Milano 01 giugno 2010
Molto
spesso quando veniamo feriti abbiamo la tendenza a chiudere con la
persona che ci ha feriti, ma in questo modo ci chiudiamo anche a noi
stessi e alla connessione con l’universo. Questa chiusura è molto
dolorosa, anche se a volte non ne sentiamo il dolore, ed è alla base di
molti disturbi fisici e psicologici. Quando ci chiudiamo, ci ritiriamo
in uno spazio di profonda sfiducia e guardiamo al mondo e alla gente da
questo spazio. Se vediamo il significato emozionale e spirituale dei
nostri momenti difficili, allora possiamo contenere il dolore. Le
delusioni e gli abbandoni ci sfidano a scoprire una fiducia reale e
questo processo è un lungo cammino. Il nostro livello di genuina
fiducia, quello che non dipende da eventi esterni, è uno specchio della
nostra coscienza ed è una qualità che possiamo sviluppare. Non siamo
così impotenti come potrebbe sembrare quando arriva l momento di aprire
il nostro cuore alla vita, agli altri, e, in definitiva a noi stessi.
Perché, fondamentalmente, non è negli altri che dobbiamo imparare ad
avere di nuovo fiducia, ma in noi stessi. (Krishnananda)
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