Nella
nostra cultura è radicata l’idea che
l’evoluzione riguardi solo il passato. E’ una
realtà scientifica incontestabile: tutto si è
evoluto, dalla materia si è evoluta la vita, dalla vita la
mente. Ma oltre la mente non si va. Gli esseri umani possono arrivare a
pensare razionalmente e questo è il massimo livello di
coscienza cui possiamo aspirare. Caso mai, per riprendere una famosa
metafora della psicoanalisi freudiana, sotto al primo piano
dell’Ego razionale possiamo trovare le cantine ed esplorarle,
ma in questo edificio non ci sono attici e terrazze esposte al sole.
E’ interessante, però, notare che in campo
scientifico la fisica e la biologia nei loro più recenti
sviluppi sistemici sostengono che l’evoluzione
dell’universo ha una direzione, un telos, un fine. Questo
fine è un accrescimento della complessità, ma
complessità, come ha dimostrato Wilber nei suoi ultimi
libri, è sinonimo di coscienza. Dalla materia alla vita alla
mente si accresce la complessità e c’è
sempre più coscienza.
Anche
la psiche ha una direzione, altrimenti non potrebbe diventare bloccata
o malata. Tende verso un aumento di complessità/coscienza.
Questo riconoscono tutte le psicologie che contemplano uno sviluppo.
Ma, fino a tempi molto recenti l’evoluzione dell’Io
si limitava al passaggio dagli stadi prerazionali agli stadi razionali.
Così per Freud il telos era rappresentato dall’ego
integrato e da una organizzazione genitale adeguata; per Piaget dal
pensiero operazionale-formale (il primo piano della nostra metafora).
C.G.Jung è stato il primo a mettere in discussione questa
visione limitata della psiche e della psicologia. Dopo di lui, gli
psicologi umanisti e transpersonali, hanno iniziato
un’autonoma esplorazione e mappatura dell’intero
spettro della coscienza con particolare attenzione ai livelli di
coscienza transegoici e transrazionali, confermando le conoscenze delle
tradizioni spirituali e mistiche orientali e occidentali e
rivoluzionando i modelli psicologi occidentali.
La
frattura tra lo Spirito/Dio posto in una realtà ultramondana
e l’essere umano come corpo-mente in “questo
mondo” è così risanata. Il
“Regno dei Cieli” è dentro di noi e
dentro di noi va ricercato e realizzato. La dimensione spirituale
è il territorio che si rivela e si dispiega quando
l’ego e la mente, tappe dello sviluppo essenziali, ma non
definitive, vengono trascese. Il nostro futuro evolutivo va nella
direzione dell’allargamento della coscienza oltre la
razionalità.
Il
Rebirthing, dunque, si fonda su questa visione positiva
dell’essere umano e del Cosmo. In questo contesto si
comprende come sia fondamentale esplorare dettagliatamente la relazione
che esiste tra corpo-mente-psiche e dimensione spirituale. Il
Rebirthing è infatti non soltanto un metodo efficace per
risolvere molti problemi psicosomatici, per riacquistare energia e
vitalità, fiducia e gioia nel vivere la propria vita e le
relazioni con gli altri, ma anche un percorso di trasformazione
profonda che attraverso l’esperienza diretta di se stessi, la
comprensione, l’attenzione, la gentilezza e la consapevolezza
favorisce l’integrazione e la sintesi della
personalità intorno all’Io, aprendo allo stesso
tempo l’accesso alla dimensione transpersonale del
Sé.