Se
ho di nuovo introdotto la meditazione a Font
d’Isière è per fornirvi un punto
d’appoggio solido e un aiuto nel lavoro di liberazione dal
passato. Per alcuni queste due meditazioni quotidiane sono state una
meravigliosa sorpresa, come se l’avessero sempre aspettate.
Altri hanno avuto difficoltà, hanno trovato queste
meditazioni ingrate e hanno avuto l’impressione che non
facessero parte del cammino di Swamiji: “Lei stesso non ne ha
parlato in Les chemins de la sagesse, lei stesso ha scritto che la
meditazione è uno stadio che viene da sé quando
gli impedimenti siano stati neutralizzati”. Vasana kshaya e
citta shuddhi corrispondono precisamente all’erosione degli
impedimenti alla meditazione, di tutto ciò che fa
sì che si pensi ad altro e non si tenga la postura. Infatti,
le meditazioni quali io vi propongo sono legate al mio personale
cammino, alla mia comprensione, alla mia sadhana dopo Swamiji e alla
sintesi venuta fuori a poco a poco di ciò che ho ricevuto
dalle differenti tradizioni che ho avvicinato.
Non
bisogna dimenticare che è grazie a ciò che
noi chiamiamo meditazione (della quale non si comprende molto, sino a
quando non la si pratica veramente) che i discepoli zen, gli yogi
tibetani o induisti si liberano dal passato. Tutte queste forme di
meditazione hanno in comune l’immobilità in una
posizione molto simile. Prima o poi tutte queste tecniche fanno appello
alla respirazione, espirazione profonda centrata nello hara, pranayama,
rallentamento della respirazione, sospensione del respiro. Sul monte
Athos, nell’esicasmo, la tradizione mistica ortodossa, la
respirazione accompagna la preghiera centrata sulla ripetizione del
nome di Dio. E i rimproveri rivolti ai monaci del monte Athos di
‘fissarsi sull’ombelico’ sono dovuti
proprio all’incomprensione di alcuni loro esercizi che
insistevano sulla respirazione addominale.
Swamiji
diceva: “Mangiare è una funzione della vita,
respirare è la vita stessa”. La respirazione,
quando si accompagna a un abbandono nell’espirazione e a una
dilatazione dei polmoni, può diventare infinita. Si tratta
del movimento stesso della vita, di un rinnovamento nel quale muoio a
ogni espirazione per essere ricreato a ogni inspirazione. E abbiamo la
possibilità di lasciarci andare a questo movimento naturale
che non cessa dal momento che respiriamo anche addormentati, anche
svenuti.
Ma
le pratiche dell’immobilità e della respirazione
come possono aiutarvi a liberarvi dal passato, dal vostro proprio
passato? Ricorderò una verità che non ho scoperto
io ma che certi kinesiterapeuti conoscono bene: il passato è
inscritto nella nostra respirazione, il soffio: Dio soffia
sull’argilla per creare l’uomo, noi abbiamo
compromesso questo soffio, ciascuno a suo modo nel corso della nostra
storia personale. Permettetemi ancora un esempio personale, ovvero il
ritorno al volto irriconoscibile di mia madre quando avevo due anni.
Nelle piccole note che prendevo in inglese si trova questa frase:
“Vision of nightmare, my mother has been changed”,
“Visione da incubo, mia madre è
cambiata”. Ho rivisto il viso, atroce per il bambino che ero,
di mia madre qualche ora dopo la nascita del suo secondo figlio,
attaccato al suo seno, che mi guardava senza riconoscermi e che io non
ho più riconosciuto. Ho avuto, nel vero senso della parola,
il fiato mozzato. Il riaffiorare di questo trauma è stato
preceduto da tre lying di soffocamento nel corso dei quali ho creduto
di morire soffocato. Rassicuratevi, la natura fa molto bene le cose:
nel momento in cui stavo veramente soffocando il respiro tornava da
solo. Allora io facevo due litri e mezzo allo spirometro, che
è molto poco e molto umiliante per un ragazzo; ero incapace
di espirare, avevo i polmoni incavati e una sorta di tic respiratorio
che mi obbligava ogni quattro o cinque minuti a riprendere fiato. A
parte questo ero piuttosto normale, tanto più a
quarant’anni quando amavo la vita avventurosa che conducevo
attraverso l’Afghanistan, l’Himalaya e
l’India e che mi faceva respirare largamente. Questi lying di
soffocamento mi hanno certamente molto aiutato, ma praticare il ritorno
a una respirazione ampia nella meditazione vi libererà dal
passato molto più di quanto voi non crediate.
Non
siamo noi che respiriamo volontariamente; la respirazione avviene
attraverso il diaframma e i muscoli del torace, e questi muscoli
ricevono dall’inconscio ‘ordini
sotterranei’ che gli impediscono di funzionare normalmente.
Finiscono quindi per atrofizzarsi come dei muscoli mai utilizzati; se
restiamo per un anno a letto ci farà male camminare quando
ci permetteranno di rialzarci. I muscoli della gabbia toracica perdono
la loro piena capacità, si irrigidiscono e si atrofizzano,
la respirazione della maggior parte degli uomini (e naturalmente delle
donne, Desjardins utilizza qui il termine uomini nel senso di esseri
umani, n.d.r.) viene quindi gravemente compromessa e la meditazione si
muove nel senso di un ritorno a una vera respirazione. Anche al di
fuori di una civiltà poco spirituale come la nostra, ogni
giapponese, tibetano o indiano, un tempo come oggi, ha avuto
un’infanzia e ha subito traumi alla funzione respiratoria,
anche se forse meno gravi dei nostri.
La
vitalità di un bambino è legata alla
respirazione. Il bambino possiede una forza di vita e una
spontaneità immense: corre, sale e scende dieci volte di
seguito da una poltrona, salta, risale sulla poltrona, salta
giù di nuovo, gratuitamente. Certamente, un minimo di
educazione è necessaria. Quando costringete un bambino,
agite sulla respirazione e quindi su una funzione importante per il
bambino che è quella di piangere e gridare. Cade e piange,
gli si rifiuta qualcosa e piange, un ragazzino lo spinge e piange.
“Smetti di piangere” o “Smetti di
gridare!”. Il bambino che siamo stati non ha potuto smettere
di piangere o di gridare se non bloccando lui stesso la sua
respirazione. Un bambino che piange con grossi singhiozzi non
può bloccare il suo pianto e le sue grida se non trattenendo
il respiro sino a quando non sia più che un povero, breve
affanno. Quando un bambino comincia a singhiozzare per attirare
l’attenzione, è inevitabile che presto o tardi i
genitori gli chiedano di smettere e il bambino, per paura che si
arrabbino o per l’amore che prova per la mamma che lo
supplica di trovare consolazione, blocca la sua respirazione. Provate a
ritrovare in voi il bambino triste e poi chiedete a voi stessi di
smettere di piangere. Vedrete che per un minuto non respirerete
più correttamente.
Nella
meditazione, cerchiamo di restituire a poco a poco alla respirazione la
sua naturalezza e di nuovo la sua capacità di
‘es-primersi’, vale a dire di buttare fuori.
Esprimere non significa soltanto urlare in terapia, il fatto di
espirare è ugualmente un’espressione. Se bloccate
la respirazione, lo fate tendenzialmente sull’inspirazione
centrata nella parte alta del petto e sull’incavo del ventre,
con tutte le tensioni che ciò comporta. L’atto di
“lasciare-la-presa” così ben descritto
da Karlfried von Dürckheim in Hara consiste
nell’immaginare di ridiscendere nel ventre e di restituire
tutta la sua ampiezza all’espirazione. Potete rieducare la
respirazione attraverso alcune pratiche che completeranno e
arricchiranno i benefici del lying. Non vi private di questo aiuto
perché la respirazione non porta soltanto aria per il corpo
fisico, ma anche prana per il corpo sottile (sukshma sharira) e il
soffio dello Spirito Santo per il corpo causale (karana sharira); nutre
i tre corpi compreso anandamayakosha. La respirazione è la
funzione sacra per eccellenza ed è per questo che i mistici
danno così grande importanza al respiro.
La
respirazione è stata compromessa dal nostro passato
personale. Essere prigionieri del passato equivale a respirare male,
essere liberi dal passato permette di respirare normalmente, in modo
naturale, come un neonato non traumatizzato che dorme placidamente e di
cui si vede gonfiarsi e sgonfiarsi il ventre. Dürckheim scrive
magnificamente nel suo libro che la discesa nello hara ci permette di
accettare molto più facilmente i traumi
dell’esistenza, di mantenere
l’equanimità nelle novità sia buone che
cattive. Gli esercizi respiratori vi aiutano a liberarvi dal vostro
personale passato. Il bambino che portate forse in voi è
spesso un piccolo essere ferito e straziato (a scuola i compagni lo
hanno preso in giro, si è sentito abbandonato dalla madre,
non si è sentito compreso dal padre) e non è
più capace di respirare bene. Permettetemi questa formula:
l’adulto infantile non sa respirare, l’adulto degno
di questo nome respira liberamente; l’adulto infantile soffre
di una respirazione deformata, bloccata, l’adulto ha
ritrovato una respirazione naturale.
***
Ancora
un punto: la respirazione è legata a una funzione
eminentemente importante ma spesso turbata, ovvero la
sessualità. Frédéric Laboyer che ha
studiato molto l’attività respiratoria, fa delle
osservazioni sulla somiglianza della respirazione al momento del parto,
che viene vissuto come momento di riunificazione e che rappresenta una
grande esperienza per la madre, e nel corso dell’atto
sessuale. La maggior parte dei pranayama dello yoga, che comprende
tanto respirazioni ampie quanto respirazioni brevi, si ritrova
nell’atto sessuale completo, in particolare nella donna.
Potete riconoscere in ogni caso come esista un legame tra la
respirazione e la funzione sessuale.
Benché
io non sia un pediatra, ho potuto osservare a che punto i bambini,
maschi e femmine, in ogni caso normali, possano toccare con gioia i
loro organi genitali. Alcuni pedagoghi sono arrivati alla conclusione
che non bisogna intervenire e io sono certo che hanno ragione. Certo,
è curioso vedere una bambina di tre anni carezzare il suo
piccolo sesso con aria raggiante. Tutti i padri e tutte le madri non
hanno riflettuto profondamente su questo aspetto ed è
probabile che molti di voi siano stati inibiti dai loro educatori nella
loro sessualità infantile, e che quindi la loro respirazione
ne sia rimasta segnata. La maggior parte degli adolescenti si
è masturbata e la masturbazione, se ci si lascia veramente
andare, comporta una modificazione della respirazione.
Ascoltatemi
a cuore aperto. E’ necessario riconoscere che esistono
realtà meno prestigiose della meditazione. Non ci si lascia
andare veramente perché c’è quasi
sempre un divieto, esplicito o intuito da noi, che genera un senso di
colpa. D’altra parte, molti giovani dormivano nella stessa
stanza. Ad esempio con i fratelli e le sorelle, o in dormitori, e molti
adolescenti si sono masturbati frenando completamente le manifestazioni
respiratorie possibili perché il fratello nel letto accanto
non potesse supporre di cosa si trattasse. Forse questi dettagli vi
mettono a disagio. Se è così è la
prova che questo argomento vi riguarda in qualche modo. Una certa
sessualità infantile più o meno maltrattata,
insieme a una sessualità più o meno malvissuta
nell’adolescenza, ha contribuito a renderci diffidenti nei
confronti della respirazione e abbiamo imparato a frenarla come
facevamo nella nostra infanzia per non piangere più quando
nostro padre e nostra madre, severamente o con molta gentilezza, ce lo
chiedevano. Dunque anche per coloro che praticano uno yoga che
raccomanda l’astinenza sessuale esiste un legame tra la
semplicità naturale del nostro rapporto con la
sessualità e la respirazione. Sia nel caso che abbiamo una
vita sessuale in qualche modo compromessa perché non abbiamo
ritrovato la spontaneità nella respirazione, sia che siamo
yogi in astinenza, in entrambi i casi, la meditazione, nella quale la
respirazione svolge un ruolo preponderante, ci aiuta a ridiventare
naturali.
Innanzi
tutto, la posizione della meditazione nella sua dignità
ieratica ci sembra artificiale e troviamo più naturali le
posizioni che il nostro corpo assume meccanicamente. Tuttavia,
è in questa posizione di immobilità che voi
opererete un ritorno alla natura e ridiventerete voi stessi. Occorre
essere naturali prima di aspirare al soprannaturale. Non vi potete
riconciliare con la respirazione se non accettate la presenza in voi
del centro sessuale, che è anche il centro della
creatività tanto per lo yogi che vive in castità
quanto per l’uomo o la donna che hanno
un’attività sessuale che auguro a tutti felice.
Ricordate:
creazione, creatività, procreazione. Un essere che non
è libero dal suo passato non è creativo o
è creativo in modo nevrotico. Ogni essere umano è
destinato a essere creativo, non solo gli artisti che compongono
sinfonie o dipingono quadri. L’abbiamo visto, la
creatività utilizza l’energia sessuale, che sia
per procreare un bambino, per procreare l’uomo nuovo o per
produrre un’opera d’arte. Esiste quindi una
relazione tra i blocchi del passato, la respirazione, la naturalezza
con cui accettiamo la funzione sessuale e la nostra capacità
di essere innovatori. Inoltre, c’è una differenza
radicale tra la creatività e l’agitazione: potete
essere attivi, fare moltissime cose e tuttavia non creare nulla. Ad
esempio, da un certo punto di vista, il pensiero è creativo
di conseguenze mentali in noi, genera un karma e può creare
turbamenti, ma in realtà non crea nulla: non diventa
creativo se non quando si concretizza nelle mani di uno scultore o di
un pittore. Un ballerino è creativo anche se non resta nulla
della sua danza quando ha finito di ballare. La creatività
non si manifesta soltanto nella produzione di un’opera
concreta.
Si
possono fare grandi cose senza essere creativi. Avere inventato la
bomba atomica non significa essere creativi. Alcune professioni sono
crudeli perché non permettono di essere creativi
benché comportino molto lavoro. “Batto a macchina
lettere, passano per le mie mani varie carte, telefono, partecipo a
riunioni, aumento le vendite di caucciù sul mercato di
Manila, poi a Parigi, poi a Tokyo, sono un grande uomo
d’affari, ma la mia vita è sempre uguale ogni
giorno”. Al contrario, se coltivo quattro piante di pomodori
nel mio giardino, la loro apparizione e la loro crescita sono ben
visibili e mi danno la sensazione di partecipare al rinnovarsi
dell’esistenza. La spontaneità nel senso induista
della parola equivale a essere sempre creativi.
Siamo
creativi specialmente quando aiutiamo un altro a diventare se stesso.
Creare non consiste soltanto nel mettere un bambino al mondo, ma
significa educarlo; l’attitudine della madre è
creativa perché di un neonato farà un bel
bambino, quindi un futuro adulto. Secondo una felice espressione di
Maurice Béjart, l’essere umano oggi soffre
perché non ‘danza più la sua
vita’. Un artigiano può sentirsi creativo quando
nascono dalle sue mani ringhiere di ferro decorate o vasi, invece, per
lo più, i lavori d'ufficio, anche se di alto livello e di
grande responsabilità, non vengono sentiti come
un’espressione gioiosa del nostro slancio vitale in un mondo
sempre nuovo.
Il
bambino passa il suo tempo a inventare: fa delle formine di sabbia,
gioca gratuitamente, la vita abbonda in lui. Un bambino il cui sviluppo
è stato ostacolato sarà più tardi un
adulto sclerotico, un morto vivente privato dalle sue radici. Molto
spesso il bambino in voi ha perduto la sua ricchezza originaria.
Bloccato nella sua maturazione, vi impedisce di avere
l’età indicata sul vostro stato civile.
Occorrerà quindi rieducarlo a poco a poco per ricondurlo
all’altezza dell’età adulta. La
respirazione, vissuta bene nella meditazione contribuirà, a
restituirvi la creatività interiore e a riconciliarvi
completamente con l’energia sessuale, l’energia
creativa per eccellenza che, invece, per la maggior parte di voi
è associata a stati di malessere.