Premetto
che non è facile raccontare la propria esperienza a persone
che non si conoscono, ma mi sembra importante condividere il mio
vissuto con tutti coloro che si trovano intrappolati in questo incubo:
perché gli attacchi di panico sono un vero e proprio incubo.
Sono molte le persone che soffrono di questo disturbo e penso che possa
essere utile sentire la voce di chi ne ha sofferto e ne è
uscito.
Sono
straniera e sono arrivata in Italia 6 anni fa
all’età di 20 anni. Nei tre anni precedenti ho
vissuto da sola nel mio paese d’origine senza mai avere
alcuna preoccupazione o difficoltà, anche se avrebbe potuto
essere una reazione comprensibile dal momento che avevo 17 anni ed ero
da sola, senza la mia famiglia, per altro una famiglia meravigliosa che
rappresenta la parte principale del mio mondo affettivo (insieme al mio
amato compagno). Quindi, come emerge dal mio racconto, potrei essere
considerata fortunata e penso proprio di esserlo. Tutto ciò
per far capire che, come si dice, “non mi mancava
niente”.
Mi
sono laureata in legge. Sto completando la mia pratica legale presso un
affermato studio della mia città.
Avevo
già sofferto di attacchi di panico
all’età di 6 anni. Per due anni non riuscivo a
dormire tranquilla. Mi svegliavo spaventata tutte le notti,
perché avevo paura della morte. Non riuscivo a concepirla. A
15 anni il panico è ritornato per un altro anno. E comunque
non me lo ricordavo così orrendo, appiccicoso e freddo come
quello sperimentato in seguito.
Un
anno fa la ricaduta, questa volta veramente trionfante. Sarebbe troppo
lungo raccontare tutto, ma un attacco mi ha fatto restare bloccata in
autostrada; poi, mi sono rifiutata di guidare o, se lo facevo, ero
terrorizzata. Correvo il rischio di compromettere anche
l’esame di laurea e giuro che per rimanere seduta e fare la
mia presentazione quel giorno ho tirato fuori tutta la mia forza.
Pesavo poco, 46 kg e sono alta 1,70 eppure la mia pressione si alzava a
160. Credo che posso fermarmi qui…insomma stavo malissimo.
Sì, volevo veramente morire. Ma non è questa la
sensazione peggiore che ho affrontato, ma era il fatto che mi sentivo
completamente intrappolata in un altro mondo, sola e spaventatissima.
Ho provato di tutto per tirarmi fuori. Diventava sempre peggio.
Insofferente, un giorno ho chiamato il numero telefonico trovato su uno
dei tantissimi siti che visitavo in ricerca di aiuto. Mi è
stata data subito l’informazione che cercavo. Ho avvertito
che “si parlava la stessa lingua”. Sono andata a
provare. Lungo la strada mi sono seduta tre volte a piangere per quanto
ero sfinita e svuotata dalla paura. Tutto girava intorno a me. Ancora
oggi mi ricordo il pavimento della metropolitana che sprofondava sotto
i miei piedi e quella mano gelata che mi stringeva la gola e il cuore.
Alla prima seduta, nonostante fossi diffidente e stordita dal panico,
sono riuscita ad avvertire che qualcosa si era mosso. In quel ghiaccio
che si stava chiudendo attorno me, ormai lasciandomi immobile, si era
aperta una crepa. E’ questo che avevo cercato così
a lungo.
Ci
sono tornata. Mi sono fidata e non ho sbagliato. Credo che
l’iter di guarigione sia personale e diverso per ognuno. Io
chiedevo quello che mi sembrava indispensabile sapere e comprendere e
cercavo di impegnarmi. Riflettevo, ascoltavo, parlavo, mi confidavo.
Insieme alla persona che mi ha assistito e da cui mi sono sentita
rassicurata, sono riuscita a scoprire cosa mi aveva portato a star male.
Adesso:
Sono di nuovo io ed è bellissimo (non lo si capisce fino a
quando non lo si perde). Ho vissuto l’esperienza
più magica della mia vita. Mi sento come un albero
all’arrivo della primavera. E’ possibile guarire, a
me è successo.