di Ken Wilber – (Stralcio A: dal Libro “Kosmic Karma” di prossima pubblicazione)

Traduzione libera dall’inglese di G.Visini

 

Parte IV. Fatti e Interpretazioni (Sezione B)

Interpretazioni nei Due Sensi

Ci siamo concentrati finora sull’indagine che riguarda le attualità passate (o quegli aspetti di cui possiamo ragionevolmente dire che preesistono nei quattro quadranti); non abbiamo ancora parlato dell’indagine relativa alle potenzialità future, che include l’investigazione sull’estrema e appena accennata propaggine del dispiegamento evolutivo che sta avvenendo oggi; cioè, l’investigazione sugli eventi che stanno appena emergendo; l’investigazione sul numero infinito di forme differenti di interpretazione che emergono momento dopo momento; l’investigazione sulle componenti trascendenti di ogni prensione; l’investigazione sulle realtà che sono concreate dal modo stesso con cui si investiga; l’investigazione sugli stati più elevati che sono già presenti come dimensioni generali – per esempio la veglia, il sogno e il sonno profondo – ma non sono ancora emerse su larga scala e non hanno ancora assunto forme specifiche come abitudini kosmiche e stadi specifici; e l’investigazione su tutto quello che concerne ciò che chiamiamo dati involutivi, o realtà che sembrano essere presenti fin dai primordi dell’evoluzione (come la matematica, certe leggi fisiche, ogni forma genuinamente archetipica, il gradiente morfogenetico dell’Eros, e così via. Se qualcuna di queste realtà esista, o non ne esista nessuna, sarà discusso più avanti).

Ora parleremo, appunto, dell’indagine che riguarda quelle occasioni che, in un certo senso, sono preesistenti all’indagine come occasioni attuali: cioè, l’universo AQAL del momento precedente e qualsiasi sua abitudine kosmica duratura che si ripeta in questo momento. Questa è la ragione per cui chiamiamo questi tipi di indagine indagini ricostruttive, che si tratti di scienza ricostruttiva (per esempio, fisica, biologia evoluzionistica); o di fenomenologia e introspezione ricostruttive (per esempio, l’indagine della psicologia del profondo sui sentimenti passati repressi); o di ermeneutica ricostruttiva (l’investigazione circa la storia del significato in una cultura); o di antropologia ricostruttiva (investigazione sulle tracce materiali storiche e preistoriche del divenire umano), ecc.

E la domanda è: quale parte della nostra conoscenza è basata su questi fatti e dati preesistenti (trasmessi a questo momento attraverso l’eredità kosmica), e quale parte è basata sull’interpretazione presente di quei fatti (che trascende qualsiasi dato passato e non può essere trovata nel mondo dei fatti)?

In altri termini, la difficoltà è come determinare quale parte delle nostre indagini ricostruttive sia più vicina ai fatti che cerchiamo di ricostruire al meglio delle nostre possibilità, e quali parti rappresentino principalmente le interpretazioni o le cattive interpretazioni che noi aggiungiamo a quei fatti. Questo è un tema difficile, ma è uno di quei temi che un approccio AQAL può contribuire a illuminare più correttamente. (Vedi: Sidebar A: “Who Ate Captain Cook? Integral Historiography in a Postmodern Age” pubblicato sul sito wilber.shambala.com.)

Vorrei fare alcune osservazioni su questa delicata questione basandomi sulla nostra discussione circa il karma kosmico. L’idea generale è, in realtà, molto semplice, per lo meno teoricamente: più le attualità passate si ripetono, più diventano abitudini kosmiche fissate e radicate – e più continuano, quindi, a esistere come dati, come fatti, trasmessi al futuro; inoltre, più a lungo le attualità passate esistono, più diventano ostinate, resistendo strenuamente alle cattive interpretazioni.

Per esempio, quando gli atomi emersero originariamente, la loro emergenza fu in parte determinata dai loro dati passati (quark, elettroni, protoni, ecc. che già esistevano – cioè, la matrice AQAL che esisteva precedentemente), ma la loro emergenza fu anche, in parte, un fenomenale salto di novità creativa (cioè, questa emergenza creativa fu un nuovo momento interpretativo che non poteva essere ridotto a nessuno dei dati preesistenti). Quanto più cresceva il numero di elettroni, protoni e neutroni che seguivano quelle impronte morfogenetiche e si riunivano in atomi, tanto più le forme stesse degli atomi diventavano abitudini kosmiche radicate. A un certo punto, gli aspetti creativamente interpretativi delle formazioni atomiche cominciarono a declinare, e le dimensioni formali degli atomi si stabilizzarono come abitudini kosmiche trasmesse a tutti i momenti successivi.

Oggi questi elementi atomici sono più di 100 e sono componenti stabili di tutti gli oloni successivi della dimensione materiale. In altri termini, nel mondo odierno, gli atomi sono diventati un’abitudine kosmica così profondamente radicata che nessun emergente creativo nella dimensione manifesta può fare a meno di includerli. Questo significa che gi atomi sono diventati una profonda caratteristica del Kosmo trasmessa a tutte le occasioni future, che devono trascendere-e-includere le forme atomiche (o cessare di esistere). Di conseguenza, queste configurazioni atomiche profonde o formali resistono strenuamente alle re-interpretazioni dello spazio AQAL (nei due sensi: gli atomi stessi hanno smesso di aggiungere nuovi emergenti interpretativi alle loro forme basiche – come direbbe Whitehead, rispetto a questo la loro novità creativa è adesso vicina allo zero – e anche noi, esseri umani, abbiamo uno spazio di manovra molto limitato nelle nostre interpretazioni degli aspetti formali degli atomi).

E’ un punto molto importante dire nei due sensi, perché mette in luce due tipi fondamentali di interpretazione presenti nel Kosmo. Il primo e più importante è che l’interpretazione è un aspetto intrinseco dei quadranti di Sinistra di tutti gli oloni, verso l’alto e verso il basso. Cioè, la prensione di ogni momento dato contiene un elemento di novità creativa e di libertà interpretativa, che non può essere ridotto ai dati e fatti a priori del momento precedente, o essere da essi spiegato (e “libertà interpretativa” significa che il modo in cui un olone sente il suo passato non è contenuto completamente nel suo passato). Come abbiamo detto, persino gli elettroni devono interpretare il loro ambiente – per non menzionare i batteri, i vermi e i lupi.

Le interpretazioni, quindi, sono intrinseche alle dimensione soggettiva e alla dimensione intersoggettiva dell’essere-nel-mondo (tanto verso l’alto quanto verso il basso nella scala evolutiva). Noi spesso mettiamo l’accento sull’importanza dell’intersoggettività nell’interpretazione (e quindi, per abbreviare, spesso consideriamo l’interpretazione come la quintessenza del quadrante B/S, e continueremo a farlo), ma tutte le dimensioni interiori hanno un momento di libertà interpretativa (sebbene mai in modo dissociato dagli altri quadranti).

La prensione quadratica di questo momento è, quindi, un amalgama, una miscela inseparabile di fatti intrinseci e di intrinseche interpretazioni. La prensione quadratica di questo momento, cioè, include i dati fattuali di questo momento più l’interpretazione di questo momento sui dati di questo momento. La somma totale o amalgama di questi fatti-e-interpretazioni (cioè, la matrice AQAL di questo momento) è trasmessa poi come FATTO, alla prensione quadratica del momento successivo, che poi aggiunge i suoi propri fatti e interpretazioni, che poi insieme, in quanto amalgama, è trasmessa come FATTO al momento successivo, che poi INTERPRETERA’ questo e tutti gli altri FATTI in modi che non sono contenuti in quei FATTI (e questa è la ragione per cui questo momento trascende e include i precedenti).

In breve, il/i FATTO/I del momento precedente più i fatti-e-interpretazioni di questo momento sono trasmessi, in un amalgama prensivo, al momento successivo come nuovo FATTO (cioè come nuova somma totale delle attualità passate divenute dati), che ora è disponibile per nuove interpretazioni, che possono diventare nuovi fatti… Come abbiamo detto, le interpretazioni di oggi diventano parte dei fatti di domani come eredità kosmica.

Il secondo tipo di interpretazione intrinseca al Kosmo segue dalla prima: gli oloni si “afferrano” (nel senso whiteheadiano di sentirsi, percepirsi) reciprocamente, e, quindi, devono interpretare mutuamente le loro interpretazioni. Il primo tipo di interpretazione è parte semplicemente della libertà creativa intrinseca a ogni olone (cioè, ogni olone deve interpretare, in una certa misura, il momento presente); il secondo tipo è ciò che accade quando un olone cerca in modo specifico di interpretare un altro olone. Potremmo dire che qui è dove il gioco interpretativo diventa rischioso.

Questo è un argomento molto complesso. Dirò soltanto che, proprio perché l’interpretazione del primo tipo è intrinseca al Kosmo, anche l’interpretazione del secondo tipo lo è. Ogni volta che un olone ne incontra un altro, si tratta di un affare quattro-quadranti-verso-quattro-quadranti: ogni olone incontra l’altro non solo come un fatto dato o un oggetto in terza-persona, ma come una questione interpretativa in prima-e-seconda-persona. Il cervo che guarda il cacciatore deve interpretare le azioni del cacciatore, e non semplicemente reagire a ognuna di esse come, diciamo, un masso che cade. Proprio perché tutti gli oloni (in tutte le direzioni, verso l’alto e verso il basso) contengono un momento di sensibilità, devono interpretare i loro ambienti e quindi interpretare mutuamente le loro interpretazioni.

Non c’è bisogno di dire che interpretazioni adeguate richiedono, di conseguenza, traduzioni della stessa profondità. Se un olone cerca di interpretare un altro olone di maggiore profondità, qualcosa certamente andrò perduto nella traduzione. Anche questo è un argomento molto complesso, quindi, per i momento, notiamo semplicemente il punto e andiamo avanti.

Quando arriviamo agli oloni umani, le loro capacità linguistiche ampliano e complicano enormemente le interpretazioni (nei due sensi). Il postmodernismo, naturalmente e comprensibilmente, era ossessionato dall’esorbitante mistero dell’interpretazione dell’Altro: come possiamo, noi umani, persino iniziare un simile compito? Il postmodernismo rispose generalmente: non possiamo – è basicamente impossibile interpretare adeguatamente un Altro culturale; e ci siamo ritrovati con culture incommensurabili, con pratiche linguistiche incompatibili, stili di vita incomunicabili, e frammenti pluralistici in ogni dove. A conti fatti, il postmodernismo semplicemente ha esagerato, e quando Derrida ammise (in Positions) che “il significante trascendente esiste” il gioco del postmodernismo estremo aveva ormai finito la sua corsa, sebbene lasciasse l’ambiente accademico nel mezzo di una crisi di legittimazione che deve ancora essere superata.

Non è necessario seguire il postmodernismo fin nelle sue posizioni estremistiche per poter essere d’accordo con le sue straordinariamente importanti, anche se molto parziali, verità di cui la principale è: l’interpretazione è intrinseca al Kosmo (è questo il vero significato dell’affermazione “non esiste nulla all’infuori del testo”). Il postmodernismo, naturalmente, si riferisce soltanto al secondo tipo di interpretazione che abbiamo discusso sopra, e particolarmente nella sua forma umana – cioè, gli esseri umani sono creature linguistiche e quindi devono interpretare qualsiasi cosa entri nel loro mondo, poiché i “limiti del mio linguaggio sono i limiti del mio mondo”. Ma questa visione, presa in e per se stessa, non ha finalmente alcun senso (ed è infatti auto-contraddittoria), a meno che non sia inserita direttamente nel primo tipo di interpretazione, vale a dire che tutti gli oloni, dall’alto verso il basso, hanno una componente interpretativa intrinseca alla loro costituzione propria. Una volta che l’interpretazione è adeguatamente situata in una configurazione AQAL, le verità parziali del postmodernismo assumono il loro giusto e importante posto in un approccio più integrale.

Quindi abbiamo due tipi di interpretazioni intrinseche al Kosmo. Possiamo chiamarle interpretazione primaria (inerente ai quadranti di Sinistra di tutti gli oloni) e una interpretazione incrociata (quando un olone cerca di interpretarne un altro).

Torniamo adesso alla questione che stavamo trattando, cioè che più ciascun momento interpretativo è antico, minore è lo spazio di manovra lasciato nella sua costituzione. Come dicevamo, quando noi esseri umani odierni investighiamo gli atomi aggiungiamo le nostre interpretazioni; ma le nostre interpretazioni hanno un impatto relativamente piccolo su queste abitudini kosmiche profondamente radicate, e per questa ragione le cattive interpretazioni incrociate sono decisamente respinte dalle azioni degli stessi atomi (per questo la falsificabilità è spesso – ma non sempre – uno dei principali criteri usati dalla scienza ricostruttiva: la falsificabilità è il rifiuto di una cattiva interpretazione incrociata da parte dell’Altro che è coinvolto nell’interpretazione).

Parte di quello che la nostra indagine ricostruttiva disseppellisce o svela riguarda alcuni schemi di base, caratteristiche profonde, o abitudini kosmiche radicate (come appaiono in qualsiasi quadrante). Questi schemi profondi sono quelle attualità passate così continuamente ripetute da rendere le onde di probabilità strettamente localizzate, per cui la nostra scienza ricostruttiva può aggiungere soltanto poche variazioni interpretative a questi fatti ora stabilizzati (e più antica è l’abitudine, minore è il margine di manovra lasciato nella sua onda di probabilità: i fatti diventano più ostinati – quindi, meno aperti alle interpretazioni – sebbene nella loro formazione originaria includessero intrinsecamente momenti interpretativi di soggettività e di intersoggettività nella loro costituzione propria; non avviene mai che i fatti siano meramente fattuali). Ma più l’olone è stabilizzato, minore è lo spazio di manovra lasciato nelle sue caratteristiche essenziali.

Questa è la ragione per cui abbiamo affermato che soltanto gli schemi profondi o le caratteristiche profonde sono ereditati dagli oloni collettivi. Gli schemi profondi sono ciò che tutti gli oloni di quella classe avevano in comune quando emersero originariamente, e quindi quegli schemi formarono un forte campo morfico collettivo; mentre le caratteristiche superficiali – o ciò che solo pochi oloni hanno fatto – non erano abbastanza forti per essere trasmesse collettivamente (sebbene esse siano assunte dagli individui stessi nelle loro prensioni e nei campi morfici individuali).

Naturalmente c’è un tipo di spettro, un’olarchia, degli oloni collettivi – individui, famiglia, gruppo, cultura, nazione, pianeta, ecc. Il punto è che c’è un karma individuale, un karma familiare, culturale, nazionale, ecc.; e quegli schemi profondi, non le caratteristiche superficiali, sono ereditati dai membri di quelle famiglie, gruppi, nazioni, ecc. Da notare che la maggior parte degli schemi ereditati collettivamente non sono universali, ma sono invece circoscritti a un piccolo gruppo, sottocultura o cultura. Soltanto poche caratteristiche profonde sono universali o planetarie, ma la scoperta di questi schemi universali può essere realizzata soltanto attraverso un’indagine ricostruttiva condotta dall’onda gialla o da una più elevata, poiché implica schemi universali che sono invisibili ai meme del primo-ordine. Ritorneremo su questi importanti punti tra breve.

Un’Analogia Semplice: Il Grand Canyon

Come abbiamo detto, più le attualità passate sono antiche, minore è lo spazio per le interpretazioni di oggi, nei due sensi (degli oloni e le nostre – cioè, minori sono i momenti interpretativi aggiunti internamente dall’olone stesso, e minore è lo spazio di manovra nelle nostre interpretazioni incrociate delle loro caratteristiche). Viceversa, più le attualità passate sono recenti, maggiore è lo spazio per le interpretazioni (nei due sensi).

Nello sviluppo psicologico, per esempio, questo significa che le onde di sviluppo più antiche – in particolare, beige, rossa, blu e, fino a un certo punto, arancione – sono ora abbastanza consolidate e sono dati profondi trasmessi al presente come campi morfogenetici e abitudini interpretative, mentre le onde più recenti sono ancora nella loro fase di formazione.

Lasciatemi fare una semplice analogia. Un’abitudine kosmica molto antica e profondamente radicata – per esempio, il meme o struttura beige – è come il Grand Canyon: è un’impronta morfogenetica così profondamente incisa nel Kosmo che è praticamente impossibile sfuggirvi. Se volete attraversare il Grand Canyon, potete discendere lungo la corrente del fiume Colorado arrivando fino in fondo – un rapido percorso che dura poche ore – oppure potete salire in cima alle pareti del Canyon e poi scendere giù, salire e scendere di nuovo, e continuare così per miglia e miglia: un gran dispendio di energia che richiederebbe mesi di cammino per coprire lo stesso percorso. Quindi, se un olone umano vuole percorrere il fiume nel modo più efficiente, è sicuro quasi al 100 per cento che seguirà la corrente fino in fondo, e non andrà su e giù per le pareti. Quindi, dire che un olone umano sta navigando il fiume Colorado in un modo efficiente dal punto di vista dello sviluppo, significa che è sicuro quasi al 100 per cento che troveremo quell’olone mentre sta scendendo lungo il fiume fino alla fine del Grand Canyon in ogni momento dato.

Analogamente questo vale anche per il meme beige: è sicuro quasi al 100 per cento che gli oloni umani che stanno cercando di attraversare il suo spaziotempo seguiranno i solchi tracciati – e quindi mostreranno le caratteristiche – associate all’onda beige della matrice AQAL ( questa è la ragione per cui tutti gli esseri umani universalmente hanno bisogno di riparo, cibo, acqua: il meme beige). Inoltre, queste caratteristiche beige possono essere determinate (o scoperte e delineate riflessivamente) soltanto da un’indagine ricostruttiva che investiga il Grand Canyon dopo il fatto della sua emergenza e del radicamento dell’abitudine-impronta – vale a dire, come un a priori dell’eredità passata, non una struttura archetipica predeterminata.

Più l’olone è antico, più diventa simile al Grand Canyon. Nel punto più profondo, il Canyon raggiunge i 1600 m. (circa 5000 piedi) – negli oloni umani questo corrisponde al beige. Il meme porpora è un solco meno profondo (diciamo che è profondo 4000 piedi), il rosso è ancora meno profondo (2000 piedi), il blu ancora meno (1000 piedi). L’arancione ha solo 300 anni – l’equivalente forse di un solco di 300 piedi inciso nel Kosmo. Il meme verde – che, su larga scala, è presente sulla scena da sole tre decenni – è un’impronta morfogenetica che è stata incisa sulla superficie del Kosmo con una profondità di appena 30 piedi. E il povero secondo-ordine somiglia, invece, a un piccolo gruppo di persone che faticosamente e lentamente sta iniziando a incidere un’impronta morfogenetica integrale sulla superficie kosmica.

Come abbiamo detto più volte, le caratteristiche profonde ereditate in ogni quadrante come abitudini kosmiche sono semplicemente onde di probabilità di trovare un tipo di occasione in un particolare spaziotempo. Più la caratteristica ereditata è antica, più è alta la probabilità (così le forme morfiche molto antiche sembrano molto deterministiche, sebbene originariamente fossero emerse come libertà creativa). Tutte le altre caratteristiche dell’olone – permutazioni, combinazioni, caratteristiche superficiali, azioni – emergono come un nuovo gioco nello spazio AQAL di questo momento, trascendendo e includendo il passato nell’impeto dell’ardore creativo, con i fatti e le interpretazioni che scivolano gli uni sulle altre in un tumulto di indeterminazione. Ma le caratteristiche generali stesse lentamente si stabilizzano come abitudini kosmiche, e, come sempre, più le abitudini sono antiche più è difficile spezzarle.

Eredità Dialogica Parziale e Completa

Continueremo ad analizzare molti di questi importanti temi, come la relazione tra fatti e interpretazioni, nelle sezioni seguenti, dove daremo esempi specifici di cosa questo significhi in ciascun caso. Il punto che per ora ci interessa ritenere è che ogni occasione attuale – ogni olone esistente – possiede almeno quattro dimensioni dell’essere-nel-mondo, così che ogni momento esiste come uno spazio AQAL con un’eredità quadridimensionale.

Ogni momento quadridimensionale, quindi, possiede intrinsecamente aspetti o dimensioni oggettivi/fattuali (A/D e B/D) e aspetti o dimensioni di coscienza/interpretativi (A/S e B/S). Adesso non stiamo parlando di come gli esseri umani interpretano gli altri oloni (o interpretazione incrociata); stiamo parlando degli oloni stessi, verso il basso e verso l’altro della scala evolutiva (interpretazione primaria). Quando questo momento viene in essere (a ogni livello) possiede una scintilla di trascendenza creativa, libertà interpretativa e azione non determinata; ma quando passa nel momento successivo diventa “andato” o “passato”, un’attualità passata che non cambia più, cessa di interpretare se stessa e passa nell’archivio fossile degli a priori. I fatti-e-interpretazioni di questo momento, nella loro totalità, sono trasmessi, come dimensioni date a priori, al momento successivo, che in seguito incontrerà quei dati a priori con i suoi propri fatti-e-interpretazioni.

Per essere più precisi potremmo dire: passiamo dalla formulazione dialogica parziale di Whitehead alla formulazione quadratica. Cioè, la matrice AQAL di questo momento è assunta e inclusa nella matrice AQAL del momento successivo. Non è solo questione di prensione e di unificazione prensiva, come credeva Whitehead. Whitehead, in realtà, ci ha dato un’analisi dell’esistenza momento-dopo-momento prendendo in considerazione il quadrante Alto/Sinistra, e quindi trascurò ampiamente l’eredità proveniente dagli altri quadranti. Per esempio, mentre la dimensione soggettiva di questo momento sta “afferrando” la dimensione soggettiva del momento precedente (e quindi è plasmata in una certa misura dalla causalità prensiva dei sentimenti passati), la dimensione oggettiva di questo momento sta esercitando una causazione formativa sulla dimensione oggettiva del momento successivo, e quindi non sta esercitando semplicemente una causalità di sentimento, ma una causalità morfica. Questo tipo di eredità oggettiva o esteriore non è afferrata (sentita) direttamente dall’olone, a meno che non assuma una posizione in terza-persona verso la sua esistenza propria, e quindi non può essere spiegata dalla prensione o dall’unificazione prensiva di Whitehead (ma può essere spiegata dai campi morfici di Sheldrake e da altre eredità A/D e B/D, includendo le risonanze delle energie sottili (Vedi Stralcio D, tradotto e pubblicato su questo sito).

Ogni momento non è soltanto un soggetto che diventa l’oggetto del soggetto successivo: infatti, le forme oggettive di ogni momento influenzano causalmente le forme oggettive seguenti in un modo che non è afferrato o sentito soggettivamente dall’olone. Vale a dire, le dimensioni oggettive trasmettono la loro influenza alle dimensioni oggettive seguenti, le dimensioni soggettive influenzano le dimensioni soggettive seguenti – e similmente le intersoggettive e le interoggettive – tutte insieme contribuiscono a plasmare l’aspetto del momento presente (di cui soltanto una parte diventa oggetto della prensione o dell’auto-consapevolezza dell’olone).

Similmente, come ha mostrato lo scambio di opinioni con David Ray Griffin, vari campi intersoggettivi influenzano la forma del soggetto in modi che non sono mai afferrati come oggetto dal soggetto (cioè, quei campi entrano e plasmano il soggetto direttamente non appena il soggetto emerge, e non sono afferrati come oggetto dal soggetto).

In breve, molti aspetti di tutti i quadranti sono ereditati non soltanto come unificazioni prensive (alla Whitehead), e non soltanto come causazione formativa (alla Sheldrake), e non soltanto come memoria culturale (alla Bourdieu), e non soltanto come sistemi sociali (alla von Bertalanffy), ma attraverso un’eredità AQAL che include i quattro quadranti in tutta la scala evolutiva verso il basso (in una maniera dialogica completa e non parziale).

Ciò di cui abbiamo bisogno è una parola che indichi questa “prensione dei quattro-quadranti”. Io, a volte, la chiamo “prensione quadratica”, ma questo uso forza il significato del termine whiteheadiano snaturandolo, e, poi, il nodo cruciale della formulazione quadratica è che, per quanto riguarda questo aspetto, essa rifiuta categoricamente di considerare adeguata la versione di Whitehead. Quindi, generalmente, chiamo questa “prensione quadratica” utilizzando i termini tetra-ensione o com-prensione, con la chiara consapevolezza che essa si estende oltre la prensione/sentimento, la causalità-formale, i contesti-intersoggettivi, e i sistemi-interoggettivi per indicare un’eredità dei quattro-quadranti in tutta la scala evolutiva, verso l’alto e verso il basso. ( E, per “eredità dei quattro quadranti” o “tetra-ensione” ci riferiamo a qualunque cosa succeda in ognuno dei quadranti, includendo onde, correnti, stati e tipi – che poi non sono altro che parole che indicano realtà attuali trasmesse da un momento al momento successivo nel dispiegarsi creativo della matrice AQAL.)

Il punto è che tutte le teorie che esistono sull’eredità – dalla prensione alla causalità, all’autopoiesi, alla memoria sistemica – sembrano intercettare uno o due dimensioni dell’essere-nel-momdo, ma nessuna sembra coprire tutte le dimensioni conosciute. Quindi, da adesso quando parliamo di karma kosmico, vogliamo significare un affare AQAL di tetra-ensione, verso l’alto e verso il basso.

L’eredità momento-dopo-momento è un affare AQAL: le dimensioni soggettive risuonano con (e influenzano) le dimensioni soggettive attraverso la prensione; la dimensioni oggettive (esteriori) risuonano con, e influenzano, le dimensioni oggettive attraverso la causazione formativa; e lo stesso avviene con le dimensioni intersoggettive e e interoggettive. La forma della memoria kosmica è la risonanza-tra-dimensioni-simili in ogni quadrante. E molte forme di questa eredità nei quadranti di Destra non sono mai afferrate dalla prensione diretta degli oloni che le ereditano, e questo non succede neppure con la maggior parte degli schemi profondi negli stessi quadranti di Sinistra, che, come abbiamo visto, sono tutti scoperti soltanto da indagini in seconda e terza- persona (mai dalla prensione in prima-persona).Vi sono, similmente, campi di energia sottile di Destra che si aggiungono ai campi morfici (vedi sotto), i quali eludono tutti la prensione in quanto tale.

Il punto fondamentale di questa discussione è che la matrice AQAL di un momento è trasmessa come un dato, un a priori, alla matrice AQAL del momento successivo. Questi dati sono fattuali, non nel senso che sono tutti oggetti della prensione dei nuovi soggetti (perché alcuni aspetti dell’eredità kosmica non sono sentiti direttamente dall’olone). Infatti, la matrice AQAL del momento precedente è ora un dato fattuale o un a priori nel senso che la sua novità creativa è terminata ed esso si è stabilizzato in un passato immodificabile, parte dell’archivio fossile dell’evoluzione kosmica. La sua libertà creativa è cessata perché il momento di trascendenza creativa è assunto ora dal momento successivo, cosa che rende questo momento “morto”, per così dire, o passato alla memoria kosmica. E’ ora un’attualità passata fissa, un a priori, nel senso che non può più interpretare se stesso e, quindi, cambiare la forma della sua esistenza, come aveva fatto nel momento della sua creatività presente, può essere, tuttavia, interpretato dai suoi successori. Come attualità passata, le sue onde di probabilità nel loro insieme hanno collassato in una forma specifica e inalterabile, è una realtà creativa che ora è diventata un fossile che non vive e non può più cambiare; quest’attualità passata può essere conosciuta soltanto riflessivamente dalle interpretazioni presenti.

In breve, la forma della memoria kosmica è la tetra-ensione momento-dopo-momento della matrice AQAL, non soltanto prensione, non soltanto causazione formativa, non soltanto memoria sistemica e neppure habitus culturale, ecc. L’eredità kosmica è tetra-ensione momento-dopo-momento verso l’alto e verso il basso.

Conclusione

Le sezioni che precedono suggeriscono un modello teorico – una matrice AQAL o un Sistema Operativo Integrale (IOS) – che ci permette di fare diverse cose.

Primo, possiamo dare una spiegazione delle strutture stabili esistenti (batteri, ecosistemi, livelli di coscienza) senza ricorrere ad archetipi preesistenti, a strutture o livelli ontologici esistenti in modo indipendente – vale a dire, possiamo cominciare a sostituire la speculazione metafisica con l’indagine ricostruttiva.

Secondo, anche le strutture esistenti non sono viste come entità concrete che esistono in modo indipendente, ma come onde di probabilità di trovare specifiche occasioni in certe zone della matrice AQAL in un dato tempo.

Terzo, la natura propria di ogni occasiono attuale contiene intrinsecamente per lo meno tre o quattro dimensioni principali (i quattro quadranti), ognuno dei quali incorpora un modo specifico di essere-nel-mondo (la prima, la seconda e la terza persona).

Quarto, un Sistema Operativo Integrale/IOS (o un modello teorico che includa e onori esplicitamente tutti i quadranti, livelli, linee, stati e tipi) e molto probabilmente il solo modello che possa contribuire a inaugurare quell’era integrale che è l’avanguardia evolutiva. Sebbene qualsiasi IOS sia una costruzione in terza-persona puramente astratta, teorica, espressa nel linguaggio-del-ciò, ogni autentico IOS, tuttavia, presta attenzione non solo ai “ciò” in terza-persona, ma anche alle altre importanti realtà in prima e seconda-persona, inclusi i sentimenti personali, le esperienze, la fenomenologia, l’ermeneutica e le indagini collaborative. Di conseguenza, ogni genuino IOS contribuisce a ricordare continuamente agli individui che devono tenere conto di tutte queste realtà – di tutti i quadranti, di tutti i livelli, linee, stati e tipi – anche se la semplice mappa IOS non potrà mai sostituire il territorio reale di nessuna di essa, (e non lo pretende). Inoltre, al contrario della maggior parte delle altre mappe (dalla Rete della Vita al paradigma postmoderno), che credono di essere esse stesse il territorio e il solo modo corretto di vederlo, un IOS è profondamente consapevole di essere solo una mappa, e quindi può indicare i territori e le realtà più elevate che non sono direttamente contenute nella mappa stessa. Infine, un aspetto particolarmente utili di ogni IOS autentico è che presta attenzione esplicitamente a molte metodologie che possono attivare e illuminare direttamente le varie realtà e potenzialità del dispiegarsi creativo del Kosmo. E’ a una sintesi di questo pluralismo metodologico integrale – che annunzia l’arrivo di quell’era integrale che è l’avanguardia evolutiva – che possiamo rivolgere ora l’attenzione.

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