Spiritualità ed Evoluzione della Coscienza

di Giovanna Visini

L’evoluzione delle linee o correnti che si trasformano seguendo i livelli o strutture basiche della coscienza pone non pochi problemi teorici e anche pratici. Quello che sembra centrale alla nostra comprensione è se bisogna considerare l’evoluzione spirituale come una linea a parte o come invece il livello più elevato raggiunto dalle altre linee, almeno dalle principali e fondamentali come l’autoidentità, la morale, i bisogni, l’affettività, le relazioni interpersonali, i processi cognitivi, le visioni del mondo.

    Si tratta di una questione molto complessa che non credo sia mai stata posta in termini così chiari. Eppure essa è fondamentale per addentrarsi con passo più sicuro nei misteri della psiche e dello spirito e per definire la relazione tra psicologia e dimensioni transpersonali.

    Wilber affronta la questione in The Eye of the Spirit a cui ci riferiamo. Se l’evoluzione spirituale è un linea di sviluppo separata (in aggiunta alle altre linee che abbiamo menzionato, si dovrebbe poter definire la linea spirituale in termini che non includono comprensione cognitiva, esigenze morali, bisogni, impegno etico, amore e compassione verso gli altri esseri, perché tutti questi aspetti hanno la loro linea di sviluppo.

    Probabilmente le cose stanno in questo modo: alcuni aspetti dell’evoluzione spirituale si riferiscono ai livelli più alti di varie altre linee. Per esempio per la linea affettiva: dal sentimento possessivo di tipo narcisistico, al sentimento d’appartenenza, all’amore universale, fino ad ananda o amore trascendentale; oppure per la linea cognitiva: dalla cognizione sensorio-motrice preoperazionale, alla operazionale concreta, alla razionale formale e alla visione logica postformale fino a prajina, gnosi, savikalpa, nirvikalpa, ecc.

    E’ però anche possibile pensare che la spiritualità sia una linea separata, ma è più complicato definirla perché si tende a descrivere ciò che è spirituale usando i termine della altre linee di sviluppo nelle loro più alte realizzazioni , usando suffissi come “trans” e “post”: transegoico, transpersonale, transverbale, postformale, ecc. Allora la spiritualità esiste solo in queste livelli “più alti”? Sarebbe come dire che non c’è spiritualità nei livelli più bassi. Ma questo è impossibile perché tutti i livelli sono livelli dello Sprito!

    C’è sicuramente una spiritualità magica, una spiritualità mitica, razionale, psichica (sciamani/yogi), sottile (santi), causale (saggi) e non duale (siddha). Tutti livelli che vedremo andando avanti. C’è poi anche un altro aspetto, anche se Wilber non è esplicito a questo proposito: non si può considerare, a mio avviso, questi livelli come separati in modo rigido. Per esempio la spiritualità magica può accedere ai livelli psichici, quella mitica ai sottili, quella razionale i livelli più alti. Succede anche che alcuni individui, malgrado vivano in un’epoca in cui il centro di gravità medio dell’umanità è attestato su un livello evolutivo inferiore, raggiungono i livelli più alti di realizzazione (vedi Cristo o Buddha che vivono in epoca mitica ma la cui religione è transrazionale).

    Bisogna considerare entrambe le possibilità. Infatti noi possiamo avere e abbiamo una esperienza della vette, un contatto ravvicinato con la dimensione transpersonale senza che ci sia stata necessariamente un’evoluzione delle linee fondamentali della personalità. Le nostre caratteristiche cognitive, morali, affettive etc. non raggiungono immediatamente i livelli “transpersonali” anche se la nostra coscienza in qualche modo ha “sfondato” dall’altra parte. Possiamo avere uno stato di espansione della coscienza psichico o sottile, e persino una esperienza diretta nonduale, ma poi torniamo alla nostra realtà.

    Ci può essere stata un’accellerazione del nostro sviluppo, anzi di fatto c’è (secondo Wilber, tuttavia, questa accelerazione si traduce al massimo nel passaggio al livello immediatamente superiore a quello in cui ci troviamo, non si saltano due, tre o cinque livelli), ma non vengono risolti i nostri problemi, le nostre nevrosi permangono, così i nostri desideri, i nostri impulsi inconsci, le nostre identificazioni e paure.

    L’Illuminazione permanente di cui parlano le tradizioni implica la purificazione, per così dire, (Wilber direbbe differenziazione, trascendenza e inclusione) del livello pre-personale e personale di tutte le linee e la loro trascendenza nella dimensione transpersonale. Ma per arrivare a questo c’è tutto un percorso, sadhana, dicono le tradizioni, svuotare i depositi inconsci, trascendere la mente e le sue identificazioni, consumare i desideri (chitta shuddhi, manonasha, vasanakshaya). I cammini spirituali sono molto più radicali delle psicoterapie perché non vedono il lavoro sul mentale/psichico come fine a se stesso, per eliminare i blocchi patologici che non ci permettono di vivere con una certa efficienza e tranquillità o di avere relazioni interpersonali soddisfacenti.

    Il lavoro sul mentale e lo psichico è una tappa fondamentale per realizzare la nostra vera natura, per distruggere il velo dell’illusione che causa della nostra sofferenza. Quindi si lavora sugli impulsi, gli istinti, i desideri, le paure, tutte le impressioni emotive e le credenze mentali, i condizionamenti limitanti, ma quello che si persegue è la pura Coscienza, lo Spirito o il Vuoto, la Realtà da cui tutte le forme si manifestano; si tratta di trasformare il livello di coscienza e perché questo avvenga e sia duraturo bisogna che i livelli inferiori siano inclusi ma trascesi.

    Quando si hanno esperienze transpersonali spesso si prova, immediatamente dopo, uno stato di “inadeguatezza”, di “indegnità”. Molti mistici ne hanno scritto, il contatto con lo Spirito rende consapevoli in modo doloroso delle proprie impurità e di come, malgrado la “grazia” di cui siamo stati beneficiati, siamo “peccatori” (così si esprimono i santi cristiani). Questo appunto perché, anche se l’esperienza spirituale è sempre possibile ed è indipendente dal livello raggiunto dalle varie linee che compongono il nostra sistema psichico e possiamo realizzare in ogni momento Quello, la nostra Vera Natura, siamo anche immersi nel tempo-spazio, nell’evoluzione, nel dipanarsi della nostra storia personale e del nostro destino.

    Un’altra considerazione che porta acqua al mulino della necessità di considerare la spiritualità come evoluzione ai più alti livelli di tutte le linee, concerne la preoccupazione mostrata da tutti i Maestri spirituali verso la necessità dell’evoluzione morale di quanti si dedicano alla ricerca spirituale. La possibilità di raggiungere livelli di coscienza più elevati, di raggiungere per esempio le dimensioni psichiche e sottili, con un basso livello di sviluppo etico (per esempio di tipo tribale o di appartenenza etnocentrica o egoico) era ritenuto possibile e pericoloso.

    Molti psicologi transpersonali sostengono, dunque, che gli stadi o livelli più elevati delle linee di sviluppo sono “spirituali” e i livelli più bassi sono “personali” o “psicologici”. Tuttavia le varie linee, come abbiamo detto, si sviluppano in modo relativamente indipendente, quindi una linea (per esempio quella della cognizione) può raggiungere un livello spirituale mentre contemporaneamente un’altra linea (per esempio quella della morale) può presentare un livello personale o psicologico. Lo sviluppo “spirituale” o “psicologico” nelle varie linee, avviene in modo indipendente in ogni linea, in modo non sovrapposto ma parallelo.

    Quando leggiamo le biografie di santi , illuminati e mistici potremmo a volte pensare che alcuni di essi sembrano aver evitato il passaggio attraverso tutti i livelli di sviluppo, avendo raggiunto per esempio, come Ramana Maharshi, lo stato di realizzazione non duale a 17 anni, senza attraversare apparentemente i livelli psichici e sottili. Potremmo rimanere confusi. Ma in realtà essi stessi spesso raccontano la loro sadhana, che può essere, questo è vero, molto concentrata. Per Ramana tre giorni di intense esperienze in cui era passato dal livello psichico e sottile (savikalpa samadhi) al livello causale privo di forma (nirvikalpa samadhi e jnana samadhi) per emergere nello stato non duale di sahaja. Spesso l’elemento scatenante è una grave malattia o comunque la prossimità alla morte.

    Ma queste spiegazioni che anche Wilber propone, certo non eliminano il mistero e la permanenza di un nostro difetto di comprensione intellettuale di come opera lo Spirito e l’evoluzione spirituale. Perché comunque le vite degli esseri realizzati spesso non seguono in modo lineare i normali percorsi di sviluppo sia dei livelli che delle linee. La insondabilità del processo viene riconosciuta quando viene postulato come spiegazione possibile l’alto livello evolutivo raggiunto attraverso le vite precedenti quella in cui avviene la realizzazione o anche, con il concetto di avatar, la discesa e la manifestazione nel mondo delle forme del Divino.

    In ogni caso, anche Aurobindo sosteneva che non è possibile saltare dei livelli nell’evoluzione. Dice ne La Vita Divina: “L’evoluzione spirituale obbedisce alla logica del dispiegamento progressivo; si può raggiungere un livello fondamentale successivo solo quando si sia riusciti a conquistare sufficientemente il precedente: anche se certi stadi minori possono essere sorvolati rapidamente o saltati da una brusca e rapida ascensione, la coscienza deve tornare indietro per assicurarsi che il gradino oltrepassato sia stato incluso in modo sicuro nella nuova condizione; una velocità maggiore o più concentrata non elimina i passaggi stessi o la necessità che essi siano oltrepassati in successione”.

    Per cercare di dirimere questa difficile questione, Wilber adotta la definizione che Paul Tillich dà della linea della spiritualità: quella linea di sviluppo in cui il soggetto esprime la sua preoccupazione o il suo interesse definitivo, senza tener conto del suo contenuto. Questa linea. come tutte le altre linee, si dispiega seguendo gli stadi o livelli evolutivi della Grande Catena, dall’interesse preconvenzionale (egocentrico), all’interesse convenzionale (sociocentrico), all’interesse postconvenzionale (mondocentrico, universale), al post-postconvenzionale (la compassione dei bodhisattva). O ancora usando i termini delle visioni del mondo culturali collettive: dall’interesse arcaico, al magico, al mitico, al mentale, allo psichico, al sottile, al causale.

    Usando la linea della spiritualità come separata si deve poi definirla in modo corretto, non usando le caratteristiche delle altre linee, perché altrimenti non si tratta più di una linea separata. E’ importante sottolineare con Wilber che, anche quando consideriamo la linea spirituale come separata, uno stabile sviluppo spirituale postconvenzionale dipende dal passaggio dallo stadio preconvenzionale, al convenzionale, al postconvenzionale. Quindi, , se vogliamo che ci sia uno stato di adattamento stabile a quel livello e non solo una esperienza delle vette o uno stato temporaneo di espansione della coscienza, la linea spirituale deve necessariamente passare attraverso gli stessi livelli evolutivi delle altre linee.

    Un’altra questione intricata a cui abbiamo già accennato, ma che in questo contesto si ripropone naturalmente è la seguente: la razionalità e la visione logica (ultimi stadi dell’evoluzione della mente) sono prerequisiti necessari per lo sviluppo transpersonale? Cosa succede allora alle società non tecnologiche che non sembrano avere accesso alla razionalità. Viene loro negata la spiritualità? Ma il termine “razionalità” viene inteso da Habermas e da Wilber in un senso molto ampio, come spiegheremo più avanti quando affronteremo gli stadi di sviluppo della coscienza (il quadrante Alto/Sinistra).

    Include, infatti, tra altre cose, la capacità di assumere la prospettiva o il punto di vista di un’altra persona (prospettivismo), la capacità di una sostenuta e profonda introspezione, la capacità di immaginare situazioni “come-se” e “che cosa-se”. La razionalità in parole semplici è la capacità di pluralismo e prospettivismo cognitivo. Alcuni critici hanno affermato che la nozione di razionalità, nel senso usato da Piaget e Habermas, potrebbe essere eurocentrica e il fatto di affermare che manca in altre culture sarebbe un pregiudizio dell’Occidente. Ma molti psicologi e filosofi e ricercatori affermano che le capacità cognitive operazionali formali sono evidenti anche nelle società non tecnologiche, quando si prenda in considerazione lo svolgimento di compiti che siano però adatti alla cultura in questione.

    Anche il grande filosofo J. Habermas sostiene che persino nelle tribù dei cacciatori-raccoglitori le capacità operazionali formali erano usate da un numero significativo di uomini e donne. Non si tratta di saper calcolare o di usare la logica aristotelica o la matematica. Razionalità e visione logica sono strutture di base. La prima significa assumere la prospettiva di altri, la seconda integrare e coordinare differenti prospettive. Le forme che possono assumere, i modi in cui si esprimono variano da cultura a cultura , le forme occidentali moderne non erano presenti nel paleolitico, ma le strutture erano presenti.

    Certamente razionalità e visione logica non rappresentavano il centro di gravità di quelle società, ma alcuni individui potevano averle sviluppate. Penso che bisogna vedere l’evoluzione per stadi dei livelli e delle linee con molta flessibilità (anche Wilber insiste molto su questo), niente di rigido, lineare, predeterminato. E’ innegabile che l’epoca della ragione, del razionalismo, dello sviluppo della scienza si collochi nel XVIII secolo e non nel Medioevo o nel I secolo d.C. Ma è anche innegabile che una spiritualità transrazionale come quella del Buddha sia apparsa nel VI sec. a.C. e che il Cristianesimo che predica l’amore universale e l’uguaglianza di tutti gli esseri umani emerga in un’epoca in cui il livello di coscienza, la visione del mondo e la morale sono a livello mitico, sociocentrico e convenzionale.

    Così quello che si vuole affermare è che se esiste una spiritualità transpersonale, cioè postconvenzionale e post-postconvenzionale, essa si fonda sulla capacità di avere prospettive e di integrare prospettive, che a sua volta si fondano sulla capacità di assumere il ruolo e il punto di vista dell’altro. Insomma uno sviluppo per stadi, che non è necessariamente cronologico. Cioè in ogni epoca, anche se la media culturale non raggiunge un determinato livello per esempio la visione logica, gli individui possono raggiungerlo. Infatti, in ogni epoca individui di questo genere ci sono stati.

    Se consideriamo la linea della spiritualità come quasi-indipendente si può dunque affermare che ci sono tipi di “spiritualità” che non hanno integrato il livello razionale o la visione logica: si tratta dei primi stadi quando la linea passa dal livello arcaico, sensoriale-motorio, in cui l’interesse definitivo è il cibo, al livello pre-razionale (magico, egocentrico).

    In seguito, con la capacità di assumere il ruolo dell’altro, la linea spirituale comincia a estendere il suo interesse definitivo dall’ego al gruppo e alle sue credenze (appartenenza mitica). Poi impara ad assumere una prospettiva più universale (mitico-razionale e razionale) dove il suo interesse definitivo inizia a riguardare il benessere dell’intera umanità senza differenze di credo, razza, genere . Quindi passa alla visione logica che si interessa di tutti gli esseri viventi come tali e che è la piattaforma per gli stadi transpersonali. La spiritualità di questi stadi, psichico, sottile, causale, nonduale deve necessariamente aver integrato le capacità della ragione e di visione logica.

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