La Nuova Era Integrale
Avanguardia Evolutiva e Sistema Operativo Integrale

di Ken Wilber – (Stralcio A: dal Libro “Kosmic Karma” di prossima pubblicazione)

Traduzione libera dall’inglese di G.Visini

    Parte II. Le Abitudini Kosmiche come Onde di Probabilità

    Prologo

    Cominciamo con alcuni esempi di come l’eredità kosmica agisce sugli oloni umani. La tesi generale è, naturalmente, che certe prensioni e forme individuali e collettive (in tutti i quadranti) siano state, in qualche misura, ereditate. Questo significa, per esempio, che tutti i livelli/onde che precedono l’attuale avanguardia evolutiva (cioè, i livelli che, negli esseri umani, arrivano fino ai dintorni del meme verde) sono stati ereditati come abitudini morfogenetiche e campi contestuali. Essi originariamente, e in una certa misura, emersero nell’avanguardia evolutiva come novità creative, ma poi si depositarono come abitudini kosmiche; quindi, fanno parte dei mattoni costitutivi delle occasioni future.

    Naturalmente, più antico è il meme e più si è consolidato in abitudine kosmica. Quindi, le caratteristiche basilari del meme beige, o livello sensorio-motorio, sono simili in tutto il mondo: tutti gli esseri umani, senza eccezione, hanno bisogno di cibo, acqua, calore, riparo. Il meme porpora c’è da circa 30.000 anni; il rosso da almeno 10.000 anni; il blu da circa 3.000 – dunque, parlando da un punto di vista relativo, le loro caratteristiche profonde non lasciano molte possibilità di manovra: essi sono diventati impronte morfogenetiche di modelli abituali consolidati che è praticamente impossibile spezzare (anche se essi originariamente emersero in parte come libertà creativa). Il meme arancione ha soltanto 300 anni, ma molte delle sue forme sembrano ormai fissate. Il verde, invece, ha soltanto 30 anni (su una scala collettiva di qualche entità), quindi questo meme ha molto spazio di manovra ancora disponibile nella sua struttura; non è ancora un’abitudine completamente stabilizzata. L’avanguardia evolutiva si trova oggi intorno al meme giallo, e questo significa che quelli di voi che da pionieri si fanno promotori delle idee e delle pratiche integrali stanno creando, di fatto, quelle abitudini kosmiche che le generazioni future erediteranno, anche se le generazioni future continueranno il loro cammino evolutivo oltre il giallo.

    (Nota sull’utilizzo di Spiral Dynamics: come molti di voi sanno, Spiral Dynamics è un modello particolare di sviluppo psicologico basato sul lavoro pionieristico dello psicologo dello sviluppo Clare Graves. Graves ha basato il suo modello, più specificamente, sulla linea evolutiva dei valori, e questa è la ragione per cui Spiral Dynamics si riferisce sempre ai vMemes, che sta per value memes. Per la Psicologia Integrale, la linea dei valori è una delle circa due dozzine di linee o correnti evolutive dello sviluppo della coscienza, tutte ugualmente importanti; quello che noi vogliamo evitare è, naturalmente, qualsiasi “assolutismo di una linea”, così come vogliamo evitare qualsiasi assolutismo di un quadrante, di uno stato o di un tipo (il modello AQAL di Wilber comprende tutti i quadranti, tutti i livelli, tutte le linee, tutti gli stati, tutti i tipi. N.d.T.) [Vedi Excerpt C, sul sito www.wilber.shambala.com]. Tuttavia, il grande vantaggio della linea dei valori di Graves è che può essere facilmente compresa, ha a disposizione una notevole quantità di prove empiriche, ed è una delle motivazioni umane più fondamentali, quindi funziona molto bene come semplice visione d’insieme/esempio dello sviluppo umano. Non c’è bisogno di dire che queste precisazioni valgono per ogni valida linea evolutiva. (Vedi Integral Psychology, per un’ampia trattazione di questo tema; per una breve introduzione a Spiral Dynamics, vedi A Theory of Everything, e l’introduzione a CW 7 sul sito citato sopra. Per l’importante sviluppo del modello Spiral Dynamics nel modello Spiral Dynamics Integral per opera di Don Beck, vedi www.spiraldynamics.net e www.globalvaluesnetwork,com.)

    Come dicevamo, la punta estrema dell’evoluzione si trova oggi intorno al meme giallo – quella spumeggiante, caotica, selvaggiamente creativa avanguardia evolutiva del dispiegarsi della coscienza ancora approssimativa nei suoi contorni appena definiti, ancora lontana dall’essersi stabilizzata come abitudine kosmica. Questa è la ragione per cui oggi, adesso, vogliamo tentare di far consolidare un’abitudine gialla che sia la più “sana” di cui siamo capaci, perché noi creiamo campi morfici che si imprimono in tutta la memoria kosmica successiva. Se un’onda particolare emerge in modo deformato, alterato, frammentato o patologico – in seguito a qualche tipo di turbolenza nello spazio AQAL – allora la forma malata sarà ereditata dal futuro, con risultati terribilmente infausti.

    Naturalmente, ogni onda seguente è “trascendi e includi”, quindi le onde seguenti possono, fino a un certo punto, trascendere e sanare le patologie precedenti, ma a quale costo! In una certa misura è quello che è accaduto con lo stadio arancione – la grande emergenza dell’onda arancione durante l’Illuminismo fu abbastanza rapidamente deformata dalla “versione flatland” (questo termine è utilizzato da Wilber per definire l’aspetto patologico dello stadio di sviluppo arancione/razionale che operò un assolutismo dei quadranti di Destra, negando i quadranti i Sinistra, cioè la coscienza e la profondità, e generando una visione del mondo “piatta” in cui vige soltanto il linguaggio monologico del “ciò” , N.d.T.) e noi oggi abbiamo inevitabilmente ereditato questa abitudine kosmica disgregata – la dissociazione delle sfere di valore al posto della loro differenziazione – un’abitudine kosmica patologica, un disincantamento del mondo che il postmodernismo è venuto a riparare.

    Con risultati non univoci, purtroppo. Infatti, sembra proprio che il grande potenziale del meme verde, che ha il suo veicolo nel postmodernismo, sia arrivato sulla scena, in certa misura, già corrotto dalla patologia moderna flatland: un’abitudine flatland talmente consolidata che il meme verde non solo ne è rimasto vittima, ma anzi l’ha esaltata e glorificata: ha bevuto la cicuta e gli è sembrata un vino squisito. Il meme verde è emerso, praticamente fin dall’inizio, in una versione che per certi versi appariva patologica e malformata (intrappolato com’era nella turbolenza morfogenetica causata dalla deformazione flatland nella matrice AQAL). Questa versione patologica flatland del meme verde, dovuta alla sua associazione con tendenze quali i movimenti coercitivi del politicamente corretto, la definiamo “the mean green meme” (il meme verde malato); e questo MGM, lungo gli ultimi tre decenni, si è fissato in un’impronta morfogenetica rigida e inflessibile che ha catturato tutti gli esseri umani che cercavano di andare oltre l’arancione e li ha sbattuti nella prigione del pluralismo flatland.

    Tuttavia, poiché il meme verde e il MGM – e i boomeritis – hanno soltanto trent’anni, le loro impronte morfogenetiche sono state, finora, inscritte soltanto in modo leggero nella memoria kosmica, e quindi gli sforzi concertati di oggi – portati avanti dalla parte sana dei meme verde e giallo – possono ancora cambiare il corso degli avvenimenti e lasciare in eredità al futuro il grande potenziale del meme verde sano, un’abitudine kosmica cui tutte le generazioni future dovranno attingere come a uno dei pilastri per costruire un mondo più sensibile, responsabile e compassionevole, al posto di un mondo dominato dalla polizia intellettuale, gli inquisitori verdi, e da questo o quel tipo di brutalità spacciata per pluralismo: la barbarie dal volto sorridente.

    (Naturalmente, fra cinquanta mila anni, il verde e il giallo saranno consolidati quasi come lo sono oggi il rosso e il blu. In quel tempo, la maggior parte degli adolescenti probabilmente passerà non allo stadio arancione, come avviene oggi, ma a quello turchese – avendo attraversato lo stadio arancione verso gli 8 o 9 anni con una noia mortale. L’avanguardia sarà probabilmente da qualche parte intorno al meme corallo/psichico, le cui vaste potenzialità non ancora formate cominceranno a cristallizzarsi e a essere modellate dallo spazio AQAL attraverso futuri parametri non ancora definiti e che ancora devono emergere, in parte, come novità creativa, prima di poter essere fissati in abitudini predeterminate. Questa è la ragione per cui, oggi, è importante per noi concentrarci sulle due onde che costituiscono proprio adesso il punto cuspidale dell’azione cosmica – i meme verde e il giallo – sforzandoci di contribuire al meglio delle nostre possibilità al rafforzamento delle loro versioni sane come un dono per il domani …)

    In breve, l’avanguardia della novità creativa è, oggi, da qualche parte intorno al meme giallo, e questo vuol dire che le caratteristiche profonde dei meme dal beige all’inizio del verde sono già state depositate come abitudini kosmiche – e più antico è il meme, più è consolidato e stabile. 7 Quindi, oggi, le caratteristiche profonde dei meme fino ai dintorni del verde sono relativamente stabilizzati e “predeterminati”, non da archetipi eterni, ma dalle unificazioni prensive e dalle risonanze morfiche provenienti dalle passate novità creative ora divenute abitudini.

    Spazio di probabilità nella matrice AQAL

    Poiché postmodernismo ha significato spesso “poststrutturalismo”, frequentemente i profani non comprendono cosa sia (e cosa non sia) una “struttura”. Tra gli esperti vi è, di fatto, un ampio e profondo accordo circa il significato di “struttura”, che è definita generalmente – da Sheldrake, Piaget, Habermas, Francisco Varela, Carol Gilligan, Jane Loevinger, ecc. – come un “sistema dinamico di processi che si auto-organizzano e che si auto-conservano come modelli attraverso la loro riproduzione dinamica”. 8 In quanto schemi dinamici che si auto-conservano, le strutture non sono fisse e immutabili, ma, al contrario, sono “instabilmente stabili” (o un misto di “circolarità e apertura” – che vuol dire passato e novità, cioè karma e creatività, includi e trascendi – ), quindi sono abili e flessibili adattamenti alle fluttuazioni: evolvono attraverso un “accoppiamento strutturale” con l’ambiente interagente (noi diciamo “tetra-evolvono”). Una struttura è materialmente diversa in ogni momento; il suo schema o forma, tuttavia, è instabilmente stabile e perdura come abitudine kosmica finché questa classe di oloni esiste nello spaziotempo (cioè, finché essa riesce a far fronte alle pressioni della selezione nella matrice AQAL).

    E’ frequente nelle forme postmoderne del “nuovo paradigma” dire che “la struttura” è stata sostituita dal “processo”; in realtà, naturalmente, le strutture sono state sempre definite come “processi dinamici che si auto-riproducono”. Ma ci sono, in verità, due aspetti delle strutture che i ricercatori mettono in evidenza: la loro capacità di cambiamento flessibile (per esempio, accomodamento e adattamento – o aggiustamento alle loro communions); e la loro capacità, se le condizioni sono quelle giuste, di rimanere incredibilmente stabili per lunghi periodi di tempo (per esempio, autopoiesi e assimilazione – o agency). [Agency e communion sono due caratteristiche degli oloni che sono sempre tutto/parte; agency può essere tradotto come identità, azione, autoaffermazione; communion: comunione, relazione, integrazione. N.d.T.]

    Ricordiamo, ad esempio, che ci sono batteri viventi sulla terra che sono rimasti immutati per oltre un miliardo di anni. Ci sono specie di insetti che sono rimasti immutati per più di 10 milioni di anni; forme dei rettili per più di 5 milioni di anni – per non menzionare le forme di molti atomi e molecole che hanno quasi 15 miliardi di anni: questo significa essere straordinariamente capaci di stabilità o agency! Negli esseri umani il meme beige è rimasto essenzialmente immutato per 500.000 anni; il meme porpora per 30.000 anni, il rosso per 10.000; il blu per 3.000; l’arancione per 300; il verde per 30 (e siamo ora nella spumeggiante, creativa estrema frontiera dell’evoluzione umana dove nuove e più alte potenzialità, sebbene già esplorate e concreate in forme individuali e particolari da rari pionieri, stanno appena iniziando a emergere e a cristallizzarsi su basi diffuse o culturali – soprattutto per quanto riguarda il meme giallo).

    Ciò che, allora, è necessario è un modo per conservare la “struttura” senza cadere, diciamo, nello strutturalismo, o in una reificazione delle strutture come se si trattasse di modelli preesistenti ontologicamente (che è quello che è stato fatto, in modo diverso, sia dalla filosofia perenne sia dagli strutturalisti; e di entrambi, per quanto riguardo questo aspetto, dobbiamo disfarci).

    Abbiamo visto che le caratteristiche profonde sono ereditate, ma non lo sono le caratteristiche di superficie. Questo vuol dire che, sebbene gli schemi generali (o le impronte morfogenetiche) di questi oloni ci siano consegnati dal karma kosmico, tutti i contenuti concreti, le caratteristiche di superficie e le espressioni di questi modelli abituali sono determinati nei quattro quadranti da fattori contingenti relativi, culturali e personali.

    Ma qui è dove cominciamo ad andare oltre qualsiasi definizione classica di “struttura profonda”, “caratteristica profonda” o “schema profondo”: per la Post-Metafisica Integrale uno “schema profondo” non è una forma o una struttura di fatto esistente, ma semplicemente un termine che rappresenta la probabilità di trovare un particolare tipo di olone in una particolare modalità di spaziotempo.

    Quindi, se diciamo che una persona è al “livello del meme rosso” e le caratteristiche generale del livello rosso includono egocentrismo, una moralità preconvenzionale e forti spinte dominatrici (tra altre cose), questo non significa che esista qualche tipo di struttura, modello o intelligenza adattativa concretamente esistente chiamata “struttura rossa” (o meme rosso, o modulo rosso, ecc.), tale per cui quella persona opera in qualche modo al suo interno e da essa limitata (o che quella struttura sia in qualche modo “nella” persona). Quello che semplicemente vuol dire è che la persona che noi identifichiamo come operante al o dal livello rosso agisce in uno spazio dove la probabilità di trovare quei tipi di risposta è molto alta (cioè, risposte egocentriche, preconvenzionali, connotate da spinte dominatrici, ecc.). Meno risposte di questo tipo ci sono, meno la persona si trova “al livello rosso” – meno opera nello spazio di probabilità di quella particolare abitudine kosmica.

    Quindi un modello profondo è semplicemente un’onda di probabilità. Le configurazioni profonde che sono caratteristiche di quell’onda di probabilità sono scoperte attraverso un’investigazione ricostruttiva della sua esistenza ex post facto, e non sono qualcosa che possiamo dedurre, come fanno Platone, Hegel o Aurobindo, prima del fatto. In altre parole, dire che la coscienza si trova “al livello rosso” significa soltanto che sta vibrando nello spazio di una particolare onda di probabilità: dall’esterno, diciamo che fluisce lungo un particolare campo morfogenetico che rappresenta la probabilità di trovare certi tipi di comportamento in quel punto dello spaziotempo; dall’interno, diciamo che il sentimento/consapevolezza di quell’olone emerge in un orizzonte di prensioni individuali e collettive, tali che la probabilità di sentire un certo tipo di sentimenti è molto elevata nell’ambito di quella particolare onda.

    Alcune onde di probabilità sono così saldamente depositate come abitudini kosmiche che la probabilità di trovare un particolare tipo di olone in quello spazio si avvicina al 100 per cento. Questo avviene spesso nei sistemi fisici (dove, come ha sottolineato Whitehead, è stato erroneamente scambiato per puro determinismo); ma questo avviene abbastanza spesso anche ai livelli più elevati (per esempio, la probabilità di trovare certi tipi di oloni nell’ambito dell’onda di probabilità rossa è, in verità, molto elevata). Ma questo non deve offuscare il fatto che gli stadi/onde dello sviluppo, in tutti i quadranti e fino al tempo presente, sono emersi originariamente, in parte, come novità creative e furono in seguito depositati come abitudini, e di conseguenza non rappresentano rigidi schemi deterministici, ma abitudini organiche che indicano la probabilità di trovare un evento particolare in uno spaziotempo particolare.

    (Persino un elettrone, dal punto di vista della meccanica quantistica, non è una cosa preesistente, ma “una tendenza a esistere”, la cui probabilità di essere trovato in un particolare spaziotempo è data dal quadrato della funzione d’onda di Schroedinger.)

    Allora, riassumendo, le configurazioni profonde di ogni olone (quark, atomo, molecola, meme, ecc.) sono semplicemente tipi di eventi probabili all’interno delle abitudini kosmiche già depositate dalle emergenze creative passate. Queste onde di probabilità non sono una sorta di strutture preesistenti sparse da qualche parte là fuori, ma sono semplicemente i campi generali morfogenetici che rappresentano la probabilità di trovare un particolare evento in un particolare punto dello spaziotempo nel dispiegarsi creativo della matrice AQAL.

    Quanto alle caratteristiche superficiali di quegli eventi, esse sono condeterminate non soltanto dalle abitudini kosmiche passate che fissano i modelli generali di probabilità, ma dai fattori effettivi che esistono nei quattro quadranti (prensioni esperenziali, schemi comportamentali, sistemi sociali e contesti culturali. 9 Per questo, ripetiamolo ancora, sebbene alcune onde di probabilità (impronte morfogenetiche o schemi profondi) siano ereditate dal passato in modo collettivo, la maggior parte delle configurazioni superficiali non lo sono. 10

    Ma notate questo per favore: persino gli schemi profondi delle onde di coscienza più elevate – cioè, più elevate del meme verde – si stanno formando ora; neppure quegli schemi sono predeterminati a priori. Naturalmente, i pionieri della coscienza quali sciamani, santi e saggi si sono spinti in quelle dimensioni e hanno lasciato tracce durevoli delle loro orme morfiche, ma essi sono ancora così pochi e lontani l’uno dall’altro da non rappresentare che scie leggere e sottili sulla corrente dello spirito. Stati più elevati della coscienza, onde più elevate della coscienza, vette più alte delle possibilità umane: esistono, in realtà, potenzialità più elevate che sono virtualmente illimitate, ma sono solo questo, cioè potenzialità non ancora formate, potenzialità che non si sono ancora cristallizzate e fissate in abitudini kosmiche disponibili in modo ampio e diffuso…

    Come abbiamo visto, l’avanguardia della novità creativa si trova oggi intorno al meme giallo, il che significa che le caratteristiche profonde dei meme dal beige al verde sono stati già depositati come abitudini kosmiche – e più antico è il meme, più è stabilizzato e determinato. Quindi, oggi, le configurazioni profonde dei meme fino al verde sono relativamente fissate e “predeterminate”, non da archetipi eterni ma da unificazioni prensive e risonanze morfiche provenienti dalle novità creative passate ora consolidate in abitudini. In altri termini, l’a posteriori di ieri è diventato l’a priori di oggi. Ex post facto, possiamo tracciare la loro emergenza con un’investigazione ricostruttiva che mostra che quegli schemi sono stati depositati come abitudini; prima del fatto non possiamo predire quegli schemi in nessun specifico dettaglio.

    Questa è la ragione per cui, anche se certe forme passate sono relativamente date come abitudini, l’avanguardia evolutiva non lo è. Per esempio, ciò che chiamiamo l’estremità più alta del “sottile” – il potenziale più elevato della dimensione sottile – fra migliaia di anni sarà stato probabilmente differenziato in una dozzina o più di livelli effettivi, attualizzati, senza che sia distinguibile alcun limite o confine: il culmine evolutivo dello Spirito è spumeggiante, non ancora formato, caotico, creativo, un gioco sfrenato che fa emergere la novità creativa, una novità creativa che sarà infine depositata come abitudine kosmica e che in seguito, a tutto lo sviluppo successivo, apparirà come un dato a priori, anche se, per il gioco misterioso e creativo dello Spirito, era stata originariamente depositata come un a posteriori.

    Di conseguenza, anche le configurazioni profonde delle potenzialità più elevate del meme verde non sono livelli già formati, aprioristici e predeterminati, ma potenzialità morfogenetiche che, quando cominciano a cristallizzarsi, saranno plasmate da fattori presenti nei quattro quadranti – e SE questi modelli profondi cominciano a cristallizzarsi in un numero sempre maggiore di oloni nel mondo, si consolideranno infine in modelli abituali profondi che saranno ereditati dallo sviluppo seguente. Quegli stadi più elevati (più elevati del verde) si trovano, in quanto stadi, nella loro infanzia, disponibili in forme personali per gli individui altamente evoluti, ma ancora in attesa della loro emergenza su larga scala in modo da poter fissarsi come abitudine kosmica universalmente lasciata in eredità al futuro.

    (Come possiamo parlare di livelli più elevati che sono disponibili in forma individuale alle personalità altamente evolute quando essi non sono ancora stabilizzati in forma collettiva? Vedi a questo proposito: On the Nature of Post-Metaphysical Spirituality: Response to Habermas and Weis, la traduzione dall’inglese della parte che riguarda la risposta a Habermas la trovate su questo sito; vedi anche l’importante nota 11. Torneremo su quest’argomento di fondamentale importanza nel corso della presente trattazione.)

    Dopo essersi formate in qualsiasi punto del dispiegarsi evolutivo, queste abitudini kosmiche, diventano i modelli stabili che costituiranno i subcomponenti di tutti le nuove emergenze creative. Per esempio, gli atomi, che originariamente erano emersi in parte come novità creative, si organizzarono in modelli abituali che poi divennero gli ingredienti o subcomponenti delle molecole. Le forme di quelle molecole, emerse anch’esse originariamente in parte come novità creative, si stabilizzarono poi come modelli che divennero gli ingredienti o i subcomponenti delle cellule, e così via. Dopo essere emerso, il livello rosso divenne un subcomponente dell’arancione, e così di seguito, man mano che l’olarchia momento-dopo-momento si dispiega (come indica Whitehead). Questa relazione “trascendi-e-includi”, radicata nella prensione di Whitehead, costituisce la base, per quanto riguarda il lato dei sentimenti/consapevolezza, della gentile disposizione del Kosmo verso complessità e profondità sempre maggiori, una disposizione che con un altro nome è chiamata Eros.

    Le pressioni della selezione nello spazio AQAL: pretese di validità nei quattro quadranti

    Quando ogni nuovo olone emerge, lo fa in uno spazio/contesto già esistente – cioè emerge in uno spazio AQAL che ha già vari tipi di onde, correnti, stati, sistemi, ecc., ciascuno con la sua eredità propria. (Ripetiamo che l’a posteriori di ieri è diventato l’a priori di oggi). Ogni nuovo olone che emerge, quindi, deve provare la sua capacità di esistere e sopravvivere in questo spazio già-esistente – deve “ingranare” con la matrice AQAL che già-esiste. E’ quindi sottoposto da parte della selezione a varie pressioni (o pretese di validità) che rappresentano i tipi di aggiustamento ai quali deve adattarsi per poter sopravvivere. Naturalmente, l’olone non si limita ad adattarsi: esso porta anche il suo momento di novità creativa che va ben oltre l’aggiustamento alla matrice AQAL; ma, se non riesce ad adattarsi almeno in una certa misura, sarà semplicemente eliminato dalle pressioni della selezione e non avrà la possibilità di esprimere o trasmettere la sua creatività.

    Poiché ogni olone ha almeno quattro quadranti o quattro dimensioni di essere-nel-mondo, e ognuna di queste dimensioni deve aggiustarsi con lo spazio/contesto già- esistente, ci sono almeno quattro tipi di pressioni da parte della selezione: ogni olone deve aggiustarsi in una certa misura con il suo io, noi, ciò, essi/its. Quindi ogni olone deve essere capace di registrare abbastanza accuratamente il mondo esterno del “ciò/it” (verità); ogni olone deve registrare abbastanza accuratamente il mondo interiore dell’“io” (veracità); deve essere capace di adattarsi al suo sistema collettivo o sociale dell’“essi/its” (adattamento funzionale); e deve essere capace di accordarsi adeguatamente all’ambiente culturale del “noi” (significato).

    Queste pretese di validità nei quattro quadranti (ciò-verità, io-veracità, essi/its-adattamento funzionale; noi-significato) non sono semplici rappresentazioni, ma interazioni attivate in modo mutuamente interrelato e reciprocamente impegnativo; queste pressioni della selezione nei quattro quadranti si applicano a tutti gli oloni, dagli atomi alle cellule, agli alberi, ai vermi, ai lupi, alle scimmie. Qualsiasi olone che non riesca a superare adeguatamente queste pressioni cessa semplicemente di esistere.

    Questa formulazione quadratica ci offre una maggiore comprensione della natura delle relazioni tra le dimensioni soggettiva, oggettiva, intersoggettiva e interoggettiva dell’esistenza. Sebbene, in questa o in quell’occasione, ci capiti di mettere l’accento sull’importanza dell’una o dell’altra dimensione, soprattutto l’intersoggettiva (che è spesso ignorata dalla maggior parte dei teorici), la visione tecnicamente corretta è che le quattro dimensioni emergono simultaneamente e tetra-evolvono. Nessun quadrante è ontologicamente precedente o primario. E nessun quadrante è di fatto “in” o “all’interno” di un altro quadrante. Gli oloni individuali non sono “negli” oloni sociali, nel modo in cui i suboloni sono negli individui composti (vedi On Critics, Integral Institute, My Recent Writing, and Other Matters of Little Consequence, sul sito www.wilber.shambala.com).

    Quindi, spesso diciamo che “l’intersoggettività è il terreno su cui emergono sia il soggetto che l’oggetto” – e questo esprime un importante punto, ma è ancora soltanto una parte della storia integrale (una parte che noi accentuiamo perché spesso è ignorata). La storia completa è che il terreno dell’emergenza non è l’intersoggettività, ma è la totalità della matrice AQAL. Questo significa che la matrice AQAL del momento precedente è il terreno a priori su cui emerge il momento presente (un campo che, se tutto va bene, il momento presente abbraccerà e infine trascenderà nel momento AQAL successivo). Ogni quadrante, dunque, trasmette al futuro un retroterra di eredità (cioè, vi è un karma kosmico quadrante dopo quadrante), e qualsiasi olone deve aggiustarsi alle quattro pressioni della selezione o subire l’annientamento. Non è che la dimensione intersoggettiva ci sia prima e poi il soggetto e l’oggetto saltino fuori da lì, il fatto vero è che ogni olone ha quattro dimensioni che emergono simultaneamente e con le quali deve ingranarsi fino a un certo punto significativo, altrimenti l’olone non può sopravvivere nello spazio già-esistente.

    Chiaramente questo significa che il campo intersoggettivo influenza le onde di probabilità della forma di emergenza dell’olone; ma questa influenza la esercitano anche i campi interoggettivi, le prensioni soggettive precedenti, e le precedenti risonanze morfiche oggettive. E lo fanno non una dopo l’altra, ma tutte insieme e allo stesso tempo. Se l’olone non si adatta in maniera essenziale con il suo retroterra intersoggettivo di prensioni reciproche date precedentemente, allora non emergerà; ma non emergerà anche se non riesce ad adattarsi all’eredità degli altri tre quadranti. Nessuno di questi quadranti è da solo precedente ontologicamente o cronologicamente: quello che è precedente è la matrice AQAL nel suo insieme. Il momento AQAL precedente è l’eredità di questo momento AQAL.

    Ciò che è successo, in generale, con i pluralisti postmoderni è che essi – correttamente sensibili al fatto che il terreno intersoggettivo fosse stato ignorato dall’epistemologia illuministica che privilegiava ontologicamente il quadrante Alto/Destra – inavvertitamente sbandarono e precipitarono nella direzione opposta: essi privilegiarono ontologicamente il quadrante Basso/Sinistra delle relazioni, del pluralismo partecipativo e dell’intersoggettività (che spesso è degenerato nella grammatologia del Basso/Sinistra). Il grido di battaglia generale era: “Le relazioni sono più importanti delle cose che sono in relazione”.

    Naturalmente, le relazioni senza che ci sia nulla da relazionare non sono altro che aride astrazioni (che hanno nascostamente elevato le strutture di valore verdi ad assoluti ontologici), questa concezione postmoderna riflette una comprensione del Kosmo preintegrale e prequadratica, concezione nella quale gli eventi sono considerati occasioni esistenti che devono essere messe in relazione da vari tipi di schemi di campi/forme o contesti/contenuti, invece di rendersi conto che essi emergono tutti simultaneamente nello spazio AQAL e tutti tetra-evolvono in una corrispondenza reciproca. Non sono precedenti né le cose né le relazioni: sono entrambe semplicemente prospettive o dimensioni differenti della matrice AQAL. Come vedremo, il pluralismo postmoderno è rimasto prigioniero di una particolare e intensa forma di assolutismo di un quadrante che ha avuto intuizioni importanti ma parziali, e le ha imposte in modo egemonico marginalizzando le altre voci, pure ugualmente importanti. Un tema questa su cui ritorneremo tra breve.

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