A.R.A.T ( Associazione Rebirthing ad Approccio Transpersonale )
Dott.ssa GIOVANNA VISINI
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Dal libro: “Integral Spirituality”,
 (Integral Books 2006)
di Ken Wilber
Libera traduzione dall’inglese di Giovanna Visini



Il problema può essere enunciato in molti modi diversi.

 

·        Se c’è evoluzione, come può l’Illuminazione avere senso? Illuminazione dovrebbe significare qualcosa del tipo “essere uno con il tutto”, ma se questo tutto si evolve e io divento illuminato oggi, allora la mia Illuminazione non sarà parziale quando arriverà domani? Posso diventare “non illuminato” con il tramonto del sole?

·        Una tipica risposta è dire che l’Illuminazione è essere uno con ciò che è Senza Tempo, Eterno, e Mai Nato, quindi posso essere uno con l’Eterno e questo non sarà condizionato dal mondo delle forme (e delle forme che si evolvono), e questo risolve il problema. Ma invece così si crea un profondo dualismo nello Spirito – ciò che è senza tempo ed eterno da una parte e dall’altra ciò che è  temporale e che si evolve – quello che, in realtà, sto affermando è che l’Illuminazione è essere uno con metà dello Spirito.

·        Abbiamo visto che il “misticismo non duale” è una “unione con il tutto nelle dimensioni grossolane, sottili e causali”. Ma possiamo avere un’esperienza dello stato non duale praticamente a ogni stadio, inclusi gli stadi magico e mitico, e, per esempio, il mondo mitico NON contiene fenomeni degli stadi più elevati. Quindi possiamo avere una realizzazione della sempre-presente consapevolezza non duale che è una pura esperienza di UNITA’ proprio ora, ma questa esperienza lascia fuori una grande porzione di universo. Quindi il satori può di fatto essere “unità” con un mondo frammentario. In generale, questa non è una buona cosa.

 

Tutti i punti menzionati sopra sono variazioni della stessa difficoltà, ma la situazione è ancora peggiore se pensiamo che questo è solo l’inizio del problema (chiamiamolo Parte A) che può essere sintetizzato come segue. L’universo – o l’universo manifesto – si evolve.  Anche se lo Spirito è definito come l’unione di Vuoto e Forma (dove Vuoto è senza tempo, non nato, non manifesto e che non si evolve, e Forma è manifesta, temporale e che si evolve), la parte che riguarda il “temporale” o “mondo-della-Forma” rende problematico il significato di Illuminazione in un modo che è difficile da rimediare. Il mondo manifesto della Forma si evolve e diventa sempre più complesso – diventa sempre più completo, più completo, più completo con il tempo… Allora, qualunque Illuminazione io possa raggiungere oggi non sarà così completa come l’Illuminazione che potrei ottenere tra un decennio, o un secolo, o un millennio. D’altra parte, se ritorno alla definizione di Illuminazione come realizzazione soltanto del non nato e del senza tempo, e quindi nego che lo Spirito sia anche il mondo della Forma manifesta, allora ho uno Spirito molto dualistico.

 

Molti teorici, come David Deida, hanno proposto una meravigliosa distinzione che ci aiuta a formulare questa parte del problema. Il Vuoto è Libertà e la forma è Pienezza. L’Illuminazione è l’unione di Vuoto e Forma, o l’unione di Libertà e Pienezza. Realizzare l’infinito Vuoto è essere libero da tutte le cose finite, libero da tutte le pene, da tutte le sofferenze, da tutte le limitazioni, da tutte le qualità – la via negativa che si innalza verso una trascendentale libertà dal conosciuto, nirvikalpa samadhi oltre i desideri e la morte, oltre la pena e il tempo, la brama e il rimorso, la paura e la speranza, il Dharmakaya senza tempo del Non Nato, il grande Ayin o Abisso che è libero da tutte le qualità finite (compresa quella). D’altra parte, se essere uno con il Vuoto è la Libertà definitiva, essere uno con il mondo della Forma è la definitiva Pienezza – uno con l’intero mondo manifesto, uno con Rupakaya (il Corpo della Forma) in tutta la sua gloria, scoprendo che l’eternità è innamorata del tempo. Quindi, Illuminazione come l’unione di Vuoto e Forma è anche Illuminazione come l’unione di Libertà e Pienezza.

 

Io penso che sia profondamente vero. La Parte A del problema è che la Forma si evolve, o la Pienezza si evolve – e quindi diventa Più Piena, Più Piena, Più Piena, quindi la vostra Illuminazione oggi è meno, meno e meno completa di quella di domani. E non si può liquidare questo punto come non veramente importante a meno di non violare profondamente la non dualità (si sosterrebbe infatti che solo metà dell’equazione conta veramente). Questo non era un problema per le grandi tradizioni di saggezza, perché esse non sapevano che il mondo della forma si evolve, di conseguenza questo problema non fu mai considerato. Per loro il mondo della Forma era immobile, ma noi sappiamo oggi che di fatto si dispiega, si evolve… Quindi l’unione di Vuoto e Forma è in qualche modo l’unione di Non Nato ed evoluzione, e l’evoluzione priva l’Illuminazione della sua completezza in ogni momento dato, perché sebbene domani può non essere più Libero, certamente sarà sempre più Pieno.

 

Possiamo forse gestire questa parte del problema dicendo semplicemente, in ogni momento dato dell’evoluzione, l’Illuminazione è essere uno con il Vuoto e il mondo della Forma in quel dato momento. Essere uno con il tutto, significa essere uno con il tutto in quel particolare tempo. Così, per esempio, uno sciamano della tundra potrebbe avere un’esperienza di unità non duale ed essere uno con il Vuoto e uno con il mondo della Forma in quell’epoca della storia. Non c’era altro con cui essere uno, quindi quello che c’era comprende il tutto in quel momento storico, tutto quello di cui preoccuparsi. Non c’era niente di più Completo o Pieno in quell’epoca, quindi non c’era un’unità più elevata di quella. Le ere successive possono essere più Complete, e quindi essere uno con il tutto implicherà quella maggiore pienezza. Non si può paragonare “l’Unità” di un’epoca con “l’Unità” di un’epoca più tarda perché sono come mele e arance, anche se sono entrambe esperienze vere di “Unità”.

 

Questo risolve il problema, finché non prendiamo in considerazione gli stadi scoperti dai ricercatori occidentali. Il che rappresenta la Parte B del problema. Se la Parte A può essere gestita con il paragrafo precedente, la Parte B non può esserlo, ed è un problema che comincia ad apparire evidente anche usando le mappe metafisiche delle tradizioni di saggezza stesse. Perché se usiamo quel paragrafo, funziona – e distrugge completamente la Grande Catena. Quando si inizia a confrontarsi seriamente con la Parte B, allora, semplicemente ma abbastanza completamente, si sciolgono tutte le interpretazioni metafisiche delle realtà spirituali – non le realtà spirituali stesse, ma le loro interpretazioni in quanto metafisica (e questo ci conduce, credo, inesorabilmente alla postmetafisica come unico modo per difendere le realtà spirituali così che non ci possano essere obiezioni nel mondo post/moderno, usando termini post/moderni per designare elementi accettati dalla modernità e dalla postmodernità.

 

Come abbiamo visto, i sistemi metafisici delle grandi tradizioni di saggezza, implicano tipicamente cose come la Grande Catena dell’Essere – una nozione che indica che ci sono livelli di essere e conoscenza – come i livelli di Plotino, i Sefirot della Cabbala, e gli Otto vijnanas (otto coscienze) del Buddismo Mahayana e Vajrayana.

 

Ora, le tradizioni credono che la Grande Catena sia data tutta in una volta, e che esista nella sua interezza proprio ora, anche se parti di essa non sono realizzate o risvegliate. E’ questa concezione quella che si dissolve non appena si realizza che la Grande Catena di fatto si è dispiegata per enormi periodi di tempo astronomico e geologico. I livelli inferiori 4 e 5 della Grande Catena sono di solito dati come materia, sensazione, percezione, impulso, emozione, simboli, concetti… (come troviamo, per es., negli skanda). Ma quei livelli si sono in realtà evoluti per circa 14 miliardi di anni di evoluzione: la materia emerge con il Big Bang, la sensazione con le prime forme di vita, l’impulso con i primi rettili, le emozioni con i primi mammiferi, i simboli con i primati, i concetti con i primi esseri umani…

 

La cosa sorprendente è quanto accurati si siano rivelati questi livelli, come pure il loro ordine cronologico; ma il fatto è che si sono dispiegati evolutivamente per miliardi di anni. Come ha  sottolineato Arthur Lovejoy, la via più facile per cercare di salvare la Grande Catena delle tradizioni di saggezza quando viene confrontata con questa storia di 14 miliardi di anni è di dire semplicemente, va bene, i livelli nella Grande Catena non sono dati tutti in una volta; al contrario, si sono invece dispiegati per lunghi periodi di tempo. Ma se è così, e l’Illuminazione è l’unione del Vuoto e di tutte le Forme, allora il solo modo per diventare illuminati è di aspettare finché tutto il tempo non si è dispiegato. 

 

Questa è la parte B del problema. La vera natura dell’Illuminazione – e con essa delle realtà spirituali – cambia drammaticamente una volta che si è costretti a rendere conto del lato Sempre Più Completo, Più Completo, Più Completo dell’evoluzione. E’ ancora possibile realizzare il Vuoto e raggiungere la Libertà assoluta, ma se consideriamo l’aspetto “Più Completo”, appaiono fatali crepe nascoste nella realizzazione e nei sistemi metafisici costruiti intorno al non riconoscimento di questo problema (attorno al non riconoscimento che l’evoluzione priva l’Illuminazione di ogni significato stabile). La modernità e la postmodernità hanno riconosciuto il problema ma si sono sbarazzate delle realtà spirituali, quando quello che avrebbero dovuto ripulire erano le interpretazioni metafisiche delle realtà spirituali.

 

Se ci liberiamo delle interpretazioni metafisiche, la prima cosa che accade è che si convertono i livelli di essere e conoscenza (che si tratti dei 10 Sefirot, degli 8 vijnanas o dei 7 chakras) da livelli o piani della realtà ontologici o preesistenti in livelli che hanno avuto essi stessi un’evoluzione. Charles Peirce parla delle leggi naturali come simili più a abitudini naturali, e io sono d’accordo: noi le chiamiamo abitudini Kosmiche o memorie Kosmiche, e questo è il modo in cui i livelli di realtà (di essere e conoscenza) possono essere reinterpretati. Quando essi emersero per la prima volta, la forma che assunsero era relativamente aperta e creativa, ma quando una particolare risposta si produce molte volte di seguito, si consolida come un’abitudine Kosmica che è sempre più difficile far vacillare.

 

Utilizzando i livelli delle strutture di valore come esempio, circa 50.000 anni fa la struttura di valore magenta (magica-animistica) rappresentava, potremmo dire, il livello più elevato di evoluzione cui l’umanità fosse giunta in quel periodo storico. Ma alcuni individui più evoluti cominciarono a spingersi verso modi nuovi e creativi di essere e conoscenza, e a fornire risposte a partire da un più elevato livello di coscienza e di complessità. Quando gradatamente un numero sempre maggiore di individui condivisero quelle risposte, la struttura di valore rossa (egocentrica, potere) cominciò a depositarsi come un’abitudine cosmica. Più si depositava e più diventava un’abitudine consolidata. Intorno al 10.000 a.C., quando la struttura di valore rossa dominava le risposte dell’umanità, alcuni eroici individui cominciarono a spingersi verso risposte che implicavano maggiore coscienza, maggiore consapevolezza e maggiore complessità – e la struttura di valore ambra (assolutistica, etnocentrica) cominciò a depositarsi per la prima volta.

 

In termini di visione del mondo, avviene il passaggio dal rosso magico all’ambra mitico che implica la creazione di importanti sistemi mitologici che, a parte altre cose, permisero la creazione di sistemi sociali molto più complessi. La visione del mondo magica poteva unificare, o unire socialmente, gli esseri umani basandosi soltanto sul lignaggio di sangue e i legami di parentela. Se tu non mi eri legato da vincoli di sangue, non ci era possibile creare un “noi”, quindi, a livello magico, le tribù non potevano unirsi tra loro socialmente o culturalmente. Ma una delle funzioni del mito è questa, pretendendo di discendere da un Dio non attraverso il sangue e la genetica, ma attraverso valori e credenze, la mitologia poteva unire un gran numero di essere umani e di tribù non consanguine,i se avessero adottato la credenza nello stesso Dio mitico: ognuno può credere in quel Dio, anche se non ha relazioni di sangue. Così, le 12 tribù di Israele poterono essere unite sotto Yahweh, e i profeti (o una varietà di essi) portarono le leggi e le credenze ambra alle culture pagane rosse che li circondavano, unendo e formando un unico popolo sotto un dio mitico.

 

A questo punto dell’evoluzione – circa 6.000 anni fa – questo è quanto è disponibile (per dirlo in un modo veramente semplificato): per quanto riguarda i livelli di coscienza (livelli di essere e conoscenza che i teorici della Grande Catena consideravano erroneamente come fissi e precostituiti) gli esseri umani si erano evoluti dalla scimmia arcaica al livello magico magenta al potere rosso all’appartenenza mitica ambra. Tutti e quattro questi livelli di coscienza con numerose linee erano a quel punto disponibili per gli esseri umani. Ciascun essere umano nasce al livello uno e deve evolversi attraverso questi livelli ormai “fissati”, fissati e stabili solo perché si sono depositati come abitudini Kosmiche, nel senso di Peirce; e tutto questo sarebbe stato necessario per dare conto del fatto che la creazione di livelli sempre più elevati di essere e conoscenza è una tendenza autopoietica, una tendenza delle strutture dissipative nell’universo – “Eros”, per usare termini più poetici. Non è necessaria più metafisica di quanta ve ne sia nell’ “avanzamento creativo verso la novità” di Whitehead. E, tuttavia, questa metafisica minimalista può generare una Grande Catena e i suoi necessari accessori senza dover postulare strutture ontologiche preesistenti di nessun tipo.

 

Allo stesso tempo, alcuni spiriti eroici e creativi si sarebbero spinti verso l’arancione e un po’ oltre. Ma nessuno di questi livelli è un qualcosa già dato, di tipo platonico; non si tratta di strutture ontologiche preesistenti in una qualche Grande Catena fissata per l’eternità; essi si sono evoluti e sono stati depositati da fattori presenti in tutti e quattro i quadranti man mano che si sviluppavano (o tetra-evolvevano) nel tempo e diventavano abitudini Kosmiche dell’umanità, abitudini disponibili per tutti i futuri esseri umani – infatti, trasmesse a tutti i futuri esseri umani come abitudini profondamente stabilizzate, furono fissate (come abitudini Kosmiche, non archetipi platonici), e quindi come livelli che ai teorici della Grande Catena che scrivevano circa 2000 anni fa, sarebbero apparsi come eternamente precostituiti (mentre, di fatto, si sono evoluti). Nessun fardello metafisico – nessun archetipo, nessun piano ontologico della realtà, nessun livello indipendente dell’essere che se ne stia lì intorno aspettando di essere trovato dagli esseri umani – niente di tutto questo è necessario per ottenere gli stessi risultati e spiegare l’esistenza di questi livelli “prefissati”. Inoltre, questi livelli sono indipendenti da ogni specifico essere umano che è nato, e quindi non possono essere ridotti alla dimensione psicologica. Tutto ciò di cui c’è bisogno può essere ottenuto in modo postmetafisico.

 

In quello stesso periodo (6.000 anni fa), gli esseri umani avevano anch’essi gli stati di coscienza della veglia, del sogno e del sonno profondo, che potevano essere sperimentati, come esperienze di vetta,  in varie forme di misticismo – della natura, della divinità, senza forma e non duale. Sebbene questi stati siano sempre presenti, sembra che l’umanità nel suo insieme imparasse a padroneggiarli grosso modo nello stesso ordine in cui lo fanno i meditatori di oggi: muovendosi dall’immersione nella realtà grossolana esteriore (paganesimo) verso il misticismo della divinità (ascendente e trascendente), poi verso l’Abisso senza forma (la grande Era Assiale) e verso il Non Duale sempre presente. Diversamente dalle strutture della coscienza, tuttavia, c’è una fluidità molto maggiore nella sequenza degli stati di coscienza sperimentabili, e gli individui possono avere, in gradi diversi, un’esperienza di vetta di uno qualsiasi di quegli stati. Ma durante le grandi epoche mitiche (ambra), in varie parti del mondo, l’umanità esplorava le dimensioni paradisiache del sogno-sottile: l’umanità non passò soltanto dalle tribù del potere rosso verso le società dell’appartenenza mitica ambra (per quanto riguarda le strutture della coscienza), ma le figure religiose più evolute passarono da stati di misticismo pagano della natura verso il misticismo interiore della divinità e la visione profetica, il confronto con una sorgente luminosa e creativa non di questo mondo (anche se a volte stati più elevati erano disponibili).

 

Fermiamoci qui e ricordiamoci della domanda originaria: come possiamo definire l’Illuminazione in un modo che abbia un qualche senso per quel periodo storico? Potremmo persino chiederci: l’Illuminazione poteva esistere in quel periodo, quando l’umanità era strutturalmente al livello etnocentrico (ambra)? E se sì, in cosa consisteva? E se troviamo una definizione di Illuminazione che funziona per quel tempo, potrebbe essere applicata in modo credibile all’oggi?

 

Ricordiamo che la definizione generica di Illuminazione è la completa realizzazione di, o essere uno con, Vuoto e tutte le Forme. Sono possibili molte esperienze e realizzazioni meno profonde, ma noi stiamo considerando l’Illuminazione, con la “I” maiuscola, come una specie di punto finale della più completa e più elevata realizzazione possibile (questa è la ragione per cui ho quasi sempre usato la lettera maiuscola in tutta la stesura di questo libro).

 

Allora, tenendo presente questo, come possiamo definire l’Illuminazione? La risposta che ho suggerito nel libro è: l’Illuminazione è la realizzazione dell’unità con tutti gli stati e tutte le strutture che esistono in ogni data epoca.

 

La stabilizzazione nel Vuoto causale fornisce la Libertà in ogni dato periodo storico; ma il mondo delle Forme si evolve, non in accordo a un piano predeterminato, ma come un processo evolutivo creativo. Se si vuole, si può sicuramente vedere questo processo come il gioco creativo dello Spirito (cosa che credo sia corretta e che permette, inoltre, di liberarci dalle varie forme di materialismo scientifico), ma i “livelli della Grande Catena” semplicemente non preesistono più né sono già dati nelle loro forme prefissate. Dal momento che le Forme si evolvono, ciò che è necessario per “essere uno” con quel mondo è che gli individui si evolvano e si sviluppino nelle loro specifiche condizioni fino ai più alti livelli allora esistenti. Più elevati di quelli, non ne esistono, da un punto di vista ontologico.

 

Quindi, Rupakaya o il Mondo delle Forme non è più concepito come una Grande Catena preesistente, ma come la Totalità delle Forme in ogni data epoca. E essere uno con questa Totalità è l’aspetto Pienezza di cui parlavamo.


 


©2009-2010 Giovanna Visini - Ultimo aggiornamento: 16/05/2009