A.R.A.T ( Associazione Rebirthing ad Approccio Transpersonale )
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La Grande Catena dell'Essere e la sua evoluzione in

Ken Wilber

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E’ questa quella che viene chiamata in generale “influenza diretta verso il basso”) Per esempio come sottolinea Rupert Sheldrake: “I campi morfogenetici (oloni) delle molecole restringono il numero delle configurazioni atomiche che ci sarebbe da aspettarsi sulla base dei calcoli che partono dalle strutture probabilistiche di atomi liberi.” E ancora: “Lo sviluppo dei tessuti organici è inerentemente indeterminato sotto molti aspetti, come viene constatato quando essi vengono isolati e fatti crescere in culture; in condizioni normali l’indeterminazione viene ristretta dai campi di livello superiore dell’organo. Quindi a ogni livello nei sistemi biologici, come nei sistemi chimici, le unità morfiche in isolamento hanno più indeterminazione di quella che hanno quando sono parti di unità morfiche di livello più elevato.”

 

6) L’olone inferiore organizza la possibilità del superiore; l’olone superiore organizza la probabilità dell’inferiore. Quando un olone viene in essere oltrepassa in vari modi differenti i dati del livello inferiore. Ma anche se oltrepassa (cioè trascende) non viola le leggi e i modelli del livello inferiore. Il nuovo olone non può essere determinato dal livello inferiore, ma non può ignorare il livello inferiore. Il mio corpo segue la legge di gravità, la mia mente segue altre leggi, per esempio quelle del linguaggio o della sintassi, ma se il mio corpo cade in un burrone la mia mente va con lui. Questo è ciò che si intende quando si dice che l’inferiore stabilisce la possibilità del superiore, cioè il contesto più ampio all’interno del quale l’olone più elevato dovrà operare, ma nel quale non è confinato. E. Laszlo uno dei teorici della teoria evoluzionistica dei sistemi dice: “L’evoluzione dei sistemi fisici materia-energia stabilisce il contesto e specifica le regole del gioco per l’evoluzione della specie biologiche, mentre l’evoluzione biologica stabilisce l’ambito e specifica le regole del gioco per l’evoluzione dei sistemi socioculturali”.

 

Circa la seconda parte del principio che afferma che l’olone più alto restringe la probabilità del più basso, ci si riferisce a quanto affermato nel principio 5, cioè alla limitazione dell’indeterminazione del più basso. Sempre Sheldrake: “... dei molti possibili modelli di eventi che avrebbero potuto succedere, alcuni diventano ora molto più probabili di altri, hanno più possibilità di accadere, come risultato dell’ordine imposto dai campi di livello più alto”.

 

7) Il numero di livelli che sono compresi in una gerarchia determina se essa è “profonda” o “piatta”, mentre il numero di oloni compresi in ogni livello costituisce la sua “quantità” o estensione. Per esempio, possiamo dire arbitrariamente che gli atomi hanno una profondità di 3 (dal momento che essi comprendono un livello 1 di protoni/neutroni/elettroni e un livello 2, il nucleo). Quando nell’Universo vi erano solo atomi e non ancora molecole, gli atomi avevano una profondità ridotta di 3 e una enorme quantità, milioni di milioni di milioni. Quando apparvero le molecole, esse avevano una profondità maggiore di 4 e all’inizio una quantità molto ridotta che poi crebbe rapidamente.

 

Spesso questi due concetti di profondità e quantità vengono confusi e questo provoca molti errori, per esempio nell’ecologia e tra i sostenitori del cosiddetto “nuovo paradigma” o della “rete della vita”. Queste teorie considerano Gaia e la biosfera come più complesse perché più vaste quantitativamente rispetto alla mente e alla noosfera. Pensano che la noosfera sia contenuta nella biosfera e non viceversa. Quello che non viene sufficientemente compreso è che l’evoluzione si svolge secondo una forma a piramide, con alla base gli oloni con grande quantità ma poco complessi (per esempio gli atomi) e, via via, con oloni che hanno sempre più profondità (cioè comprendono più livelli) ma sono in minor quantità, come afferma il principio 8.

 

8) Ogni successivo livello di evoluzione produce una maggiore profondità e una minore quantità o estensione. Poiché gli oloni inferiori sono componenti del superiore, non ci possono essere oloni superiori che hanno una quantità maggiore della quantità dei suoi componenti. Ci sono meno organismi che cellule, meno cellule che molecole, meno molecole che atomi, meno atomi che particelle subatomiche. Ognuno ha una maggiore profondità (più livelli sotto di sé) ma una estensione/quantità minore. Un olone superiore trascende e include gli inferiori, ha più profondità, ma la taglia della popolazione che ha più profondità diminuisce rispetto a quella dei sub-oloni. Il numero dei tutti sarà sempre inferiore al numero delle parti indefinitamente. Il numero degli oloni mentali è inferiore al numero degli oloni viventi che è molto inferiore al numero degli oloni materiali.

 

Questa è la piramide dello sviluppo di E. Laszlo. In questa piramide la profondità verticale diventa maggiore mentre si passa dalla materia, alla vita, alla mente (e potremmo aggiungere allo Spirito) mentre la larghezza orizzontale diminuisce. La saggezza delle grandi tradizioni, che A. Huxley chiamava “la filosofia perenne” sostiene che la realtà è una grande olarchia di esseri e livelli di coscienza, che vanno dalla materia alla vita alla mente e allo Spirito, in cui ogni dimensione trascende e include le dimensioni precedenti in una Grande Catena che è meglio rappresentata come una serie di cerchi concentrici o sfere concentriche, una all’interno dell’altra come scatole cinesi.

 

In effetti la profondità di un olone indica il suo livello di coscienza. Maggior profondità è uguale a maggior livello di coscienza. Quindi questo processo evolutivo dalla materia alla vita alla mente allo Spirito è un processo evolutivo verso livelli di coscienza sempre più ampi e comprensivi. Lo Spirito trascende tutto e include tutto, è insieme l’obiettivo e il sostrato dell’intera manifestazione. E’ la meta e allo stesso tempo ciò che permette che il viaggio inizi e si compia.

 

Ma queste considerazioni non si trovano nella Teoria dei Sistemi. Come dice Wilber, la scienza oggettiva può solo prendere in considerazione le leggi basiche che sono all’opera senza contraddizioni nei tre ambiti che la scienza riconosce. materia, vita e mente. Quindi in un certo senso si tratta di leggi “riduttive”, inoltre la scienza non prende in considerazione la possibilità di dimensioni oltre la mente razionale, cioè quelle spirituali. Tuttavia, per noi che siamo interessati non solo alla “esteriorità” dei fenomeni, ma anche alla “interiorità”, cioè alla coscienza e ai suoi livelli transpersonali, non solo all’oggetto ma al soggetto, è necessario ampliare la visione proposta dall’olismo scientifico con l’olismo che da millenni viene insegnato dalle tradizioni spirituali.

 

Ritornando alle quattro tendenze degli oloni: identità/azione e relazione/comunione; auto-trascendenza e auto-dissoluzione, Wilber introduce i concetti di traduzione (che si riferisce ai cambiamenti nella dimensione orizzontale) e di trasformazione (che si riferisce ai cambiamenti nella dimensione verticale).

 

Per comprendere questi concetti bisogna introdurre un aspetto importante della visione scientifica postmoderna che ci dice che il mondo oggettivo non si offre esattamente alla percezione come “preconfezionato” , cioè come dato una volta per tutte, ma che il mondo si forma contemporaneamente insieme alla percezione del soggetto.

 

Gli oloni secondo la loro capacità, selezionano e danno forma a una moltitudine di stimoli che passano accanto a loro. La loro risposta non corrisponde mai semplicemente a qualcosa che si trova “lì fuori”. Essi registrano e rispondono solo a ciò che corrisponde alla coerenza della loro “struttura profonda”, o identità/azione. Gli oloni quindi “traducono” la loro realtà in accordo con i modelli della loro identità/azione, cioè le loro coerenti strutture profonde. Gli stimoli che non si adattano alla loro struttura profonda non vengono registrati, potrebbero anche non esistere.

 

Per esempio gli elettroni registrano e rispondono a molte forze fisiche, ma non reagiranno alla lettura di un libro; oppure una lucertola che non ha possiede il sistema limbico, sede delle emozioni, non reagirà alle nostre carezze, mentre un cane sì. Questo processo di “traduzione” è orizzontale in relazione all’ambiente e si basa sulla auto-preservazione dell’olone, cioè della sua identità.

 

La “trasformazione” avviene invece in senso verticale, è auto-trascendenza (il cui opposto, come abbiamo visto, è l’auto-dissoluzione). Emergono nuove forme di identità/ azione e questo apre tutto un mondo nuovo di stimoli che prima per l’olone non esistevano. Il nuovo olone può rispondere a mondi più “profondi” e comprensivi, che contengono più livelli. Si schiudono nuove modalità di “traduzione” della realtà. Questi nuovi mondi non sono collocati da qualche parte diversa. Essi esistono semplicemente come percezione più ampia e profonda degli stimoli disponibili in questo mondo. Essi possono apparire un “altro mondo” agli oloni più bassi, meno profondi, ma sono a tutti gli effetti “questo mondo” per gli oloni che li percepiscono.

 

Possiamo comprendere come questa concezione getti una nuova luce su quello che succede con la progressiva evoluzione della coscienza. A ogni tappa, la percezione coglie stimoli che prima, pur presenti, non esistevano per quel determinato olone. A livelli diversi di evoluzione della coscienza, e abbiamo detto che coscienza è uguale a profondità, corrispondono, come vedremo diverse concezioni del mondo. La maggior profondità dell’olone, acquisita attraverso una trasformazione, fa evolvere. Non è che esiste un mondo dato in anticipo che vediamo man mano in modo differente. Insieme all’Universo che si dispiega e si evolve, arrivando a conoscere se stesso sempre più pienamente e con sempre maggiore coscienza, emergono nuovi mondi. Diversi modi di percepire il mondo creano mondi diversi, non sono solo lo stesso mondo visto in modo differente. Questo è uno dei grandi contributi della teoria della conoscenza post-razionale e postmoderna alla comprensione della realtà.

 

Nella visione scientifica prodotta dall’Illuminismo, il cosiddetto paradigma della rappresentazione, si ritiene che esista un Io, un soggetto da una parte e il mondo empirico dall’altra. La conoscenza valida consiste nel tracciare mappe il più corrette possibili di questa realtà data in anticipo. Se la mappa è accurata allora corrisponde e questa è la verità scientifica. Si tratta di un approccio, non sbagliato, ma riduttivo e limitato. Ci sono voluti secoli per accorgersi di questo. Il problema fondamentale era che questo paradigma lascia fuori il soggetto, colui che traccia le mappe, l’Io.

 

L’Io era pensato, da Descartes in poi, come qualcosa di disincarnato, sospeso, fuori dalla storia che poteva con obiettività osservare e misurare il mondo dei fenomeni e conoscerli. Ma colui che traccia le mappe non è un’entità neutra, porta invece se stesso nella mappa che traccia. La scienza postmoderna è stata unanime ad attaccare questa visione di una natura empirica da rispecchiare o rappresentare il più fedelmente possibile. Kant, Hegel, Schopenheuer, Nietzsche, Heidegger, fino ai costruttivisti (il primo Foucault, Darrida) per citarne alcuni, tutti hanno attaccato questo modo di concepire la conoscenza, questa omissione del soggetto. L’Io non è al di fuori dell’evoluzione e della storia, ha le sue strutture, le sue caratteristiche, uno sviluppo, e tutto questo ha un’influenza sull’oggetto che viene osservato e su come può essere osservato. Questo è una gran contributo della scienza post-illuministica, postmoderna degli ultimi cinquant’anni. L’Io e il Mondo non sono dati in anticipo, preconfezionati, ma esistono in contesti che hanno storia, antecedenti, sviluppo.

 

L’Io cambia, non è sempre uguale a se stesso, e, in quanto soggetto che traccia le mappe, traccia mappe molto diverse nelle varie fasi della sua evoluzione. Fu Hegel che introdusse questa idea dello sviluppo del soggetto nella filosofia occidentale dopo che Kant aveva aperto la strada. E Nietzsche porterà questa comprensione fino alle sue estreme conseguenze criticando la tesi portante di tutto il pensiero occidentale che afferma la verità della rappresentazione, che invece è sempre una falsificazione.

 

La teoria di Santiago elaborata dagli studiosi di neuroscienze Humberto Maturana e Francisco Varela afferma appunto che “la cognizione non è una rappresentazione di un mondo indipendente, predeterminato, ma consiste piuttosto nel generare un mondo. Ciò che viene generato da un particolare organismo nel processo della vita non è il mondo, ma un mondo, un mondo che dipende sempre dalla struttura dell’organismo. (...) Maturana e Varela non sostengono che al di fuori di noi ci sia il vuoto dal quale creiamo materia. Esiste un mondo materiale, ma non possiede alcuna caratteristica predeterminata. Gli autori della teoria di Santiago non affermano che ‘nulla esiste’; affermano che non esiste ‘neanche una cosa’ che sia indipendente dal processo di cognizione. Non ci sono strutture che esistano oggettivamente; non c’è alcun territorio predeterminato di cui possiamo tracciare una mappa: è l’azione stesso del tracciare una mappa che genera le caratteristiche del territorio”.

 

A livello psicologico, oltre che filosofico ed epistemologico, questa concezione ha implicazioni di vastissima portata e permette di capire meglio cos’è l’ego, l’Io e la Coscienza, come vedremo. C’è da sottolineare che la visione psicologica dell’essere umano espressa nelle grandi tradizioni spirituali, per esempio nelle Upanishad, come anche nel Cristianesimo, sostengono da millenni esattamente questo: che noi non percepiamo la Realtà, ma la nostra realtà, che tra noi e la Verità ci sono i filtri dei nostri condizionamenti, dei nostri pensieri, emozioni, ricordi, desideri. La Libertà, il Risveglio, lo sciogliersi dal velo fascinoso di Maya, dall’Illusione, è cogliere la Realtà direttamente e questo coincide immediatamente con Essere la Realtà.

 

Quindi, a ogni livello evolutivo, l’olone agisce orizzontalmente come tutto agendo secondo la sua identità o struttura profonda e come parte in relazione/comunione con l’ambiente che in base alla sua struttura profonda percepisce. Ma l’evoluzione avviene attraverso trasformazioni delle strutture profonde in senso verticale, come la molecola d’acqua che emerge dall’unione degli atomi di idrogeno e ossigeno e che ha una struttura profonda differente dagli atomi che la compongono. Quindi l’evoluzione non è addizioni di parti, ma “auto-organizzazione attraverso auto-trascendenza”.

 

9) Se si distrugge un tipo di olone, si distruggeranno tutti gli oloni superiori ma nessun olone inferiore. Ne abbiamo già parlato. Ma precisiamo meglio e approfondiamo. Come abbiamo visto più un olone procede nella serie evolutiva, maggior profondità acquisisce, cioè include sempre più livelli come suoi sub-oloni. Ora distinguiamo i concetti di fondamentale e significante. Più un olone è fondamentale meno è significante. Un olone che ha poca profondità è più fondamentale per l’Universo perché esso costituisce il componente di molti altri oloni, per esempio l’atomo. Ma pur essendo fondamentale, perché distruggendolo si distruggerebbero molti oloni superiori di una sequenza olistica, è meno significante perché abbraccia come suoi componenti molto poco Universo.

 

10) Le olarchie coevolvono. Gli oloni non evolvono isolatamente perché non esistono oloni isolati, ci sono contesti, all’interno di contesti, all’interno di contesti infinitamente verso il basso e verso l’alto. Questo è ciò che si intende per “coevoluzione”. Cioè l’unità di evoluzione non è un olone isolato, ma un olone e il suo inseparabile ambiente.

 

In altri termini come un olone è tutto/parte così è sempre identità/azione in relazione/comunione; a livello psicologico diremmo un Io in relazione a un Tu. L’olone individuale e quello sociale evolvono insieme, microcosmo e macrocosmo evolvono insieme. (Il fisico austriaco E. Jantsch nel suo libro “The self-organizing Universe” ha studiato questa relazione tra micro e macro strutture. Questo libro presentò negli anni settanta una prima sintesi dei modelli di auto-organizzazione. L’opera di Jantsch è stata ripresa e rielaborata alla luce degli ulteriori sviluppi della matematica della complessità, della teoria del caos e della teoria dell’”autopoiesi” di Maturana e Varela). Anche se un olone esiste in modo inseparabile dal suo ambiente sociale, il fattore che lo definisce è la sua particolare forma o struttura profonda, la sua identità/azione.

 

11) Il micro si trova in una relazione di scambio con il macro a tutti i livelli della sua profondità. Così in un essere umano il corpo fisico esiste in un sistema di relazione con altri corpi fisici, per esempio in termini di gravitazione, forze materiali, luce, calore, acqua, ecc. Inoltre si riproduce fisicamente attraverso la produzione e consumazione di cibo, attraverso il lavoro sociale organizzato in una economia dove è possibile lo scambio di beni materiali. L’umanità a livello biologico si riproduce attraverso relazioni emozionali e sessuali e un adeguato ambiente sociale. Dipende dalle relazioni con gli altri sistemi biologici e dagli scambi armoniosi con la biosfera. Il livello mentale è in continua relazione e scambio con l’ambiente culturale e simbolico e soprattutto con gli altri esseri umani, scambio che è mediato dalle tradizioni, dalle istituzioni di ogni particolare società in modo che la società stessa si riproduce nella noosfera.

 

12) Questo è uno dei principi più importanti. L’evoluzione ha una direzionalità, uno scopo. Quindi non è casuale. La freccia del tempo dell’evoluzione che era stata riconosciuta all’inizio solo come esistente nella biosfera viene comprese dalla scienza della complessità come presente nei tre regni dell’evoluzione. Questa direzionalità va nel senso dell’aumento della complessità, della differenziazione/integrazione, della organizzazione/strutturazione, dell’autonomia relativa, e come aumento dello scopo/telos. Questo non vuol dire che non avvengano regressioni e dissoluzioni. Ma, secondo la scienza, l’evoluzione ha un fine generale, una direzione globale che è quella di aumentare la profondità, attraverso la differenziazione e l’integrazione.

 

L’aumento dello scopo/telos significa che la struttura profonda di un olone, la sua identità/azione, agisce come un magnete, un attrattore per l’attualizzazione di quell’olone nel tempo - spazio. Così operano a livello della fisiosfera gli attrattori caotici della Teoria del Caos, che sono strutture ordinate complesse che costringono il comportamento di sistemi apparentemente casuali e imprevedibili. Il codice genetico della ghianda ha la quercia inscritta in esso e, attraverso processi di traslazione orizzontale e trasformazione verticale, il seme si dispiega nell’albero in modo olarchico.

 

Anche la mente ha un telos. Anche la psiche ha una direzionalità, altrimenti non potrebbe diventare bloccata, malata. Questo riconoscono tutte le psicologie che contemplano uno sviluppo o evoluzione. La psicoanalisi, la Psicosintesi, la psicologia evolutiva tutte indicano che la psiche si muove sempre verso maggiore profondità e complessità, verso un fine che è diverso per ogni teorico e rappresenta il contesto oltre il quale secondo il suo punto di vista è impossibile andare, altre il quale non ci può più essere espansione, crescita, ampliamento.

 

Per Freud si trattava dell’ego integrato e dell’organizzazione genitale adeguata; per Piaget il pensiero operazionale-formale; per la Psicosintesi il Sé transpersonale; per Teilhard de Chardin la Coscienza Cristica. In ognuno di questi punti di vista c’è una parte di verità: ognuno si riferisce a diversi livelli della Grande Catena dell’Essere in cui ogni olone è sottoposto a due tensioni. Come un tutto ha una autonomia relativa, una relativa libertà e felicità. Ma come parte è alienato, scollegato da quei contesti che sono inaccessibili alla sua percezione. Soffre di incompletezza, sente i limiti dei propri confini finché non riesce a raggiungere un più vasto e profondo contesto o livello.

 

Questa è la spinta dell’evoluzione. Wilber nel suo libro “Il progetto Atman”, presenta questo bisogno di sempre maggiore profondità e coscienza, dalla materia, alla vita, alla mente, allo Spirito nel senso di questa tensione e insoddisfazione. Dimentichi come siamo della nostra vera natura, ci perdiamo, continuando a cercare nei posti sbagliati l’acqua che potrebbe dissetarci. “A ogni stadio del processo di ritorno dello Spirito verso se stesso noi (voi e io) ricordiamo magari vagamente, magari in modo intenso, che un tempo fummo consciamente una cosa sola con il Divino. (...) In realtà potremmo presumere che tutte le cose intuiscono, a un livello o a un altro, che il loro fondamento è lo Spirito stesso. Tutte le cose sono spinte, stimolate, trascinate per esprimere questa comprensione. Ciò nonostante, prima del risveglio divino, si cerca lo Spirito in un modo che di fatto ne impedisce la realizzazione. (...) Il progetto Atman: il tentativo di trovare lo Spirito in modi che lo impediscono e impongono gratificazioni sostitutive”.

 

E’ in questo modo che i “fini” delle varie concezioni o visioni (funzionamento sessuale, ego integrato, affermazione personale, fino al Sé e alle dimensioni traspersonali, ecc.) vanno visti come tappe evolutive in una sequenza olarchica che implica un continuo processo di integrazione e trascendenza. Ognuno di esse non è il punto finale, la conclusioni della storia. Questo permette di integrare teorie e scuole che sembrano dire cose diverse solo perché si riferiscono a diversi livelli di evoluzione.

 

Possiamo pensare alla Catena dell’Essere espressa come i sette chakra, che sono appunto una sequenza olarchica che esprima l’evoluzione della coscienza dai livelli più semplici e meno complessi di tipo materiale e biologico (impulsi, istinti di sopravvivenza, fame, sesso, cibo, paura) ai chakra più elevati e con maggiore profondità (che dal livello dell’Ego razionale si evolvono progressivamente verso la conoscenza superiore intuitiva e le dimensioni transpersonali). Da un livello di integrazione e trascendenza maggiore si possono abbracciare i livelli inferiori che diventano parti, sub-oloni. E inoltre non ci può essere fine della storia perché non c’è mai un Tutto che non sia anche Parte, dovunque verso il basso e dovunque verso l’alto.

 

Un altro aspetto importante di questo fondamentale principio riguarda l’aumento già menzionato dell’autonomia relativa. Se l’animale ha una maggiore autonomia relativa rispetto alla pianta perché, per esempio, può muoversi, l’essere umano raggiunge un livello molto elevato di relativa autonomia, l’autonomia è sempre relativa perché l’olone non è mai solo un tutto (autonomia) ma sempre anche una parte (relativa). In realtà non c’è mai totale autonomia perché siamo immersi in contesti che sono immersi in contesti.

 

Per esempio siamo immersi nell’inconscio e per raggiungere una vera autonomia bisogna integrare Ego e inconscio. Ma siamo anche immersi in strutture linguistiche che determinano il senso senza che ne siamo consapevoli; le strutture linguistiche sono a loro volta immerse nel contesto delle visioni del mondo, e queste visioni sono parti dei grandi contesti rappresentati dalle pratiche sociali che si sono formate attraverso i secoli. Studiosi come Heidegger Gebser, Marx, Habermas, Foucault, Freud, hanno espresso, ognuno nel suo ambito, questi concetti.

 

Inoltre tutto questo esiste nel più vasto contesto dello Spirito, secondo affermano filosofi come Shelling, Hegel, Plotino. Quindi contesti dentro contesti. Ogni volta che ci muoviamo da un contesto a uno superiore, ogni volta che ci identifichiamo con un livello più profondo ( per esempio quando l’Io non è più identificato con il corpo e i suoi impulsi, né con le emozioni ma con la mente o Ego razionale, se tutto è andato bene e nel processo non sono avvenute dissociazioni e repressioni) abbiamo raggiunto un prospettiva più ampia, abbiamo approfondito la nostra percezione, abbiamo una maggiore autonomia relativa, una maggiore libertà.

 

E più si sale di livello più l’autonomia aumenta, sia che pensiamo alla serie fisiosfera, biosfera, noosfera, teosfera in senso di evoluzione filogenetica, sia che pensiamo alla serie dei sette chakra, o alla serie che rappresenta l’evoluzione della coscienza individuale, in senso ontogenetico, che va dalla sensazione, percezione, impulso fino all’emozione, ai simboli, ai concetti, al pensiero razionale analitico, al pensiero integrativo, ecc. con corrispettive visioni morali, capacità affettive, visioni del mondo, interrelazioni e così via. Vedremo questo in dettaglio in altri scritti. Adesso ci preme sottolineare che con l’evoluzione aumenta l’autonomia relativa e la libertà.

 

 

 

 

 

Aggiorniamo la Grande Catena dell’Essere

 

 

Utilizzare la Grande Catena dell’Essere presente in tutte le grandi tradizioni si saggezza e spirituali dell’Occidente e dell’Oriente è un modo semplice e comprensibile di presentare l’approccio integrale o olistico alla realtà. La Grande Catena comprende in forma semplificata la serie: materia, vita, mente/psiche, anima, spirito e ognuno di questi campi o livelli ha almeno una “disciplina” particolare che se ne occupa: la fisica, la biologia, la psicologia, la religione, il misticismo.

 

Wilber ha ampliato la tradizionale Catena dell’Essere, materia, corpo, mente, anima e spirito, includendo: materia (fisico); corpo (sensazione, percezione, impulso, emozione); mente (immagine, simbolo, concetto, regola, pensiero formale, visione-logica); anima (psichico, sottile); spirito (causale, non duale). In questo modo sono stato incorporate nei livelli più bassi della Catena le conoscenze delle scienze occidentali, soprattutto per quanto riguarda la psicologia evolutiva e cognitiva. Inoltre Wilber ha notato e corretto alcune inadeguatezze della Grande Catena alla luce dei contributi dati dalla scienza all’evoluzione della coscienza e dell’Universo.

 

Nella tradizionale Grande Catena la “mente” era sempre intesa come la capacità razionale o logica, mentre i livelli pre-razionali erano praticamente ignorati. Così tutto ciò che non era razionale veniva considerato trans-razionale (come avviene anche spesso nella psicologia del profondo di Jung). L’esplorazione dei livelli pre-razionali è stata un contributo fondamentale della psicologia evolutiva infantile e anche dell’antropologia e dell’etnologia.

 

Quindi in tutte le tradizioni spirituali (Cristianesimo, Induismo, Buddismo, Sufismo, Taoismo, sciamanesimo, ecc.) si è quasi sempre caduti nell’errore di confondere gli stadi pre-razionali con gli stadi trans-razionali, dal momento che non si faceva distinzione tra i livelli magico e mitico e i livelli psichico e sottile. Distinzione che, peraltro, è spesso difficile operare in modo netto, proprio perché per l’onnipresenza dello Spirito a tutti i livelli come loro “essenza” o “quiddità” si può facilmente sfondare dal magico nello psichico e dal mitico nel sottile e addirittura saltare a livelli anche più elevati. Quando si ha, per esempio, una visione della Madonna si tratta di una esperienza del livello mitico o sottile?

 

Il modo più corretto per affrontare il problema deve tenere conto del livello di evoluzione della coscienza della persona che ha la visione. Il contatto con un archetipo superiore del livello sottile viene tradotto secondo le strutture superficiali della mia cultura e delle mie credenze in una visione che ha le sembianze delle Madonna se sono cattolico. Se fossi un partecipante dei Misteri Eleusini avrei probabilmente identificato la figura femminile con la Grande Madre Demetra. Ma l’archetipo proveniva dalle stesse regioni sottili. Quello che è importante è il mio livello di coscienza in termini cognitivi e morali.

 

Se mi trovo al livello razionale di tipo illuministico, considero un tale avvenimento come un’allucinazione o un disturbo mentale poiché penso che credere in tutto ciò che non può essere osservato e misurato sperimentalmente dalla scienza è pura superstizione o follia; se sono a un livello cognitivo pre-razionale con una morale sociocentrica e convenzionale, cioè mi identifico con la cultura e la religione del mio gruppo o del mio paese e considero tutti gli altri come nemici e infedeli, allora leggerò l’esperienza come una conferma che la mia religione è quella vera, l’unica e tutti devono convertirsi o saranno eliminati.

 

Se sono a un livello post-razionale, per esempio visione-logica (che è il primo livello in cui viene trasceso l’insieme “mente-corpo”, è olistico e capace di operare l’integrazione degli opposti) posso avere visioni di Iside, della Madonna, di Kali e considerarle come manifestazioni dell’archetipo dell’energia creatrice femminile che può assumere varie forme a seconda dei contesti e delle culture. Se sono oltre il livello sottile, allora qualsiasi manifestazione anche quella numinosa degli archetipi superiori del sottile la considererò come un oggetto della mia coscienza e una forma da trascendere per realizzare il Divino senza forma, il Non Duale.

 

Non distinguere chiaramente gli stadi pre e trans-razionali genera una ulteriore confusione. Diventa, infatti, difficile rendersi conto delle psicopatologie che sono connesse ai primi stadi di sviluppo della psiche infantile. In particolare le psicosi, i disordini borderline e narcisistici e le psiconevrosi. La mancata distinzione tra stati transpersonali di unione mistica, o di trascendenza dell’ego o di samadhi e gli stati patologici di fusione, di non differenziazione tra me e ciò che non è me, stati in cui l’io empirico non si è ancora strutturato, è estremamente dannosa, e può portare, come è successo, a ridurre ogni mistico e ogni santo a uno psicopatico e viceversa.

 

La Grande Catena è stata vista inoltre come data una volta per tutte, senza movimento nel tempo. L’evoluzione era sconosciuta alle grandi tradizioni del passato essendo uno dei massimi contributi della scienza moderna occidentale alla comprensione dell’universo e della vita. L’evoluzione che viene fatta iniziare con il Big Bang, corrisponde al dispiegarsi della Grande Catena dalla materia, alla vita, alla mente. Restano fuori le dimensioni spirituali non riconosciute dalle scienza.

 

La sequenza olarchica (cioè una serie di livelli sempre più complessi e ordinati gerarchicamente) presente nella Grande Catena: dalla materia alla vita alla mente all’anima e allo spirito, riguardava essenzialmente lo spettro della coscienza interiore. Alla luce delle nostre conoscenze attuali, questo non è più sufficiente. Ogni livello verticale della Grande Catena deve essere integrato con le dimensioni orizzontali dei quattro quadranti, che vedremo in dettaglio tra breve. Bisogna, cioè, aggiungere allo spettro soggettivo della coscienza, gli aspetti correlati che sono oggettivi ed esterni: il cervello, le visioni del mondo culturali intersoggettive e i sistemi sociali ed economici collettivi. Tutti aspetti misconosciuti dalle tradizioni che si basavano in passato sulla Grande Catena.

 

Lo sviluppo della conoscenza e del sapere in tanti ambiti delle scienze moderne rendono necessario questo “aggiornamento” e integrazione della visione tradizionale che altrimenti non può sostenere le critiche che dall’Illuminismo in poi le sono state avanzate fino a farla cadere in un quasi totale oblio dopo che era stata la visione del mondo dominante per millenni.


I Quattro Quadranti (clicca per vedere la figura)

 

Wilber è arrivato ai Quattro Quadranti dopo un grande travaglio e molto lavoro, come racconta nel suo diario One Taste. La prima formulazione completa dei quadranti si trova nel libro Sex, Ecology and Spirituality un tomo di più di 800 pagine di cui A Brief History of Everything costituisce una sintesi semplificata. Analizzando praticamente tutto lo scibile umano, dalla teoria dei sistemi all’ecologia, dall’ecofemminismo alla filosofia, dalla psicologia alla sociologia, dalle grandi religioni alle tradizioni spirituali, dal vijnana buddista ai kosha vedantini, Aurobindo e Plotino, e poi Piaget, Marx, Maslow, Assagioli, la Kabbala, Habermas, Kohlberg, Gilligan, ecc., Wilber si rese conto che tutti usavano olarchie, che lo facessero coscientemente o no. Gerarchie nello sviluppo della materia e della vita, nello sviluppo cognitivo, morale, dei bisogni, nello sviluppo psicologico e spirituale, nello strutturalismo, nella linguistica. Olarchie ovunque. Centinaia e centinaia di mappe olarchiche.

 

Tutte sembravano simili, avevano somiglianza innegabili, ma erano anche in contrasto, differivano, si contraddicevano. Ma a poco a poco emerse un modello per organizzarle, per renderle compatibili, integrarle. Esse si riferivano a quattro diversi tipi di olarchia. Nessuno lo aveva mai capito e detto prima. Tutte quelle mappe olarchiche avevano ognuna a che fare con uno specifico territorio e in tutto si trattava di quattro territori. I Quattro Quadranti. Questi quattro quadranti, così come Wilber li presenta, danno solo un’indicazione, non sono esaustivi e in effetti già molti studiosi li stanno utlizzando nei loro ambiti di ricerca sviluppandoli, arricchendoli, adattandoli.

 

I quadranti sono uno strumento formidabile per comprendere come si manifesta la realtà. Oloni che evolvono verticalmente attraverso il procedimento differenzia-trascendi-includi e in quattro direzioni orizzontali: soggettivo individuale, oggettivo individuale; soggettivo collettivo; oggettivo collettivo. Cioè ogni olone ha un interno e un esterno nelle sue due forme individuale e collettivo.

 

Vediamo l’olone individuale nelle sue forme interiore ed esteriore. Wilber pone nel Quadrante Alto/Destra l’olarchia come viene presentata in un testo classico di biologia. Ogni livello trascende e include il precedente e segue i principi o leggi che regolano l’evoluzione degli oloni. Nel Quadrante Alto/Sinistra vengono riportati i tipi di coscienza soggettiva interna corrispondente a ogni livello esterno. La parte Alto/Sinistra indica come l’olone si presenta dall’interno e la parte Alto/Destra come appare dall’esterno. Come appare all’esterno è l’aspetto oggettivo, come si presenta dall’interno è l’aspetto soggettivo. Da notare che alla scienza empirica, obiettiva non interessa la coscienza interiore. L’irritabilità, cioè la capacità di rispondere attivamente a uno stimolo, comincia con le cellule.

 

I QUADRANTI DI WILBER

 

ALTO/SINISTRA
ALTO/DESTRA
individuale/interno
individuale/esterno
1-prensione 1-atomi
2-prensione 2-molecole
3-irritabilità 3-cellule procarioti
4-irritabilità 4-cellule eucarioti
5-sensazioni rudimentali 5-organismi metabolici (piante)
6-sensazione 6-organismi proto-neuronali (celenterati)
7-percezione 7-organismi neuronali (anellidi)
8-percezione/impulso 8-corda neuronale (pesci, anfibi)
9-impulso/emozione 9-tronco encefalico (rettili)
10-emozione/immagine 10-sistema limbico (paleomammiferi)
11-simboli 11-neocorteccia (primati)
12-concetti 12-neocortecciacomplessa (umani)

Nei quadranti inferiori sono descritti gli aspetti collettivi: quello interno si trova nel Quadrante Basso/Sinistra, corrisponde all’evoluzione culturale, e quello esteriore o esterno nel Quadrante Basso/Destra, corrisponde all’evoluzione sociale ed economica:

 

BASSO/SINISTRA
BASSO/DESTRA
collettivo/interno
collettivo/esterno
1-2-fisico/pleromatico 1-2-galassie/pianeti
3-protoplasmatico 3-sistema Gaia
4-vegetativo 4-ecosistema eterotrofo
5-6-locomotorio 5-6-società con divisione del lavoro
7-uroborico 7-gruppi/famiglie
8-tifonico 8-tifonico
9-arcaico 9-tribù
10-magico 10-villaggio tribale
11-mitico 11-prima organizzazione statale/impero
12-razionale 12-nazione/stato
13-centaurico

13-organizzazione planetaria

 

 

 

 


©2007-2008 Giovanna Visini - Ultimo aggiornamento: 01/12/2007