M.
è uno studente universitario di 22 anni. Manifesta il
desiderio di conoscersi meglio, sente che ha bisogno di una maggiore
integrazione tra mente ed emozioni per affrontare in modo
più sereno e rilassato le relazioni interpersonali. Vive, in
effetti, un’epoca della vita piena di stimoli, di speranze,
di interessi, di incontri ma anche di molte paure e insicurezze.
Ho
appena finito di respirare un po’ da solo.
Se
ripenso a quando, circa un anno e mezzo fa, mi imbattei nella mia prima
seduta di Rebirthing, mi rendo conto di quanto questo particolare
strumento terapeutico sia ormai entrato a far parte di me, delle mie
giornate, del mio stare al mondo.
Ricordo
che in quel periodo mi sentivo molto confuso, decentrato, non ero
più in grado di vivere intensamente le mie emozioni, in
particolari situazioni venivo preso dall’ansia e un certo
disagio accompagnava i miei pensieri. Insomma non c’ero.
L’incontro con il rebirthing mi mise di fronte a tutto
questo: durante le prime sedute mi dovetti scontrare con sentimenti e
stati d’animo negativi, spesso provavo forti dolori in
diverse parti del corpo, lottavo con il mio respiro, mi dibattevo e con
fatica e grande sforzo riuscivo a raggiungere i miei primi
indimenticabili momenti di profonda pace.
Lavorando
su mio respiro mi si aprì un mondo: ben presto iniziai ad
avere più fiducia in me, non mi trovavo più a
mani nude di fronte alle mie paure, ma, attraverso il respiro, potevo
affrontarle e superarle e ritrovare la speranza anche nei momenti
più difficili.
Oltre
a tutto questo, cioè, oltre a essere stato per me un
efficace strumento terapeutico, il Rebirthing mi ha aperto le porte
verso una visione più consapevole, oserei dire spirituale,
di me stesso e della mia vita. Infine, mi sento di consigliare il
rebirthing a tutte quelle persone che, prima o poi nella vita, si
accorgono di respirare.