Quella
dello scemo del paese alla fiera è piuttosto nota: dopo aver
mangiato tre panini la fame gli passa solo con il croccante. Ed eccolo
che sagacemente afferma: “avrei potuto mangiare subito il
croccante e avrei risparmiato soldi”. Perché
inizio così a raccontare un travaglio infinito? Il
perché è semplice: non so che cosa mi abbia fatto
realmente star meglio, ma le ho provate tutte e solo il croccante, il
rebirthing, alla fine di tutto, mi ha fatto passare panico e ansia.
Come sia potuto accadere non lo so. Ma la mia testimonianza
è tutta a favore di questo metodo. Ma iniziamo dal principio.
Anni
fa, mentre me ne andavo bel bello camminando per la mia
città (dopo aver dormito poco, preso un mare di
caffè, e in un periodo di stress enorme), sono stato colto
per la prima volta da un attacco di panico. Il primo non si scorda mai.
È un orgasmo al negativo potenziato per cento. Ma che ve lo
racconto a fare, se state leggendo sapete benissimo di che cosa si
tratta. Beh, però, il senso di soffocamento, la certezza di
un infarto semifulminante, la sete implacabile, l’alitaccio
del barelliere che viene a prenderti e ti dice “no, non
è un infarto” … insomma tutto nasce
lì e in quel momento. Un prima e un dopo. E più
senti ansia, panico e più ci pensi e i giorni, e gli anni
passano e non pensi che a te stesso e ti vergogni del tuo egoismo, ma
non riesci a pensare ad altro. Ecco questa è la cosa
peggiore del panico e dell’ansia: l’ossessione su
te stesso che ti induce. Vorresti essere un tossico per poterne uscire,
un alcolizzato e ti sembrerebbe facile smettere. Vorresti fregartene
del cortocircuito fra cervello e corpo che si riproduce da quel giorno
del primo attacco ogni volta che entri in ascensore, sali su un aereo,
stai per parlare in pubblico, ti siedi dal barbiere o dal dentista. Ma
non puoi, è più forte di ogni cosa intorno a te.
Le
medicine? Una soluzione per qualche mese e poi? Appena smettevo
riprendeva tutto come se non le avessi mai prese. La psicoterapia
cognitiva? Certo, ma a me non faceva nulla. Acqua fresca. Parlare per
ore e raggiungere sempre le stesse conclusioni. “Voglio star
bene”. Perché? Ma, faccia lei. E poi siccome gli
psicologi ti vogliono piazzare fra i migliorati o i guariti ti
abbassano le pretese: “beh, ma è come se avessi
avuto un tumore e se fossi guarito, la paura resta, non puoi pretendere
che vada via del tutto”. E l’ansia, bisogna un
po’ conviverci. Avete mai notato come parlano
dell’ansia gli psicologi? Come quelli che non
l’hanno mai avuta. Mai. La paragonano alla tensione per un
esame di quando stavi bene o a robe del genere. Si tratta solo di
adrenalina, sono sciocchezze, tu sei più forte. Certo io ero
avvantaggiato non avevo mai smesso di fare le cose. Gli evitamenti! Ah,
no, quelli no. E vai a far tutto come se fossi uno con i nervi
saldissimi. Salta su aerei, parla in pubblico e sempre solo per
carità che se no ti viene dipendenza dalla moglie. Tutto
vero intendiamoci, ma mancava una cosa importante. La guarigione: il
microfono vicino al volto, la gente che mi guarda e io che comincio a
parlare senza provare nulla di particolare. Lo shampoo del barbiere che
non mi blocca la respirazione. Il dentista, la sua poltrona, o quella
dell’aereo che diventano un luogo come un altro.
Una
notte in TV vedo un tipo che parla di rebirthing. What have I got to
lose? Beh null’altro che le mie catene. Dalla prima volta un
miglioramento chiaro e distinto, cartesianamente indiscutibile. Ma una
certa sofferenza all’inizio. Un paio di semi attacchi,
ricordi che prorompono come un fiume e ai quali non avevo mai pensato
durante la terapia. Una saldatura fra cuore e cervello come non vedevo
da anni. Tutto ciò che è irreale è
irrazionale. E gli attacchi e l’ansia lo sono. Credetemi
psicoterapeuti e psichiatri non ne sanno nulla, i più onesti
ve lo diranno francamente. Chi vi fa la terapia di rebirthing neppure,
tranne che il respiro funziona. Non dall’oggi al domani, ma
funziona e capite subito perché. Perché il
respiro regola tutto: è il cuore della manifestazione del
problema. L’ansia vi peggiora il respiro, il panico vi mozza
il fiato. Non si tratta di capire come e cosa è avvenuto,
ormai non ci si può far più nulla, ma dove
contrattaccare. In breve, le parole non servono, vi è tutto
da operare e nulla da attendere. Partendo dal respiro ripagate il male
con la sua stessa moneta, lo attaccate sul suo punto di forza evidente.
Effetti
collaterali, o benefici aggiunti: viene maggiore voglia di fare certe
cose. Lavorare, parlare con la gente e anche fare l’amore. Su
quest’ultimo aspetto non mi dilungo, temo la censura della
mia pudica dottoressa. Ma la vita è fatta anche di questo e
quando riprende binari insperati ci si ributta dentro con gioia e beh,
in fondo qualche sospiro ben fatto potrebbe giovare anche a voi. Che
cosa avete da perdere?