Come
gli altri libri di Arnaud Desjardins, anche questo è una
raccolta di conversazioni con un gruppo ristretto di ascoltatori, solo
in seguito riviste e corrette per la pubblicazione. Il tono
è intimo e familiare. Vi troverete quelle ripetizioni
caratteristiche dello stile colloquiale.
Edizioni
La Table Ronde, 1983
Vorrei
trattare oggi l’importante tema della paura. Swamiji
mi ha poco a poco convinto di qualcosa di sorprendente e forse
difficile da accettare. Eppure è così. La paura
si manifesta sotto molte forme differenti, le paure si suddividono per
settori: la paura di morire, la paura di ammalarsi, la paura di perdere
una persona cara, la paura che ci sia una guerra civile, una
rivoluzione o un conflitto, la paura di non avere abbastanza soldi.
Quante paure possibili!
Sono
tutte emozioni: Qui e ora sento o non sento l’emozione della
paura. Per esempio, quando dite: ho paura di non avere abbastanza
soldi, perché è un dato della vostra esistenza,
questa paura non è, comunque, permanente. Come ogni altro
fenomeno, va e viene; quando leggete un libro che vi interessa, quando
guardate un film che vi cattura, non sentite più la paura di
non avere abbastanza soldi, anche se abitualmente gioca un ruolo
doloroso nella vostra vita; né quella paura né
un’altra. La paura, anche se è la più
impressionante delle emozioni, spesso la più crudele,
è un’emozione che provo o che non provo, qui e
ora. Dunque, se voi accettate, anche solo parzialmente, questo
Insegnamento, la paura può scomparire dalla vostra vita.
Essa
non è in se stessa fondata, non è in se stessa
giustificata, e se ammettiamo l’esistenza di una Saggezza o
di Saggi, un Buddha, un Marco Aurelio, un Socrate o un Ramana Maharshi,
ci aspettiamo da loro che ne siano completamente liberati. Un saggio
che avesse una qualsiasi paura, non sarebbe più ai nostri
occhi un saggio.
Ora,
guardate più da vicino. Ci sono tre tipi di paura. Innanzi
tutto una paura che non è, a dire il vero, propriamente
un’emozione, si tratta del sentimento di sicurezza personale,
del sentimento del pericolo, che serve a preservarci dagli incidenti
evitabili. Se non provassimo alcun tipo di timore nelle situazioni
pericolose, commetteremmo delle imprudenze fatali. Questa paura
è puramente riflessa. In India si cita spesso questo
esempio: se un serpente avanza verso di me, io spicco un salto di lato
per evitare che mi morda. Questa reazione è giustificata. Un
istinto di sopravvivenza ci indica che certe situazioni sono pericolose
per noi, in particolare per la conservazione della nostra esistenza o
della nostra integrità fisica. Oltre questa paura che mira
alla nostra protezione, cominciano le paure emozionali e queste sono di
due tipi. In primo luogo quelle di cui comprendiamo la causa apparente:
siete partiti senza sapere navigare molto bene su un piccolo veliero,
il tempo cambia, si alza il vento, siete sempre più lontani
dalla costa, non avete più il controllo
dell’imbarcazione e vi preoccupate seriamente di come si
metteranno le cose. Certamente la paura che provate è
un’emozione che, nelle stesse condizioni, un saggio non
proverebbe, ma almeno ci sembra che questa paura abbia una causa.
Poi
ci sono le paure che vi assillano, ma che non corrispondono a nessuna
situazione precisa: paure vaghe, paure irragionevoli, paure di
avvenimenti che potrebbero eventualmente prodursi, come quella che una
bomba atomica cada su Puy-de-D^me, ma che appaiono poco probabili;
paura di una malattia che non si è assolutamente manifestata
in voi, paura della morte di una persona cara che è in piena
salute.
Poiché
alcune paure fisiologiche sono giustificate come, per esempio, la
salvaguardia della nostra salute, il ‘mentale’
crede di poter giustificare tutte le altre e, naturalmente, come sempre
quando sono coinvolte le emozioni, razionalizza e trova degli
argomenti. E’ nei riguardi di questo pensiero prodotto
dall’emozione che dovete essere molto attenti: non vengo
più a patti con questi pensieri che emergono dalle emozioni,
qualunque essi siano, perché non fanno che eccitarle e
nutrirle. Anche se non provate nessuna paura, è sufficiente
che immaginiate delle scene terrificanti, che le immaginiate creandole
dal nulla, e già cominciate a sentirvi a disagio.
***
Noi
abbiamo paura soltanto di quello da cui siamo attratti. Conoscete la
grande legge dell’attrazione e della repulsione. Io affermo
questo: abbiamo paura soltanto di quello da cui siamo attratti, quando,
per una ragione o per un’altra, rifiutiamo di riconoscerlo.
D’altra parte, se siamo attratti da un avvenimento, da una
situazione, significa che ci corrispondono, che le portiamo in noi,
come un samskara, cioè un’impressione inscritta in
noi. Questa è la causa delle differenze tra le paure degli
uni e degli altri. Non tutti hanno paura delle stesse condizioni, nelle
stesse circostanze.
Quando
parlo di attirare, di attrazione, questi concetti devono essere intesi
in un senso più profondo, non mi riferisco alla banale
attrazione superficiale, come nel caso in cui si è attratti
dalle belle donne o dalle macchine sportive. L’attrazione
è una legge sempre operante, così come il ferro
è attirato dalla calamita. Noi possiamo essere
d’accordo o resistere a un’attrazione, ma essa non
è per questo meno attiva. Attrazione o attrattiva possono
significare che desideriamo una cosa, che la vogliamo, che la
auspichiamo, e attrazione o attrattiva possono significare che siamo
attratti, malgrado noi, come da una calamita. Per esempio, se metto un
piede in fallo in montagna e scivolo su un pendio molto ripido senza
potermi aggrappare a niente, la forza di gravità mi attira
verso il basso, questa attrazione è inevitabile, eppure io
resisto. Se non so sciare e mi sono lanciato imprudentemente su una
discesa troppo difficile per me, sono anche in questo caso, attirato
verso il basso della discesa, rifiuto questa attrazione e cado
più o meno maldestramente. Ma se ci sono attrazioni fisiche,
come quelle di cui ho fornito gli esempi precedenti, ci sono anche
attrazioni psichiche o sottili che vi risultano più o meno
sconosciute e misteriose, più o meno coscienti o invece
rimosse e sepolte nell’inconscio, ma che tuttavia esistono e
fanno sentire la loro influenza.
Ricordatevi,
allora, di questa formula: non possiamo avere paura che di
ciò che, in una maniera o nell’altra, ci attrae.
E, se volete capire le vostre paure, ci riuscirete solo se scoprirete
questa attrazione in voi. In ogni caso, si tratta di un principio
generale della conoscenza di sé, che è quello che
qui ci interessa: se vogliamo comprendere un fenomeno, dobbiamo
studiare, oltre al fenomeno stesso, anche il suo contrario. Se vogliamo
capire qualcosa della gioia, dobbiamo studiare nello stesso tempo la
sofferenza.
Ricordatevi
di questo gesto: vi mostro la mia mano, stesa, aperta, verticale, non
c’è né concavo, né convesso.
Ma, appena comincio a piegare questa mano perché voglio il
concavo, nello stesso tempo disegno il convesso. L’uno non
può esistere senza l’altro, e, nel mondo delle
dualità, nessun paio di opposti esiste senza questa
complementarità; non c’è arrivo senza
partenza, non c’è gioia senza pena, non
c’è successo senza insuccesso. Le due facce del
fenomeno sono sempre legate e associate, per lo meno nel mondo
relativo, nel mondo dei fenomeni che la Coscienza può
trascendere o di cui la Coscienza di essere può liberarsi.
La
paura vi appare come un rifiuto: No, No, No. Ma essa non esiste senza
un’affermazione positiva, senza un sì. Se avete
paura di non avere abbastanza soldi, paura di non riuscire a pagare le
fatture che vi arrivano, il rifiuto vi sembra come la negazione
preventiva di una situazione dolorosa; dico No, anche prima che si
produca la situazione di non poter pagare le fatture, lo rifiuto;
questo rifiuto anticipatore costituisce la paura. Ma questo rifiuto che
è una negazione non può esistere senza
un’affermazione: quella del prossimo arrivo delle fatture in
questione. E’ vero per tutte le emozioni negative: non
può esserci odio se non vi è prima un amore
deluso o ferito.
E’
una legge generale: non vi può essere negazione, senza che
prima vi sia un’affermazione, sempre. Potete concepire
un’affermazione senza negazione: se dico semplicemente
“il tappeto è blu” e se il colore blu
non suscita nessuna reazione nel mio inconscio, affermo: “il
tappeto è blu”, quello che il mio guru chiamava
“positive statement”, “pure statement of
truth”, un’affermazione positiva, è.
Potete, dunque, formulare un’affermazione positiva senza
negazione, ma non potete enunciare una negazione senza affermazione
positiva; se dico: non è, nel non è
c’è è e poi aggiungo non. In sanscrito
questo è molto chiaro: è si dice asti, non
è si dice nasti, na asti. Grammaticalmente, vedetelo bene,
la negazione è sempre qualcosa che si aggiunge
all’affermazione e mai il contrario. “Non
è.” Comincio a dire
“è” e aggiungo
“non”, di conseguenza pongo la cosa che voglio
negare. Se dico: “il tappeto è blu”, vi
è unicamente affermazione; se dico: “il tappeto
non è rosso”, prima pongo il colore rosso e poi in
seguito lo nego.
Si
tratta di una legge alquanto sottile, le cui implicazioni non vi
appaiono immediatamente del tutto chiare, (anzi, so bene per mia
propria esperienza quanto sia difficile comprenderla appieno) ma alla
quale dovete rimanere fedeli, se volete capire come vivete e come
potete progredire. Infatti, la paura è un’emozione
negativa, al contrario di una grande gioia che è
anch’essa un’emozione, essa è la
negazione di una realtà che prima ho affermato.
Se
un fenomeno è del tutto indifferente, non vi concerne, non
ha niente a che vedere con voi, non potete averne paura. Avete paura
solo di quello che vi concerne, quello da cui siete attratti, in un
modo che bisogna scoprire. Credetemi o non credetemi, ma è
sempre vero. Se una legge incontra una sola eccezione, non è
più una legge.
D’altra
parte, se siamo attratti da una situazione e nello stesso tempo la
neghiamo e la rifiutiamo, questa situazione non è soltanto
esteriore a noi, esiste in noi e noi la proiettiamo
all’esterno. Ogni paura è una forma della paura
della morte. Non siete obbligati a essere d’accordo subito
con quello che dico, spetta a voi guardare e verificare, ma se quello
che dico è vero, allora avrà presto o tardi un
effetto liberatore su di voi. Ogni paura è paura di una
forma o di un’altra di morte. La morte è
certamente la scomparsa fisica, ma anche ogni compimento, ogni
sparizione. Tutto muore continuamente e niente può morire.
Mi hanno insegnato quando ero a scuola: “niente si perde,
niente si distrugge, tutto si trasforma”, quello che muore a
un livello, nasce a un altro livello. Il neonato muore per fare posto
al bambino. Il bambino muore per far posto all’adolescente
che muore per far posto al giovane che muore far posto
all’uomo nel fiore dell’età. Il liceale
muore per far posto all’universitario che muore per far posto
all’uomo impegnato nella vita professionale. La giovane donna
muore per far posto alla sposa e , in un certo qual modo, la sposa, la
cui relazione è unicamente una relazione uomo-donna, muore
per far posto alla madre.
Ora,
quello che chiamiamo ego – associato sempre a una forma di
pensiero egocentrico, il ‘mentale’ –
ricerca sempre la immutabilità, accetta solo una piccola
parte di cambiamento, una piccola parte di questo gioco perpetua di
morte e nascita; accetta quella parte che arbitrariamente gli conviene
e non accetta gli altri cambiamenti, le altre morti e nascite che
costituiscono il gioco dell’esistenza. Quello che rende la
situazione un po’ più complessa è che
alcuni di questi rifiuti, invece di essere pienamente compresi e
assunti, sono negati, rifiutati e rimossi nell’inconscio.
Può accadere che a una certa età un bambino abbia
rifiutato di crescere, rifiutato di morire come bambino o bambina per
diventare più grande e che un aspetto di questo gioco di
morti e nascite sia stato falsato, mentre è una legge
naturale.
Brahma,
Vishnu e Shiva sono sempre all’opera in noi. Il
“corpo causale” in noi è
contemporaneamente Brahma il creatore, Vishnu il conservatore e Shiva
il distruttore. E’ la Legge che è inscritta in
noi, quella dei fenomeni fisiologici, creazione, distruzione,
è così che il nostro organismo si mantiene pur
invecchiando poco a poco. Quello che è vero a un livello
continua a essere vero a un altro livello. Le leggi che sono
all’opera a livello fisico o fisiologico, lo sono anche a
livello psichico o sottile. Le stesse leggi hanno la loro trasposizione
a tutti i livelli. Prestate almeno per un momento un orecchio benevolo
all’affermazione induista: qualsiasi paura è una
forma della paura della morte nelle sue diverse manifestazioni
relative, cioè compimento e sparizione, e questo
l’ego non può accettarlo.