Il
Rebirthing Transpersonale è un metodo per raggiungere
rapidamente benessere, vitalità, equilibrio, ma è
anche un percorso di autoconoscenza, di integrazione della
personalità e di trascendenza. Esso si fonda sulla
conoscenza antichissima della funzione del respiro come veicolo
dell’energia vitale e come strumento per trascendere la mente
razionale.
Nelle
tradizioni spirituali non dualiste come il Tantra Yoga, la
manifestazione o creazione dell’Universo viene presentata
come l’interazione di due aspetti fondamentali della
Realtà Suprema, simbolicamente identificati con la dea
Shakti e il dio Shiva. Shiva è la Coscienza pura che
trascende la realtà, Shakti è la Coscienza in
quanto Potere creativo. L’uno è il polo statico
maschile, l’altro il polo dinamico femminile. A un livello
trascendentale i due aspetti sono inseparabili, Shiva e Shakti sono
eternamente uniti nell’estasi, ma a livello umano essi
appaiono come separati.
Vediamo
come si esprime John Woodroffe (Arthur Avalon) che fece conoscere il
Tantra Yoga in Occidente nel suo libro Il Potere del Serpente:
“Qualunque
cosa è percepita o è conosciuta, è
sperata o desiderata, le diverse esperienze del limitato
“io” appaiono e svaniscono, nascono e muoiono come
le onde di un mare infinito di coscienza (...) L’esistenza
spirituale dell’uomo non è mai il semplice
aggregato delle forme dell’esperienza che ha in quel momento.
Per ragioni pragmatiche di solito ignora molte delle forme stesse: si
limita solo ad alcune e le considera tutto ciò che possiede
in quel momento. Ma questo non è ancora tutto quello che
ignora: quello che in genere ignora, ma che non può essere
anche solo per un momento cancellato o escluso, è lo sfondo
o l’atmosfera di quiete della Coscienza in cui hanno luogo
tutte le manifestazioni. Questo è il vero aspetto inattivo,
calmo dell’essere umano - l’aspetto Shiva. In
contrapposizione abbiamo l’aspetto stressante, dinamico,
mutevole e in movimento - l’aspetto Shakti...”
(pag.41-42)
E
più avanti nello stesso libro:
“Il
Potere è quell’aspetto della Coscienza che si
evidenzia e cambia come l’ordine del mondo. Questa azione di
cambiamento è comunemente chiamata azione o movimento, il
Potere è considerato come l’aspetto in movimento,
attivo e dinamico, della Coscienza. Se la Coscienza che è
l’essenza del Potere viene nascosta a tal punto da essere
irriconoscibile, allora il Potere è quell’impulso
creativo che muta incessantemente come il mondo... Ma è
essenzialmente un Potere della Coscienza... Shakti non solo presuppone
Shiva; Shakti è Shiva”. (Pag. 87)
In
molte altre tradizioni non dualiste induiste, buddhiste, taoiste,
sciamaniche, nel misticismo cristiano e sufi, come nel platonismo e nel
neoplatonismo che hanno influenzato gran parte della cultura
occidentale, oltre al Tantra Yoga menzionato, si trova questa visione
dell’Unità fondamentale tra Coscienza e
Manifestazione, tra il Dio Invisibile e il Dio visibile. La famosa
affermazione dell’Advaita Vedanta: “Il Mondo
è illusorio, solo Brahaman è reale, Brahaman
è il mondo” è la massima sintesi del
non dualismo induista; mentre “Il Vuoto è Forma,
la Forma è Vuoto” del Sutra del Cuore, lo
è della tradizione buddhista.
Tutti
i sistemi dello Yoga sono basati sulla concezione che i corpi viventi
devono la loro esistenza all’azione di una sostanza
immateriale estremamente sottile che pervade l’Universo e che
viene chiamata prana. Essa è la causa di tutti i fenomeni
organici. Negli organismi viventi essa utilizza il cervello e il
sistema nervoso manifestandosi come energia vitale che circola nel
corpo assumendo due differenti flussi, uno caldo e l’altro
freddo, chiamati prana e apana. Per via della sua natura molto sottile
, questa energia vitale è stata paragonata al respiro e
viene affermato nei testi che l’aria che respiriamo
è permeata di prana e apana. L’aria che respiriamo
è composta principalmente da due gas, l’ossigeno e
l’azoto. L’ossigeno è il principale
agente della combustione, dato che brucia le impurità del
sangue, mentre l’azoto esercita la funzione di moderare il
calore.
Gopi
Krishna nel suo famoso libro autobiografico Kundalini,
L’energia evolutiva dell’uomo ci fa notare come la
vita sul nostro pianeta non sarebbe possibile senza
l’ossigeno che è presente nella composizione sia
dell’aria che dell’acqua, due elementi
indispensabili alla vita. Questa potrebbe essere una indicazione del
fatto che sulla terra l’energia vitale cosmica o Prana Shakti
utilizza l’ossigeno come veicolo per la propria
attività. Il prana non è né materia,
né mente, né intelligenza, né
coscienza, ma, secondo afferma Gopi Krishna, una parte indispensabile
dell’energia cosmica universale o Shakti, che è la
forza dietro ogni fenomeno cosmico, manifestandosi come forza nella
materia e come vitalità negli organismi viventi. Il termine
di prana o prana/shakti è abitualmente utilizzato quando ci
si riferisce a quell’aspetto dell’energia cosmica
che opera nella sfera organica come impulso nervoso e vitale, mentre il
termine Shakti si riferisce a ogni forma di energia, animata o
inanimata, cioè a ogni aspetto attivo e creativo della
realtà. L’equivalente di prana, che è
un termine sanscrito, è chi nella tradizione taoista cinese
e ki in quella giapponese. Prana e respiro non vanno confusi: il
respiro è un veicolo di assorbimento del prana, quindi
dell’energia vitale che è una manifestazione
dell’energia cosmica universale.
Nella
psicologia dello Yoga e del Vedanta troviamo inoltre altri concetti che
ci sono molto utili per comprendere come opera l’energia
vitale, prana-Shakti, nel processo evolutivo sia a livello
dell’essere umano che a livello dell’universo
(microcosmo e macrocosmo)
Chitta
Shuddi è la purificazione della memoria inconscia; samskara
sono le impressioni, le impronte di tutto ciò che abbiamo
vissuto senza esaurirne interamente la carica emozionale e che operano
a livello inconscio come dinamiche che ci condizionano; vasanakshaya
è l’erosione delle domande e dei desideri che
consistono nel voler ottenere ciò che non abbiamo,
nell’evitare ciò che temiamo, nel voler conservare
ciò a cui siamo attaccati. Anche questi desideri, vasana,
per lo più inconsci ci condizionano e limitano la nostra
libertà; manonasha, che è la purificazione del
mentale. Il corpo fisico e il corpo sottile formano un insieme:
“il corpo-mente”; il corpo sottile è
costituito dalle emozioni, pensieri, percezioni, stati di coscienza.
Questi due corpi sono collegati ai livelli dei sette chakra, quindi
agendo sul corpo fisico si produrrà un effetto sul sottile e
viceversa. All’interno di annamayakosha (il corpo fisico)
agisce pranamayakosha (energia o vitalità) e attraverso
quest’ultimo si agisce su manomayakosha (emozioni e pensieri).
Liberando
e purificando il fisico, l’emozionale e il mentale,
l’energia si armonizza, ciò che deve stare in
basso sta in basso e dà stabilità,
l’energia più leggera prima imprigionata dai
blocchi sale verso l’alto, libera la testa e la parte alta
del corpo e anima la funzione del sentimento e
dell’intelletto. Liberando il respiro si attiva questo
processo di liberazione progressiva dei contenuti rimossi e bloccati,
dei modi di sentire e pensare che sono limiti e condizionamenti, delle
impressioni del passato che “ci agiscono” impedendo
la nostra espressione libera e consapevole.
Non
siamo ancora propriamente nel campo transpersonale. Tuttavia, dobbiamo
considerare che in questo processo c’è come un
doppio e simultaneo movimento: 1) accettare ciò che
c’è, la paura, la sofferenza,
l’angoscia, ciò che non ci piace di noi,
ciò che abbiamo sempre rifiutato, l’ansia per il
futuro, i rimpianti per il passato, svuota questi contenuti della loro
carica energetica emozionale e li elimina in quanto ostacolo e blocco;
2) questo fa sì che si decanti progressivamente la nostra
capacità di osservare il funzionamento del nostro sistema
“corpo-emozioni-mente” dal punto di vista
più vasto (più alto) del Testimone,
cioè di uno stato di coscienza transegoico e
transpersonale,. Noi come Coscienza osserviamo l’opera
instancabile di Shakti che crea forme che sorgono e passano,
impermanenti e continue nella nostra coscienza come nel mondo esterno.
E anch’esse siamo noi!
Tuttavia,
se come corpo-mente siamo immersi nel tempo e nello spazio e quindi ci
evolviamo da livelli di coscienza più ristretti a livelli di
coscienza più comprensivi e sempre meno egocentrici, noi
siamo già in ogni momento lo Spirito, la Coscienza, il
Sé, il Brahaman. Lo Spirito è sempre presente,
è possibile realizzarlo qui e ora. In ogni momento
indipendentemente dal livello di coscienza che abbiamo raggiunto
stabilmente, possiamo avere una “esperienza delle
vette”, un contatto con il Divino, con la dimensione
transpersonale. Anche se non è ancora possibile permanere
stabilmente in questo stato, questa esperienza agirà come un
potente acceleratore di trasformazione della nostra vita e della nostra
coscienza, contribuirà a modificare modi di sentire e
pensare, aprirà il nostro cuore e rafforzerà la
fiducia e la capacità di abbandono alla saggezza e alla
bontà intrinseca che avremo percepito in noi e
nell’universo.
Il
respiro, come abbiamo detto è il veicolo del prana,
l’energia vitale che è a sua volta parte
dell’energia cosmica Shakti, la forma dinamica della
Coscienza-Shiva, creatrice dell’Universo. Quanto precede
spiega in modo molto convincente la relazione intrinseca che esiste tra
microcosmo e macrocosmo. Questa conoscenza antichissima presente nella
“filosofia perenne” da millenni, è stata
confermata dalla psicologia del profondo di C. G. Jung e dalla
Psicologia Transpersonale. Anche le scienze “dure”
come la fisica e la biologia nei loro ultimi sviluppi sistemici
manifestano questa visione unitaria, olistica, che è
fondamentale quando ci addentriamo nell’esplorazione della
nostra psiche. Come ha dimostrato Ken Wilber nel suo modello dei
“quattro quadranti” (ampiamente illustrato nel
libro Sex, Ecology and Spirituality), la Grande Catena
dell’Essere si svolge sia a livello individuale che
collettivo, e sia a livello esterno, materiale, osservabile,
oggettuale, che a livello interno cioè di coscienza
interiore. ((La Grande Catena dell’Essere è la
concezione dell’Universo che è alla base della
filosofia perenne e che sostiene la continuità tra materia,
vita, mente e spirito immaginati come cerchi concentrici di cui il
più piccolo e interno è la materia e il
più grande ed esterno, comprensivo di tutti gli altri,
è lo spirito.))
Il
sistema “corpo-emozioni-mente”
dell’essere umano ha un’immediata corrispondenza
con i tre regni dell’evoluzione dell’Universo
“fisiosfera-biosfera-noosfera”. Tutto è
interconnesso con tutto. Infatti, in certe particolari situazioni
è possibile attivare oltre ai ricordi e alle impressioni
relative alla nostra vita, anche i ricordi e le impressioni
filogenetiche, relative cioè alla storia collettiva
dell’umanità e persino oltre, alla storia
dell’Universo. Si tratta dell’inconscio collettivo
che Jung aveva iniziato a esplorare, rendendosi conto tra i primi,
nell’Occidente di quegli anni, che i confini della coscienza
e dell’inconscio erano molto più vasti di quanto
potesse immaginare la psicologia materialistica dell’epoca.
Dopo Jung, vi è stato un grande sviluppo della psicologia
umanistica e transpersonale. Grazie all’accesso divenuto
sempre più facile e generalizzato alle pratiche spirituali
dell’Oriente, grazie anche alla ricerca psichedelica e
all’utilizzazione nei paesi occidentali di nuove tecniche di
esplorazione della coscienza, la nostra conoscenza della psiche e dei
suoi misteri si è sempre più arricchita e
ampliata.
Dopo
secoli di oblio, abbiamo riscoperto con altri mezzi quello che nelle
antiche tradizioni mistiche di tutto il mondo era già
conosciuto e codificato. Il concetto di alaya-vijñana del
buddhismo, per esempio, è molto simile a quello di inconscio
collettivo. Si tratta della “conoscenza-deposito”
che conserva non soltanto le esperienze della nostra vita presente, ma
anche quelle degli esseri umani che ci hanno preceduti, procedendo a
ritroso nell’infinità del tempo e dello spazio.
E’ dunque una coscienza di tipo universale che, come dice
Lama Anagarika Govinda, collega “l’individuo con
tutto ciò che esiste o che è mai esistito o che
può esistere di nuovo.”
E’
molto frequente che nelle sedute di Rebirthing Transpersonale si acceda
alla dimensione collettiva dell’inconscio, vivendo esperienze
che non possono in alcun modo essere riferite alla vita attuale della
persona. Può trattarsi di episodi che sembrano appartenere a
una vita passata, oppure di visualizzazioni di simboli, di personaggi,
di situazioni di carattere mitologico che rimandano ad altri tempi e
culture. Può anche succedere di identificarsi (pur
mantenendo sempre la consapevolezza della propria identità
presente) con animali o con forme di vita più semplici, con
piante e persino con aspetti e fenomeni del mondo materiale. A volte
può esservi associato un contenuto emotivo personale, a
volte il sentimento può essere di meraviglia, di
curiosità mista a riverenza come se si assistesse da
spettatori privilegiati a uno spettacolo raro ed eccezionale. Si tratta
sempre di esperienze molto significative per la persona e con un
elevato valore terapeutico.
E’
necessario, comunque, distinguere l’ambito collettivo da
quello transpersonale. Infatti, poiché sono entrambi
“non personali”, a volte non vengono accuratamente
identificati. La confusione è molto diffusa anche tra
studiosi seri e preparati. Le sfere transpersonali, come ha ormai
ampiamente chiarito Wilber, sono oltre l’inizio della storia
evolutiva e riguardano la dimensione dell’Essere/Spirito,
sono prima del Big Bang, prima che tutta la manifestazione avesse
inizio, ne sono il fondamento, l’origine, al di fuori dello
spazio-tempo. Con Wilber potremmo dire che esse si trovano nel futuro
transegoico e non nel passato preegoico. L’evoluzione esiste
e procede nella direzione del dispiegamento di una coscienza sempre
più ampia e comprensiva, dalla materia alla vita alla mente
allo spirito (la Grande Catena dell’Essere). Ricordiamoci
sempre però anche questo: tutto ciò ha senso dal
punto di vista del corpo-mente che traccia mappe e cerca di orientarsi.
Dal punto di vista dello Spirito cos’è il Big Bang
e l’evoluzione e il nostro corpo-mente?
“Gaté, gaté, paragaté,
parasamgaté bodhisvaha”. Queste sono le parole che
concludono il Sutra del cuore. Il Buddha dice: “Andato,
andato, andato più oltre, andato totalmente più
oltre. Oh, il risveglio, alleluhia!” Andato oltre tutte le
identificazioni, oltre il corpo e il mondo materiale, oltre la vita e
il mondo organico, oltre la mente, l’ego e il pensiero, e
persino oltre gli stadi spirituali sottili in cui
c’è ancora dualità. Oltre la terra e
oltre il cielo stesso. Questa è la perfetta saggezza.
Il
percorso di autoindagine e di scioglimento di tutte le tensioni e
identificazioni porta alla realizzazione del Sé. Tutto
ciò che emerge e di cui sono o divento consapevole non sono
Io. L’esercizio di disidentificazione che è alla
base della Psicosintesi di R. Assagioli è simile alla
pratica spirituale di Ramana Maharshi ed è fondata sulla
domanda “Chi sono Io”. Ho sensazioni, ma non sono
le sensazioni, ho emozioni, ma non sono le emozioni, ho pensieri, ho
speranze, ho paure, ansia, tristezza, ma non sono tutto questo,
perché tutto questo può essere osservato da me,
quindi non è me. Chi sono Io? Risaliamo fino alla sorgente
della nostra consapevolezza, l’IO-IO, il Testimone. La
manifestazione delle “forme” è continua,
sorgono e svaniscono, ma IO non sono identificato con esse. Le forme
passano e vanno, come nuvole nel cielo sereno, ma Io rimango come
Testimone e allora si apre come uno spazio interiore con un nuovo senso
di libertà, di sollievo, di felicità. Non sono
più identificato con questo corpo, con questa mente, con
l’ego, con tutto ciò che emerge alla coscienza e
che la coscienza illumina e lascia andare, con le impressioni del
passato, con le paure e i desideri del futuro.
In
questo senso possiamo comprendere l’affermazione della
spiritualità vedantina “il mondo é
illusorio”. E’ illusorio non perché non
esista, ma perché è continuamente mutevole e
instabile. E non è Noi, che siamo Coscienza immutabile. Noi
non siamo gli oggetti esterni e interni che possiamo vedere, tutto
ciò passa, è impermanente, a nulla possiamo
aggrapparci. “Solo Brahaman è reale” ,
cioè la pura Coscienza, il Testimone. E poi:
“Brahaman è il mondo” . Quando ci siamo
disidentificati da tutti gli oggetti, quando è rimasta sola
la Coscienza del Testimone che osserva il fluire delle forme, allora
realizziamo l’unità di Essere e Divenire, di Vuoto
e Forma, di Nirvana e Samsara. Brahaman e il mondo non sono due,
assoluto e relativo sono uno. Il Sé è
già presente qui e ora, dovunque. Non è qualcosa
da raggiungere, da conquistare. Noi siamo già coscienti
della stanza, del suono della sirena, del crampo al piede. Questa
Coscienza è ciò che realmente siamo da sempre. Lo
realizziamo nel momento che abbiamo rilassato la tensione che ci fa
identificare con ciò che non siamo. E’ un
paradosso sottolineato da tutte le tradizioni spirituali:
ciò che già siamo, possiamo realizzarlo solo dopo
un lungo percorso. Andare oltre implica diventare consapevoli
dell’intricata matassa dei nostri molteplici condizionamenti
e delle nostre molteplici identificazioni.
Il
Rebirthing ci porta a “scendere”, a
“tornare indietro” (regressione) per eliminare
ciò che impedisce la chiara visione di noi stessi e del
mondo. Purificazione (ma oggi preferiamo i termini: disidentificazione
e integrazione) della memoria incoscia, delle impressioni, delle
emozioni, del mentale. Ci mette in contatto con la spinta evolutiva che
ha formato la realtà e ci fa riprendere il cammino che si
è interrotto, smarrito, contorto. La stessa spinta evolutiva
o energia creativa, o Agapé o Shakti, che dallo Spirito
discende verso la manifestazione delle forme attraversando varie
dimensioni, e la stessa spinta che vuole risalire, Eros, lo stesso
impulso verso unioni sempre più ampie, superamento dei
confini, fino al ricongiungimento con Shiva, la Coscienza, il
Sé.