Tre principi utili per un approccio integrale

(The Many Ways We Touch)
Stralcio B: dal Libro “Kosmic Karma”
di KEN WILBER

Traduzione libera dall’inglese di G.Visini

Introduzione

    Nello Stralcio A “La Nuova Era Integrale” del Volume 2 della Kosmos Trilogy abbiamo sottolineato il fatto che, nel mondo di oggi, meno del 2% della popolazione si trova a uno stadio o livello di coscienza che possiamo chiamare “integrale”. Se definiamo le onde generali dello sviluppo come tradizionale, moderna, postmoderna e integrale (con altre possibili onde più elevate), gli studiosi considerano che circa il 25% della popolazione è tradizionale, il 40% moderna, il 20% postmoderna e soltanto il 2% è integrale o più elevata.

    Tuttavia, ricerche recenti hanno anche indicato che nel punto più alto dello sviluppo evolutivo c’è uno spostamento crescente di persone – nell’élite culturale, nei leaders di opinione, nei media, nelle arti, e nell’accademia in generale – e che porzioni importanti della popolazione postmoderna iniziano a muoversi verso livelli di coscienza integrali. Nelle scienze sociali e umane, per esempio, Jeffrey Alexander, forse il più eminente sociologo americano, ha identificato, nel periodo successivo alla Seconda Guerra Mondiale, tre fasi principali di sviluppo: funzionalismo (moderno), microsociologia (pluralista postmoderno), e una nuova terza fase: “un’era di sintesi”, cioè un’era integrale che si profila nel punto più alto del processo evolutivo che sta iniziando proprio ora.

    Abbiamo anche visto come, storicamente, perché potesse avvenire qualunque tipo di genuina trasformazione – o qualunque tipo di vera “rivoluzione” – fosse necessario non solo che la rivoluzione fosse guidata da un’élite, ma che quell’élite avesse un nuovo paradigma. Questo significa che quella élite doveva avere, non una nuova teoria o visione del mondo, ma un nuovo tipo di pratica sociale, un nuovo modo di produzione e concrete ingiunzioni comportamentali o modelli sperimentali. Queste pratiche sociali, ingiunzioni o modelli – questi nuovi paradigmi e metodologie – generano, attualizzano, rivelano e illuminano nuovi tipi di esperienze, occasioni, dati e fenomeni. Attorno a queste nuove esperienze, dati o fenomeni, crescono in seguito nuove teorie, nuove visioni del mondo, nuove sovrastrutture. “Paradigma” si riferisce alle metodologie che attualizzano nuovi fenomeni, non soltanto alle teorie che cercano si spiegarli, sebbene i nuovi paradigmi e le nuove teorie entrino in gioco entrambi man mano che si dispiegano nuove e più elevate onde di coscienza.

    Poiché esploreremo quale sia il significato di questi “nuovi paradigmi e nuove teorie”, presentiamo qui alcuni esempi che ne illustrano le implicazioni; ci concentreremo, in seguito, su come può configurarsi una “metodologia integrale” nell’era della sintesi che sta arrivando – e nei salotti integrali che stanno sbocciando in varie parti del mondo, crogioli di una coscienza che lotta per nascere.

    (Per coloro che non hanno familiarità con il lavoro di alcuni dei principali teorici dell’evoluzione della coscienza – come Jean Gebser, James Mark Baldwin, Clare Graves, Jane Loevinger e Robert Kegan – ecco un breve sommario. Le ricerche indicano che, come tutti i sistemi naturali viventi, la coscienza può intraprendere un’evoluzione, uno sviluppo o un dispiegamento. Questi teorici credono che i livelli generali dell’evoluzione o del dispiegamento comprendono l’arcaico, il magico-tribale, il mitico-tradizionale, il moderno-razionale, il postmoderno-pluralista – che nel loro insieme sono chiamati spesso onde del “primo ordine” – e l’integrale-aprospettico – che è spesso chiamato “secondo ordine”. Ciascuna delle onde del primo ordine pensa che la sua visione del mondo e i suoi valori siano valori migliori o corretti; le onde del secondo ordine o integrali cercano di includere e integrare le verità parziali di tutte le onde del primo ordine. Poiché l’evoluzione della coscienza è ancora in corso, molti ricercatori alludono genericamente all’esistenza di onde del “terzo ordine”, che sono ancora più inclusive, ma che sono appena all’inizio della loro formazione. [Se utilizziamo i termini di Spiral Dynamics, sviluppati da Don Beck e Christopher Cowan e basati sul lavoro pionieristico di Clare Graves, queste onde sono approssimativamente i vMeme o “meme di valori” beige (arcaico), porpora e rosso (magico), blu (tradizionale), arancione (moderno), verde (postmoderno), giallo e turchese (secondo ordine).] Come menzionato prima, le ricerche empiriche provenienti da diverse fonti mostrano che, in questo paese, circa il 25% della popolazione adulta abbraccia valori tradizionali, 40% valori moderni, 20% postmoderni, e meno del 2% si attesta stabilmente ai livelli (onde) del secondo o del terzo ordine. Quando parliamo di “un’era integrale che si profila al punto più alto dell’evoluzione” ci concentriamo su questo 2%, soprattutto perché questa percentuale comincia ad aumentare sensibilmente – cosa che sembra stia accadendo esattamente con la nascente era della sintesi.)

    Ma torniamo al tema: l’interazione reciproca tra teorie e paradigmi – la moderna rivoluzione quantistica in fisica, per esempio. Molti nuovi tipi di esperimenti (come quelli sulle radiazioni assorbite dai corpi neri) portarono infine alle ardite ipotesi sui quanti di Max Planck. Un nuovo modo di produzione dei dati fece emergere un mondo fenomenologico che non poteva più essere riflesso e concettualizzato adeguatamente dalle vecchie teorie, e quindi diventarono necessarie nuove teorie. Cioè, un nuovo modello (esperimento, ingiunzione, paradigma o pratica sociale) attivò e fece dischiudere ed emergere nuovi tipi di esperienze, percezioni o dati che non potevano essere adeguatamente spiegati o concettualizzati all’interno delle vecchie teorie (che erano invece adeguate a dar conto dei fenomeni emergenti dai modelli e paradigmi precedenti).

    Le teorie e pratiche precedenti hanno guadagnato legittimità agli occhi della comunità scientifica impegnata in queste pratiche sociali (“scienza normale”), precisamente perché nei loro ambiti fenomenologici, quelle teorie e pratiche funzionavano, e funzionavano molto bene. Ma le nuove pratiche e le nuove teorie che crescevano e si moltiplicavano non potevano essere legittimate nell’ambito della vecchia impostazione, e quindi era inevitabile uno scontro tra il modello-visione del mondo scientifico precedente e il modello-visione del mondo scientifico nuovo. Un paradigma è un modo di produrre o generare fenomeni, una pratica sociale che attiva o fa emergere un nuovo mondo fenomenologico, e le teorie sono schemi post factum che cercano di spiegare e capire i mondi appena dischiusi. 1

    Detto più semplicemente, una teoria è una mappa di un territorio, mentre un paradigma è in primo luogo una pratica che fa emergere un territorio. Il paradigma stesso, o pratica sociale, è chiamato “modello” o “ingiunzione” e la teoria è chiamata … teoria. Il punto è che le rivoluzioni del sapere sono generalmente combinazioni di nuovi paradigma-pratiche che fanno emergere un nuovo territorio fenomenologico, più nuove teorie e mappe che cercano di offrire qualche tipo di guida concettuale, delineando i contorni di questi nuovi territori così dischiusi e generati. Ma una nuova teoria senza una nuova pratica è semplicemente una nuova mappa senza un territorio reale, quello che chiamiamo generalmente “ideologia”.

    Una rivoluzione scientifica è il risultato di nuovi paradigmi e nuove teorie che si accordano gli uni con le altre, e tutti sono ancorati, non in astrazioni, ma in pratiche sociali. Queste rivoluzioni sono sostenute inizialmente da un manipolo di individui che sono l’avanguardia, ma, se convalidate, questi nuovi modelli-visioni del mondo (paradigmi-e-teorie) sono accettati dalla più ampia comunità culturale o scientifica, diventando una nuova scienza “normale” o “legittimata”, che si stabilizza e continua finché un nuovo seccante insieme di dati non emerge e rifiuta di essere umiliato dallo schema di cose esistenti, e territori nuovi e prima d’ora mai emersi cominciano a brillare all’orizzonte del possibile.

    Penso che un processo simile stia avvenendo oggi nei nascenti salotti integrali che si formano spontaneamente nel mondo. Prima di discutere questa ipotesi in dettaglio, vorrei darvi un altro esempio di rivoluzione del sapere, questa volta nel campo della politica.

    L’emergere delle democrazie moderne, liberali e rappresentative in Occidente hanno implicato, oltre innumerevoli altre cose, un passaggio significativo per quanto riguarda i valori dal tradizionale al moderno, che specificamente iniziò in Europa intorno al 1600 e subì un’accelerazione fino a toccare un punto di crisi verso la metà del 1700. I valori tradizionali (blu, appartenenza mitica, convenzionale) tendevano a essere conformisti, etnocentrici, gerarchici, mitico-religiosi e gli individui che aderivano a quei valori si conformavano fortemente all’ordine esistente. I valori moderni, invece, tendono a essere egualitari (non gerarchici), individualistici (non conformistici), scientifici (non mitico-fondamentalisti), e tendono a valorizzare la parità (non la schiavitù).

    Questo passaggio dal blu all’arancione, o dai valori tradizionali ai valori moderni, era stato preannunciato nei salotti, o “piccole riunioni di moderni” (la parola salon – salotto – è francese, ma quelle riunioni avvenivano anche in Inghilterra, Scozia, Germania e in altri paesi), dove la pratica sociale del dialogare in accordo ai valori arancioni era accuratamente esercitata. Cioè, la pratica del dialogo finalizzato alla comprensione reciproca, agli scambi reciproci, all’uguaglianza postconvenzionale e alla libertà, era applicata da piccoli gruppi di persone all’avanguardia. Si trattava di un discorso dialogico, relazionale, condiviso, intersoggettivo del livello/onda di coscienza arancione – una pratica sociale, paradigma, o ingiunzione di discorso dialogico all’interno di una sottocultura d’élite il cui centro di gravità era arancione o più elevato.

    Questo nuovo modello o pratica sociale fece emergere un insieme di nuove esperienze, intuizioni, dati, illuminazioni e comprensione interpersonale, che nuove teorie politiche cercarono in seguito di catturare. Molte di queste nuove teorie di democrazia liberale condividevano l’idea che per integrare l’individuo e il sociale ci fosse un solo modo: che l’individuo sentisse di partecipare alle leggi che dovevano governare il suo comportamento. Negli Stati Uniti questo fatto fu popolarmente sintetizzato nella frase: “Niente tasse senza rappresentanza”, e questo significa in pratica che il popolo ha diritto a governarsi da sé. Questa nuova pratica di discorso dialogico e di autogoverno (chiamata generalmente “contratto sociale”) fu concettualizzata in vari modi da individui all’avanguardia come John Locke, Jean Jacques Rousseau, Thomas Paine, Thomas Jefferson, Immanuel Kant, James Madison.

    Questo autogoverno non è un’esigenza sentita dal meme blu (che seguirà la legge se essa è parte della tradizione), e non è un’esigenza sentita dal rosso (che seguirà la legge se essa è espressione del capo che incarna il potere). Soltanto al livello arancione l’interiorità inizia a chiedere di partecipare alle leggi che regolano il suo comportamento.

    (Naturalmente, molte altre ingiunzioni sociali erano parte del tetra-universo (tetra-worldspace) arancione, per esempio una base industriale. Fu questo uno dei principali fattori che contribuirono a ridurre il bisogno di schiavi e che fece diminuire l’importanza della forza fisica per avere successo nella sfera pubblica, preparando la strada e permettendo, di fatto, i vari movimenti di liberazione, come il femminismo e l’abolizionismo. Ma noi ci stiamo concentrando ora sul sottoinsieme di pratiche sociali o paradigmi che, all’interno dell’élite culturale emergente, stavano forgiando una nuova e rivoluzionaria forma di governo che tetra-interagiva con la nuova base tecno-economica).

    In breve, da questo nuovo modello o pratica sociale del discorso dialogico arancione (che stava attivando e generando una nuovo insieme di esperienze, dati e fenomeni) scaturì in breve una nuova teoria di governo politico chiamato contratto sociale, la cui forma generale è: ogni legittimo sistema di governo è un contratto tra i governanti e i governati, in modo che entrambi governino con una forma di reciprocità. Questo, di solito, implica l’elezione dei governanti da parte dei governati, così che la sovranità resti, in ultima analisi, con il popolo che è governato. Tutte le democrazie rappresentative, liberali e industriali sono ancora oggi una forma o un’altra di contratto sociale, cui all’inizio fu aperta la strada in modo pionieristico, e in una forma micro-quadratica, da una piccola élite culturale all’avanguardia che stava forgiando un nuovo tipo di pratica sociale o paradigma incarnando, di fatto, quel livello di coscienza più elevato, più ampio, più profondo che si stava dispiegando.

    La Grande Possibilità

    E’ così avviene oggi con un’era integrale che si profila al punto più alto dello sviluppo evolutivo. Vi è, in effetti, la possibilità – e questa è per ora soltanto una tenue possibilità – che una nuova e più ampia onda di coscienza – un’onda integrale, un’era di sintesi – stia iniziando a emergere e prema contro le onde precedenti (tradizionale, moderna e postmoderna), gettando ognuna di esse (specialmente la postmoderna) in una crisi di legittimità circa la sua validità – una crisi di legittimità che può essere risolta soltanto da un aumento di autenticità, ovvero da una effettiva trasformazione nella nuova e più ampia onda evolutiva integrale.

    Questa nuova evoluzione implicherà, per quanto riguarda la sua base paradigmatica, un insieme reale di pratiche sociali, non soltanto una nuova teoria, o un insieme di teorie. Come abbiamo visto in dettaglio nello Stralcio A (“La Nuova Era Integrale”) e come ho brevemente sintetizzato sopra, un paradigma è una pratica sociale o un’ingiunzione comportamentale, non una semplice teoria o una costruzione intellettuale (sebbene, naturalmente, teoria e pratica tetra-evolvano insieme). Di conseguenza, ogni nuovo paradigma includerà un insieme di modelli o pratiche – pratiche che, se contengono una maggiore profondità (o Eros) rispetto alle pratiche anteriori, getteranno i vecchi approcci in una crisi di legittimità che può essere risolta soltanto da una trasformazione verticale (“rivoluzionaria”) – come abbiamo detto, la crisi di legittimità può essere risolta soltanto da un aumento di autenticità. Quindi, un nuovo paradigma integrale sarà un nuovo insieme di ingiunzioni e pratiche, non semplicemente teorie, o visioni del mondo, o nozioni del tipo “Rete della Vita”; non concetti olistici, ma pratiche effettive.

    Quali tipi di pratiche potrebbero essere precorritrici della rivoluzione integrale? Come potrebbero configurarsi queste nuove pratiche sociali?

    Parte I . Pluralismo Metodologico Integrale

    Nell’esempio precedente sulle democrazie rappresentative e contratto sociale, abbiamo sottolineato due campi generali di pratiche sociali: una macro-pratica (o base tecno-economica) che include l’industrializzazione. L’industrializzazione, malgrado tutti i suoi patologici lati negativi, ha avuto tra le sue realizzazioni positive la diminuzione della richiesta di forza fisica nella sfera pubblica (e, di conseguenza, ha ridotto il ruolo del potere e della gerarchia basata appunto sulla forza fisica); questo ha tetra-sostenuto visioni del mondo che, per la prima volta nella storia, iniziarono a valorizzare pubblicamente la libertà e l’uguaglianza – e di fatto, si combatté e morì per questi valori nelle rivoluzioni. Su una scala più piccola o micro-scala, queste rivoluzioni sociali ebbero i loro pionieri in élites culturali le cui pratiche sociali includevano, per la prima volta nella storia in scala significativa, un discorso dialogico e comportamenti sociali che erano espressione dell’onda di probabilità arancione di consapevolezza postconvenzionale (dove “postconvenzionale” non significa postculturale o postsociale, ma si riferisce a forme post-tradizionali in ambito socioculturale). A questo punto, trattati teorici sul contratto sociale – scritti da Rousseau, Locke, Jefferson – contribuirono di fatto ad aumentare il numero di coloro che volevano sviluppare il nuovo paradigma o pratica su una scala più ampia, attraverso una rivoluzione se necessario (sebbene le riforme, se sono genuine – cioè se cavalcano la nuova onda di Eros – possano realizzare lo stesso aumento di autenticità attraverso metodi più tranquilli ma ugualmente efficaci).

    Quali tipi di micro-pratiche dell’avanguardia evolutiva di oggi possono essere i precursori di un’onda integrale pronta a emergere su una scala più ampia? E’ ancora troppo presto per fare congetture, ma forse possiamo identificare alcune possibili caratteristiche.

    Innanzitutto, a quanto sembra, sarebbe necessaria una metodologia (o paradigma) espansiva e inclusiva per generare i tipi di esperienza che potrebbero essere legittimati da una nuova onda integrale. Legittimità, come abbiamo visto nello Stralcio A, implica, tra l’altro, la “credibilità” di una visione del mondo (e quindi la probabilità che i suoi aderenti l’adottino). Ogni visione del mondo culturale (nel quadrante Inferiore/Sinistro) è accompagnata da una serie di paradigmi o pratiche sociali (nel quadrante Inferiore/Destro), e queste pratiche o ingiunzioni generano, attivano e fanno emergere i tipi di esperienza che si ritiene siano giuste, buone, corrette, o – in generale – valide, credibili e legittime (pratiche che sono poi codificate nella visione del mondo dominante, la quale a sua volta legittima le pratiche che sostengono quella visione del mondo, che regge i modi di pensare e i comportamenti di coloro che sono membri di una particolare cultura o sottocultura: tetra-legittimità).

    Prima di procedere verso un qualche tipo di paradigma integrale, diamo uno sguardo al paradigma di base che dovrebbe essere sostituito da quello integrale, cioè l’onda postmoderna o pluralistica. Circa quattro decenni fa, la maggior parte dei paradigmi o pratiche sociali postmoderni (che incarnavano l’onda di probabilità pluralistica o verde) cominciarono a mettere in atto comportamenti sociali radicati in discussioni di gruppo che cercavano di includere ogni partecipante in un tipo di ascolto non giudicante; questo comportamento sociale generò esperienze collettive di solidarietà di gruppo e una critica dell’individualismo, con un forte accento posto sull’intersoggettività in tutte le sue forme e una condanna dell’empirismo e del soggettivismo; in ambito accademico, testi scritti o catene di significanti furono, conseguentemente, decostruiti in accordo con una pratica generale di invertire le gerarchie (ponendo il centro al margine e la periferia al centro) – quindi si decostruivano tutte le gerarchie dominanti portatrici di emarginazione, mentre si valorizzava nello stesso tempo il dispiegamento delle diversità); in accordo con questo, il comportamento deviante fu giudicato sulla base della forma non del contenuto.

    Intorno a queste pratiche sociali specifiche, che emergevano tutte all’interno dello spazio di probabilità dell’onda pluralistica, germogliarono varie visioni del mondo che codificarono a livello concettuale quello che doveva essere legittimato in questa nuova dimensione (worldspace), mappe che aiutavano a trovare la strada in questo nuovo territorio. Cioè, la legittimità per l’onda verde includeva l’adozione di una visione del mondo che fosse: non gerarchica, non giudicante, non marginalizzante e che non costruisse scale di classificazioni. Aspetti positivi, come l’intersoggettività, potevano essere parte della legittimità, ma soltanto se si adattavano ai precedenti criteri di esclusione (per es. l’intersoggettività non poteva essere evolutiva).

    I benefici degli aspetti “sani” dell’onda verde furono molteplici e profondi, per esempio le riforme ambientali e i movimenti per i diritti civili. Il lato oscuro fu che, come suggerisce la lista di ciò che definisce la legittimità, molte caratteristiche della legittimità verde consistevano in ciò che non era o non faceva (non era gerarchica, giudicante, non classificava, non…) Questa è la ragione per cui il suo paradigma principale, o ingiunzione sociale, era “decostruire” (o comunque si voglia chiamare un totale criticismo e spesso una condanna di tutto ciò che non era pluralismo. Che questo costituisse una contraddizione performativa – pluralismo significa accettare tutte le visioni del mondo e non attaccare la maggior parte di esse – fu generalmente trascurato). La de-costruzione (o demolizione) funzionò abbastanza bene, per lo meno all’inizio, perché i meme rosso, blu e arancione avevano costruito molte cose che avevano bisogno di essere non-costruite o demolite. Ma quando il lavoro di decostruzione nella sua forma sana terminò, c’era poco da mettere al suo posto in termini di ricostruzione, perché la costruzione effettiva richiede di poggiare su un sostegno concreto che questa forma di pluralismo non permetteva. Il fine partita del paradigma pluralista fu troppo spesso il comportamento sociale di una polizia del pensiero politicamente corretto, Inquisitori verdi, e boomeritis di vari tipi, tutti sgradevoli.

    (I “boomeritis” sono caratterizzati da una “strana mescolanza di grande intelligenza e narcisismo autocentrato”. E’ un termine utilizzato da Wilber per quella malattia culturale e psicologica che è tipica della generazione del baby boom. Come prima generazione a sviluppare la visione del mondo multiculturale e ugualitaria, i “boomers” hanno creato quel contesto postmoderno in cui le credenze e le libertà dell’individuo riscuotono il massimo rispetto, spesso in modo indiscriminato, offrendo in questo modo un sicuro rifugio al narcisismo e all’autoindulgenza N.D.T).

    Le pratiche sociali dell’onda integrale includeranno certamente gli aspetti sani dell’onda pluralistica (il trascendere-e-includere di Whitehead). Per esempio, una sana decostruzione (come preludio alla ricostruzione) continuerà probabilmente a giocare un ruolo centrale, come pure l’ermeneutica e l’indagine collaborativa. Ma l’ingrediente chiave delle pratiche sociali integrali scaturisce da ciò che forse è la principale caratteristica che definisce l’onda di probabilità integrale stessa.

    Per essere più precisi, mentre tutte le onde di cultura e coscienza precedenti (tradizionale, moderna e postmoderna) credevano che i loro valori fossero gli unici validi e corretti, un’onda integrale riconosce l’importanza e la validità di tutti quei valori, non soltanto come storicamente appropriati (cosa che le altre onde riconoscono), ma come ingredienti intrinseci della spirale di crescita e di sviluppo odierna. Il meme arancione, per esempio, pretende di possedere verità universali, verità che coprono tutte le basi veramente importanti, ma rifiuta seccamente le verità del meme blu e inorridisce disgustato di fronte al pluralismo verde. Non va meglio con il pluralismo verde che pretende di essere inclusivo e non giudicante, ma che di fatto respinge apertamente i valori del meme rosso, respinge apertamente i valori del blu, e respinge apertamente i valori dell’arancione. Distinguendosi da tutte queste pratiche sociali che escludono, un’onda integrale cerca di riconoscere, onorare e includere realmente tutti quei valori nella spirale del suo stesso dispiegamento, così da riunire il meglio del premoderno, del moderno e del postmoderno, mentre non promette a nessuno di essi una fedeltà che escluda gli altri.

    Che cosa significa questo per quanto riguarda le pratiche sociali? Se l’onda integrale include l’essenziale delle onde del primo-ordine (tradizionale, moderna e postmoderna) – e quindi procede oltre con l’emergere dei suoi caratteri originali – allora una pratica sociale integrale dovrà necessariamente includere ed esercitare tutte le importanti pratiche, ingiunzioni e metodologie delle onde del primo-ordine, ma ora inserite in uno schema integrale che includa i loro contributi la cui validità dura nel tempo, e trascenda invece le loro parzialità, assolutismi e pratiche di esclusione. 2

    Il risultato sarebbe un insieme di paradigmi, ingiunzioni comportamentali, e pratiche sociali che potrebbe essere chiamato pluralismo metodologico integrale. “Integrale”, nel senso che il pluralismo non sarebbe un mero eclettismo o un’accozzaglia di paradigmi sconnessi, ma un meta-paradigma che intesse i suoi molti fili in un arazzo integrale, una unità-nella-diversità che non trascura né l’unità né la diversità. “Metodologico”, nel senso che si tratta di un vero paradigma o insieme di pratiche concrete e ingiunzioni comportamentali per far emergere un territorio integrale, non una mera teoria olistica o una mappa senza territorio. E “pluralismo”, nel senso che non c’è nessuna ingiunzione dominante o privilegiata (salvo quella di essere radicalmente e completamente inclusivo). A differenza del postmodernismo, che pratica un tipo di pluralismo escludente che condanna tutti gli altri valori del primo-ordine (per non menzionare i valori del secondo-ordine), il pluralismo inclusivo o integrale è un insieme di paradigmi comportamentali coscientemente adottati al fine di riconoscere – ed effettivamente trovare – le verità durevoli in assolutamente tutte le metodologie principali delle onde di probabilità del primo, del secondo e del terzo-ordine.

    Il Pluralismo Metodologico Integrale (PMI) ha due componenti principali: quella paradigmatica e quella meta-paradigmatica. L’aspetto paradigmatico si riferisce all’attenta compilazione di tutti i principali paradigmi o metodologie praticati nei modi di indagine umana attualmente esistenti – cioè, le principali metodologie che sono attualmente accettate all’interno degli ambiti o discipline che sono loro propri. Abbiamo già dato (nello Stralcio A) una panoramica di molti di questi paradigmi fondamentali – e continueremo a esplorare i paradigmi “da includere” nel prosieguo della trattazione – ermeneutica, fenomenologia, comportamentismo, teoria dei sistemi, meditazione, indagine collaborativa, ricerca immaginativa, fisica quantistica, psicologia del profondo, biologia molecolare. Tutti i principali modi di indagine umana possiedono pratiche generali e ingiunzioni che attivano e illuminano vari tipi di esperienza, rivelazioni, dati, fenomeni che devono poi essere legittimati dalle varie discipline, e un Pluralismo Metodologico Integrale fa posto, quasi in senso letterale, a tutti questi modi principali di indagine.

    In questa fase, non si cerca di giudicare se una pratica particolare o un paradigma debbano o non debbano essere inclusi nello schema. Il fatto è che questi paradigmi o pratiche esistono già, esseri umani nelle varie parti del mondo li stanno già praticando – uomini e donne che sono sinceramente convinti che queste pratiche fanno emergere qualcosa che ha valore per loro stessi e per gli altri – e, quindi, si tratta di pratiche che meritano un ascolto equanime nei forum o nei salotti integrali che iniziano ad auto-organizzarsi. La prima parte del PMI, quella paradigmatica, è, dunque, una compilazione rispettosa, senza giudizi, delle principali metodologie che attivano, illuminano e fanno emergere varie dimensioni (worldspaces) o modi di essere-nel-mondo. Questi sono i vari paradigmi e metodologie che già esistono e sono già messi in pratica da uomini e donne attenti e impegnati in tutto il mondo.

    La seconda parte di un pluralismo metodologico integrale, la parte che evita che diventi un eclettismo del primo-ordine, è un insieme di pratiche meta-paradigmatiche che mette in relazione coscienziosamente i vari fili paradigmatici l’uno con l’altro. Detto semplicemente, il pluralismo metodologico integrale include una compilazione delle principali metodologie collaudate nel corso del tempo, e nello stesso tempo un insieme di pratiche che le intessono insieme o le integrano in modi di essere-nel-mondo che sono radicalmente non escludenti. Questo aspetto del PMI può essere sintetizzato così: “Tutti hanno ragione”.

    (Detto in modo più tecnico, tale pratica meta-paradigmatica attiva una nuova dimensione sopra la dimensioni paradigmatiche attivate-individualmente, così che i loro fenomeni attivati-individualmente si sovrappongono, i loro orizzonti fatti emergere in qualche misura si fondono, così ci sono fenomeni attivati sopra fenomeni attivati – e, conseguentemente, c’è un nuovo territorio (o dimensione) di relazioni integrali emerso, illuminato e più profondamente dischiuso. In altri termini, si tratta di un paradigma di paradigmi, che significa, come ora sappiamo, una pratica di pratiche e non una teoria di teorie.)

    Cercherò di delineare nel prosieguo del testo questi tipi di pratiche meta-paradigmatiche – e come vengano applicate a un individuo, a un gruppo, a un insieme di ricerche, a una società. Per ora, ecco qui una veloce anticipazione di ciò che potrebbe essere implicato. Ricordatevi, per favore, che a questo punto stiamo parlando di pratiche integrali al punto più alto dello sviluppo evolutivo, che spesso non ci riservano niente di più entusiasmante di arcani dibattiti accademici, esperimenti astrusi e fili del discorso organizzati intorno a questioni di metodologia, che sono molto tecnici e quindi molto noiosi. Queste metodologie integrali, quando saranno rifinite e snellite, e quando inizieranno a fuoriuscire dal contesto dei salotti integrali e a penetrare nella cultura in generale in modo più popolare, diventeranno certamente più semplici (e speriamo più interessanti) delle loro forme pionieristiche; possiamo fare una comparazione tra, per esempio, i computer portatili (che hanno oggi le dimensioni di una scatola di fiammiferi) e quelli di una volta (che avevano le dimensioni di una casa). Ma il punto è essenzialmente lo stesso: che tipo di pratiche costruisce ponti verso le altre pratiche?

    Nella messa in opera di una ricerca, per esempio, le pratiche meta-paradigmatiche potrebbero implicare un “rilevamento simultaneo” (simultracking), in cui i fenomeni nelle varie dimensioni sono rilevati simultaneamente in accordo con le metodologie accettate di quelle dimensioni. Per esempio, durante un’indagine collaborativa (che attiva le dimensioni intersoggettive o del quadrante Inferiore/Sinistro dell’essere-nel-mondo), si rilevano simultaneamente i modelli di onde cerebrali dei partecipanti (che dischiudono aspetti delle dimensioni oggettive o del quadrante Superiore/Destro dell’essere-nel-mondo), e poi si cerca le correlazioni tra queste dimensioni. Questa pratica di “rilevamento simultaneo” è qualcosa che generalmente non sarebbe esercitata dai pluralisti postmoderni (che non credono nella scienza oggettiva) e neppure dagli scienziati (che non credono nel pluralismo). Prigionieri dei loro rispettivi assolutismi del quadrante, essi raramente comunicano.

    In questo caso particolare, l’aspetto paradigmatico del PMI include entrambe quelle pratiche (non solo le teorie, ma le pratiche concrete di intraprendere un’indagine collaborativa e di effettuare un EEG per rilevare il modello di onde cerebrali), e poi il PMI aggiunge la seconda pratica meta-paradigmatica, cioè il “rilevamento simultaneo” (mettere in moto le due pratiche insieme e notare accuratamente qualsiasi correlazione) che è una pratica che può attualizzare, far emergere e illuminare le relazioni integrali tra vari oloni originariamente considerati discrete o persino non esistenti. In altre parole, questa pratica su un insieme di pratiche (o questo meta-paradigma su paradigmi individuali) fa emergere e illumina le interazioni reciproche tra occasioni attuali, e lo fa soltanto a partire da uno spazio che la teoria chiamerà in seguito onda di probabilità del secondo-ordine. Cioè, le pratiche meta-paradigmatiche possono essere espresse soltanto nell’ambito della dimensione della coscienza del secondo-ordine, che dischiude relazioni oloniche e integrali che erano operative, ma non visibili ai livelli del primo-ordine.

    Da un punto di vista più personale, il PMI implica cose come la Pratica Trasformativa Integrale (PTI), nella quale l’intero spettro delle potenzialità umane è impegnato ed esercitato al fine di attualizzare e far emergere gli stati e stadi più elevati del potenziale umano, portando l’individuo attraverso la sua personale crisi di legittimità verso un aumento di autenticità. Nel sociale, questo implica affrontare i mali della società con un insieme integrale di strumenti, non con una serie frammentaria di miglioramenti che spesso creano tanti problemi quanti ne risolvono. Le soluzioni dei problemi sociali proposte dal secondo-ordine comportano indagini prolungate sui modi che permettono a ogni onda (porpora, rossa, blu, arancione, verde) di esplorare liberamente il suo potenziale ma con approcci che queste onde non costruirebbero se fossero lasciate alle pratiche di esclusione loro proprie. Nel contesto accademico, il pluralismo metodologico integrale permette la creazione non tanto di un numero maggiore di studi interdisciplinari (che confermano i reciproci pregiudizi del primo-ordine), quanto di studi trans-disciplinari (che attivano un nuovo territorio di spiegamento integrale dove prima c’erano rivalità).

    In generale, detto nei termini del meme arancione, ogni tipo di Pluralismo Metodologico Integrale permette la creazione di una “cassetta degli attrezzi” multifunzionale per abbordare i complessi problemi di oggi – sul piano individuale, sociale e globale – con soluzioni più comprensive che hanno la possibilità di fare realmente la differenza. Oppure, utilizzando i termini del meme verde, un Pluralismo Metodologico Integrale permette che una ricca diversità di interpretazioni del testo della vita possa affermarsi in uno spazio di mutuo riconoscimento, senza marginalizzare nessuna interpretazione nel corso del processo.

    Sul piano individuale, lo stesso approccio può essere applicato alla propria professione, trasformandola in una pratica di giurisprudenza integrale, medicina integrale, economia integrale, educazione integrale, politica integrale, ecologia integrale, psicoterapia integrale, pratica familiare integrale, e così via. Vedremo molti esempi andando avanti nel testo.

    La maggior parte degli strumenti per fare questo già esistono (cioè, la parte “Pluralismo Metodologico” del Pluralismo Metodologico Integrale è già disponibile). Quello di cui c’è bisogno, almeno per cominciare, sono alcuni principi di integrazione per dare inizio alla parte “integrale” del PMI. Questi principi euristici suggeriscono metodi semplici per praticare sopra le pratiche già esistenti, trasformando rapidamente ogni pratica data in una pratica integrale. A mo’ d’esempio, diamo uno sguardo a tre di questi principi integrativi.

    L’Essenza della Metateoria Integrale: Tutti Hanno Ragione

    Abbiamo parlato finora essenzialmente di pratiche sociali in una micro-élite, in particolare nella sfera accademica. Come abbiamo visto, le metodologie generano i tipi di esperienze ritenute valide e legittimate dalla comunità degli esperti che pratica il paradigma: ogni visione del mondo culturale (nel quadrante Inferiore/Sinistro) è accompagnata da una serie di paradigmi o pratiche sociali (nel quadrante Inferiore/Destro), e queste pratiche o ingiunzioni generano, attivano, fanno emergere i tipi di esperienza che sono ritenute vere, buone o giuste dalla comunità degli esperti (o, in generale, che sono ritenute valide, credibili e legittime da coloro che fanno parte dell’orizzonte fatto emergere dal paradigma), esperienze che sono codificate nella visione del mondo legittimatrice, che a sua volta contribuisce a regolare il comportamento (quadrante Superiore/Destro) e i tipi di fenomeni considerati significativi (quadrante Superiore/Sinistro) da individui che sono membri di quella cultura (dove, naturalmente, tutti questi aspetti tetra-evolvono e tetra-interagiscono reciprocamente).

    In breve, attorno alle pratiche sociali, paradigmi o metodologie si sviluppano teorie o visioni del mondo. 3 I paradigmi fanno emergere nuovi territori, che nuove mappe cercano di rispecchiare in forma astratta. 4 Il Pluralismo Metodologico Integrale non è diverso. Si tratta di una serie di pratiche concrete; il fatto di attuare queste pratiche attiva, fa emergere, dischiude e illumina una serie di fenomeni, dati, esperienze e prensioni reciproche o intersoggettive – e intorno a tutto quest’insieme di aperture e nuove esperienze, si sviluppano varie teorie e visioni del mondo, teorie (e metateorie o superteorie) che cercano di chiarire, spiegare e codificare la pletora di fenomeni (soggettivi, intersoggettivi, oggettivi e interoggettivi) prodotta dalle pratiche sociali.

    Per quanto concerne il PMI, possiamo enunciare il punto fondamentale in modo molto semplice: che cosa succede se una persona (e ora come ora parliamo ancora soprattutto di un’élite accademica) accetta la validità di base dell’ermeneutica E della teoria dei sistemi E della fenomenologia introspettiva E della scienza empirica E degli stati sciamanici della coscienza E della psicologia evolutiva E dell’indagine collaborativa E delle scienze ecologiche E del contestualismo postmoderno E delle neuroscienze… Bene, forse il punto è noiosamente ovvio. Se si ammette la legittimità di base di tutte queste metodologie testate e convalidate dal tempo, allora le esperienze che sono state attivate, fatte emergere e illuminate da quelle pratiche sociali possono alimentare il mulino di una nuova superteoria, o metateoria, che dà conto, o almeno, cerca di dare conto, di tutte quelle esperienze in modo credibile e coerente.

    Per ora, una metateoria di questo tipo è AQAL (pronuncia: ah quil) che è l’acronimo di “tutti i quadranti, tutti i livelli, tutte le linee, tutti gli stati, tutti i tipi”. Questa metateoria non precede il pluralismo metodologico integrale, ma, come sempre, è il contrario. Cioè, gli ingredienti della metateoria AQAL sono i fenomeni (soggettivi, intersoggettivi, oggettivi e interoggettivi) attivati e fatti emergere da dozzine di metodologie, ingiunzioni, paradigmi e pratiche che nel tempo sono state convalidati. L’esistenza di questi numerosi paradigmi e pratiche sociali – e i fenomeni da essi generati – costituisce uno degli ingredienti fondamentali del PMI (cioè, la sua parte “paradigmatica”).

    La componente innovativa dell’AQAL è l’aspetto metaparadigmatico, o la pratica sulle pratiche (che genera teorie sulle teorie, o la metateoria o superteoria chiamata AQAL). Questa componente può essere molto semplicemente sintetizzata con l’assunzione che “Tutti hanno ragione”, che genera una metapratica che permette di onorare, includere e integrare i paradigmi e le metodologie fondamentali delle principali forme di indagine umana (tradizionale, moderna e postmoderna). In altri termini, le esperienze attivate da tutte quelle metodologie ricevono una legittimità dall’assunzione AQAL e sono coltivate attivamente dalle pratiche metaparadigmatiche – cioè, sono attivamente coltivate da un pluralismo metodologico integrale, sia nel contesto della ricerca di rilevamento simultaneo (simultracking), sia nel contesto personale di una Pratica Trasformativa Integrale, sia nel contesto sociale di riforme rivoluzionarie che possono avere realmente esito perché le potenzialità del secondo-ordine sono concretamente tetra-impegnate.

    AQAL è, quindi, una metateoria che cerca di integrare la maggior quantità possibile del materiale prodotto da un pluralismo metodologico integrale, onorando così l’ingiunzione principale di una comprensione integrale: Tutti hanno ragione.

    Parte II. I Tre Principi Utili

    Il Primo Principio Utile: La Non Esclusione

    A livello metateorico si pone una questione difficile delicata: come incorporare in una rete integrale quelli che sono a volte paradigmi contraddittori? Se accettiamo la validità di una pluralità o molteplicità di paradigmi e i fenomeni da essi attivati – e dato che molti di questi paradigmi, per usare termini educati, non si accettano l’uno con l’altro – come integrarli, poi, in un tutto coerente diventa davvero un compito difficile. Un conto è dire “Tutti hanno ragione”, un conto è integrare “tutti e ciascuno” in modo credibile.

    Almeno tre sembrano essere i principi guida integrativi, utili per sostenere questo sforzo – cioè, tre principi guida che possono aiutare a incorporare il maggior numero di verità dal maggior numero di fonti (e quindi possono convalidare il maggior numero di persone, che sono comunque già impegnate in queste pratiche).

    Il primo principio integrativo utile è la non esclusione. Non esclusione significa che possiamo accettare le pretese di verità valide (cioè, le pretese di verità che superano i test di validità che riguardano i paradigmi loro propri, nei campi che sono loro propri, che si tratti di ermeneutica, spiritualità, scienza, ecc.) quando fanno affermazioni sull’esistenza di fenomeni attivati e dischiusi negli ambiti che sono loro propri, ma non quando fanno affermazioni sull’esistenza di fenomeni attivati da altri paradigmi. Cioè, ogni paradigma può dare giudizi competenti soltanto all’interno della sua dimensione (worldspace), ma non su quelle dimensioni attivate (e viste soltanto) da altri paradigmi.

    Per esempio, possiamo assumere come verità provvisoria che, come preteso dalla fisica empirica, la molecola d’acqua contenga due atomi di idrogeno e un atomo di ossigeno. Questa è una verità provvisoria stabilita dai paradigmi, convalidati nel tempo, della scienza della natura empirica, ed essa concerne affermazioni sull’esistenza di fenomeni che sono attivati, fatti emergere e illuminati da un elaborato insieme di paradigmi (o pratiche sociali) impegnati dagli scienziati della fisica. (Voi avete mai visto un atomo di idrogeno? Neanch’io, perché questa non è un’esperienza che giace lì fuori nel mondo sensoriale aspettando che tutti quanti la vedano, ma si tratta di una serie di esperienze attivate e fatte emergere da elaborati paradigmi, esperimenti e ingiunzioni della scienza fisica. Tuttavia, all’interno di quei paradigmi, abbiamo ragione di supporre che quelle pretese siano sufficientemente vere. In ogni caso, AQAL fa questa assunzione sotto la guida del metaparadigma “Tutti-hanno-ragione”. Io credo a questi scienziati quando mi dicono che l’acqua è composta da due atomi di idrogeno e un atomo di ossigeno, perché sono uomini e donne decenti impegnati nella loro pratica sociale con integrità, e che, per quel che mi consta, non mi hanno mai mentito prima. E, in ogni caso, se volessero mentirmi, impiegherei quattro o cinque anni a imparare come praticare il paradigma e a scoprire da solo come stanno le cose, ma credo che per adesso mi fido della loro parola. Da notare che, all’interno del paradigma della scienza fisica, possiamo esprimere giudizi forti: è categoricamente falso che l’acqua contenga 8 atomi di idrogeno. Quindi, giudizi di “corretto” o “scorretto” possono essere emessi all’interno dei paradigmi).

    Ma quando la scienza fisica si allontana dal fare affermazioni sui fenomeni attivati dai paradigmi suoi propri e comincia a fare affermazioni sui fenomeni fatti emergere da altri paradigmi, che si tratti dell’ermeneutica, della psicologia del profondo o della spiritualità, siamo autorizzati – come dirlo gentilmente? – a manifestare un grande fastidio. Se non vi siete impegnati nel paradigma, ingiunzione o pratica sociale di un’altra disciplina (per esempio, indagine collaborativa nell’ambito dell’ermeneutica, fenomenologia nel campo della psicologia del profondo, meditazione nel campo della spiritualità) – non avrete accesso ai fenomeni attivati e dischiusi da quel paradigma, e quindi non sarete competenti a emettere giudizi su di esso, così come non sarebbe competente né sarebbe autorizzato a esprimere un giudizio sensato sull’esistenza degli atomi di idrogeno una persona che rifiutasse di imparare la fisica.

    Non esclusione significa che il paradigma di un settore può essere utilizzato per emettere giudizi sui fenomeni di quel settore, ma non sui fenomeni di un altro settore fatti emergere da paradigmi differenti – e che esso non può certamente essere usato per negare, escludere, emarginare, opprimere, colonizzare o comunque usare violenza contro altri paradigmi, settori, dati, esperienze attivati da altre ingiunzioni o pratiche sociali impegnate in modo legittimo. In breve, un paradigma non può essere usato, per se stesso, al fine di escludere altri paradigmi attivati legittimamente.

    Se accettiamo il principio di non esclusione, allora – nell’esempio specifico sulla fisica – ci troviamo di fronte questo compito: preso atto dei fenomeni, esperienze e dati fatti emergere dalla fisica , come possiamo inserirli e adattarli concettualmente in uno schema che faccia spazio a (o non escluda) i fenomeni degli altri numerosi paradigmi? In altri termini, come possiamo accettare l’esistenza dei fenomeni della fisica senza che questi fenomeni escludano e neghino gli altri?

    E’ qui che una metateoria o superteoria che correla i fenomeni dei vari paradigmi diventa utile. Qualsiasi accettabile metateoria integrale – in virtù del suo tentativo di riconoscere tutti i principali paradigmi legittimati nei vari settori – stabilirà impliciti confini alla credibilità di ciascun singolo paradigma nel suo campo operativo. Una metateoria integrale, in effetti, libera il paradigma ponendo a esso dei limiti.

    Attualmente quando un paradigma oltrepassa la sua autorità e inizia a emettere giudizi su altri fenomeni fatti emergere da altri paradigmi, il solo principio che guida i pronunciamenti tende a essere: “Io ho ragione e tu hai torto”. Il mio paradigma è il metodo di indagine migliore, l’unico reale e/o autentico, e i fenomeni del tuo paradigma possono essere ridotti tutti ai fenomeni fatti emergere dal mio paradigma. Se siete fisici intransigenti , pensate che i fenomeni fatti emergere da altri paradigmi (come l’ermeneutica, la meditazione, la teoria dei sistemi, il postmodernismo) possano essere tutti ridotti a una “concordanza” con le leggi che governano le particelle fisiche elementari; se siete postmodernisti, contraccambiate pretendendo che le particelle fisiche non sono altro che costruzioni sociali, una realtà rivelata soltanto dal vostro paradigma decostruttivo. Così procede la lotta per la sopravvivenza delle onde del primo-ordine.

    “Liberare il paradigma ponendo a esso dei limiti” significa, in una prospettiva integrale, che i confini già esistenti di un paradigma specifico diventano più palesi; in questo modo, quando operano all’interno di quei limiti, i pronunciamenti di un paradigma specifico diventano ancora più credibili, mentre pronunciamenti al di fuori dai suoi confini lo diventano ancora meno. Parte del problema con i singoli paradigmi e le dimensioni che si sviluppano intorno a essi è che quando quei paradigmi pretendono di coprire l’intera realtà e invece falliscono nel dar conto dell’intera realtà, sono messi in discussione e spesso rigettati nella loro totalità, mentre ciò che bisognerebbe contestare è la loro pretesa di esclusività.

    Ma se il paradigma rifiuta di riconoscere i confini già esistenti, allora si prospettano due alternative: o inizia a emettere un “pagherò” (“Non posso spiegare tutta la realtà oggi, ma sarò capace di farlo domani, lo prometto” – il materialismo, per esempio, ha continuato a emettere questo “pagherò” per duemila anni con crescente entusiasmo e non l’ha mai onorato), oppure viene rigettato con disgusto nella sua totalità, se non da coloro che lo praticano, certamente dal resto del mondo ridotto a un complemento conciliante di questo specifico paradigma. Ma limitando l’applicabilità del paradigma all’interno dei limiti già esistenti del paradigma stesso, il suo potenziale effettivo all’interno di questi confini è libero di dare il suo imprescindibile contributo. Allora “liberiamo il paradigma ponendo a esso dei limiti”; questo, infatti, permette ai dati o fenomeni fatti emergere da specifici paradigmi di preservare la loro realtà senza annullare la realtà delle altre dimensioni.

    Nell’esempio della fisica, la domanda era: “Come possiamo accettare l’esistenza dei fenomeni della fisica senza che questi fenomeni escludano o neghino altri fenomeni?” La metateoria AQAL propone questa interpretazione integrale: i paradigmi della scienza (per es. chimica e fisica) che sono stati accettati dischiudono le dimensioni della terza-persona singolare degli oloni, attivati e fatti emergere da un onda di probabilità arancione o più elevata. All’interno di questa dimensione spaziotemporale ben definita della matrice AQAL, noi consideriamo la scienza del mondo fisico in modo molto serio. Fuori da questa dimensione, essa semplicemente non è qualificata a emettere giudizi credibili.

    Lo stesso accade con l’indagine collaborativa, la fenomenologia, il postmodernismo intersoggettivo, la teoria dei sistemi interoggettiva, ecc. Tutti questi paradigmi attivati legittimamente fanno emergere e illuminano vari “luoghi” nella matrice AQAL. (Come lo sappiamo? Perché molti esseri umani stanno ancora mettendo in atto questo pratiche, quindi devono esistere da qualche parte in una mappa adeguata di ciò che è). Forse stanno illuminando le modalità di essere-nel-mondo della prima persona singolare a livello del meme giallo (e quindi stanno attivando spinte psicologiche di autorealizzazione); forse stanno illuminando le modalità di essere-nel-mondo della seconda persona plurale al livello verde (e quindi stanno attivando una sincera sollecitudine verso la diversità e la sensibilità multiculturale); forse stanno illuminando le modalità di essere-nel-mondo della terza persona plurale al livello turchese (quindi stanno attivando un sincero interesse per la stabilità e la responsabilità sociali); o forse stanno esplorando le modalità di essere-nel-mondo della terza-persona singolare al microscopio per cercare la cura del virus HIV.

    Tutti questi paradigmi e pratiche sociali hanno diritto di raccontarci le loro verità; non hanno, per se stessi, il diritto di escludere altre verità. Da qui, il primo principio integrale utile, quello della non esclusione.

    Il Secondo Principio Utile: Il Dispiegamento

    Il principio di non esclusione è di grande utilità nell’aiutarci a integrare una pluralità o molteplicità di paradigmi (e quindi a sviluppare una metateoria che è vera riguardo ai fenomeni che sono attivati dalle pratiche sociali di un pluralismo metodologico integrale). Ma anche con la non esclusione, emergono numerosi conflitti e come integrarli diventa una questione assillante. Ed è qui che ci viene in soccorso il secondo principio integrativo, il dispiegamento o evoluzione.

    Facciamo un esempio un po’ semplicistico. Immaginate il tempo in cui avvenne l’evoluzione degli atomi, ma non ancora delle molecole. Gli atomi, come gli atomi di idrogeno, erano più inclusivi dei loro subcomponenti – come protoni, neutroni ed elettroni. Quindi, in quel tempo, gli atomi erano gli oloni esistenti più integrativi, più olistici, più inclusivi, più evoluti, più profondi. Quando gli atomi emersero, non fecero diventare protoni e neutroni “sbagliati”, ma soltanto parziali. Protoni e neutroni erano diventati verità che erano parte di (o inclusi in) una verità più ampia. Allo stesso modo, quando le molecole emersero e inclusero gli atomi come subcomponenti o suboloni nella loro costituzione, non fecero diventare gli atomi sbagliati, soltanto parziali: veri ma parziali, o un tutto che è ora parte di un tutto più ampio. Quando emersero le cellule e incorporarono le molecole, non fecero diventare le molecole sbagliate, inesatte, stupide, illusorie; esse divennero parziali: vere ma parziali.

    Appare chiaro che vi è una ragione generale per questo movimento di “vero ma parziale”, e questa ragione si trova nella natura whiteheadiana dell’esistenza momento-dopo-momento. Come abbiamo visto nello Stralcio A, ogni momento afferra, sente o include il suo predecessore, e aggiunge anche un aspetto nuovo, creativo, originale che va oltre o trascende qualunque cosa del momento precedente, così che ogni momento trascende e include il suo predecessore. Questo è un altro modo per dire che ogni momento è vero, e quindi ogni momento successivo rende il precedente vero ma parziale. Ogni momento è un tutto che diventa una parte del tutto del momento successivo. Ogni momento, o ogni occasione attuale, è un tutto/parte, o un olone. Quando emerge, è la verità totale; ma col tempo decade, è soltanto una verità parziale in un dispiegamento evolutivo più ampio.

    Questo modello olonico o olarchico dell’esistenza che fluisce – trascendere e includere – è sintetizzato nel principio del dispiegamento. Questo principio euristico propone che tutti i paradigmi, come tutti i momenti, sono veri e adeguati in se stessi, ma alcuni paradigmi possono essere più inclusivi, più comprensivi, più olistici di altri. Questo non rende gli altri paradigmi sbagliati, inesatti, stupidi, illusori o altro del genere – essi sono veri ma parziali.

    Come possiamo procedere in modo credibile dalla non esclusione al dispiegamento? Ci sarà d’aiuto se prima enunciamo il principio centrale della non esclusione in questi termini: nessuna mente umana può commettere il 100% di errori. Se guardiamo alla pletora di metodologie nelle arti e nelle scienze umane, troveremo fenomenologia, ermeneutica, strutturalismo, poststrutturalismo, indagine collaborativa, epistemologia partecipativa, teoria dei sistemi sociali, ecc. Come abbiamo appena sottolineato, innumerevoli esseri umani sono già impegnati in queste pratiche. La questione non riguarda il valore di ognuna di queste pratiche; è semplicemente un fatto che un numero enorme di esseri umani brillanti, intelligenti, altruisti e impegnati praticano, e hanno praticato da decenni, questi paradigmi. Questo non vuol dire che questi paradigmi non possano essere criticati, ma significa chiaramente che queste pratiche contengono di necessità qualche tipo di verità perché nessuna mente umana può sbagliare al 100%. Potremmo anche dire: nessuno è abbastanza intelligente da commettere il 100% di errori. Di conseguenza, l’unica questione veramente interessante non è perché il poststrutturalismo è corretto e lo strutturalismo è sbagliato, ma in primo luogo che tipo di universo permette a entrambe queste pratiche di emergere.

    Poiché il Kosmo è costruito in modo tale da permettere ovviamente a tutti questi paradigmi di emergere e di essere praticati da esseri umani sinceri, quale tipo di cornice metateorica potrà, allora, delucidare un tale Kosmo nel modo più aggraziato, una cornice che di necessità faccia posto a tutti quei paradigmi in un pluralismo metodologico integrale? Se procediamo con il principio guida generale che “tutti hanno ragione” e proseguiamo in modo deciso con il principio regolatore della non esclusione, troveremo infine la manifestazione del dispiegamento evolutivo, in cui alcune situazioni si fanno carico da sole di esprimere un giudizio sulle loro manifestazioni meno adeguate.

    Per esempio, un caso classico di “scontro tra paradigmi” è quello tra il sistema tolemaico e quello copernicano. Quando diciamo che un paradigma attivato in modo legittimo non può essere semplicemente sbagliato, notiamo che anche molte componenti del sistema tolemaico furono, di fatto, assunte e integrate nel sistema copernicano (come i pianeti e le orbite sferici, concezioni in se stesse molto originali per l’epoca). Il vero scontro di paradigmi in questo caso implicava, come sempre accade, uno scontro tra pratiche, non tra teorie. La visione copernicana soppiantò quella tolemaica perché le pratiche sociali scientifiche della misurazione planetaria divennero così raffinate e precise – soprattutto grazie a Tyco Brahe – che Johannes Kepler fu in grado di proporre tre leggi sul movimento dei pianeti che spiegavano i nuovi fenomeni attivati (cioè, elaborò una teoria che si accordava con i dati attivati e fatti emergere dal modello più preciso di Brahe). Isaac Newton riconobbe immediatamente la maggiore adeguatezza della teoria eliocentrica ellittica, e la visione “copernicana” divenne l’interpretazione scientifica accettata di queste nuove esperienze attivate.

    Tolomeo, in altri termini, era vero ma parziale; Copernico, a sua volta, era vero ma parziale. E sappiamo ora che Kepler era vero ma parziale: secondo la teoria della relatività, ogni punto dell’universo è centrale rispetto a tutti gli altri, quindi la teoria eliocentrica e quella geocentrica sono corrette entrambe, dipendendo dalla “prospettiva” (cioè la posizione da cui si avvia il paradigma o la pratica). La prospettiva relativistica trascende e include le visioni tolemaica e copernicana.

    Quindi, ripetiamolo di nuovo: nessuno paradigma è semplicemente sbagliato, esso è vero ma parziale. “Tutti hanno ragione”. Ma una metateoria integrale aggiunge: “ma hanno ragione soltanto quando si rivolgono ai fenomeni attivati da quel particolare paradigma”. E dicevamo che tale non esclusione spesso dischiude un dispiegamento che è un avvolgimento: in ogni flusso evolutivo, le onde successive trascendono e includono le precedenti, e quindi ogni onda è adeguata, ma ogni onda successiva è più adeguata. Non arriveremo mai a un punto in cui potremo dire: ora abbiamo la verità, e tutti i nostri predecessori erano nell’errore. Noi siamo oggi nei confronti della visione tolemaica nella stessa situazione in cui tra migliaia di anni il mondo si troverà nei confronti della visione basata sulla relatività: si dimostrerà che la nostra interpretazione relativistica non era sbagliata, ma molto parziale se giudicata da una visione del mondo che trascende e include gli aspetti durevoli della relatività in un sistema che, tuttavia, rende la relatività pittoresca come per noi lo sono gli epicicli tolemaici. (Da notare che in molti laboratori si è già riusciti recentemente a generare fenomeni-più-veloci-della-luce. Questo non significa che la relatività sia errata, perché in molti casi la velocità della luce non può essere superata, ma che ci sono ora altre prospettive che sono “più vere” della relatività.)

    Di conseguenza, tutti possono avere ragione perché alcune visioni sono più vere di altre. Nessuna visione è sbagliata; alcune sono semplicemente più inclusive, più olistiche, più integrative, più profonde, più capaci di trascendere-e-includere—infinitamente. Ma il fatto che le molecole siano più inclusive degli atomi non significa che possiamo sbarazzarci degli atomi, o che gli atomi debbano essere buttati via, o che gli atomi non abbiamo una verità vera da offrire così come sono. Anche se è una verità parziale, sempre di verità si tratta.

    La metateoria AQAL esprime questo con la seguente interpretazione: specificate la posizione da cui nella matrice AQAL viene avanzato un paradigma legittimato, e i fenomeni attivati e fatti emergere da quel paradigma sono veri quanto possono esserlo in quella determinata posizione. “L’indice AQAL” (“indice integrale” o “catalogo olonico”) [vedi sotto] permette ai singoli paradigmi di sedersi uno vicino all’altro alla tavola integrativa, in modo tale che ciascun paradigma individuale sia riconosciuto e onorato.

    Anche Tolomeo? Sì: se se siete sulla terra e osservate il movimento dei pianeti, la mappa tolemaica risulta fenomenologicamente accurata al 100%, infatti vedrete esattamente ciò che Tolomeo dice che vedrete; egli aveva un paradigma legittimato – cioè una pratica per far emergere una serie di esperienze – e una mappa accurata che si accordava con esso. Quella verità cessò semplicemente di essere “la” verità totale quando fu evidente che vi erano nel Kosmo altre prospettive, incluse quelle eliocentrica e acentrica.

    Naturalmente, all’interno di un paradigma ci sono dati, fenomeni, mappe e giudizi validi e non validi. Per esempio, Tolomeo può aver commesso alcuni errori nelle sue misurazioni, ma quegli errori possono essere corretti all’interno del paradigma che lo sostituisce. Lo stesso vale per Tyco Brahe. Quando diciamo “Tutti hanno ragione” e “Tutte le verità parziali sono trascese e incluse”, ovviamente non vogliamo dire che gli errori di quel paradigma saranno inclusi: essi sono parte di quello che verrà negato o trasceso dal nuovo paradigma, quando il dispiegamento avviene in modo sano.

    Il secondo principio integrativo, cioè il dispiegamento, ci permette di riconoscere le verità numerose ma parziali proprie di ogni processo di evoluzione o dispiegamento. Notiamo, tuttavia, che il dispiegamento non è un principio multiparadigmatico (cross-stream): cioè, non può essere utilizzato per violare il principio di non esclusione; esso si applica soltanto ai fenomeni dello stesso flusso generale o corrente paradigmatica. Giudizi multiparadigmatici o cross-stream, come vedremo, devono essere inseriti in un contesto che includa anche il terzo principio integrativo (quello dell’attualizzazione), di cui ci occuperemo tra breve.

    Il principio del dispiegamento, come già suggerito, può essere chiamato anche principio dell’avvolgimento – essi sono i due lati della stessa corrente prensiva. Ogni momento dispiega una nuova e creativa spaziosità che avvolge e abbraccia i momenti precedenti (un Eros che si tende verso l’alto e un’Agape che si tende verso il basso). Il processo prensivo di dispiegamento/avvolgimento in ogni corrente può essere chiamato anche “principio della crescita naturale” in ogni corrente, e sono molto d’accordo con Whitehead sul fatto che se non ci fossero entrambi, cioè una novità creativa che si dispiega e un abbraccio amorevole che avvolge, sarebbe maledettamente difficile dar conto dell’esistenza momento per momento in qualsiasi ambito.

    Il principio del dispiegamento è particolarmente utile quando si considerano temi come l’evoluzione delle visioni del mondo nel senso più generale – le onde di Jean Gebser, per esempio, che si dispiegano dal livello arcaico ai livelli magico, mitico, mentale e integrale. Ognuna di quelle onde, quando emerge, è la verità e la verità totale per quel tempo, ciascuna onda è adeguata, integrativa, olistica e inclusiva, nel suo tempo e luogo. (Ovviamente, stiamo parlando delle versioni sane di queste onde, il che non preclude che alcune onde possano emergere in versioni patologiche che sono, in questo modo, meno adeguate delle precedenti. “Dispiegamento” non vuol dire necessariamente “progresso”. Ci sono prensioni patologiche e prensioni sane; repressione e trascendenza; dissociazione invece di differenziazione; alienazione invece di inclusione. Ma ora parliamo della prensione sana di Whitehead nel processo dinamico di dispiegamento e avvolgimento). Sebbene ogni onda sia olistica e integrativa, ogni onda successiva trascende e include i suoi fondamentali (in un’unificazione prensiva – che noi abbiamo ricostruito come tetra-prensione), e quindi ognuna di esse è più olistica, più inclusiva, più integrativa.

    In breve, in un dispiegamento sano, ogni onda è olistica, ogni onda successiva è più olistica. Le onde precedenti non diventano in ogni caso inutili o errate o illusorie, ma continuano a contribuire con le loro verità, oloni, attuazioni, espressioni valide nel tempo, che sono ora incluse nella spirale evolutiva che si sta dispiegando – proprio come atomi e molecole continuano a funzionare nelle cellule sane. 5

    Il dispiegamento, quindi, ci mostra l’aspetto “vero ma parziale” di ogni onda evolutiva, e questo ci permette di riconoscere che i paradigmi legittimati sono come increspature dell’oceano AQAL in un determinato punto dello spaziotempo. Quando il dispiegamento si accoppia con la non esclusione, abbiamo due idee regolatrici o principi integrativi che sono utili per onorare la principale ingiunzione delle metateoria integrale: “Tutti hanno ragione” (dal momento che lo stanno facendo in ogni caso). A partire da questi due principi, possiamo cominciare a costruire uno schema, matrice, griglia credibile – che chiamiamo, in questo caso, AQAL – che onori il maggior numero di verità provenienti dal maggior numero di paradigmi o pratiche umane di indagine.

    Nel corso di tale costruzione, un terzo principio si evidenzia rapidamente da solo.

    Il Terzo Principio Utile: L’Attualizzazione

    L’essenza della rivoluzione post-kantiana postmoderna (che sta alla base di praticamente tutto, dall’ermeneutica al contestualismo al costruttivismo) consiste nell’affermazione che i fenomeni (come l’atomo di idrogeno) non se ne stanno semplicemente lì fuori aspettando che tutti quanti li vedano, una visione considerata oggi “irrimediabilmente ingenua” e chiamata “il mito del dato” (il punto è infatti che nessun fenomeno è semplicemente dato). Al contrario, i fenomeni sono attualizzati, fatti emergere, dischiusi e illuminati da una serie di comportamenti del soggetto che percepisce. Secondo la nostra formulazione, i fenomeni sono attivati e fatti emergere da ingiunzioni, paradigmi e pratiche sociali (“se vuoi conoscere questo, devi fare quest’altro”). E questo è il punto: tutti i paradigmi o ingiunzioni sono iniziati da un soggetto (o un gruppo di soggetti) e tutti i soggetti hanno a disposizione differenti stati dell’essere o stati di coscienza. Ne consegue che un differente stato di coscienza farà emergere un mondo differente.

    Questo è il principio dell’attualizzazione (nel senso filosofico di rendere attuale ciò che è potenziale. NDT). La soggettività (o l’intersoggettività, che discuteremo più avanti) fa emergere un mondo fenomenologico nell’attività di conoscere il mondo. A questo punto, lasciatemi fare un salto in avanti e presentare l’interpretazione AQAL di questa rivelazione postmoderna.

    I soggetti non percepiscono i mondi, li fanno emergere. Stati di coscienza differenti fanno emergere mondi differenti. Per la matrice AQAL questo significa che un soggetto può trovarsi a una particolare onda di coscienza, in una particolare corrente di coscienza, in un particolare stato di coscienza, in un quadrante o in un altro. Questo significa che i fenomeni fatti emergere dai vari tipi di indagine umana saranno differenti dipendendo dai quadranti, livelli, linee, stati e tipi dei soggetti che fanno emergere i fenomeni. Un soggetto che si trova a un’onda di coscienza determinata non attualizzerà e farà emergere lo stesso mondo di un soggetto che si trova a un’altra onda, e lo stesso avviene con i quadranti, le correnti, gli stati e i tipi (come vedremo più in dettaglio).

    Questo non significa che i fenomeni non siano oggettivamente lì; significa che i fenomeni non sono lì per chiunque. Macbeth esiste, ma non per il mio cane. Le cellule con il DNA esistono, ma possono essere viste soltanto da soggetti che utilizzano un microscopio (che non esiste fino all’emergere dell’onda arancione, e questo spiega perché le cellule non “esistono” o non emergono per le visioni del mondo magica e mitica; non è possibile trovare nessun menzione del DNA nei testi magici e mitici. Questo non significa che il DNA non fosse lì, ma soltanto che esso non “ex-isteva” in quelle visioni del mondo). Il Nirvana esiste, ma non per gli stati di coscienza dualistici, e così via. I fenomeni ex-istono, emergono o brillano soltanto per i soggetti che possono attualizzarli, attivarli e co-crearli (o, più tecnicamente, solo quando sono tetra-attualizzati). Ritorneremo sull’idea dell’attualizzazione nel corso della trattazione (particolarmente nello Stralcio D); per ora il concetto è utile perché ci offre un’altra ragione per onorare, riconoscere e integrare un vasto numero di paradigmi altrimenti “incommensurabili”. Molti “scontri tra paradigmi” sono dovuti al fatto che si tratta di paradigmi considerati “incommensurabili”- cioè, non c’è modo per i due paradigmi di armonizzarsi – ma questo soltanto perché ci si focalizza sui fenomeni e non sulle pratiche. Ma se realizziamo che i fenomeno sono attualizzati, fatti emergere e dischiusi da pratiche, allora realizziamo che quelli che apparivano come esperienze o “fenomeni in conflitto” sono semplicemente esperienze differenti (e completamente compatibili) fatte emergere da pratiche differenti. Adottate le pratiche differenti e vedrete gli stessi fenomeni che vedono gli adepti del supposto paradigma “incommensurabile”. Quindi la “incommensurabilità” non è una barriera insormontabile e nemmeno troppo significativa per qualsiasi tipo di abbraccio integrale.

    Oggi abbiamo un paradigma convenzionale o ortodosso della fisica che dice che le realtà veramente importanti nell’universo sono particelle fondamentali come quark, leptoni, besoni, stringhe, ecc. Nient’altro è fondamentalmente reale; qualsiasi altra cosa è essenzialmente una riorganizzazione di queste realtà fondamentali. Esiste anche un paradigma meditativo che dice che tutte le realtà veramente importanti nell’universo sono create dal flusso mentale, il flusso della coscienza primordiale che manifesta l’intero universo, inclusi i quark e i leptoni. Ora, se ci focalizziamo puramente sui fenomeni – le esperienze o i dati generati di queste due scuole – è davvero difficile riconciliarli in modo credibile. Entrambi i paradigmi insistono che quando si arriva alle verità fondamentali, uno di essi è corretto, l’altro è sbagliato. Ma se riconosciamo che i fenomeni di ciascuna scuola sono fatti emergere e resi attuali da pratiche (ingiunzioni, paradigmi), allora abbiamo una situazione del tutto differente: mettiamo tutti i fenomeni (scientifici e meditativi) sul tavolo integrativo, li accettiamo tutti come veri ma parziali, e poi chiediamo: Quale metateoria può conciliare in modo credibile i due gruppi di dati?

    La ragione per cui una metateoria può davvero funzionare è che si basa sulla possibilità di una pratica meta-paradigmatica reale – certamente in teoria e spesso in pratica – per esempio, un singolo soggetto può intraprendere le due pratiche e vedere da solo se entrambe generano fenomeni reali o esperienze credibili. Se, d’altra parte, assumiamo che i fenomeni provengono da un’identica posizione e i fenomeni confliggono (e lo fanno), allora una metateoria integrale è impossibile. Ma se vediamo che pratiche differenti fanno emergere differenti dimensioni fenomenologiche, quei fenomeni possono essere integrati attraverso uno schema plausibile, coerente e integrativo che dà spazio a tutte le dimensioni fatte emergere – cosa che AQAL cerca di fare.

    La metateoria AQAL quindi propone un’interpretazione dello “scontro tra paradigmi” menzionato sopra tra la fisica e la meditazione come segue: il fisico dell’esempio sta evidenziando le dimensioni della terza persona singolare dell’essere-nel-momdo, e lo fa a partire da un’onda di coscienza arancione (da questa prospettiva, i quark in verità “ex-isistono” o emergono in una dimensione specifica”; ripetiamo che questo non significa che i quark non esistano in un certo senso prima della coscienza arancione, soltanto che essi non “ex-istono” o non diventano visibili per gli esseri umani finché quella struttura non li suscita). Il meditante, d’altra parte, attiva le dimensioni della prima persona singolare dell’essere-nel-mondo, e lo fa a partire da uno stato del terzo-ordine (da questa prospettiva, si può realizzare il nirvana, uno stato che di fatto “ex-iste” o può essere realizzato in quella dimensione). I due praticanti vedono cose diverse, mondi diversi, perché hanno pratiche sociali differenti, paradigmi differenti, ingiunzioni differenti. Tuttavia, cambia la tua pratica e vedrai un mondo differente, essenzialmente lo stesso mondo differente visto da quello che pensavi fosse il tuo nemico nel cosiddetto scontro tra paradigmi.

    E cosa accade quando un soggetto pratica sia la fisica convenzionale sia la meditazione? Due cose generali: la prima è che concorda sul fatto che entrambi, i quark e il nirvana, sono reali; la seconda è che quasi sempre concorda sul fatto che il nirvana è più inclusivo del quark. Più precisamente, vedrà che la realtà di uno stato come il nirvana include o avvolge i fenomeni manifesti, come i quark. Questo è il principio generale dell’avvolgimento o inclusione, ma che ora opera in modo meta-paradigmatico o inter-paradigmatico. Nondimeno, anche in questa forma meta-paradigmatica, il principio dell’avvolgimento non enuncia mai un’altra verità che sia non vera, ma soltanto meno vera. Niente è perduto, tutto è incluso e abbracciato.

    Quantum Questions è un’antologia degli scritti di molti grandi pionieri della fisica che ebbero anche profonde realizzazioni del terzo-ordine o spirituali, come Erwin Schroedinger, Neils Bohr, Werner Heisenberg, Sir Arthur Eddington, Louis de Broglie, Wolfgang Pauli, Sir James Jeans, Max Planck e Andrew Einstein. Tutti questi studiosi che avevano una personale familiarità con entrambi i paradigmi, erano unanimi nell’affermare in modo categorico che i fenomeni dei due paradigmi non erano incommensurabili. Eddington ha sintetizzato con parole rimaste famose questo aspetto dicendo che i fenomeni della fisica non forniscono prove né a favore né contro i fenomeni del misticismo. Questa è un’eccellente affermazione nel senso della non esclusione.

    Due paradigmi di qualsiasi tipo possono essere messi a confronto in modo incrociato da soggetti che hanno dimostrato competenza in entrambi; quando questi fisici/mistici lo hanno fatto, hanno tendenzialmente concluso o che la fysis (materia) era una manifestazione di una realtà superiore (spirito) che l’avvolge, oppure che entrambi la fusis e lo spirito erano aspetti di un tutto più grande. Entrambe queste conclusioni sono versioni dell’avvolgimento (tutti gli oloni più bassi sono in quelli più alti, ma non tutti i più alti nei più bassi).

    Molti di questi praticanti, come Schroedinger e Eddington, si sono spinti fino a sottolineare che ciò di cui c’è bisogno per “vedere” questi fenomeni è un cambiamento di stato da parte dell’osservatore o soggetto: la nozione di attualizzazione. In altre parole, se cercate semplicemente di produrre mappe o simboli in terza persona di uno stato di essere/coscienza più alto, ampio o profondo, non coglierete mai la realtà come tale; essa può essere dischiusa o fatta emergere soltanto dall’attualizzazione e dall’impegno in prima persona della stessa realtà più profonda. Tutti questi fisici furono alquanto chiari che ciò che trovarono in quella particolare attualizzazione non furono dei neutroni ma Dio, e non come deduzione in terza persona, ma come realizzazione in prima persona.

    Quello che vogliamo sottolineare è che, qualunque cosa decidiamo a proposito di materia e spirito, ci sono principi euristici che ci possono aiutare ad andare oltre quelle che prima pensavamo fossero dimensioni “incommensurabili”. Non sto dicendo assolutamente che quei fisici/mistici avessero l’ultima parola sulla relazione tra cosmo e spirito; sto solo osservando che è dal gruppo di quei soggetti che hanno dimostrato competenza nei due paradigmi, che possono essere avanzati giudizi multiparadigmatici credibili,. La questione non è tanto che voi e io dobbiamo padroneggiare i due paradigmi prima di poterli autenticamente comparare tra loro, ma che qualcuno lo possa fare. (Ne consegue che vi è una pretesa di validità redimibile per i giudizi multiparadigmatici). E come io, per quanto mi riguarda, non ho mai visto un atomo d’idrogeno, ma ci sono bravi uomini e donne che hanno con onestà adottato i paradigmi della fisica e coerentemente attualizzato un orizzonte all’interno del quale mi assicurano che, al meglio del loro giudizio collettivo, gli atomi di idrogeno esistono (e io credo loro perché non mi hanno mai mentito prima); allo stesso modo quando consideriamo le affermazioni circa la relazione tra fisica e meditazione, io a maggior ragione considero con molta più serietà le affermazioni di coloro che hanno dimostrato competenza in paradigmi che attualizzano e fanno emergere entrambe le rispettive dimensioni, poiché quei soggetti operano dall’interno di entrambi gli orizzonti e possono darmi un resoconto da testimoni oculari di ciò che accade nei due ambiti, e come essi possano relazionarsi tra loro.

    In principio, i giudizi multiparadigmatici sono possibili perché non c’è un solo mondo per dominare il quale i paradigmi si fanno la guerra; non si tratta di una specie di battaglia per impadronirsi del territorio che butta via nello scarico i perdenti, perché non ci sono perdenti. Non vi è un unico mondo per dominare il quale i paradigmi debbano lottare, ma molti mondi fatti emergere dai vari paradigmi, mondi che possono avere dei testimoni oculari negli stessi soggetti, se essi si sottopongono alla disciplina richiesta dai paradigmi per attualizzare quei mondi. E mentre “il” mondo non può contenere molti mondi, la coscienza può farlo. E poiché sappiamo già che ci sono di fatto molti mondi, ne consegue che già ci troviamo in una coscienza che ha una capacità multiparadigmatica, una capacità che può portare a una visione metateoretica, come quella offerta da AQAL. 6

    Questi tre principi regolatori – non esclusione, dispiegamento, attualizzazione – sono principi che sono stati elaborati a ritroso, per così dire, per il fatto che paradigmi numerosi, differenti e apparentemente “conflittuali” sono già praticati in modo competente in tutto il mondo, e quindi la questione non è, e non è mai stata, quale paradigma sia giusto e quale sia sbagliato, ma come è possibile che tutti questi paradigmi stiano già emergendo nel Kosmo? Questi tre principi sono alcuni di quegli elementi che è necessario che siano già operanti nell’universo per far sì che così tanti paradigmi stiano già emergendo, e la sola domanda veramente interessante è: come è possibile che tutte queste pratiche straordinarie stiano già emergendo nell’universo?

    Parte III. Una Contabilità Sgradevole

    In un universo in cui centinaia di paradigmi stanno ancora emergendo e sono praticati in modo competente da comunità di esperti organizzati intorno a quei paradigmi – che si tratti di biochimica, arte, cucina, sociologia sistemica, matematica della complessità, archeologia, ermeneutica, meditazione, neurofisiologia, ricerca della visione sciamanica, creazione al computer di modelli caotici, costruzione di un ponte sul fiume, invio di una persona sulla luna, produzione di Chateau Lafitte Rothschild – in un universo dove tutto questo sta già succedendo nelle comunità di esperti che possono riprodurre il loro sapere e trasmetterlo alle generazioni successive – e lo hanno già fatto per anni, decenni e a volte secoli – trovare i modi in cui essi possano comodamente coesistere, ci mette a confronto con quello che può essere definito la contabilità sgradevole.

    Questo è il problema di fondo. Se mi accingo a mettere in pratica il principio “Tutti hanno ragione”, in seguito, come abbiamo visto, prima o poi mi scontro col fatto che non possono tutti avere totalmente ragione o ugualmente ragione. Alcune visioni sono “più giuste” di altre. E appena diciamo che qualcuno ha “più ragione” di un altro, generiamo sofferenza o disagio in coloro che hanno meno ragione, come anche in coloro che osano avanzare tali giudizi scortesi.

    Ma è mia opinione che questi giudizi non possono assolutamente essere evitati. Non conosco una sola persona che sia innocente di tali giudizi (e la ragione per cui nessuno è innocente è proprio che alcune visioni sono “più giuste” di altre, e questo spiega esattamente perché tutti noi diamo questo tipo di giudizi). La domanda, non c’è bisogno di dirlo, diventa allora: “Bene, alcune visioni sono più giuste di altre. Ma quali visioni sono più giuste, sapientone?

    E qui comincia la contabilità del tormento. Per tutte le parti coinvolte. Come abbiamo visto, penso che il principio del dispiegamento ci possa aiutare con questa difficile questione. La ragione per cui lo credo è che, tutto sommato, si tratta della soluzione che crea meno sofferenza.

    Come abbiamo visto, il principio del dispiegamento propone che se un olone contiene i fondamentali di un altro olone e tuttavia aggiunge fondamentali che non si trovavano nell’olone precedente, allora l’olone precedente è “adeguato” e quello che segue è “più adeguato”. Abbiamo usato l’esempio della molecola che contiene gli atomi ma non viceversa – “tutti gli oloni più bassi si ritrovano nei più alti, ma non tutti i più alti nei più bassi” – e abbiamo correlato questo con cose come l’unificazione prensiva di Whitehead (“tutto il passato è incluso/avvolto nel presente, ma non tutto il presente è incluso nel passato”). Il dispiegamento, quindi, suggerisce modi in cui alcune cosa possono essere “giuste” e “vere” e altre cose “più giuste” e “più vere”.

    Atomi e molecole sono una cosa, gli esseri umani e le loro visioni un’altra alquanto diversa. Ma lasciatemi dire che qui non si tratta di giudicare o classificare gli esseri umani (o qualsiasi essere senziente), ma soltanto le visioni che essi possono o meno adottare. E, in generale, ci sono due atteggiamenti principali che la gente (sia filosofi professionisti sia persone comuni) ha adottato circa questa faccenda del “chi ha più ragione”. Prendiamo due esempi estremi (e in qualche modo caricaturali) solo per mostrare le difficoltà che si incontrano. La storia umana negli ultimi 50.000 anni: evoluzione o degenerazione/involuzione? Quale visione è “più giusta”?

    Una visione crede che la situazione umana più antica e tribale fosse in un certo senso “più giusta” e che la storia umana seguente abbia in qualche modo importante deviato da essa o l’abbia distrutta. Lo stato delle prime società umane è spesso chiamato “non dissociato” nel senso che il soggetto della coscienza e la natura esistevano in uno stato di non dualità o unione; ci si riferisce, invece, alla storia seguente, soprattutto alla modernità, con il termine di “coscienza dissociata”, in virtù di ciò che viene visto come una profonda cesura o dissociazione tra il soggetto e l’oggetto. Fondamentalmente tutti gli esseri umani che vivono oggi nelle democrazie occidentali sono soggetti al moderno stato dissociato.

    In altre versioni dell’involuzione, lo stato preferito che è stato perduto viene definito società della “partnership” o dei “legami” orizzontali, e lo stato dissociato che l’ha sostituito è chiamato società “gerarchica” o di “ranking”. (Troviamo qui una specie di gioco di prestigio semantico, per il fatto che tutte le società, individui e studiosi sono coinvolti nelle classificazioni. In questa visione, per esempio, le società di partnership sono classificate come migliori di quelle gerarchiche). Ma queste nozioni di partnership cercano di veicolare la credenza che qualcosa di “più giusto” esisteva ieri, e di conseguenza l’oggi è di per se stesso problematico.

    In breve, il giudizio qui è che lo stato antico non dissociato è più giusto del moderno stato dissociato (o lo stato di partnership non dissociato è classificato come uno stato migliore, più autentico, e lo stato moderno è classificato come inferiore). Di fatto, le versioni estreme di questa visione condannano la coscienza moderna dissociata come “patologica” o “malata”.

    In altre visioni è in pratica esattamente l’opposto. La coscienza moderna, nonostante i suoi problemi, contiene capacità e prospettive che non erano disponibili per gli stati tribali, quindi, sotto molti importanti aspetti la coscienza moderna è “più giusta” della coscienza tribale. La versione estrema di questa visione considera gli stati più antichi come “primitivi”, “ignoranti”, “superstiziosi” e anche “malati”.

    Ogni visione vede l’altra come malata. Ma anche se operiamo in questi termini, quale visione infligge più sofferenza a un numero maggiore di anime? Senza dubbio la visione tribale, in quanto si fa paladina di uno stato che è esistito forse per pochi milioni di persone, mentre condanna come inferiore uno stato che oggi caratterizza miliardi di persone. Non sto dicendo che questa visione sia sbagliata, sto solo sottolineando che la visione tribale giudica e classifica miliardi di persone come inferiori rispetto a quelli che possiedono una visione differente, e questo è un grande cumulo di sofferenza provocato da questa classificazione.

    (Ricordate che non sto condannando questa visione perché opera delle classificazioni, perché classificare è assolutamente inevitabile; sto suggerendo semplicemente che dal momento che classificare è inevitabile dobbiamo rivolgerci invece alla contabilità del tormento che viene inflitto da qualsiasi classificazione e considerare che la visione tribale infligge cento volte più sofferenza.)

    La visione moderna se la cava meglio per quanto riguarda il numero di quelli che ferisce con il suo specifico sistema di classificazione, ma se la cava altrettanto male, se non peggio, per quanto riguarda la scala di animosità. Nessuna delle due visioni, come affermato, ha uno schema credibile che possa metterle in relazione in modo da permettere a entrambe di essere sane.

    E qui può essere utile il principio del dispiegamento; si tratta essenzialmente di un calcolo per ridurre la profondità e l’estensione del tormento inflitto dalla assolutamente non evitabile classificazione. Utilizzando l’avvolgimento/inclusione come guida euristica (dedotta in modo trascendentale dalla precedentemente riconosciuta esistenza di molti mondi), si suggerisce che, quando si prendano in considerazione le sue caratteristiche fondamentali, la coscienza tribale sia una espressione sana e adeguata dell’universo in evoluzione a quel tempo; e che la coscienza moderna allo stesso modo sia, nella forma emergente che la definisce, un’espressione sana dell’universo nel suo proprio tempo. (Le coscienze tribale e moderna hanno entrambe forme patologiche, ma il punto è che nessuna delle due è essenzialmente o necessariamente patologica.). Per lo meno, il principio di non esclusione impedisce a entrambi i due mondi, all’interno dei loro orizzonti propri, di condannare o giudicare gli altri come inferiori.

    Ma tra questi due mondi, vi è per lo meno la possibilità del dispiegamento, e se è così, l’avvolgimento/inclusione può essere usato in modo compassionevole per ridurre il grado di sofferenza inflitto dai nostri giudizi inevitabilmente classificatori.

    Questo è il cammino che io personalmente considero quello che suscita il minor numero di obiezioni, o come quello che infligge la minor quantità di offese alla profondità e all’estensione del Kosmo che si dispiega. In questa prospettiva – abbracciata sotto varie forme da teorici come Jean Gebser, James Baldwin, Clare Graves, Carol Gilligan – le componenti essenzialmente sane di un’onda del dispiegamento sono assorbite, trascese-e-incluse, nelle onde che emergono nell’universo in evoluzione. Se due mondi qualsiasi hanno orizzonti che si sovrappongono nella storia, allora sono collegati dal flusso direzionale evolutivo della comprensione reciproca tra queste due mondi, e quindi, via la necessità whiteheadiana, queste sovrapposizioni staranno in una relazione di dispiegamento e avvolgimento.

    Una versione di questa interpretazione, per esempio, potrebbe essere quella di Spiral Dynamics, che suggerisce che le tribù primitive esprimevano il vMeme “porpora” o onda di intelligenza adattativo, un’onda mirabilmente adeguata per le condizioni di vita del tempo; e la modernità esprime, nella sua forma sana, il vMeme “arancione”: e, infine, che essi stano in relazione tra loro in una Spirale di sviluppo, o capacità adattattive che si evolvono, per questo gli individui moderni che esprimono l’onda arancione possono riattivare e coltivare al loro interno il vMeme porpora, ma 50.000 anni fa gli individui che esprimevano l’onda porpora non potevano attivare l’onda arancione (perché non era ancora emersa). Questa è esattamente la ragione per cui i teorici arancione possono ricontattare e apprezzare le proprie radici porpora, ma non viceversa. Stanno l’uno rispetto all’altro nella relazione di unificazione prensiva nel flusso del tempo.7

    E questo non vale solo con le visioni tribali e moderne. Continuando con l’esempio di Spiral Dynamics, ogni gruppo di valori del primo-ordine (magico-porpora, tradizionale-blu, moderno-arancione, postmoderno-verde) crede che i suoi valori siano quelli corretti o i più importanti, e che il mondo sarebbe un posto migliore se tutti adottassero quei valori. Il blu crede che la società ritornerebbe ai veri valori se le persone si allontanassero dalla permissività dilagante e adottasse i valori religiosi, collettivi e familiari basati su durevoli principi morali. L’arancione crede che quello di cui questo paese ha bisogno è una maggiore responsabilità, iniziativa e spinta di tipo affaristico individuale per aiutare il progresso, il profitto e l’eccellenza. Il verde crede che la razza umana stia soffrendo per la mancanza di rispetto reciproco, amore e compassione che coinvolgano tutti gli esseri in uguaglianza e amicizia.

    Il problema è che nessuna di queste visione va d’accordo con le altre; e, inoltre, nessuna resta tranquilla finché le altre sono prese in seria considerazione. Il blu dice che tutti sono amati e accettati da Dio (ma solo quelli che accettano quel Dio particolare; altrimenti molto probabilmente andranno all’inferno). L’arancione dice che quando l’oceano dell’eccellenza monta, tutte le barche si sollevano (ma quelli che non contribuiscono a innalzare il livello dell’acqua sono severamente giudicati dei “perdenti”). Il verde dice che vuole prendersi cura e includere tutti senza marginalizzare nessuno (ma in realtà condanna a gran voce i Repubblicani blu e di solito disprezza gli affaristi arancioni). Ogni meme non accetterà gli altri meme nei termini che sono loro propri. Il fatto è semplice: ogni meme del primo-ordine pronuncia un giudizio classificatorio su ogni altro meme ed è un giudizio durissimo. Per ogni meme del primo-ordine ogni altro meme è un errore o una malattia, anche se usa termini più educati.

    Con le onde del secondo-ordine, tuttavia, avviene quello che Clare Graves chiama “un grandioso mutamento di significato” – più particolarmente avviene che i valori delle onde precedenti sono onorate e riconosciute nei termini che sono loro propri. E quindi una nuova possibilità, un nuovo territorio, comincia a delinearsi all’orizzonte – cioè, uno sforzo integrale di ordine completamente diverso. E’ da quest’orizzonte di possibilità integrali che emergono metateorie come AQAL, metateorie che cercano di sfuggire ai conflitti tra “corretto” e “sbagliato” delle onde precedenti.

    Un critico riflessivo potrebbe dire: “Ah, ma non stai dicendo che la tua metateoria AQAL è giusta e le altre teorie sbagliate?” Non proprio; sto dicendo che AQAL è una metateoria che permette al maggior numero di teorie di essere corrette. “Ma stai affermando che, in quanto metateoria integrale, AQAL è migliore delle altre meteteorie integrali. In un certo senso, sì. Ma quelle metateorie lavorano sulla base di un paradigma o ingiunzione essenzialmente simile (cioè, che tutti hanno ragione) e, come abbiamo visto, teorie con un paradigma simile possono e devono avanzare pretese in competizione perché essi possono essere giudicati nel merito all’interno di un orizzonte simile. Nella misura in cui metateorie integrali differenti coprono lo stesso territorio, è possibile giudicare quale sia la più adeguata. Se, per esempio, una metateoria include i fondamentali di un’altra, ma aggiunge elementi non contenuti nell’altra, allora quella metateoria è probabilmente più adeguata (nel senso che Kepler è più adeguato di Tolomeo). Ma anche se AQAL fosse la visione “più corretta”, sarebbe comunque soltanto un momento nel flusso integrale che procede, destinata a essere trascesa-e-inclusa dalle ancora più adeguate visioni del suo domani einsteiniano, le quali a loro volta entreranno in un futuro più veloce della luce i cui contorni possiamo solo immaginare.

    Il punto è che il principio del dispiegamento può certamente avanzare giudizi “più giusti”, ma comparato con altri modi che permettono di pronunciare giudizi “più giusti”, esso infligge il minor carico di sofferenza al minor numero di anime. 8 Anche se ci sono stadi o stati “più elevati” in ogni sequenza evolutiva, è a partire da quella sequenza che i giudizi vengono emessi; il principio del dispiegamento vede ogni onda come intrinsecamente sana, appropriata, adeguata; e, finalmente vede le onde stare, una nei confronti dell’altra, in una relazione di “giusto” e “più giusto”. Proprio perché le tre visioni che abbiamo discusso – la tribale, la moderna e il dispiegamento – di fatto pronunceranno un giudizio classificatorio che inevitabilmente infligge sofferenza alle visioni classificate (e ai teorici che fanno la classificazione se hanno una coscienza), allora io rispettosamente faccio presente che il principio del dispiegamento e avvolgimento infligge la minor quantità di danno.

    Un Sistema Operativo Integrale

    Ci si riferisce a volte alla metateoria AQAL come al Sistema Operativo Integrale (Integral Operating System) o IOS, utilizzando un analogia con il software del computer. 9 Quando viene installato, IOS perlustra il sistema cercando di vedere se il vostro sforzo integrale sta comprendendo tutti i quadranti che ci sono noti (io, noi, ciò); tutte le onde che ci sono note (per es. preconvenzionale, convenzionale, postconvenzionale); tutte le linee (per es. cognitiva, interpersonale, emozionale, spirituale, ecc.); tutti gli stati (per es. grossolano/veglia, sottile/sogno, causale/senza forma); tutti i tipi (per es. maschile e femminile, autonomia e relazione, agency e communion); e così via. AQAL o IOS non sostituisce in nessun modo l’esperienza in prima persona (singolare o plurale, soggettiva o intersoggettiva) di quelle importanti dimensioni o le pratiche sociali concrete che le hanno fatte emergere. AQAL, usato in modo appropriato, è solo un software di autoscansione che opera verifiche per assicurarsi che voi, proprio voi, siate impegnati in quelle pratiche reali, il solo modo per ottenere qualcosa che somigli all’emergere di un abbraccio integrale in voi stessi.

    Per esempio, IOS fa la scansione del sistema per vedere se le dimensioni prima, seconda e terza-persona dell’essere-nel-mondo sono riconosciute e consultate in ogni particolare situazione, e invia un segnale di allarme se una importante potenzialità umana (suggerita da un pluralismo metodologico integrale) non è inclusa nella discussione. Mappe incomplete e parziali non sono affidabili per un viaggio durevole attraverso il Kosmo, e sebbene nessuna mappa possa essere mai del tutto completa, alcune mappe lo sono più di altre.

    IOS cerca più specificamente di coordinare il meglio dei principali paradigmi in modo da produrre un approccio al Kosmo più equilibrato e comprensivo. IOS mette insieme gli aspetti validi dei principali tipi di indagine umana in modo da generare un approccio che non tralascia niente, che rifiuta di emarginare o ignorare qualche dimensione, che onora tutti gli aspetti importanti degli oloni in tutta la loro ricchezza e completezza.

    IOS, naturalmente, in se stesso, non è altro che una mappa pallida e astratta; in se stesso non è altro che un sistema di significanti in terza-persona. Questo deve essere sottolineato, perché molte persone, critici e studenti, scambiano AQAL per una sorta di realtà, mentre non è che un sistema in terza-persona di artefatti che cerca di rappresentare tutti i tipi di altre realtà, modi, dimensioni e paradigmi – e davvero nessuno oggi scambia la mappa per il territorio.

    Tuttavia, per continuare col computerese, se IOS è scaricato e installato in modo appropriato in ogni sistema umano, esso essenzialmente attiva le dimensioni stesse in prima, seconda e terza-persona, semplicemente perché quelle sono i significati attivi dei significanti IOS. Cioè, anche se IOS è una semplice mappa in terza-persona, è una mappa che ti avverte ogni volta che tralasci qualcosa: “In aggiunta alle mappe in terza-persona, stai includendo nella tua coscienza le dimensioni dell’essere-nel-mondo in prima-persona singolare, in prima-persona plurale, in seconda-persona singolare e in seconda-persona plurale?”

    Il risultato è che ogni sistema che opera con IOS fa la scansione automatica di tutti i fenomeni esteriori e interiori per ogni quadrante, onda, linea o stato che non sono inclusi nella coscienza. IOS quindi agisce per correggere questo squilibrio e aiuta a fa r procedere il sistema verso una posizione più integrale, armoniosa e inclusiva. IOS attua come un olismo autopoietico, per così dire. E lo fa, non mettendosi al posto delle altre pratiche, ma mostrando l’importanza che tu stesso ti impegni in quelle pratiche (cosa che IOS non fa, non può fare , e non è supposto fare).

    Quando IOS suggerisce cose del tipo: “Assicurati di includere gli stati di veglia, sogno e sonno profondo senza forma in ogni approccio globale alla coscienza” non sta dicendo, per esempio, quello che devi sognare o cose simili. Sta semplicemente affermando che, se non includi nel tuo approccio un ampio spettro di stati di coscienza, allora non sei inclusivo come potresti essere. Lo stesso per le prospettive in prima, seconda e terza-persona: Ios non sta dicendo in alcun modo, per esempio, quello che la seconda.persona dovrebbe pensare o sentire o come dovrebbe agire, ma soltanto che le prospettive in prima, seconda e terza-persona sono già lì, e quindi tu dovresti includerle se vuoi che ciò che stai facendo possa essere chiamato “integrale” in un modo che abbia senso. Tutti questi “check-point” nel software IOS sono solo la somma totale dei paradigmi legittimati coordinati con i principi euristici della non esclusione, del dispiegamento e dell’attualizzazione.

    Continueremo a discutere di IOS nelle sezioni seguenti. Ma non lasciate che i significanti in terza-persona vi inducano in errore. Quello di cui stiamo parlando sono i contenuti della coscienza vissuta, sentita, respirata. Stiamo parlando di quali aspetti del Kosmo permetteremo a noi stessi di sentire. Permetteremo a noi stessi di sentire profondamente tutte le dimensioni del Kosmo che dispiega se stesso, o arretreremo, ci allontaneremo dal Kosmo e da nostro Sé, e ci rifugeremo in questa o in quella parzialità, in questo o in quell’assolutismo, in questo o in quel frammento rotto? IOS, sebbene sia un sistema operativo in terza-persona, agisce come un promemoria, un allarme che ci dice che ci possono essere più modi di essere-nel-mondo di quelli che sono attualmente riconosciuti, un promemoria che può spingere a compiere azioni nel senso di un abbraccio più integrale, e che può persino offrire una visione d’insieme di quelle azioni, ma che non può, in nessuna circostanza, sostituirsi a esse.

    Catalogo olonico (Holonic Conferencing)

    I principi di non esclusione, dispiegamento e attualizzazione, in quanto orientamenti utili per una metateoria integrale, permettono quella che è forse la più efficace applicazione di AQAL (o di IOS): l’indice olonico o catalogo olonico (holonic conferencing). Quadranti, onde, correnti e stati differenti fanno emergere fenomeni differenti; quindi differenti modi di indagine, differenti metodologie, differenti paradigmi e pratiche umane possono essere situate senza alcuna minaccia in uno spazio AQAL che le includa tutte. Il catalogo olonico ci permette, per esempio, di indicizzare la maggior parte dei modi di indagine umana più significativi e onorati nel tempo, facendoci capire dove essi sono utili ed efficaci, e anche dove hanno bisogno di essere integrati con approcci che coprano alcuni altri aspetti importanti.

    Qualsiasi campo – affari, medicina, psicologia/terapia, studi sulla coscienza, storia, arte, spiritualità – possono rapidamente essere configurati usando IOS suggerendo modi che rendono quei campi molto più integrali. La ragione per cui AQAL o IOS ha avuto una tale rapida accettazione in molte di quelle discipline è che, poiché si basa sul criterio di onorare le capacità umane lungo un ampio spettro, IOS apre addirittura nuove potenzialità che le fanno avanzare in termini di profondità e di completezza, riconoscendo semplicemente quegli aspetti di uno spazio AQAL che non sono ancora utilizzati da una determinata disciplina. Dottori, avvocati, educatori, terapeuti, uomini e donne d’affari, maestri spirituali e altri ancora, hanno rapidamente arricchito le loro pratiche attraverso l’utilizzo di AQAL per rendere approccio verso cui molti di loro si stavano già muovendo ancora più integrale. Esempi di attività commerciali integrali, educazione integrale, ecologia integrale, femminismo integrale, politica integrale, terapia integrale saranno dati nel corso di questa trattazione.

    Il catalogo olonico conduce anche a quelle che sono state forse le più immediatamente utili applicazioni di IOS, cui di solito ci si riferisce con il termine pratiche integralmente informate. Questa frase significa che, qualunque sia l’attività di una persona, dottore, avvocato, portiere, cameriera, la sua pratica può essere integralmente informata. Questo non cambia necessariamente il comportamento della pratica stessa – se sei un portiere continui a spazzare il pavimento dell’edificio – ma cambia profondamente la coscienza della persona che spazza. Una mappa più inclusiva di dove siete collocati vi permette di vedere il contesto in cui esiste anche la più umile attività, e a quel punto anche spazzare il pavimento diventa un’azione del Kosmo attuata attraverso la coscienza di un’anima informata integralmente.

    Alcune persone immaginano che per avere una pratica integrale, diciamo, di dentista, sia necessario far pesare ogni quadrante, ogni livello e ogni linea sul povero paziente seduto sulla sedia in un assalto vigorosamente coordinato al dente cariato. Bene, potete farlo se volete, ma non è questo il punto fondamentale. Il punto è che un dentista informato integralmente (o un avvocato, un terapeuta, un maestro spirituale) utilizza il sistema di indice olonico in modo da posizionare il suo lavoro in uno schema più ampio, e quindi può concentrare i suoi sforzi in ciò che fa meglio, e riferire la persona ai praticanti di altri paradigmi, se sono necessari altri tipi di intervento.

    Ma essi possono anche rendere la loro pratica più integrale o inclusiva incorporando direttamente nella loro pratica alcuni aspetti dello spazio AQAL che sono appropriati ma non ancora utilizzati. I dentisti realizzano rapidamente che lo stato psicologico del paziente pesa per lo meno al 50 per cento sullo svolgimento della seduta; i terapeuti rapidamente si accorgono che gli stati fisici e quelli mentali sono collegati, e che essi, a loro volta, sono strettamente connessi con la situazione familiare e con la cultura in senso lato; i maestri spirituali realizzano rapidamente che la meditazione può aiutare l’anima ma non cura necessariamente un osso rotto. Una pratica integralmente informata in ognuno di questi ambiti permette a una persona, per lo meno, di collocare la sua pratica in un Kosmo più ampio, mentre espande le potenzialità della pratica stessa quando è appropriato.

    Come specialista di qualunque disciplina, non sono tenuto a essere integrale; come essere umano, sì. Gi avvocati integrali non sono quelli che fanno cadere sulla testa del cliente tutti i quadranti, tutti i livelli, le linee, gli stati, i tipi, ma quelli la cui coscienza è integralmente informata sull’esistenza di tutti i quadranti, livelli, linee, stati e tipi. Una tale coscienza integralmente informata porterà in ogni pratica tutto quello che può esservi portato e, facendo questo, la natura stessa della pratica comincerà a cambiare profondamente, sia che si pratichi la chirurgia sul cervello o si spazzi i pavimenti con consapevolezza.

    Un importante vantaggio collaterale è che, collocando la pratica o il paradigma in uno spazio integrale come AQAL, si “libera il paradigma, limitandolo”. Per esempio, quando la meditazione orientale fu introdotta in questo paese su larga scala circa tre decenni fa (per es. la Meditazione Trascendentale, lo Zen, il Vedanta), molti praticanti e insegnanti pensavano che avrebbe curato tutto. Meditate e otterrete il nuovo lavoro, curerete la maggior parte delle malattie, guarirete tutte le nevrosi. Trent’anni dopo, tra i praticanti e i maestri prevale una visione più sobria. Ma, come dicevamo, l’indice olonico o integrale impedisce fin dall’inizio questi fraintendimenti, mentre evidenzia quelle aree nella matrice AQAL che la meditazione, e soltanto la meditazione, può dischiudere (cioè i livelli più elevati del quadrante Superiore/Sinistro). Cioè, la maggior parte delle forma di meditazione tradizionale (Est o Ovest) attivano o illuminano le dimensioni in prima-persona dell’essere-nel-mondo in uno stato del terzo-ordine. La meditazione è il paradigma principale e testato nel tempo che fa emergere e illumina quelle dimensioni – dimensioni che, all’interno dei loro orizzonti attualizzati, dischiudono ciò che i praticanti descrivono invariabilmente come occasioni più profonde e significative (le quali, se padroneggiate con competenza, possono portare fino al nirvana, o comunque si voglia chiamare tali stati).

    Ma quegli stati più elevati, in e per se stessi, non cureranno i problemi delle onde più basse, o in altre linee o in altri quadranti. E quando i praticanti e i maestri realizzano questo fin dall’inizio, non soltanto evitano la profonda disillusione, la rabbia e la disperazione nello scoprire questa inadeguatezza, ma essi possono concentrarsi e celebrare anche più gioiosamente ciò che la meditazione, e nessun altro paradigma, può fare.

    Come vedremo negli Stralci che seguono, lo stesso indice olonico può essere usato utilmente per quanto riguarda la teoria dei sistemi, l’ecofilosofia, gli studi culturali, lo strutturalismo, le indagini collaborative, la fenomenologia, ecc. Ogni paradigma è più, non meno, apprezzato grazie a un catalogo olonico più ampio. Ognuno di essi è limitato, ma proprio per questo liberato, in modo da contribuire con le sue intuizioni straordinarie, insostituibili e fondamentali al Concilio di Tutti gli Esseri.

    Prospettive

    Se mai ci sarà un’Era Integrale al punto culminante dell’evoluzione – una genuina trasformazione rivoluzionaria nell’élite culturale, precorritrice di un cambiamento della società su più ampia scala – credo che questo implicherà molto probabilmente meta-pratiche quali il “pluralismo metodologico integrale” e metateorie quali AQAL

    Ma qualunque sia il nome e il contesto, i salotti integrali stanno di fatto già formando qui e là nel mondo sacche di compassione e coscienza in cui le persone esercitano potenzialità del secondo-ordine nello sforzo di abbracciare, con la maggiore cura possibile, tutte le dimensioni del radioso Kosmo. Più un metaparadigma integrale viene praticato dalle persone (nella vita personale, negli affari, nell’educazione, nella politica, nella medicina, nella spiritualità), più Eros fluisce rombamdo attraverso il sistema, agitando e spingendo avanti la trasformazione del secondo-ordine che fa esplodere la crisi di legittimità insita in tutte le onde del primo-ordine e le apre a un arricchimento che oltrepassa la prigione del primo-ordine, un arricchimento che è il potenziale insito in esse e il loro divino diritto di nascita, finalmente liberato negli spazi più vasti e profondi dischiusi dalle pratiche integrali.

    Come estendere questa compassione e questa luce a tutti gli essere senzienti è un’ardente preoccupazione che divampa nei salotti e circoli in cui la compassione e la cura si dispiegano e includono, circoli di cui voi fate certamente parte, altrimenti non avreste continuato a leggere questo testo; circoli che fanno emergere da voi ciò che di meglio voi potete essere, e ancora di più; circoli che iniziano a depositare le abitudini del Kosmo di un domani dedito alla compassione, di un orizzonte luminoso di intimità, di un futuro innamorato senza speranza dell’amore, circoli bagnati delle lacrime di una bellezza che discende su tutti gli esseri, che accetta ognuno così com’è, che incita ognuno a essere di più e che lo assiste perché lo sia.

    E’ a questi salotti che io rispettosamente sottopongo perché li considerino i tre principi utili per una pratica informata integralmente – non esclusione, dispiegamento e attualizzazione – con la speranza che essi contribuiscano a fare spazio per qualunque cosa stia emergendo momento per momento per radioso momento, mentre causano la minor quantità di sofferenza e diffondono la maggior quantità di compassione verso tutti i fratelli e le sorelle che si stanno manifestando nell’universo con noi.

    Dobbiamo perdonarci l’un l’altro per il nostro emergere nel Kosmo, perché la nostra esistenza tormenta sempre gli altri. La regola d’oro nel corso della nostra reciproca miseria, è sempre stata: non “non fare danno”, ma “fai il minor danno possibile”, e non “amatevi l’uno con l’altro”, ma “per quanto vi è possibile”. Quindi, lasciamo che una contabilità del tormento e una della compassione guidino le mappe con cui navighiamo il samsara.

    Infine, sì, il samsara non è diverso dal nirvana, e il nirvana non è diverso dal samsara: il mondo delle cose finite, manifeste, temporanee che si scontrano l’una con l’altra, che si torturano l’un l’altra, che si amano per un momento o due, di quando in quando, risulta essere la dimensione dell’unico e vero Divino, e tutte le cose, così come sono, si rivelano un movimento scintillante, uno sguardo luminoso, un gioiello brillante, che emerge spontaneamente nel mare della Grande Perfezione, e l’intera manifestazione non è altro che il sorriso smagliante del nostro Volto Originario.

    Ma nel frattempo, vi è questa manifesta confusione. Fino a quando il mondo continuerà a emergere intorno a voi, vi sarà questo samsara, e quindi valutate le vostre azioni sulla base del minimo danno e della massima sollecitudine. Quando proprio quel mondo si manifesta dentro di voi, allora è il nirvana, e tutte le vostre azioni avranno cura di se stesse, mentre la contabilità della sofferenza e della compassione si dispiegherà spontaneamente, trattando ogni essere senziente con estrema sollecitudine, facendo voto di liberarli tutti fino all’ultimo, sapendo bene che in realtà non ci sono altri da liberare – perché nell’intero Kosmo non c’è nessun altro, da nessuna parte, né dentro né fuori, ma soltanto Questo. Salutate il giorno dentro di voi riconoscendolo come il dispiegarsi della vostra stessa discendenza, guardate la luce del sole che sorge senza aprire i vostri occhi, sentite le lontane galassie nascere e morire con ogni battito dell’unico cuore che esiste – potete sentirne i battiti proprio ora – e benedite l’intero universo nella sua manifestazione accettando di continuare a sentire questo, ora e ora e ora. Nel grande dispiegamento in cui tutto si manifesta, inchinatevi alla natura profonda di tutti gli esseri, nel solo luogo che è reale, nel solo tempo che è ora.

    NOTE 1-9

    1 Più tecnicamente, le teorie e i paradigmi si tetra-attualizzano. Anche una teoria mentale è, in se stessa, un’ingiunzione o paradigma mentale. Quando il termine paradigma è utilizzato per significare “pratica sociale”, mette in luce semplicemente l’occasione complessiva che include le dimensioni esteriori (sociali) e quelle interiori (mentali e culturali). Poiché l’aspetto “pratica sociale” del paradigma è spesso trascurato, noi ci focalizziamo qui soprattutto su di esso. Ma nessun quadrante esiste o agisce da solo.

    2 Una pratica sociale integrale, infatti, includerebbe ed eserciterebbe tutte le principali pratiche, ingiunzioni e metodologie delle onde del primo-ordine, ma ora inserite in uno schema integrale che include i loro contributi validi nel tempo ma trascende le loro parzialità e assolutismi, cioè: soltanto se esse rappresentano strutture valide nel tempo e non semplicemente transitorie. Vedi Integral Psychology.

    3 Vedi nota 1. Anche le teorie stesse sono un’altra categoria di ingiunzioni, in particolare ingiunzioni mentali, poiché tutte le attualizzazioni seguono generalmente i tre criteri di ingiunzione/paradigma, scoperta/dato/fenomeno e conferma/rigetto. I “tre criteri della conoscenza” hanno causato confusione tra alcuni critici che hanno creduto che i tre criteri per se stessi fossero una prova di scientismo. Ma i tre criteri – ingiunzione, paradigma o attualizzazione; l’emergere dei fenomeni attualizzati; e la convalida da parte della comunità di esperti – si riferiscono soltanto alle modalità generali dell’attualizzazione in qualsiasi campo – artistico, morale, scientifico, ecc. – e non alle forme specifiche implicate nelle modalità scientifiche dell’attualizzazione dei fenomeni. Ciò che probabilmente ha confuso questi critici è il fatto che io utilizzi il temine “scienza profonda” per coprire le forme più elevate di scienza che seguono questi tre criteri ma non si limitano ai dati sensoriali della “scienza ristretta”. In questo modo essi hanno equiparato i tre criteri alla scienza profonda e hanno accusato tutta la faccenda di positivismo. Non è così. In musica, per esempio, se volete ascoltare una versione della Quinta Sinfonia di Beethoven, forse dovete procurarvi una pianoforte, imparare a suonarlo studiando con un maestro, poi suonare la Quinta e vedere se il maestro (che rappresenta la comunità di esperti per quanto riguarda la musica) concorda che quello che avete suonato rappresenti, più o meno, la Quinta di Beethoven. Questi sono i tre criteri dell’attualizzazione fenomenologica applicata all’espressione artistica, e non vi è proprio nulla di positivistico in questo. I tre criteri sono semplicemente un riassunto dei tipi di attività di attualizzazione che troviamo di solito quando qualsiasi mondo fenomenologico viene fatto emergere. All’interno di questi mondi, tuttavia, vi sono specifiche e alquanto differenti metodologie a seconda che si tratti di scienza, morale, arte, e così via, e ognuna di esse segue diversi tipi di metodi e diversi criteri di validità (per es. verità, sincerità, equanimità, adattamento funzionale). Tutto questo è spiegato nella nota 15 del cap. 4 di A Theory of Everything.

    4 Tra parentesi, quando affermiamo che le teorie offrono una mappa o riflettono i territori fatti emergere o attualizzati da una pratica sociale o paradigma, NON ci riferiamo a una teoria del riflesso della realtà, non si tratta di una teoria della rappresentazione, non è il fondamentale paradigma dell’Illuminismo, non è la visione dello Specchio della Natura. Il modello del riflesso o della rappresentazione tralascia la parte dell’attivazione/attualizzazione (che è la parte più importante). Cioè, il modello del riflesso pensa che vi è soltanto un territorio (o una Natura che, si suppone, tutte le teorie mappano, riflettono o rappresentano accuratamente), e non considerano che paradigmi differenti fanno emergere mondi differenti. In breve, non vi è un unico mondo per dominare il quale le diverse teorie competono tra loro, ma molti mondi fatti emergere da molti paradigmi diversi, all’interno dei quali differenti teorie possono giustamente competere in base alle regole stabilite dalla comunità di esperti impegnata in quel particolare paradigma o pratica sociale. Il modello rappresentativo non è sbagliato per la sua pretesa che fare la mappa di un territorio sia importante, ma è sbagliato per la sua pretesa che vi sia soltanto un territorio (una pretesa che surrettiziamente assolutizza il suo paradigma). I paradigmi presentano o creano i mondi, le teorie ne fanno le mappe o le rappresentano. Entrambi sono fondamentali in qualsiasi modello epistemologico integrale.

    5 Quello che, tuttavia, non continua a funzionare o a esistere nell’onda precedente (per esempio, negli atomi o nelle molecole di una cellula) è la sua pretesa di essere la verità totale: ora è una verità totale che è parte di una verità totale più ampia. Hegel lo ha affermato in questo modo diventato famoso: “trasformare è nello stesso tempo negare e preservare” – che è semplicemente la sua versione di “trascendere e includere”. Quello che è negato, trasceso, oltrepassato è la esclusività di quel particolare olone o la sua pretesa di essere la verità totale. Preservate e incluse sono, invece, le verità e le componenti parziali ma valide dell’olone precedente, che sono assunte e incorporate nell’olone successivo come suboloni relativamente autonomi che sono ancora funzionanti e contribuiscono con le loro verità al dispiegamento di ulteriori verità.

    6 Vedi la nota 4. Non è necessario che gli orizzonti di paradigmi differenti siano riprodotti in modo identico in tutti i soggetti che intraprendono la disciplina, ma soltanto che i soggetti stessi possano accordarsi su certe affinità generali, un tema che è centrale nello Stralcio C, intitolato “The History of We’s”.

    7 Ci si è mai chiesti perché la coscienza tribale abbia abbandonato il suo stato originale e sia andata avanti? Secondo il sistema di classificazione tribale/non dissociato, il primo e più fondamentale stato umano ovunque nel mondo è stato lo stato non dissociato o stato in armonia con la natura. Poiché questo stato non è più diffuso, si arguisce che in qualche momento le tribù stesse hanno dovuto abbandonare la loro condizione di armonia. Ma per quale motivo qualcuno dovrebbe abbandonare il Paradiso? Non possiamo affermare che esse furono conquistate da tribù bellicose e gerarchiche, perché, se così fosse, allora sarebbero quelle tribù ad avere abbandonato lo stato paradisiaco originale – e allora si porrebbe di nuovo la domanda: perché lo fecero? La conclusione sembrerebbe che o la capacità di giudizio posseduta dallo stato originale non dissociato fosse intrinsecamente poco saggia, o che lo stato originale non fosse poi così paradisiaco. La visione tribale finì, condannando non solo lo stato moderno, ma retroattivamente anche le tribù originarie che avevano abbandonato esse stesse quello stato paradisiaco. Il principio del dispiegamento, d’altra parte, vede semplicemente la crescita e lo sviluppo sani come aspetti essenziali del movimento globale. Nell’intera sequenza dal tribale al moderno, non vi è nessun passaggio che sia, per se stesso, malato. Che alcuni importanti aspetti dello stato tribale siano stati dimenticati, repressi o negati dallo sviluppo successivo è completamente accettato e riconosciuto da una prospettiva di sviluppo evolutivo, ma lo sviluppo in quanto tale non è considerato una patologia.

    8 Tecnicamente, seguendo l’Intuizione Morale di Base, l’avvolgimento infligge la minor quantità di pena al minor numero (larghezza x profondità) di anime.

    9 “IOS” fu utilizzato inizialmente da Bob Richards, un pioniere della ricerca sulle energie sottili e uno dei fondatori di Clarus, Inc.

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