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Da
quanto precede e ai nostri fini, ci interessa sottolineare due aspetti
importanti che costituiscono una guida imprescindibile per orientarci
sul nostro percorso: il primo è la distinzione tra inconscio
inferiore o prepersonale e inconscio superiore o transpersonale.
Nell’inconscio inferiore, seguendo Assagioli, troviamo: la
coordinazione delle funzioni fisiologiche, tendenze e impulsi
primitivi, molti complessi psichici a forte tonalità emotiva
che
sono resti del passato prossimo o remoto, individuale, ereditario e
atavico, manifestazioni morbose come fobie, pensieri ossessivi, ecc. e
anche facoltà parapsicologiche spontanee e non dominate.
Nella dimensione transpersonale, che, come dice Wilber, si riferisce al
futuro evolutivo dell’essere umano e non al suo passato,
risiedono, allo stato latente o potenziale, le energie superiori dello
Spirito e i poteri supernormali di tipo elevato. Da esso provengono
anche le intuizioni e le ispirazioni superiori, gli imperativi etici,
gli slanci altruistici.
L’altro aspetto che ci interessa si riferisce
all’importanza che è necessario attribuire alla
risoluzione delle problematiche che attengono alla sfera personale, al
superamento degli aspetti conflittuali e al raggiungimento di una
soddisfacente integrazione dei vari aspetti della
personalità e
di una sufficiente autonomia psicologica, anche in presenza di
un’apertura verso la sfera transpersonale.
Questo ben si integra con la visione wilberiana (non presente in modo
esplicito e dettagliato nella Psicosintesi) che distingue i
livelli o stadi di evoluzione della coscienza dagli stati di coscienza,
e in particolare dagli stati ampliati, in cui si entra in contatto con
dimensioni non personali, sia prepersonali sia transpersonali, questi
ultimi spesso chiamati “esperienze delle vette”
(peak
experiences).
Dice Wilber:
“Ci sono differenti stati di coscienza. Stati
ordinari,
stati alterati, stati meditativi, stati ipnotici, stati di sogno, stati
sciamanici, stati senza forma, stati non duali, stati ipnagogici, stati
prodotti dalla sincronizzazione delle onde cerebrali, esperienze di
vetta, stati di flusso (flow states), stati risvegliati.
(…) Differenti stati di coscienza dischiudono
mondi del
tutto differenti, e l’esplorazione di questi mondi differenti
è cominciata. Poiché la maggior parte degli stati
di
coscienza e delle esperienze di vetta sono variazioni dei tre o quattro
stati naturali di veglia, sogno, sonno profondo senza sogni e
unità, essi sono stati spesso raggruppati in quelle quattro
categorie generali e chiamati: stati grossolani (veglia), sottili
(sogno), causali (senza forma) e non duali (unità).
Oltre agli stati di coscienza, ci sono gli stadi di coscienza. Qual
è la differenza? Gli stati sono temporanei, gli stadi sono
permanenti. … Gli stadi (o livelli) sono il modo in cui
l’evoluzione catapulta tutti i fenomeni fuori dal caos verso
sfere di sempre maggior organizzazione e inclusione. Un esempio
semplice e chiaro: dagli atomi alle molecole alle cellule agli
organismi. Ognuno di essi è uno stadio, e ogni stadio
trascende
e include gli stadi precedenti, così che
l’evoluzione si
presenta come una serie di sfere “annidate”,
incluse, una
nell’altra, o oloni – un tutto che è
parte di un
tutto più grande, e questo, a quanto pare,
all’infinito.
Quindi l’evoluzione presenta una sua intrinseca
direzionalità, dagli atomi alle molecole alle cellule: non
troverete mai molecole che emergono prima degli atomi, o cellule prima
delle molecole. Non si conoscono eccezioni in nessuna parte
dell’universo, quindi “stadi”,
“evoluzione” e “crescita” sono
di fatto
sinonimi.”
(Tratto dall’Introduzione a “The Translucent
Revolution” da me tradotta; vedi sito).
(…)
“Qual è l’esatta natura di questi
livelli nella
psiche umana? Essi sono fondamentalmente, livelli di coscienza, che
sembrano estendersi lungo l’intero spettro della coscienza
stessa, dal subconscio, al conscio al superconscio. Questo spettro
globale della coscienza è ben conosciuto dalle
più
importanti tradizioni di saggezza del mondo, dove una versione di esso
appare come la Grande Catena dell’Essere che, viene
affermato,
spazia dalla materia al corpo alla mente all’anima e allo
spirito. Grande Catena è, forse, una definizione non del
tutto
appropriata. Non si tratta, infatti, di una catena lineare, ma di una
serie di sfere racchiuse una nell’altra: viene detto che lo
spirito trascende ma include l’anima, che trascende ma
include la
mente, che trascende ma include il corpo, che trascende ma include la
materia. In accordo con questa visione, è più
accurato
utilizzare la definizione “Grande Campo
dell’Essere”.

Io
utilizzo spesso nove o dieci livelli di base o onde della coscienza
(che sono variazioni di materia, corpo, mente, anima e spirito),
poiché le prove suggeriscono che queste onde di base sono
ampiamente universali o generalmente simili nelle loro caratteristiche
profonde dovunque esse appaiano (per esempio, la mente umana, in
qualsiasi luogo appaia, ha la capacità di formare immagini,
simboli e concetti. I contenuti di queste immagini e simboli variano da
cultura a cultura, ma la capacità in quanto tale
è
universale. …. Si assume che i processi psicologici di base
siano comuni alla specie, caratteristiche umane condivise, ma che la
cultura introduca delle variazioni in queste similarità
basiche
sottostanti).”
(Tratto dalla mia traduzione di un testo di K.Wilber:
“Lineamenti di una Psicologia Integrale”; vedi
sito.)
Le problematiche di tipo psicosomatico e psicodinamico, le tematiche
legate al trauma della nascita e i contenuti relativi
all’inconscio collettivo attengono essenzialmente ai livelli
che
Wilber chiama materia, corpo/vita e mente. Le aspirazioni
transpersonali attengono naturalmente ai due livelli di anima e
Spirito. Ricordiamo che, nell’approccio integrale, la
dimensione
spirituale non è soltanto un livello più elevato
o
più profondo da raggiungere, ma anche il fondamento e il
presupposto sempre presente dell’intera evoluzione e della
coscienza. Nella Psicosintesi, il Sé è la
sorgente
dell’Io ed è l’autore del progetto
esistenziale.
Se pur non in modo lineare, anzi spesso con un movimento a spirale, nel
Rebirthing si dipana un cammino che ha come prima tappa quella di una
necessaria riorganizzazione, integrazione o superamento di sensazioni,
emozioni, impulsi, desideri, complessi, subpersonalità,
schemi
mentali obsoleti e preconcetti su se stessi e sul mondo,
condizionamenti subiti e interiorizzati che tiranneggiano la coerente
espressione della personalità e delle proprie
potenzialità. La progressiva disidentificazione da questi
contenuti psichici consente l’autoidentificazione con quel
centro
dotato di volontà e consapevolezza che è
l’Io.
Diventa, allora, possibile scoprire un nuovo senso di
identità e dare un nuovo e più profondo
significato alla
nostra esistenza. Pur accettando i nostri limiti, riconosciamo anche
che abbiamo la possibilità di scegliere. Emerge una maggiore
assunzione di responsabilità che ci aiuta a diventare
“soggetti” della nostra vita, o come dice la
Psicosintesi a
“co-creare” la nostra vita e non più
sentirci come
esseri passivi, spettatori impotenti o addirittura vittime, che credono
di essere completamente in balia dei vissuti interiori e delle
condizioni esteriori.
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