Respirazione. Salute e Benessere

tratto da:  Il Piacere, Ed. Astrolabio
di A. Lowen

 

Essere completamente vivi significa respirare profondamente, muoversi liberamente e provare appieno le sensazioni.

Ognuno di noi ha sperimentato qualche volta nella sua vita l’assoluto piacere che segue la guarigione dopo una malattia o un incidente. Il primo giorno in cui ci si rimette in salute si sente con profondo piacere, la gioia di essere vivi. Che soddisfazione respirare profondamente! Che bello muoversi agevolmente e liberamente! La mancanza di salute rende una persona consapevole del suo corpo e dell’importanza di essere sana. Sfortunatamente, questa consapevolezza si perde in breve tempo, e presto svanisce anche la meravigliosa sensazione che l’accompagna. Non appena un individuo riprende le sue attività di sempre, viene intrappolato da pulsioni che lo dissociano dal suo corpo. Si preoccupa degli eventi e degli oggetti del mondo esterno e dimentica rapidamente la rivelazione che il piacere è la percezione di essere pienamente vivi nel qui e ora; il che significa essere pienamente vivi in senso corporeo.

Essendosi dissociato dal corpo, l’individuo non pensa più in termini corporei. Ignora la semplice verità che dice che per essere vivi si deve respirare e che meglio si respira e più si è vivi. Soltanto sporadicamente può essere consapevole di avere il respiro corto e, specialmente sotto stress, può accorgersi che sta trattenendo il respiro, ma non dà a questo fatto una particolare importanza. Può persino prendere atto con un sorriso di rassegnazione che l’andatura frenetica della sua vita non gli lascia il tempo di respirare. Comunque, con il passare degli anni farà la triste scoperta che questa funzione, come altre funzioni del corpo, si deteriora se non viene usata propriamente. Una volta che la respirazione diventa difficile, una persona darebbe qualsiasi cosa pur di essere nuovamente in grado di respirare con facilità. In quel momento sa che la respirazione è una questione di vita o di morte o, per vederla da un punto di vista positivo, che la vita è una questione di respirazione.

Un’altra semplice verità che dovrebbe risultare ovvia è quella che la personalità di un individuo si esprime attraverso il suo corpo tanto quanto attraverso la sua mente. Non si può dividere un essere umano in mente e corpo. Nonostante questa verità, tutti gli studi della personalità sono centrati sulla mente, a completo discapito del corpo. Il corpo di una persona ci dice molto della sua personalità. Il portamento, l’intensità dello sguardo, il tono della voce, la forma delle mascelle, la posizione delle spalle, la facilità di movimento e la spontaneità dei gesti non ci dicono soltanto chi è ma anche se si gode la vita, se è triste o a disagio. Possiamo anche chiudere gli occhi davanti a queste espressioni della personalità altrui, proprio come la persona stessa può chiudere i cancelli mentali alla consapevolezza del corpo, ma se lo facciamo ci illudiamo con un’immagine che non ha alcun rapporto con la realtà dell’esistenza. La verità del corpo di una persona può essere dolorosa, ma eludere questo dolore significa chiudere la porta alla possibilità del piacere.

Una persona entra in terapia perché non è contenta della vita. Nel passato o nel futuro della sua mente è consapevole che la sua capacità di provare piacere è diminuita o è andata perduta. I motivi che adduce possono essere la depressione, l’ansia, il senso d’inadeguatezza e così via, ma questi sono sintomi di un disturbo più profondo, in altre parole, dell’incapacità di apprezzare la vita. In ogni, caso, può essere dimostrato che questa incapacità nasce dal fatto che il paziente non è pienamente vivo nel suo corpo e nella sua mente. Quindi, questo è un problema che non può essere risolto con un approccio puramente mentale. Deve essere affrontato simultaneamente a livello fisico e psicologico. Solo quando una persona diventa completamente viva si ristabilisce appieno la sua capacità di provare piacere.

I principi e le pratiche della terapia bioenergetica si basano sull’identità funzionale della mente e del corpo. Ciò significa che qualsiasi cambiamento effettivo nel pensiero di una persona e, di conseguenza, nel suo comportamento e nei suoi sentimenti, è condizionato dal cambiamento della funzionalità del suo corpo. A questo riguardo, le due funzioni più importanti sono la respirazione e il movimento. In una persona che ha un conflitto emotivo, entrambe le funzioni sono disturbate da tensioni muscolari croniche che rappresentano la controparte fisica dei conflitti psicologici. Tali conflitti si strutturano nel corpo attraverso le tensioni muscolari. Quando ciò accade, non possono trovare soluzione finché non si allentano le tensioni. Per allentare le tensioni muscolari si deve sentirle come una limitazione all’espressione di sé. Non è sufficiente essere consapevoli del dolore che provocano. E la maggior parte delle persone non è neppure consapevole di questo. Quando una tensione muscolare diventa cronica, viene rimossa dalla coscienza e se ne perde la consapevolezza.

La sensazione viene determinata dalla respirazione e dal movimento. Un organismo percepisce soltanto ciò che si muove all’interno del corpo. Per esempio, quando un braccio resta immobilizzato per un certo periodo di tempo, si intorpidisce e perde sensibilità. Per recuperare la sensibilità bisogna rimetterlo in movimento. Quando la respirazione è affannosa, si riduce la mobilità dell’intero corpo. Quindi, trattenere il respiro e la maniera più efficace di annullare una sensazione. Questo principio opera anche all’inverso. Proprio come le forti emozioni stimolano la respirazione e la rendono più profonda, la stimolazione della respirazione riesce a evocare forti emozioni.

La morte è un arresto della respirazione, una cessazione del movimento e una perdita della sensibilità. Essere completamente vivi significa respirare profondamente, muoversi liberamente e provare appieno le sensazioni. Queste verità non possono essere ignorate se diamo valore alla vita e al piacere.

Molti medici e terapeuti hanno trascurato l’importanza che un’appropriata respirazione assume nei confronti della salute emotiva e fisica. Sappiamo che la respirazione è indispensabile per vivere, che l’ossigeno fornisce all’organismo le energie per muoversi, ma non ci siamo resi conto che una respirazione inadeguata riduce la vitalità dell’organismo. I sintomi di stanchezza e di esaurimento che si accusano normalmente non vengono in genere attribuiti a deficienze respiratorie. Eppure, la depressione e l’affaticamento sono i risultati diretti di una respirazione “depressa”. In mancanza di sufficiente ossigeno i centri focali del metabolismo bruciano lentamente, come un falò povero di legna. Invece di ardere con la vita, chi ha delle deficienze nella respirazione è freddo, smorto e poco vivace. Gli mancano il calore e l’energia. La sua circolazione risente direttamente della mancanza di ossigeno. In casi cronici di respirazione carente le arterie si sclerotizzano e si accentua l’anemia.

In un recente esperimento, riportato dal Medical World News del 5 settembre 1969, un certo numero di ricoverati in un ospizio per anziani sono stati posti in una camera iperbarica a ossigeno per aumentare il loro tasso di ossigenazione. La teoria su cui si basava l’esperimento sosteneva che la carenza di ossigeno nelle cellule cerebrali causava disfunzioni mentali e che, di conseguenza, una maggior irrorazione riusciva a migliorare le funzioni mentali. La maggior parte dei casi di senilità sono dovuti a una sclerosi delle arterie che portano sangue e ossigeno al cervello, riducendone il tasso nelle cellule cerebrali. I risultati positivi dell’esperimento sorpresero i medici. La maggior parte dei pazienti mostrò un miglioramento marcato e definitivo delle capacità intellettive e della personalità. “Tutte le persone che hanno subito questo trattamento sono diventate più attive, hanno dormito meglio, hanno chiesto di leggere quotidiani e riviste e, cosa ancora più importante, hanno ripreso l’abitudine di curare la loro persona”. In alcuni casi gli effetti ebbero seguito anche dopo la fine della serie iniziale di trattamenti. Questo era uno studio preliminare, come precisarono gli sperimentatori stessi. Verrà ripetuto e sottoposto a ulteriori verifiche. La sua rilevanza è comunque immensa.

La maggior parte delle persone ha una respirazione carente, lenta, e ha una forte tendenza a trattenere il respiro in ogni situazione di sovraffaticamento. Anche in momenti di normale tensione, come guidare un’automobile, battere a macchina una lettera o attendere per un colloquio di lavoro, le persone tendono a contrarre il respiro. Il risultato è che la tensione aumenta. Quando la gente è consapevole della respirazione, si rende conto di come e di quanto spesso trattiene e inibisce il respiro. Di solito i pazienti dichiarano: “Noto di avere poco fiato”.

Mi sono reso conto del rapporto tra la respirazione e la tensione quando frequentavo il liceo. Come membro del gruppo sportivo ho praticato il tiro con la carabina nel locale poligono. Sparavo in maniera irregolare e avevo poca mira. Uno dei commissari di tiro mi osservò e mi dette questo consiglio: “Prima di premere il grilletto, fai tre respiri profondi. Al terzo espira lentamente e, nel frattempo, esercita una pressione graduale sul grilletto. Seguii il suo consiglio e rimasi stupefatto nel constatare che il mio braccio era fermo e che cominciavo a fare centro. Questa esperienza mi provò la sua validità anche in altre occasioni. Avevo l’abitudine di sedermi dal dentista in uno stato di tensione, stringendomi con forza le braccia. Questo non solo aumentava la mia paura ma, come scoprii in un secondo tempo, acutizzava anche il dolore. Invece, quando diressi la mia attenzione sul respiro, rimasi piacevolmente colpito dal fatto che non solo avevo meno paura, ma mi sembrava di soffrire meno.

La respirazione profonda ebbe un simile effetto rilassante durante gli esami. Prendendo tempo per respirare, riuscivo anche a organizzare meglio i pensieri. Molti anni dopo, nella mia pratica professionale, mi resi conto che l’inibizione della respirazione era direttamente responsabile dell’incapacità di concentrarsi e dell’irrequietezza che disturbano molti studenti. Spesso i genitori mi hanno consultato sulle difficoltà che i loro figli incontravano nello svolgere il lavoro scolastico. Un esame del ragazzo, rivelava sempre che il corpo era in tensione e che la respirazione era minima. Il ragazzo in questione diventava irrequieto quando tentava di dirigere la sua attenzione su un testo scolastico per un lungo periodo di tempo. La sua mente si distraeva; si sentiva spinto a muoversi. Rimaneva seduto e resisteva alla tentazione, ma non riusciva a studiare con facilità.

Gli adulti che non respirano bene hanno lo stesso problema. La concentrazione e l’efficacia diminuiscono.L’incapacità di respirare pienamente e profondamente è anche responsabile del mancato raggiungimento della completa soddisfazione sessuale. Trattenere il respiro all’avvicinarsi del momento di massima tensione porta all’eliminazione di forti sensazioni sessuali. Normalmente, l’aria viene espirata con la conseguente oscillazione del bacino. Se invece in questo movimento si inspira, il diaframma si contrae e impedisce l’elasticità necessaria al rilassamento tipico dell’orgasmo. Durante l’atto sessuale, ogni limitazione nella respirazione fa diminuire il piacere erotico. Una respirazione inadeguata produce ansia, irritabilità e tensione. Acutizza sintomi come la claustrofobia e l’agorafobia. La persona claustrofobica sente di non poter avere aria sufficiente in un ambiente chiuso. L’agorafobo ha paura degli spazi aperti perché accelerano la sua respirazione. Ogni difficoltà di respirazione causa ansietà. Se la difficoltà è grave, può portare al panico o al terrore.

Perché tante persone incontrano difficoltà nel respirare appieno e agevolmente? La risposta sta nel fatto che la respirazione crea delle sensazioni che le persone temono di provare. Hanno paura di percepire la loro tristezza, la collera e i timori.

Come da bambini, trattengono il loro respiro per smettere di piangere, tirano indietro le spalle e comprimono il torace per contenere la collera e la gola per evitare di urlare. L’effetto di ognuna di queste manovre è quello di limitare e di ridurre la respirazione. Parallelamente, dalla repressione di una qualsiasi sensazione risulta qualche inibizione della respirazione. Ora, da adulti, inibiscono la respirazione per reprimere le loro sensazioni.

Quindi, l’incapacità di respirare normalmente diventa il principale ostacolo al recupero della salute emotiva. Generalizzando, è importante comprendere il meccanismo che blocca la respirazione, perché la repressione non può venir eliminata finché non si ristabilisce una respirazione normale. Prenderò in esame due tipici disturbi della respirazione. In uno la respirazione è più o meno confinata nel torace, con la relativa esclusione dell’addome. Nell’altro la respirazione è per la maggior parte diaframmatica, con movimenti relativamente lievi del torace. Il primo genere di respirazione è tipico della personalità schizoide, il secondo di quella nevrotica.

Nell’individuo schizoide il diaframma è immobilizzato e i muscoli addominali subiscono forti contrazioni. Queste tensioni tagliano fuori le sensazioni della parte inferiore del corpo, in special modo gli stimoli sessuali della regione pelvica. Il torace viene mantenuto in posizione di ‘sgonfiamento’ e appare generalmente stretto e incassato. La respirazione è limitata e causa un’ossigenazione inadeguata e un basso livello metabolico. L’inspirazione è letteralmente un risucchio di aria e richiede un atteggiamento aggressivo nei confronti dell’ambiente. L’aggressività è però ridotta nell’individuo schizoide che è emotivamente tagliato fuori dal mondo. Manifesta un’inconscia riluttanza a respirare perché è fissato a livello uterino, dove il suo bisogno di ossigeno veniva soddisfatto senza sforzo. Per superare il blocco dello schizoide a inspirare, si deve riuscire a mitigare il suo terrore e a riattivare la sua aggressività. Deve sentire di avere il diritto di fare delle richieste alla vita o, in un senso più primitivo, di “succhiare” la vita.

D’altra parte, nell’individuo nevrotico, la cui aggressività non è bloccata come nello schizoide, il torace è immobilizzato, mentre il diaframma e la parte superiore dell’addome sono relativamente liberi. Il torace viene generalmente mantenuto in posizione di espansione, e i polmoni contengono una grande riserva d’aria. Per la persona nevrotica è difficile espirare appieno. Trattiene la sua riserva d’aria come per una misura di sicurezza. Espirare è un atto di passività, l’equivalente del “lasciarsi andare”. Significa cedere, arrendersi al corpo. Il lasciar andare fuori l’aria viene sperimentato come una perdita di controllo di cui l’individuo nevrotico ha paura. La respirazione diaframmatica del nevrotico è un tipo di respirazione più efficace di quella toracica dello schizoide. La respirazione diaframmatica fornisce il massimo dell’aria con il minimo sforzo ed è adeguata per usi normali. Comunque. a meno che sia il torace che l’addome non siano impegnati nello sforzo respiratorio, l’unità del corpo è inesistente e la reattività emotiva limitata.

La respirazione normale e salutare ha la qualità di ristabilire tale unità. L’inspirazione comincia con un movimento dell’addome diretto all’esterno, mentre il diaframma si contrae e i muscoli addominali si rilassano. Il flusso di espansione si espande poi verso l’alto, fino a comprendere tutto il torace. Non è diviso nel mezzo, come nelle persone disturbate. L’espirazione inizia con un rilassamento del torace diretto all’ingiù e procede come un flusso di contrazione fino alla regione pelvica. Produce una sensazione di fluidità lungo la parte frontale del corpo che termina nei genitali. Nella respirazione sana, tale parte frontale si muove con un movimento simile a quello di un’onda. Questa maniera di respirare può essere osservata in bambini piccoli e animali perché la loro emotività non è bloccata. In realtà, una tale respirazione riguarda l’intero organismo, e una tensione in qualunque parte del corpo disturba il suo naturale svolgimento. Per esempio, l’immobilità pelvica intralcia tale svolgimento. Normalmente, avviene un leggero movimento all’indietro del bacino durante l’inspirazione, e in avanti durante l’espirazione. Questo è ciò che Reich chiamava riflesso orgastico. Se il bacino è bloccato nella posizione in avanti o all’indietro, si impedisce la sua azione rotatoria di equilibrio.

Anche la testa assume una notevole parte attiva nel processo respiratorio. Assieme alla gola forma un grande organo di assorbimento che porta l’aria nei polmoni. Quando la gola è compressa, questa azione di assorbimento viene ridotta. Se l’aria non viene “risucchiata”, la respirazione è poco profonda. E’ stato osservato nei neonati che tutti i disturbi della suzione hanno a che fare con la respirazione. Ho osservato che non appena i pazienti risucchiano l’aria, la loro respirazione si fa più profonda. La connessione tra suzione e respirazione è evidente nell’atto di fumare una sigaretta. La prima boccata di una sigaretta è una forte azione di suzione che immette il fumo come se si aspirasse aria. Quando il fumo riempie la gola e i polmoni, si prova un momentaneo senso di soddisfazione e si sentono i polmoni che tornano in vita per la reazione alle sostanze irritanti del tabacco.

Questo uso delle sigarette, atto a eccitare i movimenti respiratori, crea la dipendenza dal fumo. La prima boccata è seguita dalla seconda, dalla terza e così via. Fumare diventa allora un atto coercitivo. Il fumo stesso ha un effetto depressivo sull’attività respiratoria, tranne che per la sua stimolazione iniziale. Più una persona fuma e meno respira. Comunque, a causa della sua prima esperienza, non riesce a eliminare la sensazione che la sigaretta sia essenziale per aiutarla a respirare. La funzione che ha il fumo nello stimolare la respirazione può essere osservata in due situazioni: la sigaretta del mattino e quella fumata per stress.

Per alcune persone la sigaretta del mattino significa l’inizio della giornata, ma le obbliga anche a fumare per tutto il resto del giorno. In situazioni di stress la persona media tende a trattenere il respiro. Ciò la rende ansiosa. Per dare il via alla respirazione e superare l’ansietà, fuma una sigaretta. Si stabilisce allora un’abitudine: quella di prendere una sigaretta ogni qualvolta ci si trova sotto stress. II motto del fumatore accanito dovrebbe essere: fai un respiro invece di una boccata.

La profondità della respirazione si misura dalla lunghezza del flusso respiratorio, e non dalla sua ampiezza. Più profonda è la respirazione e più il flusso si estende fino al basso addome. Nella respirazione veramente profonda, i movimenti respiratori raggiungono e coinvolgono la regione pelvica, e si può realmente provare una sensazione in questa area. L’espansione dei polmoni verso il basso è limitata dal diaframma che separa il torace dall’addome. Quando parliamo di respirazione addominale, quindi, non vogliamo dire che l’aria penetra nell’addome. Respirazione addominale è un termine usato per descrivere i movimenti del corpo durante la respirazione. Vuol mettere in rilievo il fatto che l’addome è impegnato attivamente nel processo inspiratorio. La sua espansione e il suo rilassamento permettono l’abbassamento del diaframma.

Ma di ben maggiore importanza è il fatto che soltanto attraverso la respirazione addominale il flusso di eccitamento associato al respiro riesce a penetrare in tutto il corpo. Nelle pagine precedenti ho preso in esame la differenza tra la respirazione schizoide e quella nevrotica. La prima si sviluppa soprattutto nel torace, mentre la seconda riguarda prevalentemente l’area diaframmatica. La respirazione diaframmatica si estende soltanto fino alla parte superiore dell’addome e, pur essendo più profonda della respirazione superficiale dell’individuo schizoide, non può essere qualificata come respirazione profonda. Da questo punto di vista la profondità della respirazione è un riflesso della salute emotiva di una persona. La persona in buona salute respira con tutto il corpo o, più specificamente, i movimenti respiratori penetrano in profondità nel corpo. Parlando in linea generale, si potrebbe dire di un uomo che “respira fin dentro i suoi testicoli”.

La respirazione non può essere distinta dalla sessualità. Essa fornisce indirettamente energia per lo sfogo sessuale. Il calore della passione è un aspetto dei fuochi metabolici, di cui l’ossigeno è un importante elemento. Dato che il processo metabolico fornisce l’energia per tutte le funzioni vitali, la forza della pulsione sessuale è in definitiva determinata da tale processo. Una respirazione totale e unitaria che coinvolge l’intero corpo porta a un orgasmo che interessa l’intero corpo. Tutti sanno che la respirazione è stimolata e che la sua profondità viene incrementata dall’eccitazione sessuale. Non viene però generalmente riconosciuto che una respirazione superficiale o inadeguata riduce il livello di eccitazione sessuale. La respirazione contratta impedisce il propagarsi dell’eccitazione e mantiene la sensazione sessuale entro l’area genitale. Parallelamente, l’inibizione sessuale, la paura di lasciare che le sensazioni sessuali fluiscano verso la regione pelvica e il resto del corpo, rappresenta una delle cause della respirazione contratta e superficiale.

Il flusso respiratorio si dirige normalmente dalla bocca ai genitali. Nella parte superiore del corpo si trova in connessione con il piacere erotico della suzione e dell’allattamento. Nella parte inferiore, è legato al piacere e ai movimenti sessuali. La respirazione è la pulsazione basilare (espansione e contrazione) di tutto il corpo; è quindi il fondamento dell’esperienza di piacere e dolore. La respirazione profonda mostra che l’organismo ha sperimentato una piena gratificazione erotica allo stadio orale e che è capace di una completa soddisfazione sessuale allo stadio genitale.

La respirazione profonda ricarica il corpo e lo riporta letteralmente in vita. E una delle ovvie verità riguardanti un corpo vivo è che si vede che è vivo: gli occhi brillano, il tono muscolare è buono, la pelle ha una colorazione rilucente e il corpo è caldo. Ciò accade quando una persona respira profondamente.

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Alexander Lowen, nato nel 1910 a New York, dove è sempre vissuto, tranne il periodo degli studi di medicina a Ginevra, è il fondatore della cosiddetta Analisi Bioenergetica, di cui ha cominciato a descrivere i principi nel suo primo libro “Il Linguaggio del Corpo” del 1958. Allievo di W. Reich che per primo aveva sottolineato l’importanza dell’analisi del carattere (1933), Lowen mette in luce come ognuno forma il proprio carattere, nei primi anni di vita, reagendo ai condizionamenti, alle aggressioni e agli stimoli dell’ambiente, spesso inibendo o reprimendo le proprie emozion. Questo blocco non solo crea disagi a livello psichico, ma si struttura nel corpo creando una corazza di tensioni e rigidità. Per riuscire a sciogliere le tensioni e i blocchi emozionali è necessario lavorare sul corpo, in particolare sulla respirazione, oltre che sulla mente, fino a ritrovare l’energia e il piacere di vivere. Muore nel 2008.

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