La
maggior parte delle linee evolutive, come è provato dalle
ricerche e dalle evidenze accumulate nelle scienze cliniche,
psicologiche e contemplative, si evolvono seguendo la successione dei
livelli di sviluppo (cioè, nella Catena
dell’Essere: corpo, vita, mente, anima, spirito), tuttavia
l’insieme dello sviluppo dell’Io non procede in un
modo specificamente sequenziale, semplicemente perché
l’Io è una combinazione di queste varie linee che
possono produrre configurazioni infinite. Quindi, sebbene le linee
seguano una evoluzione per stadi, non si può dire lo stesso
per l’insieme della crescita individuale che è
molto più complessa.
L’introduzione
delle linee evolutive insieme alla revisione e
all’aggiornamento dei livelli o stadi, permette di integrare
la Grande Catena dell’Essere delle tradizioni con gli
sviluppi della psicologia e delle scienze cognitive. Questo
è il senso del lavoro di Ken Wilber soprattutto nelle sue
ultime opere.
Infatti,
come abbiamo visto, il recupero di questa visione, integrata
con le moderne scoperte nei vari ambiti della scienza, permette di
ricostituire una visione organica dell’Universo che,
però, tenga conto della differenziazione dei Quattro
Quadranti o Grandi Tre (scienza, morale/religione e
soggettività) operata dalla coscienza nel suo stadio
pienamente razionale (Vedi il brano in questo sito: La Grande Catena
dell’Essere).
Quindi,
l’organicità dell’Universo che
si vuole riscoprire/creare non è più il risultato
della fusione e mancata differenziazione dei quattro quadranti, ma
della loro reale integrazione (interno ed esterno, individuale e
collettivo). Dopo che la differenziazione prodotta
dall’Illuminismo è degenerata nella dissociazione
e alienazione reciproca dei quadranti, c’è bisogno
oggi di questa integrazione. La scienza non ci basta e la religione non
soddisfa più le nostre esigenze di esseri razionali e
postrazionali. Eppure gli interrogativi fondamentali su chi siamo,
perché viviamo, soffriamo, moriamo sono sempre vivi dentro
di noi e premono perché ci mettiamo alla ricerca delle
risposte.
Nel
finalizzare la faticosa conquista della nostra suprema
dignità di individui pensanti differenziati
dall’ambiente naturale e culturale (il Ciò e il
Noi), siamo andati troppo oltre perdendo la connessione con il Tutto e
soprattutto dimenticandoci della interiorità,
dell’esistenza dei valori, della profondità, del
significato, della Coscienza e dello Spirito, in noi stessi, nella
nostra vita e nel mondo.
Wilber
chiarisce che la Grande Catena dell’Essere delle
tradizioni tende a confondere i livelli dell’Essere e i tipi
di “autoidentificazione” o
“identificazione dell’Io” a essi
associati.
Per
esempio la mente è un livello della Grande Catena, ma
è l’ego il tipo di Io generato quando la coscienza
di sé si identifica con quel livello, cioè con la
mente. Per di più, a questo livello, come ci insegna la
Psicosintesi, il senso di sé o identità
è frammentato in molteplici subpersonalità che
esprimono parti di noi consce e inconsce spesso in conflitto fra loro e
non armonizzate attorno a un centro di gravità stabile. La
nostra epoca è caratterizzata prevalentemente da questa
identificazione.
Il
sottile è un livello della Grande Catena,
l’anima è l’Io generato quando la
coscienza di sé si identifica con il sottile.
Perciò se prendiamo i livelli della Grande Catena: corpo,
mente, psichico/sottile, causale, i livelli dell’Io
correlativi saranno: ego corporeo, ego, anima e Sé.
Inoltre
le tradizioni generalmente riconoscono che gli esseri umani
hanno due sistemi principali di personalità: il frontale e
lo psichico profondo/sottile. Aurobindo utilizza questi due concetti e
troviamo i loro equivalenti nel buddhismo tibetano. Ora una visione
semplicistica della cosa, che è quella delle tradizioni,
direbbe che il frontale è associato al corpo e alla mente,
mentre lo psichico profondo all’anima. Una specie di scala.
Ma il frontale e lo psichico non sembrano essere due livelli
successivi, ma due linee alquanto indipendenti. Quindi il loro sviluppo
avviene parallelamente, non come se fossero uno in cima
all’altro.
Il
frontale è la personalità orientata verso il
mondo materiale, nel senso più ampio: l’ego o la
personalità che considera prevalentemente il mondo dei
sensi. L’essere frontale, in quanto linea, si sviluppa
attraverso i livelli: materiale, emozionale-sessuale o pranico,
mentale, e sfuma nello psichico. Cioè, per dirla in altri
termini, lo sviluppo del frontale rappresenta l’evoluzione
dell’Io o autoidentità attraverso i livelli
inferioni e intermedi della Catena ( i primi quattro chakra). Le
tradizioni affermano che, mentre il frontale si sviluppa in questa
vita, lo psichico profondo si sviluppa tra le vite (bardo), ed
è ciò che propriamente chiamiamo anima.
Wilber,
nel suo libro Il progetto Atman, riprende il modello tibetano
secondo cui la psiche individuale o coscienza è composta da
due essenze distinte: quella che si sviluppa durante una vita
specifica, ma muore dopo la morte del corpo, e, all’interno
di questa, l’essenza eterna, che dura finché non
viene raggiunta l’Illuminazione, reincarnandosi vita dopo
vita. Questa parte eterna corrisponde allo psichico profondo o anima.
Aurobindo presenta una visione molto simile distinguendo la coscienza
frontale che si sviluppa durante la vita e l’essere psichico
profondo che si reincarna.
Lo
psichico profondo sembra essere presente in modo più
attivo dalla concezione fino a un certo punto dello sviluppo frontale.
E questo spiega, secondo Wilber, l’esistenza delle memorie
prenatali, perinatali e neonatali e anche, eventualmente, i ricordi
delle vite passate. Poiché il cervello e la
personalità frontale non sono ancora sviluppati, allora,
questi ricordi possono essere trasmessi solo da un substrato
preesistente, cioè dallo psichico profondo,
l’anima, ma vengono progressivamente dimenticati man mano che
avanza lo sviluppo del frontale. Wilber parla di sviluppo a U nel senso
che lo psichico profondo è presente nei primi stadi dello
sviluppo del frontale, poi scompare o si indebolisce man mano che il
frontale si rafforza, e quindi riappare negli stadi postrazionali.
In
generale, anche se lo psichico profondo è potenzialmente
sempre presente, non ha un ruolo particolarmente attivo (tranne i casi
in cui lo sviluppo frontale non riesce a indebolirlo, per esempio se
nelle vite precedenti lo psichico profondo si è consolidato
come livello, o quando viene riattivato attraverso pratiche meditative
o di autoesplorazione come il rebirthing). Idealmente, quando lo
sviluppo frontale termina il suo compito di adattare e orientare la
coscienza nel mondo materiale, tridimensionale, esso può
essere trasceso, allora comincia a emergere lo psichico profondo
(quinto e sesto chakra), come livello transpersonale della coscienza
che orienta la coscienza nella dimensione sottile. Ma, non
dimentichiamo che possono esserci esperienze dell’emersione
dello psichico profondo in qualsiasi momento.
Tutto
questo, in ogni caso, presuppone la nostra
disponibilità a considerare che la nascita sia
l’inizio dello sviluppo frontale, ma non l’inizio
della coscienza stessa. Secondo le tradizioni infatti, prima della
nascita, la coscienza ha attraversato la dimensione causale e quella
sottile per poi incarnarsi nella materia e assumere un corpo. Nel
modello che Wilber chiama “modello Tibetano-Aurobindo.Wilber
II”, si assume che il più alto livello stabile di
evoluzione raggiunto in una data vita sia inscritto nella parte eterna
della coscienza e trasmesso, non come memoria ma come una tendenza,
alla vita successiva.
Questa
visione aggiornata delle tradizioni spirituali considera,
dunque, il frontale e lo psichico profondo come linee parallele e non
solo come livelli o stadi della coscienza ordinati olarchicamente.
Infatti la parallela presenza dell’anima come sempre
accessibile anche se latente, permette di spiegare molti fenomeni che
si verificano quando attraverso varie tecniche viene trascesa, prima
temporaneamente e poi sempre più stabilmente, la coscienza
frontale: intuizioni, insights, sincronicità, ispirazioni
creative, ecc. L’anima manifesta il livello cognitivo sottile
che include l’immaginazione, i sogni da svegli, la
visualizzazione creativa, gli stati ipnagogici, gli stati eterici, le
rivelazioni visionarie, le illuminazioni trascendentali, vari tipi di
savikalpa samadhi.
Nello
psichico profondo troviamo la memoria delle vite passate e anche
il senso della nostra vita, il “destino”, nel senso
della psicologia junghiana, il daimon di cui parla Hillman nel suo
libro Il codice dell’anima, in quanto realizzare la propria
individualità in ogni vita è una tappa
fondamentale dell’evoluzione degli oloni umani (e non),
essere “se stessi” è necessario anche se
viene trasceso e incluso nei livelli superiori di coscienza (Testimone,
Non duale). Se il senso generale dell’Universo e della nostra
vita è diventare sempre più coscienti (includere
sempre più livelli, maggiore profondità)
è anche vero che ognuno di noi, come essere umano
particolare realizza questo scopo/telos secondo le sue proprie
caratteristiche e storia individuale che a loro volta sono permeate
dalle “tendenze” dell’anima.
Oltre
lo psichico c’è un altra linea, quella del
Sé, associato al livello causale. Il Sé, o il
Testimone transpersonale, non è, come l’ego e
l’anima, una “personalità”,
poiché non ha caratteristiche di nessuna tipo (è
puro Vuoto, o Spirito, o pura Coscienza), è oltre la
manifestazione e le dualità di ogni tipo. Ma in esso rimane
un’ultima dualità: esso è Vuoto ancora
separato dalla Forma, il Testimone è ancora separato da
ciò che è testimoniato. Come tale, il
Sé è l’origine del senso di
sé separato, la sede della dualità più
sottile, tra Colui che vede è ciò che
è visto. E’ l’ultima barriera che separa
dal Non duale.
In
ogni caso, il Testimone è presente in tutte le dimensioni
inferiori e permette di liberarsene, di trascenderle. Come sappiamo
ogni fase evolutiva trascende e include le precedenti, e
l’aspetto del trascendere significa sempre la
capacità del livello più alto di essere
consapevole del più basso; questo “essere
consapevole” è il potere del Testimone che si
manifesta a ogni stadio dello sviluppo. Quindi il Testimone
è presente a ogni livello come potere di crescere attraverso
il trascendere, quindi il diventare più consapevoli.
Tuttavia, si stabilizza come livello di coscienza solo nella dimensione
causale. Infatti il Sé orienta la coscienza nella dimensione
causale. come il frontale la orienta nella dimensione materiale e lo
psichico profondo nel sottile.
E’
di grande vantaggio considerare il frontale,
l’anima/psichico profondo e lo spirito/Sé sia come
dimensioni o livelli della Grande Catena dell’Essere
(materia, corpo, mente, psichico, sottile, causale) sia come linee o
correnti evolutive, per cui esse spesso si accavallano una
sull’altra, perché hanno una relativa indipendenza
come correnti che scorrono lungo i livelli della Grande Catena. Esse,
come notiamo nell’esperienza, quotidiana possono coesistere e
svilupparsi insieme, non necessariamente in modo lineare.
Questo
costituisce un’ulteriore chiarificazione della
questione posta in un brano precedente (vedi: Spiritualità
ed evoluzione della coscienza in questo sito) circa lo sviluppo
spirituale come livello o come linea. Questione diventata ai nostri
giorni veramente cruciale. Comprendiamo meglio ad esempio
perché, sia a livello individuale che collettivo, ci possano
essere persone e intere culture che mostrano avanzate
capacità psichiche, indipendentemente dal livello del loro
sviluppo complessivo (cioè delle altre linee: cognitiva,
morale, affettiva, ecc.). Tuttavia, è necessario tenere
sempre presente che, anche se le linee possono sovrapporsi una
sull’altra, ogni linea individuale ha generalmente la sua
sequenza di sviluppo che è universale e invariabile. Ma di
questo abbiamo già parlato.
Ci
preme invece sottolineare qui, come questa visione
dell’ego, dell’anima e dello spirito come linee di
sviluppo sia particolarmente interessante per la teoria e la pratica
del Rebirthing. Essa integra in modo molto efficace le tradizioni
spirituali e la ricerca psicologica moderna e inoltre permette di dare
conto di molti fenomeni con cui ci confrontiamo quotidianamente nel
Rebirthing Transpersonale, senza per altro cadere in interpretazioni di
tipo regressivo e pre-personale, invece che transpersonale. Questa
visione dello sviluppo della coscienza che tiene conto della
involuzione e dell’evoluzione (involuzione dal non duale e
dal causale fino alla materia, cioè la via che scende;
l’evoluzione, cioè il cammino inverso o la via che
sale), è quella che fonda il Rebirthing Transpersonale come
un metodo di integrazione di vari livelli e di varie linee
nell’ambito della nostra crescita evolutiva.