A.R.A.T ( Associazione Rebirthing ad Approccio Transpersonale )
Dott.ssa GIOVANNA VISINI
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La Grande Catena dell'Essere e la sua evoluzione in

Ken Wilber

 

Il metodo e la scuola di Rebirthing Transpersonale, sviluppati in Italia dal dott. Filippo Falzoni Gallerani, si fondano, dal punto di vista teorico, sulla Psicologia Transpersonale e sull’opera di Ken Wilber, che della psicologia transpersonale è stato uno dei massimi esponenti mondiali.

Il lavoro di Wilber ha assunto dal 1995 in poi una dimensione così vasta che trascende ormai l’ambito strettamente psicologico e transpersonale. Egli, infatti, a “transpersonale” preferisce ormai il termine “integrale”. E’ questa una indicazione del fatto che il suo pensiero ha raggiunto una capacità di sintesi che abbraccia molte discipline e ambiti di ricerca. Il suo geniale contributo consiste soprattutto, a mio parere, nell’avere elaborato un metodo e un modello di conoscenza veramente olistico che riesce a rendere conto delle inesauribili interrelazioni che collegano tutti gli aspetti dell’universo, soggettivi e oggettivi, interiori ed esteriori.

Egli ha dato un nuovo e originale impulso alla conoscenza nel senso più ampio e puro del termine, fornendo nuove chiavi di interpretazione e comprensione del cosmo e dell’essere umano. I suoi ultimi e più interessanti libri sono purtroppo solo in inglese. Anche per questo mi sembra che possa essere utile pubblicare su questo sito alcuni testi da me scritti in questi anni, perché contengono in modo sintetico, semplificato e spero fedele alcuni aspetti fondamentali del pensiero di Wilber.

 

Si consiglia di leggere nell’ordine i brani:

1) La Grande Catena dell’Essere

2) Aggiornamenti teorici sulla psiche

3) Spiritualità ed evoluzione della coscienza

L’importanza dell’opera di K. Wilber

Il lavoro di Ken Wilber degli ultimi anni è stato un enorme sforzo di sintesi del sapere occidentale e della saggezza orientale che spazia praticamente in tutte le discipline e si fonda sulle teorie, le concezioni e le intuizioni delle menti più insigni che l’umanità abbia prodotto. Lo scopo è da una parte quello di ricostituire una visione unitaria del mondo e di noi stessi, visione che nel corso dei secoli si è frammentata perdendo di vista connessioni e relazioni reciproche, dall’altra e come conseguenza della prima, riconciliare scienza e spiritualità.

 

Da una concezione del mondo come organismo che ha prevalso in Occidente fino alla rivoluzione scientifica, si è passati a quella del mondo come macchina per usare i termini di C. Merchant ( nel suo libro La morte della natura). E’ stato un percorso evolutivo inevitabile. Ma oggi è tempo di integrazione.

 

Siamo nella fase post-razionale e post-moderna, anche se questo per il momento è soprattutto causa di confusione. Non ci sono più i punti di riferimento imposti da autorità collettive per definire valori e giudizi, per l’etica e per l’estetica, predomina il soggetto individuale e tutto sembra ridursi a opinioni che si equivalgono. Possiamo dire, certo generalizzando, che ci è più difficile vedere il mondo diviso in opposti ben congegnati: bene/male, primitivo/civilizzato, destra/sinistra politica, bello/brutto, giusto/ingiusto, maschile/femminile, mente/corpo, materia/spirito. Il bianco e il nero sono diventati meno distinti, sembra che predomini il grigio. E noi ci sentiamo un po’ persi. Era un percorso inevitabile anche questo, certamente un’evoluzione. Infatti, il mondo cambia contemporaneamente alle visioni del mondo e al nostro livello di consapevolezza. Ma non è che una tappa. La confusione indica che c’è bisogno di andare oltre questo che viene chiamato pluralismo o multiculturalismo verso una maggiore, sempre maggiore integrazione.

 

L’opera di Wilber è un contributo immenso per la comprensione e per l’azione in qualsiasi campo si operi. Per me è stata fonte di chiarimenti insperati, di intuizioni, di sistematizzazioni di concetti ed esperienze compresi e vissuti, ma che a volte entravano in conflitto tra di loro, non trovando la loro giusta collocazione in un modello coerente. Non sempre sono d’accordo con tutte le sue affermazioni, in particolare per quanto riguarda il patriarcato e la condizione delle donne, ma è tale l’importanza e la genialità del suo lavoro che lo ritengo un punto di riferimento imprescindibile per tutti coloro che si occupano della psiche e della coscienza e per tutti coloro che sono interessati alla conoscenza di sé e del mondo. In America la diffusione e l’utilizzazione delle sue teorie avviene anche in ambiti come la politica, l’educazione, la gestione delle imprese, la cooperazione con i paesi in via di sviluppo.

 

Il mio interesse si rivolge più specificamente all’evoluzione dell’Io e alla relazione tra psiche e spirito. Questo è fondamentale per una maggiore comprensione del Rebirthing come metodo che opera sia per il benessere fisico e psichico, sia come propulsore di crescita spirituale.

 

 

 

Teoria evoluzionistica dei sistemi. Oloni e gerarchia

 

Il nucleo delle grandi religioni del mondo e delle tradizioni di saggezza consiste nel ritenere che tutte le manifestazioni dell’Universo siano interrelate e collegate in modo ordinato. Le moderne teorie dei sistemi sono scienze della totalità e della connessione con in più la nozione dell’evoluzione, cioè l’idea che i vari fenomeni che costituiscono la realtà crescono ed si evolvono.

I grandi ambiti in cui si manifesta l’evoluzione sono stati definiti in modo diverso dai vari studiosi: materiale, biologico e storico; fisico, biologico e psicologico; materia, vita e mente. Teilhard de Chardin e Wilber utilizzano i termini fisiosfera (dal greco fysis, natura, materia), biosfera (dal greco bios,vita) e noosfera (dal greco nous, mente). C’è poi la teosfera (la dimensione spirituale). Le scienze sistemiche evoluzionistiche sono d’accordo nel sostenere che esiste un legame tra questi ambiti, non per quanto riguarda i contenuti che possono essere diversi, ma perché essi manifestano le stesse leggi generali e gli stessi modelli dinamici.

La filosofia, le religioni e le tradizioni spirituali dai tempi di Platone e Aristotele fino grosso modo all’Illuminismo, hanno sostenuto che questi grandi “regni”, la materia, la vita e la mente, erano manifestazioni dello Spirito, una manifestazione continua e interconnessa, la Grande Catena dell’Essere che si svolge senza rotture e interruzioni dalla materia, alla vita, alla mente, all’anima e allo spirito. Questa concezione è stata la visione del mondo della maggior parte dell’umanità civilizzata durante la maggior parte della sua storia; la troviamo alla base delle concezioni di filosofi come Platone, Plotino, Schelling, Hegel, nelle grandi religioni e filosofie dell’ Oriente e dell’Occidente (Aurobindo, Nagarjuna, il Vedanta, il Buddhismo, lo Yoga, la Kabbalah ecc.).

Questa visione del mondo olistica cominciò a essere messa in discussione e a venire abbandonata con l’apparire della scienza moderna dal XVII secolo in poi. La scienza che si sviluppò prima delle altre fu la fisica che prendeva come oggetto delle sue investigazioni la fisiosfera, cioè la materia inanimata. La fisiosfera appariva come un enorme meccanismo governato dalle leggi di causalità e per di più un meccanismo che era destinato a esaurirsi. Il secondo principio della termodinamica era inesorabile: i processi fisici si muovono sempre da una grado maggiore di ordine a un grado minore di ordine.

 

In realtà alcuni fenomeni si comportano veramente in modo deterministico e meccanicistico e alcuni si esauriscono definitivamente. Ma questo è un aspetto parziale della faccenda. Ci sono aspetti meno grossolani e più sottili della fisiosfera che non si comportano così e sono questi aspetti sottili che permettono di stabilire la connessione con la biosfera.

 

Wallace e Darwin cominciarono a criticare questa concezione della fisiosfera come un meccanismo la cui freccia del tempo va verso un unica direzione, quella dell’esaurimento. Essi, infatti, dedicarono i loro studi all’evoluzione nella biosfera attraverso la selezione naturale e trovarono uno scenario molto differente. La nozione di evoluzione, come sviluppo irreversibile attraverso il tempo poteva contare su precedenti illustri, come Eraclito, Aristotele e Schelling. Furono però Wallace e Darwin a organizzare questa teoria in un modello scientifico basato su osservazioni empiriche.

Il concetto di selezione naturale è stato ridimensionato dalla scienza attuale ed è considerato valido per i macrocambiamenti, ma non per i microcambiamenti. Comunque l’aspetto importante del lavoro di Darwin fu l’affermazione della continuità della vita. Questa concezione era già fondamentale nella visione della Grande Catena dell’Essere. Era una novità, però, affermare che i vari anelli della Catena non erano stati “creati” una volta per tutte, tutti insieme, ma si erano evoluti duranti lunghi periodi di tempo. C’erano già stati altri in passato che avevano tentato un dispiegamento nel tempo della Grande Catena, Leibniz per esempio, e poi Schelling e Hegel.

Ma è stato il meticoloso lavoro di Darwin ad affermare in modo inconfutabile l’esistenza dell’evoluzione nella biosfera. E Darwin, e molti altri dopo di lui, notarono che nella biosfera la freccia del tempo non si comporta come nella fisiosfera. Qui la freccia del tempo procede irreversibilmente verso una direzione ben precisa, quella della maggiore differenziazione/integrazione, maggior organizzazione strutturale, maggior complessità. Va dal meno ordinato al più ordinato quindi in direzione opposta alla freccia del tempo della fisiosfera.

A questo punto fisiosfera e biosfera si separarono, sebbene i metodi per studiarle fossero simili, basati sull’osservazione empirica, la misurazione, la formazione di teorie e la sperimentazione rigorosa, esse risultavano incompatibili.

Un’altra difficoltà era la relazione di fisica e biologia con la noosfera stessa, con la mente, i valori, i giudizi e la storia. Nella primitiva concezione della Grande Catena dell’Essere, materia, vita e mente erano viste come aspetti perfetti e continui della sovrabbondanza dello Spirito da cui fluivano. Esse erano relazionate tra di loro in modo organico come manifestazioni o emanazioni del Divino. Ma con la separazione dei tre grandi ambiti, gli anelli dell’intera Catena cominciarono a essere ognuna una sfera alienata dall’altra, la materia morta e inerte da una parte, il corpo vitale da un’altra e la mente disincarnata da un’altra ancora.

Ci furono immediatamente tentativi per correre ai ripari, per tornare a unificare il mondo. Alcuni tentarono di ridurre la mente e il corpo a varie combinazioni della materia (Hobbes, La Mettrie). Altri di fare l’opposto: elevare la materia e il corpo allo stato di fatti mentali (Berkeley). Il “dualismo” di Cartesio cercò di salvare la mente dalla sua riduzione a mero meccanismo materiale, ma considerò tutto la biosfera come un orologio meccanico, salvando solo la noosfera (Cogito, ergo sum). Questi tentativi non funzionarono non a causa della separazione tra corpo e mente, che esisteva almeno da quando l’essere umano aveva cominciato a pensare, ma dalla separazione tra corpo, cioè vita, e materia e questa era una separazione portata dallo sviluppo recente della scienza biologica.

La fisiosfera mostrava una tendenza all’autodistruzione, la biosfera creava continuamente se stessa e la vita. Un vero dilemma. Le scienze relative a questi “regni”, fisica e biologia, si separarono. Si separano anche scienze naturali e scienze umane. Il mondo della materia fu visto come il mondo dei fatti “obiettivi” non influenzati dalla storia e dalla mente; la noosfera, come il regno dei valori, della morale e della cultura creata dalla storia. La biologia oscillava tra le due, ora presentava la vita come un meccanismo, ora la interpretava come slancio vitale incarnato.

Solo nel tardo XX secolo è stato possibile risolvere la questione delle due frecce del tempo e quindi richiudere il baratro che si era aperto tra la materia e la vita. Quello che ha permesso di superare la frattura tra fisiosfera e biosfera è stata la capacità di scoprire e studiare gli aspetti più sottili della materia che originariamente erano rimasti celati. Si è trovato che quando il processo materiale diventa molto caotico e “lontano dall’equilibrio” esso tende per un suo potere intrinseco a sfuggire al caos trasformandolo in ordine, anzi in un ordine più elevato e più strutturato.

Anche questi sistemi aperti e lontani dall’equilibrio hanno una freccia del tempo, ma essa si presenta puntata nella stessa direzione della freccia dei sistemi viventi, verso più ordine e maggior organizzazione strutturale. Il mondo materiale, questa è la grande scoperta recente, è capace di autorganizzazione molto prima della comparsa della vita, anzi è proprio questa tendenza all’autorganizzazione della materia che prepara le condizioni per la complessa autorganizzazione che chiamiamo vita. In questo campo lo studio e la ricerca è ancora in corso. Ma certamente è già stato dimostrato che non c’è un salto insormontabile tra materia e vita, ma che ci sono dei ponti. La continuità è stata ristabilita, quella continuità che la Grande Catena dell’Essere aveva affermato intuitivamente.

Le nuove scienze che si occupano di questi sistemi auto-organizzantisi sono note collettivamente come “scienze della complessità” e includono la teoria generale dei sistemi, la cibernetica, la termodinamica del non equilibrio, la teoria delle catastrofi, la teoria del caos, la teoria del sistema autopoietico, la teoria dei sistemi dinamici, e molte altre. In generale ci si può riferire a esse come “teoria evoluzionistica dei sistemi”.

Secondo questa teoria esistono leggi o modelli basici che si applicano in modo generale ai tre grandi ambiti dell’evoluzione: la materia, la vita e la mente ed è possibile parlare di una “unità della scienza”. In altre parole si è scoperto che ogni cosa è connessa a ogni cosa, la Grande Catena dell’Essere diventa una realtà scientifica e non solo religiosa.

Per comprendere appieno quali sono le leggi principali che regolano la fisiosfera, la biosfera e la noosfera, dobbiamo prima spiegare due concetti che vengono utilizzati nella teoria evoluzionistica dei sistemi e anche nella moderna psicologia: il concetto di olone e quello di gerarchia . Olone è un termine introdotto dallo studioso Arthur Koestler riferendosi a ciò che essendo un tutto in un contesto è contemporaneamente una parte in un altro contesto. Vedremo che praticamente tutti i fenomeni sono oloni.

Gerarchia, sebbene abbia assunto con il tempo una valenza negativa associata all’idea di abuso di potere, in realtà viene dal greco hieros, sacro, e arché, principio, governo, e si riferiva originariamente ai nove ordini celesti con i serafini e i cherubini in alto e gli arcangeli e gli angeli in basso.

Oggi usiamo questo temine nell’ambito delle ricerche in esame per significare l’ordine in cui si dispongono classi di eventi secondo le loro caratteristiche olistiche. In una sequenza evolutiva ciò che si presenta come tutto a un livello diventa parte di un tutto più vasto e più complesso nel livello seguente. Per esempio la sequenza: atomo, molecola, cellula, tessuto, organo. L’atomo è un tutto con le proprie caratteristiche che diventa parte di un tutto più grande che è la molecola che ha le sue caratteristiche e che è parte di un tutto più grande, e così di seguito.

Questi oloni sono ordinati gerarchicamente, dal più semplice al più complesso, dal meno comprensivo al più comprensivo. Una gerarchia normale, non patologica, è semplicemente una serie di oloni che mostrano un accrescimento della loro capacità di integrare altri oloni che diventano i loro sub-oloni. Una cellula contiene molecole e atomi e particelle subatomiche, è quindi più comprensiva di un molecola che contiene solo atomi e particelle subatomiche.

Questo è molto importante perché si applica sempre, quindi anche all’evoluzione dell’Io e al funzionamento della psiche e una mancanza di comprensione di questo concetto di base può essere fonte di grandi errori di comprensione.

Il concetto di gerarchia è irrinunciabile perché altrimenti invece di “tutti” organici avremmo mucchi, ammassi disordinati. Un aspetto molto importante della gerarchia è che essa è asimmetrica, cioè il processo si sviluppa in una sola direzione e non all’inverso, la ghianda cresce fino a diventare quercia e non viceversa, gli atomi si raggruppano in molecole ma non viceversa.

A livello cognitivo, la consapevolezza si sviluppa gerarchicamente (come sappiamo dalla psicologia evolutiva) dalle immagini, ai simboli, ai concetti, ecc. In ogni campo possiamo applicare questo principio. Inoltre la teoria dei sistemi dice che all’interno di ogni livello nessuno degli elementi è particolarmente importante, tutti concorrono alla salute del livello “tutto” più grande (eterarchia, dal greco eteros, altro). Ma quel “tutto” di ordine più elevato può esercitare un’influenza e un controllo sui livelli più bassi (gerarchia).

La mente che è un livello più comprensivo rispetto al corpo può controllare il corpo, come di fatto avviene. Poiché tutte le gerarchie sono composte da oloni, la gerarchia viene chiamata, dopo Koestler, olarchia.

La gerarchia può diventare patologica, ma non lo è per sua natura. Se il livello superiore può esercitare un’influenza e un controllo sui livelli inferiori, esso può anche dominare e persino reprimere i livelli inferiori. Questo genera gravi problemi sia a livello individuale che sociale. Proprio perché il mondo è organizzato in modo olarchico, perché contiene livelli dentro livelli dentro livelli, come le scatole cinesi o le bambole russe, le cose possono andare male e la difficoltà o la patologia che si è prodotta a un dato livello può riverberare attraverso l’intero sistema.

Non si può eliminare l’olarchia, ma si può neutralizzare l’olone che ha smesso di comportarsi come una parte e ha abusato del suo potere. Così le varie psicoterapie e i metodi come il Rebirthing mirano a integrare ciò che è represso e rifiuta di tornare a essere parte dell’olone superiore, nella medicina si cerca di eliminare gli oloni cancerogeni che invadono un organo, nelle rivoluzioni democratiche si combatte contro gli oloni fascisti che opprimono il corpo sociale. E così via.

Oltre alla gerarchia patologica c’è anche l’eterarchia patologica (l’eterarchia è il funzionamento che troviamo all’interno di ogni livello, cioè orizzontalmente). Essa si produce quando vi è fusione di quel livello con l’ambiente, quando quel livello annulla la propria identità, quando perde se stesso negli altri. Mentre in una gerarchia patologica un olone assume il dominio auto-affermativo a scapito degli altri, cioè non si considera un tutto/parte, ma solo un tutto (solo diritti, nessun dovere potremmo dire), l’eterarchia patologica si manifesta quando gli oloni individuali perdono la loro identità e la loro particolarità in una fusione indifferenziata. Questi oloni si considerano solo parte. Quindi non relazione, ma dissoluzione.

Provate a considerare che anche l’essere umano è un olone, tutto/parte, sempre tutto/parte, e vi risulterà evidente la tensione che spesso esiste in una relazione, per esempio affettiva, tra la possibilità che si installi una gerarchia patologica (Io, Io, Io) o una eterarchia patologica (Tu,Tu,Tu). E, inoltre, culturalmente, si è voluto considerare maschile il funzionamento dell’olone come tutto e femminile quello come parte con tutte le disastrose implicazioni che conosciamo e di cui ancora soffriamo.

La moderna scienza dell’evoluzione ha definito alcune “tendenze dell’evoluzione”, cioè modelli o principi comuni che operano tanto nella fisiosfera, che nella biosfera e nella noosfera. E’ importante comprendere, al fine di “aggiornare” la nostra visione del mondo, che la realtà non è composta da cose o processi, da atomi o da quark, non è composta da tutti, non è composta da parti. E’ composta da tutto/parti, da oloni. E questo è valido per gli atomi, le cellule, i simboli, le idee, il linguaggio, la psiche, i livelli di sviluppo della coscienza. Ora questo è vero infinitamente sia verso l’alto che verso il basso, sia verso le galassie che verso le particelle subatomiche.


Principi basici o tendenze dell’evoluzione

 

Wilber ha sintetizzato alcuni principi o leggi, sottolineando che si tratta di principi fondamentali, basici, molto generali proprio perché possono essere applicati a tutti i sistemi. Sono un minimo comune denominatore, quindi non colgono le particolarità che sono specifiche di ogni livello. La fisiosfera, la biosfera e la noosfera seguono questi principi in quanto sono formate da oloni, ma gli oloni che hanno vita fanno anche altre cose che gli oloni senza vita non fanno, per esempio la riproduzione sessuale; a livello della noosfera gli oloni hanno aggiunto altre funzioni che non si trovano nei livelli precedenti, per esempio il pensiero, il linguaggio, la creazione artistica.

 

Questi principi sono per noi essenziali perché gettano una nuova luce su molte problematiche dello sviluppo della psiche e della coscienza, fornendo dei punti di riferimento teorici molto utili che aiutano a sistematizzare tante conoscenze e intuizioni sparse nelle varie scuole e discipline e a evitare errori interpretativi. Vediamoli, quindi, brevemente:

 

1) La realtà come un tutto non è composta da cose o processi, ma da oloni, cioè di tutti che sono anche parti di altri tutti, senza limiti né verso il basso né verso l’alto. Questo elimina l’opposizione tra atomisti e olisti e tra materialisti e idealisti. Gli atomisti dicono che le cose sono composte da “tutti” isolati che interagiscono attraverso il caso. Gli olisti dicono che tutte le cose sono interconnesse, sono parti o fili di una rete. Ma non ci sono tutti o parti, ma tutto/parti. I materialisti dicono che la realtà è composta da quark, adroni, scambi subatomici, ecc.; gli altri che è composta da idee e pensieri, anche questo non è corretto. La realtà è composta da tutto/parti nei vari grandi ambiti dell’evoluzione.

 

2) Il secondo principio afferma che gli oloni manifestano quattro capacità fondamentali: auto-preservazione, auto-adattamento, auto-trascendenza e auto-dissoluzione. L’auto-presenvazione si riferisce al suo essere un “tutto”. Per continuare a essere un tutto, deve mantenere la propria identità e la propria iniziativa, la propria autonomia e capacità di azione di fronte al condizionamento ambientale che altrimenti lo annulla. Questa forma individuale o “struttura profonda” corrisponde all’entelechia aristotelica e sta alla base dell’impulso all’ “individuazione” che troviamo nella psicologia di Jung e nella Psicosintesi.

 

L’olone è non solo un tutto, ma anche una parte. Come parte di un tutto più vasto deve essere capace di adattarsi all’ambiente, agli altri oloni. Se non riuscisse in questo processo di “comunione” con ciò che lo circonda, sarebbe anche in questo caso annullato. Identità (agency) e comunione o relazione (communion) sono due opposte tendenze dell’olone, entrambe necessarie, che devono essere gestite senza eccessi né in un senso né nell’altro. Le patologie possibili sono: troppa preservazione della propria identità e iniziativa porta alla repressione e all’alienazione; troppa comunione e appiattimento sull’ambiente porta alla fusione e all’indifferenziazione. Se l’olone fallisce nel mantenimento della sua identità o della sua comunione si dissolve nei suoi sub-oloni. Questa polarità la troviamo espressa nei principi taoisti di Yang (identità/azione/iniziativa) e Yin (compassione, comunione), anche considerati tradizionalmente come il principio maschile e femminile. In ambito psicologico si tratta della dinamica sempre presente dell’Io in relazione al Tu.

 

Queste prime due tendenze dell’olone sono orizzontali. Operano invece in senso verticale le altre due. L’auto-trascendenza è il movimento verso livelli più alti e più inclusivi, l’auto-dissoluzione verso quelli inferiori. L’evoluzione stessa può essere definita come “un processo di trascendenza che incorpora ciò che è stato raggiunto e quindi aggiunge in modo sorprendente nuovi componenti”.

 

Infatti c’è consenso ormai nel ritenere che la selezione naturale di Darwin si applica a mutazioni già avvenute, che non possono essere spiegate con la semplice casualità. Questi salti (come il passaggio dalla zampa all’ala) vengono chiamati “evoluzione quantica” o evoluzione emergente. Cioè c’è discontinuità (la vita non può essere ridotta alla materia e la mente alla vita) e c’è continuità perché l’evoluzione si muove secondo schemi comuni ai diversi ambiti.

 

Questa creatività evolutiva fa sì che dall’unione di qualcosa con qualcos’altro , per esempio un atomo di ossigeno e due atomi di idrogeno, emerga un nuovo olone che prima non c’era, una molecola di acqua. C’è stata non solo somma, ma trasformazione creativa.

 

Gli oloni possono anche scomporsi. L’auto-dissoluzione avviene tendenzialmente seguendo la stessa sequenza verticale che l’aveva formato. Per esempio, cellula, molecola, atomo, particelle subatomiche. Come abbiamo detto un olone che non riesce a mantenere il suo modello proprio, cioè la sua azione/identità nel tempo, o la sua relazione con l’ambiente che è comunione nello spazio, viene distrutto.

 

3) Gli oloni emergono. Questo significa che gli oloni che “emergono”, proprio per l’auto-trascendenza che è creatività, sono in un certo senso nuovi. In questo processo si producono totalità mettendo insieme parti (il caso della molecola di acqua citata prima). Per questo un olone non può essere ridotto ai suoi sub-oloni, il tutto non è uguali alla somma delle parti. Analizzare il tutto scomponendole nelle sue parti costituenti può essere un procedimento valido, ma così, bisogna esserne consapevoli, si hanno le parti non la totalità. La totalità dell’olone non può essere trovata in ognuna delle sue parti. Eppure questo è stato il metodo riduzionistico che da Descartes in poi ha costituito il limite della scienza occidentale.

 

Il fatto che emergano implica la non determinazione, quindi anche livelli di libertà, perché l’emersione non è determinata dal passato. Infatti sembra oggi accertato che il determinismo esiste come un caso limite quando la capacità dell’olone di auto-trascendersi è vicina allo zero o quando si fa determinare (cioè rinuncia alla propria auto-trascendenza) dall’indeterminazione di un olone più elevato. La creatività non il caso è la stoffa dell’Universo e la creatività è un altro nome dello Spirito.

 

4) Gli oloni emergono in modo olarchico, cioè in modo gerarchico. Come abbiamo visto olarchia è il termine che Arthur Koestler usa per gerarchia di oloni, che vuol dire soltanto “ordine di totalità in aumento”, come la serie atomo, molecola, cellula, organo; oppure lettere, parole, frasi, paragrafi. L. von Bertalanffy, il teorico della Teoria Generale dei Sistemi afferma: “La realtà, nella concezione moderna, appare come uno straordinario ordine gerarchico di entità organizzate che passano, in una sovrapposizione di molti livelli, dal sistema fisico, al chimico, al biologico, al sociologico. Questa struttura gerarchica e questa combinazione in sistemi di ordini sempre più elevati è una caratteristica della realtà come un tutto ed è di fondamentale importanza specialmente in biologia, psicologia e sociologia”.

 

5) Ogni olone emergente trascende ma include i precedenti. Questo è un principio importantissimo per comprendere lo sviluppo psicologico e l’evoluzione dell’Io dai livelli meno complessi ai più complessi, così come la formazione di eventuali patologie. Le cellule dunque trascendono, ma includono le molecole che trascendono, ma includono gli atomi. La mente trascende ma include la vita che trascende ma include la materia. Gli oloni precedenti vengono preservati e inclusi, ma viene negata la loro separatezza. Gli oloni inferiori sono contenuti nei superiori, ma i superiori non sono contenuti negli inferiori. Gli atomi di idrogeno e di ossigeno sono contenuti nella molecola d’acqua, ma la molecola d’acqua non è contenuta negli atomi.

 

Questo è il principio centrale della teoria dei sistemi e dell’olismo in generale: che nuovi livelli di organizzazione vengono in essere e questi nuovi livelli non possono essere ridotti alle loro parti più piccole, le trascendono, ma le includono, poiché gli oloni più piccoli rimangono come componenti dei nuovi oloni.

 

Se un particolare tipo di olone viene distrutto, per esempio tutte le molecole dell’Universo, tutti gli oloni superiori saranno distrutti, per esempio tutte le cellule e gli organismi, ma non tutti gli oloni inferiori, per esempio gli atomi e le particelle subatomiche. Questa regole è valida per tutti i livelli, per tutte le olarchie. E’ la regola già enunciata da Aristotele per cui le totalità dipendono dalle parti, ma non viceversa, E’ proprio questo che crea una gerarchia di oloni.

 

Se tutte le forme di vita venissero distrutte, cioè la biosfera, la fisiosfera (il regno della materia) continuerebbe a esistere, come è esistito miliardi di anni prima che la vita facesse la sua comparsa. Ma se distruggi la fisiosfera distruggi immediatamente la biosfera. Così la noosfera, che nell’evoluzione è apparsa per ultima, è un olone più inclusivo e più elevato della biosfera, che trascende e include la biosfera. Se viene distrutta la biosfera viene automaticamente distrutta la noosfera, cioè le menti umane.

Quindi la serie di oloni ordinati gerarchicamente sulla base della maggiore inclusività è: fisiosfera contenuta nella totalità superiore biosfera contenuta a sua volta nella totalità superiore noosfera.

Un altro aspetto importante di questo principio è il seguente. Tutti i livelli di organizzazione olistica portano allora al seguente fenomeno generalmente osservato: la nuova e più comprensiva totalità può limitare fino a un certo punto la indeterminazione (cioè organizza la libertà) dei suoi oloni inferiori.

 


©2007-2008 Giovanna Visini - Ultimo aggiornamento: 01/12/2007