i campi interoggettivi, le
prensioni soggettive precedenti, e le precedenti risonanze morfiche
oggettive. E lo fanno non una dopo l’altra, ma tutte insieme
e allo stesso tempo. Se l’olone non si adatta in maniera
essenziale con il suo retroterra intersoggettivo di prensioni
reciproche date precedentemente, allora non emergerà; ma non
emergerà anche se non riesce ad adattarsi
all’eredità degli altri tre quadranti. Nessuno di
questi quadranti è da solo precedente ontologicamente o
cronologicamente: quello che è precedente è la
matrice AQAL nel suo insieme. Il momento AQAL precedente è
l’eredità di questo momento AQAL.
Ciò
che è successo, in generale, con i pluralisti postmoderni
è che essi – correttamente sensibili al fatto che
il terreno intersoggettivo fosse stato ignorato
dall’epistemologia illuministica che privilegiava
ontologicamente il quadrante Alto/Destra – inavvertitamente
sbandarono e precipitarono nella direzione opposta: essi privilegiarono
ontologicamente il quadrante Basso/Sinistra delle relazioni, del
pluralismo partecipativo e dell’intersoggettività
(che spesso è degenerato nella grammatologia del
Basso/Sinistra). Il grido di battaglia generale era: “Le
relazioni sono più importanti delle cose che sono in
relazione”.
Naturalmente,
le relazioni senza che ci sia nulla da relazionare non sono altro che
aride astrazioni (che hanno nascostamente elevato le strutture di
valore verdi ad assoluti ontologici), questa concezione postmoderna
riflette una comprensione del Kosmo preintegrale e prequadratica,
concezione nella quale gli eventi sono considerati occasioni esistenti
che devono essere messe in relazione da vari tipi di schemi di
campi/forme o contesti/contenuti, invece di rendersi conto che essi
emergono tutti simultaneamente nello spazio AQAL e tutti tetra-evolvono
in una corrispondenza reciproca. Non sono precedenti né le
cose né le relazioni: sono entrambe semplicemente
prospettive o dimensioni differenti della matrice AQAL. Come vedremo,
il pluralismo postmoderno è rimasto prigioniero di una
particolare e intensa forma di assolutismo di un quadrante che ha avuto
intuizioni importanti ma parziali, e le ha imposte in modo egemonico
marginalizzando le altre voci, pure ugualmente importanti. Un tema
questa su cui ritorneremo tra breve.