Ontogenesi
e filogenesi
L’esistenza
di certe corrispondenze, parallelismi e affinità tra lo
sviluppo ontogenetico della psiche individuale e lo sviluppo
filogenetico delle visioni del mondo collettive (Alto/Sinistra e
Basso/Sinistra) è una teoria che viene accettata da molti
studiosi, come Habermas, Arieti, Piaget, Jantsch, Sheldrake, da E.
Neumann e in generale dalla psicologia junghiana, e naturalmente da
Wilber stesso. Non si tratta di schemi rigidi, ma di piani evolutivi
simili. Come Habermas indica nel suo libro “Communication and
evolution of society, le stesse strutture della coscienza possono
essere trovate sia nell’io individuale che nel suo contesto
culturale. “La psicologia evolutiva cognitiva ha mostrato che
nell’ontogenesi vi sono differenti stadi di coscienza morale,
stadi che possono essere descritti in particolare come modelli per la
risoluzione dei problemi di tipo pre-convenzionale, convenzionale e
post-convenzionale... Gli stessi modelli appaiono di nuovo nelle
evoluzione sociale delle rappresentazioni morali e legali”.
Questo
vuol dire che, così come il bambino si evolve dallo stadio
pre-convenzionale (magico), allo stadio convenzionale (mitico) e allo
stadio post-convenzionale (razionale), così la specie umana
si evolve dal magico, al mitico, al razionale. Le medesime strutture
coscienziali di base, la stessa logica evolutiva sottendono
l’evoluzione dell’individuo e della
collettività, il livello ontogenetico e quello filogenetico.
Per
molto tempo si è sostenuto che l’evoluzione opera
in tutti i campi e livelli dell’Universo, ma non è
applicabile agli esseri umani. Questa opinione alquanto paradossale
è stata sostenuta dai religiosi conservatori, ma anche dai
Romantici e dai teorici della società liberale. La maggior
parte dei pensatori religiosi ammettevano l’evoluzione
individuale degli esseri umani, ma non un’evoluzione
culturale collettiva dell’umanità.
Infatti,
poiché la modernità con il primato dato alla
Ragione ha rifiutato le religioni tradizionali mitiche con i loro dogmi
e i loro fanatismi, accettare che la storia delle visioni del mondo
culturali si muova in senso evolutivo, significherebbe ammettere che
l’evoluzione ha travolto brutalmente le loro credenze per lo
meno nei loro aspetti sorpassati e ormai anacronistici. Per molti
religiosi la modernità e in particolare
l’evoluzione sono state a lungo negate e considerate un
movimento e una concezione antispiritualistici che mettevano in
discussione principi e regole rivelati da Dio, insomma qualcosa di
diabolico.
I
Romantici “regressivi”, fautori di un ritorno al
passato pre-razionale e neo-pagano, non avanzavano nessuna obiezione
sul fatto che l’evoluzione fosse all’opera
nell’Universo, ma non potevano ammettere che anche gli esseri
umani si fossero evoluti. Il loro ideale era quello del ritorno
indietro, infatti il Paradiso era stato perduto nel passato, a esso
bisognava tornare, a quell’età dell’oro,
all’infanzia, quella personale e quella
dell’umanità. Per l’essere umano
l’evoluzione ha significato decadenza e
infelicità, meglio tornare indietro, regredire. Questa era
la loro aspirazione .
I
teorici sociali liberali, dal canto loro, hanno maturato una forte
ostilità verso quanti sostengono l’evoluzione
culturale, rifiutando giustamente il determinismo del darwinismo
sociale (alcuni popoli e culture considerati inferiori, la supremazia
del più forte nella lotta per la sopravvivenza, ecc.) con i
suoi risvolti razzisti, repressivi e crudeli.
D’altra
parte, molti grandi pensatori, come Aurobindo, Tailhard de Chardin e
Hegel hanno visto l’evoluzione come un dispiegarsi dello
Spirito, con ogni stadio che trascende e include i precedenti, ma
nessuno di essi ha fondato questa nozione filosofica su un insieme di
dati antropologici e psicologici di empirica evidenza. Ken Wilber
l’ha fatto iniziando con il suo libro “Up from the
Eden” (raffinando e approfondendo progressivamente le sue
teorie in Sex, Ecology and Spirituality, A Brief History of Everithing,
Sense and Soul, The Eye of the Spirit, One Taste, Integral Psychology).
Jean
Gebser e Jurgen Habermas sono arrivati attraverso percorsi del tutto
differenti alle stesse teorie sull’evoluzione delle visioni
del mondo culturali, anche se essi non hanno incluso le dimensioni
spirituali, fermandosi prima, al più alto livello mentale
raggiungibile dopo quello egoigo/razionale.
Wilber
tenta un’integrazione di queste concezioni, ritenendo
necessario rispondere alle obiezioni di tutti coloro che più
o meno giustamente contestano che esista una evoluzione umana.
Evoluzione implica una maggiore complessità, più
coscienza, più profondità, come abbiamo visto.
Eppure,
pensando alla storia dell’ultimo secolo che ha visto guerre
terrificanti, violenza e crimini, deliranti visioni del mondo fondate
sul razzismo etnocentrico, disastri ecologici, distruzione del pianeta,
come parlare di evoluzione dell’umanità? Per poter
usare questo concetto di evoluzione della coscienza è
necessario ricorrere ad alcune spiegazioni o principi chiarificatori,
elaboratii da Wilber. Essi ci permettono di riabilitare
l’evoluzione culturale in una forma accettabile,
perché altrimenti ci troviamo nella paradossale situazione:
tutto nell’Universo si muove attraverso
l’evoluzione, tutto tranne gli esseri umani.
1.
La dialettica del progresso. L’idea è che ogni
fase dell’evoluzione può andare incontro ai suoi
limiti intrinseci. Questi limiti provocano scompiglio, caos e il
sistema crolla (auto-dissoluzione) oppure sfugge al caos evolvendo
verso un livello più elevato di ordine (auto-trascendenza) -
l’ordine fuori dal caos. Questo nuovo livello di ordine
supera le limitazioni del precedente, ma introduce nuovi limiti e
problemi che non possono essere risolti a quel livello. I vecchi
problemi sono risolti o eliminati, solo introducendo nuove e talvolta
più complesse difficoltà. I romantici regressivi
prendono i problemi del livello attuale e li comparano con i risultati
positivi del livello precedente (non con i problemi del livello
precedente) e poi pretendono che tutto è andato male dopo il
periodo che essi preferiscono (i cacciatori-raccoglitori per alcuni
ecologisti, le società ortoculturali della dea madre per le
ecofemministe, ecc.).
2.
La distinzione tra differenziazione e dissociazione. Proprio
perché l’evoluzione procede per differenziazione e
integrazione, qualcosa può non andare come dovrebbe a ogni
stadio. Una delle più comuni patologie accade quando, invece
della differenziazione, si produce una dissociazione. E’
differente differenziare la mente e il corpo e dissociarli: dissociare
vuol dire rimuovere o reprimere. La differenziazione (la Psicosintesi
la chiama “disidentificazione”) è,
invece, la premessa necessaria all’integrazione,
finché non c’è differenziazione
c’è fusione inconscia, non
c’è integrazione, trascendenza e sviluppo.
L’evoluzione umana (individuale e collettiva), come
l’evoluzione in generale, avviene attraverso una serie di
importanti differenziazioni, ma, a ogni livello, queste
differenziazioni possono trasformarsi nell’incubo della
dissociazione.
3.
La differenza tra trascendenza e repressione. Come abbiamo detto
più volte, ogni stadio o livello dell’evoluzione
trascende e include i precedenti (vi ricordate la serie: atomi,
molecole, cellule, organismi, ecc.? Vedi brano: La Grande Catena
dell’Essere). Ogni stadio include i precedenti che diventano
sue parti, suoi sub-oloni, ma aggiunge le sue qualità
proprie, emergenti. La cellula contiene atomi e molecole, ma
è funzionalmente differente sia dagli atomi che dalle
molecole. La molecola d’acqua, contiene e trascende gli atomi
di idrogeno e ossigeno, ma aggiunge qualità proprie che gli
atomi individualmente non avevano. Trascende e include. Ma se
c’è una patologia, la dimensione superiore,
più com-prensiva di livelli, invece di trascendere e
includere , trascende e reprime, nega, rimuove, rifiuta. E nella storia
individuale e collettiva ci sono molti esempi di repressione. La mente
che reprime impulsi ed emozioni, l’ascetismo che dissocia e
reprime la materia, il corpo, il sesso; l’ego patriarcale che
reprime il femminile.
4.
La differenza tra gerarchia naturale e patologica. Come abbiamo visto
ogni cosa nell’Universo è un olone, un
tutto/parte; nel processo evoluzionistico ciò che
è un tutto a un livello diventa parte a uno stadio
successivo. La gerarchia naturale è un ordine di sempre
crescente complessità, profondità, più
livelli, maggior olismo. Una cellula è gerarchicamente
“superiore” a un atomo. perché contiene
più livelli (atomo e molecola). Seguendo Arthur Koestler,
questa gerarchia è stata chiamata olarchia. La dimensione
più profonda trascende e include le meno profonde. Quando
c’è repressione invece che inclusione, allora la
gerarchia naturale degenera in gerarchia patologica. L’olone
non accetta di essere parte di un olone superiore, non accetta la
comunione/relazione orizzontale, vuole solo essere tutto, vuole
affermare la sua identità/azione; il potere, il dominio,
l’oppressione prendono il posto della relazione, della
comunicazione, della reciprocità. Cellula cancerogena,
sistema sociale dittatoriale, sistema patriarcale oppressivo, sono
esempi di gerarchia patologica.
5.
Le strutture più alte possono essere strumentalizzate dagli
impulsi più bassi. Questo è un punto veramente
fondamentale per comprendere molti fenomeni e anche per cominciare a
orientare in modo diverso il nostro atteggiamento morale. Il tribalismo
e gli orientamenti etnocentrici, che sono relativamente innocui, quando
hanno a disposizione pochi mezzi tecnologi (cioè al loro
primo apparire come stadi evolutivi), diventano invece pericolosi
quando hanno a disposizione le tecnologie avanzate prodotte dalla
modernità, post-modernità e
razionalità.
Le
atrocità come l’olocausto sono il prodotto non
della razionalità, ma della attivazione di impulsi e visioni
del mondo di tipo tribale o etnocentrico, a sfondo mitologico, fondati
sulla razza, il suolo patrio, il sangue, ma con mezzi tecnologi
potenti, non arco e frecce, ma cannoni e fucili, aeroplani, camere a
gas e bombe atomiche.
Queste
considerazioni sono utili e necessarie per poter prendere in
considerazione in modo equanime l’evoluzione della coscienza
umana, tenendo conto degli innegabili progressi realizzati, ma anche
delle catastrofi che si sono prodotte nella storia umana. In questo
modo si riunifica la storia dell’umanità e la
storia dell’Universo e si apre una nuova prospettiva,
perché si riconosce che esiste una evoluzione, una
trasformazione nella coscienza umana collettiva, oltre che individuale,
che l’umanità impara, cresce e si sviluppa,
emergono nuove verità, si schiudono nuovi mondi. Siamo parte
di una unica corrente evolutiva che abbraccia tutto, che è
manifestazione dello Spirito, Spirito-in-Azione, i quattro quadranti, e
questa corrente va sempre oltre, sempre include, sempre trascende
infinitamente.