La Nuova Era Integrale
Avanguardia Evolutiva
e Sistema Operativo Integrale

di Ken Wilber – (Stralcio A: dal Libro “Kosmic Karma” di prossima pubblicazione)

Traduzione libera dall’inglese di G.Visini

    Parte III. La Natura della Trasformazione Sociale Rivoluzionaria (sezione A)

    Lasciamo momentaneamente da parte la teoria e diamo qualche esempio storico concreto dell’emergenza di nuove onde di probabilità, prendendo spunto, per cominciare, da alcune importanti e sempre valide intuizioni di Karl Marx circa la trasformazione socioculturale.

    Oggi si sente molto parlare della necessità di una trasformazione, di un nuovo paradigma, a volte persino di una “rivoluzione” sociale, e sicuramente di un cambiamento nella leadership e di nuovi modi di pensare. E’ molto meno frequente, invece, trovare analisi approfondite su che cosa siano concretamente una trasformazione sociale, un paradigma genuinamente nuovo, una rivoluzione autentica. Vediamo, allora, se un’analisi AQAL di queste parole chiave – trasformazione, paradigma, rivoluzione – ci aiuterà a gettare un po’ di luce sull’argomento.

    Base e Sovrastruttura Devono Tetra-Evolvere

    Cominciamo con il considerare alcune delle maggiori e riconosciute trasformazioni sociali che si sono prodotte nella storia – come quelle che portarono dalle società di foraggiamento alle agrarie, o dal magico al mitico, o ancora dal feudalesimo all’epoca industriale. Che cosa ha causato questi mutamenti o trasformazioni da un modo socioeconomico all’altro?

    Uno dei punti centrali del pensiero di Marx, un punto che risulta ancora valido, è quello che sostiene che intorno ad una particolare “base” o modo di produzione tecno-economica (per esempio, il foraggiamento), si sviluppa una particolare visione del mondo o sovrastruttura (per esempio, una visione del mondo magica). Per Marx, naturalmente, la base (quadrante Basso/Destra) determina la sovrastruttura (quadrante Basso/Sinistra), mentre per noi essi tetra-evolvono (come gioco interrelato delle quattro pressioni della selezione). Non è che la “base” sia più reale o più fondamentale, e la “sovrastruttura” sia qualcosa di pensato successivamente, appoggiato sopra e determinato dalla base materiale che la precede. Al contrario, entrambe emergono insieme e tetra-interagiscono reciprocamente come parte della matrice AQAL. (Continueremo ad usare i termini “base” e “sovrastruttura” ma, a meno che non sia indicato diversamente, ci riferiamo alla versione AQAL.)

    Uno dei modi più semplici per renderci conto dell’importanza delle idee avanzate da Marx è quello di considerare le ricerche più recenti (come quella di Lenski) sulla relazione esistente tra modi tecno-economici di produzione (come foraggiamento, orticoltura, pastorizia, marittimo, agrario, industriale, informatico) e pratiche culturali come schiavitù, pagamento per la sposa, guerra, patrifocalità, matrifocalità, genere delle divinità più importanti, ecc. Si registra che, con un’impressionante uniformità, modi tecno-economici simili hanno probabilità simili di avere quelle pratiche culturali (cosa che dimostra quanto fortemente le particolari onde di probabilità si tetra-adattino).

    Per esempio, più del 90 per cento delle società che hanno divinità soltanto femminili sono società che praticano l’orticoltura; il 97 per cento delle società pastorali, d’altro canto, è fortemente patriarcale; il 37 per cento delle tribù che vive di foraggiamento pratica il pagamento per la sposa, ma lo fa un 86 per cento delle società orticolturali avanzate; il 58 per cento delle tribù conosciute che vivono di foraggiamento è stato impegnato in guerre frequenti o intermittenti, ma lo è stato anche un sorprendente 100 per cento delle società orticolturali semplici.

    L’esistenza della schiavitù è forse un dato ancora più eloquente. Circa il 10 per cento delle tribù di foraggiamento pratica la schiavitù, ma la pratica un 83 per cento delle società ortocolturali avanzate. L’unico tipo di società che ha completamente bandito la schiavitù è stata la società patriarcale industriale con lo zero per cento .

    In breve, il tipo di base tecno-economica di una società condiziona molto fortemente le sue varie onde di probabilità. Quindi, sembra proprio che vi sia una verità di fondamentale importanza (anche se parziale) contenuta nella famosa affermazione di Marx che, parafrasando, dice: “Non è la coscienza degli uomini che determina la loro realtà, ma la loro realtà tecno-economica che determina la loro coscienza.” Vale a dire, il quadrante Basso/Destra (che include la base tecno-economica) ha una profonda influenza sui tipi di credenza, sentimenti, idee e visioni del mondo di uomini e donne. Per noi, naturalmente, questo è in tutti i sensi un affare AQAL – non abbiamo necessità di fare nostra la tendenza di Marx ad assolutizzare il quadrante Basso/Destra. Nello stesso tempo, è davvero difficile non riconoscere l’impatto del quadrante Basso/Destra sui vari modi della coscienza e della cultura.

    Ecco un altro modo per enunciare quest’importante punto: le materialità della terza-persona hanno un profondo effetto sulle realtà della prima e seconda persona. Questo è stata l’intuizione fondamentale e durevole di Marx, e rimane vera anche oggi perché riflette un aspetto importante della matrice AQAL.

    Continuiamo con la visione storica di Marx: intorno a una particolare base tecno-economica si sviluppa una particolare sovrastruttura di credenze culturali e visioni del mondo. Ma prima o poi avvengono delle innovazioni tecnologiche (che significa, per esempio, che in un dato momento storico, alcuni foraggiatori (cacciatori e raccoglitori) cominciarono a capire come piantare le sementi e ottenere raccolti – muovendosi da una base di foraggiamento a una base orticolturale). Proprio perché ci sono evidenti vantaggi per la sopravvivenza nel piantare e raccogliere prodotti (vantaggi talmente evidenti che praticamente tutti i foraggiatori adottarono il nuovo modo produttivo, quando necessario), la base tecno-economica si trasformò abbastanza rapidamente dal foraggiamento all’orticoltura. Quando questo avvenne in un numero sempre maggiore di oloni tribali, alla fine si depositò come abitudine kosmica nel quadrante Basso/Destra disponibile senza difficoltà per gli oloni seguenti.

    Ma l’aspetto affascinante scoperto da Marx è questo: l’innovazione tecnologica avviene in modo molto rapido (nel Basso/Destra) semplicemente perché è possibile cambiare i materiali della produzione molto velocemente: lasci l’arco e le frecce, prendi una zappa, fai un buco, ci metti un fagiolo, aspetti. Ma la sovrastruttura – la visione del mondo, tutto l’equipaggiamento culturale di religione, significato, credenze, valori condivisi, e così via (Basso/Sinistra) – cambiano molto più lentamente, perché questo non implica semplicemente utilizzare un nuovo pezzo di materia (nel mondo dei quadranti di Destra), ma implica una trasformazione soggettiva interiore della coscienza (nei quadranti di Sinistra) – un processo notoriamente lento e difficile. Quindi, praticamente ogni volta che avviene l’introduzione e la diffusione di un’innovazione tecnologica, la sovrastruttura di valori e credenze rimane indietro rispetto alle trasformazioni nella base tecno-economica. In breve, vi è una discrepanza tra Basso/Sinistra e Basso/Destra (tra la vecchia sovrastruttura e la nuova base, tra il vecchio paradigma e le nuove realtà, tra la vecchia cultura e il nuovo sistema sociale, tra il vecchio significato e il nuovo adattamento funzionale, tra la vecchia semantica e la nuova sintassi). E questo vuol dire disastro.

    Noi diremmo così: le innovazioni tecnologiche, per poter essere veramente innovazioni che soppiantano i modi di produzione precedenti, devono essere più evolute e contenere più profondità (in questo caso, piantare sementi in armonia con i cicli stagionali della natura richiede capacità di previsione e pianificazione nel tempo – richiede, cioè, un livello cognitivo operativo concreto, mentre in generale per il foraggiamento, che avviene qui e ora, è sufficiente il preoperativo). Quest’aumento di profondità tecnologica (il prodotto di una maggiore profondità cognitiva) è evidenziato dal fatto che le innovazioni tecnologiche mostrano una sequenza evolutiva irreversibile. Vale a dire, se guardiamo all’evoluzione tecnologica dal foraggiamento all’orticoltura, all’agrario, all’industriale e all’informatico, questa sequenza non scorre mai all’inverso. Escludendo una disintegrazione sociale, nessuna società industriale ha mai deciso di tornare indietro al sistema agrario, né una società agraria di tornare indietro all’orticoltura, né quest’ultima di tornare indietro alla caccia e raccolta: vi è Eros in azione nella sequenza: la freccia del tempo, come direbbe Prigogine, è evolutiva in modo asimmetrico.

    In breve, quest’aumento di profondità tecnologica (nel Basso/Destra) dal foraggiamento all’orticoltura può ora sostenere una maggiore profondità nella visione del mondo (Basso/Sinistra) – cioè, uno spostamento dal magico al mitico. Ma le tribù di cacciatori e raccoglitori che iniziarono le coltivazioni ortocolturali erano ancora immersi in una visione del mondo magica, che era adattata, o tetra-adattata, con il vecchio modo di produzione del foraggiamento. Quindi, vi era una discrepanza, una frizione, una contraddizione tra la base e la sovrastruttura (per noi tra il B/D e il B/S). Essi avevano una base tecno-economica capace di sostenere una visione del mondo mitica nuova e più avanzata, ma erano imprigionati in un “paradigma obsoleto” – la vecchia visione del mondo magica adattata a una base di foraggiamento che non esisteva più come modo di produzione predominante. (Come avrebbe detto Marx, le relazioni di produzione non erano in sintonia con le forze di produzione.)

    Poiché i quadranti B/S e B/D non sono più accordati, qualcosa deve succedere: uno dei quadranti subirà una profonda decostruzione. Ci dovrà essere una profonda rivoluzione culturale in modo da produrre un tetra-adattamento alla rivoluzione tecno-sociale appena avvenuta.

    Marx, con il suo genio, individuò queste tensioni e contraddizioni interne tra la base e la sovrastruttura (Basso/Destra e Basso/Sinistra), quando nella storia emergevano nuove basi tecno-economiche, e comprese intuitivamente che se esse non si tetra-adattavano, si scatenava l’inferno, perché la cultura emergente (accordata alla nuova base) subiva l’attacco dalla vecchia cultura (funzionalmente adattata alla vecchia base). Questo viene tradotto generalmente nell’idea che la storia è governata dalla guerra di classe, ma il punto fondamentale per Marx era che le classi stesse sono definite in relazione a un particolare modo di produzione – la guerra è tra diversi modi tecno-economici e le visioni del mondo che essi sostengono. Quando un nuovo modo tecnologico emerge, una visione del mondo più evoluta e più ampia diventa disponibile, ma rivoluzioni sociali sono spesso necessarie per rimettere i quadranti in sintonia (approfondiremo questo punto tra breve). Il tempo, la storia, la profondità, Eros stanno dalla parte della nuova cultura emergente, ma la transizione dal vecchio al nuovo paradigma non è di solito per niente piacevole.

    Per dirla senza mezzi termini, una delle principali cause delle guerre culturali è il fatto che si è prodotto una frattura nella matrice AQAL, una disarmonia tra il B/S e il B/D che strappa il tessuto comune, spesso in modo violento. E questo succede perché le trasformazioni nel quadrante Basso/Destra o la base tecno-economica (che implica soltanto il cambio della materia) può avvenire molto più rapidamente dei cambiamenti nel Basso/Sinistra, sovrastruttura, cultura, o visioni del mondo dominanti (che richiede una cambiamento non semplicemente della materia, ma della coscienza). Quindi, come spesso si dice, lo sviluppo tecnologico si muove più velocemente della nostra saggezza e capacità di utilizzarlo (anche se ci sono altri aspetti).

    Naturalmente, si tratta di qualcosa di molto più complesso e interrelato. Anche Marx non ha colto quello che praticamente tutti gli altri teorici non sono stati capaci di comprendere su questo specifico punto, cioè: non è che ogni società abbia un solo modo di produzione monolitico e una sola monolitica visione del mondo, e che questi due debbano in qualche modo adattarsi l’uno all’altra. Al contrario, ogni società è uno spettro delle attualità AQAL: ci sono individui a ogni livello dello spettro della coscienza, per lo meno fino al livello medio di quella cultura (con pochi che si spingono oltre). E ci sono sacche di ogni modo di produzione fino al livello dell’avanguardia evolutiva: anche nelle società industriali ci sono bande di strada a livello di coscienza rosso che praticano il foraggiamento per sopravvivere, e gli agricoltori del Kansas sono ancora lì a piantare sementi. Quindi non vi è una singola base né una singola sovrastruttura, tali che una contraddizione interna tra esse possa provocare la più grande trasformazione che abbia mai segnato la storia. L’idea generale di Marx, cioè quella di una discrepanza tra B/S e B/D che causa contraddizioni e tensioni collettive interne, è ancora valida, ma la disarmonia si estende all’intero spettro della coscienza fino al livello più alto che è il centro di gravità medio in quella società. E questo avviene in tutti i quattro quadranti con le loro molteplici onde e correnti (i quali devono tutti tetra-accordarsi nella configurazione AQAL, o avviene qualcosa).

    Nell’Occidente moderno, le principali guerre culturali riguardano non soltanto i valori tradizionali contrapposti ai valori moderni, contrapposti a quelli postmoderni, ma i modi tecno-economici dei settori agricoli, industriali e informatici, con le visioni del mondo mitica, razionale e pluralistica (rispettivamente e in modo correlato). Nel mondo non occidentale, i conflitti principali sono tra modi tribali-di foraggiamento e mitici-agrari in guerra con i modi moderno-industriale e postmoderno-pluralistico.

    Quindi, le tensioni socioculturali (e le crisi di legittimazione) si estendono a tutto lo spettro, con varie culture e sottoculture in varie combinazioni di adattamenti stabili e instabili. Per quanto riguarda il sistema sociale B/D e la sua base tecno-economica, quello che succede generalmente è che l’innovazione tecnologica inizia nella mente di alcuni individui creativi (Alto/Sinistra) – James Watt e la macchina a vapore, per esempio. Questa nuova idea è comunicata agli altri attraverso il comportamento verbale e cognitivo dell’inventore (Alto/Destra), finché un piccolo gruppo di individui alla fine comprende l’idea (Basso/Sinistra): se l’idea è sufficientemente convincente, è trasformata in una forma concreta (cioè, la costruzione di macchine a vapore) e diventa parte della base socio-economica (Basso/Destra). Poiché adottare la nuova base richiede un cambiamento del materiale, e non un cambiamento della coscienza, la rivoluzione tecnologica può diffondersi attraverso il sistema sociale molto rapidamente, lasciando indietro la vecchia visione del mondo culturale che ora non è più in sintonia con le nuove realtà.

    Il cambiamento della visione del mondo culturale richiede, naturalmente, una difficile trasformazione soggettiva della coscienza per poter tetra-adattarsi con le nuove realtà sociali di maggiore profondità. Il solo modo in cui questo generalmente avviene è il seguente: un gruppo di individui che si sono evoluti precocemente fino al livello culturale e di coscienza più elevato, alla fine, attraverso mezzi pacifici e non, finiscono al comando di un nuovo sistema di governo le cui caratteristiche sono quelle della nuova onda di probabilità (nella coscienza, cultura e tecnologia) – vale a dire, la stessa onda nuova che ha prodotto la nuova tecnica.

    Per esempio, la cognizione operativa concreta , che ha prodotto la tecnologia orticolturale, potrebbe anche appoggiare uno spostamento dal sistema di governo tribale preconvenzionale, a forme di governo sociocentriche, convenzionali e trans-tribali che riuniscono varie tribù in blocchi politici più ampi non fondati sulla consanguineità, come pure il passaggio dalla visione del mondo magica alla mitica. E a loro volta, le stesse nuove tecniche orticolturali, create da una capacità cognitiva più profonda che è ora in esse incorporata, sostengono e fanno penetrare una visione del mondo mitica: da qui la tetra-evoluzione. (Marx aveva ragione nel sostenere che, per la maggior parte delle persone, la base tecno-economica determina in modo predominante la loro coscienza: ma egli non comprese da dove la base prende origine, la coscienza dell’inventore, che chiaramente determina la base. In altri termini, Marx non comprese la matrice AQAL e assolutizzò il quadrante Basso/Destra, un assolutismo che non è necessario condividere per poter apprezzare le sue verità importanti anche se parziali.)

    Allo stesso modo, la cognizione operativa formale, che può produrre la macchina a vapore, può anche sostenere lo spostamento dai modi di governo convenzionali ai postconvenzionali (per esempio, dall’aristocrazia alla democrazia rappresentativa repubblicana), come pure il cambiamento dalla visione del mondo mitica alla razionale, così che, ancora una volta, tutti i quadranti allo stesso livello di profondità si tetra-influenzeranno reciprocamente.

    Usando l’esempio del passaggio dal foraggiamento tribale magico al villaggio orticolturale mitico, anche se la nuova cultura mitica è governata dall’avanguardia dell’evoluzione collettiva, tuttavia vi sono ancora sacche e sottoculture di valori arcaici e magici – la cui esistenza causa guerre culturali interne di grande importanza (le battaglie storiche tra magico e mitico sono leggendarie; vedi il mio libro Up from Eden). Quindi non si verifica semplicemente una lacerante guerra culturale tra un’epoca e un’altra, ma all’interno di ogni epoca data ci sono guerre culturali interne che rappresentano le sacche delle abitudini kosmiche che sono per se stesse ancora disponibili.

    Paradigmi

    Notiamo che, incidentalmente, questa visione dei cambiamenti storici attraverso le pressioni AQAL della selezione si accorda con le osservazioni di Kuhn sulle rivoluzioni scientifiche, che sono un sottoinsieme della matrice trasformazionale AQAL che stiamo descrivendo. Brevemente: alcune scoperte effettive nel mondo dei quadranti di Destra non possono essere spiegate da nessuna visione del mondo scientifica nei quadranti di Sinistra, e quindi avviene una grave discrepanza tra la base e la sovrastruttura, così che una rivoluzione spesso sofferta nelle strutture delle credenze e nelle visioni del mondo diventa necessaria per tenere il passo dell’informazione fattuale. Thomas Kuhn, nel libro “La Struttura delle Rivoluzioni Scientifiche”, ha presentato centinaia di questi mutamenti di paradigma o rivoluzioni nella pratica scientifica.

    Il modo in cui Kuhn ha usato il termine “paradigma” è stato, naturalmente, compreso in modo del tutto distorto dal pubblico e dalla maggior parte dei critici e di coloro che si sono appropriati del termine, che scorrettamente lo hanno usato per significare una qualche sorta di teoria o di superteoria. Fritjof Capra, Stan Grof, Duane Elgin, Richard Tarnas, Charlene Spretnak – la lista è infinita – direbbero che una nuova teoria olistica o ecologica dovrebbe sostituire la vecchia visione del mondo atomistica, newtoniana-cartesiana, e questo sarebbe un nuovo paradigma. Ma questo uso tipicamente scorretto del concetto di paradigma è proprio il contrario di quanto afferma Kuhn. “Paradigma” per Kuhn, non significa la teoria o la sovrastruttura, ma la base o pratica sociale. Paradigma è l’equivalente quasi esatto di base tecno-economica, pratica sociale, ingiunzione comportamentale, modello.

    Vale a dire, un paradigma è un insieme di pratiche sociali e di modelli comportamentali – per esempio, specifici tipi di esperimenti che producono uno specifico insieme di dati o occasioni fattuali. Un paradigma, modello o ingiunzione, genera, produce e illumina una particolare serie di fenomeni, dati, esperienze o apprensioni. (Questa è la ragione per cui nella mia teoria generale della buona scienza troviamo tre elementi principali: ingiunzione o paradigma, dati generati o apprensioni e conferma/rigetto. Il primo livello, nella mia elaborazione, tiene conto proprio dell’importante lavoro di Kuhn, pur inserendolo in un più vasto contesto di fenomenologia, falsificabilità, e altri fattori importanti, anche se parziali.)

    Un paradigma, nel senso in cui Kuhn utilizza questo concetto, può essere un particolare insieme di esperimenti che produce i raggi X. Questi esperimenti, ingiunzioni o pratiche sociali (Basso/Destra) diventano i modelli esemplari di come mettere in pratica la buona scienza in quel campo. Altri scienziati usano e ripetono quelle pratiche esemplari per produrre (generare, costituire) ulteriori dati, fenomeni, o occasioni fattuali. E – quasi esattamente come in Marx (poiché entrambi avevano intuito la natura AQAL di questa faccenda) – intorno a questa base o paradigma (Basso/Destra) si sviluppano varie sovrastrutture, teorie e visioni del mondo (Basso/Sinistra) che sono plasmate e determinate dalla base.

    Per esempio, attorno a un’intera serie di esperimenti e paradigmi fisici si è costruito l’intero edificio della teoria della fisica newtoniana. Vale a dire, attorno la base B/D della produzione tecnologica sono cresciute teorie e visioni del mondo B/S. O ancora, attorno alla base B/D della produzione di dati e dei paradigmi ingiuntivi (che generano vari tipi di dati, esperienze e fenomeni) sono cresciute varie teorie, sovrastrutture e visioni del mondo B/S che cercano di spiegare i dati fattuali prodotti. La base o paradigma contribuisce a determinare la coscienza degli scienziati in questo ambito (proprio come la base tecno-economica contribuisce a determinare la coscienza degli individui in ogni società – sebbene per noi si tratti sempre di un affare AQAL che non privilegia nessun singolo quadrante, livello, linea o stato). Come abbiamo visto con Marx, il punto essenziale è che le materialità della terza persona hanno un profondo effetto sulle realtà della prima e seconda persona.

    Questa relazione tra esperimenti e teoria, che Kuhn chiama “scienza normale”, funziona bene finché i dati generati dal paradigma continuano ad accordarsi con la visione del mondo prevalente. La teoria newtoniana, per esempio, ha funzionato molto bene per un lungo periodo di tempo nello spiegare tutti i dati che erano stati generati fino ad allora. Con poche eccezioni… come le radiazioni del corpo nero. Man mano che venivano inventati esperimenti sempre più sofisticati, si generavano nuovi dati che non potevano in nessun modo essere spiegati dalle vecchie teorie. Quindi, la base della produzione tecnologica – il nuovo paradigma – iniziò a produrre esperienze che non potevano trovare spiegazione nelle vecchie teorie. La nuova base aveva bisogno di una nuova visione del mondo, e quindi la scienza fu pronta per un’altra “rivoluzione”, per un drammatico mutamento nella visione del mondo che rispondesse al progressivo aumento della profondità del nuovo paradigma e alla necessità di un aumento della profondità di una nuova teoria.

    Sì, questo è quello che chiamiamo progresso scientifico, come Kuhn ha affermato molto chiaramente (“Io credo fermamente nel progresso scientifico”), mostrandosi ancora una volta d’accordo (correttamente, secondo me) con Marx, per quanto riguarda questo fondamentale aspetto (cioè, vi è un Eros progressivo nella sequenza, altrimenti le “rivoluzioni” non sono realmente rivoluzionarie, ma soltanto adattamenti ciclici dei vecchi modi che non portano da nessuna parte).

    Naturalmente, possiamo dire che tutti i teorici odierni del “nuovo paradigma” – inclusi gli autori menzionati sopra e letteralmente altre centinaia – hanno preteso di avere un nuovo paradigma, mentre in realtà non l’avevano. Quello che avevano era una nuova teoria, non una nuova base, non una nuova serie di ingiunzioni per generare nuovi dati, non un nuovo modello esemplare. La versione esageratamente popolare di “paradigma” ha messo il carro davanti ai buoi, dal momento che ha presentato semplicemente una nuova teoria senza un nuovo paradigma – vale a dire che “i nuovi paradigmi” erano interamente una versione boomeritis dell’importante ricerca di Kuhn (vedi Boomeritis. Cap. 8).

    Ogni qual volta un nuovo (e reale) paradigma genera nuovi dati, le vecchie visioni del mondo e teorie sono gettate in una crisi che può essere risolta soltanto da un progressivo aumento della profondità che proceda di pari passo con l’aumento della profondità nel nuovo paradigma o base tecno-produttiva. Sia che questa crisi (o scontro di paradigmi – che significa scontro tra varie forze tecnologiche di produzione di dati, o scontro tra tipi di esperimenti e modelli che saranno ritenuti capaci di produrre i dati più significativi) – sia che questa crisi si risolva attraverso una rivoluzione vera e propria o attraverso una riforma più pacifica (vedi sotto), il risultato è lo stesso: un aumento di profondità nei quadranti Basso/Destra e Basso/Sinistra (e di conseguenza nei quadranti Alto/Destra e Alto/Sinistra poiché tutti i quadranti sono implicati). In breve, le quattro pressioni della selezione nello spazio AQAL entrano in scena e cospirano affinché Eros muova un altro passo avanti nel gioco kosmico. (Questo non significa che il progresso sia un percorso tutto rose e fiori: come vedremo, nuovi progressi e nuove patologie vanno spesso a braccetto, ma questo fatto non è di per sé sufficiente per negare gli aspetti di quello sviluppo reale che l’aumento genuino e progressivo di profondità spesso rappresenta.)

    Ma notiamo subito che uno scontro di paradigmi è solo un piccolo sottoinsieme di un fenomeno più vasto e importante, avviamoci allora verso la trattazione di questo tema più vasto.

    Crisi di legittimazione

    Uno scontro di paradigmi è, in realtà, un buono esempio di quel fenomeno che è conosciuto generalmente come crisi di legittimazione.

    Per cominciare, chiariamo alcuni termini tecnici. Nel mio approccio, legittimità si riferisce all’adeguatezza nella traslazione orizzontale, e autenticità si riferisce all’adeguatezza nella trasformazione verticale (vedi, per esempio, A Sociable God, CW 4). Quindi, autenticità è la misura del grado di profondità evolutiva di un sistema di credenze (per cui la visione del mondo turchese è più autentica di quella blu), e legittimità è la misura del buon funzionamento di quella visione al livello che le è proprio. Una particolare visione del mondo può essere molto legittimata (o felicemente accettata dalla maggior parte dei membri della cultura) ma può non essere molto autentica (può essere una struttura di credenze porpora o rossa). D’altra parte, alcune visioni del mondo possono essere molto autentiche (per esempio, rappresentano le cognizioni turchese o visione logica/pensiero integrale) e non essere molto legittimate (non accettate dalle classi governanti o dai governati).

    Una crisi di legittimazione, in senso lato, è una rottura nell’adeguatezza di un modo particolare di tradurre e dare significato al mondo – cioè, un crollo dell’adeguatezza di una particolare visione del mondo e della sua capacità di suscitare adesione. Questo può accadere in qualsiasi cultura o sottocultura (inclusa quella scientifica, come abbiamo visto), ma ha un’importanza particolare nell’arena politica. Quindi una qualsiasi forma di governo (che si tratti di un capo tribù, un signore, un monarca, una plutocrazia, un’aristocrazia, una democrazia, ecc.) è considerata legittimata se è ampiamente accettata dai sudditi o governati (o, in alternativa, se ci sono buone ragioni legali/morali per sostenerla). Legittimazione è il processo attraverso il quale i membri di una società credono nei governanti di quella società (e quindi li seguono). E le teorie della legittimità cercano di spiegare (e/o di giustificare) perché un particolare sistema di governo ha l’accettazione e l’obbedienza dei suoi membri (la ragione che spiega quest’accettazione può spaziare lungo tutto lo spettro, andando dalla mera funzionalità a un’estremità dello spettro fino a ragioni più sostanziali all’altra estremità).

    Una crisi di legittimazione politica, quindi, significa una crisi socioculturale nei modi prevalenti di traslazione (a ogni livello dato) con riferimento ai sistemi di governo di quella cultura (sia che si tratti di cultura politica, scientifica, medica, educazionale, ecc.). Una crisi di legittimazione, nel senso più generale, è una crisi di fede nella visione del mondo prevalente e nei sistemi di governo che rappresentano quella visione del mondo. 12

    All’inizio del XX secolo, Max Weber scrisse un trattato che ebbe una grande influenza (Economy and Society) in cui identificava tre fonti principali di legittimità (o ragioni per cui un popolo seguiva una particolare governo, sistema o regime): costumi o tradizioni; procedure legali-razionali (per esempio, votare); e carisma individuale. Sebbene queste tre fonti di legittimazione politica esistano ancora, l’analisi di Weber di queste fonti era prevalentemente funzionale – cioè, queste fonti non erano viste come buone o giuste, ma semplicemente come quelle che avevano funzionato bene. Questa visione essenzialmente funzionalista della legittimità continua (implicitamente o esplicitamente) a essere fatta propria dalla maggior parte dei teorici sistemici, incluso il famoso Niklas Luhmann).

    Altri teorici, disturbati dal fatto che l’analisi di Weber fosse meramente funzionalista e non morale o normativa (e, quindi, avrebbe potuto essere usata per conferire legittimità, diciamo, ai Nazisti, in quanto bastava che il loro sistema di governo avesse funzionato bene – vale a dire che nel funzionalismo, la legittimità è ridotta alla capacità dello stato di generare la credenza nella sua legittimità: la tipica riduzione della teoria dei sistemi di tutti i valori dei quadranti di Sinistra all’adeguamento funzionale del Basso/Destra), hanno aggiunto altre visioni della legittimità e della sua giustificazione, particolarmente quelle che focalizzano l’attenzione sui diritti (una visione che scorre attraverso Hobbes, Locke, Kant, Rawls, Habermas). In questo approccio, un sistema di governo è legittimato (e quindi merita l’obbedienza dei suoi membri) se garantisce un certo numero di diritti umani, generalmente assicurato attraverso qualche forma di contratto sociale tra i governati e i governanti. Ritorneremo tra breve su questo punto molto importante.

    Una quinta visione della legittimità può essere ancora aggiunta alla precedenti, in particolare, quella postmoderna, che abbandona la ricerca di basi universali di giustificazione e ritorna alle tradizioni narrative locali sotto la bandiera della pluralità e della diversità (diventando a questo punto pragmaticamente indistinguibile dalla prima forma di legittimità, quella dei costumi/tradizioni e, quindi, obbligata a giustificare ogni forma di barbarie locale: così in gran parte del postmodernismo, questa visione degenera in posizioni regressive).

    Ora, tutte quelle fonti e visioni della legittimità (giuste o sbagliate) sono presenti nel mondo odierno, inclusi i costumi tradizionali, la leadership carismatica e i contratti sociali impliciti o espliciti. Una crisi di legittimazione avviene quando la fede nella visione del mondo dominante e nei suoi rappresentanti comincia a crollare, e questo crollo è senz’altro un affare AQAL – fattori da tutti i quadranti, livelli, linee, stati e tipi entrano in gioco, da noi sintetizzati come “le pressioni della selezione nei quattro quadranti” – e se questa turbolenza è sufficientemente grave, allora spesso si mettono in moto “rivoluzioni sociali”.

    Rivoluzioni sociali

    Durante una diffusa crisi di legittimazione politica (così come abbiamo visto con qualsiasi profonda crisi scientifica), quando la turbolenza nella matrice AQAL raggiunge un critico punto limite, la traslazione crolla e segue la trasformazione – cioè, i modi orizzontali di traslazione smettono di essere efficaci e la trasformazione verticale complessiva verso modi nuovi è necessaria per rispondere alle nuove pressioni della selezione.

    Ma “una trasformazione sociale” può essere sia progressiva che regressiva – vale a dire, il passaggio verticale da un livello a un altro può essere sia un avanzamento sia un arretramento, un salto verso livelli più elevati di complessità organizzativa o una regressione verso stati più bassi, meno complessi e più primitivi. Vedremo esempi di entrambi i casi.

    Allo stesso tempo, molte “rivoluzioni sociali” non sono né più elevate né meno elevate, ma soltanto modalità diverse di traslazione allo stesso livello di cultura, coscienza e complessità. Infatti, il significato originale di “rivoluzione” non implicava assolutamente progresso e trasformazione, ma si riferiva semplicemente a un movimento circolare. Infatti, per tutti i teorici della politica attraverso la maggior parte della storia, una “rivoluzione” sociale o politica non era un importante superamento verso un livello più alto o più profondo di qualcosa, ma un mero affare ciclico, circolare, ricorrente – la parola “rivoluzione” deriva dal verbo latino revolvere, che significa appunto questo modello di andirivieni che non porta, di fatto, da nessuna parte. Così, Platone e Aristotele analizzarono i cambiamenti ciclici nei governi dalle aristocrazie alle tirannie e alle democrazie e poi di nuovo in senso inverso. Gli studiosi italiani del Rinascimento introdussero il termine revoluziones per descrivere il modello di alternanza delle fazioni popolari e aristocratiche. Thomas Hobbes utilizzò il termine inglese revolution per descrivere il trasferimento circolare del potere dal re al parlamento e poi l’inverso. Non si pensava che in questi cambiamenti vi fosse qualcosa di progressivo, permanente e trasformazionale.

    E poi, per la prima volta nella storia, “rivoluzione” fu usata da un teorico politico per significare un passaggio verticale o una trasformazione a livelli o modi di essere e governare più elevati. Il teorico? Nessuna sorpresa: era Karl Marx (e Frederich Engels), ne Il Manifesto del Partito Comunista (1848) che cerca di dimostrare che tutta la storia è una serie di rivoluzioni (o trasformazioni verso livelli più elevati) legate al progresso economico. Da allora tutti coloro che credevano nella trasformazione e in nuovi paradigmi hanno iniziato a definire “rivoluzionarie” le loro idee innovative.

    Tuttavia, come abbiamo visto, le profonde e durature intuizioni di Marx erano molteplici. Innanzi tutto, egli scriveva sulla scia della storica comprensione che la storia è significativa, vale a dire che l’evoluzione interessa tutti i campi del mondo manifesto. Questa intuizione fondamentale, originariamente attivata dall’onda di probabilità arancione/razionale – e intensificata dall’onda gialla/integrale – ha condotto a profondi cambiamenti nella comprensione che l’umanità aveva di se stessa, e che si esprimeva nelle nuove interpretazioni evoluzionistiche del Kosmo che iniziavano ad apparire in tutti gli ambiti, dalla biologia (Darwin) alla sociologia (Spencer e Comte) alla psicologia (Baldwin) alla filosofia (Schelling, Hegel): non solo le specie, ma le idee stesse si evolvono e hanno una storia.

    Tuttavia, solo il particolare genio di Marx ha compreso che era necessario mettere in relazione questo dispiegarsi evolutivo della storia con le strutture tecno-economiche (anche se ha un po’ esagerato). Per questa ragione, è sempre buona cosa riferirsi a Marx ogniqualvolta parliamo di “trasformazioni” sociali e di “rivoluzioni”, altrimenti la discussione rischia di focalizzarsi soltanto sui cambiamenti nelle idee, nella coscienza, nella cultura senza comprendere l’assoluta necessità di considerare la relazione che esiste tra ogni cambiamento reale e il quadrante Basso/Destra delle materialità sociali. (Come abbiamo visto, un paradigma reale è una pratica sociale Basso/Destra, non una teoria o visione del mondo Basso/Sinistra – come dicevamo sopra, le materialità della terza persona hanno un profondo effetto sulle realtà della prima e seconda persona – ed è stato Marx il primo a evidenziare questo punto di fondamentale importanza.)

    Per Marx, allora, la storia è segnata (per lo meno in parte) da una serie di rivoluzioni collegate ai cambiamenti progressivi (o verticalmente trasformativi) nella capacità tecno-economica. In ciascun caso, una classe economica più vecchia, più primitiva, retriva e spesso oppressiva (con la sua visione del mondo, filosofia e strutture di credenze obsolete), che aveva tratto beneficio dalla vecchia base tecno-economica, veniva rovesciata da una nuova classe emergente il cui potere derivava da forze di produzione tecno-economica più avanzate. L’importante momento di verità in tutto questo è che vi è un lento e globale movimento dell’Eros nella sequenza – vi è, cioè, un lento aumento evolutivo della profondità nella cognizione, nella cultura, nelle forze di produzione tecno-economiche (dalla pietra, alla zappa, all’aratro, alla macchina a vapore, al computer). E se avviene una particolare crisi sociale dovuta a uno di questi importanti aumenti evolutivi della profondità, la sola cosa che potrà risolvere la tensione e la turbolenza nella spazio AQAL e una trasformazione sociale verticale e una rivoluzione culturale (o, almeno, una profonda riforma culturale). In breve, la sola vera cura per una crisi di legittimazione è un aumento dell’autenticità.

    Le intuizioni iniziali di Marx circa questo processo sono profonde e sempre valide. Ma, così come è accaduto per Freud, sebbene le idee generali di Marx fossero profonde, la sua comprensione dei dettagli fu, di fatto, del tutto erronea. E il suo classico riduzionismo, come quello di Freud, è qualcosa di cui ci sbarazziamo molto volentieri. (L’affermazione di Marx che abbiamo citato: “Non è la coscienza degli uomini che determina la loro realtà, ma le loro realtà economiche-materiali che determinano la loro coscienza”, diventa interessante soltanto se il significato del termine “determina” si avvicina a quello del termine “causa”, cosa che non succede mai. La verità è che le realtà socio-economiche del quadrante B/D sono parte degli elementi fondamentali che tetra-determinano la natura di ogni occasione attuale.) Tuttavia, per questa (limitata) ragione, le idee di Marx sono una parte importante di qualsiasi analisi AQAL delle trasformazioni sociali e delle rivoluzioni culturali. Ogni rivoluzione, ogni trasformazione, ogni mutamento nella coscienza e nella cultura per reggere deve avere di necessità una componente Basso/Destra, se questa componente non è presente e rilevante, possiamo abbandonare ogni pretesa circa un nuovo paradigma, una grande trasformazione, o qualunque cosa di nuovo e rivoluzionario.

    Naturalmente, la maggior parte delle “rivoluzioni” sociali non hanno cavalcato il punto cuspidale di un mutamento davvero verticale in nessuno dei quadranti. Come le mutazioni in natura, le rivoluzioni in politica sono spesso letali, non benefiche, o sono, al massimo, quello che il loro nome originariamente significava, un cambiamento della guardia puramente circolare e superficiale, mentre il regime sottostante rimane sostanzialmente lo stesso (cioè, si tratta di strutture di superficie che si rimescolano sulla medesima struttura profonda nello spazio AQAL). Soltanto un piccolo numero di vere rivoluzioni cavalcano il punto cuspidale di Eros. La rivoluzione americana colse l’inizio del passaggio dall’onda blu all’arancione, e quindi rappresentò una profonda trasformazione verticale. Ma nel secolo XX ci sono state centinaia di “rivoluzioni”, di cui la maggior parte non era altro che un barbaro rimescolamento delle carte.

    Come uno storico ha sottolineato: “ Quello che forse è più singolare nelle rivoluzioni di questo secolo è la loro quantità e varietà. Dall’inizio alla fine del secolo, in tutte le aree del globo, le rivoluzioni hanno modellato la vita politica”. Messico, Arabia Saudita, Cina, Turchia, Iran, Russia, Germania, Polonia, Ungheria, Cecoslovacchia, Vietnam, Algeria, Nicaragua, Argentina, Congo, Zimbabwe, Cuba, Columbia, Portogallo, Filippine, Cambogia – la lista delle rivoluzioni del XX secolo è praticamente infinita. Soltanto poche di queste rivoluzioni erano agganciate a qualche corrente verticale in uno dei quadranti, in generale si trattava di cambiamenti ciclici, o cambiamenti delle strutture superficiali in uno spazio AQAL che rimaneva essenzialmente immutato. Se volete, potete chiamarle “rivoluzioni orizzontali”.

    Alcuni storici, come Jack Goldstone, hanno identificato quattro fattori principali che caratterizzano la maggior parte di queste rivoluzioni orizzontali, e, quanto maggiore è il numero di questi fattori che trovate nella configurazione AQAL di una data cultura, tanto maggiori saranno le probabilità che avvenga una rivoluzione politica (orizzontale).

    1. Un governo indebolito, di solito a causa di problemi economici. La debolezza offre un’occasione favorevole per un colpo rivoluzionario.

    2. Un cambiamento nell’equilibrio di potere tra le principali élites culturali. Le élites classiche includono gli ufficiali dell’esercito, i leader politici, gli alti burocrati, i capi culturali e religiosi, i dirigenti del sistema produttivo e degli affari, gli intellettuali. Queste élites di solito competono per il potere seguendo dei “giochi delle parti” implicitamente accettati, ma, occasionalmente, a causa di vari fattori, si produce uno sconvolgimento nella distribuzione del potere, e una di esse prende il controllo o emerge una nuova élite – “una tale leadership dell’élite è un prerequisito delle rivoluzioni” (Goldstone, Revolution and Rebellion in the Early Modern World). Contribuisce alla turbolenza dell’élite nella matrice AQAL il commercio internazionale di beni e la circolazione delle idee, nuovi investimenti, aiuto straniero, appoggio militare, nuove modalità e opportunità economiche.

    3. La rapida crescita della popolazione, che tende a far aumentare la povertà e a esaurire le risorse, minaccia i lavoratori e i contadini, e mette sotto tensione i governi.

    4. Intervento internazionale erratico. Il consenso internazionale spesso ferma le rivoluzioni, mentre la sua assenza le incoraggia.

    E’ stato dimostrato empiricamente che quanto maggiore è il numero di questi fattori presente in una società, maggiore è la probabilità che si produca una rivoluzione. Noi diremmo che maggiore è il numero di questi fattori presenti nella configurazione AQAL di una società, maggiore è la probabilità che questo spazio AQAL contenga anche, come un’occasione attuale, una crisi di legittimazione che raggiungerà un punto limite critico, seguito da una rivoluzione politico-sociale (orizzontale).

    Inoltre, gli studiosi sono d’accordo che queste rivoluzioni fanno aumentare il nazionalismo, la mobilitazione delle masse, il potere dello stato, tutte cose che spesso portano alla guerra che è un comune sottoprodotto della rivoluzione.

    Gli unici luoghi nel mondo di oggi che non sono coinvolti da questi quattro fattori sono l’Europa e il Nord America, e questo vuol dire che il resto del mondo è ancora esposto a – e molto probabilmente continuerà a subire – violenti contrasti rivoluzionari, e la sofferenza umana aumenterà proporzionalmente.

    Infatti, a parte le due guerre mondiali, la maggior parte di questa sofferenza nel XX secolo è stata causata dalle rivoluzioni e dai tentativi che sono seguiti di puntellare le istituzioni rivoluzionarie: nell’Unione Sovietica, nell’Europa Orientale e Centrale, in Cina, Africa, Asia, Cambogia. Decine di milioni di persone furono uccise, torturate, fatte morire di fame, o imprigionate per creare stati rivoluzionari, i quali tutti avevano promesso sovranità al popolo, mentre il popolo non era lontanamente capace di esercitarla e neppure desideroso di averla. Quello che i “rivoluzionari” di tutte le specie – in ambito politico, accademico, culturale – hanno difficoltà a realizzare è che una rivoluzione autentica è in tutti i sensi un affare AQAL, che richiede non soltanto un “nuovo paradigma”, non soltanto una nuova visione del mondo, non soltanto una nuova base tecno-economica, non soltanto un nuovo sistema sociale, non soltanto nuove idee – ma tutte queste cose, e tutte contemporaneamente. Mancando questo, le rivoluzioni sociali non sono spesso nient’altro che l’occasione per un nuovo massacro di esseri umani.

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