Evoluzione Umana

di Giovanna Visini

Ontogenesi e filogenesi

    L’esistenza di certe corrispondenze, parallelismi e affinità tra lo sviluppo ontogenetico della psiche individuale e lo sviluppo filogenetico delle visioni del mondo collettive (Alto/Sinistra e Basso/Sinistra) è una teoria che viene accettata da molti studiosi, come Habermas, Arieti, Piaget, Jantsch, Sheldrake, da E. Neumann e in generale dalla psicologia junghiana, e naturalmente da Wilber stesso. Non si tratta di schemi rigidi, ma di piani evolutivi simili. Come Habermas indica nel suo libro “Communication and evolution of society, le stesse strutture della coscienza possono essere trovate sia nell’io individuale che nel suo contesto culturale. “La psicologia evolutiva cognitiva ha mostrato che nell’ontogenesi vi sono differenti stadi di coscienza morale, stadi che possono essere descritti in particolare come modelli per la risoluzione dei problemi di tipo pre-convenzionale, convenzionale e post-convenzionale… Gli stessi modelli appaiono di nuovo nelle evoluzione sociale delle rappresentazioni morali e legali”.

    Questo vuol dire che, così come il bambino si evolve dallo stadio pre-convenzionale (magico), allo stadio convenzionale (mitico) e allo stadio post-convenzionale (razionale), così la specie umana si evolve dal magico, al mitico, al razionale. Le medesime strutture coscienziali di base, la stessa logica evolutiva sottendono l’evoluzione dell’individuo e della collettività, il livello ontogenetico e quello filogenetico.

    Per molto tempo si è sostenuto che l’evoluzione opera in tutti i campi e livelli dell’Universo, ma non è applicabile agli esseri umani. Questa opinione alquanto paradossale è stata sostenuta dai religiosi conservatori, ma anche dai Romantici e dai teorici della società liberale. La maggior parte dei pensatori religiosi ammettevano l’evoluzione individuale degli esseri umani, ma non un’evoluzione culturale collettiva dell’umanità.

    Infatti, poiché la modernità con il primato dato alla Ragione ha rifiutato le religioni tradizionali mitiche con i loro dogmi e i loro fanatismi, accettare che la storia delle visioni del mondo culturali si muova in senso evolutivo, significherebbe ammettere che l’evoluzione ha travolto brutalmente le loro credenze per lo meno nei loro aspetti sorpassati e ormai anacronistici. Per molti religiosi la modernità e in particolare l’evoluzione sono state a lungo negate e considerate un movimento e una concezione antispiritualistici che mettevano in discussione principi e regole rivelati da Dio, insomma qualcosa di diabolico.

    I Romantici “regressivi”, fautori di un ritorno al passato pre-razionale e neo-pagano, non avanzavano nessuna obiezione sul fatto che l’evoluzione fosse all’opera nell’Universo, ma non potevano ammettere che anche gli esseri umani si fossero evoluti. Il loro ideale era quello del ritorno indietro, infatti il Paradiso era stato perduto nel passato, a esso bisognava tornare, a quell’età dell’oro, all’infanzia, quella personale e quella dell’umanità. Per l’essere umano l’evoluzione ha significato decadenza e infelicità, meglio tornare indietro, regredire. Questa era la loro aspirazione .

    I teorici sociali liberali, dal canto loro, hanno maturato una forte ostilità verso quanti sostengono l’evoluzione culturale, rifiutando giustamente il determinismo del darwinismo sociale (alcuni popoli e culture considerati inferiori, la supremazia del più forte nella lotta per la sopravvivenza, ecc.) con i suoi risvolti razzisti, repressivi e crudeli.

    D’altra parte, molti grandi pensatori, come Aurobindo, Tailhard de Chardin e Hegel hanno visto l’evoluzione come un dispiegarsi dello Spirito, con ogni stadio che trascende e include i precedenti, ma nessuno di essi ha fondato questa nozione filosofica su un insieme di dati antropologici e psicologici di empirica evidenza. Ken Wilber l’ha fatto iniziando con il suo libro “Up from the Eden” (raffinando e approfondendo progressivamente le sue teorie in Sex, Ecology and Spirituality, A Brief History of Everithing, Sense and Soul, The Eye of the Spirit, One Taste, Integral Psychology).

    Jean Gebser e Jurgen Habermas sono arrivati attraverso percorsi del tutto differenti alle stesse teorie sull’evoluzione delle visioni del mondo culturali, anche se essi non hanno incluso le dimensioni spirituali, fermandosi prima, al più alto livello mentale raggiungibile dopo quello egoigo/razionale.

    Wilber tenta un’integrazione di queste concezioni, ritenendo necessario rispondere alle obiezioni di tutti coloro che più o meno giustamente contestano che esista una evoluzione umana. Evoluzione implica una maggiore complessità, più coscienza, più profondità, come abbiamo visto.

    Eppure, pensando alla storia dell’ultimo secolo che ha visto guerre terrificanti, violenza e crimini, deliranti visioni del mondo fondate sul razzismo etnocentrico, disastri ecologici, distruzione del pianeta, come parlare di evoluzione dell’umanità? Per poter usare questo concetto di evoluzione della coscienza è necessario ricorrere ad alcune spiegazioni o principi chiarificatori, elaboratii da Wilber. Essi ci permettono di riabilitare l’evoluzione culturale in una forma accettabile, perché altrimenti ci troviamo nella paradossale situazione: tutto nell’Universo si muove attraverso l’evoluzione, tutto tranne gli esseri umani.

    1. La dialettica del progresso. L’idea è che ogni fase dell’evoluzione può andare incontro ai suoi limiti intrinseci. Questi limiti provocano scompiglio, caos e il sistema crolla (auto-dissoluzione) oppure sfugge al caos evolvendo verso un livello più elevato di ordine (auto-trascendenza) – l’ordine fuori dal caos. Questo nuovo livello di ordine supera le limitazioni del precedente, ma introduce nuovi limiti e problemi che non possono essere risolti a quel livello. I vecchi problemi sono risolti o eliminati, solo introducendo nuove e talvolta più complesse difficoltà. I romantici regressivi prendono i problemi del livello attuale e li comparano con i risultati positivi del livello precedente (non con i problemi del livello precedente) e poi pretendono che tutto è andato male dopo il periodo che essi preferiscono (i cacciatori-raccoglitori per alcuni ecologisti, le società ortoculturali della dea madre per le ecofemministe, ecc.).

    2. La distinzione tra differenziazione e dissociazione. Proprio perché l’evoluzione procede per differenziazione e integrazione, qualcosa può non andare come dovrebbe a ogni stadio. Una delle più comuni patologie accade quando, invece della differenziazione, si produce una dissociazione. E’ differente differenziare la mente e il corpo e dissociarli: dissociare vuol dire rimuovere o reprimere. La differenziazione (la Psicosintesi la chiama “disidentificazione”) è, invece, la premessa necessaria all’integrazione, finché non c’è differenziazione c’è fusione inconscia, non c’è integrazione, trascendenza e sviluppo. L’evoluzione umana (individuale e collettiva), come l’evoluzione in generale, avviene attraverso una serie di importanti differenziazioni, ma, a ogni livello, queste differenziazioni possono trasformarsi nell’incubo della dissociazione.

    3. La differenza tra trascendenza e repressione. Come abbiamo detto più volte, ogni stadio o livello dell’evoluzione trascende e include i precedenti (vi ricordate la serie: atomi, molecole, cellule, organismi, ecc.? Vedi brano: La Grande Catena dell’Essere). Ogni stadio include i precedenti che diventano sue parti, suoi sub-oloni, ma aggiunge le sue qualità proprie, emergenti. La cellula contiene atomi e molecole, ma è funzionalmente differente sia dagli atomi che dalle molecole. La molecola d’acqua, contiene e trascende gli atomi di idrogeno e ossigeno, ma aggiunge qualità proprie che gli atomi individualmente non avevano. Trascende e include. Ma se c’è una patologia, la dimensione superiore, più com-prensiva di livelli, invece di trascendere e includere , trascende e reprime, nega, rimuove, rifiuta. E nella storia individuale e collettiva ci sono molti esempi di repressione. La mente che reprime impulsi ed emozioni, l’ascetismo che dissocia e reprime la materia, il corpo, il sesso; l’ego patriarcale che reprime il femminile.

    4. La differenza tra gerarchia naturale e patologica. Come abbiamo visto ogni cosa nell’Universo è un olone, un tutto/parte; nel processo evoluzionistico ciò che è un tutto a un livello diventa parte a uno stadio successivo. La gerarchia naturale è un ordine di sempre crescente complessità, profondità, più livelli, maggior olismo. Una cellula è gerarchicamente “superiore” a un atomo. perché contiene più livelli (atomo e molecola). Seguendo Arthur Koestler, questa gerarchia è stata chiamata olarchia. La dimensione più profonda trascende e include le meno profonde. Quando c’è repressione invece che inclusione, allora la gerarchia naturale degenera in gerarchia patologica. L’olone non accetta di essere parte di un olone superiore, non accetta la comunione/relazione orizzontale, vuole solo essere tutto, vuole affermare la sua identità/azione; il potere, il dominio, l’oppressione prendono il posto della relazione, della comunicazione, della reciprocità. Cellula cancerogena, sistema sociale dittatoriale, sistema patriarcale oppressivo, sono esempi di gerarchia patologica.

    5. Le strutture più alte possono essere strumentalizzate dagli impulsi più bassi. Questo è un punto veramente fondamentale per comprendere molti fenomeni e anche per cominciare a orientare in modo diverso il nostro atteggiamento morale. Il tribalismo e gli orientamenti etnocentrici, che sono relativamente innocui, quando hanno a disposizione pochi mezzi tecnologi (cioè al loro primo apparire come stadi evolutivi), diventano invece pericolosi quando hanno a disposizione le tecnologie avanzate prodotte dalla modernità, post-modernità e razionalità.

    Le atrocità come l’olocausto sono il prodotto non della razionalità, ma della attivazione di impulsi e visioni del mondo di tipo tribale o etnocentrico, a sfondo mitologico, fondati sulla razza, il suolo patrio, il sangue, ma con mezzi tecnologi potenti, non arco e frecce, ma cannoni e fucili, aeroplani, camere a gas e bombe atomiche.

    Queste considerazioni sono utili e necessarie per poter prendere in considerazione in modo equanime l’evoluzione della coscienza umana, tenendo conto degli innegabili progressi realizzati, ma anche delle catastrofi che si sono prodotte nella storia umana. In questo modo si riunifica la storia dell’umanità e la storia dell’Universo e si apre una nuova prospettiva, perché si riconosce che esiste una evoluzione, una trasformazione nella coscienza umana collettiva, oltre che individuale, che l’umanità impara, cresce e si sviluppa, emergono nuove verità, si schiudono nuovi mondi. Siamo parte di una unica corrente evolutiva che abbraccia tutto, che è manifestazione dello Spirito, Spirito-in-Azione, i quattro quadranti, e questa corrente va sempre oltre, sempre include, sempre trascende infinitamente.

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