Approccio Integrale

di Giovanna Visini

L’epoca in cui viviamo è stata definita da molti studiosi post-moderna e post-razionale. Quello che secondo noi, in accordo con Wilber, la caratterizza, pur se tra mille contraddizioni e regressioni, è il bisogno di sintesi e di integrazione. Questo indica che una parte importante dell’umanità si sta evolvendo dal livello in cui la coscienza è identificata con l’ego-razionale verso il livello o fulcro della visione logica o pensiero integrativo (Wilber la chiama la coscienza del centauro, utilizzando questa figura mitica che ha la parte superiore del corpo di un uomo e quella inferiore di un cavallo per indicare la sintesi di corpo-mente, il superamento della dualità e dell’opposizione).

    L’umanità ha vissuto per millenni in un universo percepito sulla base di dualità in conflitto, in particolare maschile e femminile, materia e spirito, corpo e mente. In Occidente per circa millesettecento anni si è priviliegiato il maschile e lo spirito, la via ascendente e ascetica fino a una radicale inversione di tendenza che dall’Illuminismo in poi ha dato la supremazia alla materia e al corpo, al Ciò, e ha eliminato spirito e spiritualità, interiorità e profondità dalla scena ( la visione del mondo flatland, appiattita, senza spessore di Wilber). Per quanto riguarda il femminile, si può dire che è iniziato negli ultimi quarant’anni il faticoso recupero del punto di vista e della voce delle donne in un mondo da cui erano state in vario modo escluse.

    Ken Wilber si è fatto il portavoce di questo bisogno di nuovi modelli e visioni del mondo integrali, dedicando a esso negli ultimi anni l’intera sua opera di ricerca ed elaborazione teorica. Egli propone l’integrazione di quadranti, livelli e linee evolutivi, la psicologia e la spiritualità, la scienza e la religione, la destra e la sinistra, il maschile e il femminile, l’Oriente e l’Occidente. Integrare sembra l’arduo compito di questa epoca, superare le divisioni. Gran parte della grande crisi che viviamo è proprio dovuta alla transizione faticosa tra un modo di vedere il mondo che non soddisfa più, che è solo fonte di confusione e sofferenza e la difficoltà di gestazione e di nascita di una nuova visione del mondo integrale. Anche perché le spinte regressive sono molto forti, basti pensare agli innumerevoli conflitti sparsi per il mondo che manifestano visioni del mondo di tipo etnocentrico, tribale, razzista e mitico-religioso

    Infatti, se il centro di gravità dell’umanità che si trova al livello razionale-egoico sembra spostarsi faticosamente verso il livello della visione logica integrativa con una morale mondocentrica planetaria , ci sono percentuali elevate di popolazioni che si trovano a vari altri livelli, non solo razionale ma anche mitico-razionale, mitico e anche magico.

    Wilber nella Introduzione al Volume 7 dei suoi Collected Works cita il lavoro di Don Beck e Christopher Cowan chiamato Spiral Dynamics. Questi ricercatori hanno adottato una sequenza di otto stadi evolutivi dell’umanità (simili a quelli di Wilber tranne per il fatto che gli stadi spirituali non vengono considerati) e hanno valutato sia la percentuale della popolazione mondiale che si trova a ogni livello sia la percentuale di potere sociale che ogni livello detiene.

    Secondo Beck e Cowan, il 40% della popolazione mondiale, con 30% di potere sociale, si trova a livello di “regole conformiste”: la vita ha un senso, una direzione, uno scopo determinato dal collettivo. E’ il livello delle antiche nazioni, con concezioni paternalistiche e gerarchie rigide, legge e ordine; spesso la religione come appartenenza mitica, ma può anche essere secolare e atea. Invece la mentalità scientifica, che ha superato la visione del mondo collettiva/conformista e pensa in termini individualistici, raggiunge il 30% della popolazione mondiale e detiene 50% del potere sociale. Si tratta della visione del mondo uscita dall’Illuminismo, il mondo è una macchina razionale con leggi naturali che possono essere imparate. Le leggi della scienza regolano la politica. l’economia e gli eventi umani.

    La visione del mondo “ecologica”, (primo stadio della visione logica) che è contro le gerarchie, pluralistica, multiculturale, pone enfasi sulla relazione e sul dialogo, sui sentimenti e il prendersi cura, ecc. (con tutti gli aspetti anche negativi criticati d Wilber di riduzionismo sottile, la rete della vita, Gaia e la teoria dei sistemi sbandierati come nuova spiritualità, mentre la spiritualità come profondità e interiorità viene negata) ha una percentuale di 10% della popolazione con il 15% di potere.

    La visione logica matura, che è quella cui ci riferivamo all’inizio, include e abbraccia i vari contesti e culture e comincia a integrarli in sistemi olarchici che includono i vari livelli di sviluppo sia interno (coscienza) che esterno (materia), sia nella dimensione verticale che in quella orizzontale (gerarchica e eterarchica. Vi ricordate gli oloni? anche Beck e Cowan vi si riferiscono). Si tratta di una visione a molti livelli, molte dimensioni, molte modalità che passa dal relativismo pluralistico del livello precedente all’integralismo universale. Così si passa allo stadio della visione logica media e della visione logica compiuta, quest’ultima corrisponde al centauro di Wilber. Per ora, secondo Beck e Cowan, questi due livelli di visione logica rappresentano solo l’1% della popolazione con 5% di potere. Il centauro solo lo 0,1% e rappresenta l’avanguardia del prossimo salto evolutivo dell’umanità.

    Ma torniamo alla questione dell’integrazione di materia e spirito, via che sale e via che scende. L’evoluzione avviene, abbiamo detto più volte, attraverso il movimento di trascendere e includere, il livello più elevato trascende e include il meno elevato, non lo nega né lo reprime. Solo uno sviluppo patologico procede in questo modo. Purtroppo è successo che molti cammini spirituali abbiano negato la natura. Vediamo rapidamente come è andata per capire la necessità di integrazione e superamento della eventuale dissociazione.

    Verso il sesto secolo prima di Cristo, chiamato periodo assiale, si produsse un salto nello sviluppo evolutivo dell’umanità. Saggi come Parmenide, Platone, Gautama il Buddha, Lao Tzu e più tardi Gesù di Nazareth, scoprirono che andando oltre il livello psichico e sottile potevano arrivare alla identità causale con lo Spirito: l’atman e Brahman sono uno, Io e il Padre siamo uno, il sé separato si dissolve nel Vuoto. Questo passaggio dalla più alta Forma della Coscienza (livello sottile) alla pura Coscienza Senza Forma, rappresenta una conquista enorme della coscienza umana che è alla base delle più grandi tradizioni spirituali del mondo che ancora danno i loro meravigliosi frutti.

    La scoperta del livello causale e del Senza Forma dietro il mondo delle Forme, ebbe però una conseguenza spiacevole, quella di sviluppare, in generale, un disprezzo e un rifiuto per il mondo delle forme, per la manifestazione, per la vita. Così l’obiettivo divenne raggiungere un paradiso che non è sulla terra, il nirvana separato dal samsara, un regno che non è di questo mondo. Si cercava la pura cessazione dei fenomeni, nirvikalpa samadhi, l’assorbimento estatico senza forma. Questa è la via che sale, pura Ascesa e rifiuto del mondo, ricerca oltramondana. Tutto ciò che è di questo mondo, sesso e quindi donna, soldi, carnalità, desiderio, natura, era bollato come illusione, peccato, ignoranza. Le religioni di quel periodo, in Oriente e in Occidente erano dominate da questo approccio che rifiutava il mondo e la vita e predicava ascetismo e rinuncia, ed erano generalmente misogine. Si trattava di un profondo dualismo che opponeva spirito e materia e corpo, il mondo manifesto allo Spirito senza forma.

    Finché nel II secolo dopo Cristo, ci fu un altro salto evolutivo nei livelli di coscienza più avanzati dell’epoca che permise di oltrepassare il livello causale. Lo Spirito in alcuni individui eccezionali cominciò a riconoscere la sua stessa condizione Non Duale. I maggiori rappresentanti di questa nuova svolta nell’evoluzione della coscienza furono Nagarjuna, fondatore della scuola buddhista Madyamika, in Oriente e il neoplatonico Plotino in Occidente. La visione Non Duale la troviamo sintetizzata nell’affermazione che si trova nel Sutra del Cuore che costituisce l’essenza del Buddhismo Mahayana: “Ciò che è Forma non è altro che Vuoto, e ciò che Vuoto non è altro che Forma. Plotino affermò, a sua volta che i Molti sono una manifestazione dell’Uno, non sono separati dall’Uno.

    Malgrado Plotino e altri mistici occidentali non duali, la Chiesa cattolica ha sempre difeso l’approccio ascetico del regno che non è di questo mondo, ma le correnti platoniche e neoplatoniche si sono mantenute in modo sotterraneo, sono state ispiratrici dello sfolgorante risveglio dell’Umanesimo e del Rinascimento con Marsilio Ficino, Pico della Pirandola, Giordano Bruno. Riscoprire Platone e contrapporlo ad Aristotele e alla scolastica significa riscoprire la vita, la creatività, la bellezza dopo una mortificazione ascetica di molti secoli. L’aspirazione a una riunificazione della via che sale e della via che scende trova poi una sua alta espressione negli Idealisti come Fichte, Schelling e Hegel. In Oriente la visione non duale è alla base del Buddhismo Mahayana, del Vedanta, dello Shivaismo del Kashmir, del Buddhismo Vajrayana o Tantra. Il Tantra non duale fiorì tra il 700 e il 1000 in India e da lì si diffuse Tibet, Corea, Giappone, Cina. Anche in Oriente venne compreso a un certo punto che la Grande Catena dell’Essere non è statica, ma si evolve nel tempo, e un grande esempio di questa visione è lo Yoga Integrale di Aurobindo e Mère.

    Per noi oggi si tratta di integrare la visione idealistica e neoplatonica della Grande Catena dell’Essere, come Spirito-in azione, con la comprensione scientifica moderna dell’evoluzione e con la visione delle scuole non duali. Questo è un approccio integrale che è ancora all’inizio, ma che cresce e si sviluppa rapidamente e a cui Wilber ha dato un contributo senza precedenti..

    Ci sono certamente molti ostacoli a questo approccio, come si deduce dalla bassissima percentuale di persone nel mondo che esprimono questa esigenza, ma è indubbio che ci muoviamo in questa direzione.

    In questo contesto ci sembra necessario menzionare almeno un ostacolo che affligge molte ricercatori spirituali e che concerne la relazione tra psicologia e spiritualità. Wilber lo descrive nel suo libro One Taste, chiamandolo scuola del “bypass spirituale”. Si tratta dell’atteggiamento di chi crede che se si trova il Sé Superiore, o Dio o lo Spirito, tutti gli altri problemi si risolveranno da soli, che si tratti di soldi, di lavoro, di relazioni affettive, di problemi familiari. Purtroppo certe forme della new age hanno favorito questo atteggiamento che può essere definito come approccio di tipo magico/narcisistico ( e chi di noi non ha avuto almeno una fase nel suo cammino in cui non abbia manifestato questo atteggiamento?).

    Per di più è particolarmente facile cadere nell’inganno quando si segue un cammino spirituale non duale. In queste tradizioni si sostiene che lo stato non duale è la coscienza che è presente in ogni momento, in questo preciso momento, e quindi proprio ora può essere realizzata. Proprio perché è sempre già presente, è possibile, attraverso pratiche meditative e altre tecniche come il rebirthing transpersonale, avere delle esperienze dello stato non duale. La parola “esperienza” non è appropriata perché nello stato non duale non c’è più né chi sperimenta, né la cosa che viene sperimentata, né l’atto di sperimentare. E’ piuttosto la realizzazione di ciò che prima non vedevamo anche se era presente.

    La questione è che realizzando la coscienza non duale ci si sente come liberati dal livelli inferiori del corpo-mente. Ma questi livelli non scompaiono, ci si ammala ancora, ancora si viene licenziati e si divorzia. Raggiungere i livelli più elevati non significa che i livelli inferiori spariscano e neppure che si sia capaci automaticamente di gestirli in modo diverso. I livelli inferiori continuano a essere necessari al nostro benessere e quindi non possono essere trascurati, essi sono proprio il mezzo per esprimerci nel mondo e ci permettono di manifestare la comprensione spirituale che abbiamo realizzato.

    Un altro aspetto della questione è che per raggiungere un livello superiore non è necessario la perfetta padronanza dei livelli inferiori. Abbiamo già visto che ci sono differenti linee evolutive che possono svilupparsi in modo relativamente autonomo. Così si può raggiungere anche uno stato non duale, ma questo non vuol dire che non continuiamo a soffrire di una nevrosi o di un qualsiasi altro disturbo emozionale o affettivo, ma, poiché non siamo più identificati con il corpo-mente, possiamo pensare che non sia più necessario occuparsene.

    Ma gli altri che sono intorno a noi si renderanno conto della nostra nevrosi o del nostro problema e se parleremo loro delle meraviglie dello stato non duale, penseranno che dopo tutto non è che ci sia servito molto. Questo perché il nostro corpo-mente non trasformato non è un veicolo adeguato per comunicare agli altri quello stato. Quindi, è necessario prendere in considerazione i livelli inferiori perché possa emergere un vero approccio integrale. E’ quanto si propone, per esempio, lo Yoga Integrale di Aurobindo che sostiene la necessità della discesa dell’energia e della luce dalle alte vette della realizzazione spirituale per illuminare tutti i livelli inferiori fino all’inconscio e la materia “subconscia”. “La conoscenza ultima è quella che percepisce e accetta Dio nell’universo e Dio al di là dell’Universo, come lo yoga integrale che avendo trovato il Trascendente, può ritornare nell’universo e possederlo, conservando il potere di discendere come quello di salire la grande scala dell’esistenza.” (La Sintesi dello Yoga)

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