A.R.A.T ( Associazione Rebirthing ad Approccio Transpersonale )
Dott.ssa GIOVANNA VISINI
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Dal libro “L’Audacia di Vivere”

di Arnaud Desjardins - La fonte sempre pura
Liberarsi dal passato attraverso il respiro

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Arnaud Desjardins, riconosciuto in Europa come una alta figura della spiritualità, trasmette attraverso la parola e gli scritti l’insegnamento ricevuto durante nove anni dal suo maestro indiano Swami Prajnanpad. La sua ricerca spirituale si è svolta per venticinque anni nei gruppi Gurdjieff, nei monasteri cattolici, presso molti saggi dell’India, i buddhisti tibetani, i sufi dell’Afghanistan e in Giappone nei monasteri zen. Sulle grandi tradizioni spirituali dell’Oriente ha realizzato dal 1959 al 1973 vari documentari trasmessi dalla televisione francese. Oggi, l’Associazione “Amis d’Hauteville”, l’ashram presso Valence, in Francia, dove risiede dal 1995, conta più di 1500 aderenti.

*L’edizione francese del libro è del 1989. La traduzione italiana presso le edizioni Ubaldini-Roma è del 1998.

 

Tutti gli insegnamenti spirituali sono concordi su alcuni punti, tra cui l’importanza di vivere nel presente, qui e ora, liberi dal passato. La differenza di vivere a proprio agio, naturali e unificati, dipende dal peso del passato. Ma ciò che la maggior parte degli insegnamenti che si presentano sotto una forma metafisica non dice crudamente è che il passato è il nostro passato e che essere liberi dal passato significa essere liberi dal vostro passato personale. Sebbene questo punto sia forse chiaro per voi, devo dirvi, a costo di sembrare ingenuo, che per anni, sino al mio incontro con Swami Prajnanpad, non avevo capito questa semplice verità: ero impregnato di insegnamenti che insistono su questa libertà, sulla necessità di vivere il presente senza la colorazione del passato (se siete liberi dal passato siete liberi dal futuro), senza capire che il passato non è altro che il mio passato come è per me (un passato che include eventualmente tracce di vite anteriori, non possiamo negarlo, ma soprattutto il passato di questa vita qui). Entrare in contatto con questa verità molto concreta è stato per me una scoperta dopo l’incontro con Swamiji, che è arrivata proprio a me, Arnaud, con la mia storia personale, e con la mia piccola reticenza personale a lasciare la spiritualità e la metafisica pura per un ambito che considero simile a quello della psicologia e della psicoanalisi.

 

Il passato corrisponde a colui o a colei che siamo stati: non parlo più di avvenimenti, di situazioni, di traumi, parlo di un essere umano, un bambino, che è diventato un adolescente, poi un giovane uomo o una giovane donna che ha scoperto la vita sessuale e la vita professionale. E questo essere umano sussiste in voi con le sofferenze, le gioie, le delusioni e i dolori che ha conosciuto. Ma lo ripeto, non è su questi avvenimenti che voglio mettere l’accento, è sul bambino felice o triste che siamo stati. Siete sempre ancora quest’essere umano molto concreto. Quest’essere umano vive con le sue pene, le sue paure, i suoi limiti che oggi non hanno più ragione d’essere, dal momento che siete adulti e, ancor di più, adulti aiutati da un insegnamento di trasformazione spirituale.

 

A poco a poco, attraverso alcuni di voi e rivedendo sotto un’altra luce ciò che avevo io stesso vissuto al seguito di Swamiji, ho compreso che una forza affermativa di cui non siete coscienti si oppone alla vostra metamorfosi. Siamo sicuri di non voler più essere infantili? Io non volevo essere più un ragazzino sempre in cerca della mamma, a causa delle vicende della mia vita. Ero stato divinamente felice fino all’età di dodici anni ma persi ogni cosa con la nascita di mio fratello. Cercavo disperatamente la felicità perché sapevo che esiste, ma se ero persuaso che l’avrei trovata, sapevo anche che l’avrei persa poiché la felicità è destinata a essere perduta. Io non volevo più rimanere prigioniero di questi meccanismi del passato, volevo diventare adulto. Avevo detto a Swamiji che almeno di questa verità ero certo, anche se mi costringeva ad abbassare un po’ le mie pretese metafisiche. Ma, nel momento stesso in cui lo volevo e in cui anche voi non volete più essere quel bambino di una volta, una forza molto potente rifiuta questo cambiamento, rifiuta di abbandonare quel piccolo essere che vive ancora in noi.

 

Ciò che temiamo, non in quanto esseri liberi che si prendono la responsabilità della propria esistenza, ma in quanto esseri dipendenti ancora infantili, è l’abbandono: “Mia madre mi ha abbandonato per occuparsi di un orribile neonato che doveva nascere”. Si tratta di commettere a nostra volta un crimine contro noi stessi. “Mai! Ciò che mi domanda Arnaud non lo farò mai! La sola persona che non ha abbandonato quel bambino e poi quell’adolescente sono io. E voi mi chiedete che proprio io, per ‘liberarmi dal passato’, lasci questo bambino che porto in me!”.

 

Dovete avere molto chiaro questo punto, altrimenti non comprenderete ciò che vi impedisce di lasciare le amarezze e di essere infine adulti. Una voce molto forte in voi grida: “Continuerò a proteggere questo bambino triste, questo adolescente più o meno straziato e deluso che porto in me”, come se ci fossero due persone, da una parte il bambino di una volta e dall’altra l’adulto di oggi. L’immagine del baco che muore per diventare farfalla non vi sembra terrificante perché è bello volare invece di strisciare per terra. Ma la verità del vostro sentire non è: morirò in quanto essere infantile per diventate adulto. Se questa trasformazione fosse sentita unicamente così: “Non voglio più essere dipendente, non voglio più essere vulnerabile, voglio diventare veramente maturo ed essere nel pieno possesso di me stesso”, il cammino sarebbe molto più rapido e non vi imbattereste in simili resistenze.

 

Forse vi ricordate di quella storia che racconto in uno dei miei libri: mi trovavo nell’ashram di Swamiji il giorno in cui compivo quarantadue anni e Nandakishore mi aveva domandato: “Che cosa vorrebbe come regalo per il suo compleanno?” Un giorno avevo fatto la stessa domanda a Sumongal che compiva quarant’anni e mi aveva risposto: “Come regalo per i miei quarant’anni vorrei avere veramente quarant’anni”. Questo aneddoto mi aveva così colpito che sentii il bisogno di raccontarlo a Swamiji all’inizio del mio colloquio. Ma allora mi sono sentito tutt’a un tratto sommerso e sono scoppiato in singhiozzi: era insopportabile. Insopportabile che per i miei quarantadue anni avessi così poco quarantadue anni. “Dov’è mamma? Dov’è mamma?”. Questo dissi in quel periodo in cui mi affermavo con disinvoltura nell’esistenza, e non vorrei darvi un’immagine ridicola del produttore televisivo che ero allora e che sembrava al contrario sempre più adulto. Ho improvvisamente capito di fronte a Swamiji che per i miei quarantadue anni io mi auguravo semplicemente di avere davvero due anni. Che per i miei quarant’anni io avessi veramente quarant’anni, significava che il bambino commovente con il quale avevo vissuto tutte le età della mia vita, con il quale ero andato a scuola, tanto felice quanto infelice, che sognava monti e meraviglie a quattordici anni e che piangeva a vent’anni perché una ragazza l’aveva respinto, era finito. Ecco ciò che non vogliamo sentire. Ebbene sì, non posso a un tempo avere i miei quarant’anni e guardare teneramente in me a quel bambino per consolarlo io stesso, come se stesse a me coccolarlo e proteggerlo.

 

Provate a ricordare quando siete stati indotti, ancora giovani, a divenire un conforto per voi stessi, un compagno quando eravate soli, a rannicchiarvi tra le vostre stesse braccia, a parlare con voi stessi. Siete stati obbligati a occuparvi di voi stessi, da piccoli, perché vostro padre e vostra madre erano andati al cinema, vi lasciavano soli a casa: papà e mamma non si interessano a me. Con questa sensazione di abbandono mi ritrovavo solo, tradito. Diventare adulti significa che ora voi stessi abbandonate e tradite quel bambino che avete portato dentro di voi sino a oggi. Quindi, c’è una forza molto potente che rifiuta questa metamorfosi. Lasciare il passato, girare pagina, avere veramente l’età che abbiamo non è più avere sei, dodici, vent’anni. E’ come se ci avessero chiesto di commettere il crimine dei crimini: abbandonare quel bambino solitario, bye bye, arrivederci, fine, ti lascio tutto solo. Accanto alla legittima aspirazione di non rimanere più adulti infantili con tutto l’egoismo, la dipendenza e l’incapacità di dare che comporta, avete l’impressione insopportabile che vi si chieda di infliggere l’ultima colpo di pugnale al ragazzino triste, poi all’adolescente idealista e infelice e infine all’uomo che più tardi ha ricevuto dei colpi nella sua vita professionale e sentimentale.

 

Siete tanto più consapevoli dell’impressione di tradire chi portate dentro di voi quanto più questa impressione è falsa. La legge stessa di quel bambino è crescere per diventare adulto, e i traumi, le ferite mal vissute hanno impedito questa crescita. Occorre che voi sentiate in modo esattamente opposto: il più grande atto d’amore che posso compiere per questo bambino o per questo ragazzo è di aiutarlo a crescere, è di soddisfare la sua stessa aspirazione. Non sono io che chiedo di diventare adulto a discapito del bambino che vive ancora in me, nel qual caso ho l’impressione di essere io che lo respingo senza pietà; è questo bambino che ha come meta e come ragion d’essere di diventare adulto. Il più bel regalo che posso offrire a quel bambino che piange ancora nel fondo del mio cuore è dirgli: potrai aprirti, realizzarti, porterai a compimento la tua stessa legge. Invertite completamente la vostra falsa comprensione di questa verità per cui il bambino morirebbe perché l’adulto si manifesti, così come deve morire il bruco perché si manifesti la farfalla. Questo vi sembrava a ragione tanto crudele quanto la condanna a morte del toro nell’arena: “Per quarant’anni ho cercato di consolare questo bambino con tutti i mezzi, trovandogli una donna innamorata di lui, offrendogli un pubblico che l’applaudisse, dandogli le soddisfazioni che procura il denaro, mi sono occupato di lui come ho potuto e ora mi domandate di pugnalarlo come un torero pugnala un toro. Impossibile!”.

 

Sino a quando questa convinzione sarà così potente nel vostro inconscio, resisterete con tutte le vostre forze alla vostra personale maturazione. Rifiuterete di voltare la pagina del passato, come richiedono tutti gli insegnamenti spirituali, perché non darete mai il vostro assenso a commettere un crimine contro chi vi è più caro, contro un bambino che siete i soli a non aver mai tradito e ad aver sempre amato. Invertite questa prospettiva. Non si tratta del trionfo dell’adulto sul bambino in voi, bensì del trionfo del bambino che si sviluppa e si ricongiunge a voi in quanto adulti.

 

Non c’è cammino evolutivo che non vi chieda di voltare la pagina del passato. Se non lo farete, non diventerete mai saggi, diventerete vecchi infantili, una donna o un uomo che avvizziscono sul posto senza essere fioriti. Occorre che raggiungiate questa bambina o questo bambino, questo adolescente talmente sensibile, vibrante, pronto a entusiasmarsi tanto velocemente quanto a disperarsi: “Sono anni che vuoi crescere, anni che vuoi sbocciare, anni che il piccolo germoglio vuole diventare un albero; ti darò tutto questo”. Non è la morte del bruco per liberare la farfalla, è il trionfo del bruco. E’ per amore per il ragazzo o la ragazza che portate in voi, che li condurrete al loro proprio sviluppo. “Ti do la tua apoteosi, potrai diventare grande, vivere e amare, sei destinato a questo: il ‘mentale’ e le ferite ti hanno impedito di crescere e ora io stesso elimino ciò che intralcia il tuo sviluppo”. Fatelo per il bambino che ancora portate nel cuore.

 

Si tratta realisticamente non di tentare l’impossibile, ma di ritornare alla necessità che tutti gli insegnamenti spirituali proclamano: essere liberi dal passato. E se non c’è più il peso del passato, non c’è più futuro. Le preoccupazioni, le paure per l’avvenire non sono che il prolungamento del passato. Interpreto, prevedo l’avvenire in funzione del passato e, se sono libero dal passato, non soltanto non lo proietto più sul presente ma non lo proietto più sul futuro. Essere liberi è vivere pienamente nel presente, liberi dal passato, sia da quello di vent’anni fa sia da quello di due secondi fa e liberi dal futuro, sia da quello tra cinque anni sia da quello tra due secondi. Non vi occupate di liberarvi dal futuro: la liberazione dal futuro viene da sé se il passato non pesa più su di voi.

 

Tutti hanno un passato, tanto un tibetano quanto un induista o un monaco zen che entra in un monastero a venticinque anni e questo passato risponde a un passato generale più o meno comune a tutti. Anche con un ‘mentale’ relativamente normale e sano, tutti voi avete conosciuto gioie e dolori, avete distinto tra ciò che amavate e ciò che non amavate, avete diviso il mondo in buono e cattivo. Ma, in più, ciascuno di voi ha un passato particolare: uno è stato psicologicamente ucciso dal padre perché un giorno il padre è stato colpito da una collera terrificante, un altro è stato abbandonato dalla madre che lo ha dato a balia, un altro si è ritrovato orfano all’età di

 

cinque anni. Questo è il passato particolare che riportiamo alla superficie nel lying (un metodo di conoscenza di sé e di purificazione del ‘mentale’ che A. Desjardins ha praticato presso Swami Prajnanpad) o in una psicoterapia.

 

I discepoli impegnati su una via spirituale non praticano il lying, non si sforzano di ritrovare il vissuto d’altri tempi con il suo carico affettivo, non praticano il ‘grido primario’ o l’astrazione propria della psicoanalisi di Freud. E tuttavia tutti senza eccezione cercano di emanciparsi dal passato. Quindi per questa liberazione non utilizzate soltanto il lying, anche se Swami Prajnanpad l’ha messo a nostra disposizione all’interno di una sadhana completa. Utilizzate l’insieme di ciò che può esservi proposto e che vi è accessibile. Non parlo di metodi interessanti in sé ma che forse non vi interessano. Non mi rivolgo in questo momento a coloro che vogliono compiere un ritiro di tre anni presso i tibetani, o che vogliono vivere in un monastero zen e sedere in zazen più ore al giorno.

 

Certo, sembra straordinario che una vita spirituale come quella di Swami Pajnanpad, che si richiama alle Upanishad e allo Yoga-Vasistha, vi proponga di integrare ciò che ha valore nella psicoanalisi o nelle terapie moderne. E la maggior parte di coloro che hanno fatto esperienza del lying ha pensato che si trattasse della sadhana (al singolare) per liberarsi dal passato. Ma, in primo luogo, si può concepire tutto l’insegnamento di Swamiji, l’ho detto spesso, senza il lying, Swamiji stesso, d’altra parte, non lo ha mai praticato. In secondo luogo il vostro guru non è Swami Prajnanpad, anche se è un peccato per voi, il vostro guru è Arnaud. Avere Swamiji come guru significa avere Swamiji di fronte a noi che ci sfida, che ci coglie nelle nostre contraddizioni, che attacca senza pietà il ‘mentale’ colmo d’amore per il nostro io, un amore infinito. Ciò che ho compreso a poco a poco e di cui vi ho spesso messo a parte è che non c’era stato solo Swami Prajnanpad nella mia esistenza; c’erano stati Ramdas e Ma Anandamayi, c’erano stati il gruppo Gurdjieff e lo yoga, c’erano stati i rimpoche tibetani e i sufi. Ho praticato quindi molte forme di meditazione che, se non mi hanno condotto alla radice del ‘mentale’, hanno tuttavia svolto il loro ruolo. Io non ho incontrato Swamiji che alla fine di sedici anni di sadhana diverse; certo senza Swamiji e senza i lying non so dove sarei oggi, ma avevo già compiuto prima di incontrarlo tutto un lavoro che non ho dovuto fare con lui e che io avevo continuato da solo. Ad esempio, ogni volta che ne avevo l’occasione, avevo l’abitudine di ritrovare una giusta postura, il rilassamento delle tensioni fisiche su cui si insisteva nel gruppo Gurdjieff, le respirazioni che avevo praticato nello yoga, anche se non meditavo più sistematicamente tutti i giorni. Quindi non è a partire esclusivamente da tutto ciò che ho vissuto con Swamiji, ma a partire dall’insieme del mio personale cammino che posso oggi sedere davanti a voi ed eventualmente aiutarvi.

 


©2007-2008 Giovanna Visini - Ultimo aggiornamento: 01/12/2007