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Dal libro: “Integral Spirituality”, (Integral Books 2006) di Ken Wilber
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| Libera traduzione dall’inglese di Giovanna Visini |
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Trascendenza Patologica: dall’Io all’Esso
Mentre
lo sviluppo sano converte l’io in me, lo sviluppo patologico converte
l’io in esso. Questa è una delle scoperte più significative di una
prospettiva AQAL. Coloro che studiano la psicologia della meditazione
sono consapevoli da molto tempo di due fatti importanti che appaiono
del tutto contraddittori. Il primo è che nella meditazione l’obiettivo
è quello di distaccarsi o dis-identificarsi da qualsiasi cosa emerga. La trascendenza è stata a lungo definita come un processo di dis-identificazione. E agli studenti di meditazione era di fatto insegnato a dis-identificarsi con qualsiasi “io o me o mio” si manifestasse.
Ma
il secondo fatto è che nella patologia, vi è una dis-identificazione o
dissociazione di parti dell’io (self), quindi dis-identificarsi è il
problema, non la cura. Allora, devo identificarmi con la mia rabbia o
disidentificarmi da essa?
Entrambe le cose,
ma i tempi sono tutto – i tempi dello sviluppo, in questo caso. Se la
mia rabbia emerge alla consapevolezza, ed è autenticamente sperimentata
e posseduta come la mia rabbia, allora l’obiettivo è continuare la
dis-identificazione (lasciare andare la rabbia e l’io che ne fa
esperienza – così da convertire l’io in un “me”, cosa che è sana). Ma
se la mia rabbia emerge nel campo della consapevolezza come la tua
rabbia o la sua rabbia o una rabbia-esso – ma non la mia rabbia –
l’obiettivo è prima identificarsi e possedere di nuovo la rabbia
(convertendo quella “rabbia-esso” o “rabbia sua” in
terza-persona in “Rabbia Mia” in prima-persona – e veramente
possedere la dannata rabbia) – e in seguito ci si può dis-identificare
dalla rabbia e dall’io che la sperimenta (convertendo la prima-persona
soggettiva “io” nella prima-persona oggettiva “me” – che è la
definizione di un processo sano di “trascendere e includere”). Ma
se come prima cosa non intraprendiamo questa riappropriazione dell’ombra,
allora la meditazione sulla rabbia non fa che aumentare l’alienazione –
la meditazione diventa “trascendere e negare”, che è esattamente la
definizione dello sviluppo patologico.
Questa è proprio la
ragione per cui persino meditatori avanzati hanno talmente tanto
materiale relativo all’ombra che non sembra potrà essere integrato. E
tutti possono vederlo chiaramente tranne loro. Nella “Oprahizzazione”
dell’America [dal nome della famosa
conduttrice di programmi televisivi americana Oprah Winfrey: il
termine viene utilizzato per definire la moda di rendere pubblici in
televisione sentimenti, emozioni e indiscrezioni sul proprio passato,
le “confessioni in diretta”. N.d.T.] una recente tendenza vede
maestri di meditazione che si riuniscono e parlano senza posa di
questioni relative alla loro ombra, dimostrando che possono portare una
grande attenzione e “chiara visione” alla loro ombra, senza però
curarla.
Il punto è che questi due fatti che riguardano il
“distacco” o la “dis-identificazione” che sembravano prima così
sconcertanti possono facilmente essere espressi in modo sintetico nei
termini della prospettiva AQAL come segue: lo sviluppo sano converte l’io in me; lo sviluppo patologico converte l’io in esso.
La prima affermazione esprime la disidentificazione sana o il distacco
sano; la seconda esprime la disidentificazione malata o la
dissociazione patologica o la trascendenza patologica o la repressione.
E’ chiaro allora – se sintetizziamo la discussione in questo
modo – che lo sviluppo sano e la trascendenza sana sono la stessa cosa,
dal momento che lo sviluppo è “trascendere e includere”. Il soggetto di
uno stadio diventa l’oggetto del soggetto dello stadio successivo,
quindi possedendo ma trascendendo quel soggetto, finché – in una
sequenza ideale – tutti i soggetti e “io” relativi sono stati trascesi
e c’è soltanto il puro Testimone o il puro Sé, lo spazio aperto nel
quale parla lo Spirito.
Più particolarmente, abbiamo visto che
in ogni stadio di sviluppo dell’io, l’io o soggetto di uno stadio
diventa il “me” dell’io dello stadio successivo. Poiché ogni io diventa
me, un nuovo e più elevato io prende il loro posto, finché c’è soltanto
l’Io-Io, o il puro Testimone, il puro Sé, puro Spirito o Grande Mente.
Quando tutti gli “io” sono stati convertiti in “me”, sperimentalmente
non rimane altro che l’Io-Io ( Ramana Maharshi lo chiamava: l’Io che è
consapevole dell’Io), il puro Testimone che non è mai un oggetto visto
ma sempre il puro Colui Che Vede, il puro Atman che è non-atman, il
puro Sé che è non-sé. Io divento me finché c’è solo Io-Io, e l’intero
mondo manifesto è “mio” nell’Io-Io.
Ma, in ogni punto di questo sviluppo, se la proprietà di alcuni aspetti dell’io viene negata, essi appaiono come un esso, e questa non è trascendenza, questa è patologia. Negare la proprietà non è dis-identificazione, ma negazione. E’ il cercare di dis-identificarsi da un impulso prima che sia riconosciuto e sentito,
e questa non appropriazione produce sintomi, non liberazione. E una
volta che si è prodotta la non appropriazione, il processo di
disidentificazione e di distacco della meditazione la renderà
probabilmente ancora peggiore, ma in ogni caso non raggiungerà la causa
più profonda.
Illuminazione orizzontale e verticale
Facciamo
una pausa per intercalare un’importante questione sulla quale
ritorneremo tra breve, ma che merita di essere menzionata qui. Abbiamo
visto che il modo più adeguato di sintetizzare l’Illuminazione è: diventare uno con tutti gli stati e stadi disponibili. Questa definizione include quello che possiamo definire Illuminazione verticale – o diventare uno con tutti gli stadi (in qualsiasi epoca storica data) – e Illuminazione orizzontale – o diventare uno con tutti gli stati (grossolano, sottile, causale, non duale).
Notiamo
che la nostra raffinata definizione (o “doppia definizione”)
dell’Illuminazione si adatta perfettamente a tutto quello che abbiamo
visto circa lo sviluppo. Essere completamente Illuminato significa
essere uno con – trascendere e includere – tutti gli stadi e stati, e
questo significa: Tutti gli stadi e stati sono stati fatti oggetto
della vostra soggettività, o tutti gli “io” sono diventati “me” dell’io
successivo finché c’è solo Io-Io, e l’intero mondo è il vostro oggetto
che poggia tranquillamente sul palmo della vostra mano. Vi siete
disindentificati da tutto e siete diventati uno con tutto, trascendendo
e includendo l’intero Kosmo.
Se avete realizzato
un’Illuminazione orizzontale – se avete fatto di tutti gli stati
grossolani, sottili e causali l’oggetto del vostro Testimone – questo
è, per così dire, metà Illuminazione. Ma se il vostro sviluppo
verticale è, diciamo, soltanto allo stadio arancione, allora voi siete
uno con tutto gli stadi precedenti fino all’arancione ( avete trasceso
e incluso gli stadi magenta, rosso, ambra e arancione), ma si stendono
davanti a voi o sopra di voi le strutture del verde, turchese, indaco e
violetto… Queste sono strutture reali del Kosmo che esistono in
quest’epoca storica ma che voi non avete ancora attraversato, con cui
non siete ancora diventati uno (che non avete ancora trasceso e
incluso), e quindi ci sono aspetti dell’universo con cui voi
semplicemente non siete ancora diventati uno. Queste strutture (in
questo caso, da verde a violetto) sono, abbastanza letteralmente,
“sopra la mia testa”, e se il mio sviluppo non include ancora queste
strutture del Kosmo, questi livelli di coscienza, questi strati
dell’emanazione stessa dello Spirito, allora non sono veramente uno con
tutte le manifestazioni dello Spirito in questo momento storico – di
fatto si tratta di aspetti del mio proprio Sé più profondo – e quindi
non posso pretendere di essere completamente Auto-Realizzato…
Allora,
la completa Auto-Realizzazione o la completa Illuminazione richiede
entrambe le Illuminazioni: la verticale riferita agli stadi e
l’orizzontale riferita agli stati – trascendendo tutti gli stadi e
stati (essi diventato oggetti del mio infinito soggetto, diventano “me”
dell’Io-Io o Testimone) e includendo tutti gli stadi e stati (l’intero
Kosmo diventa “mio” nella consapevolezza non duale), così che tutti i
soggetti e tutti gli oggetti emergono nel grande gioco del Sé Supremo
che è l’Io-Io di questo e di ogni momento.
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©2008-2009
Giovanna Visini - Ultimo aggiornamento: 20/04/2009
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