Questa
visione si accorda perfettamente alla comprensione che del corpo/mente
e del suo funzionamento hanno, sia le scuole di psicologia
transpersonale come la Psicosintesi e le teorie di Wilber, sia molte
tradizioni spirituali che propongono cammini di realizzazione del
Sé transpersonale e delle dimensioni spirituali non duali (a
cui per altro sia la Psicosintesi sia Wilber si ricollegano).
All’interno di queste tradizioni, millenni prima di Freud e
Jung, era stato compreso che il problema fondamentale
dell’essere umano è la liberazione dai
condizionamenti e dai meccanismi inconsci che ci imprigionano e ci
impediscono di realizzare ciò che veramente siamo,
condannandoci alla paura e alla sofferenza. Termini come Risveglio,
Liberazione, Visione della Realtà che troviamo negli
insegnamenti spirituali si riferiscono a quello stato che si raggiunge
quando portiamo la luce della consapevolezza nei labirinti del nostro
funzionamento automatico e inconscio.
Il
Rebirthing si inserisce nell’ambito di quelle che possiamo
chiamare nuove “tecnologie bio-psico-spirituali”
che hanno una forte componente esperenziale e che, in quanto
coinvolgono tutti i piani e i livelli dello sviluppo della coscienza:
il corpo, la mente e lo spirito, sono strumenti potenti di
accelerazione della trasformazione e della crescita personale, in primo
luogo per vivere meglio e realizzare i nostri compiti in questa vita e
in secondo luogo per raggiungere in modo prima temporaneo poi sempre
più stabile la dimensione transpersonale della coscienza. Il
Rebirthing Transpersonale, a differenza di altre tecniche simili, non
ha come suo primo obiettivo quello del raggiungimento di stati non
ordinari di coscienza, ma si colloca nell’ambito delle
tradizioni spirituali cosiddette “non dualistiche”
come l’ Advaita Vedanta, il Buddhismo Mahayana, il Tantrismo,
lo Zen; per quanto riguarda le scuole di psicologia, come abbiamo
detto, è la Psicosintesi di R. Assagioli che presenta basi
teoriche e pratiche in cui il nostro metodo si riconosce.
Ciò che viene perseguito, infatti, è la ricerca
della risposta alla domanda fondamentale “Chi sono
Io”.
Attraverso
successivi riconoscimenti, accettazione, disidentificazioni e
integrazioni delle nostre varie parti consce e inconsce, delle varie
funzioni, complessi, subpersonalità, delle impressioni
fisiche, emozionali e mentali che si sono accumulate e stratificate
negli anni, i molteplici e spesso conflittuali contenuti della
coscienza sono integrati e armonizzati fino a raggiungere naturalmente
lo stato di Osservatore, di Testimone di ciò che
è. E noi siamo Quello. Il respiro è il veicolo
dell’energia vitale che crea nuove forme a ogni istante. Ci
rendiamo conto di questo continuo fluire di sensazioni, emozioni,
pensieri. E noi ci siamo. Dentro di noi immersi nella vita
c’è qualcosa che osserva, un centro:
l’Io/Sé. Qualunque cosa succeda a livello del
corpo, delle emozioni e della mente vengono accettati, compresi,
lasciati andare. Ci liberiamo, è come rinascere.
Il
Rebirthing ha dunque due funzioni fondamentali: la prima, rendere
consapevole ciò che inconscio, che si tratti
dell’inconscio personale o collettivo e armonizzarlo attorno
all’ Io/Coscienza di sé, in questo senso si tratta
di una “Via che scende”, che dal livello in cui
siamo recupera e scioglie, sblocca e integra ciò che in noi
agisce fuori dal nostro controllo (Freud diceva: “Tutto
ciò che abbiamo dimenticato, ci induce a ripetere; Assagioli
diceva: “Tutto ciò con cui siamo identificati ci
possiede”; con Wilber potremmo dire che si tratta di
allargare i confini troppo stretti in cui ci siamo rinchiusi
reprimendo, rimuovendo e negando tanti aspetti di noi, mentendo per non
vedere, per non soffrire, per non deludere, per compiacere, ecc.).
Nella nostra epoca, è molto importante
“discendere”, perché la mente razionale
ha represso e sacrificato corpo ed emozioni. Spesso viviamo solo nei
pensieri, inconsapevoli delle sensazioni, come anestetizzati. Scendiamo
allora e riappropriamoci di ciò che è nostro. Non
possiamo trascendere nulla se prima non lo possediamo (il leit-motiv
della Psicosintesi è “Conosci, Possiedi,
Trasforma”). Questo processo libera le energie bloccate e
scioglie tensioni, ansie, paure, limitazioni di ogni tipo. Vibriamo di
energia, di vitalità, siamo vivi e le nostre radici sono
profonde e affondano nella terra. Vivevamo al dieci per cento delle
nostre possibilità, ora possiamo vivere al cento per cento.
Questa
visione si accorda perfettamente alla comprensione che del
corpo/mente e del suo funzionamento hanno, sia le scuole di psicologia
transpersonale come la Psicosintesi e le teorie di Wilber, sia molte
tradizioni spirituali che propongono cammini di realizzazione del
Sé transpersonale e delle dimensioni spirituali non duali (a
cui per altro sia la Psicosintesi sia Wilber si ricollegano).
All’interno di queste tradizioni, millenni prima di Freud e
Jung, era stato compreso che il problema fondamentale
dell’essere umano è la liberazione dai
condizionamenti e dai meccanismi inconsci che ci imprigionano e ci
impediscono di realizzare ciò che veramente siamo,
condannandoci alla paura e alla sofferenza. Termini come Risveglio,
Liberazione, Visione della Realtà che troviamo negli
insegnamenti spirituali si riferiscono a quello stato che si raggiunge
quando portiamo la luce della consapevolezza nei labirinti del nostro
funzionamento automatico e inconscio.
Il
Rebirthing si inserisce nell’ambito di quelle che possiamo
chiamare nuove “tecnologie bio-psico-spirituali”
che hanno una forte componente esperenziale e che, in quanto
coinvolgono tutti i piani e i livelli dello sviluppo della coscienza:
il corpo, la mente e lo spirito, sono strumenti potenti di
accelerazione della trasformazione e della crescita personale, in primo
luogo per vivere meglio e realizzare i nostri compiti in questa vita e
in secondo luogo per raggiungere in modo prima temporaneo poi sempre
più stabile la dimensione transpersonale della coscienza. Il
Rebirthing Transpersonale, a differenza di altre tecniche simili, non
ha come suo primo obiettivo quello del raggiungimento di stati non
ordinari di coscienza, ma si colloca nell’ambito delle
tradizioni spirituali cosiddette “non dualistiche”
come l’ Advaita Vedanta, il Buddhismo Mahayana, il Tantrismo,
lo Zen; per quanto riguarda le scuole di psicologia, come abbiamo
detto, è la Psicosintesi di R. Assagioli che presenta basi
teoriche e pratiche in cui il nostro metodo si riconosce.
Ciò che viene perseguito, infatti, è la ricerca
della risposta alla domanda fondamentale “Chi sono
Io”.
Attraverso
successivi riconoscimenti, accettazione, disidentificazioni e
integrazioni delle nostre varie parti consce e inconsce, delle varie
funzioni, complessi, subpersonalità, delle impressioni
fisiche, emozionali e mentali che si sono accumulate e stratificate
negli anni, i molteplici e spesso conflittuali contenuti della
coscienza sono integrati e armonizzati fino a raggiungere naturalmente
lo stato di Osservatore, di Testimone di ciò che
è. E noi siamo Quello. Il respiro è il veicolo
dell’energia vitale che crea nuove forme a ogni istante. Ci
rendiamo conto di questo continuo fluire di sensazioni, emozioni,
pensieri. E noi ci siamo. Dentro di noi immersi nella vita
c’è qualcosa che osserva, un centro:
l’Io/Sé. Qualunque cosa succeda a livello del
corpo, delle emozioni e della mente vengono accettati, compresi,
lasciati andare. Ci liberiamo, è come rinascere.
Il
Rebirthing ha dunque due funzioni fondamentali: la prima, rendere
consapevole ciò che inconscio, che si tratti
dell’inconscio personale o collettivo e armonizzarlo attorno
all’ Io/Coscienza di sé, in questo senso si tratta
di una “Via che scende”, che dal livello in cui
siamo recupera e scioglie, sblocca e integra ciò che in noi
agisce fuori dal nostro controllo (Freud diceva: “Tutto
ciò che abbiamo dimenticato, ci induce a ripetere; Assagioli
diceva: “Tutto ciò con cui siamo identificati ci
possiede”; con Wilber potremmo dire che si tratta di
allargare i confini troppo stretti in cui ci siamo rinchiusi
reprimendo, rimuovendo e negando tanti aspetti di noi, mentendo per non
vedere, per non soffrire, per non deludere, per compiacere, ecc.).
Nella nostra epoca, è molto importante
“discendere”, perché la mente razionale
ha represso e sacrificato corpo ed emozioni. Spesso viviamo solo nei
pensieri, inconsapevoli delle sensazioni, come anestetizzati. Scendiamo
allora e riappropriamoci di ciò che è nostro. Non
possiamo trascendere nulla se prima non lo possediamo (il leit-motiv
della Psicosintesi è “Conosci, Possiedi,
Trasforma”). Questo processo libera le energie bloccate e
scioglie tensioni, ansie, paure, limitazioni di ogni tipo. Vibriamo di
energia, di vitalità, siamo vivi e le nostre radici sono
profonde e affondano nella terra. Vivevamo al dieci per cento delle
nostre possibilità, ora possiamo vivere al cento per cento.