Introduzione di Ken Wilber al libro:

The Common Heart: An Experience of Inter-Religious Dialogue

Traduzione libera dall’inglese di G.Visini

    Nel 1984, Padre Thomas Keating invitò un nutrito gruppo di maestri spirituali che rappresentavano tutte le grandi tradizioni di saggezza del mondo – Cristiani, Buddhisti, Induisti, Nativi, Islamici – a riunirsi nel Monastero di St. Benedict a Snowmass, Colorado. Quell’incontro non fu registrato, non furono pubblicati rapporti e non ci furono sequenze filmate. Di fatto, finora i risultati di quell’evento straordinario erano rimasti in gran parte segreti.

    The Common Heart è il primo rapporto su quella riunione e su molti altri incontri successivi realizzati dallo stesso gruppo. Si tratta di un documento veramente sorprendente sotto tutti gli aspetti. In primo luogo, e cosa non da poco, perché quella riunione fu possibile realizzarla; in secondo luogo, e altrettanto importante, per i risultati ottenuti che furono allo stesso tempo straordinari e confortanti.

    Una volta uno studente mi chiese: “Perché studiare quell’intrico ingarbugliato costituito dalle tradizioni religiose del mondo?” La domanda implicava che molte di quelle tradizioni appaiono vecchie, obsolete, e più o meno senza valore; e, per di più, esse sono in disaccordo le une con le altre, quindi perché prendersi tanto disturbo?

    Risposi che sì, sono “vecchie”, e sì, generalmente sono l’una in disaccordo con l’altra. “Ma ogni tanto, puoi trovare punti di profondo accordo tra loro. E ogni qual volta trovi qualcosa su cui tutte le religioni del mondo sono d’accordo, è il caso di prestare una grande, grande attenzione, non è così?”

    Questo documento è un esempio di alcuni di questi punti di accordo e quindi, credo sia qualcosa cui convenga prestare una grande, grande attenzione.

    Mi rendo conto che i tentativi accademici di evidenziare certi elementi comuni alle grandi tradizioni del mondo – da La Filosofia Perenne di Aldous Huxley a Forgotten Truth di Huston Smith – sono stati tutti attaccati dalla critica postmoderna come essenzialmente privi di senso. Questo perché, sebbene scrittori come Huxley e Smith abbiano sostenuto di poter mostrare le somiglianze esistenti tra le varie religioni, quelle somiglianze non sono reali perché il relativismo culturale asserisce che esse non possono essere reali. Di fatto, afferma il postmodernismo, culture e tradizioni sono isole chiuse in se stesse che non è assolutamente possibile comparare, così che qualsiasi rapporto e persino la comunicazione tra loro risultano irrimediabilmente bloccati. Non può esserci uno spirito universale perché niente che sia universale può essere conosciuto, e, quindi, non è possibile fare affermazioni che abbiano senso sulla sua esistenza. Non ci può, dunque, essere accordo tra, diciamo, i testi taoisti e quelli cristiani circa la realtà ultima.

    Ma non sono libri quelli riuniti in una stanza da Padre Thomas, bensì esseri umani, i quali, in modo del tutto indipendente da ogni eventuale aiuto da parte dei poststrutturalisti postmoderni, sono stati in grado di decidere se ci fossero tra le loro rispettive tradizioni spirituali alcuni punti di accordo. E, infatti, questi esseri umani provenienti da diverse tradizioni e da diversi retroterra culturali, linguistici, sociali, individuali, sono arrivati a molti importanti punti di accordo su che cosa sia la Realtà Ultima, qualunque sia il nome utilizzato. Il meraviglioso, intenso, difficile, giocoso, rispettoso dialogo interreligioso e le conclusioni cui è arrivato – che, cioè, esistono importanti somiglianze insieme a grandi differenze – è al centro di questo libro straordinario.

    Ne risulta che, anche se appartenenti a culture e religioni differenti, gli esseri umani sono in grado di entrare in una comunicazione significativa e di trovare un accordo, specialmente quando il cuore è silenzioso e ascolta con rispetto. (E ho notato, comunque, che i postmodernisti di differenti culture sembrano capirsi l’un l’altro abbastanza bene, cosa un po’ imbarazzante per l’intera teoria, non vi pare?)

    Per quanto concerne questi punti di accordo, che conseguenze ne dobbiamo trarre? Il primo punto è: “Le religioni del mondo testimoniano l’esperienza della Realtà Ultima, cui danno vari nomi.” Pongo la domanda perché nel mondo di oggi si profila una questione davvero difficile con cui non possiamo fare a meno di confrontarci: perché, a prima vista, le religioni del mondo – o quelle di cui il pubblico ascolta parlare nei telegiornali – sembrano essere la principale fonte di conflitti, mentre, d’altra parte, i dialoghi interreligiosi, come quelli di cui tratta questo libro, mostrano che la spiritualità potrebbe essere la principale fonte di pace per l’umanità? Questa discordanza tra la prima constatazione e l’ultima è così enorme, impressionante, difficile da riconciliare, e rivela tutta la sua drammaticità quando si decapita in nome di Dio ogni settimana, si bombarda in nome di Dio ogni giorno, e nessuna religione può vantare una storia che sia completamente esente da questo. Penso che finché non riusciamo a trovare un modo per comprendere e differenziare questi due aspetti estremi della religione, entrambi appariranno molto sospetti nel mondo di oggi.

    Da parte mia, vorrei dare un contributo alla riflessione su questa questione, anche se lo farò in modo orribilmente conciso (vedi The Eye of Spirit per una più estesa disamina). Gli studi della psicologia evolutiva degli ultimi decenni mostrano che gli individui tendono a intraprendere un’indubbia traiettoria di crescita e sviluppo umani, dagli stadi preconvenzionali, ai convenzionali e ai postconvenzionali, o dal prerazionale, al razionale al transrazionale, o dai livelli egocentrici agli etnocentrici ai mondocentrici. Senza voler incasellare nessuno e nessuna tradizione – perché le persone e le tradizioni possono coprire l’intero spettro – vi è un’enorme differenza tra coloro che agiscono in modi egocentrici, preconvenzionali e prerazionali, e coloro che agiscono in modi postconvenzionali, mondocentrici e transrazionali. Gli ultimi, avendo sviluppato la razionalità, ora la trascendono e la includono; mentre i primi non agiscono oltre la ragione ma al di sotto di essa.

    La sventura dei dialoghi contemplativi come quelli raccolti in questo libro è il fatto che nella comprensione comune, preconvenzionale e postconvenzionale non sono differenziati, e che prerazionale e transrazionale sono semplicemente equiparati , quando essi sono invece dei veri e propri poli separati. Ma per l’individuo di oggi che è convenzionale e razionale, i grandi mistici e saggi contemplativi e transrazionali del mondo non sono distinguibili dai fanatici irrazionali o da coloro che sono in preda a infantili fantasie oceaniche.

    Questo non è soltanto triste, ma è una catastrofe culturale di prima grandezza. Tuttavia, finché la religione stessa non imparerà in modo convincente come fare i conti con queste differenze e non si concentrerà sempre più sugli aspetti migliori delle sue dimensioni postconvenzionali, transpersonali e contemplative, la religione per il mondo in generale rimarrà probabilmente il territorio di fanatici irrazionali o di cinici razionali. Dialoghi transrazionali come questi – che abbracciano completamente la razionalità e poi si spingono oltre nel mistero del divino e nella evidenza della realtà ultima – non riceveranno mai l’apprezzamento profondo e persino il rispetto che meritano.

    I punti di accordo nei seguenti dialoghi originano, infatti, dal profondo spazio dell’apertura transrazionale e dalla trasparenza contemplativa, dove il cuore umano si erge nudo di fronte al divino, scoprendo alla fine di quel viaggio nel presente che c’è tra essi una linea divisoria quasi impossibile da trovare, una porta senza porta verso l’ Io Sono che soltanto è.

    E quali sono questi straordinari punti di accordo? Le cose che le religioni del mondo possono condividere? Per favore comincia a leggere e condividere questi dialoghi a partire da Ciò che Non Nasce e Non Muore, e riconosci che tu sei in viaggio verso il tuo stesso cuore, una dimensione comune che è senza tempo e quindi eternamente presente, senza spazio e quindi infinitamente aperta, una Realtà Ultima che sta leggendo questa pagina, tenendo questo libro nelle sue mani, e guardando attraverso i tuoi stessi occhi in questo momento presente, perché da dove altro potrebbe il viaggio cominciare e finire?

    Ken Wilber

    Denver, Colorado

    Inverno 2005

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