L’evoluzione
delle linee o correnti che si trasformano seguendo i livelli o
strutture basiche della coscienza pone non pochi problemi teorici e
anche pratici. Quello che sembra centrale alla nostra comprensione
è se bisogna considerare l’evoluzione spirituale
come una linea a parte o come invece il livello più elevato
raggiunto dalle altre linee, almeno dalle principali e fondamentali
come l’autoidentità, la morale, i bisogni,
l’affettività, le relazioni interpersonali, i
processi cognitivi, le visioni del mondo.
Si
tratta di una questione molto complessa che non credo sia mai stata
posta in termini così chiari. Eppure essa è
fondamentale per addentrarsi con passo più sicuro nei
misteri della psiche e dello spirito e per definire la relazione tra
psicologia e dimensioni transpersonali.
Wilber
affronta la questione in The Eye of the Spirit a cui ci riferiamo. Se
l’evoluzione spirituale è un linea di sviluppo
separata (in aggiunta alle altre linee che abbiamo menzionato, si
dovrebbe poter definire la linea spirituale in termini che non
includono comprensione cognitiva, esigenze morali, bisogni, impegno
etico, amore e compassione verso gli altri esseri, perché
tutti questi aspetti hanno la loro linea di sviluppo.
Probabilmente
le cose stanno in questo modo: alcuni aspetti dell’evoluzione
spirituale si riferiscono ai livelli più alti di varie altre
linee. Per esempio per la linea affettiva: dal sentimento possessivo di
tipo narcisistico, al sentimento d’appartenenza,
all’amore universale, fino ad ananda o amore trascendentale;
oppure per la linea cognitiva: dalla cognizione sensorio-motrice
preoperazionale, alla operazionale concreta, alla razionale formale e
alla visione logica postformale fino a prajina, gnosi, savikalpa,
nirvikalpa, ecc.
E’
però anche possibile pensare che la spiritualità
sia una linea separata, ma è più complicato
definirla perché si tende a descrivere ciò che
è spirituale usando i termine della altre linee di sviluppo
nelle loro più alte realizzazioni , usando suffissi come
“trans” e “post”: transegoico,
transpersonale, transverbale, postformale, ecc. Allora la
spiritualità esiste solo in queste livelli
“più alti”? Sarebbe come dire che non
c’è spiritualità nei livelli
più bassi. Ma questo è impossibile
perché tutti i livelli sono livelli dello Sprito!
C’è
sicuramente una spiritualità magica, una
spiritualità mitica, razionale, psichica (sciamani/yogi),
sottile (santi), causale (saggi) e non duale (siddha). Tutti livelli
che vedremo andando avanti. C’è poi anche un altro
aspetto, anche se Wilber non è esplicito a questo proposito:
non si può considerare, a mio avviso, questi livelli come
separati in modo rigido. Per esempio la spiritualità magica
può accedere ai livelli psichici, quella mitica ai sottili,
quella razionale i livelli più alti. Succede anche che
alcuni individui, malgrado vivano in un’epoca in cui il
centro di gravità medio dell’umanità
è attestato su un livello evolutivo inferiore, raggiungono i
livelli più alti di realizzazione (vedi Cristo o Buddha che
vivono in epoca mitica ma la cui religione è transrazionale).
Bisogna
considerare entrambe le possibilità. Infatti noi possiamo
avere e abbiamo una esperienza della vette, un contatto ravvicinato con
la dimensione transpersonale senza che ci sia stata necessariamente
un’evoluzione delle linee fondamentali della
personalità. Le nostre caratteristiche cognitive, morali,
affettive etc. non raggiungono immediatamente i livelli
“transpersonali” anche se la nostra coscienza in
qualche modo ha “sfondato” dall’altra
parte. Possiamo avere uno stato di espansione della coscienza psichico
o sottile, e persino una esperienza diretta nonduale, ma poi torniamo
alla nostra realtà.
Ci
può essere stata un’accellerazione del nostro
sviluppo, anzi di fatto c’è (secondo Wilber,
tuttavia, questa accelerazione si traduce al massimo nel passaggio al
livello immediatamente superiore a quello in cui ci troviamo, non si
saltano due, tre o cinque livelli), ma non vengono risolti i nostri
problemi, le nostre nevrosi permangono, così i nostri
desideri, i nostri impulsi inconsci, le nostre identificazioni e paure.
L’Illuminazione
permanente di cui parlano le tradizioni implica la purificazione, per
così dire, (Wilber direbbe differenziazione, trascendenza e
inclusione) del livello pre-personale e personale di tutte le linee e
la loro trascendenza nella dimensione transpersonale. Ma per arrivare a
questo c’è tutto un percorso, sadhana, dicono le
tradizioni, svuotare i depositi inconsci, trascendere la mente e le sue
identificazioni, consumare i desideri (chitta shuddhi, manonasha,
vasanakshaya). I cammini spirituali sono molto più radicali
delle psicoterapie perché non vedono il lavoro sul
mentale/psichico come fine a se stesso, per eliminare i blocchi
patologici che non ci permettono di vivere con una certa efficienza e
tranquillità o di avere relazioni interpersonali
soddisfacenti.
Il
lavoro sul mentale e lo psichico è una tappa fondamentale
per realizzare la nostra vera natura, per distruggere il velo
dell’illusione che causa della nostra sofferenza. Quindi si
lavora sugli impulsi, gli istinti, i desideri, le paure, tutte le
impressioni emotive e le credenze mentali, i condizionamenti limitanti,
ma quello che si persegue è la pura Coscienza, lo Spirito o
il Vuoto, la Realtà da cui tutte le forme si manifestano; si
tratta di trasformare il livello di coscienza e perché
questo avvenga e sia duraturo bisogna che i livelli inferiori siano
inclusi ma trascesi.
Quando
si hanno esperienze transpersonali spesso si prova, immediatamente
dopo, uno stato di “inadeguatezza”, di
“indegnità”. Molti mistici ne hanno
scritto, il contatto con lo Spirito rende consapevoli in modo doloroso
delle proprie impurità e di come, malgrado la
“grazia” di cui siamo stati beneficiati, siamo
“peccatori” (così si esprimono i santi
cristiani). Questo appunto perché, anche se
l’esperienza spirituale è sempre possibile ed
è indipendente dal livello raggiunto dalle varie linee che
compongono il nostra sistema psichico e possiamo realizzare in ogni
momento Quello, la nostra Vera Natura, siamo anche immersi nel
tempo-spazio, nell’evoluzione, nel dipanarsi della nostra
storia personale e del nostro destino.
Un’altra
considerazione che porta acqua al mulino della necessità di
considerare la spiritualità come evoluzione ai
più alti livelli di tutte le linee, concerne la
preoccupazione mostrata da tutti i Maestri spirituali verso la
necessità dell’evoluzione morale di quanti si
dedicano alla ricerca spirituale. La possibilità di
raggiungere livelli di coscienza più elevati, di raggiungere
per esempio le dimensioni psichiche e sottili, con un basso livello di
sviluppo etico (per esempio di tipo tribale o di appartenenza
etnocentrica o egoico) era ritenuto possibile e pericoloso.
Molti
psicologi transpersonali sostengono, dunque, che gli stadi o livelli
più elevati delle linee di sviluppo sono
“spirituali” e i livelli più bassi sono
“personali” o “psicologici”.
Tuttavia le varie linee, come abbiamo detto, si sviluppano in modo
relativamente indipendente, quindi una linea (per esempio quella della
cognizione) può raggiungere un livello spirituale mentre
contemporaneamente un’altra linea (per esempio quella della
morale) può presentare un livello personale o psicologico.
Lo sviluppo “spirituale” o
“psicologico” nelle varie linee, avviene in modo
indipendente in ogni linea, in modo non sovrapposto ma parallelo.
Quando
leggiamo le biografie di santi , illuminati e mistici potremmo a volte
pensare che alcuni di essi sembrano aver evitato il passaggio
attraverso tutti i livelli di sviluppo, avendo raggiunto per esempio,
come Ramana Maharshi, lo stato di realizzazione non duale a 17 anni,
senza attraversare apparentemente i livelli psichici e sottili.
Potremmo rimanere confusi. Ma in realtà essi stessi spesso
raccontano la loro sadhana, che può essere, questo
è vero, molto concentrata. Per Ramana tre giorni di intense
esperienze in cui era passato dal livello psichico e sottile (savikalpa
samadhi) al livello causale privo di forma (nirvikalpa samadhi e jnana
samadhi) per emergere nello stato non duale di sahaja. Spesso
l’elemento scatenante è una grave malattia o
comunque la prossimità alla morte.
Ma
queste spiegazioni che anche Wilber propone, certo non eliminano il
mistero e la permanenza di un nostro difetto di comprensione
intellettuale di come opera lo Spirito e l’evoluzione
spirituale. Perché comunque le vite degli esseri realizzati
spesso non seguono in modo lineare i normali percorsi di sviluppo sia
dei livelli che delle linee. La insondabilità del processo
viene riconosciuta quando viene postulato come spiegazione possibile
l’alto livello evolutivo raggiunto attraverso le vite
precedenti quella in cui avviene la realizzazione o anche, con il
concetto di avatar, la discesa e la manifestazione nel mondo delle
forme del Divino.
In
ogni caso, anche Aurobindo sosteneva che non è possibile
saltare dei livelli nell’evoluzione. Dice ne La Vita Divina:
“L’evoluzione spirituale obbedisce alla logica del
dispiegamento progressivo; si può raggiungere un livello
fondamentale successivo solo quando si sia riusciti a conquistare
sufficientemente il precedente: anche se certi stadi minori possono
essere sorvolati rapidamente o saltati da una brusca e rapida
ascensione, la coscienza deve tornare indietro per assicurarsi che il
gradino oltrepassato sia stato incluso in modo sicuro nella nuova
condizione; una velocità maggiore o più
concentrata non elimina i passaggi stessi o la necessità che
essi siano oltrepassati in successione”.
Per
cercare di dirimere questa difficile questione, Wilber adotta la
definizione che Paul Tillich dà della linea della
spiritualità: quella linea di sviluppo in cui il soggetto
esprime la sua preoccupazione o il suo interesse definitivo, senza
tener conto del suo contenuto. Questa linea. come tutte le altre linee,
si dispiega seguendo gli stadi o livelli evolutivi della Grande Catena,
dall’interesse preconvenzionale (egocentrico),
all’interesse convenzionale (sociocentrico),
all’interesse postconvenzionale (mondocentrico, universale),
al post-postconvenzionale (la compassione dei bodhisattva). O ancora
usando i termini delle visioni del mondo culturali collettive:
dall’interesse arcaico, al magico, al mitico, al mentale,
allo psichico, al sottile, al causale.
Usando
la linea della spiritualità come separata si deve poi
definirla in modo corretto, non usando le caratteristiche delle altre
linee, perché altrimenti non si tratta più di una
linea separata. E’ importante sottolineare con Wilber che,
anche quando consideriamo la linea spirituale come separata, uno
stabile sviluppo spirituale postconvenzionale dipende dal passaggio
dallo stadio preconvenzionale, al convenzionale, al postconvenzionale.
Quindi, , se vogliamo che ci sia uno stato di adattamento stabile a
quel livello e non solo una esperienza delle vette o uno stato
temporaneo di espansione della coscienza, la linea spirituale deve
necessariamente passare attraverso gli stessi livelli evolutivi delle
altre linee.
Un’altra
questione intricata a cui abbiamo già accennato, ma che in
questo contesto si ripropone naturalmente è la seguente: la
razionalità e la visione logica (ultimi stadi
dell’evoluzione della mente) sono prerequisiti necessari per
lo sviluppo transpersonale? Cosa succede allora alle società
non tecnologiche che non sembrano avere accesso alla
razionalità. Viene loro negata la spiritualità?
Ma il termine “razionalità” viene inteso
da Habermas e da Wilber in un senso molto ampio, come spiegheremo
più avanti quando affronteremo gli stadi di sviluppo della
coscienza (il quadrante Alto/Sinistra).
Include,
infatti, tra altre cose, la capacità di assumere la
prospettiva o il punto di vista di un’altra persona
(prospettivismo), la capacità di una sostenuta e profonda
introspezione, la capacità di immaginare situazioni
“come-se” e “che cosa-se”. La
razionalità in parole semplici è la
capacità di pluralismo e prospettivismo cognitivo. Alcuni
critici hanno affermato che la nozione di razionalità, nel
senso usato da Piaget e Habermas, potrebbe essere eurocentrica e il
fatto di affermare che manca in altre culture sarebbe un pregiudizio
dell’Occidente. Ma molti psicologi e filosofi e ricercatori
affermano che le capacità cognitive operazionali formali
sono evidenti anche nelle società non tecnologiche, quando
si prenda in considerazione lo svolgimento di compiti che siano
però adatti alla cultura in questione.
Anche
il grande filosofo J. Habermas sostiene che persino nelle
tribù dei cacciatori-raccoglitori le capacità
operazionali formali erano usate da un numero significativo di uomini e
donne. Non si tratta di saper calcolare o di usare la logica
aristotelica o la matematica. Razionalità e visione logica
sono strutture di base. La prima significa assumere la prospettiva di
altri, la seconda integrare e coordinare differenti prospettive. Le
forme che possono assumere, i modi in cui si esprimono variano da
cultura a cultura , le forme occidentali moderne non erano presenti nel
paleolitico, ma le strutture erano presenti.
Certamente
razionalità e visione logica non rappresentavano il centro
di gravità di quelle società, ma alcuni individui
potevano averle sviluppate. Penso che bisogna vedere
l’evoluzione per stadi dei livelli e delle linee con molta
flessibilità (anche Wilber insiste molto su questo), niente
di rigido, lineare, predeterminato. E’ innegabile che
l’epoca della ragione, del razionalismo, dello sviluppo della
scienza si collochi nel XVIII secolo e non nel Medioevo o nel I secolo
d.C. Ma è anche innegabile che una spiritualità
transrazionale come quella del Buddha sia apparsa nel VI sec. a.C. e
che il Cristianesimo che predica l’amore universale e
l’uguaglianza di tutti gli esseri umani emerga in
un’epoca in cui il livello di coscienza, la visione del mondo
e la morale sono a livello mitico, sociocentrico e convenzionale.
Così
quello che si vuole affermare è che se esiste una
spiritualità transpersonale, cioè
postconvenzionale e post-postconvenzionale, essa si fonda sulla
capacità di avere prospettive e di integrare prospettive,
che a sua volta si fondano sulla capacità di assumere il
ruolo e il punto di vista dell’altro. Insomma uno sviluppo
per stadi, che non è necessariamente cronologico.
Cioè in ogni epoca, anche se la media culturale non
raggiunge un determinato livello per esempio la visione logica, gli
individui possono raggiungerlo. Infatti, in ogni epoca individui di
questo genere ci sono stati.
Se
consideriamo la linea della spiritualità come
quasi-indipendente si può dunque affermare che ci sono tipi
di “spiritualità” che non hanno
integrato il livello razionale o la visione logica: si tratta dei primi
stadi quando la linea passa dal livello arcaico, sensoriale-motorio, in
cui l’interesse definitivo è il cibo, al livello
pre-razionale (magico, egocentrico).
In
seguito, con la capacità di assumere il ruolo
dell’altro, la linea spirituale comincia a estendere il suo
interesse definitivo dall’ego al gruppo e alle sue credenze
(appartenenza mitica). Poi impara ad assumere una prospettiva
più universale (mitico-razionale e razionale) dove il suo
interesse definitivo inizia a riguardare il benessere
dell’intera umanità senza differenze di credo,
razza, genere . Quindi passa alla visione logica che si interessa di
tutti gli esseri viventi come tali e che è la piattaforma
per gli stadi transpersonali. La spiritualità di questi
stadi, psichico, sottile, causale, nonduale deve necessariamente aver
integrato le capacità della ragione e di visione logica.