Crisi è Opportunità

Respirazione e Consapevolezza

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Pace  in noi stessi, pace nel mondo. Thich Nhat Hanh

C’è una rivoluzione che dobbiamo fare se vogliamo sottrarci all’angoscia, ai conflitti e alle frustrazioni  da cui siamo afferrati. Questa rivoluzione deve cominciare non con le teorie e le ideologie, ma con una radicale trasformazione della nostra mente.  J. Krishnamurti

di Giovanna Visini

Crisi e malessere

Stiamo vivendo da alcuni anni un periodo di gravi difficoltà economiche, sociali, politiche e culturali. La realtà che ci circonda appare malata, il mondo in cui viviamo fa emergere le sue più profonde patologie, vengono meno i punti di riferimento che avevamo creduto stabili ed eterni e ci è difficile immaginare un futuro di nuove possibilità. E’inevitabile allora che anche noi ne soffriamo individualmente, che siano il nostro corpo, la nostra mente, le nostre emozioni, i nostri pensieri, insomma la nostra vita, a subirne i contraccolpi.

Noi non siamo infatti “individui” isolati, ma siamo immersi in una rete di connessioni e relazioni infinite di tutto con tutto, quello che Thich Nhath Han chiama “inter-essere”.  “Non c’è nulla che sia totalmente individuale, non c’è nulla che sia totalmente collettivo: la parte è contenuta nel tutto e il tutto contiene la parte.” “Tutti i fenomeni hanno una natura sia individuale sia collettiva. La sofferenza non è solo una manifestazione individuale, ma anche una manifestazione collettiva delle tante generazioni passate e della società. Non c’è nessuno che non sia corresponsabile di ciò che avviene dentro di me, per la stessa ragione, io sono corresponsabile di ciò che avviene in coloro che mi stanno intorno.”

Questa crisi economica appare ancora più grave rispetto ad altri momenti difficili attraversati nel secolo scorso, perché è anche il prodotto e lo specchio di uno sconvolgimento progressivo di molti modelli, concezioni, ideologie, certezze a cui ci avevano abituato a credere e che ci avevano condizionato.

Sociologi, filosofi e psicologi parlano da anni di scomparsa dei punti di riferimento politici, religiosi e morali, con il conseguente indebolimento dei vincoli sociali, la privatizzazione della vita e il declino del sentimento di appartenenza e della solidarietà, di un esasperato individualismo che sfocia nel narcisismo. C’è chi attribuisce la colpa all’invadenza della tecnologia, alla globalizzazione dell’economia, alla velocità dei cambiamenti cui siamo sottoposti e a cui non riusciamo ad adeguarci, al volume di informazioni che ci travolge ogni giorno attraverso i molteplici mezzi di comunicazione. Miguel Benasayag parla, citando Spinoza, di “epoca delle passioni tristi”, cioè un’epoca di impotenza e disgregazione, una volta venuta meno la convinzione ottocentesca che la storia dell’umanità fosse inevitabilmente una storia di progresso infinito e inarrestabile. La speranza nel futuro, affidata soprattutto alla fiducia nella razionalità e nello sviluppo delle scienze, lascia il posto all’incertezza, alla paura, all’insicurezza.

Secondo il famoso sociologo e filosofo polacco Z. Bauman: “Stiamo vivendo una nuova fase della modernità all’insegna del principio della sopravvivenza che spazza via la fiducia, la compassione, la pietà e prelude ad un gorgo di smarrimenti e stordimenti dove uomini e donne si scoprono dilaniati tra il vuoto esterno e lo svuotamento interiore”.

Certamente interconnesse con queste ragioni oggettive ed esteriori di disagio e smarrimento, esistono cause più soggettive, legate alla propria storia personale, alle ferite e traumi dell’infanzia, ai disturbi della personalità che ci hanno reso più fragili e meno attrezzati a fronteggiare le prove e le difficoltà della vita. Le nostre caratteristiche psicologiche certamente influenzano il modo in cui reagiamo alle circostanze e ci relazioniamo con gli altri e con la realtà.

Sta di fatto che la probabilità di sviluppare un disturbo depressivo è aumentata di 15-20 volte tra una persona nata all’inizio e una nata alla fine del ‘900. Secondo le previsioni dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, nell’anno 2020 la depressione sarà la seconda causa di malattia, dopo le malattie cardiovascolari, in tutto il mondo, Italia compresa. In Italia circa 5 milioni di persone soffrono di depressione e 3 milioni di ansia;  questo significa più del 10% della popolazione.

Negli ultimi anni, diverse agenzie sanitarie hanno registrato un aumento significativo dei disturbi legati all’ansia e alla depressione a causa della crisi economica.  L’ansia si manifesta con difficoltà a rilassarsi, insonnia, aspettative catastrofiche, angoscia circa il proprio futuro e quello dei propri cari; nei casi più gravi questi sintomi possono sfociare in vere e proprie crisi di panico. Si registra anche un significativo aumento dei disturbi legati all’umore che si manifestano con depressione, riduzione dell’autostima, colpevolizzazione, senso di impotenza, pensieri suicidari, etc. La crisi economica sembra correlata anche all’aumento di disturbi fisici da stress quali cefalee, dermatiti e disturbi gastrointestinali.

Ritroviamo un atteggiamento positivo: crisi è anche opportunità

Tuttavia se analizziamo la parola crisi (krisis), scopriamo che nell’antica Grecia significava, allo stesso tempo, sia pericolo che decisione e, sorprendentemente, nell’antica Cina questa espressione era scritta con un doppio ideogramma dal duplice significato (wei ji): pericolo e opportunità. Una crisi, dunque, viene vista in modo simile sia nella saggezza orientale che in quella occidentale: ogni crisi ci vuole costringere a prendere delle decisioni e rappresenta una porta (op-portunus in latino era il vento che riconduceva in porto la nave) attraverso la quale passare per ritrovare un nuovo equilibrio.

In effetti, è già da un certo numero di anni che, malgrado le difficoltà in cui siamo immersi o proprio per questo, è sempre maggiore il numero delle persone che si mettono alla ricerca di nuove visioni del mondo, che si interrogano su se stesse e i loro malesseri, le loro ansie, le loro paure e insicurezze, la difficoltà ad amare e ad avere relazioni sociali soddisfacenti. La perdita di senso della loro vita. Un senso che non ci viene più fornito dall’esterno, dalla religione, dalla famiglia, dai governanti, dalla cultura dominante. Come adolescenti che si staccano dal nucleo familiare per cercare la propria identità, così noi, come umanità, attraversiamo una fase di crescita della nostra autonomia e libertà che, se sembra che ci stia portando verso l’inaridimento e la desolazione del narcisismo, può essere invece l’opportunità di una presa di coscienza senza precedenti.

Cresce la comprensione che è necessario diventare più responsabili di noi stessi e delle nostre scelte, che dobbiamo superare modelli e schemi interpretativi obsoleti e dannosi; allo stesso tempo, riscopriamo la stretta relazione che esiste tra l’esterno e l’interno, tra il nostro livello di consapevolezza interiore, la nostra capacità di essere in pace con noi stessi e il mondo esterno: la famiglia, l’organizzazione sociale, i modi di produzione e di consumo, la finanza, l’economia, la politica, la comunità.

I modelli di riuscita e di successo, i valori legati al possedere e all’apparire, il consumare sempre di più come obiettivo di realizzazione personale, l’innalzamento del denaro a fine e non a semplice mezzo, si scontrano oggi con la decadenza del sistema economico, politico, sociale che rende evidente che ci avviamo verso un impoverimento generalizzato, anche dovuto all’incapacità o alla non volontà da parte dei governanti del mondo di gestire in modo più saggio e lungimirante problemi che sono diventati planetari e a quel livello andrebbero affrontati.

Il relativo benessere materiale di cui abbiamo goduto è stato fondato su premesse di disuguaglianze e ingiustizie nella distribuzione della ricchezza nel mondo, sulla miseria di miliardi di persone, su uno sfruttamento eccessivo delle risorse del pianeta che rendono la possibilità di una catastrofe ecologica molto reale, sull’egoismo cieco, sulla ottusità a non voler capire che non ci si può salvare da soli, che siamo corresponsabili di tutto ciò che accade intorno a noi. L’accelerazione dello sviluppo tecnologico, la globalizzazione, la possibilità di ricevere in tempo reale le notizie di tutto il mondo favoriscono inevitabilmente, anche se a volte non ce ne rendiamo del tutto conto, una percezione immediata della “rete” di interconnessioni in cui siamo immersi e che ci collega a tutto il resto.

Scriveva il maestro spirituale Khrisnhamurti: “Poiché la dimensione interiore e la dimensione esteriore sono profondamente intrecciate, è necessario mettere in discussione non solo le strutture socio-economiche, ma anche le motivazioni, la visione del mondo e i valori nascosti che sottostanno a quelle strutture, e si tratta dei nostri valori, delle nostre motivazioni e della nostra visione del mondo. Il mondo è il nostro rapporto con gli altri, non qualcosa di separato da voi e me; il mondo, la società, è il rapporto che stabiliamo o cerchiamo di stabilire fra ciascuno di noi. Dunque, il problema siamo voi e io, e non il mondo. Il mondo non è separato da noi; noi siamo il mondo e i nostri problemi sono i problemi del mondo”.

E più recentemente Vimala Thakar: “Oggi il mondo ci costringe ad accettare, almeno intellettualmente, la connessione che c’è tra noi, il fatto che dipendiamo gli uni dagli altri. E sempre più persone stanno comprendendo quanto è urgente fermare la follia che ci circonda. Ciononostante, la nostra risposta è superficiale, inadeguata alla complessità della sfida. Non compiamo (e nemmeno prendiamo in considerazione) azioni che minaccino la nostra sicurezza o alterino la nostra abitudine di vivere tirando avanti. Se continuiamo a vivere con noncuranza e indifferenza, badando solo all’utile privato e alla soddisfazione personale, in realtà stiamo scegliendo il suicidio dell’umanità”.

Per quanto ancora minoritaria possa essere la percentuale degli esseri umani nella loro totalità che cominciano a percepire che il disagio e l’infelicità interiore sono anche connessi al disastro e alla follia che troviamo là fuori nel mondo, tuttavia sono convinta che questa consapevolezza  stia crescendo e maturando in molte persone.

Citando Ken Wilber, il filosofo americano della Visione Integrale e dell’evoluzione della coscienza:  “Quel modesto 2 per cento della popolazione che oggi è integrale, potrà raggiungere molto presto il 5 o il 10 per cento, o anche più. Credo che, come per ogni dispiegarsi evolutivo, cominciamo a trovare segni evidenti di questa coscienza sempre più integrale, particolarmente in quel gruppo di persone che si trova all’apice dell’evoluzione, alla sua frontiera estrema, all’avanguardia – negli ambienti accademici, nelle arti, nei movimenti sociali, nelle guide intellettuali, nella spiritualità. Teorie integrali- o tentativi in questo senso – stanno già cominciando a emergere in molti settori accademici, e questo succederà ancora di più se i teorici all’avanguardia inizieranno a trovare non solo ciò che separa e rende diverse le culture, ma ciò che le unisce e le accomuna. Non c’è dubbio: attraverso cammini diversi un numero crescente di persone avanza verso la luce integrale …”

Cambiare noi stessi per cambiare il mondo

Non mi è sconosciuto il punto di vista di molti pensatori, anche in campo psicologico, che considerano che occuparsi e preoccuparsi della propria crescita personale e del proprio benessere sarebbe una via che porta verso l’adattamento acritico e la rassegnazione, significherebbe convertire in accettazione passiva un oggettivo disagio sociale che dovrebbe trovare sbocco nell’indignazione, nella ribellione allo status quo, nella lotta, nelle barricate, nella volontà di opporsi e combattere.

Basterebbe la storia a dimostrare come, sebbene l’umanità si sia indubbiamente evoluta dall’età della pietra a oggi, questo è avvenuto soprattutto sul piano materiale, scientifico e tecnologico. Le rivolte, le rivoluzioni, la violenza e l’abbattimento di regimi per sostituirli con altri, hanno a volte segnato un progresso oggettivo nella visione del mondo, uno spostamento evolutivo nella comprensione di se stessi e degli altri, per esempio migliorando i diritti civili e umani delle persone e facendo evolvere l’umanità verso concezioni e comportamenti più inclusivi per quanto concerne la morale, l’uguaglianza, il rispetto degli altri. Ma, molto spesso le rivoluzioni sociali sono state  solo l’occasione per un altro bagno di sangue e per la sostituzione di un regime iniquo a un altro regime iniquo.

Globalmente, dall’inizio della storia dell’umanità, viviamo in un mondo pieno di ingiustizie, guerre, sofferenze imposte da esseri umani su altri esseri umani e sulle altre forme di vita, violenza, odio e sfruttamento. E noi non stiamo bene, ci sentiamo frustrati, ansiosi, depressi, arrabbiati, smarriti, insicuri, dipendenti da mille cose, impauriti, angosciati, alla ricerca di un senso da dare alla nostra vita che a volte sembra difficile trovare.

Quello che non è avvenuto è una vera trasformazione interiore, un superamento dell’ego e delle sue costruzioni mentali. Parlando di ego, ci riferiamo a quello che il monaco buddista Matthieu Ricard definisce “un forte attaccamento alla propria identità e al concetto di “mio”: il mio corpo, il mio nome, la mia mente, le mie proprietà, i miei amici… Da ciò scaturiscono sia il desiderio di possesso, sia l’avversione verso gli altri. I concetti di me e di altro si cristallizzano nella nostra mente portando al sentimento erroneo di un dualismo irriducibile che è alla base di tutte le altre afflizioni mentali, i desideri alienanti, l’odio, l’invidia, l’orgoglio e l’egoismo. Percepiamo il mondo nello specchio deformante delle nostre illusioni, trovandoci in costante dissonanza con la vera natura dei fenomeni, e questo porta inevitabilmente alla sofferenza”.

Ken Wilber ci insegna che mentre i cambiamenti del mondo esterno possono essere molto rapidi (e nell’ultimo secolo sono stati travolgenti), la trasformazione  interiore a livello individuale dell’Io e collettivo del “noi”, sono molto più lente e faticose e richiedono un impegno individuale, un lavoro su se stessi. “Un aspetto affascinante scoperto da Marx è questo: l’innovazione tecnologica avviene in modo molto rapido semplicemente perché è possibile cambiare i materiali della produzione molto velocemente: lasci l’arco e le frecce, prendi una zappa, fai un buco, ci metti un fagiolo, aspetti. Ma la sovrastruttura – la visione del mondo, tutto l’equipaggiamento culturale di religione, significato, credenze, valori condivisi, e così via – cambiano molto più lentamente, perché questo non implica semplicemente utilizzare un nuovo pezzo di materia, ma implica una trasformazione soggettiva interiore della coscienza – un processo notoriamente lento e difficile.”

Certamente ci sono stati donne e uomini in tutte le epoche e in tutte le latitudini che hanno cercato di trasmettere all’umanità le loro intuizioni profonde, la necessità della pace, dell’amore, della condivisione, della fratellanza, dell’altruismo. Ma questi sono rimasti dei moniti, dei precetti, delle pie intenzioni ma non hanno innescato un cambiamento, una trasformazione interiore.

Quello che dovrebbe essere inteso come evoluzione della nostra interiorità che porta necessariamente a un superamento dell’ego e del senso di separatezza, a una visione di noi stessi e degli altri più compassionevole, altruistica, amorevole, a una comprensione dell’unicità della Vita, è stata relegata al campo del buonismo religioso, delle prediche della domenica, dei precetti del catechismo, considerati poi da altri come illusioni ingannatrici e consolatorie per coprire la realtà della intrinseca malvagità dell’essere umano sempre peccatore, sempre homo homini lupus.

Erano mancati tutti gli studi, le ricerche, le acquisizioni che oggi abbiamo a disposizione per ricomporre i vari aspetti della realtà, quelli oggettivi/materiali/sociali e quelli psicologici/personali  con la spiritualità, intesa come possibilità di evolverci verso di livelli di essere-e-conoscenza più ampi e inclusivi, più gioiosi e compassionevoli. In particolare, è stato fondamentale comprendere che una psiche più sana e integrata implica un’apertura verso le dimensioni spirituali e che la spiritualità può essere molto distorta dalla non risoluzione dei conflitti e complessi personali. La spiritualità non è qualcosa che interessa solo alcuni esseri umani a essa predisposti, ma è uno stato di essere-conoscenza-coscienza più evoluto che va oltre l’inceppato meccanismo di identificazione con il nostro corpo-mente e le sue distorsioni e illusioni, meccanismo che dobbiamo invece rimettere in movimento per scoprire che non siamo destinati all’infelicità e alla disperazione e alla distruzione nostra e del pianeta, che un’evoluzione è ancora possibile!

Oggi siamo a un tornante cruciale della storia. Abbiamo a disposizione una quantità di conoscenze come mai era successo prima nella storia dell’umanità. Queste conoscenze ci arrivano dalla psicologia, dalla psicoanalisi, dalle neuroscienze, dalle ricerche sulla plasticità del cervello e sugli effetti benefici degli stati meditativi, dalla psiconeuroimmunologia, dall’ecologia. E’ avvenuto inoltre un contatto profondo con le tradizioni psico-spirituali dell’Oriente che ha introdotto in Occidente gli insegnamenti buddisti e induisti sul funzionamento mentale e sulla non-dualità, le pratiche dello yoga, della meditazione, il vegetarianesimo, il riconoscimento da parte delle medicina occidentale che una buona respirazione fa bene a tutto l’organismo e che la respirazione consapevole è un potente acceleratore di evoluzione della coscienza. Tutto questo sta aprendo prospettive nuove, creative e veramente rivoluzionarie per affrontare i nostri problemi e le nostre difficoltà individuali che sono, come abbiamo visto, anche i problemi dell’umanità e del mondo.

Con la respirazione: benessere del corpo, serenità della mente e oltre

Respira perché la tua gioia sia stabile e calma.

Respira per far defluire il dolore.

Respira per rinnovare ogni cellula del sangue.

Respira per rinnovare la profondità della coscienza.

Respira e abiti nel qui e ora.

Respira e tutto ciò che tocchi è nuovo e reale.

Thich Nhat Hanh

Crisi è anche un’opportunità, dunque.

I nostri sintomi e i disturbi psicosomatici  ci portano a cercare di ristabilire il benessere del corpo e della mente, di liberarci dall’ansia, dal panico, dall’insonnia, dalla mancanza di energia, dalla depressione con il suo carico di pensieri negativi. Spesso ci rendiamo conto che la ricerca di queste soluzioni ci obbliga a andare più in profondità, avvertiamo necessaria una trasformazione più profonda, un cambiamento verticale, una disidentificazione da ciò che ci ha condizionato negativamente, un riconoscimento delle maschere sotto cui abbiamo nascosto la nostra vera identità.  Scopriamo che possiamo dare alla nostra vita una nuova direzione, percepiamo un’energia più intensa e rigenerante che libera molte risorse interiori, permettendoci di andare oltre tutti i confini che ci separano da noi stessi e dagli altri.

Potrebbe sembrare troppo difficile o addirittura inutile e inopportuno, eppure prenderci cura di noi stessi, fermarci, rilassarci, respirare è assolutamente necessario proprio nei momenti di maggiore difficoltà e di stress, proprio quando le condizioni esterne sembrano soverchiarci e sprofondiamo nella passività e nella rassegnazione.

Imparare ad affrontare, attraversare e superare le situazioni di stress senza opporre resistenza e rifiuto è importante sia per la nostra salute sia ai fini del superamento positivo delle difficoltà. E’ interessante, a questo proposito, lo studio della dottoressa Kelly McGonigal che ha studiato lo stress e i sui effetti, citato da Filippo Falzoni, fondatore della Scuola di Rebirthing Transpersonale, nel suo articolo “Lo stress che fa bene”.

Scrive Falzoni: “Si è scoperto però che nei soggetti che affrontano positivamente lo stress, non solo la vasocostrizione non ha luogo, bensì si presenta una vasodilatazione, e un miglioramento della circolazione sanguigna. Si è constatato, che il meccanismo dello stress ha in sé la sorprendente capacità di rafforzare il sistema cardiovascolare. Lo stress ha proprietà terapeutiche quando lo affrontiamo nel modo opportuno. Con sorpresa si è scoperto che i soggetti che reagiscono allo stress in modo positivo vivono meglio e più a lungo di coloro che sono sottoposti a livelli di stress relativamente bassi. Al contrario, le persone che considerano negative le reazioni fisiche dello stress hanno una percentuale di mortalità per problemi cardiaci superiore del 43% rispetto all’altro gruppo.

Quando ci fidiamo del nostro corpo, avviene una straordinaria trasformazione che sovverte le reazioni cliniche e rende le persone più sane e felici. Quando reagiamo nel modo giusto, a livello ormonale e neurofisiologico si attivano processi ancor più interessanti. In coloro che affrontano le sensazioni e scelgono di non contrastarle, l’adrenalina e altri neuropeptidi producono quella che la McGonigal chiama “biologia del coraggio” che è la miglior cura dell’ansia. L’aumento di Ossitocina invece, favorisce l’empatia, la capacità di percepire la sofferenza altrui dimenticando la propria. La McGonigal ci ricorda che l’Ossitocina non solo viene rilasciata quando amiamo qualcuno, ma che la sua funzione è anche quella di rafforzare il contatto umano, di mettere a punto gli istinti sociali e rafforzare le relazioni importanti. Ha scoperto che quest’ormone dello stress rende più compassionevoli e spinge a condividere le emozioni del cuore. Nello stesso tempo, a livello organico rigenera le cellule e rafforza il cuore.”

La respirazione è un metodo che ci insegna ad attraversare e superare lo stress e l’ansia,  recuperando il nostro benessere psicofisico in un periodo di tempo relativamente breve. Non solo la saggezza millenaria delle tradizioni orientali che conoscevano bene il potere terapeutico del respiro, ma anche la scienza occidentale riconosce che una buona e corretta respirazione agisce direttamente sulla salute del nostro organismo psicofisico. La respirazione elimina le tensioni muscolari e i blocchi emotivi e favorisce una maggiore serenità mentale e una stabilizzazione dell’umore, migliorando anche la  capacità di analisi e di  valutazione più oggettiva e realistica delle situazioni oggettivamente difficile, in modo da poterla affrontare con maggiore fiducia ed energia. Se infatti la nostra mente è turbata e offuscata da pensieri ossessivamente negativi e fallimentari, se ci sentiamo bloccati e dissociati dalle nostre risorse interiori, sarà più difficile trovare le risposte adeguate ai problemi che abbiamo di fronte.

Quando con la respirazione emerge il nostro disagio psicofisico, esso non viene negato, represso, rifiutato, ma attraversato consapevolmente e lasciato andare. Si consolida progressivamente la nostra capacità di non fuggire dalla sofferenza ma di accoglierla, osservandone la transitorietà. Rafforziamo dentro di noi quella presenza mentale, quel centro di coscienza che non si identifica con i vari contenuti interiori, stati d’animo, pensieri ed emozioni, che non è più ostaggio del passato e del futuro, delle ansie, dei rimpianti, delle paure. Cominciamo a vivere più pienamente e liberamente, abbracciando la vita così com’è, nel presente, qui e ora, con la possibilità di muoverci verso il nostro futuro con più serenità, lucidità mentale e consapevolezza dei nostri limiti e delle nostre possibilità.

Questo accade perché modifichiamo la tendenza a coltivare pensieri ed emozioni negativi, ci riconciliamo con il nostro passato, riusciamo a perdonare noi stessi e gli altri per errori e omissioni,  impariamo a lasciarci andare. Cominciamo, allora, a scorgere la bontà e bellezza della vita, percepiamo un senso più profondo di unità, sentiamo crescere dentro di noi l’amore e la compassione. Quando questo accade sta avvenendo in noi una trasformazione profonda che si riverbera all’esterno, nel mondo.

“Non abbiamo bisogno di molto tempo. Una frazione di secondo è sufficiente per tornare alla vita, perché essere vivo è essere nel momento presente, nel qui e ora; e questo è possibile con una sola respirazione cosciente.”

21 Ottobre 2013

Fonti delle citazioni:

Thich Nhat Hanh:

“La via della trasformazione”, Oscar Mondatori

“Camminando con il Buddha”, Oscar Mondatori

“La pace è ogni respiro”, Lindau Edizioni

Krishnamurti:

“Di fronte alla vita”, Astrolabio-Ubaldini

M. Benasayag:

“L’epoca delle passioni tristi”, Feltrinelli

Z. Bauman:

“Modernità Liquida”, Laterza

Vimala Thakar:

“Spirituality and social Action: A holistic Approach” (Vimal Programs California)

Ken Wilber:

“La nuova era integrale”, dal mio sito: www-rebirthing-milano.it

Filippo Falzoni Gallerani:

“Lo stress che fa bene”, dal sito: www.filippofalzoni.com

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