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Nel
Rebirthing Transpersonale intraprendiamo un cammino attraverso la
“selva oscura” della confusione,
dell’ansia, del
panico, dell’incapacità di fare scelte,
dell’insicurezza, del sentirsi inadeguati, della vergogna,
del
senso di colpa, ecc.. Queste sensazioni, emozioni, pensieri li
percepiamo meglio, li circoscriviamo, ne delineiamo la storia. Quello
che prima sembrava sopraffarmi, adesso posso osservarlo da una certa
distanza. Cominciamo a percepire il centro della coscienza,
l’Io,
e, approfondendo il processo, la luminosa sorgente transpersonale, il
Sé. La psicosintetista A. M. Finotti in un brano
(disponibile
sul mio sito) intitolato “La Metafora della Via”
parla di
una progressiva trasformazione che avviene in noi, sul cammino di
crescita, da vagabondi confusi e trascinati dagli eventi, in viandanti
sul cammino, in pellegrini verso una meta e poi, quando si apre il
cuore, in servitori della vita e degli altri esseri.
La disidentificazione, pietra miliare della Psicosintesi, con la
respirazione avviene in modo semplice e naturale: sono l’io
che
respira e allo stesso tempo sento l’emozione salire, il
vissuto
emergere: sono, ad esempio, quel bambino o quella bambina non visti,
non abbastanza amati, non riconosciuti, sono quel ragazzo o quella
ragazza impauriti che si consideravano brutti e inadeguati, sono
quell’adulto che ha vissuto una perdita, che non ha superato
separazione e lutto, fallimento e delusione.
Le situazioni emotive non integrate rimangono nel nostro inconscio e ci
influenzano, anche se non ne abbiamo il ricordo o le abbiamo
razionalizzate. Quel bambino o quella bambina sono ancora con noi, con
le loro paure, con la loro fame d’amore, con le loro
richieste
insoddisfatte. Diventano delle vere
“subpersonalità”. E nelle sedute di
Rebirthing, non
importa l’età della persona, emerge spesso insieme
al
pianto quell’invocazione sconsolata che abbiamo serbato
dentro di
noi per anni: “Mamma, dove sei?” Oppure, in un
insight
folgorante, ci appare chiaro quello schema di comportamento che ci ha
condizionato da sempre. Vederlo significa iniziare a disidentificarci e
quindi a non esserne più condizionati. Comincia a
sciogliersi la
rigidità di un comportamento stereotipato, non adatto,
inefficace, diventiamo più flessibili e possiamo cambiare la
nostra visione della realtà.
Quel modello di comportamento poteva, per esempio, rispondere a un
certo tipo di messaggio ricevuto dai genitori in modo esplicito o non
verbale che l’Analisi Transazionale (AT) ha schematizzato nei
cinque “messaggi spinta”: sii perfetto, sii forte,
sforzati, sbrigati, compiaci. A questi potremmo aggiungere quelle che
l’AT chiama “ingiunzioni”: non
crescere, non
riuscire, non essere te stesso, non sentire, non pensare, non riuscire,
non essere un bambino, ecc. Il bambino o la bambina interiorizzano
questi messaggi e cercano di adeguarsi, di rispondere e corrispondere
con gli strumenti esigui a loro disposizione. Sanno intuitivamente che
solo così saranno accettati, amati e potranno…
sopravvivere.
In una seduta un uomo rivive la scena: la madre è malata,
è malata da tanto tempo, lui è lì,
bambino, vicino
a lei, la guarda, lei non lo guarda, concentrata su se stessa. Si sente
solo, piange nella seduta. E dà voce a quella che era la sua
emozione di allora, la esplicita, la rende intellegibile :
“Mamma, voglio che stai bene, che tu sia felice.
Sarò
forte, me la caverò da solo, sarò bravo, sarai
contenta
di me.” Ora è chiaro cosa c’è
alla base di
quel suo modo di sentire la vita come un’immane fatica.
Sempre
troppo responsabile, aveva negato le sue esigenze e i suoi bisogni, si
era sempre fatto carico di tutto e di tutti. Portava il mondo intero
sulle su spalle. Il risultato è la tensione permanente,
l’insonnia e l’ansia che lo sveglia nel cuore della
notte
come una mano che gli stringe il collo e non lo fa respirare, gli occhi
smarriti nel buio.
La potenza della respirazione (riconosciuta dai tempi più
antichi in tutte le tradizioni orientali e occidentali) è
tale
che riattiva quelle aree del nostro corpo-mente che ci
“trasportano” letteralmente in quelle situazioni,
così che possiamo finalmente integrare quei vissuti e
pacificare
il nostro passato. Non c’è solo una comprensione
razionale, ma uno scioglimento di quel nodo intricato fatto di tensioni
fisiche, emozioni, pensieri, idee, alla luce di una consapevolezza che
può integrare il passato e, finalmente, chiudere le porte
che
vanno chiuse.
E’ stato detto che il Rebirthing è una
forma di
“meditazione” adatta agli Occidentali. In effetti,
porta
rapidamente a risultati che certamente si avvicinano a quelli della
meditazione prolungata, proprio perché accelera la presa di
distanza dai contenuti interiori, sempre cangianti e spesso caotici, e
ci fa sperimentare quel centro di “pura
consapevolezza” che
è anche la meta della Psicosintesi. Progressivamente si
consolida la dimensione transpersonale del
“testimone”.
In quello stato le dimensioni si ampliano, non più impauriti
e
contratti, non più barricati dietro le strutture difensive
che
abbiamo eretto e che ci fanno rifiutare ciò che accade,
diventa
allora possibile per noi l’apertura alla dimensione
trascendente,
poiché diventiamo capaci di collaborare con la vita.
Superiamo i
confini fittizi che abbiamo creato e ci hanno relegato in un luogo
così angusto che non possiamo più respirare.
Tutto
può essere, allora, un’occasione di crescita e di
conoscenza, non siamo più attaccati a ciò che ci
dà sicurezza e che amiamo, non rifuggiamo più,
come
prima, ciò che temiamo e ci fa soffrire. Nella nostra
accresciuta capacità di accettare ciò che
è, ci
sentiamo parte di un Tutto più vasto, la nostra
volontà
si allea a una Volontà più grande, la nostra
musica
ritrovata si accorda alla grande sinfonia dell’Universo.
E’ evidente che se una persona decide di
avvicinarsi a
questo metodo per risolvere malesseri e disagi fisici e psicologici,
saranno necessari l’accoglienza e l’ascolto
empatico che
riconoscono, in prima istanza, lo stato di sofferenza della persona
senza negarlo o minimizzarlo; segue l’accompagnamento e
l’integrazione delle tensioni, resistenze e blocchi fisici,
emotivi e mentali che emergono nelle sedute. Successivamente, proprio a
partire dallo stato di pace interiore, gioia, ottimismo e
benessere psicofisico che si può manifestare fin dalla prima
seduta, si potrà riflettere insieme sul significato dei due
stati differenti sperimentati, le onde tumultuose del funzionamento
psicofisico e la calma incommensurabile della profondità
dell’essere.
Un aspetto importante da richiamare qui è quella
caratteristica
dell’inconscio studiata da S. Grof (lo psichiatra
cecoslovacco che opera in America e che, dopo aver utilizzato per anni
l’acido lisergico o LSD, ha creato il metodo, simile al
Rebirthing, chiamato Respirazione Olotropica). Egli ha dimostrato che
l’inconscio tende a conservare i ricordi dei nostri vissuti,
antichi e recenti, assemblandoli in “pacchetti” che
hanno
lo stesso tipo di tonalità emotiva o lo stesso tema in
comune.
Grof usa il termine di sistemi COEX, cioè “sistemi
di
esperienze compresse”.
Questo significa che se, per esempio, noi abbiamo una serie
di
esperienze che hanno un tema o un tipo di emozione in comune, come
sentirci umiliati, sentirci incapaci, senso di colpa, rabbia, ecc.,
queste tendono ad aggregarsi nell’inconscio con altre
esperienze
simili, stratificandosi (qualcosa di simile sia ai
“complessi” junghiani che alle
subpersonalità della
Psicosintesi). Nelle sedute assistiamo spesso all’emersione
dei
vari elementi che compongono un sistema COEX e che appartengono a
diverse epoche della vita. Nel corso del tempo si sono sempre
più energizzati rafforzandosi. Districare il viluppo
è
fondamentale al fine di liberare la personalità dalla presa
e
dal controllo esercitato da questi meccanismi inconsci.
Grof ha anche dato un enorme contributo all’elaborazione di
una
cartografia della coscienza capace di inquadrare le molteplici
esperienze che vengono vissute grazie al potere della respirazione e
che possono provenire da molte zone differenti di questo continente
infinito che è la psiche umana. Egli ha anche
analizzato
quell’evento fondamentale nella vita di ciascuno di noi, e
troppo
a lungo trascurato dalla psicologia, che è la nascita,
descrivendo in modo dettagliato le quattro “matrici
perinatali” che corrispondono alle quattro fasi principali
del
processo della nascita.
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