A.R.A.T ( Associazione Rebirthing ad Approccio Transpersonale )
Dott.ssa GIOVANNA VISINI
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Dal libro “L’Audacia di Vivere”

di Arnaud Desjardins - La fonte sempre pura
Liberarsi dal passato attraverso il respiro

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Se ho di nuovo introdotto la meditazione a Font d’Isière è per fornirvi un punto d’appoggio solido e un aiuto nel lavoro di liberazione dal passato. Per alcuni queste due meditazioni quotidiane sono state una meravigliosa sorpresa, come se l’avessero sempre aspettate. Altri hanno avuto difficoltà, hanno trovato queste meditazioni ingrate e hanno avuto l’impressione che non facessero parte del cammino di Swamiji: “Lei stesso non ne ha parlato in Les chemins de la sagesse, lei stesso ha scritto che la meditazione è uno stadio che viene da sé quando gli impedimenti siano stati neutralizzati”. Vasana kshaya e citta shuddhi corrispondono precisamente all’erosione degli impedimenti alla meditazione, di tutto ciò che fa sì che si pensi ad altro e non si tenga la postura. Infatti, le meditazioni quali io vi propongo sono legate al mio personale cammino, alla mia comprensione, alla mia sadhana dopo Swamiji e alla sintesi venuta fuori a poco a poco di ciò che ho ricevuto dalle differenti tradizioni che ho avvicinato.

Non bisogna dimenticare che è grazie a ciò che noi chiamiamo meditazione (della quale non si comprende molto, sino a quando non la si pratica veramente) che i discepoli zen, gli yogi tibetani o induisti si liberano dal passato. Tutte queste forme di meditazione hanno in comune l’immobilità in una posizione molto simile. Prima o poi tutte queste tecniche fanno appello alla respirazione, espirazione profonda centrata nello hara, pranayama, rallentamento della respirazione, sospensione del respiro. Sul monte Athos, nell’esicasmo, la tradizione mistica ortodossa, la respirazione accompagna la preghiera centrata sulla ripetizione del nome di Dio. E i rimproveri rivolti ai monaci del monte Athos di ‘fissarsi sull’ombelico’ sono dovuti proprio all’incomprensione di alcuni loro esercizi che insistevano sulla respirazione addominale.

 

Swamiji diceva: “Mangiare è una funzione della vita, respirare è la vita stessa”. La respirazione, quando si accompagna a un abbandono nell’espirazione e a una dilatazione dei polmoni, può diventare infinita. Si tratta del movimento stesso della vita, di un rinnovamento nel quale muoio a ogni espirazione per essere ricreato a ogni inspirazione. E abbiamo la possibilità di lasciarci andare a questo movimento naturale che non cessa dal momento che respiriamo anche addormentati, anche svenuti.

 

Ma le pratiche dell’immobilità e della respirazione come possono aiutarvi a liberarvi dal passato, dal vostro proprio passato? Ricorderò una verità che non ho scoperto io ma che certi kinesiterapeuti conoscono bene: il passato è inscritto nella nostra respirazione, il soffio: Dio soffia sull’argilla per creare l’uomo, noi abbiamo compromesso questo soffio, ciascuno a suo modo nel corso della nostra storia personale. Permettetemi ancora un esempio personale, ovvero il ritorno al volto irriconoscibile di mia madre quando avevo due anni. Nelle piccole note che prendevo in inglese si trova questa frase: “Vision of nightmare, my mother has been changed”, “Visione da incubo, mia madre è cambiata”. Ho rivisto il viso, atroce per il bambino che ero, di mia madre qualche ora dopo la nascita del suo secondo figlio, attaccato al suo seno, che mi guardava senza riconoscermi e che io non ho più riconosciuto. Ho avuto, nel vero senso della parola, il fiato mozzato. Il riaffiorare di questo trauma è stato preceduto da tre lying di soffocamento nel corso dei quali ho creduto di morire soffocato. Rassicuratevi, la natura fa molto bene le cose: nel momento in cui stavo veramente soffocando il respiro tornava da solo. Allora io facevo due litri e mezzo allo spirometro, che è molto poco e molto umiliante per un ragazzo; ero incapace di espirare, avevo i polmoni incavati e una sorta di tic respiratorio che mi obbligava ogni quattro o cinque minuti a riprendere fiato. A parte questo ero piuttosto normale, tanto più a quarant’anni quando amavo la vita avventurosa che conducevo attraverso l’Afghanistan, l’Himalaya e l’India e che mi faceva respirare largamente. Questi lying di soffocamento mi hanno certamente molto aiutato, ma praticare il ritorno a una respirazione ampia nella meditazione vi libererà dal passato molto più di quanto voi non crediate.

 

Non siamo noi che respiriamo volontariamente; la respirazione avviene attraverso il diaframma e i muscoli del torace, e questi muscoli ricevono dall’inconscio ‘ordini sotterranei’ che gli impediscono di funzionare normalmente. Finiscono quindi per atrofizzarsi come dei muscoli mai utilizzati; se restiamo per un anno a letto ci farà male camminare quando ci permetteranno di rialzarci. I muscoli della gabbia toracica perdono la loro piena capacità, si irrigidiscono e si atrofizzano, la respirazione della maggior parte degli uomini (e naturalmente delle donne, Desjardins utilizza qui il termine uomini nel senso di esseri umani, n.d.r.) viene quindi gravemente compromessa e la meditazione si muove nel senso di un ritorno a una vera respirazione. Anche al di fuori di una civiltà poco spirituale come la nostra, ogni giapponese, tibetano o indiano, un tempo come oggi, ha avuto un’infanzia e ha subito traumi alla funzione respiratoria, anche se forse meno gravi dei nostri.

 

La vitalità di un bambino è legata alla respirazione. Il bambino possiede una forza di vita e una spontaneità immense: corre, sale e scende dieci volte di seguito da una poltrona, salta, risale sulla poltrona, salta giù di nuovo, gratuitamente. Certamente, un minimo di educazione è necessaria. Quando costringete un bambino, agite sulla respirazione e quindi su una funzione importante per il bambino che è quella di piangere e gridare. Cade e piange, gli si rifiuta qualcosa e piange, un ragazzino lo spinge e piange. “Smetti di piangere” o “Smetti di gridare!”. Il bambino che siamo stati non ha potuto smettere di piangere o di gridare se non bloccando lui stesso la sua respirazione. Un bambino che piange con grossi singhiozzi non può bloccare il suo pianto e le sue grida se non trattenendo il respiro sino a quando non sia più che un povero, breve affanno. Quando un bambino comincia a singhiozzare per attirare l’attenzione, è inevitabile che presto o tardi i genitori gli chiedano di smettere e il bambino, per paura che si arrabbino o per l’amore che prova per la mamma che lo supplica di trovare consolazione, blocca la sua respirazione. Provate a ritrovare in voi il bambino triste e poi chiedete a voi stessi di smettere di piangere. Vedrete che per un minuto non respirerete più correttamente.

 

Nella meditazione, cerchiamo di restituire a poco a poco alla respirazione la sua naturalezza e di nuovo la sua capacità di ‘es-primersi’, vale a dire di buttare fuori. Esprimere non significa soltanto urlare in terapia, il fatto di espirare è ugualmente un’espressione. Se bloccate la respirazione, lo fate tendenzialmente sull’inspirazione centrata nella parte alta del petto e sull’incavo del ventre, con tutte le tensioni che ciò comporta. L’atto di “lasciare-la-presa” così ben descritto da Karlfried von Dürckheim in Hara consiste nell’immaginare di ridiscendere nel ventre e di restituire tutta la sua ampiezza all’espirazione. Potete rieducare la respirazione attraverso alcune pratiche che completeranno e arricchiranno i benefici del lying. Non vi private di questo aiuto perché la respirazione non porta soltanto aria per il corpo fisico, ma anche prana per il corpo sottile (sukshma sharira) e il soffio dello Spirito Santo per il corpo causale (karana sharira); nutre i tre corpi compreso anandamayakosha. La respirazione è la funzione sacra per eccellenza ed è per questo che i mistici danno così grande importanza al respiro.

 

La respirazione è stata compromessa dal nostro passato personale. Essere prigionieri del passato equivale a respirare male, essere liberi dal passato permette di respirare normalmente, in modo naturale, come un neonato non traumatizzato che dorme placidamente e di cui si vede gonfiarsi e sgonfiarsi il ventre. Dürckheim scrive magnificamente nel suo libro che la discesa nello hara ci permette di accettare molto più facilmente i traumi dell’esistenza, di mantenere l’equanimità nelle novità sia buone che cattive. Gli esercizi respiratori vi aiutano a liberarvi dal vostro personale passato. Il bambino che portate forse in voi è spesso un piccolo essere ferito e straziato (a scuola i compagni lo hanno preso in giro, si è sentito abbandonato dalla madre, non si è sentito compreso dal padre) e non è più capace di respirare bene. Permettetemi questa formula: l’adulto infantile non sa respirare, l’adulto degno di questo nome respira liberamente; l’adulto infantile soffre di una respirazione deformata, bloccata, l’adulto ha ritrovato una respirazione naturale.

 

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Ancora un punto: la respirazione è legata a una funzione eminentemente importante ma spesso turbata, ovvero la sessualità. Frédéric Laboyer che ha studiato molto l’attività respiratoria, fa delle osservazioni sulla somiglianza della respirazione al momento del parto, che viene vissuto come momento di riunificazione e che rappresenta una grande esperienza per la madre, e nel corso dell’atto sessuale. La maggior parte dei pranayama dello yoga, che comprende tanto respirazioni ampie quanto respirazioni brevi, si ritrova nell’atto sessuale completo, in particolare nella donna. Potete riconoscere in ogni caso come esista un legame tra la respirazione e la funzione sessuale.

 

Benché io non sia un pediatra, ho potuto osservare a che punto i bambini, maschi e femmine, in ogni caso normali, possano toccare con gioia i loro organi genitali. Alcuni pedagoghi sono arrivati alla conclusione che non bisogna intervenire e io sono certo che hanno ragione. Certo, è curioso vedere una bambina di tre anni carezzare il suo piccolo sesso con aria raggiante. Tutti i padri e tutte le madri non hanno riflettuto profondamente su questo aspetto ed è probabile che molti di voi siano stati inibiti dai loro educatori nella loro sessualità infantile, e che quindi la loro respirazione ne sia rimasta segnata. La maggior parte degli adolescenti si è masturbata e la masturbazione, se ci si lascia veramente andare, comporta una modificazione della respirazione.

 

Ascoltatemi a cuore aperto. E’ necessario riconoscere che esistono realtà meno prestigiose della meditazione. Non ci si lascia andare veramente perché c’è quasi sempre un divieto, esplicito o intuito da noi, che genera un senso di colpa. D’altra parte, molti giovani dormivano nella stessa stanza. Ad esempio con i fratelli e le sorelle, o in dormitori, e molti adolescenti si sono masturbati frenando completamente le manifestazioni respiratorie possibili perché il fratello nel letto accanto non potesse supporre di cosa si trattasse. Forse questi dettagli vi mettono a disagio. Se è così è la prova che questo argomento vi riguarda in qualche modo. Una certa sessualità infantile più o meno maltrattata, insieme a una sessualità più o meno malvissuta nell’adolescenza, ha contribuito a renderci diffidenti nei confronti della respirazione e abbiamo imparato a frenarla come facevamo nella nostra infanzia per non piangere più quando nostro padre e nostra madre, severamente o con molta gentilezza, ce lo chiedevano. Dunque anche per coloro che praticano uno yoga che raccomanda l’astinenza sessuale esiste un legame tra la semplicità naturale del nostro rapporto con la sessualità e la respirazione. Sia nel caso che abbiamo una vita sessuale in qualche modo compromessa perché non abbiamo ritrovato la spontaneità nella respirazione, sia che siamo yogi in astinenza, in entrambi i casi, la meditazione, nella quale la respirazione svolge un ruolo preponderante, ci aiuta a ridiventare naturali.

 

Innanzi tutto, la posizione della meditazione nella sua dignità ieratica ci sembra artificiale e troviamo più naturali le posizioni che il nostro corpo assume meccanicamente. Tuttavia, è in questa posizione di immobilità che voi opererete un ritorno alla natura e ridiventerete voi stessi. Occorre essere naturali prima di aspirare al soprannaturale. Non vi potete riconciliare con la respirazione se non accettate la presenza in voi del centro sessuale, che è anche il centro della creatività tanto per lo yogi che vive in castità quanto per l’uomo o la donna che hanno un’attività sessuale che auguro a tutti felice.

 

Ricordate: creazione, creatività, procreazione. Un essere che non è libero dal suo passato non è creativo o è creativo in modo nevrotico. Ogni essere umano è destinato a essere creativo, non solo gli artisti che compongono sinfonie o dipingono quadri. L’abbiamo visto, la creatività utilizza l’energia sessuale, che sia per procreare un bambino, per procreare l’uomo nuovo o per produrre un’opera d’arte. Esiste quindi una relazione tra i blocchi del passato, la respirazione, la naturalezza con cui accettiamo la funzione sessuale e la nostra capacità di essere innovatori. Inoltre, c’è una differenza radicale tra la creatività e l’agitazione: potete essere attivi, fare moltissime cose e tuttavia non creare nulla. Ad esempio, da un certo punto di vista, il pensiero è creativo di conseguenze mentali in noi, genera un karma e può creare turbamenti, ma in realtà non crea nulla: non diventa creativo se non quando si concretizza nelle mani di uno scultore o di un pittore. Un ballerino è creativo anche se non resta nulla della sua danza quando ha finito di ballare. La creatività non si manifesta soltanto nella produzione di un’opera concreta.

 

Si possono fare grandi cose senza essere creativi. Avere inventato la bomba atomica non significa essere creativi. Alcune professioni sono crudeli perché non permettono di essere creativi benché comportino molto lavoro. “Batto a macchina lettere, passano per le mie mani varie carte, telefono, partecipo a riunioni, aumento le vendite di caucciù sul mercato di Manila, poi a Parigi, poi a Tokyo, sono un grande uomo d’affari, ma la mia vita è sempre uguale ogni giorno”. Al contrario, se coltivo quattro piante di pomodori nel mio giardino, la loro apparizione e la loro crescita sono ben visibili e mi danno la sensazione di partecipare al rinnovarsi dell’esistenza. La spontaneità nel senso induista della parola equivale a essere sempre creativi.

 

Siamo creativi specialmente quando aiutiamo un altro a diventare se stesso. Creare non consiste soltanto nel mettere un bambino al mondo, ma significa educarlo; l’attitudine della madre è creativa perché di un neonato farà un bel bambino, quindi un futuro adulto. Secondo una felice espressione di Maurice Béjart, l’essere umano oggi soffre perché non ‘danza più la sua vita’. Un artigiano può sentirsi creativo quando nascono dalle sue mani ringhiere di ferro decorate o vasi, invece, per lo più, i lavori d'ufficio, anche se di alto livello e di grande responsabilità, non vengono sentiti come un’espressione gioiosa del nostro slancio vitale in un mondo sempre nuovo.

 

Il bambino passa il suo tempo a inventare: fa delle formine di sabbia, gioca gratuitamente, la vita abbonda in lui. Un bambino il cui sviluppo è stato ostacolato sarà più tardi un adulto sclerotico, un morto vivente privato dalle sue radici. Molto spesso il bambino in voi ha perduto la sua ricchezza originaria. Bloccato nella sua maturazione, vi impedisce di avere l’età indicata sul vostro stato civile. Occorrerà quindi rieducarlo a poco a poco per ricondurlo all’altezza dell’età adulta. La respirazione, vissuta bene nella meditazione contribuirà, a restituirvi la creatività interiore e a riconciliarvi completamente con l’energia sessuale, l’energia creativa per eccellenza che, invece, per la maggior parte di voi è associata a stati di malessere.

 


©2007-2008 Giovanna Visini - Ultimo aggiornamento: 01/12/2007