Avanguardia Evolutiva e Sistema Operativo Integrale

La Nuova Era Integrale parte IV sez. A
di Ken Wilber – (Stralcio A: dal Libro “Kosmic Karma”
di prossima pubblicazione)

Traduzione libera dall’inglese di G.Visini

Parte IV. Fatti e Interpretazioni (Sezione A)

    Due sono i contributi fondamentali delle epistemologie postmoderne (Nietzsche, Heidegger, Gadamer, Foucault, Derrida, Lyotard): da una parte, esse hanno introdotto verità straordinariamente importanti nell’ambito dell’epistemologia umana e, dall’altra, hanno creato in questo campo una confusione quasi insanabile. Qualsiasi approccio metodologico integrale e pluralista deve allora trovare il modo per onorare le intuizioni sempre valide del postmodernismo, evitando le dannose confusioni che lo hanno inevitabilmente accompagnato.

    La controversia più importante tra le epistemologie postmoderne e quelle moderne/premoderne ruota intorno al seguente dilemma: se si debba assegnare la palma della verità al relativismo o all’universalismo – oppure, ma è la stessa cosa, se siano più importanti i fatti o le interpretazioni. L’impostazione stessa della controversia dimostra che essa si colloca pressoché interamente all’interno del paradigma del primo-ordine (cioè, la “macchina” di produzione di dati del primo-ordine) – la disputa coinvolgeva, infatti, le essenze blu, gli universali arancioni e i pluralismi verdi, dove ciascuno considerava vero se stesso e falsi gli altri. Un paradigma turchese del secondo-ordine permette, invece, un modo molto più proficuo di procedere, illuminando le verità parziali contenute in ciascuna di quelle posizioni e, poi, ricollocandole in un modello più integrale e compassionevole; questo modello esprime l’auto-riflessione del momento turchese come parte della comprensione che la matrice AQAL ha di se stessa. In questo modo vedremo che la controversia non è tra fatti e interpretazioni, ma coinvolge, invece, la comprensione di come fatti e interpretazioni siano entrambi dimensioni integrali di questo e di ogni momento.

    Personalmente, non conosco altri approcci che, si avvicinino all’elaborazione di un modello che integri le verità delle visioni premoderne, moderne e postmoderne. Al contrario, gli approcci oggi esistenti tendono a scegliere uno di questi momenti (premoderno, moderno e postmoderno) e a condannare violentemente gli altri – un esempio vivente, purtroppo, di una mentalità del primo-ordine ancora in guerra con i vicini. Vediamo se noi riusciamo a introdurre un momento integrale del secondo-ordine che onori i precedenti, ricollocandoli in uno schema più ampio, uno schema che recuperi le loro pretese di verità, limitandone però la portata. Liberando, infatti, ciascuno di essi dal loro assolutismo, le loro verità parziali sempre valide potranno essere registrate, incluse e abbracciate nel dispiegamento di questo momento che avanza rapidamente verso la sua realizzazione.

    Una visione d’insieme: Il Pluralismo Integrale Rivoluzionario

    Abbandoniamo, ora, la disamina della natura del karma kosmico nei quattro quadranti e analizziamo, un po’ più da vicino, quelle metodologie che appaiono più adeguate a svelare/attivare i quadranti. I quadranti, ricordiamolo, non sono altro che variazioni delle prospettive che sono radicate in tutte le principali lingue naturali: la prima persona (singolare: io, plurale, noi); la seconda persona (singolare: tu; plurale: voi, noi); e la terza persona (singolare: lui, lei, ciò; plurale: essi, esse, loro). Noi spesso li sintetizziamo con io, noi, ciò, essi (o più semplicemente io, noi e ciò).

    Il punto è che ognuna di queste prospettive incorpora una dimensione particolare dell’essere-nel-mondo. Inoltre, ognuna di queste dimensioni dell’essere-nel-mondo (o ognuno di questi quadranti) può essere avvicinata attraverso differenti forme di indagine. Queste indagini differenti – dalla fenomenologia, all’ermeneutica, all’indagine collaborativa, alla teoria dei sistemi – svelano aspetti differenti del kosmo, ma ogni approccio tende a scambiare il suo angolino per la totalità, ignorando e negando, così, le importanti realtà degli altri quadranti (senza menzionare che il fatto stesso di credere all’esistenza di altri quadranti viene visto di solito come la manifestazione di qualche terribile patologia).

    In altri termini, per quanto importanti, tutte queste metodologie tendono a essere cieche di fronte alle realtà degli altri quadranti. Noi vogliamo rivolgere la nostra attenzione proprio a questa storica cecità che opera ancora come una diffusa abitudine kosmica, perché questa cecità ha bisogno di un movimento sostenuto di trascendenza e di novità creativa per poter sfuggire ai pregiudizi ereditati. Chiamiamo questo pregiudizio assolutismo di un quadrante, sia che esso appaia nel positivismo, nella fenomenologia o nel postmodernismo.

    Se mai entreremo in quell’era integrale che rappresenta l’avanguardia evolutiva, allora sarà di grandissimo aiuto riuscire a prendere in considerazione e superare questo diffuso assolutismo di un quadrante. Un passo significativo in questa direzione può essere fatto riconoscendo semplicemente le importanti verità offerte da ciascuna delle principali forme di indagine (invece che condannarle tutte tranne la propria).

    In breve, ecco quello che suggeriamo: empirismo e comportamentismo riguardano primariamente le modalità dell’essere-nel-mondo della terza-persona singolare (A/D); introspezione e fenomenologia riguardano primariamente le modalità dell’essere-nel-mondo della prima-persona singolare (A/S); ermeneutica e indagine collaborativa riguardano primariamente le modalità dell’essere-nel-mondo della seconda-persona plurale e della prima-persona plurale (B/S); e le scienza ecologiche, il funzionalismo strutturale e la teoria dei sistemi riguardano primariamente i modi dell’essere-nel-mondo della terza-persona plurale (B/D). Naturalmente, sono disponibili moltissimi altri tipi di indagine, ma quelli che abbiamo menzionato sono tra quelli storicamente più significativi e saranno, quindi, l’oggetto di una nostra breve analisi.

    Se mettiamo insieme questi modi di indagine in un modello, svelato e attivato dalla cognizione turchese, otteniamo quello che chiamiamo pluralismo metodologico integrale che incarna il lato pratico della Post-Metafisica Integrale.

    Se mai entreremo in quell’era integrale che rappresenta l’avanguardia evolutiva, sarà probabilmente sotto la bandiera del pluralismo metodologico integrale. Clare Graves definisce la trasformazione dal primo al secondo ordine, “un memorabile salto di significato”, poiché, mentre i meme del primo-ordine sono convinti che la loro visione del mondo sia l’unica valida, la coscienza del secondo-ordine riconosce totalmente e onora le verità parziali di tutte le visioni del mondo. In altri termini, il salto dal primo al secondo ordine è un salto dalla parzialità al pluralismo integrale e all’olismo.

    Concretamente, questo vuol dire che tutti i modi parziali dell’indagine umana improvvisamente assumono una profonda rilevanza in quanto tessere importanti delle più vasto puzzle kosmico, ognuna delle quali ha qualcosa di straordinariamente significativo da comunicarci. Il pluralismo metodologico integrale diventa, allora, la bandiera di questo memorabile salto di significato.

    Naturalmente, vi sono molte altre vie attraverso cui la coscienza del secondo-ordine comincerà a raggiungere un numero sempre più vasto di membri di ogni società data, ma qui stiamo discutendo della punta culminante dello sviluppo, ovvero di un’era integrale che rappresenta l’avanguardia evolutiva. Come ha sottolineato Goldstone, è stato verificato empiricamente che la leadership dell’élite è un prerequisito delle rivoluzioni. Affinché queste rivoluzioni (o anche riforme) siano di natura autenticamente verticale e portatrici di trasformazione, un quinto fattore è necessario – si tratta, in particolare, di un aumento di Eros o profondità in uno dei quadranti – e, poiché l’élite all’avanguardia oggi è verde (e lo è stato per 20 anni), ne consegue che il quinto fattore in questo caso significa un paradigma giallo, o una ingiunzione e una pratica sociale integrali, e la pratica attuale del pluralismo metodologico integrale è organicamente adatta a quella funzione.

    In breve, maggiore è il numero degli esseri umani che si impegnano in un pluralismo metodologico integrale – la cui natura essenziale è di riconoscere, onorare e includere tutte le genuine modalità dell’indagine umana – più grande sarà la probabilità che l’avanguardia della configurazione AQAL in quella cultura subisca una crisi di legittimazione, seguita da “un memorabile salto di significato” dalla coscienza del primo-ordine alla coscienza del secondo-ordine, con la possibilità che la coscienza e la cultura di questa avanguardia si diffonda in seguito a più ampi segmenti della società in generale.

    Ogni Metodologia Attiva una Dimensione dell’Essere-nel-Mondo

    Ognuna delle metodologie (empirismo, indagine collaborativa, teoria dei sistemi) sono, di fatto, tipi di pratiche o ingiunzioni – in tutti i casi, non riguardano soltanto ciò che gli esseri umani pensano, ma ciò che fanno – e, di conseguenza, quelle pratiche producono, attivano e illuminano una particolare dimensione del loro essere – comportamentale, intenzionale, culturale e sociale. Per esempio, la forma genuina dell’indagine partecipativa e collaborativa – nella quale due o più soggetti di consapevolezza entrano in un circuito di orizzonti condivisi e, quindi, producono uno spazio di intenzionalità, significati e comprensione reciproca che si sovrappongono – la forma genuina di questa pratica di ingiunzione permette, attiva, produce la dimensione intersoggettiva degli individui stessi. (Per questa ragione, forme diverse di praxis generano theoria diverse.)

    Sotto il potenziale di attivazione delle varie forme di pratica (fenomenologia, empirismo, ermeneutica, investigazioni ecologiche, pratiche contemplative), sono energizzate varie dimensioni di un olone: esse “si accendono” in una risonanza vibratoria, attivando lo spazio concreato anche dal soggetto che investiga (spazio che però non è creato unicamente dal soggetto), e si manifestano nell’apertura creata, in parte, dalla forma di indagine.

    Di conseguenza, quando assumo la posizione in prima-persona nei confronti di questo momento, io accendo la dimensione soggettiva dell’essere-nel-mondo, molti aspetti della quale sono svelati dalla fenomenologia introspettiva. Quando assumo la posizioni in seconda-persona, accendo le dimensioni intersoggettive dell’essere-nel-mondo, di cui molti aspetti sono svelati dall’ermeneutica e dalle indagini collaborative. Quando assumo la prospettiva in terza-persona nei riguardi di questo momento, accendo le dimensioni oggettive (interoggettive) dell’essere-nel-mondo. (Discuteremo molti esempi di questo tra breve.)

    Questa è la ragione per cui nessuna di queste dimensioni (ovvero, nessuna di queste occasioni in uno qualsiasi dei quadranti) è semplicemente preesistente o predeterminata, non se ne sta là fuori in attesa di essere scoperta – ma queste dimensioni non sono neppure totalmente create dal soggetto o dall’intersoggettività che investiga (questa non è altro che la patologia del postmodernismo). Come abbiamo visto, alcuni aspetti di queste dimensioni (o realtà, in generale) sono dati – cioè, essi preesistono rispetto alla coscienza del soggetto che investiga. Questi dati o a priori kosmici includono le varie abitudini kosmiche e l’eredità quadratica che abbiamo già discusso. Lo abbiamo espresso in questi termini: l’a priori o il dato preesistente in cui si radica questo momento è la matrice AQAL del momento precedente, che arriva sulla scena come un dato (un’eredità proveniente dal momento precedente), ma che non esiste mai semplicemente come un dato preesistente, poiché è assunto, trasceso e incluso, trasformato e rielaborato dalla matrice AQAL di questo momento, visto che l’auto-organizzazione attraverso l’auto-trascendenza si dispiega creativamente momento-dopo-momento.

Indagine Ricostruttiva

Questa è una prospettiva tipicamente whiteheadiana (ma che diventa non solo whiteheadiana, se la trasformiamo da una formulazione incompleta in una completa o quadratica – vedi sotto); vale a dire che l’intero momento precedente dello spazio AQAL è trasmesso allo spazio AQAL di questo momento come un a priori, sebbene questo spazio, quando era emerso originariamente nel momento precedente, era emerso in parte come libertà creativa (non determinata né preesistente), ma una libertà che, quando è trasmessa al momento successivo, lo è come determinismo (che il momento successivo deve includere, sotto pena di patologia, e, in seguito, deve trascendere aggiungendo la sua propria libertà creativa che non è determinata dal momento precedente).

Questi dati kosmici preesistenti includono (oltre ad altri elementi che discuteremo) l’intero mondo delle attualità passate – cioè, tutte le occasioni attuali che sono già emerse (un’emergenza plasmata dall’intero spazio AQAL in cui sorge), un’emergenza creativa che è trasmessa, poi, ai momenti successivi come influenza causale, risonanza morfica, causazione formativa, unificazione prensiva, contesto culturale, memoria sociale, impronte morfogenetiche, modelli profondi, onde di sviluppo, ecc. Questi tipi di eredità sono dati: sono trasmessi dal passato al presente, e preesistono a qualsiasi consapevolezza di essi da parte del soggetto (sebbene quando emersero originariamente, erano essi stessi concreati dalla soggettività che è parte, in ogni momento, della matrice AQAL. Vale a dire che questi dati non sono preesistenti alla soggettività e alla sua interpretazione, poiché la soggettività è una delle quattro dimensioni di ogni occasione attuale; invece, questi dati sono preesistenti alla soggettività di questo momento, non alla soggettività del momento precedente, che ha contribuito a crearli. Ma il punto è questo: una volta depositato, l’intero spazio AQAL del momento precedente è trasmesso allo spazio AQAL di questo momento come un dato che è preesistente a ogni tipo di registrazione da parte di questo momento; è, cioè, preesistente alla soggettività, all’oggettività, all’intersoggettività e all’interoggettività di questo momento – ma non del momento precedente, sebbene il momento precedente abbia ricevuto a sua volta i suoi dati a priori, e così via).

Di conseguenza, il solo modo in cui i soggetti di questo momento possono illuminare riflessivamente la loro storia di attualità passate è attraverso l’indagine ricostruttiva (in ogni quadrante). Indagine ricostruttiva significa che un soggetto o vari soggetti cercano di esaminare le attualità dello loro esistenza investigando queste realtà dopo che esse sono già emerse. Un’indagine ricostruttiva (in ogni quadrante) è, quindi, essenzialmente un’investigazione a posteriori sulle realtà precedentemente emerse. Non è un’investigazione a priori su strutture predeterminate (è la ragione per cui ci distacchiamo da Platone, Hegel, Plotino, Husserl e Aurobindo – e questo, ripetiamo, fa parte del passaggio a una posizione post-metafisica), anche se le attualità passate che investighiamo ora, appaiono come a priori, perché sono abitudine kosmiche ora preesistenti (per questo la metafisica le ha scambiate erroneamente per strutture ontologicamente preesistenti, invece di riconoscerle come abitudini kosmiche organiche, che non sono trasmesse dal senzatempo al tempo, come pensò la metafisica, ma dal passato temporale al presente temporale).

L’indagine ricostruttiva non è in alcun modo l’unico tipo di indagine possibile. E’ semplicemente una versione dell’investigazione di ciò che è stato in quanto influisce su ciò che è. Non copre indagini che implicano ciò che dovrebbe essere (indagini morali, etiche, normative); o indagini estetiche (arte, espressione artistica, auto-espressione); o pratiche più apertamente interpretative (letterarie, espressive); e neppure indagini esplorative su realtà non ancora emerse su larga scala, che si stanno appena formando all’estremo, leggero, creativo margine dell’evoluzione, solo per menzionare alcuni degli altri tipi di investigazione possibile. Quindi, per il fatto che mettiamo l’accento sull’importanza dell’indagine ricostruttiva, non pensiamo che essa sia l’unico approccio alla realtà: è soltanto uno dei molti strumenti a disposizione del pluralismo metodologico integrale. Ma è uno strumento fondamentale, perché ci aiuta a determinare quale onda di coscienza (per esempio, rossa, blu, arancione) sia stata depositata come abitudine kosmica, e quali onde si stiano ancora formando – e quindi ci permette di procedere con un approccio post-metafisico ai livelli di coscienza, un approccio che può indicare l’esistenza di queste onde di coscienza senza ricorrere a postulati ontologici e metafisici, ma semplicemente a modelli morfogenetici e abitudini dell’evoluzione (senza negare, comunque, l’esistenza di potenzialità più elevate disponibili attraverso l’auto-trascendenza, sebbene queste potenzialità più elevate non siano ancora diventate forme consolidate su larga scala, e, dunque, la loro esplorazione rimanga personale e individuale, anche se assolutamente reale).

In breve, l’indagine ricostruttiva è un tipo di indagine che esamina la natura del momento presente osservando i momenti passati che hanno portato alla sua forma e al suo contenuto presenti. I vari tipi di indagine ricostruttiva nei quattro quadranti includono per esempio: la scienza ricostruttiva o scienza evoluzionistica (nel B/D), l’antropologia (B/D), l’ermeneutica genealogica (B/S), lo strutturalismo dello sviluppo (B/D), l’indagine psicoanalitica (A/S), l’archeologia (B/D) e la genealogia (BS/BD) foucaultiane, la storia culturale interpretativa (B/S), l’evoluzione dei sistemi ecologici (B/D), l’evoluzione stellare (B/D), la speciazione biologica (B/D), la psicologia evoluzionistica (A/D), i punti di biforcazione nei sistemi dinamici caotici e complessi (B/D), e così via. Queste indagini ricostruttive essenzialmente “dissotterrano” e “scoprono” vari aspetti delle attualità passate degli oloni investigati, e possono farlo perché queste attualità passate sono dati preesistenti a questo momento. Non sono strutture ontologiche platoniche, ma abitudini kosmiche: tuttavia, sono preesistenti a questo momento. Sono dati in senso Whiteheadiano – occasioni attuali fossilizzate, ora “afferrate” dai loro discendenti, per i quali sono interne in quanto unificazione prensiva, ed esterne nella riflessione interpretativa (per questo saltano lo spartiacque kantiano della cosa-in-sé e non presentano nessun dilemma epistemologico fondamentale, vedi sotto). 18

Il punto centrale della questione, però, è questo: sebbene queste attualità passate siano dati preesistenti a questo momento, la loro scoperta non lo è. Vale a dire che – proprio come avviene per qualsiasi altro momento nello spaziotempo (passato, presente, futuro) – il venire-in-essere di questo momento è un affare AQAL: è plasmato da fattori che appartengono ai quattro quadranti (e le loro onde, correnti e stati preesistenti). Questo significa che la scoperta delle attualità passate, che sono dati fossilizzati, avviene inevitabilmente in unione con la libertà creativa e l’interpretazione di questo momento. Non vi è nessun modo riflessivo di cogliere le attualità passate se non attraverso un’indagine che includa le interpretazioni delle attualità passate. Le attualità passate, come dati, sono ripiegati totalmente all’interno delle unificazioni prensive preriflessive di questo momento; ma possono essere portati alla luce soltanto da una indagine ricostruttiva riflessiva che inevitabilmente aggiunge le sue dimensioni interpretative (soggettive e intersoggettive). Quindi, le attualità passate, come dati, non vengono mai scoperti nella loro forma originaria; sono spazi AQAL precedenti che, se sono “dissotterrati” riflessivamente, lo sono, di fatto, soltanto dallo spazio AQAL di questo momento, una scoperta questa che colora lo spazio precedente con le aggiunte e le interpretazioni di questo momento (che è esattamente ciò che ha fatto lo spazio AQAL precedente prima di essere trasmesso a questo momento come un dato). Sebbene l’intero kosmo del momento precedente ci venga trasmesso come un dato e, nella sua totalità, sia “sentito” dall’interno nella mia prensione presente (cioè, nella mia unificazione prensiva presente, pre-riflessiva), in nessun momento scopriamo riflessivamente un mondo esclusivamente preesistente.

Questo significa, allora, che non entriamo mai in contatto con la cosa-in-sé? Che noi non entriamo mai in contatto con nessun dato preesistente? No, al contrario: l’a priori passato è ora interno al momento presente come un costituente attuale del sentimento (prensione, percezione) di questo momento, e quindi ciò che state sentendo in questo momento è, in parte, la cosa-in-sé del momento precedente, ora ripiegata totalmente nel vostro essere. Dire che non è possibile separare completamente i dati passati dalle elaborazioni presenti non significa che la cosa-in-sé sia epistemologicamente e ontologicamente dissociata e per sempre inaccessibile (questa comprensione whiteheadiana sfugge, quindi, all’incubo kantiano).

Anche se possiamo, in un certo senso profondo, sentire la cosa-in-sé, non possiamo conoscerla cognitivamente; possiamo sentirla, non pensarla. Sebbene la cosa-in-sé sia ripiegata completamente nell’unificazione prensiva di questo momento o significato-sentito, se cerchiamo, ex post facto, di riflettere su quel dato passato e di ricostruirlo, inevitabilmente aggiungiamo l’interpretazione di questo momento ai dati di quel momento. La riflessività in quanto tale si autoesclude dalla cosa-in-sé. Quando la cosa-in-sé emerse creativamente, non era un dato preesistente. Quando è “dissotterrata” non è un dato preesistente. Non c’è modo di trovare da qualche parte un mondo che sia meramente preesistente.

Questo non significa che, allora, la nostra ermeneutica ricostruttiva, la fenomenologia ricostruttiva, e le scienza ricostruttive non servano a niente – esse sono, al contrario, straordinariamente importanti in quanto sono un aspetto di una più trasparente auto-comprensione. C’è da dire, però, che le indagini ricostruttive non svelano mai la cosa-in sé (sebbene, se condotte correttamente, siano guidate dalla cosa-in-sé, siano guidate, cioè, dai dati o eredità fattuali o abitudini kosmiche del passato che influiscono causalmente sul presente attraverso la risonanza morfica, la causazione formativa, l’unificazione prensiva, la memoria culturale, ecc.). Quando scopriamo un mondo, siamo immersi in una miscela di dati preesistenti e di interpretazioni presenti.

Fatti e Interpretazioni Sono Connaturali al Kosmo

Dire che il momento presente è una miscela di dati passati e interpretazioni presenti non significa negare l’esistenza di nessuno dei due. Il grande genio di Whitehead comprese che “fatti e interpretazioni” “sono la stessa cosa in quanto sono un “includere e trascendere”. Il momento precedente è trasmesso come fatto, dato, a priori al momento presente che aggiunge la sua creatività, interpretazione, e trascendenza – una matrice AQAL che è poi passata, come fatto, alla matrice del momento seguente. Le interpretazioni di oggi diventano i fatti di domani in quanto eredità kosmica. 19

Questo è vero in tutte le direzioni, verso l’alto e verso il basso della scala evolutiva. Come abbiamo spesso sottolineato, persino gli elettroni devono interpretare il loro ambiente, e persino i quark possiedono un’intersoggettività. La faccenda non è semplicemente che gli atomi “sentono” i loro predecessori (alla Whitehead), ma che ogni momento AQAL comprende i suoi predecessori: i quattro quadranti comprendono i loro predecessori in tutta la scala evolutiva verso il basso (ritorneremo su questo importante punto tra breve e considereremo i modi in cui è possibile andare considerevolmente oltre la nozione di prensione di Whitehead, pur includendola molto volentieri).

Anche quando si tratta degli esseri umani, ci sono i dati a priori e ci sono la nostre interpretazioni presenti di quei dati. La grande (e in un certo senso unica) controversia tra la modernità e la postmodernità è stata sempre questa: quanto peso dobbiamo dare a ognuno di questi momenti, ai fatti e alle interpretazioni? La modernità (e l’Illuminismo) sostenne strenuamente che vi è soltanto un mondo preesistente di fatti. Il paradigma fondamentale dell’Illuminismo era il paradigma della riflessione (o “lo Specchio della Natura”) – cioè, la realtà è data oggettivamente (il mondo della natura che vediamo là fuori è una realtà preesistente riflessa o rappresentata nelle leggi universali della natura) – e quindi la corretta epistemologia consiste nel tracciare una mappa accurata o rappresentazione del territorio preesistente. Solo i dati sono reali: solo i fatti esistono.

La postmodernità, come per una violenta reazione a quella sciocchezza, si spostò all’estremo opposto e tirò fuori un’altra assurdità: non ci sono fatti, solo interpretazioni: la postmodernità non si è limitata a dire “ci sono i dati, ma la loro scoperta è per molti versi interpretativa” Disse semplicemente: “Non ci sono dati da nessuna parte, ci sono solo interpretazioni e costruzioni sociali”. In altri termini, al posto del processo di rottura-con-continuità di Whitehead (o trascendi e includi), il postmodernismo sostenne una visione del tipo nient’altro-che-rotture: nient’altro che fratture, disgiunzioni sproporzionate, frammenti, frantumi, come se il Kosmo fatto a pezzi procedesse momento per momento ad alienare e negare il suo passato.

Quindi, la modernità pretese “non ci sono interpretazioni, solo fatti”; e la postmodernità pretese “non ci sono fatti, solo interpretazioni”. Non è necessario dirvi che, secondo la mia opinione, sono entrambi pezzi importanti, anche se parziali, del puzzle. C’è bisogno, naturalmente, di una posizione integrale-aprospettica che incorpori e onori gli importanti momenti di verità dei due approcci alle attualità passate, evitando i loro rispettivi assolutismi di un quadrante (il modernismo illuminista ha privilegiato il quadrante A/D; e il postmodernismo il quadrante B/S). 20 Entrambi scelsero il loro modo preferito di essere-nel-mondo e pretesero che quello fosse l’unico modo valido di essere-nel-mondo.

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